Art Mages of Lure. L’artista di maledizioni

.: SINOSSI :.

Briar può maledire con un colpo di pennello. I suoi dipinti mutilano, stregano e distruggono: questo è da sempre il suo lavoro e l’attività di famiglia. Ma Briar non vuole più nuocere ed è decisa a iniziare una nuova vita vendendo maledizioni non letali e piccole vendette. Tuttavia i suoi poteri distruttivi non passano inosservati e Archer, criminale che trasuda carisma, la ingaggia per una missione di salvataggio. Briar vi vede l’occasione per fare ammenda dei propri crimini, ma la sua famiglia sarà d’accordo? La protagonista dovrà affrontare le arti oscure che si è lasciata alle spalle e decidere cosa è disposta a distruggere per un futuro diverso. Jordan Rivet arriva in Italia con la rivisitazione di “Robin Hood”. Pronti a scoprire la leggenda nascosta nella foresta?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per quanto possa sembrare assurdo, sì: anche questo è un retelling. Questa volta però non si parla dell’inflazionatissimo “La Bella e la Bestia” ma di una storia che, a parte per la sua versione disneyana, ha avuto poco successo: Robin Hood.

E chi non amava Robin Hood? Il ladro gentiluomo che ruba ai ricchi per dare ai poveri, un affascinante volpacchiotto che strega con le sue parole e incanta con i suoi occhioni: sì, avevo una cotta per lui, ok? Voi no?
Ebbene, la parte bella del romanzo è che questa caratterizzazione si riflette bene sul protagonista maschile. Archer è, infatti un ladruncolo dal cuore d’oro, la battuta facile e un sorriso incantevole. Insomma, se dobbiamo fare un paragone letterario – moderno, ok, ma sempre letterario è -, Archer è un personaggio molto simile all’amatissimo Nikolai Lanstov.
A parte Archer e le sue similitudini con Robin, cos’ha “L’Artista di Maledizioni” in comune con la leggenda di Hood? All’apparenza ben poco, ma se si scava un po’ oltre la superficie e si raggiunge il significato profondo dei due testi si può notare che, in realtà, le similitudini sono moltissime. Insomma, al di là di Archer che è un ladro e un arciere e i richiami a cose, situazioni e persone che sono entrate nell’immaginario collettivo post adattamento Disney, si intende.
“L’Artista di Maledizioni” è un libro che parla di crescita, un tema sicuramente super toccato da tutta la letteratura contemporanea e non, e soprattutto di come il passato di una persona non ne determini necessariamente il futuro. Il lettore, infatti, segue la protagonista, Briar, nel suo viaggio verso l’emancipazione dai genitori e da quello che loro le hanno insegnato: fare del male.
Sicuramente questo è il focus principale della vicenda, molto più che la trama avventurosa, la parte romantica o, ancora, il retelling. Quello che l’autrice vuole effettivamente comunicare è che nessuno e niente, nemmeno quello che sembra essere il nostro destino, può dirci chi o cosa dobbiamo essere.

In generale, la trama è intrigante. Non si può dire che sia sorprendente siccome la maggioranza dei colpi di scena sono individuabili sin dalle prime pagine. Nonostante ciò non mi sono annoiata, ero coinvolta dalla lettura e non vedevo l’ora di vedere come sarebbe andata avanti la vicenda. Questo, forse, anche perché il libro tocca uno dei miei tropes letterari preferiti: la found family. Sì, perché nel suo viaggio per emanciparsi da un passato doloro e per allontanarsi da una famiglia con cui non si sente a suo agio, Briar scoprirà che a volte la famiglia non è quella in cui si nasce ma le persone che sono pronte ad accoglierti, capirti e amarti per quello che sei. In questo hanno giocato un ruolo essenziale l’ottima caratterizzazione dei personaggi, in particolare quella dei comprimari.
Sebbene il focus sia infatti sui protagonisti, Briar e Archer, i personaggi secondari hanno un ottimo spessore e a volte risultano quasi più simpatici dei protagonisti (sì, Lady Mae, sto parlando proprio di te!) dando alla vicenda un colore tutto nuovo.

Ma ora, dopo averne parlato così tanto bene, veniamo alle note dolenti perché tutte le rose, per quanto belle, hanno le spine.
Di contro c’è, purtroppo, una carenza nel worldbuilding: il mondo in cui è ambientata la vicenda, una specie di medioevo inglese, è abbozzato e fumoso. In pratica la vicenda potrebbe svolgersi in qualsiasi parte del globo e non cambierebbe quasi niente.
La seconda pecca è, per l’appunto, il sistema magico. Sebbene l’idea generale sia molto intrigante, il lettore viene lasciato a digiuno di tutti quei dettagli utili a capire il vero funzionamento della magia. Non è chiaro, infatti, se si tratti di una dote innata, parrebbe così ma non è mai approfondito, oppure di un’arte che si può apprendere: l’idea di fondo è molto abbozzata e purtroppo, anche se interessantissima, fa perdere un po’ di credibilità alla storia.

In generale il romanzo mi è piaciuto abbastanza e mi sento di consigliarlo. Si tratta di uno Young Adult ben scritto, che segue una trama abbastanza originale e, sicuramente, coinvolgente. E’ un libro che si legge in un soffio e che alla fine risulta essere una lettura piacevole in grado di far sognare e appassionare i lettori in cerca di un fantasy con un pizzico di romance e una buona dose di avventura.
Il voto che mi sentirei di dare, alla luce ovviamente delle critiche che mi sono sembrate doverose anche se inserite in un quadro più ampio genericamente piacevole, è 8/10. Dategli una chances perché questo romanzo merita davvero!

*Volpe

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Tunnel di Ossa

.: SINOSSI :.

Cass è nei guai. Ancora più del solito. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, Cass si trova a Parigi, dove i suoi genitori stanno girando il loro programma televisivo sulle città più infestate del mondo. Certo, mangiare croissant e visitare la Tour Eiffel è un vero spasso, ma sotto Parigi, nelle raccapriccianti Catacombe, c’è in agguato un pericolo spettrale. Quando Cass risveglia un poltergeist terribilmente potente, deve affidarsi alle sue abilità di cacciatrice di spettri, ancora tutte da dimostrare, e chiedere l’aiuto di amici vecchi e nuovi per svelare un mistero. Se fallirà, le forze che ha ridestato potrebbero rimanere a infestare la città per sempre. L’autrice Victoria Schwab torna al mondo di “Città di spettri”, regalandoci nuove avventure e una lezione sull’amicizia (perché, a volte, anche i migliori amici fantasma hanno segreti…).

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Rispetto al primo volume della saga, ovvero Città di Spettri, Tunnel di Ossa è un po’ sottotono. La trama è pressoché la stessa: la ragazzina, assieme ai genitori e all’amico fantasma, arriva in una nuova città infestata da un pericoloso fantasma. Anche in questo caso ci sono alcune comparse, ovvero i membri della troupe, e anche in questo caso compare una seconda ragazzina che aiuterà la nostra giovane protagonista nella sua attività di cacciatrice di fantasmi. Di base, niente di nuovo.

E’ chiaro, a mio avviso, che questo sia un volume di passaggio. Durante la lettura non ho percepito come importanti i fatti che l’aurice descriveva tra queste pagine, quanto piuttosto gli indizi lasciati qua e là per permettere al lettore di incuriosirsi riguardo la storia di Jacob, l’amico fantasma di Cassidy Blake.
Da una parte, quindi, la leggera monotonia della trama è giustificata, dall’altra non toglie il fatto che, rispetto al primo volume, il libro sia noiosetto e non abbia effettivamente molto da dire.

Lo stile è sempre molto semplice, adatto sia alla storia raccontata sia al pubblico di riferimento: non ci sono grandi descrizioni tuttavia i luoghi sono ben delineati e si riesce a seguire la storia piuttosto bene. Il romanzo è comunque molto scorrevole e piacevole e tiene ottima compagnia in un paio di pomeriggi autunnali in cui ci si vuole riposare per bene, magari sotto una copertina e con una tazza di te caldo tra le mani!
Sono curiosa di sapere come sarà il terzo volume: spero che gli indizi lasciati dall’autrice non cadano nel vuoto e siano utili per costruire una trama più originale in cui l’amicizia e la volontà di difendere le persone care prendano davvero il sopravvento.
Fino ad allora, posso solo giudicare questo volume. A mio avviso è nella media: né brutto né bello. Direi sufficiente, dunque il mio voto è 6.5/10, nella speranza che il terzo della saga mi riporti all’entusiasmo che avevo provato con il primo!

*Volpe

Fracture

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Rya, giovane che ha visto la propria vita manovrata dalla ferma mano dell’ambizione famigliare, viene trovata ferita e insanguinata sulla riva del fiume da Nemi, capo di un Villaggio di ribelli in lotta contro l’impero. Condotta a Mejixana, è qui costretta a fare i conti con una nuova realtà, diversa da quella cui era abituata. La gente del Villaggio sembra accoglierla con benevolenza, ma Rya, candida e bugiarda, innocente e furba, nasconde un segreto che potrebbe mettere tutti in grave pericolo; compreso Nemi che, a ragione, non si fida di lei. Tra loro c’è una lotta in corso di mezze verità e menzogne celate, e niente è davvero come sembra. Quando insieme intraprendono un viaggio che cambierà per sempre le esistenze di molti – e mentre l’ombra di Niken, vecchia conoscenza di Mejixana e misterioso criminale ricercato, incombe su di loro – la frattura tra presente e passato confonde non solo i sentimenti della giovane, ma persino i giochi politici che la vedono invischiata tra le loro maglie.

.: SINOSSI :.

Barbara Bolzan con Fracture ha cercato di portare nelle librerie un romanzo fantasy Young Adult che, pur rientrando a pieno nel genere, si discostasse da fastidiosi cliché e stereotipi: a lettura conclusa sono contenta di poter dire che ci è riuscita piuttosto bene. Questo romanzo è il primo libro della “Rya Series” composto da altri tre volumi: svolge bene il suo ruolo di introduzione perché, grazie anche al fatto che la maggioranza dell’azione si svolge nei capitoli finali, il lettore ha tempo di famigliarizzare con il mondo creato da Bolzan e con i nomi di personaggi e luoghi.

Una intricata vicenda politica, di cui in questo primo capitolo riusciamo solo a intuire la portata, fa da sfondo a una trama molto più semplice in cui il lettore segue le vicende di Rya che si trova catapultata in un mondo completamente diverso da quello cui è sempre stata abituata. Il narratore, sebbene sia in prima persona, è un po’ particolare: il romanzo è raccontato dal punto di vista di una Rya del futuro, visibilmente più matura rispetto a quella che si muove tra le pagine di questo primo volume. Quasi come se fosse a processo, la narratrice espone le vicende di cui è stata protagonista senza mancare di dare giudizi, spesso con una punta di biasimo, riguardo sia le proprie azioni sia quelle dei suoi compagni di viaggio. Sebbene questo sia solo il primo capitolo, quindi, il lettore ha immediatamente la sensazione di trovarsi in un romanzo che fa parte di qualcosa di molto più grande: le parole di questa Rya adulta, cambiata, lasciano sempre intendere che il meglio (o, forse, il peggio) deve ancora venire.
Oltre a dare sapore e mistero alla narrazione, questa tecnica mostra come Bolzan abbia programmato nei minimi dettagli la trama di tutta la sua saga ben prima di iniziare a scrivere.
Fracture ha, quindi, un forte focus sullo sviluppo della protagonista destinata a cambiare e trasformarsi da principessa viziata a vera e propria regina. La sua trasformazione è lenta e, sospetto, sarà piena tanto di dolore quanto di riscatto.

I personaggi di Fracture sono, fortunatamente, molto diversi da quelli che normalmente si ritrovano nei romanzi young adult. In primo luogo la protagonista: sebbene fisicamente sia carina, e lei stessa lo ammetta tranquillamente, rientra in quella che mi verrebbe da definire “media” e gli altri personaggi riconoscono e sottolineano questa sua apparenza normale, senza niente di troppo speciale. Poi, da sottolineare, è anche il suo carattere (per non dire caratteraccio): Rya è vanitosa, snob, ingenua e viziata. A cambiarla sono le esperienze che vive e le persone che incontra; il cambiamento comunque è lento e faticoso e, in questo primo volume, giustamente abbozzato.
I protagonisti maschili sono, per una volta, rozzi, sporchi e, soprattutto quelli che vivono all’aria aperta e in uno stato di indigenza, emanano cattivo odore. Nessuno di loro è eccessivamente bello o attraente: sono interessanti per quello che hanno da raccontare e anche loro promettono di svilupparsi mano a mano che la narrazione proseguirà nei prossimi volumi.

La scrittura di Bolzan è molto buona anche se, ogni tanto, viene toccata da ripetizioni e alcune frasi fatte che in generale sarebbe meglio evitare. Quello che ho apprezzato maggiormente è la cura che l’autrice mette nelle sue descrizioni di luoghi, persone, sentimenti e, specialmente, botaniche: non ho mai letto un romanzo in cui fossero citate con così tanta precisione varietà di piante e fiori così diverse. Si vede che c’è tanta ricerca dietro la sua scrittura.

In generale, mi sento di dare al romanzo un ottimo voto: 8.5/10. La scrittura, ancora un po’ ingenua, può essere migliorata. Il lavoro di programmazione, la gestione dei personaggi e la promessa di avere tra le mani un libro che può solo diventare ancora più interessante mi spingono a consigliare la lettura a tutti coloro che cercano un fantasy nostrano capace di coinvolgere senza cadere in cliché o aver bisogno di scene piccanti per essere coinvolgente.
Tema che, pur non essendo esplicito, è presentissimo nella narrazione è quello della violenza sulle donne: la saga di Rya promette di diventare, nei prossimi romanzi, una potente denuncia sociale contro la violenza domestica.

*Volpe

Tenebre e Ossa

TENEBRE E OSSA

Autore: Leigh Bardugo
Casa Editrice: Mondadori
Anno di Edizione: 2020

.: SINOSSI :.

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”. L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Era un romanzo che volevo leggere da tempo ma che, a causa del suo essere diventato praticamente introvabile in Italia, ho sempre rimandato. Ora, grazie alla serie tv che Netflix ha in programma e al successo di Sei di Corvi, la saga è stata ripubblicata e io ho potuto finalmente metterci sopra le mani.

Ma partiamo con la recensione, che ho già perso abbastanza tempo. 
A mio avviso, Tenebre e Ossa è un buon romanzo Young Adult, che tratta tematiche adatte all’età di riferimento e che, pur avvicinandosi ad alcuni cliché fastidiosi della letteratura per ragazzi, non vi cade proprio del tutto rendendo la lettura piacevole ed intrigante. 
In particolare è notevole il lavoro che l’autrice ha fatto sul world building: il mondo in cui si muovono i personaggi è coerente, completo e realistico. Nei ringraziamenti, è stata inserita una lunga nota bibliografica riguardo i testi utilizzati per la creazione di questo suo mondo. Ravka assomiglia alla Russia zarista ed è in questa cornice che si mescolano e si uniscono personaggi magici e non, tutti uniti da un comune nemico: la Faglia d’Ombra. Anche i Grisha, quelli che l’autrice descrive come praticanti della “piccola scienza”, hanno una loro ontologia ben studiata che li piazza a metà tra la magia e l’alchimia. 

La trama si apre in medias res: la protagonista, Alina Starkov, è davanti alla Faglia D’Ombra, una fitta nebbia nera che divide a metà il regno di Ravka, e la deve attraversare assieme al suo reggimento.
Una serie di rocambolesche coincidenze porteranno Alina a trovarsi in una situazione per lei totalmente nuova, pericolosa ed inesplorata. Sebbene a primo acchito la trama possa sembrare simile a quella di altri romanzi Young Adult, come ad esempio Harry Potter ed Hunger Games, credo che la profondità dell’autrice nel trattare temi come la perdita, la paura della morte e il bisogno di affrontare le proprie ansie e i propri blocchi emotivi per poter essere pienamente se stessi, portino il romanzo su uno scalino un po’ più alto permettendogli di entrare in quei romanzi per ragazzi che personalmente considero utili alla crescita personale. 

La scrittura, rispetto a quella che ho trovato in “Sei di Corvi”, è più acerba: la Bardugo è migliorata moltissimo nella sua duologia rispetto a questa prima saga e credo sia un suo importante punto a favore. Il romanzo è scritto in prima persona, quindi il lettore si trova catapultato nei pensieri di Alina. Nonostante io non ami particolarmente questo tipo di scrittura perché la trovo limitante, credo che l’autrice l’abbia sfruttata al meglio per rendere il lettore partecipe di tutti gli stati emotivi della sua protagonista. Le descrizioni e i dialoghi sono in generale abbastanza convincenti, anche se, appunto, non raggiungono il livello di “Sei di Corvi”. I personaggi sono variegati e ben delineati: tra tutti, i miei personaggi preferiti sono Genya e Baghra che, con la loro complessità, si sono conquistate un posticino tra i personaggi che ritengo memorabili. Una menzione speciale va anche a Mal che, grazie alla sua amicizia incondizionata, risulta una delle spalle meglio delineate in un libro Young Adult. 

Anche quando il libro stava per scivolare nel cliché che odio maggiormente (il famigerato triangolino amoroso nonsense), la Bardugo riesce a svicolare e, con un ben piazzato colpo di scena, movimenta la trama riportando un po’ di azione nella sua narrazione che, persasi tra lezioni e feste di palazzo, aveva perso un po’ di vita. L’ultima parte del libro è frenetica, interessante, coinvolgente. Seguire Alina nella sua caduta e poi nella sua risalita, permette al lettore di capire davvero lo sviluppo di un personaggio ben studiato con un arco narrativo impostato sulla crescita.

In sostanza, il mio voto è un 8/10. Ci sono alcune piccole cose che avrebbero potuto essere migliorate per rendere il romanzo perfetto, ma nel complesso la trama è ben curata, i personaggi interessanti e lo sviluppo non banale. 
Menzione della vergogna: trovo inaccettabile che una casa editrice come Mondadori pubblichi un libro con errori di battitura qua e là. 

*Volpe

La guerra dei Papaveri

LA GUERRA DEI PAPAVERI

Autore: R.F. Kuang
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

Orfana, cresciuta in una remota provincia, la giovane Rin ha superato senza battere ciglio il difficile esame per entrare nella più selettiva accademia militare dell’Impero. Per lei significa essere finalmente libera dalla condizione di schiavitù in cui è cresciuta. Ma la aspetta un difficile cammino: dovrà superare le ostilità e i pregiudizi. Ci riuscirà risvegliando il potere dell’antico sciamanesimo, aiutata dai papaveri oppiacei, fino a scoprire di avere un dono potente. Deve solo imparare a usarlo per il giusto scopo…

Rin ha passato a pieni voti il kējǔ, il difficile esame con cui in tutto l’Impero vengono selezionati i giovani più talentuosi che accadranno a studiare all’Accademia. Ed è stata una sorpresa per tutti: per i censori, increduli che un’orfana di guerra della provincia di  potesse superarlo senza imbrogliare; per i genitori affidatari di Rin, che pensavano di poterla finalmente dare in sposa e finanziare così la loro impresa criminale; e per la stessa Rin, finalmente libera da una vita di schiavitù e disperazione. Il fatto che sia entrata alla Sinegard – la scuola militare più esclusiva del Nikan – è stato ancora più sorprendente. Ma le sorprese non sono sempre buone. Perché essere una contadina del Sud dalla pelle scura non è una cosa facile alla Sinegard. Presa subito di mira dai compagni, tutti provenienti dalle famiglie più in vista del Paese, Rin scopre di avere un dono letale: l’antica e semileggendaria arte sciamanica. Man mano che indaga le proprie facoltà, grazie a un insegnante apparentemente folle e all’uso dei papaveri da oppio, Rin si rende conto che le divinità credute defunte da tempo sono invece più vive che mai, e che imparare a dominare il suo potere può significare molto più che non sopravvivere a scuola: è forse l’unico modo per salvare la sua gente, minacciata dalla Federazione di Mugen, che la sta spingendo verso il baratro di una Terza guerra dei papaveri. Il prezzo da pagare, però, potrebbe essere davvero troppo alto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ed eccoci qua a recensione in via definitiva La guerra dei papaveri libro approdato nelle librerie di tutta Italia proprio oggi. Per prima cosa, ringraziamo la casa editrice Mondadori per averci offerto una copia gratuita in anteprima chiedendoci in cambio solo “una recensione che più vera non si può”.
La guerra dei Papaveri è un libro che, a mio giudizio, ha tanti punti di forza ma anche tanti punti deboli: cercherò di sviscerarli tutti al meglio in modo che i futuri lettori abbiano un’idea chiara del libro che stanno per leggere.

Sebbene il romanzo non rientri, a mio avviso, pienamente nella categoria Young Adult, ha molti punti in comune con questo genere. In primo luogo, la protagonista, Rin, è molto giovane e il lettore assiste nelle prime pagine del romanzo alla sua scalata da povera orfana di guerra destinata ad un matrimonio combinato ad essere ammessa alla più prestigiosa accademia del paese. Quello che ho apprezzato di questa prima conquista di Rin, è stato che la protagonista si sia oggettivamente impegnata, per altro mostrando un po’ a noi lettori occidentali l’esagerazione della cultura asiatica per lo studio, per passare l’esame di ammissione: l’opportunità non le è caduta tra le mani come un meritato dono divino.
Un altro punto che fa scivolare il romanzo verso lo Young Adult sono le origini della protagonista che la rendono in qualche modo speciale rispetto agli altri personaggi.
Ciò che distanzia il romanzo dalla categoria Young Adult è invece la massiccia presenza di personaggi adulti con un ruolo importante (personaggi che, per esempio, in Hunger Games; Divergent, Trono di Ghiaccio o Una corte di Rose e Spine hanno solo ruoli marginali o forzatamente malvagi); la mancanza di un triangolo amoroso (per fortuna!) e il fatto che la protagonista non sia del tutto infallibile: Rin sbaglia, come facciamo tutti, e questo la rende un po’ più simpatica al lettore.

Il romanzo è diviso in tre parti, le prime due le ho trovate interessanti e coinvolgenti, mentre la terza secondo me è stata un flop totale: con la descrizione eccessivamente sbrigativa di una guerra, l’autrice riempie il lettore di dettagli macabri. Sebbene io abbia sopportato piuttosto bene le scene di violenza, che invece hanno infastidito altri lettori e che probabilmente rendono il romanzo adatto ad un pubblico leggermente più navigato rispetto che degli adolescenti, ho trovato assolutamente esagerato e ingiustificabile il finale che l’autrice ha scelto per Rin.

Uno dei punti di forza più grandi di questo romanzo è il world building: Kuang crea un mondo che ricalca la realtà asiatica e porta i suoi lettori alla scoperta delle tradizioni, delle leggende e degli eroi della sua cultura. Il romanzo può essere letto come una allegoria storica: non sarà difficile per il lettore leggerne dei riferimenti alla prima e alla seconda guerra mondiale. Interessante è stata anche l’intenzione dell’autrice di trattare il tema del razzismo: ragazza dalla pelle scura, Rin è costantemente vittima di pregiudizi e razzismo da parte sia dei compagni di accademia, sia da uno dei professori.

Alcuni dei personaggi, per esempio Jiang, Chagan o Altan, mi sono piaciuti davvero molto soprattutto perché l’autrice li ha caratterizzati molto bene sia nei loro lati positivi sia soprattutto in quelli negativi. Rin, invece, soffre del complesso del protagonista: avendo la maggior attenzione del lettore, a volte sembra essere forzata a fare cose esagerate per mostrare di essere l’assoluto centro della storia.

In conclusione, non posso dire né di aver adorato il romanzo, né di averlo odiato. Il mio voto è un 7.5/10.
Per quanto mi riguarda, il mondo creato da Kuang vale la lettura del romanzo: consiglio dunque il libro agli amanti della storia asiatica o a chi, come me, è curioso riguardo alla spiritualità e allo sciamanesimo.
La scrittura dell’autrice è molto buona, mi hanno colpita in particolar modo le descrizioni che, a tratti oniriche, trascinano il lettore verso un mondo nuovo, diverso e particolare.
Per me, il romanzo era troppo lungo. So che può sembrare un commento strano da fare, ma credo siano successe troppe cose e troppo in fretta: forse diminuire la quantità degli avvenimenti in favore di un maggior approfondimento dei numerosi personaggi e del contesto, avrebbe giovato al libro.

*Volpe

Dreamer Whale – Conversazione con Daniela Vittoria

I primi mesi del 2018 hanno portato con loro l’inizio dell’avventura di Dreamer Whale, la prima bookish box completamente made in Italy! Noi di Arcadia adoriamo presentare a voi lettori le iniziative più interessanti nel mondo della letteratura, e questa sicuramente attirerà l’attenzione di tutti voi bibliofili!
Siete curiosi di scoprire cos’è una bookish box e magari come ottenerne una? Daniela Vittoria ha risposto ad alcune delle domande di Volpe, presentandoci il suo marchio attraverso la sua esperienza.

Buona lettura!

  • Per i nostri lettori più disinformati: che cosa è, esattamente, una bookish box? Che servizi offrite voi di Dreamer Whale?

Una bookish box è una scatola a sorpresa a tema, con all’interno un libro e vari gadget libreschi inerenti al tema annunciato. 
Il mercato delle scatole a sorpresa ormai è molto diffuso all’estero da parecchio tempo e spazia in ogni genere – trucchi, moda, libri, elettronica, anche cibo particolare – e credo che anche in Italia un po’ alla volta stia prendendo piede. 
Le scatole libresche però ancora mancavano, ed è qui che Dreamer Whale entra in gioco!
Per chi è appassionato di libri Young Adult fantasy, ogni due mesi potrà ricevere una box con una nuova uscita e vari gadget a sorpresa ispirati al tema di quell’edizione.

  • Cosa ti ha spinto a portare questo fenomeno anche in Italia? 

Da tempo, da amante dei libri, in particolare i Young Adult fantasy, mi sono appassionata a varie box inglesi, americane e francesi che portavano avanti questo progetto.
Ce ne sono di famose come la Fairyloot che è inglese, o la Owlcrate, la Faecrate, la Illumicrate che sono americane. Ho notato che era un’idea che non era ancora stata realizzata in Italia da nessuno, perciò mi sono detta, perchè non crearla io?

  • E’ stato difficile mettere in piedi Dreamer Whale? Quali sono i problemi che avete riscontrato nel processo di creazione di quello che sta diventando un vero e proprio brand?

Purtroppo si, abbiamo riscontrato varie difficoltà, proprio perchè non è una cosa ancora diffusa in Italia.
Il problema principale è stata la reperibilità dei materiali, cose basiche come la scatola stessa e trovare qualcuno che la vendesse. Ci sono grossisti per aziende, ma la qualità non sarà mai quella delle scatole inglesi o americane, senza contare che quando poi domandi se sia possibile farci della grafica, pare un’impresa impossibile!
Altre difficoltà, inizialmente, hanno riguardato le collaborazioni artistiche.
Che si tratti di un’art o di un gadget a tema di un personaggio o di un fandom di un libro, il problema è trovare gli artisti italiani che possano conoscere di cosa stai parlando e realizzarlo come vuoi, molto spesso è un’esperienza che non hanno mai fatto.
Da una parte è bello poter spingere a diffondere sempre di più l’idea del prodotto, dall’altra parte molto spesso è più facile collaborare con artisti esteri, sia per la loro maggior esperienza, sia per la differenza di prezzo più abbordabile, essendo abituati ad un tariffario differente per le bookish box.

  • Quali sono i criteri con cui viene selezionato il tema della mystery box letteraria? Scegliete prima il tema, trovando poi un romanzo adatto alla vostra box, o selezionate prima di tutto il libro e da lì costruite la scatola?

Un po’ e un po’ a dir la verità. Molto spesso la scelta dipende da cosa mi ispira, possono essere libri che ho letto, nuove uscite molto attese, o semplicemente idee che mi vengono mentre cammino per strada!
L’ideale in un futuro sarebbe cercare di costruire la box il più possibile in base alle uscite YA fantasy di quel mese, ma purtroppo in Italia questo è praticamente impossibile, non essendoci un calendario ufficiale.

  • L’iniziativa ha avuto il riscontro che speravate?

In realtà anche più di quanto speravo, e questo mi ha veramente sorpreso e fatto molto piacere! Si è creata una bella community, e sono contenta che molte persone siano così tanto appassionate all’iniziativa.
La community è il vero cuore pulsante di Dreamer Whale ed io non posso che essere grata a ciascuno di loro per il sostegno e la passione che mostrano. Mi ritengo molto fortunata al riguardo!

  • Per voi Dreamer Whale è semplicemente un hobby o state cercando di renderlo il vostro vero e proprio lavoro (o lo è già)?

Attualmente si, lo definirei un hobby, un hobby molto dispendioso di energie ma sopratutto gratificante e stimolante!
Certo, la speranza è che possa ampliarsi e un giorno divenire qualcosa di più!

  • Siete riusciti a creare delle collaborazioni con case editrici, gradi o piccole che siano, che vi aiutano a reperire i tesi che inviate ai lettori?

Per il momento no, ma è nostra intenzione poterlo fare. Abbiamo recentemente contattato la Mondadori che parrebbe essere interessata, perciò incrociamo le dita.
La collaborazione con le case editrici è un elemento fondamentale delle bookish box estere, e speriamo di portare questa mentalità anche qui.

  • Per quale motivo avete scelto come vostro simbolo una balena? Ha qualche significato particolare per voi? 

Dreamer Whale ha anche un’altro obbiettivo importante, che è utilizzare la propria piattaforma come mezzo per promuovere la salvaguardia degli animali, in particolare le specie in pericolo.
Siamo molto sensibili alle varie problematiche ambientali in corso, allo scongelamento dell’Artico e a che cosa significa per specie come l’Orso Polare e i Pinguini.
Parte del ricavato delle vendite va’ infatti a queste iniziative, da una parte sosteniamo un canile locale, dall’altra parte siamo contenti d’aver potuto adottare tramite il sito del wwf un Orso Polare, una tartaruga Marina e un lupo. Speriamo, con la crescita di Dreamer Whale, di poter fare sempre di più al riguardo.
La scelta del simbolo della balena sia nel nostro logo sia nel nome deriva anche da questo.
La balena rientra purtroppo tra gli animali minacciati, a causa della caccia a questi cetacei che viene perpetrata da paesi come il Giappone o la Norvegia.
Forse non tutti lo sanno, ma è l’animale più grande mai esistito sulla faccia della Terra, più di qualsiasi dinosauro, ed è anche il più antico, al punto che ha avuto un significato tribale profondo per molteplici popoli. La balena ha rappresentato sempre una specie di spirito antico, un guardiano della vita e del mondo. E credo la dica lunga che stiamo sterminando una creatura del genere. L’ho trovato molto simbolico. 

Volete acquistare anche voi la vostra bookish box? Eccovi il link d’acquisto (https://www.dreamer-whale.com/shop/)

*Volpe

Obsidio. (The Illuminae Files #03)

OBSIDIO (THE ILLUMINAE FILES #03)

AUTORE: Amie Kaufman e Jay Kristoff
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO: 2018

.: SINOSSI :.

Asha Grant è approdata su Kerenza per sfuggire al suo passato. Peccato che questo l’abbia appena raggiunta. La ragazza è sopravvissuta all’assalto della BeiTech e da quel momento collabora in incognito con i pochi, disperati, coraggiosi membri della resistenza mentre, nel frattempo, si domanda cosa fare del segreto che tiene nascosto. L’ultima cosa che immaginava era di doversi preoccupare del suo ex, Rhys Lindstrom, appena sbarcato sul pianeta e più bello che mai nella sua uniforme BeiTech nuova fiammante. Chi può dirle con certezza se il ragazzo sarà per lei una via d’uscita o la garanzia che non se ne andrà mai viva da quel sasso congelato? Asha non è l’unica nei guai: la banda di sopravvissuti guidati da sua cugina Kady sta tornando su Kerenza, ma non ha abbastanza ossigeno per il viaggio. Oltretutto dietro l’angolo potrebbe anche esserci il rischio di un ammutinamento, ma non saranno certo queste inezie a fermare il Gruppo Illuminae. Purtroppo il tempo non è dalla loro parte. La BeiTech ha pianificato lo sterminio di tutti i civili su Kerenza ed è a un passo dal realizzarlo: soltanto un miracolo può salvarli. E i miracoli, lo sanno tutti, sono soltanto probabilità statistiche… o no?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Obsidio è il terzo capitolo della serie “Illuminae” e, di fatto, porta a termine un lungo viaggio intergalattico durato, per noi lettori, tre anni.
Come tutti i libri di questa serie, Obsidio si legge letteralmente tutto d’un fiato. Con i due capitoli precedenti, condivide anche lo stile: chat, e-mail, comunicati e trascrizioni di video compongono un libro che, di fatto, si presenta come un vero e proprio dossier.
A mio avviso, tuttavia, è migliore rispetto ai precedenti.
Tra la solita storia d’amore travagliata e ragazzini superbelli, superintelligenti e superqualsiasicosa, Asha Grant spicca per la sua totale normalità.
E’ una giovane donna che, sostanzialmente, vuole solo portare a casa la pelle. E’ caratterizzata molto meglio rispetto alle protagoniste precedenti, nonostante lo spazio per l’introspezione sia molto limitato se non del tutto assente, proprio perché risulta una persona come tutte le altre: ci si può facilmente immedesimare in Asha, nelle sue paure e nelle sue speranze e soprattutto nei suoi ideali, che sono quelli che le hanno permesso di sopravvivere fino al giorno in cui si svolge la vicenda.
La trama, come sempre, è molto accattivante. In questo romanzo non c’è soltanto un viaggio interstellare, un must per questa saga: buona parte della vicenda ha luogo su Kerenza IV, pianeta da cui tutto ha avuto iniziato.
Colpi di scena si susseguono, a volte in modo un po’ eccessivo e soprattutto poco sensato, fino a condurre il nostro gruppo di amici sul pianeta dove prendono parte a una sanguinosissima battaglia.
Immagino che l’escamotage di usare “falsi documenti” per la stesura del romanzo sia servita agli autori anche per togliersi dall’impiccio di dover descrivere alcune scene di battaglie spaziali che, naturalmente, sarebbero state davvero complicate da gestire.

Nel complesso, mi sento di dare al romanzo un 8/10. Rispetto ai primi due capitoli l’ho trovato nettamente migliore.
Meno parolacce e meno chat, sostituite invece da parti più descrittive e di narrazione vera e propria; una protagonista più matura e umana; ambientazioni diverse e innovative, mi hanno portato ad alzare il voto di questo romanzo.
Consiglio l’intera saga ai giovani lettori che, sicuramente, troveranno sia grazie alla forma sia grazie ai personaggi, un mondo a cui appassionarsi.
Obsidio è la degna conclusione di una buona saga per ragazzi. Il finale, soprattutto, permette di continuare a sognare ancora un po’, di immaginarsi tra le stelle cullati dal motore di una nave spaziale.

*Volpe

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

MISS PEREGRINE – LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI

Autore: Ransom Riggs
Anno: 2011
Casa Editrice: Rizzoli

.: SINOSSI :.

Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d’altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l’oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all’orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d’epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Su “Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali”, è basato l’omonimo film, prodotto dalla Twentieth Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho comprato questo libro sia per curiosità sia per dovere. Sarebbe dovuto essere un regalo per il mio cuginetto e desideravo leggerlo, prima di regalarglielo, presa dallo scrupolo di non dargli da leggere qualcosa di spaventoso.
Sono contenta, però di averlo tenuto.
Il romanzo è molto scorrevole. Parlando dello stile, autore e traduttore hanno saputo rendere semplici concetti complessi e hanno trattato descrizioni spaventose con il dovuto riguardo. Usando la stratagemma della prima persona, che solitamente non apprezzo, hanno reso fruibile questo romanzo anche a ragazzini facilmente impressionabili: certo, ci sono mostri e scene molto cruente, ma sono mediate dalla voce di Jacob, il piccolo protagonista, che riesce a usare una metafora colorita per rendere il tutto meno terrificante.
La storia è piacevole e interessante. Naturalmente, la narrazione contiene gli archetipi del romanzo fantasy e d’azione, conditi con lo stile dello young adult che vede i protagonisti giovanissimi eppure molto maturi e sopratutto preparati.
Interessanti sono le analogie, che forse un ragazzino non riesce a capire proprio appieno, tra i mostri e i nazionalsocialisti così come tra il nonno di Jacob e i cacciatori di nazisti comparsi subito dopo la guerra: in una certa parte, quindi, il romanzo si preoccupa anche di trasmettere la consapevolezza di una storia a noi vicina, sebbene passata.

Mi sento di dare al romanzo un 8/10. Non posso certamente dire che il romanzo che aspettavo da una vita e, sicuramente, ho passato l’età per apprezzarlo a pieno. La lettura è stata comunque molto interessante, e mi sento di consigliare questo romanzo soprattutto ad un pubblico giovane.

*Volpe

Questo canto selvaggio

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QUESTO CANTO SELVAGGIO

Autore: Victoria Schwab
Casa editrice: Giunti Editore
Anno: 2017

.: SINOSSI :.

Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d’ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l’anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un’ingenua…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Uno YA ( Young Adult) che non è uno YA: Questo canto selvaggio è un romanzo ipnotico che ammalia con la sua scrittura poetica, lineare e accattivante.
Guardando la copertina ( con un font rosso sangue che ricorda vagamente quello della saga di Twilight) e leggendo la sinossi, si ha la sensazione di avere tra le mani l’ennesimo romanzo in cui il vampiro/demone/mago/ombra/essere mitologico di turno si innamorerà irrimediabilmente del suo nemico naturale licantropo/angelo/umano/e chi più ne ha più ne metta.
I presupposti ci sono tutti e, cominciando a leggere, si fa subito conoscenza di una ragazzina ribelle e arrogante: una macchietta, che sembra riassumere tutte le caratteristiche del protagonista ideale di uno YA, a cui nel giro di qualche pagina si affianca un ragazzo timido e riservato, buono e intrappolato in una vita da cui vorrebbe solo fuggire.
Si ha sempre più la sensazione di avere tra le mani l’ennesima coppia Bella/Edward e manca solo il Jacob di turno per completare il quadro.
Fortunatamente niente di tutto ciò accade e, pagina dopo pagina, la trama si infittisce risucchiando il lettore in una storia che tiene con il fiato sospeso, spaventa, inquieta e fa emozionare senza ricorrere a trucchetti o a romanticismo da quattro soldi.
L’autrice ha creato un mondo credibile e complesso: un sistema di città dove mostri e umani convivono grazie a quello che sembra essere un patto di non belligeranza fragile e compromesso. Sarebbe stato interessante sapere qualcosa di più sul contesto in cui le vicende si svolgono e sul perché siano nati questi mostri e siano insorte le problematiche intorno a cui il romanzo ruota. Qualche informazione in più non avrebbe guastato ma, trattandosi di una saga, spero che l’autrice spenderà qualche parola in più nei prossimi capitoli.
Altro neo è stata la protagonista femminile, Kate, adolscente ribelle e sbruffona sempre sull’orlo dell’eroina perfetta senza macchia e senza paura.
La giovane età dei protagonisti è coerente con il pubblico a cui è rivolto il romanzo, ma rende poco credibili alcuni passaggi che avrebbero reso meglio con personaggi più maturi.

Il mio voto è 9,5/10: l’ho divorato in poco più di ventiquattro ore (complici due lunghi viaggi in treno e la relativa attesa nelle stazioni) e, come ho già scritto, lo stile dell’autrice mi ha letteralmente rapito e trascinata in un mondo tetro e affascinante in cui spero di ritornare molto presto.
Qualche piccolo difetto ha fatto scendere appena il mio giudizio, ma sono dettagli che non compromettono minimamente la validità del romanzo.

*Jo

Novità sullo scaffale – Marzo 2018

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Marzo sta finendo e ci ha regalato alcuni titoli davvero interessanti, saranno in particolare i giovani lettori ad avere succulente sorprese!

NARRATIVA ITALIANA

“La misura eroica. Il mito degli argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare” di Andrea Marcolongo: Giasone è solo un ragazzo quando, inesperto del mare e della vita, insieme ai compagni Argonauti salpa con la nave Argo, la prima costruita da mano umana, verso la remota Colchide alla ricerca del leggendario vello d’oro. Per poi, vittorioso, fare ritorno con l’amata Medea nell’Ellade, fra le paure, le tentazioni e le insidie proprie di ogni lunga navigazione in mare aperto. Quella narrata da Apollonio Rodio nelle Argonautiche , e magnificamente ripresa da Andrea Marcolongo in queste pagine, è la storia universale e sempre attuale del delicato passaggio all’età adulta di un ragazzo e una ragazza, che trovano la «misura eroica» attraverso il viaggio e l’amore. Ed è il racconto della difficile arte di partire, abbandonando la terraferma e varcando quel confine che siamo chiamati a superare ogni volta che qualcosa di potente ci accade e ci cambia per sempre. Per diventare grandi, non importa quanti anni si abbiano. Poiché, però, prendere il mare significa esporsi al pericolo di naufragare, ai versi del capolavoro della poesia ellenistica l’autrice affianca, in una sorta di controcanto, la prosa disadorna ma pregnante di How to Abandon Ship . Come abbandonare una nave, un manuale inglese del 1942 che qui, a dispetto del titolo, non rappresenta un manuale di fuga, ma un compendio di strategie per resistere e superare i naufragi della vita. Dopo il best seller La lingua geniale , in cui ha mostrato quanto profonde siano le tracce lasciate dal mondo greco nella nostra contemporaneità, Andrea Marcolongo torna a scrivere per raccontare il suo personale viaggio verso quella agognata Itaca che è per tutti l’età adulta. Forse l’unico modo, sicuramente il più sincero, per rispondere alle domande dei suoi tanti lettori. C’è ancora posto per il passato nel nostro futuro? Perché la paura deve essere necessariamente un sentimento di cui vergognarsi? Perché non ci siamo mai sentiti così soli nella storia dell’umanità? Perché ogni giorno tutti noi – umani e contemporanei Argonauti – navighiamo attraverso i mari per diventare diversi da come eravamo quando abbiamo lasciato la riva? La misura eroica ci ricorda quello che ogni viaggiatore dovrebbe sapere. Qualunque meta non è mai il punto di arrivo, ma è innanzitutto il punto di svolta: il senso di qualunque scelta, di qualunque viaggio, non è il dove si arriva, ma il perché si parte.

“Due come loro” di Marco Masullo: Shep ha trentasei anni, un’ex fidanzata di nome Viola, della quale è ancora perdutamente innamorato, e una professione insolita. Si occupa degli aspiranti suicidi e lo fa per conto di Dio, all’insaputa del Diavolo, ma anche per conto del Diavolo, di nascosto da Dio. È lui a decidere di volta in volta chi salvare dalle fiamme dell’Inferno. Riceve ogni mese una lista con i nomi, il luogo, la data e l’ora del suicidio. Tutto sembra andare alla grande finché nella lista non compare il nuovo fidanzato di Viola: un avvocatuccio stempiato sulla quarantina, buon partito per il desiderio di sistemarsi di lei. Shep esulta all’idea di accompagnare alla morte il suo rivale, cosí da potersi riprendere Viola. Però gli balza in testa una domanda: perché una persona in apparenza senza segreti vuole ammazzarsi? È allora che comincia la sua indagine.

“Quando eravamo eroi” di Silvio Muccino: Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia. Dalla sua casa ad Amsterdam guarda una vecchia foto che lo ritrae adolescente insieme ai quattro amici che allora rappresentavano tutto il suo mondo. Gli stessi che ha abbandonato da un giorno all’altro senza una spiegazione, quindici anni prima. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo erano indissolubili, fragili e bellissimi, esseri unici e uniti come alieni precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano, non sapevano conformarsi. Poi, qualcosa si è rotto. Ora Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita, ma, prima di chiudere i conti con quel passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la verità. Una verità che nel corso di quegli anni lo ha portato ad un punto di non ritorno oltre il quale, di Alex, non resterà più nulla. Per Eva, Alex è stato il grande amore, per Rodolfo il rivale-amico che aveva rubato il cuore della ragazza di cui era innamorato, per Melzi un dio messo su un piedistallo, per Torquemada un enigma da risolvere. Nessuno è mai riuscito a superare il dolore di quell’abbandono che ha alterato il corso delle loro vite. È per questo che, nonostante tutto, decidono di accettare l’invito di Alex a trascorrere tre giorni nella sua casa in campagna – meta e rifugio di tanti momenti passati insieme. Ma quando vi arriveranno, la rivelazione che li attende sarà infinitamente più scioccante di quanto avessero mai potuto immaginare. Sarà solo l’inizio di un weekend fatto di verità e confessioni, pianti e risate. Al loro risveglio, il lunedì mattina, nulla sarà più lo stesso.

NARRATIVA STRANIERA

“Manhattan Beach” di Jenniver Egan: Una grande casa di mattoni dorati con tende da sole a strisce verdi e gialle che svolazzano dalle finestre affacciate sulla spiaggia, mancano quattro giorni a Natale e fa un freddo cane. Anna Kerrigan, dodici anni, accompagna il padre a far visita a Dexter Styles, un uomo potente che spadroneggia su mezza New York e che, intuisce, è decisivo per la sopravvivenza della sua famiglia. Anna è ipnotizzata dal mare e dall’aria di mistero che sembra circondare la conversazione tra i due adulti. Anni dopo, suo padre è scomparso e l’America si sta preparando a entrare nella Seconda guerra mondiale. File di navi militari punteggiano l’orizzonte davanti ai cantieri navali dove Anna ha trovato lavoro, ora che alle donne è permesso sostituire gli uomini mentre sono al fronte. Anna è audace e combattiva – diventerà la prima donna palombaro! -, pronta a superare tutte le linee che dividono il mondo maschile da quello femminile, i ritrovi per le chiacchiere di signorine nubili dai nightclub dove gangster e ragazze spavalde ballano scatenati. Ed è qui che una sera rivede Dexter Styles e comincia a intuire i misteri che aleggiano attorno alla scomparsa di suo padre. È l’inizio di molti cambiamenti, nella vita di Anna e della sua famiglia, nella storia di New York.

“Una vita da libraio” di Shaun Bythell: Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell’usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be’, piú o meno… Dal cliente che entra per complimentarsi dell’esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d’acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l’esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l’anticipo dell’edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.

“L’amante silenzioso” di Clara Sanchez: Rigogliose piante di un verde smeraldo addobbano il patio dove si svolge la cena. Isabel è lì su invito di un’ambasciata spagnola in Africa. Tutti credono che sia una giovane fotografa con la voglia di immortalare i colori e i panorami di quella terra bruciata dal sole. Ma non è questa la verità. Isabel sta cercando qualcuno. Sta cercando, per conto dei suoi genitori, Ezequiel, che si è lasciato tutto alle spalle per ritrovare sé stesso. È stato un uomo a fargli credere di non aver bisogno di null’altro, Maína, che con il suo potere carismatico di persuasione ha legato a sé diverse persone che come Ezequiel si sentivano perse. Perse come amanti silenziosi in cerca d’amore. Isabel deve salvarlo. Deve farlo perché non ci è riuscita con suo fratello che si è affidato a qualcuno con le stesse capacità manipolatorie. Per questo ha accettato questa strana missione, apparentemente semplice: trovare Ezequiel e capire se sta bene. Ma quando Isabel incontra finalmente il ragazzo e conosce Maína capisce che dietro l’obiettivo di regalare nuove prospettive di vita a chi credeva di non averne si cela qualcosa di molto più grande. Attraversando i piccoli villaggi e la natura incontaminata, Isabel si accorge di strani movimenti, nei quali sembra invischiato anche Ezequiel. C’è qualcosa che non torna. Eppure sa che non può fare troppe domande. Perché rischia di essere condizionata e di perdere anche lei il controllo. Perché la sua copertura di fotografa può cadere da un momento all’altro. Perché da sola non è facile farsi scudo da una rete di intrighi e loschi affari. Clara Sánchez riesce sempre a stupire i lettori, che attendono con trepidazione ogni suo nuovo libro. Unica autrice ad aver vinto i tre più importanti premi letterari spagnoli, in Italia ha venduto oltre due milioni di copie ed è sempre presente in classifica. Torna finalmente con un nuovo romanzo anteprima assoluta italiana. In L’amante silenzioso Clara Sánchez descrive una realtà in cui la fragilità è preda di individui manipolatori e senza scrupoli; una realtà in cui il passato non lascia la morsa sul presente; una realtà in cui le ombre non sono mai il riflesso perfetto della verità.

“La ragazza che hai sposato” di Alafair Burke: Quando incontra Jason Powell, Angela non immagina che il loro flirt possa diventare qualcosa di serio: gli uomini li conosce, e non si aspetta molto da questo professore di Economia della New York University, corteggiatissimo e con una brillante carriera davanti a sé. Eppure, pochi anni dopo, eccoli sposati, con un figlio da crescere. Quando però Jason viene accusato da una studentessa di averla molestata, e poco dopo un’altra donna avanza accuse simili, tutto sembra sul punto di spezzarsi e Angela è costretta a guardare da vicino la persona che ha accanto, divisa tra l’istinto di proteggere la sua famiglia, e la sensazione di essere vittima di un terribile tradimento. Divisa tra la giovane poliziotta idealista che vuole aprirle gli occhi nei confronti del marito, e l’avvocatessa di Jason determinata a portare a casa una vittoria. Eppure chi è lei per giudicare? Perché anche Angela, la moglie perfetta, ha un segreto. Un segreto che nessuna donna sposata dovrebbe nascondere al proprio marito. Un segreto che potrebbe rovinare per sempre la sua vita, e quella della sua famiglia. E che a maggior ragione non deve venir fuori adesso. Con lo stesso ritmo irresistibile de “La ragazza nel parco”, Alafair Burke costruisce intorno alla sua protagonista, e ai suoi lettori, una realtà che non è mai quella che appare. Lasciando a chi legge una sola certezza: non c’è nulla di più pericoloso di una bugia detta bene.

“Invidia il prossimo tuo” di John Niven: Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all’uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l’elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l’ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c’è dubbio. Perché non c’è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.

NARRATIVA YOUNG ADULT

“Uno di noi sta mentendo” di Karen McManus: Cinque studenti sono costretti a trascorrere un’interminabile ora di punizione nella stessa aula. Bronwyn, occhiali e capelli raccolti da studentessa modello, non ha mai infranto le regole in vita sua e vive per essere ammessa a un’università prestigiosa e rendere fieri i suoi genitori. Nate, capelli scuri disordinati e un giubbino di pelle malandato, è in libertà vigilata per spaccio di erba e sembra a un passo dall’andare completamente alla deriva. Cooper, il ragazzo d’oro con cui tutte vorrebbero stare, è la star della scuola e sogna l’ingaggio in una grande squadra di baseball. Addy, una chioma di folti ricci biondi e un viso grazioso a forma di cuore, sta cercando di tenere insieme i pezzi della sua vita perfetta. Infine Simon, l’emarginato, lo strano, che, per prendersi la sua rivincita su chi lo ha sempre trattato male, si è inventato una app che rivela ogni settimana dettagli piccanti della vita privata degli studenti. Pur conoscendosi da anni, non possono certo definirsi amici. Qualcosa li unisce, però. Nessuno di loro è davvero e fino in fondo come appare. Ognuno di loro dietro alla facciata “pubblica” nasconde molto altro, un mondo di fragilità, insicurezze e paure, ma anche di segreti piccoli e grandi di cui nessuno, o quasi, è a conoscenza. Da quell’aula solo in quattro usciranno vivi. All’improvviso e senza apparente motivo, Simon cade a terra davanti ai compagni e muore. Non appena si capisce che quella che sembrava una morte dovuta a un improvviso malore in realtà è un omicidio, il mondo di Bronwyn, Nate, Cooper e Addy inizia a vacillare. E crolla definitivamente quando la polizia scopre che i protagonisti di un ultimo post mai pubblicato di Simon sono proprio loro. In men che non si dica, i quattro ragazzi da semplici testimoni diventano i principali indagati dell’omicidio…

“The cage. Uno di noi mente” di Lorenzo Ostuni: Ray si sveglia in una cella. È solo. Non si ricorda nulla. Né come ci è arrivato, né perché. Indossa una divisa che non conosce, gialla come la luce che illumina la piccola stanza in cui è rinchiuso. Porta al polso destro un braccialetto senza fibbia simile a un display spento. Dove si trova? Non lo sa. I ricordi arriveranno poi, poco per volta. Scoprirà presto di non essere solo in questa misteriosa prigione. Con lui ci sono altri sei prigionieri. Ognuno ha ricevuto delle strane istruzioni da seguire, insieme a un curioso oggetto recapitato sotto la porta della cella. Hanno solo poche ore per salvarsi. Si parlano, si interrogano sul perché di quegli strani messaggi, cercano disperatamente informazioni e una via di fuga: litigano, si accusano vicendevolmente ma alla fine dovranno fare squadra… Perché c’è solo un modo per provare a uscire di lì. Fidarsi delle istruzioni. E degli altri… Anche se uno di loro forse mente. Come in un assurdo, tragico videogioco, prova dopo prova, enigma dopo enigma i ragazzi riusciranno a scoprire cosa è accaduto, chi sono i loro carcerieri e cosa li attende là fuori.

“Koridwen. U4 – Vol.1” di Yves Grevet: Il mondo è popolato solo da adolescenti che hanno tra 15 e 18 anni: gli unici sopravvissuti al virus U4. Ko-ridwen vive in una fattoria isolata in Bretagna dove, da sola, prova a rimettere in piedi la propria vita. Fino al giorno in cui tutto cambia. Fino al giorno in cui scopre di essere la prescelta per fermare il virus nella sua corsa mortale. Koridwen non capisce perché abbiano scelto proprio a lei, ma non può non rispondere al misterioso appello che ha ricevuto da Khronos, il game master di Warriors of Time, il videogioco online di cui era appassionata prima della catastrofe: deve trovarsi il 24 dicembre a mezzanotte sotto l’orologio più antico di Parigi. Spetta a lei salvare il mondo. Koridwen ha paura, eppure sa che c’è una sola cosa che può darle la forza di affrontare il suo destino: la lettera che la nonna le ha lasciato e che le rivelerà il segreto che si nasconde nel suo nome. Quello che trova arrivata nella capitale francese è una realtà totalmente nel caos: il cibo scarseggia, le comunicazioni sono impossibili, non c’è elettricità e i monumenti più importanti della città sono stati presi d’assalto. Ko-ridwen deve fare di tutto per proteggere la sua vita e raggiungere il luogo dell’appuntamento. Ma non è sola. Con lei altri tre ragazzi, altri tre prescelti: Jules che ha tra le mani segreti che non può svelare; Stéphane, convinta che il padre medico non sia morto; e Yannis, assetato di vendetta per la morte della sorellina. Insieme sono l’unica speranza di salvezza per l’umanità. Non c’è tempo per la paura, i dubbi, le incertezze: anche se sono solo quattro ragazzi devono sfoderare il loro coraggio e tutte le loro risorse. Perché nessuno sa cosa li aspetta. Nessuno sa cosa dovranno affrontare. Nessuno sa perché è toccato proprio a loro. L’unica cosa sicura è che il futuro è nelle loro mani.

NARRATIVA GIALLA E THRILLER

“Un covo di Bastardi” di Mick Herron: Li chiamano “i brocchi”. Sono gli uomini di Jackson Lamb, un branco di perdenti, di cavalli azzoppati. Una manica di alcolizzati, drogati, disadattati, gente che, a un certo punto della propria vita, ha imboccato lo svincolo sbagliato e ha deragliato, incasinando tutto. Sono gli agenti segreti di serie B, quelli di cui l’intelligence si vergogna, agenti masticati e risputati fuori dal sistema perché macchiati da una qualche incancellabile colpa e ora parcheggiati lontano da Regent’s Park in una specie di prigione per falliti, a svolgere inani fatiche di Sisifo – interminabili controlli di vecchi elenchi telefonici o di scartoffie impolverate – in attesa che si sfiniscano da soli e mollino il colpo. Solo che nessuno di loro ha smesso di sognare di tornare al servizio attivo. Quando un ragazzo musulmano viene rapito, con la minaccia di decapitarlo in diretta sul web e su tutti i telegiornali, i brocchi fiutano l’occasione per riscattarsi. Il rapimento fa parte di un piano molto più articolato e sventarlo non sarà né facile né privo di rischi e di vittime. Tuttavia Jackson Lamb sa fin troppo bene che c’è sempre un costo da pagare e che di perdenti è pieno il mondo. Presto ne arriveranno di nuovi a riempire le file della sua squadra.

“Sola sull’oceano” di Mary Higgins Clark: Costruita per una clientela esclusiva, la Queen Charlotte sta salpando dal porto sul fiume Hudson per la sua crociera inaugurale. A bordo della bellissima nave salgono personaggi famosi, ricche signore, fortunati vincitori di biglietti premio e alcuni brillanti speaker che allieteranno le giornate dei viaggiatori con le loro conferenze. L’atmosfera è sfarzosa, come in certi romanzi alla Agatha Christie, e la traversata promette di essere splendida. Anche perché si dice che una delle passeggere, Lady Emily Haywood, indosserà per la prima volta l’inestimabile collana di smeraldi che pare sia appartenuta a Cleopatra. E che, secondo la leggenda, reca con sé una maledizione: chi la porta in mare non vivrà abbastanza da tornare a riva. Naturalmente, nessuno crede a quella vecchia storia. Sennonché, a tre giorni dalla partenza, Lady Em è ritrovata cadavere e la collana è scomparsa. La lista dei sospetti è lunga, ma chi è il vero colpevole? L’assistente devota? Il giovane avvocato che voleva convincere Lady Em a rendere il collier all’Egitto, suo proprietario legittimo? O Celia Kilbride, l’esperta di pietre preziose amica della vecchia signora? Per fortuna, a indagare sono due infallibili quanto fortunati investigatori, che si trovano lì per festeggiare il loro quarantacinquesimo anniversario di matrimonio: Alvirah e Will Meehan, questa volta, dovranno districare una matassa più intricata che mai.

“La Condanna” di Anne Holt: Dina ha solo tre anni quando viene investita da una macchina. Poco dopo, sua madre muore in maniera sospetta e il padre di Dina, Jonas, viene condannato per il suo omicidio. Quindici anni dopo, nel 2016, il detective Henrik Holme deve occuparsi di quello che è ormai un cold case. Sembra un fascicolo come tanti tra quelli finiti nel tempo sulla sua scrivania, ma fin da subito qualcosa non quadra, nell’arresto e nel processo di Jonas. Cosí, Holme prova a convincere la donna che gli ha insegnato il mestiere, Hanne Wilhelmsen, che Jonas potrebbe essere stato vittima di un errore giudiziario. Insieme, i due investigatori non ci metteranno molto a scoprire che le cose sono molto piú complesse di quanto non appaiano a prima vista e che quello di Jonas è legato a un recente, supposto caso di suicidio. Si è davvero trattato di un errore giudiziario? Un innocente è stato davvero condannato? È quanto Hanne e Henrik devono scoprire.

“Colpisci il tuo cuore” di Amelie Nothomb: Marie è una diciannovenne che gode nel suscitare l’invidia delle coetanee per la sua straordinaria bellezza. Quando va in sposa a un giovane benestante, fatica ad accettare la nascita della figlia Diane, bambina incantevole che attira su di sé l’attenzione di tutti. Il distacco della madre sarà motivo di un’enorme sofferenza per Diane, sofferenza che plasmerà il suo carattere e la influenzerà nelle sue scelte di vita. Una storia di amore assoluto, in cui invidia, gelosia e rabbia si muovono all’interno del testo come personaggi silenziosi in grado di far sussultare ad ogni pagina.

NARRATIVA HORROR E GOTICA

“Horror. Storie di sangue, spiriti e segreti” di Dario Argento: Dario Argento torna con questa raccolta di racconti alla scrittura, per aprire nuovi sipari nei quali animare fiabe maledette, creando così immagini che diventano pitture dove demoni, streghe e il sovrannaturale si mescolano col reale. Il suo orrore fantastico giace sempre pronto a sorprendere sotto una verosimiglianza che sappiamo può, a sua volta, venire sconvolta. E verosimili sono infatti le storie che escono dalla sua penna: bambini e giovani donne, studiosi e personaggi storici, guerriglieri, demoni e creature chimeriche, che vivono vicende inquietanti e spaventose. La sua scrittura crea scene definite e nitide, ma anche emotivamente coinvolgenti, capaci di coniugare suspense, dilemmi etici e tormenti umani. Innumerevoli tracce del suo talento cinematografico si possono riconoscere in questi racconti dall’ambientazione più varia: il set delle storie sono infatti luoghi angoscianti e fantastici ma al tempo stesso reali, come la Villa dei Mostri di Palagonia, gli Uffizi di Firenze, un’isola indonesiana, la Biblioteca Angelica di Roma… Al lettore, mentre segue le vicende di personaggi che si muovono tra straordinari musei e diroccati palazzi barocchi, tra castelli del passato e grattacieli del futuro, viene unicamente lasciata la facoltà di tenere sotto controllo l’accelerazione del proprio battito cardiaco. Ci ritroviamo a vivere storie senza censura e situazioni che sono destinate a turbarci e sorprenderci. L’azione e il ritmo si fanno musica e ci trascinano in una dimensione onirica e fantastica e, come avviene nei suoi film, riconosciamo in questi racconti dalle trame inattese quel dialogo con la paura, con l’inquietudine, con le ombre dei paesaggi e dell’animo umano, con i bagliori irreali e con la tensione che formano la cifra più profonda del suo sentire artistico. E infatti del maestro del cinema italiano ritroviamo nello scrittore Argento tutti i dualismi della nostra folle natura, le contraddizioni che nutrono le nostre fantasie, i sotterranei movimenti dell’inconscio, l’eterno balletto tra pericolo e salvezza, tra sogno e realtà.

“La scatola dei bottoni di Gwendy” Stephen King: Che cosa accomuna una ragazza che non si arrende e un seducente uomo in nero? Una cosa preziosa: una scatola in mogano coperta da una serie di bottoni colorati. Ma che cosa ottenere premendoli dipende solo da lei. Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l’estate: correre tanto da diventare così magra che l’odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l’uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell’oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.