Il circo della notte

IL CIRCO DELLA NOTTE

Autore: Erin Morgenstern
Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2012

.: SINOSSI :.

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l’insegna in bianco e nero che dice: “Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all’aurora”. È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l’umana fantasia dispiega l’infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all’unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l’uno dall’altra: l’amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ero scettica riguardo a questo romanzo che, leggendo la sinossi, prometteva un copione già visto e un intreccio caratterizzato da quegli espedienti narrativi tipici degli YA.
Fortunatamente i miei preconcetti sono stati demoliti e la lettura si è rivelata particolarmente piacevole e coinvolgente.
Lo stile non è dei più pomposi e non lascia troppo spazio a quegli arabeschi letterari che trasformano una buona prosa in poesia: è essenziale, ma questa sua avidità di parole non offende le descrizioni che riescono a trasmettere con precisione e magia le immagini, che l’autrice accosta componendo una galleria di istantanee ora del circo, con i suoi tendoni e le mille mirabolanti distrazioni, ora dei palazzi e delle ville che fanno da contorno all’ambientazione principale.
La vicenda ruota, come anticipato dalla sinossi, intorno a Marco e Celia, due apprendisti impegnati in una sfida magica destinata a non finire mai; a cui fanno da cornice una serie di altri personaggi che, a tratti, sembrano derubare i due protagonisti del loro ruolo di rilievo aggiungendo così elementi interessanti alla trama e permettendo così al lettore di affezionarsi anche a quelli che, diversamente, sfilerebbero in silenzio tra le pagine del romanzo come semplici comparse senza arte né parte.

Il voto che mi sento di dargli è 8,5/10.
Alcuni capitoli, per quanto piacevoli e scorrevoli, mi sono sembrati ridondanti e ripetitivi, tuttavia questo “difetto” (se così si può chiamare) si è fatto perdonare quando, giunta ai capitoli conclusivi, ogni capitolo e descrizione si è rivelata funzionale alla sfida e alla muta corrispondenza che i protagonisti paiono scambarsi per tutto il corso del romanzo.
Consiglio questo romanzo a chi è alla ricerca di una storia con il sapore agrodolce di una favola un po’ noir: l’età dei protagonisti, che nei capitoli conclusivi sono quasi trentenni, rende la narrazione apprezzabile tanto ai giovani lettori quanto a chi non è più un ragazzino ma non vuole rinunciare a qualche ora di fantasia.
A chi volesse dare a questo romanzo una possibilità, consiglio vivamente di non lasciarsi ingannare dalla collocazione che potrebbe avere nella libreria (dove l’ho comprato io era nella letteratura per bambini!): i temi e l’ambientazione, così come la sinossi, rischiano infatti di banalizzare una storia che, lungi dall’essere un fantasy YA come quelli a cui siamo avvezzi, è indicata per lettori dai 20 anni in su.

*Jo

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GIULIO CESARE

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GIULIO CESARE

Autore: William Shakespeare
Editore: Feltrinelli

.:SINOSSI:.

Uno “stanco” Cesare, un Bruto “intellettuale”, Cassio, Antonio e poi Ottaviano sono tutti coinvolti nella moderna riflessione sulla condizione umana, in un dramma che anticipa l’Amleto e preannuncia la massima stagione dell’arte shakespeariana. Tutto passa e tutto cambia; i miti sorgono e decadono per essere sostituiti da altri che a loro volta crolleranno; la realtà è inafferrabile e sfuggente, osservabile da mille interpretazioni.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

L’opera è chiaramente un’allegoria della società Elisabettiana nel quale è stato scritto: la regina Elisabetta, non avendo nominato un erede, creò una situazione di guerra civile simile a quella che si instaurò a Roma dopo gli avvenimenti delle idi di marzo.
Non è un errore, pertanto, considerare l’opera come uno specchio della società contemporanea all’autore.
Non esiste nell’opera, un vero protagonista.
Cesare, forse, è l’unico che compare costantemente nelle bocche degli altri presenti. La vicenda gli gira intorno, quindi, anche quando è ormai morto sotto i colpi dei congiurati.
Possiamo, in ogni caso, identificare tre personaggi tipo di cui parlerò brevemente.
Cominciamo da Cassio: Cassio è colui che convince Bruto a unirsi alla causa per salvare la repubblica romana dal diventare una monarchia. Cassio è il primo vero cospiratore e muove la propria mano per vendetta contro Cesare, ma sa che senza Bruto non avrà alcuna possibilità di succedere.
Bruto, al contrario di Cassio, rappresenta l’amore e l’ideale: le parole che gli riempiono più spesso mente e bocca sono “onore”, “amore”, e “libertà”. Bruto non uccide Cesare perché lo odia, ma, per citare le parole dello stesso personaggio: “non ho ucciso Cesare perché lo amavo meno, l’ho ucciso perché amavo Roma di più”.
Ciò che Bruto ha nel cuore è solo la volontà di salvare Roma dal pericolo di una monarchia, dal pericolo che ogni Romano sia reso schiavo da Giulio Cesare Imperatore.
La sua mano cala piena di paure, piena di rimorsi e piena di tristezza, al contrario di quella di tutti gli altri congiurati.
Marc’Antonio è l’ultimo dei personaggi di cui mi preme parlare, specialmente perché per lui Shakespeare si è premurato di utilizzare uno stile molto particolare: mentre gli altri parlano in prosa, Antonio parla in versi.
Marc’Antonio rappresenta il passato, in un certo senso, e in un altro senso rappresenta il futuro: egli non voleva la morte di Cesare ma ne trarrà grandissimo giovamento.
E’ un oratore fenomenale e il modo in cui riesce a convincere la folla di eliminare i cospiratori fingendo di desiderare l’opposto, mostra l’utilizzo magistrale delle figure retoriche di cui Shakespeare era capace.

Questa è la mia opera Shakespeariana preferita, pertanto per me vale 9/10. Non do 10 per il fatto che si tratta di un’opera teatrale e, sullo scritto, rende meno che su un palcoscenico.
E’ un’opera di stampo politico, tenetelo presente nel caso decideste di leggerla.

*Volpe