Venezia: un’immagine da cartolina

E’ facile capire già dal titolo quale sia l’argomento che tratteremo in questo nuovo articolo dedicato a Venezia. La gondola è senza dubbio una delle immagini che meglio rappresentano la Serenissima ed è pressoché impossibile trovare una cartolina di Venezia senza l’immancabile imbarcazione affusolata e il suo fedele gondoliere. Attualmente la gondola è usata soprattutto come mezzo di trasporto per i turisti, ma le sue funzioni vanno da imbarcazione per il trasporto di merci e persone a vera e propria barca da competizione ed ogni anno nel Canale Grande si svolge una regata storica in cui si sfidano le rapide gondole e i loro allenati equipaggi.

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La storia della gondola è vecchia quasi quanto Venezia stessa e, in quanto imbarcazione tradizionale, il suo aspetto è mutato in armonia con i cambiamenti che hanno caratterizzato la storia di Venezia. Sapevate, per esempio, che la gondola non è sempre stata di quel color nero pece che ormai è celebre in tutto il mondo? Fu il Magistrato delle Pompe, un organo del governo veneziano, a decretare che queste imbarcazioni si vestissero come a lutto e da allora il nero è rimasto come colore ufficiale. Per anni gli storici sono stati concordi nell’affermare che questo decreto, fatto a cavallo tra il 1500 e il 1600, fosse davvero una sorta di lutto, un modo per la città di ricordare e commemorare le vittime della peste (tra cui il celebre pittore veneziano Tiziano). Ricerche più recenti hanno invece portato alla luce che la decisione del Magistrato delle Pompe di imporre il colore nero alle gondole, non fu per omaggiare i morti della pestilenza, ma per contenere l’eccessivo sfarzo e l’opulenza con cui i nobili agghindavano le loro imbarcazioni private, scopo del Magistrato delle Pompe, la cui influenza si fece più forte sotto l’inquisizione tra ‘500 e ‘600, era appunto quello di sorvegliare e legiferare sugli usi e i costumi del popolo veneziano, contenendo il più possibile l’eccesso degli aristocratici salvaguardando non solo il decoro della città, ma anche le anime dei veneziani dal peccato di superbia. Qualunque sia la verità, o comunque vi piaccia pensarla, dal 1500 la gondola non abbandonò più la sua veste nera e ancora oggi continua a sfoggiarla con orgoglio ed eleganza tra i canali di Venezia.

20160411_154434Altro fatto interessante, che ci racconta di un diverso impiego della gondola, è che inizialmente queste imbarcazioni erano coperte da una struttura chiamata felze che nascondeva i suoi passeggeri non solo dai freddi venti che si infilavano tra i canali, ma anche dagli sguardi indiscreti che potevano cercare di spiarli. Era una vera e propria piccola roulotte acquatica: una stanza essenziale, ben sigillata da piccole finestre corredate con veneziane e tendine, in cui si trovavano cuscini, specchi e tutto il necessario per trasformare la gondola in un piccolo salotto. Oggi questa copertura è stata rimossa perché, per quanto affascinante, limita la visuale del gondoliere rendendo la navigazione troppo pericolosa.

Ultima, ma non meno importante, caratteristica della gondola è  il pettine che gagliardo si staglia a prua: una specie di “S” da cui si dipartono delle linee asimmetriche. Questo ornamento caratteristico, amichevolmente chiamato fèro (ferro), rappresenta Venezia con i suoi sestieri, i canali e le isole. Il corpo centrale, sinuoso e largo, è il Canale Grande con il Ponte di Rialto e se guardate attentamente in alcune dovreste anche vedere un copricapo: è il corno del Doge, la corona anticamente portata dal signore di Venezia. Sotto questa lunetta, che sembra disegnare l’ansa di un canale, ci sono sei piccoli denti che rappresentano i sestieri di Venezia:  Cannareggio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Marco, San Polo. Il dente che solitario si staglia sull’altro lato della “S” rappresenta la Giudecca e, secondo le interpretazioni più recenti, Murano, Burano e Torcello.

Personalmente mi sento di consigliare un giro in gondola, cercando però i gondolieri che offrono questo servizio lontano dal Canal Grande e da San Marco: non solo avete maggiore possibilità di ottenere uno sconticino, ma avrete anche l’opportunità di scoprire una Venezia che non si può vedere passeggiando per le calle.

*Jo

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Venezia: storie, misteri e curiosità dalla laguna più bella del mondo.

Benvenuti a questo primo appuntamento con i misteri e le particolarità della laguna più famosa del mondo.

La storia di Venezia è una storia centenaria che si intreccia con le vicende storiche non solo italiane, ma dell’Europa intera. Le sue caratteristiche calli, i ponti sospesi tra i canali e la nebbia che la avvolge in autunno ed inverno, l’acqua alta e le maschere che salutano ammiccanti da ogni negozio fanno di questa città una perla unica nel suo genere che ha ispirato poeti, scrittori e musicisti.

In questo articolo ho deciso di parlarvi dell’evento tutto veneziano più famoso nel mondo: il carnevale. Un tripudio di colori, musiche, celebrazioni, riti e maschere che per una settimana all’anno invadono i campi e le calle trasformando la città nel palcoscenico a cielo aperto più grande e pittoresco del mondo. Elencare tutte le maschere è impossibile ed è ormai normale veder sfilare le maschere della commedia dell’arte accanto a costumi più moderni. Probabilmente, anche pensando alla storia di Venezia, la nostra fantasia viene subito catturata dalla terribile figura del Medico della peste: un personaggio tristemente noto per la sua funzione durante le pestilenze (che investirono anche la Serenissima) che è stato recentemente reso famoso dalla serie di videogames “Assassin’s Creed” dove compare come personaggio secondario. Tuttavia lo status di maschera ufficiale di Venezia non spetta al losco dottore dal lungo naso, ma ad una maschera che, per certi versi, è altrettanto singolare e misteriosa.

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La BAUTA è la maschera che ha accompagnato la storia della Serenissima dal XIII secolo alla fine del XVIII secolo, anno della caduta della Repubblica di Venezia. Il perché di tanto successo è dovuto al fatto che la Bauta, a differenza delle altre maschere, godeva di un certo prestigio e il suo utilizzo era tollerato anche quando non vi erano i festeggiamenti del carnevale inoltre, nel ‘700, indossare questa maschera, ed il suo costume, divenne obbligatorio per far fronte all’eccessivo sfarzo delle feste e dei ricevimenti organizzati dalla classe benestante.

Perché la Bauta è considerata la maschera tipica di Venezia? Chi indossa una maschera, a carnevale come in occasioni meno goderecce, ha interesse a nascondere la propria identità e la Bauta è molto utile in questo senso. la sua forma, con il caratteristico mento prominente molto simile ad un becco, ha infatti una doppia funzione: altera la voce di chi la porta rendendola più grave e permette a chi la indossa di mangiare e bere senza doversi scoprire, un bel vantaggio in occasioni in cui, per decoro, era vietato avvicinarsi o parlare con determinate persone. Inoltre la Bauta è la maschera non solo della nobiltà, ma anche del popolo e poteva essere indossata sia dalle donne che dagli uomini senza alcuna restrizione: indossarla quindi mette sullo stesso piano il marinaio e il banchiere, la lavandaia e la dama di compagnia che, non vedendo chi si cela dietro la maschera, deve trattare con garbo e gentilezza anche la persona più umile di Venezia.

Ovviamente la Bauta può essere indossata da sola come maschera, la larva (dal nome che avevano le maschere nel teatro romano), ma anche insieme ad altri indumenti che formano la Bauta – costume: il tabarro, che può essere sostituito da un mantello, nero, avvolge il corpo della siora mascara, lasciando scoperto il volto prontamente nascosto dalla larva. Per finire, sul capo, viene indossato un cappello, anch’esso nero, a 2 o 3 punte o il tricorno.

E’ ora interessante soffermarci qualche secondo sull’etimologia di questo nome che sembra uscito da una favola della buona notte. Ovviamente ci sono diverse interpretazioni, per cui ci limiteremo ad esporvi quelle più particolari.

Secondo alcuni storici il nome Bauta deriverebbe da “bau bau” una lamentela che esprimeva la paura dei rampolli veneziani davanti a questa misteriosa maschera. Altri ancora pensano derivi da “bava” il pizzo bianco che scende sul petto della Bauta – costume. C’è poi chi sostiene che il nome abbia addirittura origini tedesche e derivi dal verbo Behüten che significa “custodire” “salvaguardare” “proteggere” e, osservando questo costume, ci si accorge subito di come sia disegnato per proteggere chi lo indossa da sguardi indiscreti.

Se quindi avete in mente di partecipare al carnevale o volete semplicemente portarvi a casa un ricordo di questa splendida città, perché non optare per la Bauta? Sono più che certa che riuscirete a trovare quella che fa per voi tra le centinaia esposte nelle vetrine e sulle bancarelle di tutta Venezia.

*Jo

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