La mamma è sempre la mamma~ Booktag

Non bastano le parole per dire ad una madre, sia essa di sangue o meno, quanto sia importante per noi. Le madri ci sono sempre e ogni giorno si impegnano per regalare alla loro famiglia una vita serena, felice.
Per festeggiare con voi, abbiamo deciso di creare una booktag a tema “madri della letteratura” per coinvolgervi in un gioco da fare da soli o in coppia. Alda Merini, Agatha Christie, Mary Shelley e tutte le grandi autrici che animano la nostra booktag sono donne che hanno dato tanto, e che continuano a dare moltissimo, a tutti i loro lettori.
Divertitevi!

1. #ALDAMERINI- una raccolta di poesie
VOLPE: Poesie, Emily Dickinson
JO: I fiori del male di Charles Baudelaire

2.#AGATHACHRISTIEun romanzo in cui viene commesso almeno un omicidio
VOLPE: Aristotele e l’anello di bronzo di Margaret Doody
JO: Le origini del potere di Alessandra Selmi

3. #NAMINAFORNA- un romanzo con un’ambientazione esotica/orientale
VOLPE: Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé
JO: L’ultimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

4. #SIMONEDEBEAUVOIR – un saggio
VOLPE: Le sante dello scandalo di Erri De Luca
JO: Contro l’impegno di Walter Siti

5. #DIANAGABALDON- un romanzo storico
VOLPE: Una giuria di sole donne di Susan Glaspell
JO: Il cavaliere del giglio di Carla Maria Russo

6. #JKROWLING- un romanzo fantasy
VOLPE: Sei di Corvi di Leight Bardugo
JO: I fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

7. #MARYSHELLEY- un romano gotico
VOLPE: Cronache dalla val Lemuria di Cristiano Demicheli
JO: Dracula di Bram Stoker

8. #BEATRIXPOTTER- una romanzo che hai letto da piccol*
VOLPE: Harry Potter: la saga di J.K. Rowling
JO: Matilda di Roald Dhal

What’s your aesthetics? ~ Booktag

Un tempo ne facevamo tantissimi poi, chissà come mai, abbiamo smesso.
Ci é venuta voglia di rifarli e questo é il primo di una lunga serie!

1. #PRINCESSCORE – un libro con corona in copertina
VOLPE: La principessa testarda e il principe pezzato, Robin Hobb
JO: non pervenuto

2. #PIRATECORE – un libro ambientato su una nave o in cui compaiono i pirati
VOLPE: Il mezzo re di Joe Abercrombie, oppure Il Diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton
JO: L’ultimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

3. #DARKACADEMIA – un libro dai toni cupi
VOLPE: Northanger Abbey di Jane Austen
JO: La quattordicesima lettera di Claire Evans

4. #COTTAGECORE – un romanzo della tua comfort zone
VOLPE: Piranesi di Susanna Clarke
JO: domanda di riserva per chi non ha una comfort zone?

5. #WITCHCORE – un romanzo in cui ci sono streghe, vere o presunte
VOLPE: Io,Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé
JO: Il libro della vita e della morte di Deborah Harkness

6. #ADVENTURECORE – un libro con un animale feroce in copertina
VOLPE: Le cronache di Narnia di  C.S. Lewis
JO: Il dono del lupo di Anne Rice

7. #SPACECORE – un romanzo ambientato nel futuro
VOLPE: Radicalized di Cory Doctorow
JO: Dune di Frank Herbert

8. #HOLOSEXUAL – un libro con la copertina multicolor (se olografica meglio)
VOLPE: Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo
JO: Sono una persona triste che compra libri con copertine tristi

9. #HORRORACADEMIA – un libro angosciante
VOLPE: Cose che succedono la notte di Peter Cameron
JO: Radicalized di Cory Doctorow

Il libro della vita e della morte

IL LIBRO DELLA VITA E DELLA MORTE

Autore:  Deborah Harkness
Anno:  2011
Editore:  Piemme

.: SINOSSI :.

Quando Diana Bishop, una giovane storica studiosa di alchimia, scopre nella Bodleyan Library di Oxford un antico manoscritto che vi era rimasto celato per secoli, non si rende conto di aver compiuto un gesto decisivo per la sua vita. Discendente da una stirpe di streghe, Diana aveva sempre cercato di vivere una vita normale, da cui la magia era rigorosamente bandita. Ma ora sente che il potere del manoscritto è più forte di ogni sua decisione e, nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a metterlo da parte. Diana però non è la sola ad avvertirne con prepotenza l’attrazione. Perché le streghe non sono le uniche creature ultraterrene che vivono a fianco degli umani: ci sono anche demoni, fantasiosi e distruttivi, e vampiri, eternamente giovani; e tutti sono interessati alla scoperta di Diana. Uno in particolare si distingue dagli altri, Matthew Clairmont, un vampiro, professore di genetica appassionato di Darwin. Il cui interesse per il manoscritto viene presto superato da quello per la giovane strega. Insieme intraprendono il viaggio per sviscerare i segreti celati nell’antico libro. Ma l’amore che nasce tra loro, un amore proibito da leggi radicate nel tempo, minaccia di alterare il fragile equilibrio esistente tra le creature e gli umani, scatenando un conflitto che può avere conseguenze fatali.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Scritto cavalcando l’onda generata dai vampiri della Meyer, la Trilogia delle Anime offre ai lettori un fantasy contemporaneo in cui storia, romanticismo ed elementi fantastici si fondono in un intreccio convincente che soddisfa tanto gli amanti di streghe e vampiri quanto gli appassionati di storia e di filologia.
L’ambientazione, dopo tanta letteratura ambientata oltreoceano, è Europea e Oxford fa da cornice a una trama matura e tutto sommato avvincente che ha, come unica nota negativa, la scelta dei due protagonisti.
La storia è narrata in prima persona dal personaggio femminile Diana Bishop, che fin dalle prime pagine, riesce a risultare antipatico e contraddittorio.
Piccola enfant prodige, la strega viene  presentata come l’erede di una delle dinastie magiche più antiche e potenti del nuovo mondo e sfoggia un curriculum filologico e linguistico da far invidia a J.R.R. Tolkien; nonostante faccia parte di una delle schiatte più illustri della comunità magica, la  giovane precisa e ribadisce a più riprese il suo rifiuto per la magia, salvo poi utilizzarla a poche pagine dall’inizio del romanzo per una motivo piuttosto sciocco.
Altro tratto caratteristico e, alla lunga noioso, è la sua capacità di possedere e saper utilizzare ogni tipo di potere magico immaginabile: dal controllo degli elementi, alle visioni mistiche per finire con la capacità di piegare il tempo e lo spazio per passeggiate tra il passato, il presente e il futuro.
Basta quindi terminare il primo capitolo per capire di avere davanti una Mary Sue ritagliata seguendo perfettamente i contorni della sagoma che, nonostante la sua ribadita intelligenza, riesce a sorprendere con commenti e scelte non solo insensati, ma piuttosto inutili e volti soltanto a creare situazioni completamente prive di pathos e appositamente studiare per alimentare la storia d’amore tra Diana e il misterioso Matthew Clairmont.
Matthew Clairmont è la controparte maschile della storia ed è la prova scritta che “Dio li fa e poi li accoppia”. Con un comportamento sempre in bilico tra l’amante premuroso e lo stalker: Matthew è un vampiro centenario che nella sua lunga esistenza ha avuto modo di coltivare svariati interessi divenendo un’eccellenza nei campi in cui si è specializzato; un tratto in comune con la protagonista ma che, nel suo caso, è giustificato dal tanto tempo che il vampiro ha potuto dedicare allo studio e alla pratica. .
La caratterizzazione di Matthew è risultata, a mio parere, più convincente e mi ha permesso di empatizzare con questo personaggio la cui caratterizzazione, che ripropone un Edward Cullen più maturo e immune a crisi adolescenziali di qualsiasi tipo, è stata giustificata in maniera convincente dalla somiglianza del personaggio con i lupi e con la maggior parte dei predatori.
Gli altri personaggi sono, ad eccezione dei familiari stretti dei protagonisti, poco più che comparse che sfilando accanto a Diana e Matthew emergono come funghi da un capitolo all’altro senza alcuna spiegazione, fornendo informazioni e spunti interessanti, per poi sparire lasciando il lettore con un palmo di naso a domandarsi l’utilità di continuare ad introdurre nuovi personaggi ad una cinquantina di pagine dalla fine del romanzo.
Tralasciando la mediocrità dei personaggi e la loro inconsistenza, il romanzo propone una trama interessante che si sviluppa a metà tra un giallo e un fantasy storico.
la descrizione del misterioso Libro della Vita e della Morte, noto anche come Ashmole 782, è una gioia per gli occhi di chi, per studio o per passione, ha avuto il privilegio di poter lavorare con manoscritti e libri antichi e lo stesso vale per la descrizione della biblioteca Bodleiana di Oxford.
La descrizione delle creature che popolano l’universo della Harkness non eccelle di originalità, ma dopo tanta letteratura fantastica gli spunti per razze nuove ed originali cominciano a scarseggiare e, senza farne una colpa agli scrittori, tutto ricorda qualcosa di già letto o visto.
Lo stile con cui è vergato il romanzo è reso apprezzabile grazie a una buona aggettivazione; mentre poco convincente è la scelta del narratore in prima persona, ma tutto sommato la lettura è piacevole e, accantonata l’antipatia per la protagonista, le pagine scorrono ad una velocità impressionante. Molto interessante è la descrizione degli odori su cui la Harkness insiste molto: dopo aver creato un collegamento tra i lupi e i vampiri, l’autrice consolida questo legame accentuando i sensi “da predatore” dei suoi vampiri e facendo sì che anche le altre creature attingano alle stesse percezioni per individuare alleati o nemici o per allenare il proprio intuito.

Il voto che mi sento di dare al romanzo è 8/10: il capitolo conclusivo del romanzo è una sorta di corridoio letterario che suggerisce al lettore che, per arrivare a capo del mistero, dovrà leggere anche L’ombra della notte per sapere qualcosa di più; tuttavia, l’idea di avere a che fare per altre settecento pagine con Diana Bishop e la sua tendenza alla tuttologia mi ha fatto desistere dal cercare il secondo volume.
Consiglio il romanzo a chi è alla ricerca di una storia fantasy con protagonisti più “stagionati” e tematiche un po’ più mature e complesse di quelle proposte dagli Young Adult. La storia d’amore, travagliata e coraggiosa, di Diana e Matthew accontenterà i lettori più romantici, mentre i continui riferimenti alla storia faranno felici coloro che, pur amando le tematiche fantastiche, non vogliono distaccarsi troppo dalla realtà che li circonda.

*Jo

Brividi e libri ~ Booktag

La stagione fredda è alle porte, ma le temperature decisamente più rigide non sono le uniche a causare brividi occasionali o a far venire la pelle d’oca ai lettori.
In questa “mostruosa” booktag abbiamo deciso di abbinare ai mostri più famosi e temuti i titoli presenti sul nostro scaffale.

1. #STREGA – Un libro che hai acquistato a “scatola chiusa”.
VOLPE: Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, di Amara Lakhous. E’ quello che ho trovato prendendo uno dei libri impacchettati in libreria!
JO: Il circo della notte di Erin Morgenstern

2. # VAMPIRO – Un libro che ha la parola “morte” o “sangue” nel titolo
VOLPE: Sangue e neve ,di Jo Nesbo
JO: Bianca come il latte, Rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia: probabilmente ne ho letti anche altri, ma al momento mi viene in mente solo questo.

3. #LUPO MANNARO – Un libro in cui è presente un animale feroce
VOLPE: Viaggio al centro della terra, di Jules Verne
JO: Il mastino dei Baskerville di Sr. Arthur Conan Doyle, letto quando ero ancora alle medie e ancora ricordo la descrizione del cane!

4. #FANTASMA – Un libro in cui hai letto la morte più raccapricciante
VOLPE: Il grande inverno di George Martin
JO: Lascia dire alle ombre di Jess Kidd

5. #ZOMBIE– Un libro in cui hai trovato molti errori di battitura
VOLPE: “Troppi” da nessuna parte… mi ricordo che ne trovai qualcuno in Tanti piccoli fuochi, di Celeste Ng, ma niente di insopportabile!
JO: Vodka&Inferno – La morte fidanzata di Penelope delle Colonne: davvero troppi “orrori” di battitura.

6. #POLTERGEIST – Un libro che hai abbandonato, ma che vorresti finire
VOLPE: I coraggiosi saranno perdonati ,di Chris Cleave
JO: Uno solo? Allora dico Le notti di Villjamur di Mark Charan Newton

7. #UOMO NERO – Un libro che non leggeresti mai perché incentrato sulle tue fobie
VOLPE: Un qualsiasi libro che parli di serpenti… bleah!!!
JO: non avendo particolarmente in simpatia i clown non credo mi dedicherò mai alla lettura di IT di Stephen King

VODKA&INFERNO, La morte fidanzata

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VODKA&INFERNO, LA MORTE FIDANZATA

Autore: Penelope Delle colonne
Casa Editrice: Milena Edizioni
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.
Questa è una storia che va raccontata a bassa voce, sull’epidermide del mondo. Una strana, sanguinosa famiglia. Venezia di echi dissonanti, poi la Russia di forti abbracci. Un alchemico mistero, della vodka che da incolore e innocua diventa rosso-sangue, un maniero che ha occhi per vedere, danze di balalaike, fischi cosacchi. Qualcosa di macabro, gotico, grottesco, tenero e perverso che sappia di morte, di dolore e orrore, ma anche di dolce, amaro amore. E infine una sola, piccola, insignificante domanda: può un vivo innamorarsi di un morto?

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

La scrittura di questa autrice esordiente è accurata, musicale e ha un sapore antico accentuato dalla ripetizione (a tratti esasperata) di locuzioni o aggettivi.
I personaggi vengono introdotti con la loro cornice di epiteti che, malgrado i nomi russi, si imprimono bene nelle mente del lettore aiutandolo a non perdersi. Ogni personaggio è ben caratterizzato e ha personalità ben strutturata, il che rende davvero difficile trovare un vero protagonista del romanzo, un eventuale antagonista e una parte per cui tifare.
Le descrizioni scorrono in modo piacevole e trasudano magia e mistero in giusta misura divenendo a tratti una poesia gotica.
Malgrado questi doverosi apprezzamenti ci sono stati diversi elementi che hanno influito negativamente sul mio giudizio finale.
Primo fra tutti la presenza di numerosi refusi: errori di battitura, frasi lasciate incomplete e segni di cancellature lasciate tra le pagine dopo la fase di editing e correzione.
In due o tre capitoli emergono influenze dialettali o più adatte ad una produzione orale che non scritta ma, considerando lo stile virtuoso e particolare dell’autrice, è una pecca che si può perdonare e accettare come “licenza poetica”.
Di licenza poetica non si può invece parlare nel momento in cui, presumo in buona fede, si usano in maniera impropria le parole o si fa parlare in un pessimo inglese un personaggio di origini americane (fosse stato un russo lo avrei trovato divertente, ma trattandosi di una giovane americana è stato davvero fastidioso).
La trama ricorda vagamente le vicende narrate in “Via col vento”: un giovane nobile decaduto che, armato di astuzia e intraprendenza, si ingegna per riportare in auge la propria casata, il tutto condito da danze cosacche, descritte in maniera coinvolgente, raggiri amorosi e segreti di sangue e vodka, pardon, Vodka&Inferno.
Arrivata a metà del libro ho visto alcuni personaggi impazzire mo’ di maionese e ci sono state alcune parti che ho saltato a piedi pari, trovandole poco rispettose, e che, purtroppo, cadevano negli stereotipi in cui sguazzano volentieri gli scrittori radical chic.
La tematica omosessuale, che è l’ombra dietro ogni parola, viene trattata con poesia e raffinatezza, per poi scadere in alcune pagine in una pornografia ingiustificata più degna di un harmony che non di un romanzo.
Veniamo ora all’altra tematica del romanzo: i vampiri. Ho letto molto poco su queste creature, che ho sempre trovato odiose, e la mia cultura si basa unicamente sui romanzi della Rice di cui ammiro la scrittura.
In questo libro gli insegnamenti dell’autrice statunitense sono lampanti: il Principe Mickalov è solo una versione esagerata del più celebre Principe Lestat.
Personalmente, avrei apprezzato molto di più il romanzo senza questa tematica grazie alla quale, in maniera astuta, l’autrice si è infilata negli scaffali degli Young Adult e dei fantasy: laddove sguazzano la maggior parte dei giovani lettori sempre pronti a sborsare quando gli viene propinata una nuova saga.
La decadenza dei Mickalov, la lotta per il riscatto della famiglia, gli intrighi, le morti misteriose e gli amori proibiti e sofferti erano sufficienti per fare di questa storia una bella storia che, per mantenere l’elemento fantastico, poteva comunque attingere dai segreti alchemici che trapelano tra le pagine del romanzo.

Che dire? Il mio voto è appena sopra la sufficienza 6/10.
Sorvolando sul fastidio che mi hanno fatto i refusi di cui ho parlato prima, ho trovato la storia a tratti esasperante, esagerata e piena di pensieri incastrati a forza tra un periodo e l’altro o luoghi comuni reiterati o già letti e sentiti in altri romanzi.
A chi lo consiglio?
Il libro ha, come ho già detto, tematiche forti e delicate: l’omosessualità, l’esoterismo, la corruzione della chiesa ortodossa, per citarne alcuni e di conseguenza non è un romanzo per tutti.
Fan di “Shadowhunters”, “Twilight”, “Fallen”: questo NON è il libro per voi; il bel tenebroso non è un principe azzurro pronto a salvare la bella di turno né un incompreso pronto a convertirsi davanti al vero amore.
Al contrario, gli amanti di Isabella Santacroce lo potranno sicuramente apprezzare, se non altro per i protagonisti che, come quelli della scrittrice riccionese, sono gli esclusi e gli scartati dal resto del mondo. Così come i lettori affezionati ai vampiri della Rice che saranno ben lieti di leggere, dopo tanta bibliografia straniera, un po’ di letteratura gotica nostrana.

*Jo

Brividi tra le righe – I vincitori

La prima edizione di “Brividi tra le righe” si è ufficialmente conclusa. Un’edizione turbolenta che, purtroppo, ha visto anche alcuni scrittori ritirarsi ormai prossimi al traguardo.
Atmosfere cupe, incubi che diventano realtà, leggende e racconti in cui il grottesco e il macabro si mescolano hanno caratterizzato le opere in gara che, a modo loro, si sono tutte distinte per lo stile, l’originalità e la correttezza del testo.
Il primo posto è stato conquistato dal racconto di Sher Jones “L’uomo nero”: la storia dietro allo spauracchio dell’uomo nero, un penny dreadful che non vi consigliamo di leggere prima di andare a dormire.
Al secondo posto “Ti voglio bene” di Carlo Omodeo Zorini: una storia grottesca che sarebbe stata sicuramente apprezzata dagli ideatori dei penny dreadful e dai loro scanzonati lettori.
Al terzo posto troviamo Ida Daneri e “Urla nella notte”: i pensieri e i tormenti di un’anima maledetta e innamorata, disperata e assassina che alla notte e alla terra affida il suo dolore e ciò che resta della sua ultima vittima.
Le storie “Sai che hai degli occhi bellissimi?” e “La casa torre” sono state squalificate per mancata votazione da parte degli autori.
Mentre le storie di Devyani Berardi, “La gondola”, e Annrose Jones, “Il ventaglio”, sono state ritirate su richiesta delle autrici.
Tutti i componimenti restano, tuttavia, a disposizione dei lettori su questo sito e sulla pagina Facebook: Arcadia, lo scaffale sulla Laguna.
Lo staff di Arcadia si congratula con il vincitore e con tutti gli scrittori che hanno partecipato con le loro storie!

*Lo staff

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Urla nella notte

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Intorno a lui vi era solo una landa fredda e desolata, pesantemente oppressa dall’oscurità cupa e silenziosa della notte.
Il giovane uomo era apparso all’improvviso, ombra nera che affiorava appena nel nero del cielo notturno, rotto solo da tetri raggi di luna che filtravano a fatica dai varchi nelle nuvole scure.
Era curvo, ripiegato su se stesso come un gracile vecchio, i lunghi capelli corvini a nascondergli il viso pallido e affilato distrutto dal dolore, le ginocchia affondate nel fango semi ghiacciato, le mani a graffiare spasmodiche la dura superficie cercando di soffocare la disperazione che gli attanagliava cuore e anima. Se ancora li possedeva…
Il volto pallido e spigoloso del giovane uomo era solcato da cocenti lacrime che, dall’abisso nero dei suoi occhi, ormai privi di ogni anelito di vita, riversavano sulle guance scavate la sua bruciante e imperdonabile colpa.
Aveva ceduto alla terribile brama, spinto dall’arsura provocata dai macabri racconti del suo odiato Maestro, guidato da un istinto indotto da affilati canini che gli avevano rubato l’umanità e l’amore, per regalargli solo una tremenda immortalità di sofferenza, rimorso e rimpianto.
Il giovane graffiò con violenza la crosta di fango ghiacciata scheggiandosi le unghie e lacerando la pelle delle dita, poi affondò con forza le mani nella terra fredda che presto avrebbe accolto per sempre il suo perduto amore.
All’improvviso la bocca si spalancò con violenza, quasi lacerando le labbra sottili, e il giovane uomo urlò, urlò tutto il suo atroce tormento, la tremenda sofferenza che aveva trattenuto in sé fino a quel momento, compressa in quel lungo, straziante urlo muto che lo soffocava mentre disperato stringeva la donna amata tra le braccia, solo pochi minuti prima, pallida e prosciugata d’ogni linfa vitale.
Urlò la sua insostenibile angoscia, la colpa tremenda che devastava la sua non vita. La colpa dell’assassino che aveva guidato il carnefice dalla giovane vittima inerme e ne aveva fatto un macabro scempio.
L’urlo uscì, gli graffiò la gola e lacerò le labbra sottili, straziandogli il cuore e squarciandogli indelebilmente l’anima, e nella notte oscura il giovane urlò il suo infelice amore appassionato, senza avere il coraggio di implorare il perdono che non meritava, il sangue a macchiargli ancora le labbra.
Urlò, urlò il nome amato nel silenzio agghiacciato della notte nera, affondando con furia le dita insanguinate nel terreno, quasi a scavare una tomba che gli permettesse di raggiungere alfine l’amata, abbandonando sulla fredda superficie, illuminata da tetri raggi di luna, solo l’ombra scura dell’involucro del proprio corpo maledetto, l’anima incrinata ed il cuore infranto per sempre seppelliti con lei, l’unica donna che aveva amato, l’unica donna che avrebbe mai amato.
Per sempre!
L’unica donna che aveva ucciso, suggendone ogni stilla di sangue in una crescente e inarrestabile follia, fagocitato da se stesso e dalla propria maledizione. Aveva giurato di starle lontano, da quella notte funesta in cui era iniziata la sua perdizione e il suo orribile calvario. Aveva a lungo resistito, indebolendosi ogni giorno di più, ma infine era tornato da lei, carnefice di sangue.
Ma non sarebbe mai più accaduto.
Avrebbe trascorso tutte le sue future notti sulla sua tomba, inginocchiato davanti al marmo che ne celava i resti di cui era stato fatto scempio. Da lui, dal mostro che era diventato. Dal mostro che non sarebbe mai più stato.
Chiuse gli occhi, il sangue ad accecarlo e ad assordarlo.
Il sangue di lei, il sangue della donna che amava, il sangue della donna che un mostro aveva ucciso.

Ida Daneri

Ti è piaciuto questo racconto?
Faccelo sapere votandolo sul nostro sito o andando sulla nostra pagina Facebook. Nell’album “Brividi tra le righe” trovi questo e tutti i racconti brevi che partecipano al concorso.

I EDIZIONE DEL CONCORSO “Brividi tra le righe”

Manca un mese ad Halloween e “Arcadia: lo scaffale sulla Laguna”, in collaborazione con Elsa&Rotchen Gems e Elsa&Rotchen Creations, ha indetto per questa stagione spettrale un concorso interamente dedicato ai Penny Dreadful: storie dell’orrore da un penny.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina e delle due pagine affiliate per l’evento.
– I componimenti possono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com.

REGOLAMENTO
– I componimenti sono a tema horror.
– Ogni autore può partecipare con UN SOLO scritto.
– I componimenti in gara devono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com, indicando nell’oggetto “Un brivido tra le righe”.
Testi inviatici con modalità differenti SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
– Volgarità, bestemmie, blasfemia, pornografia, contenuti che incitano l’odio, la violenza, il razzismo, la discriminazione e la pedofilia SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
Qualora un componimento dovesse trattare tematiche delicate, vi invitiamo a segnalare nell’email il rating ROSSO.
– Gli elaborati devono rispettare la seguente formattazione:
CARATTERE: arial
GRANDEZZA: 12
INTERLINEA: 1,5
– I componimenti, formattati come indicato, NON devono superare le 8 cartelle ( pagine).
– Gli autori acconsentono , partecipando al concorso, alla pubblicazione del loro scritto sulla pagina Facebook “Arcadia, lo scaffale sulla Laguna” e sull’omonimo sito web.
– Il termine ultimo, INDEROGABILE, per inviare il proprio elaborato è fissato per DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016.

IL VINCITORE
– Ogni scritto verrà pubblicato in pagina e nel sito insieme alla foto ufficiale del concorso.
– I componimenti in gara potranno essere votati SOLAMENTE dai partecipanti, che dovranno esprimere un giudizio sullo stile e l’originalità del testo.
I non partecipanti alla gara potranno ugualmente votare il loro elaborato preferito mettendo un “like”, il racconto che, alla fine della settimana, avrà ottenuto più “like” verrà decorato con il “Premio del pubblico”.
– Il vincitore sarà proclamato DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016.
– Il premio verrà rivelato durante la settimana delle votazioni, le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

COMPRARE LIKE O BARATTARLI SU GRUPPI DI SCAMBIO E’ SEVERAMENTE VIETATO.
Lo staff di Arcadia provvederà, durante le votazioni, ad assicurarsi che le condivisioni delle foto siano regolari e, in caso contrario, il componimento in questione SARA’ ELIMINATO e SQUALIFICATO.
La nostra pagina non è una vetrina né un talent scout in cui mettersi in mostra.
Chi partecipa deve aver voglia di mettersi in gara, giocare e divertirsi in compagnia.

Lo staff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna”, resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio ed augura a tutti voi buona fortuna!

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Un racconto nel cassetto – I VINCITORI

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La prima edizione di “Un racconto nel cassetto” si è ufficialmente conclusa.
Il primo posto è stato conquistato dal racconto di Alessandro “Il lato nascosto“: una storia agrodolce che parla di discriminazione, dolore e amicizia. Al secondo posto si è piazzata Sher Jones con “La morte del re“: un’epica battaglia e la spietata morte che consacra l’amore di un re per la sua regina.Al terzo posto altra storia d’amore uscita dalla penna di Devyani Berardi: “L’amante veneziano” ci accompagna per le strade della Serenissima addormentata e ci invita a scoprire uno dei suoi più oscuri e macabri segreti.

Molto apprezzate sono state le storie di Ida “L’amore non si compra“, Unvialealberato Blogspot “I 1000 e 1 giorni da senile“, Annrose “La regina delle rose” e Monica “L’orma“.

Tutti i racconti resteranno a disposizione dei lettori sia sulla pagina Facebook che sul nostro sito.
Lo staff di Arcadia si congratula con il vincitore e con tutti gli scrittori che hanno partecipato con le loro storie: racconti usciti dal cassetto che ci hanno fatto commuovere, sognare e sorridere.

 

L’amante veneziano

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L’AMANTE VENEZIANO
Sono nato a Venezia il venti aprile del 1912 e di nuovo il cinque settembre del 1944, una piccola parentesi di morte ha segnato i miei giorni: un apostrofo di lutto, un battesimo funebre che, come un rito, mi ha consacrato quale nuova creatura immortale.
Mi chiamo Romeo Giovanni Coin e sono il custode di Venezia.
Sono nato Romeo, ma in più di cento anni di vita ho portato molti nomi e altrettante maschere.
Ho conoscenze, negli uffici comunali, che possono redigere per me un certificato di morte mentre con l’altra mano già stampano un nuovo certificato di nascita: quel pezzo di carta che mi regala una nuova esistenza e tiene a bada i curiosi fino a quando non vengono ingoiati dallo quello stesso ingordo sepolcro che mi ha rigettato.
Ma parliamo di lei, la mia amata Venezia.
Questa città è adatta ad una creatura immortale come me: entrambi siamo incastonati nel tempo e nella storia senza alcuna possibilità di sottrarci alle maree che salgono, dai tumulti e dal mare da cui poi usciamo, sempre e comunque, asciutti e sicuramente più puliti.
Esiste al mondo città migliore di questa per trascorrere il proprio esilio su questa terra? Venezia non è cambiata, non cambia e non cambierà.
I nomi delle calli possono essere riscritti, le piazze assegnate a personaggi più illustri di chi li ha preceduti, i monumenti possono essere deteriorati e sostituiti; ma Venezia, questo delfino un po’ gobbo che gioca dirimpetto all’Adriatico, lei non muterà: nei secoli fedele come una sposa.
Adoro perdermi tra i suoi ponti e i vicoli, quando è notte e i turisti sono troppo impegnati a sognare per tediare la mia città e il mio riposo con i loro schiamazzi e la loro ingombrante presenza. Io mi muovo in lei come un amante che ripercorre per l’ennesima volta i tratti che compongono il corpo della sua donna proibita. La osservo, respiro il suo odore di fiori, alghe morenti e acqua che da qualche parte ristagna in attesa di una nuova marea. Se sono di buon umore canto per lei e la corteggio con le poesie che conosco e che ho imparato ad amare nei lunghi pomeriggio trascorsi  a leggere, quando il sangue appena succhiato è ancora troppo caldo ed inebriante per concedermi un riposo tranquillo.
Altre volte, quando non piove e la città si sgombra velocemente dei turisti assetati di sole e primavera, mi rintano nei musei o nelle chiese che sbucano ovunque come fiori di campo: esempi mirabili di gotico e romano.
Passerei la vita, e lo farò, davanti ai dipinti che raffigurano la resurrezione di Cristo, due risorti che si fissano: uno asceso alla gloria eterna, l’altro imprigionato come Prometeo alla piattezza di una vita che sembra mortale ma non lo è.
Ecco un’altra cosa che mi fa amare questa città: è una riserva di caccia eccellente per chi, come il sottoscritto, può vivere solo grazie alle ombre.
Io aspetto che la notte cali sulle cupole del duomo e il portico che abbraccia piazza San Marco, attendo paziente, seduto ai tavolini esterni del Caffè Florian, e mi lascio cullare dalle melodie moderne che solo le corde di un pianoforte riescono a rendere apprezzabili, mentre sorseggio una tazzina di costosissimo caffè. Suppongo sia buono, visto il prezzo, ma la verità è che trovo molto più piacevole sentire il calore della porcellana scottarmi le dita e le mani e farmi, solo per un istante, dimenticare il freddo mantello che sempre mi avvolge.
Aspetto fino a quando uno zingaro ritardatario non mi passa barcollando davanti e, farfugliando parole incomprensibili, non attraversa tutta la piazza prendendo la strada che conduce all’Accademia. Mi alzo e come un amante lo pedino fino a raggiungerlo.
Lo abbraccio da dietro, un gesto intimo che mi permette di poggiare il mio cuore nero e morto contro il suo rosso e palpitante, muovendomi sui passi di una danza che solo io conosco lo porto lontano dalle luci della calle e lì affondo i miei canini mentre lui si abbandona tra le mie braccia come un innamorato tra quelle calde e seducenti dell’amore.
Cosa ne faccio poi del corpo? Ormai vi posso svelare uno dei più macabri misteri della Serenissima che poggia le sue fondamenta su una foresta di alberi di pietra, dune sabbiose e cadaveri.
Un tappeto di cupole, finestre dai lineamenti orientali e chiese sotto cui si nascondono anni di assassini consumati tra i campi e i sottoporteghi.
Esaltato dalla linfa appena succhiata, come un’ape ubriaca di polline, torno verso Piazza San Marco ormai deserta e, senza che nessuno mi veda, spicco un volo fino a trovarmi sulla punta del campanile, ben oltre il limite imposto ai mortali e ai turisti che si arrampicano fin quassù pagando un biglietto e prendendo un ascensore.
Comodamente mi siedo sul braccio alzato dell’angelo che silenzioso sorveglia la laguna e, restando aggrappato alla sua veste dorata, abbraccio Venezia con lo sguardo.
Sperimento, in queste silenziose contemplazioni, ciò che poeti, credenti e scienziati chiamano “infinito”.
Guardando le stelle mi riconosco cadetto della vita ed orfano della morte, persino loro, le stelle, un giorno mi lasceranno e come un fuoco d’artificio brilleranno un’ultima volta per poi perdersi per sempre.
Luce sprecata inghiottita dal nulla che riempie l’universo.
Resto lassù e, d’un tratto, non sono più solo in questa bizzarra veglia di cui nessuno sa.
Io, piccola vita che si consumerà nell’immortalità, loro, sentinelle silenziose che spariranno in un battito di ciglia o poco più.
E il sole comincia a levarsi oltre la linea di terra ed acqua che chiude questo quadrato di isole che chiamano laguna.
Resto ancora, ancora un istante per sentire quelle dita calde toccare la mia pelle come un secolo prima, quando un raggio di sole era una piacevole distrazione e non un errore fatale.
Lo guardo rivestire Venezia di colori nuovi, colori che io non posso più vedere, e prima che la gelosia mi accechi e mi renda pazzo mi precipito giù dal mio trespolo dorato, sparendo tra le calli ancora vestite di ombre e sogni.
Buongiorno Venezia, il tuo amante tornerà di nuovo.

Devyani Berardi

 

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