Tenebre e Ossa

TENEBRE E OSSA

Autore: Leigh Bardugo
Casa Editrice: Mondadori
Anno di Edizione: 2020

.: SINOSSI :.

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”. L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Era un romanzo che volevo leggere da tempo ma che, a causa del suo essere diventato praticamente introvabile in Italia, ho sempre rimandato. Ora, grazie alla serie tv che Netflix ha in programma e al successo di Sei di Corvi, la saga è stata ripubblicata e io ho potuto finalmente metterci sopra le mani.

Ma partiamo con la recensione, che ho già perso abbastanza tempo. 
A mio avviso, Tenebre e Ossa è un buon romanzo Young Adult, che tratta tematiche adatte all’età di riferimento e che, pur avvicinandosi ad alcuni cliché fastidiosi della letteratura per ragazzi, non vi cade proprio del tutto rendendo la lettura piacevole ed intrigante. 
In particolare è notevole il lavoro che l’autrice ha fatto sul world building: il mondo in cui si muovono i personaggi è coerente, completo e realistico. Nei ringraziamenti, è stata inserita una lunga nota bibliografica riguardo i testi utilizzati per la creazione di questo suo mondo. Ravka assomiglia alla Russia zarista ed è in questa cornice che si mescolano e si uniscono personaggi magici e non, tutti uniti da un comune nemico: la Faglia d’Ombra. Anche i Grisha, quelli che l’autrice descrive come praticanti della “piccola scienza”, hanno una loro ontologia ben studiata che li piazza a metà tra la magia e l’alchimia. 

La trama si apre in medias res: la protagonista, Alina Starkov, è davanti alla Faglia D’Ombra, una fitta nebbia nera che divide a metà il regno di Ravka, e la deve attraversare assieme al suo reggimento.
Una serie di rocambolesche coincidenze porteranno Alina a trovarsi in una situazione per lei totalmente nuova, pericolosa ed inesplorata. Sebbene a primo acchito la trama possa sembrare simile a quella di altri romanzi Young Adult, come ad esempio Harry Potter ed Hunger Games, credo che la profondità dell’autrice nel trattare temi come la perdita, la paura della morte e il bisogno di affrontare le proprie ansie e i propri blocchi emotivi per poter essere pienamente se stessi, portino il romanzo su uno scalino un po’ più alto permettendogli di entrare in quei romanzi per ragazzi che personalmente considero utili alla crescita personale. 

La scrittura, rispetto a quella che ho trovato in “Sei di Corvi”, è più acerba: la Bardugo è migliorata moltissimo nella sua duologia rispetto a questa prima saga e credo sia un suo importante punto a favore. Il romanzo è scritto in prima persona, quindi il lettore si trova catapultato nei pensieri di Alina. Nonostante io non ami particolarmente questo tipo di scrittura perché la trovo limitante, credo che l’autrice l’abbia sfruttata al meglio per rendere il lettore partecipe di tutti gli stati emotivi della sua protagonista. Le descrizioni e i dialoghi sono in generale abbastanza convincenti, anche se, appunto, non raggiungono il livello di “Sei di Corvi”. I personaggi sono variegati e ben delineati: tra tutti, i miei personaggi preferiti sono Genya e Baghra che, con la loro complessità, si sono conquistate un posticino tra i personaggi che ritengo memorabili. Una menzione speciale va anche a Mal che, grazie alla sua amicizia incondizionata, risulta una delle spalle meglio delineate in un libro Young Adult. 

Anche quando il libro stava per scivolare nel cliché che odio maggiormente (il famigerato triangolino amoroso nonsense), la Bardugo riesce a svicolare e, con un ben piazzato colpo di scena, movimenta la trama riportando un po’ di azione nella sua narrazione che, persasi tra lezioni e feste di palazzo, aveva perso un po’ di vita. L’ultima parte del libro è frenetica, interessante, coinvolgente. Seguire Alina nella sua caduta e poi nella sua risalita, permette al lettore di capire davvero lo sviluppo di un personaggio ben studiato con un arco narrativo impostato sulla crescita.

In sostanza, il mio voto è un 8/10. Ci sono alcune piccole cose che avrebbero potuto essere migliorate per rendere il romanzo perfetto, ma nel complesso la trama è ben curata, i personaggi interessanti e lo sviluppo non banale. 
Menzione della vergogna: trovo inaccettabile che una casa editrice come Mondadori pubblichi un libro con errori di battitura qua e là. 

*Volpe

L’apprendista Assassino

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L’APPRENDISTA ASSASSINO

Autore: Robin Hobb
Casa Editrice: Fanucci Editore
Anno: 1995 (tradotto nel 2005)

.: SINOSSI :.

Un’umanità di servi e signori abita un mondo pervaso da una magia sottile e inquietante, fra intrighi di corte e minacce di misteriosi pirati in grado di manipolare le loro vittime privandole di ogni forma di raziocinio e sentimento. Tra questi pericoli si aggira il giovane Fitz, un “bastardo” di stirpe reale, la cui sola consolazione è un magico e tenero legame con gli animali. Accolto a corte, Fitz dovrà apprendere l’uso delle armi e le regole dell’etichetta, ma il suo destino è legato all’abilità di uccidere nell’ombra… Diventare un assassino vuol dire intraprendere un mestiere crudele e solitario, e soprattutto scoprire i propri poteri, lascito del sangue dei Lungavista…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Credo che questo romanzo mi abbia messo in difficoltà più che qualsiasi altro: da una parte c’era la totale voglia di sapere sempre come continuasse, una pagina tirava l’altra e così di capitolo in capitolo; dall’altra, al contrario, non volevo finirlo, ero troppo affezionata ai tanti meravigliosi protagonisti.
Il pregio maggiore di questo romanzo è sicuramente lo stile dell’autrice: più di una volta mi sono completamente dimenticata del luogo in cui mi trovavo, ero anima e corpo all’interno di una storia appassionante, avventurosa e mai noiosa.
La magia è parte integrante di questo fantasy, ma è trattata con tanta precisione da somigliare a qualcosa di quasi scientifico. E’ uno dei tipici casi in cui un lettore particolarmente sognatore può pensare di poterla mettere in pratica lui stesso. Forse, analizzando da un punto di vista metaforico la magia praticata da alcuni personaggi, è davvero qualcosa che possiamo tutti mettere in pratica, ma non voglio svelarvi altro per non rovinarvi una grande sorpresa.
I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, dal protagonista, FitzChevalier, fino all’antagonista, non ce n’è uno solo che non sia vero e vivo.
L’empatia con il giovane protagonista è quasi totale: i suoi ragionamenti sono molto più acuti rispetto a quelli che avrebbe normalmente un ragazzino della sua età eppure a volte viene colto dall’ingenuità tipica di un ragazzo cosa che ha reso la lettura ancora più piacevole. Lungi dall’essere perfetto, Fitz ci mostra tutte le sfaccettature dell’animo umano, in particolare l’autrice sembra aver prediletto l’analisi del dolore e della perdita.
Una menzione speciale va a Burrich, personaggio che accompagna il protagonista per tutto il libro: analizzato dagli occhi di un ragazzino che lo vede come lo specchio dei suoi numerosi tormenti, lo stalliere si mostra infine per ciò che è sempre stato anche se all’ombra di un odio ingiustificato.
L’affetto, l’amore per gli animali e per le persone, l’astuzia e l’intelligenza sono il punto focale di questo splendido e intenso romanzo molto introspettivo.

Penso si sia capito che ho letteralmente adorato questo romanzo e che presto probabilmente avrete le recensioni dei prossimi capitoli di questa trilogia. Il mio voto è 10/10.
Lo consiglio a tutti coloro che amano non solo il fantasy ma anche il romanzo introspettivo e che, in particolare, non si fanno impressionare da ragionamenti un po’ cruenti: stiamo comunque parlando di un romanzo su un apprendista assassino!

*Volpe

Eros o Agape? Il problema del Plot, What Plot?

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Dall’uscita di Cinquanta sfumature di Grigio di E.L James nel 2011, le librerie del mondo sono state letteralmente intasate da romanzi caratterizzati da un erotismo più o meno esplicito.
Sicuramente Cinquanta sfumature di grigio, le cui tematiche a mio avviso sono più adatte a un film vietato ai minori, ha avuto il “pregio” di aprire la strada a una nuova era della letteratura composta di frustini, catene e quant’altro.

I romanzi usciti sulla scia della sopracitata tetralogia di E.L. James, tra i quali si possono annoverare gli innumerevoli Calendar Girl e tutti quelli che recano la scritta “vietato ai minori di 18 anni” sulla copertina, hanno dato il via ad un nuovo fenomeno letterario difficile da controllare: libri editi tramite self publishing nei quali la trama è pressoché inesistente e la cui finalità è solo quella di far incontrare in modo assolutamente non platonico due persone in scene dal dubbio gusto romantico.
Ciò che distingue un romanzo di genere erotico da una storia realmente pwp (per chi fosse estraneo alla classificazione dei siti online di fanfiction significa “plot, what plot?”, ergo “trama? Quale trama?”) è l’assenza di un retroscena, di un sottofondo, di un “qualsiasicosadialtro” oltre al mero incontro carnale.

Analizziamo nel dettaglio (non troppo, per carità!) le differenze che intercorrono tra i romanzi erotici o rosa e i meri “Plot, What Plot?”.

TRAMA.

Trama. Trama. Questa parola non la ripeterò mai abbastanza in questo articolo e non penso esistano abbastanza sinonimi perché io mi sforzi ad evitare le innumerevoli ripetizioni.
Trama, ripeto, questa sconosciuta.
Nei romanzi erotici o romantici la trama non è una questione secondaria! Magari non sarà delle più innovative e comprenderà rocambolesche avventure per conquistare il cuore di questa o quella fanciulla e qualche piccolo cliché romantico tipico dei film rosa, ma sarà chiara e lineare e accompagnerà i personaggi per tutto il corso della storia. Ci saranno richiami a ciò che è accaduto prima; un contesto in cui i protagonisti si muovono e un obiettivo a cui gli amanti tenderanno per tutte le pagine del romanzo. Insomma, chi ama il genere avrà di che bearsi e si troverà davanti a scene che gli faranno battere il cuore e lo faranno anche sospirare… in altri modi, diciamo.
Chi invece dovesse avere la spiacevole fortuna di imbattersi in un “libro” pwp non potrà bearsi di tutto ciò ma potrà solo “godere” di più misere soddisfazioni. E no, non ho usato a caso il verbo godere.
La trama nei pwp è appunto inesistente, tutto quanto gira intorno a un letto. I personaggi non hanno passato oppure lo hanno ma è indecifrabile, non hanno un futuro, non hanno alcun desiderio se non quello di soddisfarsi carnalmente momento per momento e gli episodi, rarissimi, svolti fuori dalla camera da letto sono così veloci e inafferrabili da risultare invisibili.
Insomma, di cosa è composto un romanzo pwp? Mi prendo la licenza poetica di dire che è composto da caldi e umidi sospiri.

PERSONAGGI

Nei romanzi rosa, i personaggi non sono molti e di solito sono semplici. Ci sono lui, lei, l’altro e l’altra. Gli ultimi due svolgono a tutto la funzione del consigliere e dell’antagonista anche se, normalmente, l’antagonista in questo tipo di romanzi è soprattutto il tempo o la distanza sociale tra i protagonisti.
In ogni caso avremo personaggi a tutto tondo, che forse ricalcheranno qualche piccolo e consolidato stereotipo, che provano emozioni, hanno desideri e paure, nascondo segreti o si fanno riempire il cuore dalla speranza del cambiamento.
Avremo personaggi, insomma. Alle volte anche ottimi personaggi se l’autore è in grado di costruirli nel modo corretto e se dà loro le giuste spinte.
Quali sono, invece, i moti che accendono il cuore dei personaggi nelle pwp?
La mia esperienza con questi romanzi mi ha portato a notare che i personaggi sono completamente stereotipati e finiscono per somigliare molto più a macchine che ad esseri umani.
Gli uomini sembrano avere problemi gravissimi per quali sarebbe necessaria una visita andrologica molto approfondita; le donne, invece, appaiono quali vittime innocenti  di una pesantissima sindrome di Stoccolma.
A volte, molto raramente in realtà, le parti possono essere invertite in un tentativo di originalità da parte dell’autore.

AMBIENTAZIONE

Partiamo prima dai pwp.
Potremmo usare un’altra sigla in questo caso ossia: AQA, “Ambientazione? Quale Ambientazione?”.
Il luogo in cui si vive, in un libro pwp, è solo la camera da letto spesso neanche descritta nei particolari. I personaggi dove vivono? Non si sa. E’ una casa? Una reggia? Uno scantinato? Normalmente vengono date pallidissime indicazioni al riguardo perché allo scrittore non importa minimamente dire queste cose, gli interessa arrivare al punto della questione che si svolge in camera da letto, o in altri luoghi a piacere, arredata con oggetti che se sono nominati nella descrizione è perché verranno in qualche modo usati dal machio alfa (o femmina alfa) di turno.
Nei Romance la storia è molto diversa. L’azione si svolge anche in camera da letto ma prende piede in altri luoghi dove i protagonisti si incontrano più volte in modo voluto o casuale.
Sappiamo esattamente com’è composta la casa, conosciamo la città in cui vivono e i luoghi che amano frequentare, l’autore ha voluto coinvolgerci in modo più profondo e ci ha presentato località in cui tutti possiamo mettere piede almeno una volta nella vita. La camera da letto è presente, è in parte la protagonista, ma non ruba spazio a tutto ciò che caratterizza la verità della vita quotidiana.

Spero, con l’analisi di questi tre macro argomenti, di aver tracciato una buona linea di demarcazione tra ciò che può essere definito romanzo e ciò che non è nulla più di una fan fiction.

*Volpe

In poche parole

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Il racconto breve è una forma narrativa poco conosciuta e molto spesso bistrattata dagli scrittori in erba o da chi semplicemente desidera dilettarsi con le parole e la prosa.
Il più delle volte si finisce per cedere all’idea che il racconto breve sia una variante, più raffinata, della novella o delle storie che riempiono le antologie delle scuole o che vengono lette ai bambini prima di andare a letto.
Questa definizione, per quanto approssimativa e poco veritiera, ha un fondo di verità.
Dall’alba dei tempi si raccontano storie per radunare le persone, per catturare l’attenzione di un pubblico e trasmettergli le emozioni e le idee del narratore. In simili occasioni non vi era spazio per narrazioni lunghe, per cui si ricorreva a racconti brevi che avessero sia valore ludico che pedagogico.
Piccole storie in cui venivano presentati personaggi definiti con pochi essenziali tratti, coinvolti in episodi rocamboleschi che si concludevano con la vittoria dell’eroe e la sconfitta del malvagio.
Nei secoli, come la storia della letteratura ci racconta, le favole di Esopo e le leggende hanno ceduto il posto a nuovi protagonisti e a nuove forme di narrazione come la novella, famosissime sono quelle di Boccaccio raccolte nel “Decamerone”, per approdare infine, tra ‘800 e ‘900, al racconto breve.
Da Pirandello a Verga, da Buzzati a Calvino passando per autori stranieri come Poe, Wilde, Dickens ed Hugo; la lista di scrittori famosi, padri della letteratura europea ed internazionale, è lunghissima ma basta per riscattare il racconto breve spazzando via l’idea che si tratti di letteratura di categoria B.
Molti sono gli autori grati a questo genere che è un’autentica palestra in cui presentare non solo i propri personaggi, ma cimentarsi anche con tecniche narrative ed espedienti nuovi e azzardare nuovi trucchi.

La caratteristica principale del racconto breve è la brevità: per molti, soprattutto per chi come la sottoscritta ha seri problemi nella sintesi, questo può rappresentare uno svantaggio, ma in realtà i punti di forza superano lo scoglio di dover essere coincisi.
I romanzi di centinaia di pagine hanno trame lunghe ed articolate, personaggi ed episodi per articolati ma che, pagina dopo pagina, rischiano di perdere l’attenzione del lettore che accantona il romanzo per cui ci siamo prodigati così tanto.
Questo rischio viene scongiurato dal racconto breve che non solo si avvale di una trama più semplice, ma ruba al lettore poco tempo invogliandolo quindi a portare a termine la lettura.
La semplicità è un’altra caratteristica fondamentale della narrazione breve: in così poche pagine non c’è spazio per una trama lunga e ricca di colpi di scena, flashback e suspense. L’azione deve essere concentrata e le parole devono riuscire a trasmettere al lettore la stessa intensità narrativa che si percepisce leggendo un romanzo ben scritto.
I personaggi non hanno bisogno di una caratterizzazione particolareggiata e non vanno incontro a nessuna evoluzione nel corso della narrazione.
Ciò che veramente fa affezionare il lettore al proprio personaggio è la capacità dello scrittore di descriverlo con poche parole in grado di tratteggiare in modo accattivante il proprio eroe senza perdersi in lunghe descrizioni.
Cimentandosi in una narrazione breve, lo scrittore in erba, ma anche quello affermato, ha modo di cimentarsi con nuovi generi, provare trucchi nuovi ed azzardare espedienti narrativi mai tentati.
Diatribe_of_a_Mad_Housewife    Il racconto breve ci permette di trattare qualsiasi tema senza alcuna limitazione.
Un tram in ritardo può ispirarci esattamente quanto una partita a nascondino o il volo di un’ape in un bel campo di fiori.
L’ispirazione e la fantasia lavorano a briglia sciolta per produrre una prosa in cui la poesia supera la tecnica e diventa la vera protagonista.
Ciò che davvero conta, nella stesura di un racconto breve, non è la trama, ma la personalità che si dà allo scritto, quel quid che lo rende speciale ed inconfondibile anche tra mille altre storie.

Per scrivere un racconto breve occorre abbondare con la fantasia, non risparmiare la poesia e accantonare la geometria della narrativa.

*Jo