La festa della Salute

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Nell’età moderna pochi eventi influenzarono la produzione artistica e letteraria come la peste: il flagello che ripetutamente si abbatté sul continente europeo mietendo vittime senza alcuna distinzione tra ricchi e poveri, giovani ed anziani, uomini e donne.
Tuttavia la pestilenza che ha maggiormente colpito ed influenzato la cultura seicentesca fu quella che, nel 1630, colpì il Bel Paese e le maggiori città europee: è l’epidemia che si prenderà la vita di Don Rodrigo nel romanzo “I promessi sposi“, che strapperà alla sua città il pittore Tiziano e costringerà le gondole veneziane a rivestirsi della livrea nera che tutt’ora conservano.

La storia di Venezia si intreccia spesso con quella della peste che, nella Serenissima così come in Europa, ha mietuto un gran numero di vittime riducendo drasticamente la popolazione. Non a caso furono i veneziano che, per prevenire il più possibile il contagio, introdussero la pratica della quarantena: un periodo di quaranta giorni che prevedeva l’isolamento delle navi in arrivo al fine di contenere eventuali focolai.
Tuttavia, la contumacia non era sempre una misura di sicurezza sufficiente e quando la pestilenza tornava a fare vittime tra le isole della laguna, i veneziani ricorrevano al cielo per ottenere la protezione che le precauzioni degli uomini non erano riusciti a garantire.
Vengono così erette la chiesa del Redentore, come voto per la fine della pestilenza che nel 1557 colpì la città uccidendo circa un terzo della popolazione, e la chiesa della Salute, o Santa Maria della Salute, in seguito alla drammatica epidemia del 1630.

Se vi trovate a Venezia tra il 18 e il 22 novembre potrebbe capitarvi, camminando tra le calli del sestiere di San Marco, di imbattervi in un ponte di legno di dimensioni modeste che, in maniera impertinente, si getta da un lato all’altro del Canal Grande imitando gli altri due ponti, Accademia e Rialto, che collegano le due sponde del canale: una passerella che, sostenuta da una serie di zattere, collega il Sestiere di San Marco a quello di Dorsoduro permettendo ai veneziani di raggiungere in poco tempo la Chiesa della Salute: il tempio votivo che il senato veneziano, con il beneplacito del Doge, eresse nel 1631 in seguito alla fine della pestilenza che, tra le sue vittime, privò la città del pittore Tiziano.151356j49_1188703554545151_1348157290_n
Da allora, dieci giorni dopo la festa di San Martino, i veneziani si recano in pellegrinaggio tutti gli anni alla chiesa della Salute e davanti all’icona sostano in preghiera accedendo una candela.
Un appuntamento imperdibile che fa sì che questa chiesa, solitamente ignorata e poco frequentata durante il resto dell’anno, si trasformi in una vera attrazione non solo per i veneziani che accorrono a rinnovare la propria affezione alla Madonna, ma anche per i turisti e i curiosi che, attirati dal trambusto e dalle bancarelle, vengono letteralmente traghettati dai fedeli verso le porte del santuario.

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Ad accogliere il visitatore, appena varcato una delle tre porte dell’ingresso, c’è l’altare maggiore al centro del quale è custodita l’icona cretese, oggetto della devozione dei veneziani, a cui fanno da cornice un gruppo di statue tra cui si distinguono, sulla sommità, Venezia impersonata da una donna inginocchiata, la Vergine Maria al centro intenta a scacciare la Peste che, incalzata da un angioletto, si allontana da Venezia e dalla popolazione.
La festa della Salute è, insieme a quella del Redentore che si festeggia a luglio, una delle tradizioni più radicate e famose di Venezia: un impegno e un gesto di venerazione e affetto che annualmente i veneziani rinnovano contagiando con la loro devozione anche i curiosi.

Ma non finisce qui! Come ogni festa popolare che si rispetti, anche la ricorrenza della festa della Salute ha le sue usanze più goderecce tra cui si annovera la “castradina“: un piatto tradizionale, che si consuma alla vigilia della festa, a base di cosciotto di montone, affumicato e stagionato, a cui si abbina una zuppa con foglie di verza, cipolle e vino. Se i vostri gusti sono meno ricercati, o semplicemente volete mangiare qualcosa di più leggero o veloce da consumare, le bancarelle che circondano la chiesa e fanno da cornice alle calli e ai campi sicuramente riusciranno a soddisfare le vostre esigenze con una vasta offerta di dolciumi (dalle frittelle allo zucchero filato senza dimenticare mele e frutta candita) e altri spuntini che renderanno la vostra passeggiata decisamente più gustosa.

*Jo

Venezia: un’immagine da cartolina

E’ facile capire già dal titolo quale sia l’argomento che tratteremo in questo nuovo articolo dedicato a Venezia. La gondola è senza dubbio una delle immagini che meglio rappresentano la Serenissima ed è pressoché impossibile trovare una cartolina di Venezia senza l’immancabile imbarcazione affusolata e il suo fedele gondoliere. Attualmente la gondola è usata soprattutto come mezzo di trasporto per i turisti, ma le sue funzioni vanno da imbarcazione per il trasporto di merci e persone a vera e propria barca da competizione ed ogni anno nel Canale Grande si svolge una regata storica in cui si sfidano le rapide gondole e i loro allenati equipaggi.

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La storia della gondola è vecchia quasi quanto Venezia stessa e, in quanto imbarcazione tradizionale, il suo aspetto è mutato in armonia con i cambiamenti che hanno caratterizzato la storia di Venezia. Sapevate, per esempio, che la gondola non è sempre stata di quel color nero pece che ormai è celebre in tutto il mondo? Fu il Magistrato delle Pompe, un organo del governo veneziano, a decretare che queste imbarcazioni si vestissero come a lutto e da allora il nero è rimasto come colore ufficiale. Per anni gli storici sono stati concordi nell’affermare che questo decreto, fatto a cavallo tra il 1500 e il 1600, fosse davvero una sorta di lutto, un modo per la città di ricordare e commemorare le vittime della peste (tra cui il celebre pittore veneziano Tiziano). Ricerche più recenti hanno invece portato alla luce che la decisione del Magistrato delle Pompe di imporre il colore nero alle gondole, non fu per omaggiare i morti della pestilenza, ma per contenere l’eccessivo sfarzo e l’opulenza con cui i nobili agghindavano le loro imbarcazioni private, scopo del Magistrato delle Pompe, la cui influenza si fece più forte sotto l’inquisizione tra ‘500 e ‘600, era appunto quello di sorvegliare e legiferare sugli usi e i costumi del popolo veneziano, contenendo il più possibile l’eccesso degli aristocratici salvaguardando non solo il decoro della città, ma anche le anime dei veneziani dal peccato di superbia. Qualunque sia la verità, o comunque vi piaccia pensarla, dal 1500 la gondola non abbandonò più la sua veste nera e ancora oggi continua a sfoggiarla con orgoglio ed eleganza tra i canali di Venezia.

20160411_154434Altro fatto interessante, che ci racconta di un diverso impiego della gondola, è che inizialmente queste imbarcazioni erano coperte da una struttura chiamata felze che nascondeva i suoi passeggeri non solo dai freddi venti che si infilavano tra i canali, ma anche dagli sguardi indiscreti che potevano cercare di spiarli. Era una vera e propria piccola roulotte acquatica: una stanza essenziale, ben sigillata da piccole finestre corredate con veneziane e tendine, in cui si trovavano cuscini, specchi e tutto il necessario per trasformare la gondola in un piccolo salotto. Oggi questa copertura è stata rimossa perché, per quanto affascinante, limita la visuale del gondoliere rendendo la navigazione troppo pericolosa.

Ultima, ma non meno importante, caratteristica della gondola è  il pettine che gagliardo si staglia a prua: una specie di “S” da cui si dipartono delle linee asimmetriche. Questo ornamento caratteristico, amichevolmente chiamato fèro (ferro), rappresenta Venezia con i suoi sestieri, i canali e le isole. Il corpo centrale, sinuoso e largo, è il Canale Grande con il Ponte di Rialto e se guardate attentamente in alcune dovreste anche vedere un copricapo: è il corno del Doge, la corona anticamente portata dal signore di Venezia. Sotto questa lunetta, che sembra disegnare l’ansa di un canale, ci sono sei piccoli denti che rappresentano i sestieri di Venezia:  Cannareggio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Marco, San Polo. Il dente che solitario si staglia sull’altro lato della “S” rappresenta la Giudecca e, secondo le interpretazioni più recenti, Murano, Burano e Torcello.

Personalmente mi sento di consigliare un giro in gondola, cercando però i gondolieri che offrono questo servizio lontano dal Canal Grande e da San Marco: non solo avete maggiore possibilità di ottenere uno sconticino, ma avrete anche l’opportunità di scoprire una Venezia che non si può vedere passeggiando per le calle.

*Jo

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