Grimorio

.: SINOSSI :.

Nel folclore di tutte le culture, in ogni tempo e in ogni luogo, abita la figura tormentata della strega: una donna dotata di poteri che si credeva le fossero stati donati direttamente dal demonio, con cui era in comunicazione, e che venivano utilizzati per nuocere il prossimo. Sebbene abbia origini antichissime, in occidente la figura della strega conosce il suo periodo più terribile a partire dal 1200, quando la Chiesa comincia a far circolare i primi documenti che attestano la presenza di donne dedite al culto del maligno e iniziate alle arti magiche. Da quel momento fino al XVII secolo, le donne considerate “pericolose” o “disturbanti” per la comunità venivano accusate di stregoneria, torturate e messe al rogo. Nell’Ottocento, però, il personaggio della strega viene rivalutato grazie ad alcune opere storiche e letterarie.

Grimorio non ha altra pretesa se non proprio quella di raccogliere testimonianze e racconti su questa figura magica troppo spesso denigrata ingiustamente. Curioso notare come numerosi testi presenti in questo volume siano stati scritti proprio da autrici, spesso sotto pseudonimo maschile. Alcuni racconti avranno come protagoniste le streghe in carne e ossa, in altri la loro presenza sarà solamente un velo impalpabile che cala sui protagonisti inconsapevoli tramite qualche sortilegio o qualche magia. Documenti e testimonianze storiche saranno una parte importante di questo libro, per mostrare cosa accadeva per davvero durante i processi di stregoneria e le condanne inflitte alle accusate.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una combinazione vincente di racconti, lettere estrapolate dall’epistolario Demonologia e Stregoneria di Sir Walter Scott e splendide illustrazioni accoglie il lettore deciso a gettarsi a capofitto tra le pagine di Grimorio.
Il testo, che vale la pena di essere acquistato e letto anche solo per la splendida e dettagliata prefazione di Giulia Ciarapica, è un tuffo nella storia della stregoneria analizzata tramite racconti d’autore e brani estrapolati da opere più lunghe. Si tratta di un libro diviso in sezioni, ciascuna dedicata ad un preciso aspetto della stregoneria dalle congreghe, le “coven” all’inglese, fino alle figure contraddittorie dei cacciatori di streghe cui sono dedicati tre racconti piuttosto forti che mi hanno colpita nel profondo.
Sono le lettere di Sir Walter Scott a introdurre ciascun argomento: l’autore, con una penna meravigliosa, è la vera guida del testo. Walter Scott racconta la stregoneria con l’occhio di uno scienziato attento e critico, e l’autore non risparmia niente a coloro che, venuti prima di lui, hanno accusato e torturato persone che lui ritiene evidentemente innocenti. Uno dei pregi più grandi di Grimorio è stato quello di incuriosirmi riguardo questo autore e penso proprio di recuperare al più presto il suo epistolario, sempre che sia reperibile.

Altrettanto interessante è stata la premessa di Ciarapica: lo stile è semplice, didascalico eppure mai banale o noioso. Il ragionamento dell’autrice si segue con facilità e curiosità tanto che alla fine si ha quasi la sensazione che la premessa sia durata troppo poco.
Con la sua premessa, Ciarapica è riuscita non solo a incuriosirmi riguardo al tema in oggetto ma anche rispetto ad altre opere, tra le quali Donne che corrono coi lupi, da lei citate per spiegare, e a volte smontare, credenze e stereotipi che caratterizzano la figura della strega.

L’argomento stregoneria è affrontato quindi sia in maniera diretta sia in maniera indiretta tramite i racconti selezionati dagli editori.
Dare un giudizio su un insieme tanto abbondante e vario di autori non è solo difficile ma è anche scorretto: i racconti provengono da epoche diverse, paesi diversi, culture diverse e sono passati tra le mani di traduttori diversi che sono quasi sempre riusciti a rendere loro giustizia, pur con qualche eccezione. La scelta dei racconti comunque è buona, anche se a volte un po’ caotica: accanto a racconti prettamente horror come possono essere il gatto nero, di Escamilla, o la strega della palude, di Marriot-Watson ce ne sono altri più leggeri e con una morale ben evidenziata che li fa rientrare nella categoria di racconti dedicati all’infanzia, come ad esempio Testadipiuma, di Hawthorne.

La raccolta è stata curata benissimo: è di gran valore per chi desidera avvicinarsi all’argomento stregoneria partendo da un testo leggero e poco impegnativo.
A mio giudizio, la raccolta si merita un 9/10. Le illustrazioni, splendide incisioni disseminate qua e là e sempre a tema con il racconto o l’argomento trattato nella loro sezione, così come la cura dell’edizione rendono il libro un piccolo gioiello.
Mi sento di consigliare a coloro che desiderano approfondire il tema stregoneria due romanzi: il primo è Io sono la strega di Marina Marazza e il secondo Sortilegi di Bianca Pitzorno.

*Volpe

Il libro della vita e della morte

IL LIBRO DELLA VITA E DELLA MORTE

Autore:  Deborah Harkness
Anno:  2011
Editore:  Piemme

.: SINOSSI :.

Quando Diana Bishop, una giovane storica studiosa di alchimia, scopre nella Bodleyan Library di Oxford un antico manoscritto che vi era rimasto celato per secoli, non si rende conto di aver compiuto un gesto decisivo per la sua vita. Discendente da una stirpe di streghe, Diana aveva sempre cercato di vivere una vita normale, da cui la magia era rigorosamente bandita. Ma ora sente che il potere del manoscritto è più forte di ogni sua decisione e, nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a metterlo da parte. Diana però non è la sola ad avvertirne con prepotenza l’attrazione. Perché le streghe non sono le uniche creature ultraterrene che vivono a fianco degli umani: ci sono anche demoni, fantasiosi e distruttivi, e vampiri, eternamente giovani; e tutti sono interessati alla scoperta di Diana. Uno in particolare si distingue dagli altri, Matthew Clairmont, un vampiro, professore di genetica appassionato di Darwin. Il cui interesse per il manoscritto viene presto superato da quello per la giovane strega. Insieme intraprendono il viaggio per sviscerare i segreti celati nell’antico libro. Ma l’amore che nasce tra loro, un amore proibito da leggi radicate nel tempo, minaccia di alterare il fragile equilibrio esistente tra le creature e gli umani, scatenando un conflitto che può avere conseguenze fatali.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Scritto cavalcando l’onda generata dai vampiri della Meyer, la Trilogia delle Anime offre ai lettori un fantasy contemporaneo in cui storia, romanticismo ed elementi fantastici si fondono in un intreccio convincente che soddisfa tanto gli amanti di streghe e vampiri quanto gli appassionati di storia e di filologia.
L’ambientazione, dopo tanta letteratura ambientata oltreoceano, è Europea e Oxford fa da cornice a una trama matura e tutto sommato avvincente che ha, come unica nota negativa, la scelta dei due protagonisti.
La storia è narrata in prima persona dal personaggio femminile Diana Bishop, che fin dalle prime pagine, riesce a risultare antipatico e contraddittorio.
Piccola enfant prodige, la strega viene  presentata come l’erede di una delle dinastie magiche più antiche e potenti del nuovo mondo e sfoggia un curriculum filologico e linguistico da far invidia a J.R.R. Tolkien; nonostante faccia parte di una delle schiatte più illustri della comunità magica, la  giovane precisa e ribadisce a più riprese il suo rifiuto per la magia, salvo poi utilizzarla a poche pagine dall’inizio del romanzo per una motivo piuttosto sciocco.
Altro tratto caratteristico e, alla lunga noioso, è la sua capacità di possedere e saper utilizzare ogni tipo di potere magico immaginabile: dal controllo degli elementi, alle visioni mistiche per finire con la capacità di piegare il tempo e lo spazio per passeggiate tra il passato, il presente e il futuro.
Basta quindi terminare il primo capitolo per capire di avere davanti una Mary Sue ritagliata seguendo perfettamente i contorni della sagoma che, nonostante la sua ribadita intelligenza, riesce a sorprendere con commenti e scelte non solo insensati, ma piuttosto inutili e volti soltanto a creare situazioni completamente prive di pathos e appositamente studiare per alimentare la storia d’amore tra Diana e il misterioso Matthew Clairmont.
Matthew Clairmont è la controparte maschile della storia ed è la prova scritta che “Dio li fa e poi li accoppia”. Con un comportamento sempre in bilico tra l’amante premuroso e lo stalker: Matthew è un vampiro centenario che nella sua lunga esistenza ha avuto modo di coltivare svariati interessi divenendo un’eccellenza nei campi in cui si è specializzato; un tratto in comune con la protagonista ma che, nel suo caso, è giustificato dal tanto tempo che il vampiro ha potuto dedicare allo studio e alla pratica. .
La caratterizzazione di Matthew è risultata, a mio parere, più convincente e mi ha permesso di empatizzare con questo personaggio la cui caratterizzazione, che ripropone un Edward Cullen più maturo e immune a crisi adolescenziali di qualsiasi tipo, è stata giustificata in maniera convincente dalla somiglianza del personaggio con i lupi e con la maggior parte dei predatori.
Gli altri personaggi sono, ad eccezione dei familiari stretti dei protagonisti, poco più che comparse che sfilando accanto a Diana e Matthew emergono come funghi da un capitolo all’altro senza alcuna spiegazione, fornendo informazioni e spunti interessanti, per poi sparire lasciando il lettore con un palmo di naso a domandarsi l’utilità di continuare ad introdurre nuovi personaggi ad una cinquantina di pagine dalla fine del romanzo.
Tralasciando la mediocrità dei personaggi e la loro inconsistenza, il romanzo propone una trama interessante che si sviluppa a metà tra un giallo e un fantasy storico.
la descrizione del misterioso Libro della Vita e della Morte, noto anche come Ashmole 782, è una gioia per gli occhi di chi, per studio o per passione, ha avuto il privilegio di poter lavorare con manoscritti e libri antichi e lo stesso vale per la descrizione della biblioteca Bodleiana di Oxford.
La descrizione delle creature che popolano l’universo della Harkness non eccelle di originalità, ma dopo tanta letteratura fantastica gli spunti per razze nuove ed originali cominciano a scarseggiare e, senza farne una colpa agli scrittori, tutto ricorda qualcosa di già letto o visto.
Lo stile con cui è vergato il romanzo è reso apprezzabile grazie a una buona aggettivazione; mentre poco convincente è la scelta del narratore in prima persona, ma tutto sommato la lettura è piacevole e, accantonata l’antipatia per la protagonista, le pagine scorrono ad una velocità impressionante. Molto interessante è la descrizione degli odori su cui la Harkness insiste molto: dopo aver creato un collegamento tra i lupi e i vampiri, l’autrice consolida questo legame accentuando i sensi “da predatore” dei suoi vampiri e facendo sì che anche le altre creature attingano alle stesse percezioni per individuare alleati o nemici o per allenare il proprio intuito.

Il voto che mi sento di dare al romanzo è 8/10: il capitolo conclusivo del romanzo è una sorta di corridoio letterario che suggerisce al lettore che, per arrivare a capo del mistero, dovrà leggere anche L’ombra della notte per sapere qualcosa di più; tuttavia, l’idea di avere a che fare per altre settecento pagine con Diana Bishop e la sua tendenza alla tuttologia mi ha fatto desistere dal cercare il secondo volume.
Consiglio il romanzo a chi è alla ricerca di una storia fantasy con protagonisti più “stagionati” e tematiche un po’ più mature e complesse di quelle proposte dagli Young Adult. La storia d’amore, travagliata e coraggiosa, di Diana e Matthew accontenterà i lettori più romantici, mentre i continui riferimenti alla storia faranno felici coloro che, pur amando le tematiche fantastiche, non vogliono distaccarsi troppo dalla realtà che li circonda.

*Jo

Fiabe Irlandesi

FIABE IRLANDESI

Autore: Yeats
Casa editrice: Newton Compton
Anno di edizione: 2002

.: SINOSSI:.

Poco più di un secolo fa Yeats, la maggiore voce poetica di lingua inglese del Novecento, riuniva per la prima volta nelle due raccolte “Fiabe e racconti popolari delle campagne irlandesi” (1888) e “Fiabe irlandesi” (1892), le favole e i racconti dei più grandi scrittori del suo paese, tra cui Thomas Crofton Croker, Lady Wilde (madre di Oscar), William Carleton, Douglas Hyde, che seppero ben interpretare e rivendicare la validità di una tradizione narrativa popolare autonoma e vivace: una splendida panoramica del folclore irlandese, popolato da spettri, folletti, streghe, diavoli, giganti, gatti magici, druidi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Fiabe Irlandesi è una raccolta dal sapore antico, con la quale Yeats dipinge un’Irlanda avvolta dalla più dolce delle magie: il folklore.
Folletti, sirene, spiriti, fantasmi ed eroi del passato animano le pagine di questa raccolta portando il lettore nel vivo della tradizione favolistica Irlandese: le fiabe qui trascritte sono riportare da Yeats così come sono state a lui raccontate.
L’autore fa un ottimo lavoro di raccolta, sistemando le storie per argomento e dà al suo lettore tutti gli strumenti necessari per capire ciò che sta andando in scena: brevi, quanto esaustive, note accompagnano ciascuna favola; alcune si limitano a tradurre termini dal gaelico, altre invece sono note storico-culturali.
Ogni favola ha un suo significato: alcune sembrano atte ad istruire i giovani su quali comportamenti siano accettabili e quali no; altre invece provano a dare una giustificazione a fatti altrimenti inspiegabili. Così, quando un ragazzo scapestrato mette la testa a posto nel giro di una notte, ecco che gli Irlandesi tirano in ballo i folletti e le loro magie; quando qualcuno raccoglie una enorme fortuna nel giro di poco, si scomodano grandi eroi o santi che premiano chi è puro di cuore.

Lo stile dell’autore è semplice ed esaustivo, l’unica pecca vera e propria del libro è l’edizione: sembra poco curata ed è piena di errori ortografici, specialmente mancano spesso gli accenti, cosa che rende la lettura difficoltosa.
E’ impossibile giudicare il repertorio culturale di un popolo, quindi mi astengo dal dare un voto numerico alla raccolta.

*Volpe

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans

LONELY SOULS: LE STREGHE DI NEW ORLEANS

Autore: Andrea Romanato
Casa editrice: Self Publishing
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un’aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest’ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un’altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell’incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

E’ un romanzo pieno di potenziale che, forse, non è stato sfruttato a pieno.
L’autore ha idee ottime e brillanti ed è riuscito a creare un Urban Fantasy degno di questo nome: nella realtà di Andrea Romanato, il nostro mondo e quello fantastico si incontrano, e soprattutto si scontrano, sullo sfondo di una atavica lotta tra bene e male.
Il mondo che l’autore ha creato è ricco e vario, purtroppo però è poco raccontato. Ha inserito tanti ottimi spunti che non vengono sviluppati e lasciano molti punti interrogativi al lettore. Questo comportamento è giustificabile: il romanzo fa parte di una tetralogia, immagino quindi che l’autore abbia scelto di lasciare alcune informazioni per i romanzi successivi. Oltretutto, essendo scritto in prima persona, il lettore segue il flusso di pensiero di Erik/Evaline che, essendo una neofita nel mondo delle streghe, conosce poco o niente.
Avrei ugualmente apprezzato qualche rivelazione extra e magari qualche descrizione un po’ più approfondita.
Il romanzo ha il ritmo di una serie televisiva e ha parecchie scene che definirei “alla Tarantino”. La violenza e il sangue macchiano le pagine di questo libro con ritmo incessante. Certo, lo stratagemma dei colpi di scena tende a interessare maggiormente il lettore, ma se si supera un certo limite si rischia di sortire l’effetto contrario e annoiarlo.
Personalmente, avrei preferito meno avvenimenti e più narrazione: ogni capitolo sembra una “puntata” con un inizio, uno sviluppo e una sua conclusione e il romanzo intero potrebbe essere definito una “stagione”. Se l’autore avesse tolto alcuni fatti allungando un po’ la narrazione degli altri sarebbe stato un romanzo davvero vincente: adrenalina e avventura creano un intreccio avvincente in cui c’è spazio anche per l’amore.
Ho apprezzato molto il personaggio di Valentine, anche se non posso aggiungere altro su di lei per non fare spoiler. Al contrario il/la protagonista è un po’ meno interessante: sempre in bilico tra il mary sue/gary stue, Erik/Evaline è il tipico personaggio che sa fare tutto, che attira l’attenzione di tutte le sue comprotagoniste (sì, essendo Evaline in realtà Erik, le relazioni sono tutte omosessuali) e che ha dentro di sé più potere di quanto lo stesso mondo creato dall’autore permetterebbe.
Bisogna far molta attenzione con questo tipo di personaggi perché rischiano di diventare “antipatici”. Anche qui, ha giocato un po’ a sfavore dell’autore il fatto di aver messo tutto in un solo romanzo: forse disperdere certe rivelazioni anche negli altri quattro della saga avrebbe reso meno ambigua la situazione del protagonista.

Personalmente, assegno al romanzo un 7.5/10. Apprezzo la creatività dell’autore e anche il suo stile di scrittura: ha davvero buone capacità. Ho apprezzato un po’ meno la trama e anche le relazioni amorose che sono venute a crearsi nel corso di essa: mi sembra che l’autore sia scivolato un po’ su alcuni stereotipi.
Faccio ancora i miei complimenti all’autore: inventare una ambientazione completa e convincente non è da tutti. Andrea Romanato ha un’ottima fantasia e riesce a sfruttarla bene nei suoi romanzi.
Ho apprezzato molto il dettaglio della caccia alle streghe ai giorni nostri e spero che questo venga approfondito nei romanzi successivi: un ottimo spunto su cui lavorare!

*Volpe

College of Wizardry – In Polonia imparare la magia è possibile!

13094348_668074453332657_304281958336732246_n

Un castello che sembra uscito da una favola slava, aule, dormitori e sfide avvincenti, e poi incantesimi, pozioni e quel pizzico di mistero capace di trasformare un’esperienza come quella del gioco di ruolo in qualcosa di magico.
Il castello di Czocha non è solo un gioiello della storia medievale polacca. Tra le sue mura nasconde uno dei progetti di gioco di ruolo dal vivo (larp) più ambiziosi e avvincenti d’Europa.
Varcato il cancello di questo castello del quattrocento, i visitatori diventano a tutti gli effetti degli studenti della scuola del College of Wizardry, la scuola di magia e stregoneria di Czocha, e esattamente come accade a chi frequenta il primo anno nella celebre scuola di Hogwarts vengono smistati in una delle cinque squadre (il corrispettivo delle case create da J.K. Rowling), ciascuna delle quali ha un proprio simbolo e una propria “filosofia”:

Durentius, simboleggiata da un gallo, si distingue per l’importanza che viene data alla diligenza e al valore.
Molin, simboleggiata da un golem di pietra, insegna ai suoi studenti la lealtà e l’intuito.
Sendivogius, simboleggiata da una fenice, sprona i suoi membri ad agire con coraggio e onore.
Faust, simboleggiata da un drago, incoraggia gli studenti a perseguire la conoscenza e il potere.
Libussa, simboleggiata da un leone, invita i propri membri ad agire con creatività e lungimiranza.

Come nella saga di Harry Potter: i membri delle cinque case potranno accrescere il prestigio della loro fazione guadagnando punti grazie alle attività didattiche previste.
Lo smistamento è solo una delle sorprese che attende gli aspiranti giovani maghi iscritti a questa scuola: in base al livello di esperienza del giocatore, il visitatore potrà interpratare uno studente o, nel caso dei giocatori più esperti, impersonare un docente, un caposcuola o una carica di prestigio all’interno del college.
Tra le attività proposte ci sono ovviamente le lezioni e, tra i corsi offerti, vi sono ovviamente corsi di difesa contro le arti oscure, divinazione e pozioni, mentre tra le attività ricreative non può certo mancare il famosissimo Quidditch.

Ed ora qualche informazione.
L’iscrizione a questo gioco di ruolo ha un costo che oscilla tra i 200 e i 300 euro, possono iscriversi giocatori dal tutto il mondo a patto che siano maggiorenni (alla prima edizione gli iscritti erano quasi 200 provenienti da 11 paesi diversi).
Le campagne durano quattro giorni e nel corso della partita ai giocatori vengono garantiti, oltre al vitto e all’alloggio, anche le divise, gli accessori e i libri di testo.
Maggiori informazioni sugli eventi e sulle modalità di iscrizione si possono trovare sul sito ufficiale del college e sulla sua pagina facebook.

*Jo

10392400_469976586475779_134883824704337672_n

“Expecto Patronum!” – La simbologia degli animali nella saga di “Harry Potter”

Nel terzo capitolo della saga di Harry Potter, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, J.K. Rowling ha introdotto un incantesimo che, fin dalla sua prima apparizione, ha stuzzicato la fantasia dei lettori e che, romanzo dopo romanzo, ha acquistato sempre maggiore importanza assolvendo ai più svariati compiti.
Si tratta dell’incantesimo “Expecto Patronum”, che come funzione primaria ha quella di difendere il mago o la strega che lo evoca dagli attacchi di creature come i Dissennatori o i meno noti Lethifold.
Come per gli altri incantesimi presenti nella saga, anche l’etimologia di questa formula sembra essere latina e si potrebbe tradurre come “Aspetto il patrono” “Aspetto il mio protettore”: un’interpretazione coerente con lo scopo principale del Patronus.patronus
Oltre a proteggere il mago o la strega che lo evoca, il Patronus viene impiegato dai membri dell’Ordine della Fenice per comunicare tra di loro in caso di necessità o pericolo.
Contrariamente a quanto si possa pensare, evocare un Patronus corporeo, che assume cioè una forma animale, è molto difficile e la maggior parte delle persone riesce ad evocare un Patronus incorporeo che assomiglia ad una nuvola di fumo luminescente.
E’ opinione comune che i Patronus si presentino sempre nella stessa forma, tuttavia, in seguito ad una forte emozione, un trauma o un momento particolarmente difficile, il Patronus può cambiare aspetto così come succede a quello di Nymphadora Tonks.

Nel corso della saga sono diversi i maghi e le streghe che dimostrano di saper evocare un Patronus corporeo e per ognuno di essi J.K. Rowling ha scelto con cura l’animale protettore, attingendo alla simbologia celtica, alla tradizione anglosassone, ai bestiari  o all’immaginario collettivo per assegnare a ciascun personaggio il suo patrono ideale.
Il Patronus non è solamente l’animale che protegge il mago o la strega, ma in senso più lato può essere considerato lo spirito guida, il totem, della persona che lo evoca.

.: CERVO :.

Il cervo e la cerva (o il cerbiatto) sono tra i Patronus più gettonati e sono associati a quattro personaggi diversi: James Potter, Lily Potter, Harry Potter e Severus Piton; e rappresentano rispettivamente il principio maschile e quello femminile.
Il cervo è simbolo di rigenerazione e nell’antica Grecia questo animale era sacro agli déi del sole e della saggezza Apollo e Athena: rispettivamente la luce e la purezza. La natura “dominante” del cervo lo rende estremamente territoriale, malgrado la sua natura tendenzialmente riservata, la sua dedizione al branco fanno sì che in condizioni di pericolo esso arrivi a sacrificare se stesso per salvare la propria famiglia.
La cerva, e il cerbiatto, sono simbolo di pace, di benevolenza non che incarnazione di tutto ciò che è dolce e gentile. La cerva è una creatura materna, umile e fiduciosa; la sua presenza ispira calma e aiuta a raggiungere una maggiore consapevolezza di se stessi e del mondo circostante.

.: CANE :.

Per antonomasia il cane è per antonomasia l’animale che incarna i valori di amicizia, lealtà e fedeltà. L’indole di questo animale è altruista e di conseguenza, chi lo ha come Patronus, ha un animo gentile e tollerante.
Il cane non è solo simbolo di amicizia e lealtà, ma è anche il custode per eccellenza.
Nella saga sono due i personaggi legati a questo animale: Ron Weasley (il cui Patronus è un Jack Russel Terrier, un cane specializzato nella caccia alla lontra) e Sirius Black (un cane nero nella sua forma di animagus).
In entrambi i casi la correlazione tra animale e mago non potrebbe essere più perfetta.

.: LONTRA:.

La lontra è un animale di terra e allo stesso tempo è perfettamente a suo agio anche nell’acqua. Per i celti la lontra era l’animale a cui rivolgersi per chiedere aiuto e protezione nei momenti di crisi o di ricerca interiore.
L’indole della lontra rende questo animale incredibilmente allegro e curioso, pur non vivendo in branco, questo animale si distingue per la fedeltà e la lealtà che dimostra verso il proprio partner.
Chi ha questo animale come Patronus si distingue per il suo carattere curioso, deciso, fantasioso e per l’intelligenza vivace: il patrono perfetto per Hermione Granger.

.: CAVALLO :.

Il  cavallo è  un animale fortemente legato al cuore: è per sua natura istintivo, energico, mosso dagli istinti e dal suo amore per la libertà.
Malgrado la sua indole indipendente, il cavallo è un animale “sociale”: fortemente legato al suo branco e agli effetti che lo circondano, per questo motivo le persone che hanno come Patronus il cavallo danno molta importanza alle relazioni e hanno bisogno di sentirsi parte di una collettività e di sentirsi connessi ai membri della loro famiglia o comitiva. Alla luce di queste considerazioni non stupisce che questo animale sia legato a Ginny Weasley che, in quanto membro della famiglia Weasley, è abituata fin da piccola ad essere circondata dalle persone che ama e di cui si fida.

.: LEPRE :.

La lepre è l’animale magico per antonomasia: presso molte culture è diffusa la convinzione che lepri e conigli possano spostarsi da un mondo all’altro. Questa tesi è avvalorata dal fatto che questi animali allo stato brado sono maggiormente attivi all’alba e al tramonto: nelle ore del giorno in cui , sempre secondo la tradizione, gli spiriti sono maggiormente attivi. La loro cautela e discrezione hanno fatto sì che la lepre venisse spesso considerata depositaria dei segreti e della saggezza degli antenati.
Nell’immaginario collettivo lepri e conigli sono legati alla luna e nell’antica Grecia erano associate a Hermes e al suo compito di messaggero.
La natura “lunare” della lepre ha fatto sì che questo animale venisse associata ai mutamenti, ai nuovi inizi e alle energie creative: il patrono perfetto per l’eccentrica Luna Lovegood.

.: PAVONE :.

Il pavone è l’animale associato alla nobiltà, non che all’orgoglio, alla vanità e all’arroganza: tratti che lo accomunano al mago che è in grado di evocarlo che, stando a quanto scritto dalla Rowilng, è Lucius Malfoy.
Come tutti gli animali, anche il pavone ha tanti difetti quante virtù e, se da una parte la sua boria lo annovera tra il più antipatico degli animali, sono molte le culture e le tradizioni che venerano il pavone come uccello sacro simbolo di rinascita, spiritualità e divinità. Presso le comunità paleocristiane il pavone era raffigurato nelle catacombe come allegoria della Resurrezione di Cristo, mentre per i greci questo uccello era considerato sacro e vincolato a Hera, la regina di tutti gli déi. Anche in oriente il pavone gode di una certa popolarità: allevato nei templi era considerato l’animale domestico dei sovrani e aveva il compito di accompagnare le imperatrici nell’aldilà.

.: LUPO:.

Il lupo è il Patronus di Remus Lupin, che si trasforma in lupo mannaro durante le notti di luna piena, e di Nymphadora Tonks. La simbologia del lupo è tra le più complesse e controversie: presso alcune culture del nord America è un animale magico e positivo, nella tradizione nordica si presenta come distruttore e feroce predatore, mentre i miti dell’antica Roma sottolineano la natura materna e protettiva di questo animale.
Il lupo condivide molti tratti in comune con l’indole e il carattere del cane: è leale , nobile, paziente, intelligente e devoto alla propria famiglia e ai membri del suo branco per i quali non esiterebbe a morire.
Chi ha come patrono il lupo è particolarmente portato per l’insegnamento e, il più delle volte, ricopre il ruolo di guida all’interno della propria comitiva. La natura del lupo è sociale e si avvicina naturalmente a quanti si sentono minacciati o hanno bisogno di aiuto.

.: GATTO :.

Il gatto è il Patronus di Minerva McGranitt, non che il suo animagus, e della sua acerrima rivale Dolores Umbridge e, essendo un animale strettamente connesso al principio femminile, nei romanzi della saga compare sempre accanto ai personaggi femminili. Ad un primo acchito sembra assurdo che il gatto accomuni due personaggi così diversi tra di loro, ma in questo caso il Patronus che unisce queste due donne ne evidenzia le differenze caratteriali.
Il gatto è un animale domestico, tuttavia, malgrado si presti volentieri come animale da compagnia ha mantenuto la sua indipendenza e non ha mai perso la sua natura selvatica. E’ un animale curioso, intelligente ed estremamente intuitivo.
In molte culture avere un gatto è di buon auspicio ed è opinione comune che la presenza di questo felino allontani la negatività dalle persone che lo circondano.
La natura schiva del gatto ha anche attirato su questo animale dicerie e credenze poco lusinghiere. Per via della loro natura notturna, nel medioevo i gatti, soprattutto se di colore nero, erano considerati personificazioni del diavolo e i compagni delle streghe.
Il gatto è anche famoso per la sua vanità e per il suo atteggiamento superbo e opportunista.

* Jo

Ehi, le sorprese non sono finite. Clicca qui per saperne di più.

A1g5Dod3bSL

HALLOWEEN- Le origini

640x480_2544_trick_or_treating_2d_cartoon_picture_image_digital_art

La notte del 31 ottobre, in ogni città del mondo accadono cose singolari: piccoli fantasmini svolazzano per le strade inseguiti da simpatici vampirelli e tenere streghette, più raramente è possibile avvistare anche qualche coraggioso lupo mannaro che annusa l’aria notturna (e magari nebbiosa, per creare atmosfera) in cerca di caramelle.
Halloween è ormai diventata una delle feste preferite dai bambini che, in tutto il mondo, si travestono e vanno alla ricerca di dolcetti di ogni tipo, minacciando terribili scherzi se non vengono accontentati.

Ma conosciamo insieme le origini di questa festa che nulla ha a che fare con le nostre abitudini e tradizioni.
Halloween ha le sue origini nella cultura celtica, più precisamente nella festa di Samhain ed era una specie di capodanno dato che l’anno celtico sembra cominciasse proprio il 31 ottobre, con il modificarsi del calendario è cambiata anche la tradizione associata a questa festa.
Da dove deriva, dunque, il nome odierno Halloween? Si tratta di una variante scozzese di “All Hallows’ Eve”, ossia “Vigilia di Ognissanti”.
La famosa tradizione di intagliare zucche deriva da quella più antica di intagliare rape: queste verdure, scolpite con facce spaventose e truci, messe fuori dalla porta servivano per spaventare i demoni e i fantasmi ed impedire loro di far del male a chi abitava la casa. Nel Nord America, tuttavia, le rape furono sostituite dalle più comuni zucche, le quali erano anche molto più semplici da intagliare. def-zucca-halloween
Ancora oggi, questa tradizione resta, specialmente nei paesi anglosassoni, assieme a quella di addobbare la casa con spaventapasseri e bucce di grano duro, tutti materiali usati per scacciare gli spiriti che, tradizione vuole, si risvegliano verso la mezzanotte.
Potrà sembrare assurdo, ma persino la tradizione di “Dolcetto o Scherzetto” ha origini molto più antiche di quanto uno possa immaginare. Nel medioevo, i mendicanti andavano durante Ognissanti a bussare porta per porta chiedendo cibo e promettendo, in cambio, preghiere per i defunti di chi fosse stato tanto gentile da sfamarli.

Oggigiorno, Halloween è diventata una delle feste più comuni e commerciali, ma è interessante vedere come le tradizioni associate a questa festa siano cambiate pur conservando, nascostamente, la loro origine.

*volpe