Cose che (forse) non sai sull’Italia

Per festeggiare il 75° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, abbiamo pensato di raccontarvi qualche curiosità sull’Italia e gli italiani.

1. BIANCA, ROSSA E VERDE
Nato a Reggio Emilia nel gennaio del 1797, il tricolore italiano ha subito nel corso dei secoli numerose modifiche fino a prendere la forma di quello che non tutti conosciamo. Durante il Risorgimento, il tricolore, fregiato dallo scudo sabaudo, diventa l’incarnazione del verso di Mameli “[…]raccolgaci un’unica bandiera, una speme:” presente nella seconda strofa de Il Canto degli italiani. Al termine della seconda guerra mondiale e con la nascita della Repubblica Italiana, lo scudo sabaudo viene rimosso e il 24 marzo 1947 viene messa ai voti la foggia che il tricolore italiano dovrà assumere. Nell’articolo 12 della Costituzione Italiana si trova la descrizione ufficiale della bandiera: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.”.
Spesso considerata una sorella minore della bandiera francese, il tricolore italiano ha spesso rischiato di essere confuso con altri colori cromaticamente simili come quello messicano e quello irlandese. Ma se sulle dimensioni e i colori la Costituzione si è espressa, il motivo per cui vennero scelti come colori il verde, il bianco e il rosso si perde nella storia tra miti, tradizioni ed interpretazioni. Senza dubbio, la spiegazione più bella la diede Domenico Modugno con la sua canzone dedicata al tricolore.

2. LA STELLA, LA RUOTA, L’ULIVO E LA QUERCIA
Due anni di lavoro, due concorsi pubblici e più di 800 bozzetti presentati da aristi professionisti e dilettanti: questi i numeri dietro all’emblema della Repubblica Italiana, che venne realizzato sul progetto di quello presentato da Paolo Paschetto.
Iisibile in tutti i palazzi pubblici e su tutti i documenti ufficiali (come la patente o la carta di identità), il simbolo della Repubblica Italiana è costituito da una stella, una ruota dentata e due rami di ulivo e di quercia.
Quercia e Ulivo: ulivi e querce sono particolarmente diffusi su tutto il territorio italiano e, a livello “superficiale”, richiamano la flora italiana; il ramo di ulivo è il simbolo per eccellenza della pace e incarna il desiderio di un futuro di pace e unità per l’Italia e il suo popolo. Il ramo di quercia, invece, rappresenta la dignità del popolo italiano e la sua forza: la quercia, infatti, è un albero resistente e particolarmente longevo.
La ruota dentata: la ruota dentata, simile ad un ingranaggio, è un riferimento all’articolo 1 della costituzione italiana “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“; simboleggia, dunque, il lavoro e la laboriosità.
La stella: la stella è uno dei simboli italiani più antichi e già in età romana veniva posta sul capo di quella che poteva essere considerata la capostipite delle rappresentazioni dell’Italia.

3. PRIME DONNE
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. (articolo 3 della Costituzione Italiana)
Molte conquiste femminili sono state fatte da “prime donne” italiane: nel 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia fu la prima donna al mondo a laurearsi oggi, nel 2021, Samantha Cristoforetti è la prima donna a capo della Stazione Spaziale Internazionale. In questa parentesi lunga secoli, emergono impreditrici, editrici e fumettiste, ma anche combattenti ed attiviste, partigiane, politiche e vittime che hanno deciso di denunciare pratiche barbare e secolarizzate come quella del matrimonio riparatore. A queste donne sono dedicati i documentari La prima donna che realizzati dalla Rai e in onda tutti i giorni su Rai1 e, in differita, su Rai Play: pillole di tre minuti che confutano stereotipi sulle donne e su quali siano o meno i loro ambiti di competenza.
Purtroppo, nonostante questi bei primati, in Italia permane una cultura e una mentalità che discrimina pesantemente le donne. In ambito lavorativo: le donne hanno ricoprono raramente cariche importanti e, anche quando ciò accade, divario salariale è lampante. Fuori dal posto di lavoro, le donne italiane si scontrano con una politica che non protegge adeguatamente le vittime di stupro, e banalizza le molestie verbali tacciandole come “complimenti”. La violenza di genere è ancora una pratica diffusa: un tabù che le donne stesse, purtroppo, molto spesso non riescono a riconoscere e a denunciare.

4. IL BEL PAESE
Universalmente conosciuta come il Bel Paese, l’Italia attira ogni anno frotte di visitatori da ogni angolo del pianeta. Ma chi coniò questa espressione? Resa celebre dall’omonimo romanzo di Antonio Stoppani, l’espressione venne coniata da due delle tre corone della lingua italiana: Dante e Petrarca che, nei loro scritti, la utilizzarono come una “summa” che descrivesse in poche parole l’equilibrio e la bellezza di una terra ricca di storia e cultura, fregiata da paesaggi mozzafiato e cullata da un clime mite.
Un appellativo meritato? L’UNESCO sembra concordare con il Sommo Poeta e Petrarca: sono infatti 55 i siti italiani inclusi nel Patrimonio dell’Umanità a cui si aggiungono 11 beni immateriali. Nella lista troviamo montagne e spiagge, centri storici e edifici, non che tradizioni come l’opera dei Pupi e la dieta mediterranea.

5. AGGETTIVI ITALIANI
“Partenopeo”, “Polentone”, “Terrone”, “Gabibbo” sono solo alcuni degli aggettivi “italiani” più famosi e diffusi: piccoli stereotipi che, dietro una parola a volte, purtroppo, anche poco amichevole, cercano di immortalare l’atteggiamento di un popolo o le abitudini degli abitanti di una regione. Con simpatia e un po’ di ironia cerchiamo di raccontarvi l’origine di alcuni di essi.
L’aggettivo “partenopeo” è usato per riferirsi a Napoli, alle sue colorate genti e ai tifosi della squadra di calcio della città; l’etimologia del nome, come forse si può intuire dal suono, è greca e deriva dall’antico nome della città che era, appunto, Partènope; a chi, o cosa, facesse riferimento questo nome non è chiaro e, anche in questo caso, le interpretazioni divergono e si intrecciano con miti e leggende, poemi epici e favole.
Aggettivi coniati nel nord Italia, “terrone” e “gabibbo” sono termini nati con una forte connotazione dispregiativa che indicava i meridionali e gli stranieri. L’etimologia della parola “terrone” è legata alla terra e pone l’accento sulle origini spesso umili e contadine dei lavoratori che si spostavano dal sud Italia a Milano e nelle zone più industrializzate del nord. Meno famosa, invece, è l’origine della parola “gabibbo” resa celebre dal famoso personaggio Mediaset. Nata nel porto di Genova come storpiatura di un nome proprio di persona, la parola “gabibbo” veniva utilizzata per indicare i “non liguri” e, in senso più ampio, chi si spostava in Ligura per cercare lavoro.
Lungi dall’incassare soltanto, anche i “terroni” hanno negli anni trovato qualcosa con cui punzecchiare gli stacanovisti del nord Italia che, sopratutto se originari della Lombardia, venivano, e ancora oggi vengono, definiti “polentoni” per via del loro consumo smodato di polenta che, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, accompagna molte delle ricette tipiche di queste regioni.
Oggi, fortunatamente, questi aggettivi hanno assunto una connotazione molto più amichevole e hanno perso quasi del tutto la loro carica negativa e dispregiativa.

6. AZZURRO
Tutti, soprattutto i frances…(scherzo), sanno chi siano gli azzurri e chi non segue né il calcio né le olimpiadi, sa che, quando si parla di azzurri, si parla di Italia. Le interpretazioni più poetiche parlano di un richiamo al mare e al cielo italiani, quelle più devote parlano di una dedica alla Vergine Maria; la verità è che, nonostante siano passati 75 anni dalla fine della monarchia, qualcosa del retaggio sabaudo è restato divenendo un simbolo non ufficiale della Repubblica Italiana. Nel linguaggio araldico il Blu Savoia indica il potere e il comando ed è per questo presente nello Stendardo del Presidente della Repubblica Italiana e in quello del Presidente del Consiglio dei Ministri. In tonalità più chiare e tendenti al blu è presente come una sciarpa azzurra nelle uniformi degli ufficiali delle forze armate e dei presidenti delle province italiane.

7. DIAMO I NUMERI
Tra record e “voti di incoraggiamento” ecco alcuni numeri “italiani”.
55 siti iscritti al Patrimonio dell’Umanità UNESCO a cui si aggiungono 11 beni immateriali per un totale di 66: un primato unico mondiale.
Altro primato mondiale detenuto dall’Italia è quello dei riconoscimenti DOP, IGP e STG: 23 tra vini, formaggi, preparati da forno ma anche frutta e verdura.
L’Italia è uno dei bacini di biodiversità più importanti del continente europeo: si tratta di specie autoctone, e aliene, di piante ed animali; un patrimonio non meno importante e fragile di quello artistico e culturale.
Gli azzurri della nazionale di calcio e della under 21 hanno vinto 4 mondiali e 5 europei, questi risultati vengono, tuttavia, eclissati dalle eccellenze italiane premiate con il premio nobel. Con i suoi 9 nobel (soprattutto per la fisiologia o medicina e la letteratura) l’Italia è nella top ten dei paesi che hanno ottenuto negli anni più riconoscimenti.
Secondo i dati ISTAT del 2018, la regione italiana con più siti culturali (musei, aree archeologiche, collezioni,…) è la Toscana, seguita da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Lazio e Veneto: si stima che, annualmente, il patrimonio artistico culturale italiano mobiliti quasi 130 milioni di visitatori.

*Devyani


Ragazzo Italiano

RAGAZZO ITALIANO
Autore: Gian Arturo Ferrari
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano riformista. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo. Nella storia di “Ragazzo italiano” si riflette la storia dell’intero Paese, l’asprezza, la povertà, l’ansia di futuro, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma determinata a proiettare progetti e sogni oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è la molla di promozione sociale, e l’avvenire è affollato di attese e promesse. Un’Italia ancora viva nella memoria profonda del Paese, nelle peripezie familiari di tanti italiani.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo che può essere definita “un’autobiografia fantasiosa”, quello di Ferrari. L’autore racconta la particolareggiata vita di un bambino – poi ragazzino e infine ragazzo pronto ad affacciarsi all’età adulta – durante il secondo dopoguerra: con attenzione analizza tutti i cambiamenti culturali e sociali che inevitabilmente impattano anche sulla vita di Ninni, che riacquisterà il proprio vero nome con l’arrivo della maturità, e della sua famiglia.
Con uno stile semplice ma non privo di delicatissime descrizioni, Ferrari accompagna il lettore in un tempo non molto remoto, ma comunque molto diverso da quello in cui viviamo oggi: sicuramente i lettori più navigati rivedranno tra le pagine dell’autore la propria infanzia; mentre quelli più giovani, come me, avranno l’occasione di scoprire, grazie alla buona compagnia di Ninni, un mondo molto diverso.

Penso che il pregio più grande di questo romanzo sia proprio quello della chiarezza: tutto è raccontato, spiegato, in modo così vivido da essere reale. E’ evidente che l’autore abbia trasportato sulla carta il proprio vissuto, i propri ricordi e le proprie conoscenze così da rendere le proprie pagine tremendamente vive.
Il libro è diviso in tre parti, il bambino, il ragazzino e per ultimo “il ragazzo”; per caso, o forse volutamente, ciascuna parte non indaga solo i cambiamenti che avvengono nella mente e nel cuore di una persona, ma anche quelli che coinvolgono la società: la società rurale, campagnola e famigliare delle prime pagine lascia spazio ad una realtà aperta e cittadina che nelle ultime pagine diventa addirittura internazionale. Si parla di progresso, di innovazione, di cambiamenti e di paure: penso sia un libro in cui ci si possa facilmente riconoscere.
Particolarmente interessante ho trovato la dettagliata descrizione della scuola elementare, delle medie e poi del ginnasio e del liceo: le diverse personalità dei professori e quanto queste abbiano influito sulla vita del protagonista mi ha dato modo di riflettere sull’importanza di queste figure nella società contemporanea.

A mio avviso, il romanzo merita un voto piuttosto alto: 9.5/10. E’ un romanzo allo stesso tempo semplice e complesso, penso possa essere una buona lettura sia per gli adulti sia per ragazzi più giovani, se sono interessati ai temi trattati e non si fanno spaventare da lunghe descrizioni e pochi dialoghi.
E’ un libro che spinge alla riflessione, quindi non adatto a chi vuole una letture semplice e di puro svago o intrattenimento.
Mi sono approcciata alla lettura di questo libro grazie al gruppo di lettura #LeStregheDelloStrega, che ringrazio tantissimo perché forse da sola non avrei neanche provato!

*Volpe