Obsidio. (The Illuminae Files #03)

OBSIDIO (THE ILLUMINAE FILES #03)

AUTORE: Amie Kaufman e Jay Kristoff
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO: 2018

.: SINOSSI :.

Asha Grant è approdata su Kerenza per sfuggire al suo passato. Peccato che questo l’abbia appena raggiunta. La ragazza è sopravvissuta all’assalto della BeiTech e da quel momento collabora in incognito con i pochi, disperati, coraggiosi membri della resistenza mentre, nel frattempo, si domanda cosa fare del segreto che tiene nascosto. L’ultima cosa che immaginava era di doversi preoccupare del suo ex, Rhys Lindstrom, appena sbarcato sul pianeta e più bello che mai nella sua uniforme BeiTech nuova fiammante. Chi può dirle con certezza se il ragazzo sarà per lei una via d’uscita o la garanzia che non se ne andrà mai viva da quel sasso congelato? Asha non è l’unica nei guai: la banda di sopravvissuti guidati da sua cugina Kady sta tornando su Kerenza, ma non ha abbastanza ossigeno per il viaggio. Oltretutto dietro l’angolo potrebbe anche esserci il rischio di un ammutinamento, ma non saranno certo queste inezie a fermare il Gruppo Illuminae. Purtroppo il tempo non è dalla loro parte. La BeiTech ha pianificato lo sterminio di tutti i civili su Kerenza ed è a un passo dal realizzarlo: soltanto un miracolo può salvarli. E i miracoli, lo sanno tutti, sono soltanto probabilità statistiche… o no?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Obsidio è il terzo capitolo della serie “Illuminae” e, di fatto, porta a termine un lungo viaggio intergalattico durato, per noi lettori, tre anni.
Come tutti i libri di questa serie, Obsidio si legge letteralmente tutto d’un fiato. Con i due capitoli precedenti, condivide anche lo stile: chat, e-mail, comunicati e trascrizioni di video compongono un libro che, di fatto, si presenta come un vero e proprio dossier.
A mio avviso, tuttavia, è migliore rispetto ai precedenti.
Tra la solita storia d’amore travagliata e ragazzini superbelli, superintelligenti e superqualsiasicosa, Asha Grant spicca per la sua totale normalità.
E’ una giovane donna che, sostanzialmente, vuole solo portare a casa la pelle. E’ caratterizzata molto meglio rispetto alle protagoniste precedenti, nonostante lo spazio per l’introspezione sia molto limitato se non del tutto assente, proprio perché risulta una persona come tutte le altre: ci si può facilmente immedesimare in Asha, nelle sue paure e nelle sue speranze e soprattutto nei suoi ideali, che sono quelli che le hanno permesso di sopravvivere fino al giorno in cui si svolge la vicenda.
La trama, come sempre, è molto accattivante. In questo romanzo non c’è soltanto un viaggio interstellare, un must per questa saga: buona parte della vicenda ha luogo su Kerenza IV, pianeta da cui tutto ha avuto iniziato.
Colpi di scena si susseguono, a volte in modo un po’ eccessivo e soprattutto poco sensato, fino a condurre il nostro gruppo di amici sul pianeta dove prendono parte a una sanguinosissima battaglia.
Immagino che l’escamotage di usare “falsi documenti” per la stesura del romanzo sia servita agli autori anche per togliersi dall’impiccio di dover descrivere alcune scene di battaglie spaziali che, naturalmente, sarebbero state davvero complicate da gestire.

Nel complesso, mi sento di dare al romanzo un 8/10. Rispetto ai primi due capitoli l’ho trovato nettamente migliore.
Meno parolacce e meno chat, sostituite invece da parti più descrittive e di narrazione vera e propria; una protagonista più matura e umana; ambientazioni diverse e innovative, mi hanno portato ad alzare il voto di questo romanzo.
Consiglio l’intera saga ai giovani lettori che, sicuramente, troveranno sia grazie alla forma sia grazie ai personaggi, un mondo a cui appassionarsi.
Obsidio è la degna conclusione di una buona saga per ragazzi. Il finale, soprattutto, permette di continuare a sognare ancora un po’, di immaginarsi tra le stelle cullati dal motore di una nave spaziale.

*Volpe

Notte di San Lorenzo – Storie e Leggende

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La notte tra il 9 e il 10 agosto è sempre stata una notte magica sia per gli adulti sia per i bamini: ritrovarsi a guardare tutti insieme il cielo alla ricerca di stelle cadenti per confidar loro i nostri desideri è il miglior passatempo per far scorrere in fretta questa notte estiva.
Se per noi è un momento di gioia, tuttavia, non è sempre stato così e oggi andremo insieme alla scoperta di alcune favole e leggende legate alle stelle che scivolano nella notte.

Partiamo dal mito che gli antichi greci avevano messo alla base di questo strano fenomeno: il mito di Fetonte, figlio di Apollo.
Si racconta che il giovane e bel figlio di Apollo, per dimostrare al compagno di avventure Epafo che era davvero figlio del dio del sole, implorò il padre di lasciargli guidare il proprio carro. Tuttavia, una volta che ne ebbe il controlo, Fetonte non fu in grado di percorrere il tragitto che il padre prendeva ogni giorno per far sorgere il sole sul mondo: volò troppo in alto dando fuoco a parte del cielo creando la via lattea; fece cadere palle di fuoco sulla Lubia rendendola deserto; riempì gli uomini di cupo terrore tanto che essi chiesero a Zeus di intervenire. Il vecchio re degli dei fu costretto a colpire il ragazzo con un fulmine ed egli precipitò creando una striscia di fuoco nel cielo.
Da quel giorno ogni anno, quando l’estate di fa più calda, per ricordare la morte del giovane, le sue sorelle, ossia le pleiadi, piangono dal cielo e le loro lacrime si tramutano in stelle che scivolano lungo la volta celeste.

Spostandoci un po’ più a Est, per la precisione nell’Antica Cina, si può notare che le stelle cadenti avevano, secondo quanto riportano gli astrologi cinesi, una valenza quasi politica: ogni volta che nel cielo venivano avvistate le stelle cadenti, non c’era alcun dubbio sul fatto che si dovesse temere qualcosa di male. Assedi, guerre o cadute e crisi di governo che fossero, gli astri che noi oggi elogimo erano segno di profondo malaugurio.

Non solo in Cina, però, le stelle cadenti vengono viste come segnali negativi: nell’antica India, le stelle cadenti vengono viste come demoni dall’aspetto di donna con i lunghissimi capelli, ossia la coda della cometa, sciolti che segnano il loro passaggio per moltissimi chilometri.
In una versione più recente, e molto simile a una delle tante credenze popolari medioevali, le stelle cadenti sarebbero le anime dei defunti che ascendono al cielo. La sola differenza con il mito cristiano, in effetti, è che secondo il medioevo cattolico si trattava precisamente delle anime dei defunti che dal purgatorio passavano al paradiso per le quali bisognava anche recitare un padre nostro.

Per ultima, analizziamo la versione più classica, dalla quale deriva anche il nome per questa elebre notte.
Il 10 Agosto dell’anno 258 d.C., San Lorenzo fu arso vivo su una graticola. Le stelle cadenti rappresentano in un certo senso sia le sue lacrime, sia le scintille che partivano dalle fiamme.

Per quanto le storie, i miti e le leggende riportate qui siano chiaramente lontane dalla realtà scientifica grazie alla quale questo fenomeno allieta le nostre sere di agosto, è bello, in un certo senso, pensare che possano essere tutte vere.
E voi? Avete una leggenda che vi sta a cuore riguardo le stelle cadenti o una storia che vi siete inventati o vi hanno raccontato da piccoli?

*Volpe

Dolci, dolcissimi baci

Il 6 luglio si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale del bacio, anche nota come International Kissing Day o National Kissing Day. Questa romantica tradizione è stata inaugurata nel 2005, quando una coppia stabilì il record del bacio più lungo (più di 31 ore attaccato l’uno alle labbra dell’altra); da allora il bacio, in ogni sua sfumatura, viene celebrato in questa giornata che istituisce una sorta di San Valentino estivo.1515173_1400978816874057_2071623645_n

L’arte, in ogni sua espressione, ci ha lasciato numerose opere che immortalano questo intimo incontro tra due innamorati e anche l’industria dolciaria ha dedicato a questo gesto un cioccolatino che con gli anni è diventato famoso in tutto il mondo: il Bacio Perugina.

La storia del cioccolatino degli innamorati comincia nel 1922 con Luisa Spagnoli che crea un impasto di granella di nocciola e cioccolata avanzata da lavorazioni precedenti e infine avvolta una nocciola intera. Il cioccolatino così fatto venne chiamato “cazzotto” per via della sua forma che ricordava un pugno chiuso e solo nel 1924 il suo nome cambierà in quello che noi tutti conosciamo. Questo secondo cambiamento nasce dagli episodi grotteschi che si potevano verificare nel momento in cui, entrando in negozio, un cliente avesse chiesto “un cazzotto”, per evitare situazioni tragicomiche si decise quindi di ribattezzare il cioccolatino con la dicitura “Bacio Perugina” a cui, in quell’occasione, venne donato il caratteristico incarto argentato a scritte blu in cui veniva nascosto il cartiglio famoso in tutto il mondo, mentre bisognerà aspettare il 1940 per vedere il rivestimento argentato costellato di tante piccole stelle blu, il tutto impacchettato in un’elegante confezione su cui campeggia una coppia di amanti ispirata a quella del famoso “Bacio” di Hayez.
In soli cinque anni vengono distribuiti cento milioni di Baci Perugina e il successo del cioccolatino ideato da Luisa Spagnoli si trasferisce dalla cioccolateria di Perugia a New York dove, sulla Fifth Avenue, apre il primo negozio Perugina.
Da allora il successo di questa piccola delizia italiana non conosce tramonto e la Perugina continua a stupire i propri golosi clienti regalandogli nuove versioni del loro cioccolatino più famoso.
Nel 2003 un’equipe di pasticcieri Perugina entra nel Guinness dei primati creando il BaciOne: un Bacio Perugina alto più di due metri e largo sette di 5980 Kg.
Anno dopo anno, cioccolatino dopo cioccolatino, cartiglio dopo cartiglio il successo del Bacio Perugina non si arresta e frotte di innamorati chiedono di poter inserire le proprie frasi tra quelle nascoste all’interno della piccola carta argentata a stelle blu, così nel 2009 la Perugina inaugura il progetto “Piacere d’autore” e tutt’ora, andando sul sito ufficiale, si può ordinare una confezione di Baci Perugina personalizzata con i propri dolci messaggi per la nostra metà.

*Jo

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Colei che ci sostenta e ci governa

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Quando si parla di “Giornata della Terra”, i più scorrono in fretta la pagina certi di trovarsi di fronte all’ennesima predica ambientalista. Convinti di aver già letto e sentito tutto quello che poteva essere detto e scritto sul nostro pianeta. Quella che voglio proporvi non è un bolo rigurgitato e stantio di perle filosofiche di bassa lega. Intendo, piuttosto, condurvi alla scoperta della Terra e della natura attraverso gli occhi dei poeti e della letteratura.

Partendo dagli albori della civiltà incontriamo in quasi tutte le culture e le società antiche il culto della Madre Terra: un essere di sesso femminile solitamente ritratta con un seno prosperoso e il ventre gonfio come quello di una donna in dolce attesa. E’ interessante già da qui iniziare a porre l’attenzione su questo fatto. La terra, in tutte le culture del mondo, è una donna ed è una madre: l’unico essere vivente in grado di generare la vita. L’onore di rappresentare la Madre di tutte le cose spetta alla donna che, in quanto genitrice per eccellenza, ha l’onore di essere anche la personificazione della Grande Madre. A questo punto le mitologie prendono strade diverse ed ognuna crea miti e leggende coerenti con la civiltà da cui è stata partorita. Nel bacino mediterraneo si diffonde il culto di Gea, la madre primordiale nata immediatamente dopo Chaos, progenitrice dei titani e degli dei dell’Olimpo. Una madre che, nella mitologia biblica, e nell’iconografia cristiana viene poi mutuata in Eva, il cui nome significa appunto “Colei che dà la vita”, e nella figura della Vergine Maria.
L’idea di Gea, della Madre Terra, sopravvive per secoli e questo culto, di chiaro stampo pagano, viene inglobato nell’idea del Creato. La narrazione biblica è una delle poche che si distacca dal filone della Madre Terra in favore di un creatore maschile che genera le cose e le rende buone ( Genesi 1,1-25)

1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.6Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». 7Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. 8Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 11E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 12la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.14Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno.20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno.24Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: 25Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

L’idea della natura come “cosa buona” sussiste malgrado la contaminazione del peccato e la corruzione dell’uomo. Il Creatore sostiene tutte le sue creature, le riveste di splendore (come nemmeno i grandi re vestono) e si prende cura di tutte le forme di vita. E’ quindi scontato che San Francesco, nel suo cantico, elogi e ringrazi per tutto ciò che circonda l’uomo.

« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

E’ singolare come all’inizio della storia della letteratura italiana vi sia un cantico che non parla d’amore né di eroiche gesta, ma loda, anzi, canta al creato e a tutto ciò che in esso è racchiuso. Il sole che scalda, le stelle che guidano i viandanti, il vento che fa respirare, l’acqua che disseta, il fuoco che illumina, la terra che sostiene e governa circondandoci di fiori e frutti per il sostentamento nostro e degli animali. Persino la morte, acerrima nemica della vita che qui viene esaltata, trova il suo posto tra questi versi e viene chiamata sorella dal cui abbraccio nessun vivente (uomo, animale o pianta) può scappare. Questa concezione della morte come sorella, come necessaria, può apparire macabra e persino drammatica, eppure è proprio la morte a mandare avanti la vita sulla terra: un cerchio in cui la morte trasforma le cose per preparare il terreno a nuovi esseri viventi e a nuove esistenze.

Facciamo un salto di circa 500 anni ed approdiamo nella poesia di Giacomo Leopardi che, per via della sua cultura illuminista e romantica allo stesso tempo, ha con la natura un rapporto a dir poco conflittuale ma che, in linea di massima, si può decisamente definire di ribellione.
Ella è una tiranna, avida di sofferenze che attende i suoi figli come il serpente a sonagli attende lo scoiattolo che da lui scappa. Ella è crudele, non è una madre, non la si può nemmeno chiamare regina, che già sarebbe un complimento. Per Leopardi, al contrario di San Francesco, il rapporto tra uomo e natura è molto più simile a quello che l’uomo contemporaneo ha con il creato. Sfruttare, combattere, accaparrare gioie nel tentativo fallace di sfuggire agli artigli di forze ben più grandi, che puntualmente arrivano a distruggere ciò che con gli arnesi ormai consumati così difficilmente si è costruito. La natura non è Madre, il suo nome non è più né Eva né Gea, ma può essere chiamata come la prima femme fatal: Lilith. Per un’anima raminga, come quella di Leopardi, la Luna e le stelle, che guidavano i passi di San Francesco e illuminavano la notte, non sono niente più e niente meno che astri silenti, luci fredde e impassibili che non ascoltano né capiscono le domande dell’uomo.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

(Canto Notturno di un Pastore errante dell’Asia – Giacomo Leopardi)

Ovviamente in queste poche righe sono stati tralasciati moltissimi poeti e scrittori che hanno reso omaggio o dichiarato la loro avversione verso la Madre Terra. Come al solito, citare tutti non è possibile e si rischierebbe solamente di fare un guazzabuglio di nomi, versi e parole che non renderebbe onore ai padri e alle madri della nostra letteratura.

*Jo