Cose che succedono la notte

.: SINOSSI :.

Questo libro è fatto di buio e di neve. Di un treno nella notte, e di una coppia senza nome che scende in una stazione deserta del Grande Nord. Di un immenso, lussuoso albergo nel cuore di una foresta. Delle sue stanze chiuse, dei suoi infiniti corridoi, dell’isola di luce del suo bar. Dei suoi ambigui ospiti – una vecchia cantante che tutto ha visto, e un losco uomo d’affari con un suo crudele disegno. E ancora, di un sinistro orfanotrofio, e di un enigmatico guaritore. Non tutti gli scrittori avrebbero saputo trasformare questa materia in un avvincente, misterioso romanzo. Ma Peter Cameron, questo nel tempo lo abbiamo imparato, è uno scrittore a parte.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Cose che succedono la notte è un romanzo difficile da giudicare perché è anche difficile da leggere e da capire.
E’ un sogno ad occhi aperti. Il lettore è catapultato nell’opaca, davvero non trovo un aggettivo migliore, vita di un uomo e di una donna che rimangono volutamente anonimi e si muovono in una ambientazione lasciata completamente all’immaginazione. Non si tratta di pigrizia ma di un efficace espediente che contribuisce al complessivo senso di estraniamento.
E’ davvero un libro “fatto di buio e di neve” come promette la quarta di copertina: tutte le scene sono caratterizzate da una tetra malinconia. In un certo senso sembra di essere spettatori di un film muto in bianco e nero dove tutto prende vita solo quando uno dei protagonisti mette piede della stanza.
Il treno che accompagna i due protagonisti fino alla remota località dove hanno prenotato un albergo sembra trasportarli dalla nostra realtà ad una completamente diversa, un po’ come l’auto che in Midnight in Paris porta il protagonista negli anni venti. Solo che, in questo caso, nessuno dei due trova dall’altra parte un sogno: ad aspettarli c’è la tetra realtà di quello che entrambi hanno ignorato per troppi anni. Allo stesso modo, quando il treno esce dalla bolla di irrealtà in cui li ha catapultati, anche la narrazione riprende colore e vigore, come se qualcuno avesse colorato la pellicola.
Come dicevo all’inizio della recensione, è difficile spiegare bene tutto quello che questo romanzo mi ha lasciato perché credo sia uno di quei rari libri che regalano a ciascun lettore un’esperienza diversa.
Come lettrice mi sono sentita profondamente a disagio: avevo la sensazione di stringere tra le dita l’anima di due persone e di spiarle nei loro momenti più intimi e vulnerabili. E’ un romanzo che mi ha fatto profondamente arrabbiare, non perché fosse brutto o perché non sia riuscito, al contrario: mi sono adirata perché era la perfetta rappresentazione di un fallimento.
Le vite dell’uomo e della donna suonano come una lunga bugia e la loro reciproca ritrosia nell’affrontare i problemi dà loro il colpo di grazia. E’ irritante come entrambi i personaggi siano profondamente egoisti e nascondano dietro questo individualismo tutte le proprie colpe.
La fine della lettura lascia sensazioni contrastanti: se da una parte ci si rende conto che quello è il solo finale davvero plausibile, dall’altra mi sono sentita insoddisfatta come se qualcosa mancasse. Però, credo che il profondo senso di mancanza che si sente a fine lettura sia esattamente quello che Cameron voleva trasmettere. Dunque, complimenti, non era semplice.
Lo stile è semplicissimo, scarno e crudo. Cameron ha scelto di togliere le virgolette ai dialoghi rendendo la narrazione ancora più straniante. I personaggi sono pochi e, pur essendo a mala pena abbozzati, hanno una loro strana profondità che attira il lettore. Le pagine volano e improvvisamente ci si trova alla fine del libro anche se lo si è appena iniziato. Non è un romanzo in cui si ha un buono e un cattivo, perché sensazioni positive e negative sono efficacemente mescolate per dare al lettore qualcosa che sia profondamente vero e infinitamente malinconico.

Il voto che mi sento di dare è 8/10, con un po’ di onestà devo ammettere di non essere certa di averlo capito appieno. Come ho già detto, si tratta di un libro con molteplici livelli di lettura che lascia ad ogni lettore qualche cosa di diverso.
Non è stata una brutta lettura, ma è stata malinconica e a tratti quasi deprimente. Il libro racconta esattamente quello che il titolo promette: parla di tutte quelle cose che succedono la notte. Lo consiglio a chi ha voglia di tuffarsi in un romanzo intimista e scuro, a chi non ha paura di soffrire ritrovando se stesso nell’abile penna di Cameron.

*Volpe

Poesia impossibile: Etty Hillesum e la Sorgente dell’amore

Raramente parole come “Shoah” e “amore” vengono accostate: d’altronde come si possono conciliare due termini così in antitesi tra di loro senza scadere nel romanticismo e in un sentimentalismo del tutto inappropriato?
La vicenda umana e spirituale di Esther (Etty) Hillesum (Middelburg, 1914 – Auschwitz, 1943) è una testimonianza unica che, attraverso le pagine di un diario e alcune lettere scritte dalla stessa Etty e pubblicate postume, racconta di un’esistenza fragile e coraggiosa capace di trovare, anche tra gli orrori dei campi di concentramento, la scintilla dell’amore vero.

Etty Hillesum nacque a Middelburg nel 1914 e, durante la sua adolescenza, frequentò il ginnasio di Deventer per poi laurearsi in giurisprudenza e trovare lavoro presso il Consiglio Ebraico: un’occupazione che non era solo un posto di lavoro, ma rappresentava anche una condizione privilegiata che avrebbe potuto permetterle di salvarsi dalla deportazione.
Il trasferimento, dietro sua richiesta, al campo di smistamento di Westerbork, dove prende servizio in veste di funzionario assistendo i detenuti sotto diversi aspetti, fortifica la consapevolezza di Etty sul destino preparato non solo per lei, ma per tutto il popolo ebraico. Questa coscienza viene così vergata sulle pagine del suo diario:

«Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Continuo a lavorare con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato»

Una presa di posizione così coraggiosa fu possibile grazie al lungo lavoro che Etty, guidata dallo psicospirologo Julius Speir (specialista con cui Etty ebbe una relazione amorosa e che, alla fine della guerra, curò le edizioni postume del diario e delle lettere), fece su se stessa e che la vide impegnata, attraverso la letteratura e la scrittura, in un viaggio interiore alla scoperta di se stessa.
Attraverso gli incontri con Spier e alla lettura di autori da lei tanto amati, come Rilke e Dostoevskij, Etty scoprì quella che lei chiama “Sorgente profonda”: Dio; una sorgente, un’impronta che Etty ricosceva tanto in sé quanto in qualunque essere umano a prescindere dalla divisa che indossa o alla “razza” a cui appartiene.
La certezza della presenza di questa sorgente profonda, nascosta nell’intimo del prossimo, portò Etty ad approcciarsi agli altri con uno spirito nuovo, considerandoli come parte di un dialogo tra sorgente e sorgente: tra Dio e Dio.

«Puoi creare quante teorie vuoi, sono persone come noi e a questo dobbiamo aggrapparci in tutte le circostanze, e dobbiamo proclamarlo contro tutto quell’odio»

«Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di Te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di Te. E cerco di disseppellirTi dal loro cuore, mio Dio»

Le pagine più significative e pregne di significato del diario raccolgono riflessioni che colpiscono e commuovono e che, coerentemente con la scelta di Etty di non accettare le possibilità di salvezza che le venivano offerte, raccontano il coraggio con cui ella abbracciò il destino suo e del popolo ebraico.

«Mi si dice: una persona come te ha il dovere di mettersi in salvo, hai tanto da fare nella vita, hai ancora tanto da dare. Ma quel poco o molto che ho da dare lo posso dare comunque, che sia qui o in una piccola cerchia di amici, o altrove, in un campo di concentramento. E mi sembra una curiosa sopravvalutazione di se stessi, quella di ritenersi troppo preziosi per condividere con gli altri un “destino di massa”

«So che chi odia ha fondati motivi per farlo. Ma perché dovremmo sempre scegliere la strada più facile e a buon mercato? Laggiù ho potuto toccare con mano come ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo renda ancora più inospitale»

Etty Hillesum fu deportata ad Auschwitz il 7 settembre 1943 e lì morì, secondo un rapporto della Croce Rossa, il 30 novembre 1943.

Alla luce dei suoi scritti è forte la tentazione di stigmatizzare Etty come una santa dimenticata del nostro secolo, al contrario è proprio dalle pagine da lei lasciate che emerge tutta l’umanità di un’anima fragile, a volte instabile, eppure capace di slanci coraggiosi verso il prossimo in nome di un amore capace di vincere anche l’odio più radicato.
La vicenda di Etty racconta una resistenza esistenziale: un esempio di fedeltà e dedizione al prossimo e al proprio popolo per cui, con umiltà, Etty diede la vita.
La coerenza di Etty alla legge dell’amore verso l’altro, ma ancor di più la sua coscienza di Dio che è origine stessa dell’amore, hanno lasciato nel mondo una traccia indelebile che prova, a dispetto di ogni ideologia, corrente di pensiero o politica, che l’amore vince e sempre vincerà sull’odio e sulla cattiveria.

«La barbarie nazista fa sorgere in noi un’identica barbarie che procederebbe con gli stessi metodi, se noi avessimo la possibilità di agire oggi come vorremmo. […] non possiamo coltivare in noi quell’odio perché altrimenti il mondo non uscirà di un solo passo dalla melma. […]  Per formularlo ora in modo crudo: […] se un uomo delle SS dovesse prendermi a calci fino alla morte, io alzerei ancora gli occhi per guardarlo in viso, e mi chiederei […] per puro interesse nei confronti dell’umanità: Mio Dio, ragazzo, che cosa mai ti è capitato nella vita di tanto terribile da spingerti a simili azioni? Quando qualcuno mi rivolge parole di odio […] non provo mai la tentazione di rispondere con l’odio, ma sprofondo improvvisamente nell’altro, […], e mi chiedo perché l’altro sia così, dimenticando me stessa».

*Volpe e Jo

Un grazie di cuore a Azzurra Urbinati e alla sua paziente, quanto puntuale, consulenza: ci hai tramandato una testimonianza che supera i confini del tempo dello spazio e scuote il cuore dalle radici.

Fonti:
https://www.doppiozero.com/ascolta/etty-hillesum-lo-scandalo-della-bonta
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2018/11/26/news/etty-hillesum-la-ragazza-che-trovo-dio-durante-la-shoah-1.34062846?refresh_ce
https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/shoah-e-nazismo/figure-esemplari-segnalate-da-gariwo/etty-hillesum-15620.html

Il tredicesimo dono

IL TREDICESIMO DONO

Autore:  Joanne Huist Smith
Anno:  2018
Editore:  Garzanti

.: SINOSSI :.

«Mamma, abbiamo perso l’autobus.» È la mattina di un freddo e grigio 13 dicembre, e Joanne viene svegliata improvvisamente dai suoi tre figli in tremendo ritardo per la scuola. Ancora non sanno che quel giorno la loro vita sta per cambiare per sempre. Mentre di corsa escono di casa, qualcosa li blocca d’un tratto sulla porta: all’ingresso, con un grande fiocco, una splendida stella di Natale. Chi può averla portata lì? Il bigliettino che l’accompagna è firmato, misteriosamente, «I vostri cari amici». Mancano tredici giorni a Natale, e Joanne distrattamente passa oltre: è ancora recente la morte di Rick, suo marito, e vorrebbe solo che queste feste passassero il prima possibile. Troppi i ricordi, troppo il dolore. Ma giorno dopo giorno altri regali continuano ad arrivare puntualmente, e mai nessun indizio su chi possa essere il benefattore. La diffidenza di Joanne diventa prima curiosità, poi stupore nel vedere i suoi figli riprendere a ridere, a giocare, a divertirsi insieme. Sembra quasi che stiano tornando a essere una vera famiglia. E il mattino di Natale, mentre li guarda finalmente felici scartare i loro regali sotto l’albero addobbato, Joanne scopre il più prezioso e magico dei doni. Quello di cui non vorrà mai più fare a meno, e il cui segreto ha scelto di condividere con i suoi lettori in questo libro suggestivo, profondo ed emozionante. Il tredicesimo dono riesce così ad aprirci gli occhi sulla gioia che ci circonda sempre, anche nei momenti più impensabili. Sulle sorprese inaspettate che la vita sa regalarci. E sulla felicità improvvisa che tutti possiamo donare a chi ci sta accanto, non smettendo mai di credere nella forza e nella generosità dei nostri cuori.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

È stato un anno duro per la mia famiglia e, leggendo queste pagine, gli occhi si sono velati più di una volta ricordando quei giorni di spola tra casa e il reparto di rianimazione, ma ancor più commovente, e rinnovato motivo di gratitudine, è stato ripensare con affetto alle tante persone che, a modo loro, ci sono state accanto aiutandoci ora un pasto caldo già pronto, ora una lavatrice o una scorta di biancheria pulita e stirata.
Tratto da una storia vera, Il tredicesimo dono regala tredici capitoli dal sapore agrodolce dove l’amarezza per una perdita viene lentamente lenita dall’amore e dalla compassione.
Una stella di natale è l’innesco per una catena di solidarietà che, in pochi giorni, coinvolge e contagia personaggi che, altrimenti, difficilmente riuscirebbero a trovare spazio tra le pagine di un romanzo natalizio senza sembrare inopportuni o meri espedienti per tenere vivo il buonismo che, specialmente nelle feste, permea canzoni, spot pubblicitari, film, e chi più ne ha più ne metta.

Recensire una storia vera è un compito ingrato: come si può esprimere un giudizio sulla vita di qualcuno? Valutare lo stile con cui ha messo su carta le proprie emozioni e il proprio dolore e fermarsi a soppesare ogni pagina alla ricerca di qualcosa fuori posto o che, semplicemente, non ci aggrada?
Non si può.
Ma se questa consapevolezza non bastasse, sappiate che il romanzo di Joanne Huist Smith non ha nulla da farsi perdonare.
In nome di un romanticismo ingiustificato, che premia il carico emotivo di una storia a scapito dello stile e della qualità, gli scaffali hanno accolto libri resi zuccherosi da storie d’amore ricalcate da commedie già viste, sedicenti volumi pseudopsicologici in cui vengono somministrate lezioni per affrontare lutti, malattie e sfide estranee agli autori che di esse scrivono.
Il tredicesimo dono è un cuore che palpita e, se in un primo momento si è tentati di credere che si tratti di una favola originale e ben scritta, basta aspettare qualche capitolo perchè si insinui il sospetto che si tratti di una storia vera e, arrivati alla conclusione e ai ringraziamenti, quell’ipotesi si concretizza strappando un’ultima ammirata lacrima al lettore.
Il mio, ipotetico, voto non può essere che 9,5/10: una storia che ricorderò tanto per le emozioni quanto per gli insegnamenti e gli ispiranti esempi che propone che rendono questa lettura consigliata a chiunque voglia cimentarsi con una storia vera di sofferenza ma, sopratutto, di rinascita e condivisione.

*Jo

Riflessioni di una lettrice resistente

Finalmente, dopo anni di “vorrei ma non posso” e “forse il prossimo anno…”, anche io varcherò l’ingresso del Salone Internazionale del Libro di Torino: un appuntamento che, per lettori, scrittori ed editori è sacro tanto quanto il pellegrinaggio alla Mecca che ogni buon mussulmano deve compiere almeno una volta nella vita.

Come lettrice e come curatrice di un blog a carattere letterario mi sto preparando a questo avvenimento con entusiasmo e un po’ di nervosismo: tante le cose da fare e da preparare, ancor di più le cose da vedere e leggere.
Ovviamente, lavoro permettendo, mi sono tenuta aggiornata sui temi che si affronteranno in questa edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino e ho apprezzato non poco la presenza di autori e case editrici che presenteranno in queste giornate libri e romanzi sulla resistenza italiana e testimonianze sulla Shoah e gli orrori che tutti noi conosciamo.
Mi ha entusiasmato molto meno sapere che, tra le case editrici, ce ne sarebbe stata una dichiaratamente di stampo fascista. Fortunatamente ho appreso questa sera che detto editore è stato, infine, escluso dalla manifestazione e il suo stand è stato smontato e lasciato vuoto (potrebbe essere l’occasione per portarci una rosa bianca? chissà!).

Fortuna che, ogni tanto, qualcuno prende in mano la nostra cara, vecchia Costituzione e si ricorda che, tra le transizioni finali (trovate qui il testo), ve ne è una che vieta la ricostituzione del Partito Fascista e ogni forma di apologia tesa a denigrare o minacciare i valori della democrazia e della resistenza.
Questa memoria, tuttavia, non sembra appartenere al nostro Ministro degli Interni che, in proposito, si è espresso così:

Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passato.” ( fonte Ansa)

Caro ministro,
è vero: siamo nel 2019 ed è assurdo che ci sia ancora chi, dimentico delle centinaia di migliaia di morti causati dalle scelte del partito fascista, acclama Benito Mussolini come il più grande statista italiano.
Siamo nel 2019 ed è assurdo che, in un quartiere romano, l’arrivo di una famiglia di stranieri venga accolta con bandiere italiane alla finestra e manifestazioni che poco hanno a che vedere con i principi su cui si fonda la repubblica che tra meno di un mese festeggieremo.

Caro ministro,
non posso negare di aver fatto il suo stesso pensiero: ovvero che è sbagliato censurare le idee di qualcuno solo perché diverse dalle nostre o da quelle del pensiero comune. Tuttavia, in questo caso, non stiamo parlando di pensieri innocui: stiamo parlando di una mentalità criminale e pericolosa che, come dimostrano i fatti di questi giorni a Roma, rischia di trascinare l’Italia indietro di più di 70 anni!

Qualcuno, memore di quando davvero la censura chiudeva la bocca e legava le mani al popolo italiano, potrebbe dire che è semplicemente la legge del contrappasso e che ciò che si semina prima o poi si raccoglie.
Io non la penso così e, francamente, trovo riduttivo liquidare la questione con un semplice e sbrigativo “chi la fa la aspetti”.

Credo che questa sia un’occasione d’oro per tutti noi per fermarci e riflettere su quanto poco considerata sia la libertà di opinione ed espressione: un regalo che abbiamo ricevuto indegnamente, pagato con la vita da chi voleva consegnarci un mondo libero e di pace.
Questo dono, prezioso e fragile come ogni libertà, lo stiamo sperperando in nome di un relativismo ingiustificato che tutto concede. Le nostre coscienze sono assopite, anestetizzate da una frivolezza che si è sviluppata in seno alla libertà di poter esprimere i nostri pensieri con leggerezza, trasformando gli orrori del passato in barzellette e storielle da spalmare sul web e condividere con gli amici.

Siamo tutti, chi più e chi meno, webeti incapaci di mantenere la nostra opinione e affrontare un dialogo con il prossimo e chi non la pensa come noi.

Non sappiamo più raccogliere una provocazione e rispondere in maniera pertinente a domande essenziali come: quando e se è giusto mettere del limiti alla libertà d’espressione?
Abbiamo relegato gli insegnamenti di giornate fondamentali come il 27 Gennaio e il 25 Aprile nella soffitta della coscienza, insieme ai sentimenti di ribellione e sdegno che hanno tenuto accesa la fiamma della resistenza nelle coscienze e nei cuori dei popoli europei oppressi dal nazi-fascismo.
Abbiamo rinunciato alla speranza che è stata la meta verso cui partigiani e dissidenti di tutto il mondo tendono con il solo obbietivo di regalare ai loro discendenti un mondo giusto.

Caro ministro,
io la sfido a scrivermi, trova l’indirizzo e-mail tra i contatti del blog, per parlare di libertà e resistenza. La sfido a confrontarsi con me, ma sopratutto a spiegarmi cosa l’ha spinta a rilasciare una dichiarazione anacronista e sopratutto incoerente con il panorama sociale e culturale del nostro paese.

Buone letture,


Jo lettrice resistente

Una merce molto pregiata

UNA MERCE MOLTO PREGIATA

Autore: Jean-Claude Grumberg
Casa Editrice: Guanda
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Questa è una favola, e come tutte le favole inizia con C’era una volta. C’era una volta un bosco, in cui vivevano un povero boscaiolo e sua moglie. I due non avevano figli, e se l’uomo era contento, perché questo significava bocche in meno da sfamare, per sua moglie il desiderio di un bambino da amare era quasi doloroso. 
Dopo lo scoppio della guerra, perché nelle favole ci sono le guerre, un treno attraversava spesso il bosco. La moglie del boscaiolo era contenta di veder passare quel treno, il marito le aveva spiegato che era un treno merci. Strane merci, più che altro sembravano persone, a giudicare dalle mani che a volte uscivano tra le sbarre per lanciare bigliettini. Poi un giorno quel treno che la donna ormai crede magico le regala una merce molto pregiata, come a voler esaudire il suo desiderio più grande… Perché la cosa che più merita di esistere, nelle favole come nella vita vera, è l’amore donato ai bambini.

.: IL NOSTRO GUDIZIO :.

“C’era una volta, in un grande bosco, una povera boscaiola e un povero boscaiolo.
No no no, state tranquilli, non si tratta di Pollicino! Nient’affatto. Io, proprio come voi, detesto quella storia ridicola. Quando mai, e dove poi, si sono visti dei genitori abbandonare i loro bambini perché non potevano sfamarli? Ma andiamo…”

Questa storia, questa favola come piace definirla all’autore, inizia con brutale ironia.
Il racconto inizia proprio come una favola e il linguaggio che l’autore utilizza è quello della narrazione per bambini, i temi tuttavia si fanno via più terribili mano a mano che si scorrono le pagine del romanzo.
Amore e morte si danno il cambio, pagina dopo pagina, lasciando il lettore alle sue amarissime lacrime. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale e dell’orrore dell’olocausto, Grumberg ci parla di sentimenti umani, di amore e di redenzione.
La guerra prende la forma di una ferrovia, la forma dell’odio razziale e dell’orrore dello sterminio; la redenzione, invece, è come un bambino possa cambiare il cuore di un uomo.
Il romanzo è diviso in due parti che si intrecciano costantemente e, alla fine, si scontrano: da un lato ci sono la povera boscaiola e la bambina; dall’altro il padre della piccola internato nel campo di concentramento di Auschwitz.
L’autore con concretezza il senso di disperazione che provano i sopravvissuti e la forza, l’unico pensiero positivo, che li spinge ugualmente a lottare e restare in vita anche quando sanno di aver perso tutto.

A questo libro, a questa favola, io posso solo dare il massimo dei voti.
Grumberg parla di cose che conosce. In appendice ha inserito la storia vera che si cela dietro queste pagine con sapore di fantasia: la sua, o per meglio dire quella di suo padre, e quella di una coppia che è salita sullo stesso treno.
Il sentimento e il dolore queste pagine passano al lettore è tanto intenso che ora, anche se ho concluso la lettura da un paio di giorni, ancora sento gli occhi inumidirsi.
Non ho mai letto una prosa così emotivamente carica e spaventosamente disperata: penso che questo sia uno di quei romanzi che vadano semplicemente letti, per non dimenticare.
Non dimenticare che alcune persone hanno reso possibile l’orrore nazionalsocialista e altre, invece, si sono opposte: hanno resistito tenendo in casa un bambino in più, nascondendo qualcuno in cantina, dando occasione a un essere umano di sopravvivere. E’ un libro che parla di amore e resistenza e penso renda giustizia a personaggi come Oslar Schindler o ai ragazzi della Rosa Bianca.
Invito tutti i nostri lettori a prendere questo libretto tra le mani e passare un’oretta del loro tempo per leggerlo, terminarlo e riflettere.

*Volpe

Giornata della Memoria

All’ingresso del crematorio di Dachau una lapide, con una scritta in tedesco, accoglie i visitatori e li invita con sprezzante durezza a fermarsi e a riflettere su come la gente morisse in quel quadrato di terra nascosto dagli alberi e dalle fabbriche.
Poco più avanti, incisa ai piedi di una statua raffigurante una delle tante vittime senza nome né volto, una seconda scritta “Ai morti l’onore, ai vivi il monito”.

Oggi, come ogni anno, anche noi ci fermiamo: niente giochi, niente foto colorate o spiritose; oggi più che mai vogliamo farci carico dell’impegno che è la Memoria e insieme a voi riflettere, condividere e rileggere la storia passate e presente in modo da poter oggi e per sempre gridare a gran voce “Mai più!”.

A 74 anni dalla fine della II guerra mondiale e dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ricordare cosa è successo è un compito non più riservato ai pochi testimoni diretti ancora invita, ma è un dovere morale urgente e al quale non è possibile sottrarsi.

Mai più.

*Lo Staff

Diario

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DIARIO

Autore: Anna Frank
Anno: 1947
Casa Editrice: Einaudi Super ET

.: SINOSSI :.

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno del 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori piú o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subí tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Abbiamo cominciato questo libro in lettura condivisa, una delle nostre tante iniziative, e dopo qualche giorno dalla scadenza è giunto il momento per me di recensirlo.
Sempre che un libro di questa portata possa essere recensito.
Questo è solo e semplicemente il diario di una ragazzina dai tredici ai quindici anni, si trovano i suoi problemi, i suoi pensieri, i suoi primi amori e le sue naturalissime ribellioni. Le sue paure ma soprattutto il suo ottimismo e la sua speranza.
Anne è una ragazzina sveglia, intelligente e ha parole molto mature per essere una ragazzina di tredici anni, si fa fatica, a volte, a credere che quelli siano proprio i suoi pensieri.
Forse non sarebbe così difficile da leggere e recensire se, per tutto il tempo, non si avesse la sensazione di avere l’anima di una persona tra le mani.
Mi sono detta più volte di prenderlo solo come un romanzo, ma come si fa? Ogni volta che notavo la sua tenera speranza nella liberazione, i miei pensieri non potevano non scivolare verso la consapevolezza del suo triste destino: non sarebbe dovuto capitare a lei come a nessun altro.
Non so se tutti i libri hanno la forza di far riflettere, questo certamente la ha.
Sono stata molto colpita dalla storia di come questo libro sia stato portato alla pubblicazione, penso che a rendermi più emotivamente instabile fosse la certezza che solo il padre di Anne ha potuto leggere le parole della sua giovane figlia.

Personalmente non trovo giusto dare un voto a questo libro: è un pezzo di storia, di storia personale e nessuno dovrebbe mai giudicare l’anima di un altro.
Credo solo che tutti noi dovremmo accogliere con coraggio, e ce ne vuole tanto, le parole di Anne e lasciare che lei ci accompagni a viva forza in uno dei momenti più oscuri della storia contemporanea.
Per amore di completezza, invito tutti a non obbligare nessuno a prendere in mano di questo testo. E’ un libro necessario, secondo me, ma portarlo a forza nella vita di qualcuno non gli darebbe il giusto spirito per apprezzarlo.

*Volpe

Il bacio più breve della storia

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IL BACIO PIU’ BREVE DELLA STORIA

Autore: Mathias Malzieu
Anno: 2015
Editore: Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Parigi, una sera al Théâtre du Renard, l’orchestra suona It’s Now or Never. Una ragazza misteriosa e sfuggevole si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più breve mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.
Riusciranno i due a superare ostacoli e paure e a vivere il loro amore?

“I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi, dentro ci si vede il cuore.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sono ritornata tra le pagine di Malzieu dopo quattro anni di “separazione letteraria”.
La meccanica del cuore, libro con cui mi sono accostata all’autore, ha fatto conoscere lo scrittore francese ai lettori italiani, consacrandolo come best seller e regalandogli un biglietto di solo andata per la notorietà. Ci è voluto un po’ di tempo per osare prendere di nuovo in mano gli scritti di questo artista d’oltralpe, gli anni necessari ad esorcizzare la paura di misurarmi con un testo mal scritto, banale e insipido come quelli che, purtroppo, seguono i capolavori che ci fanno innamorare del/la tal/e scrittore/trice.
Con Il bacio più breve della storia i miei timori sono stati definitivamente scongiurati, spazzati via da una scrittura che ho trovato più matura e coraggiosa, azzardata e giocosa: un vero piacere per gli occhi che, purtroppo, può essere goduto appieno solamente da chi ha la possibilità di leggere il romanzo in lingua originale (Le Plus Petit Baiser Jamais Recensé è il titolo francese dell’opera).
Malzieu è un compositore e la sua indole creativa non lo abbandona nel momento in cui passa dalle note alle lettere, dalla melodia alla frase. Gioca con le parole, accosta termini legati da assonanze e crea neologismi laddove la sua lingua non gli fornisce il termine adatto.
Il libro parla di amore, parla di perdita, di paura e di sesso e lo fa con la delicatezza e spenzieratezza di un poeta innamorato, sconfitto ma non rassegnato davanti all’ennesima delusione. In poco più di cento pagine, l’autore ci presenta personaggi traditi dal cuore, invisibili e ancora innamorati decisi a rischiare il tutto per tutto per guadagnarsi il loro “per sempre felici e contenti” privato. I capitoli sono un susseguirsi di situazioni surreali che hanno per protagonisti agguerriti scoiattoli da combattimento e baci sintetizzati e concentrati in bonbon di cioccolato e vitamina C.
Le ultime pagine, poi, sono un breviario: una raccolta delle poesie e dei pensieri abbandonati dal protagonista qua e là insieme ai suoi amorcerotti per cuori infranti.

Il mio giudizio finale è 9/10: come ho già detto non sono rimasta delusa, ma rispetto al  La meccanica del cuore ho trovato quest’opera leggermente calante.
Malzieu è dotato di un’innata capacità di sintesi e riesce a “sintetizzare” trame, dialoghi e situazioni in libretti da un centinaio di pagine l’uno, creando ogni volta un bel concentrato dove ogni elemento si incastra a perfezione in frasi scorrevoli e piacevoli.
Il libro non delude: diverte, commuove, fa riflettere, sospirare e fa venire voglia di baciare la persona amata.
Il mio unico rimpianto e non conoscere il francese per poterlo leggere in lingua originale, ma devo ammettere che questa mancanza viene colmata dall’abilità della traduttrice, che ha saputo rendere al meglio le composizioni dell’autore senza alterarne il significato.

*Jo

Sullo Scaffale: Libri per capire la Shoah

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Il giorno della memoria è un’appuntamento importantissimo, istituito il  5 novembre del 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU, che ci invita a ragionare e soprattuto ricordare un paragrafo nero della storia del novecento: lo sterminio praticato dai regimi nazista e fascista nei confronti degli ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici.
Noi di Arcadia abbiamo deciso di consigliare ai nostri lettori alcuni libri di grande importanza che potrebbero aiutare i nostri lettori a dedicarsi a questo tema durante questa settimana.
Per comodità vostra, dividerò i libri in tre categoria per dare un’idea di cosa sia più adatto per ciascuna fascia d’età.

BAMBINI (Circa 8 – 13 anni):

“Un Sacchetto di Biglie” di Joseph Joffo: E’ un romanzo autobiografico in cui viene raccontata la storia di due fratelli ebrei, delle discriminazioni subite e del coraggio che li ha portati a fuggire dalla Parigi occupata dai tedeschi fino alla salvezza. Una storia di speranza e maturazione.

“Diario” di Anne Frank: Questo testo è forse uno dei più famosi su questo tema. E’ il diario stilato dalla tredicenne Anne Frank costretta a passare dalla sua quotidianità, fatta di giornate a scuola e amicizie, alla vita da clandestina, ai rischi e alla paura. Nonostante tutto, la ragazza riesce a mostrarci tutta la sua voglia di vivere rendendo il testo un’importante messaggio di speranza.

“Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr: Anna e la sua famiglia sono costretti a lasciare Berlino a causa delle loro origini ebraiche. La bambina, insieme alla casa, agli amici e alla scuola, lascia anche il suo amato coniglio rosa.
La famiglia viaggia per paesi sconosciuti, per città nuove ma, nonostante la paura non si perdono d’animo decisi a restare tutti insieme.

“La Shoah spiegata ai bambini” di Paolo Valentini e Chiara Abastanotti: Come spiegare la shoah a dei bambini? Cominciando dalle cose semplici, da esempi quotidiani e perfettamente comprensibili. In un paese in cui sembra andare tutto bene, è sconvolgente l’arrivo del “generale coi baffi” che comincia a imporre leggi crudeli e restrittive. Ottimo strumento per cominciare a parlare ai bambini di questo spinoso ma importantissimo argomento.

RAGAZZI (circa 14 anni in su): 

“Un bambino piange ancora” di Ursula Rütter Barzaghi: Storia autobiografica basata sulle esperienze dell’autrice il cui padre, violento e dedito al bere, divenne filo-nazista per poi sparire sul fronte russo lasciando di sé un pessimo ricordo. Questo romanzo tratta di ciò che è stato per molti tedeschi il dopoguerra: il risveglio da un incubo, in un paese completamente devastato e da ricostruire, in cui ci si sente il male del secolo e bisogna rimettersi in piedi.

“Il senso del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani.” di Elisa Springer: Se ricordare lo sterminio e gli orrori del nazismo e del fascismo è ormai all’ordine del giorno, meno consueto e soffermarsi a pensare e a notare le ingiustizie che sono intorno a noi all’ordine del giorno. Attraverso il suo racconto di ebrea perseguitata, la Springer ci invita ad avere il coraggio di opporci ad ogni tipo di orrore ed ingiustizia, sia quelle già avvenute sia quelle che avverranno e avvengono.

“La notte” di Elie Wiesel: Cosa accade all’anima di un bambino quando scopre l’esistenza del male assoluto? Questo romanzo ci racconta di uno strazio profondo e ci porta le pene di un bambino del popolo eletto che sente dentro di sé la morte di Dio data dalle persecuzioni e dal dolore.

“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman: Due amici vengono improvvisamente separati. L’uno è figlio di un medico ebreo mentre l’altro è un rampollo dell’aristocrazia tedesca. Sono le nuove leggi istituite dal Fuhrer a costringerli a perdersi di vista completamente, e poi a ritrovarsi in modo tragico ma estremamente significativo.

ADULTI:

“Una luce quando è ancora notte” di Valentine Goby: Mila è una giovane apparente alla resistenza francese e con 400 compagne viene deportata a Ravensbruck. Non conosce niente del campo, né le parole né ciò che l’attende, ma lo scoprire che in quel paesaggio di morte è presente una camera per i neonati le dà la forza di continuare a sperare, per se stessa e per il bimbo che porta in grembo.

“Il silenzio di Abram. Mio padre dopo Auschwitz.” di Marcello Kalowski: Un figlio racconta la commovente esperienza del padre e costruisce tra le sua angosce, gli orrori e il male un ponte per parlare con noi e raccontarci ciò che è sempre difficile capire e immaginare.
Un romanzo biografico che racconta cosa sia il coraggio e dà il giusto spessore alle esperienze di un padre e di milioni di persone.

“Il sacrificio di Eva Izsak” di Januaria Piromallo: E’ la storia vera di un’ebrea ungherese costretta al suicidio da una persona  di fiducia e da cui aveva trovato rifugio insieme ad altre persone perseguitate come lei per via delle loro origini semitiche. Lodevole è il lavoro biografico fatto dall’autrice per ricostruire la vicenda di questa protagonista altrimenti sconosciuta.

“Il bambino di Auschwitz” di Suzy Zail: Ispirato ad una storia vera. Ad un bambino, Alexander, viene dato il compito di domare il nuovo cavallo del comandante.
Il pensiero, la speranza, di guadagnarsi il rispetto dei carcerieri gli danno l’idea di sopravvivere, ma sa anche che se dovesse fallire sarà la fine.

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VENTO DALL’EST

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VENTO DALL’EST

Autrice: Chiara Albertini
Casa Editrice: Rizzoli (Collana YouFeel)
Anno di pubblicazione: 2016

.: SINOSSI :.

Il vento… Dove potrebbe portarti, se decidessi di ascoltarlo? Lungo quali sentieri nascosti, inaspettati potrebbe condurti, se ti affidassi a lui?
C’è un vento per ogni stagione. E c’è un vento per le stagioni dell’anima… una storia delicata, emozionante, fatta di rivelazioni, di incontri, un lungo viaggio in più vite, dove reale e immaginario si sovrappongono e si scontrano, un complesso gioco di scelte, dove il possibile e l’impossibile si fondono e si confondono fra richiami del passato e i riflessi del presente.
.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La stessa autrice ci ha gentilmente inviato una copia omaggio di questo romanzo e noi abbiamo accettato volentieri di leggerlo e recensirlo.
Ammetto, tuttavia, che la prima parte non mi ha entusiasmato più di tanto, era scritto molto bene e questo l’ho apprezzato tanto, però non aveva attirato la mia attenzione nel modo che forse mi aspettavo.
Era un po’ lento, per i miei gusti, ed era una parte più o meno prevedibile, mi chiedevo, insomma, dove l’autrice volesse andare a parare e perché.
Una volta giunti all’incontro tra Tracy, la prima protagonista, e Ben, il secondo protagonista, le cose sono radicalmente cambiate e ho avuto un coinvolgimento emotivo quasi totale tanto che in certi punti del romanzo ho davvero versato tutte le lacrime che avevo in corpo, cosa che non succede proprio spesso!
Il romanzo ha preso una piega inaspettata, bella, imprevedibile e molto dolce e romantica raccontando di un’amore che ha avuto la capacità di durare, nonostante tutto, per sempre. Ben si è messo in gioco per riparare errori commessi in passato. E’ in un certo senso la figura del riscatto, pertanto è impossibile non fare un parallelo tra lui e il padre di Tracy, figura negativa della prima parte del romanzo. E’ impossibile non vedere che i due avrebbero potuto essere la stessa persona ma Ben ha deciso che non voleva. Ed è diventato una persona migliore.
Mi è piaciuto molto anche il ruolo che i libri e le parole hanno avuto in questo romanzo facendolo diventare un testo in cui chiunque, amante della lettura, si può rivedere e ricevere speranza.

Come voto mi sento di dare un 9/10 perché la prima parte, non avendomi entusiasmato molto, mi impedisce di dare il massimo dei voti.
Consiglio questo romanzo a tutte le persone sensibili che hanno voglia di farsi coinvolgere in un sentimento forte e dolce, in un amore che si esprime in tanti modi diversi e che non è solo quello tra marito e moglie. Attenzione, però, non è un romanzo rosa è un romanzo di sentimento e per me è parecchio diverso.

*Volpe