Raven Boys

Autore: Maggie Stiefvater
Anno:  2013
Editore:  Rizzoli

.: SINOSSI :.

È la vigilia di San Marco, la notte in cui le anime dei futuri morti si mostrano alle veggenti di Henrietta, Virginia. Blue, nata e cresciuta in una famiglia di sensitive, vede per la prima volta uno spirito e capisce che la profezia sta per compiersi: è lui il ragazzo di cui s’innamorerà e che è destinata a uccidere. Il suo nome è Gansey ed è uno dei ricchi studenti della Aglionby, prestigiosa scuola privata di Henrietta i cui studenti sono conosciuti come Raven Boys, i Ragazzi Corvo, per via dello stemma della scuola, e noti per essere portatori di guai. Blue si è sempre tenuta alla larga da loro, ma quando Gansey si presenta alla sua porta in cerca di aiuto, pur riconoscendolo come il ragazzo del destino non può voltargli le spalle. Insieme ad alcuni compagni, Gansey è da molto tempo sulle tracce della salma di Glendower, mitico re gallese il cui corpo è stato trafugato oltreoceano secoli prima e sepolto lungo la “linea di prateria” che attraversa Henrietta. La missione di Gansey non riguarda solo un’antica leggenda, ma è misteriosamente legata alla sua stessa vita. Blue decide di aiutare Gansey nella sua ricerca, lasciandosi coinvolgere in un’avventura che la porterà molto più lontano del previsto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

In questo periodo, tra lo stato letargico in cui l’autunno mi induce e le lunghe giornate in ufficio, la letteratura è la mia fuga e lo svago che mi permette di evadere da un mondo fatto di circolari e occhi gonfi per via del bagliore del monitor.
Ho acquistato Raven Boys quasi a scatola chiusa (ne avevo sentito parlare una volta da un recensore su youtube, ma me ne ero poi dimenticata) e, complice uno sconto allettante sullo store online, il libro è andato ad aggiungersi alla mia libreria.
La fascia a cui il libro è indirizzato è quella dei giovani lettori e le sfumature dello young adult accompagnano il lettore fin dalle prime pagine lasciandolo ondeggiare tra una scrittura accattivante e avvolgente e una trama che, ad ogni capitolo (per non dire ogni riga e paragrafo), rischia di trascinare nell’ennesimo romanzo incentrato su una protagonista tuttofare e un triangolo amoroso che ci accompagnerà da metà del romanzo fino alla fine della trilogia (ammesso e non concesso che all’autrice venga la fantastica idea di pubblicare poi la stessa storia dal punto di vista di un altro personaggio).
Fortunatamente, almeno in questo primo capitolo, l’autrice ha scelto di astenersi da qualsiasi espediente già letto e riletto e, nonostante la protagonista abbia un nome che fin dalle prime pagine fa presagire quanti guai e calamità di ogni tipo attirerà, con una prosa vivida, ben aggettivata e allo stesso tempo essenziale, riesce a coinvolgere il lettore in un intreccio che unisce elementi paranormali a trovate che ricordano la letteratura poliziesca in cui i crimini venivano risolti da giovani detective.

Il mio voto per questo romanzo è 8/10.
Come ho già detto il romanzo è pensato per un pubblico decisamente più giovane di me e per questo motivo in alcune pagine l’autrice si è persa a rincorrere idee e pensieri consoni per un liceale ma che, visti con gli occhi di un adulto, risultano poco credibili o del tutto irrealizzabili.
I protagonisti e la loro caratterizzazione è adeguata a lettori adolescenti (o giovani adulti) e questo, pur rendendoli a modo loro affascinanti, incide sul loro realismo.
In generale il libro è valido, ma sarebbe stato ancora più bello e apprezzabile se scritto per un pubblico più maturo capace di cogliere e comprendere pienamente l’orrore che si consuma in certe scene.
Lettori che non hanno familiarità con tematiche come il paranormale o l’esoterismo, potrebbero non gradire questa lettura che, fin dalle prime righe, è impregnata di elementi magici e sovrannaturali.
Chi invece è affezionato ai romanzi fantasy le cui vicende ruotano intorno ad una comitiva di amici e ad una trama di misteri e segreti da risolvere, troverà di certo pane per i suoi denti e, terminato il romanzo, sentirà sicuramente l’impulso di procurarsi gli altri libri della saga.
Io per il momento sto resistendo.

*Jo

Carmilla

CARMILLA

Autore: Le Fanu
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2016

.: SINOSSI :.

Carmilla, la prima vampira della storia della letteratura, e il dottor Hesselius – medico e metafisico tedesco -, il primo detective dell’occulto, sono i due principali protagonisti di questa raccolta di storie “gotiche”. Un testo chiave, la cui influenza sarà fortissima in tutta la letteratura del Novecento sui fantasmi. Tè verde (1869) è il racconto del reverendo Jennings che, dopo la lettura di “certi volumi antichi, edizioni tedesche di testi in latino medievale”, mentre torna a casa con l’omnibus, vede comparire una misteriosa scimmia, che da quel momento in poi, tra improvvise sparizioni e scoraggianti ricomparse, continuerà a seguirlo fissandolo con bramosia maligna. Il giudice Harbottle (1872) è la funesta cronaca della nemesi piombata su Mr Harbottle, uomo malvagio e corrotto. Carmilla (1871-1872), infine, il più famoso dei racconti di Le Fanu, narra le astuzie e i languori della vampira Carmilla. Le storie di questo volume non sono paurose perché fantastiche, bensì paurose perché vere: riflessi del nostro essere, voci della nostra coscienza, proiezioni della nostra angoscia, immagini duplicate del nostro volto inquietante. Le Fanu ci invita a guardare nello specchio del reale con la consapevolezza che quanto vedremo non sarà la verità, ma una sua ombra confusa, il riflesso baluginante di qualcosa che sfugge al controllo della ragione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Attraverso il racconto, quasi scientifico, di Hesselius, il lettore si trova a viaggiare in un mondo che, se a prima vista è identico al suo, nasconde tra le sue ombre le follie del soprannaturale.
Il testo di Le Fanu è un horror magistrale. L’autore gioca con la mente del lettore: si guarda bene dal rendere l’orrore esplicito, e forse è proprio per questo che il suo libro è carico di inquietudine.
Non ci dice chiaramente che gli episodi di cui narra sono frutto del soprannaturale, anzi, lascia intendere che possa trattarsi di follia, di pazzia o di esaurimento nervoso che, paradossalmente, rende il racconto ancora più tetro.
Lo stile non è semplice: si tratta comunque di una raccolta di racconti scritta nel 1800 e segue, ovviamente, i canoni dell’epoca. Il testo è ricco di descrizioni più o meno dettagliate e l’autore preferisce chiaramente il discorso indiretto a quello diretto.

Mi sento di dare a questa raccolta un 8/10. Non saprei dire esattamente il motivo ma, sebbene sia un testo di valore, non mi ha convinta del tutto.
In ogni caso, ho apprezzato tutti e tre i racconti per tre motivazioni completamente differenti.
Il primo racconto, intitolato Té verde, l’ho apprezzato perché faceva veramente paura. Tra i tre è quello che ho trovato più inquietante.
Il secondo, invece, mi è piaciuto perché è il più “leggero”. Nonostante la storia sia colorata dalle stesse tinte fosche della prima, l’ho trovato meno impressionante e più semplice da leggere.
Il terzo, ovvero il famosissimo Carmilla, racchiude al suo interno un discreto numero di informazioni utili e interessanti riguardo il mondo dei vampiri. L’autore, volontariamente o meno, introduce figure che sicuramente hanno condizionato opere successive: addirittura si incontra un cacciatore di vampiri molto simile al famosissimo Van Helsing presente in Dracula.
Sconsiglio la lettura a chi è facilmente impressionabile, perché questi racconti potrebbero causare incubi notturni o paura quando si è al buio.

*Volpe