LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

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LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

Autore: Daniela Iannone
Casa editrice: Albatros
Anno: 2016

.: SINOSSI : .

La fitta coltre di nebbia che impediva di vedere il cielo, a qualsiasi ora del giorno, era davvero insolita. C’era chi lavorava tutto il giorno in miniera e quindi non ci faceva caso, chi scrollava le spalle non curandosene e c’era una vecchina che con le sue carte aveva letto che il colore che l’aria aveva da un mese fosse senza ombra di dubbio un cattivo presagio. Qualcosa di terribile stava per succedere nel castello di Cassano D’Adda, i Tarocchi dicevano sempre la stessa cosa: sangue e dolore. Ma anche se si sapeva a chi sarebbe successo, il corso ineluttabile del destino non si poteva cambiare, non si poteva fare nulla. Nella nebbia si celava la malvagità e l’avidità di un uomo crudele e la commovente storia d’amore senza tempo della contessina Miranda Varriale e del giovane Laerte. Passato e presente si intrecciano, un incubo si trasforma in un sogno d’amore che, nelle dolci note melodiche e romantiche di “Liebesträume” suonato al pianoforte, ci riporta nell’Ottocento anche se si dovrà aspettare oltre centocinquanta anni perché il sogno si realizzi.

. : Il nostro giudizio : .

“Liebesträume”, sogno d’amore, non è solamente un’opera del compositore ungherese Franz Liszt, ma è soprattutto il desiderio che ognuno nasconde nel proprio cuore. Ai più sfortunati questo sogno d’amore viene negato, per altri risulta una corsa ad ostacoli, c’è chi invece ha un percorso già spianato ed infine ci sono loro, gli sciocchi, che non si rendono conto di vivere già il loro sogno d’amore.
Questa storia parla dell’amore degli sfortunati e degli sciocchi.
Due trame si intrecciano collegando, come le radici sotterranee di un albero, vite appartenenti a secoli diversi: Miranda e Laerete, a metà del 1800, Albero e Lavinia, ai giorni nostri, due storie d’amore che non hanno nulla a che spartire ma che possono insegnare tanto a chi ormai è abituato a dare per scontata la presenza del proprio amato accanto a sé.
Lacrime e sangue si mescolano alla pioggia e al vino, la disperazione dell’amore diventa esasperante e alla fine insopportabile rompendo equilibri delicati come quelli tra vita e morte, sogno e realtà.

A Daniela Iannone riconosco il merito di avermi fatto apprezzare un romanzo completamente incentrato su una storia d’amore e non è un merito da poco.
Trama e stile sono lineari, il testo è ben scritto e con descrizioni nitide ma a volte un po’ troppo concise. I cambi di scena repentini fanno assomigliare il testo ad una sceneggiatura ben scritta e questo rende la lettura ancor più scorrevole e “costringe” il lettore a lavorare maggiormente di fantasia.
I protagonisti hanno una psicologia non troppo complessa, ma che riesce a stupire per la loro capacità di reagire agli accadimenti.
Mi sono piaciuti maggiormente i personaggi che si muovono nel quadro ottocentesco, e ai quali è dedicato più spazio, e che mi hanno ricordato vagamente altri due promessi sposi la cui vicenda, oltre ad avere un lieto fine, è annoverata tra i classici italiani.
Ho apprezzato molto personaggi come il parroco, che mi è sembrato un buon compromesso tra i manzoniani Don Abbondio e Fra Cristiforo, così come ho trovato davvero divertenti le scene in cui l’arguzia femminile ha la meglio sulla brutalità maschile dell’antagonista. Antagonista che mi aveva davvero impressionata ma che, unico neo dei personaggi, è stato un po’ troppo estremizzato nella sua cattiveria tanto che anche la sua credibilità è, ad un certo punto, sfumata agli occhi delle sue vittime che non si mostravano più impressionate dalle sue minacce.
Ad ogni modo non mi sento di criticare troppo aspramente l’autrice essendo “Liebesträume – Sogno d’amore” il suo primo romanzo incentrato su una storia d’amore.
Il voto che do a questo romanzo è 9/10 perché, a parte i piccoli nei che ho riscontrato, la lettura è stata davvero piacevole e l’ho divorato in poco più di un giorno.
Consiglio caldamente la lettura di questa storia a tutte le anime romantiche, a chi crede fermamente in quell’amore vero che supera il tempo e perfino il confine tra vita e morte e, infine, a chi non ha paura dei fantasmi.
A chi SCONSIGLIO questo romanzo: se avete paura dei fantasmi, siete particolarmente paranoici o suscettibili verso le storie che parlano di luoghi posseduti e presenze, questo libro NON fa per voi.
Che questo sia o meno il genere di storia che state cercando vi consiglio comunque di comprarlo!
Infatti parte dei proventi ricavati dalle vendite di questo romanzo andranno all’associazione ASAMSI che dal 1985 raccoglie fondi per promuovere studi e ricerche per individuare la terapia più adatta per la cura dell’ Atrofia Muscolare Spinale (SMA) nelle varie forme cliniche. Un’occasione da non perdere! La letteratura che fa (del) bene.

*Jo

“LIEBESTRAUME – SOGNO D’AMORE”, CONVERSAZIONE CON DANIELA IANNONE

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E’ stato da poco pubblicato il terzo romanzo di Daniela Iannone “Liebestraume – Sogno d’amore”: un racconto che narra della malvagità e dell’avidità di un uomo crudele e della commovente storia d’amore senza tempo tra contessina Miranda Varriale e il giovane Laerte.
Passato e presente sono intrecciati, un incubo si trasforma in un sogno d’amore che, nelle dolci note melodiche e romantiche di “Liebestraume” suonato al pianoforte, ci riporta nell’Ottocento anche se sarà necessario aspettare oltre centocinquanta anni perché il sogno si realizzi.

Per salutare questa nuova uscita, Volpe ha intervistato l’autrice Daniela Iannone che ha gentilmente risposto a tutte le nostre domande.

-Per prima cosa, vorrei ringraziarla per il tempo che ci ha concesso e vorrei conglaturarmi per la pubblicazione di “Liebestraume”, il suo terzo romanzo. Una prima curiosità a riguardo: come mai, dopo due avvincenti gialli, ha deciso di dedicarsi alla scrittura di un romanzo fantasy?
Domanda molto interessante. Ci pensavo anche stamattina.
L’ho fatto per mia madre che un giorno mi ha rimproverato dicendo: “scrivi solo di omicidi, perché non racconti anche una bella storia d’amore?”.
Così ha provato con le prime idee, ma andando avanti con la scrittura è stato inevitabile inserire un paio di morti qua e là. Proprio ieri sera una mia amica, che sta leggendo il punto del romanzo in cui i personaggi fanno l’amore, mi ha detto: “E’ più forte di te, la trama gialla si intuisce anche nel romanzo rosa.”.
Il romanzo è comunque strutturato in tre parti, quando finisce la prima parte si rimane in sospeso fino alla terza. C’è suspense come se fosse un thriller pur rimanendo romantico.
Non mi sono, in ogni caso, mai pentita di aver provato un altro genere.

13181205_1381671091850416_732723509_n-Informandomi un po’, ho scoperto che una parte dei proventi ricavati proprio da “Liebestraume” andranno ad Asamsi, un’associazione che si occupa della SMA (Atrofia Muscolare Spinale). Cos’ha portato a questa sua decisione?
Io stessa sono affetta da questa malattia genetica che mi impedisce di camminare e i miei muscoli sono molto deboli.
Sono refente per il Lazio dell’associazione Asamsi e, in tutta sinicerità, vivendo io stessa in queste condizioni mi è venuto del tutto naturale.

-Posso immaginare!
Bene, torniamo un attimo al libro: ci può parlare un po’ dei protagonisti? Come sono Miranda Varriale e Laerte?
Miranda è una ragazza molto tenace: mette a rischio la propria vita pur di non rinunciare all’amore. Ha molto di me.
Sensibile ma pratica, dura e razionale seppur dolce.
Ho dedicato il libro a lei, a Miranda, che ha lottato tutta la vita e anche oltre. È un libro per tutte le Miranda che nella vita hanno un sogno, un progetto, un obiettivo e lo portano avanti fino in fondo a costo di tutto, non per testardaggine ma perché è lo scopo della loro esistenza. Altro non c’è, la vita è fatta solo di quello e tutti gli ostacoli vengono affrontati nonostante si sia stanchi e si potrebbe facilmente mollare.

-Davvero un bell’incoraggiamento! Oltretutto, Miranda sembra molto interessante come personaggio. Curiosando in internet, ho letto di un suo nuovo, grandissimo successo riguardante “Il veleno dei santi”: ll suo secondo libro, se non erro, verrà portato alla “Book Expo America” a Chicago! Si aspettava una tale notizia?
Ne sono molto felice, davvero! non me lo aspettavo è un riconoscimento molto importante: anche se è solo una esposizione, già sapere di essere dall’altra parte del mondo è una grandissima soddisfazione.

-Sì, credo anche io che sia un enorme traguardo! Una domanda un po’ più personale adesso: che cosa l’ha fatta avvicinare alla scrittura?

Credo che sia stata un po’ colpa è merito della malattia: non potendo partecipare ai giochi che facevano tutti gli altri bambini, io ho iniziato a fare cose diverse da loro come, per esempio, leggere e scrivere.
Ho iniziato a leggere a 4 anni e poi, alle elementari, ho scoperto i compiti in classe. Ero molto felice quando mi veniva data la possibilità di scrivere, ma per me non era mai abbastanza, così, scrivevo sempre appena ne avevo l’occasione!
Crescendo, ho cominciato a leggere Camilleri e uno degli ultimi libri che ho letto non mi è piaciuto: ne ho discusso il finale dicendo che io l’avrei scritto in modo diverso.
Lì mi si è accesa una lampadina! Perché non scrivere io un libro? Così ho cominciato, senza tante aspettative, non sapevo dove mi avrebbe portato quello quello che stavo scrivendo.  Una volta finito, ho preso in considerazione il fatto che anche altre persone avrebbero voluto magari leggerlo e così ho cominciato a contattare le case editrici finché “Il filo” non mi ha fatto la prima proposta di pubblicazione.
Per quanto riguarda il secondo libro, la cosa è un po’ più simpatica: mi mancavano i personaggi che avevo lasciato ne  “Il Volto dello Specchio” e così li ho fatti rinascere ne “Il Veleno dei Santi” continuando la loro vita. Ora sto scrivendo il terzo capitolo della saga pur gettando, ogni tanto, un occhio anche su altri argomenti.
Per quanto riguarda “Il Veleno dei Santi”, ne ho scritto anche la sceneggiatura e sto cercando di proporla a vari registi. So che questo progetto è molto ambizioso e difficile, purtroppo il mondo del cinema è “a numero
chiuso”: o sei figlio d’arte o uno scrittore affermato da milioni di copie. E’ difficile proporsi.

-Immagino che lei speri che l’esposizione alla Book expo possa aiutarla anche in questo abizioso progetto.
Sì, ci spero davvero molto.
Nella mia borsa c’è sempre una copia della sceneggiatura nella speranza di incontrare anche qualcuno per strada che sia disposto a produrla. So che sembro ironica, ma lo faccio davvero!

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Ciack del booktrailer de “Il Veleno dei Santi”, disponibile su YouTube

-Ammetto che un po’ lo spero anche io. Dopo quello che mi ha raccontato posso dire che lei potrebbe essere un’ottima fonte di ispirazione “per tutte le Miranda che nella vita hanno un sogno”, come ha detto lei. Le chiedo quindi di assumere qualche secondo il ruolo di mentore e di dare un consiglio a tutti quegli scrittori emergenti che stanno un po’ perdendo la speranza.
Mi viene da rispondere in modo naturale e di getto senza pensarci troppo: scrivere è senz’altro una passione innata. Molti lo fanno per far uscire le proprie emozioni ma credo che per quello ci sia lo psicologo. Se io dovessi scrivere secondo le mie emozioni non sarebbe molto interessante, infatti molti mi hanno chiesto se i miei libri trattino la mia malattia o comunque la mia vita, io rispondo che non è necessario scrivere di me: la malattia ha già preso tanto e non si merita anche dei libri! Bisogna scrivere per passione, bisogna scrivere pensando a chi leggerà se si vuole arrivare ad una pubblicazione, altrimenti è meglio scrivere un diario.
Dipende da ciò che si vuole, da che tipo di prodotto si vuol confezionare: mi è capitato, infatti, di leggere di persone che scrivono perché vogliono esternare le proprie emozioni non credo sia il modo giusto di iniziare a scrivere un libro da pubblicare. Si deve pensare ad un pubblico se si vuole vendere altrimenti, come dicevo prima, è meglio scrivere un diario
.
Non voglio essere cinica, ma il mondo di fuori è duro per tutti e scrivere non può essere solo un piacere per sé, deve esserlo anche per il lettore.
Se si vuole scrivere davvero lo si deve prendere come un lavoro. Un lavoro come tutti gli altri che va fatto con passione e deve avere delle regole: scrivere solo di sé o solo delle proprie emozioni non può essere un lavoro.
Dicendo questo voglio rivolgermi esclusivamente alle persone che scrivono con lo scopo di vendere, di fare della scrittura il proprio lavoro,  alle persone che non si fermano al primo libro ma comunque vanno avanti. Molti scrivono e si fermano al primo romanzo o comunque si autoproducono, bisogna credere che qualcun’altro creda nel nostro lavoro.

-Capisco: in sostanta dice che va bene mettere un po’ di sè nel proprio romanzo ma esagerare e scrivere solo di sé rende impossibile la produzione di un buon romanzo e ci fa credere un po’ nell’impossibile, dico bene?
Sì, nel senso che ho visto persone scrivere solo della propria situazione come, ad esempio, delle loro difficoltà emotive e mi è quasi parso di fare una seduta di gruppo. Non è per criticare né, tantomeno, per offendere, ma credo che il racconto della propria vita possa interessare a pochi intimi, non dà molti sbocchi professionali.
Molte persone, infatti, quando faccio le presentazioni, mi chiedono se nei miei libri io abbia raccontato la mia vita, credono che io abbia solo la mia malattia di cui parlare, ma in realtà ho una vita privata, ho un compagno e aspiro ad avere un bambino; vado a fare la spesa come tutti, mi piacciono i film con parecchi misteri da risolvere, le serie televisive poliziesche, guardo anche programmi divertenti. Quello che sono io non può diventare un libro. Posso dare alcune delle mie caratteristiche a qualche personaggio, questo è inevitabile, ma raccontare, ad esempio, che da bambina, mentre tutti giocavano a nascondino, io leggevo non lo trovo interessante per gli altri.
Con il mio ultimo libro ci si commuove, alla fine, ma è comunque finzione.
Purtroppo nessuno si aspetta da una ragazza sulla sedia a rotelle omicidi, autopsie, coppie gay che adottano bambini o sesso fatto sulla scrivania dell’ufficio del commissario. Ci sono molti pregiudizi.
Con i miei libri ho stupito molta gente, ma ho anche dato un’immagine di una persona che sta sulla sedia a rotelle e che può fare qualcosa di diverso oltre che discutere riguardo la propria condizione fisica.
Penso che far conoscere i miei libri sia importante proprio per questo: voglio essere da monito per tutti quelli che si chiudono nella propria disabilità pensando di non poter dare altro.
-Penso che dalla tua ultima affermazione passi un ottimo messaggio.
Bene, direi che la nostra intervista può ritenersi conclusa, tuttavia se c’è qualcosa che non ho toccato ma a lei sembra importante, siamo tutti orecchie.
No, mi sembra che abbiamo detto tutto.
Ci terrei soltanto a dire che ho scritto tutti e tre i miei romanzi con una sola mano, perché utilizzo soltanto la destra. Questo può essere un modo per dire a tutti che, quando si vuole davvero fare qualcosa, la si deve fare con tutta la forza che si ha in corpo. Non esistono le parole “non posso” o “non ce la faccio”. Quando si vuole fare qualcosa, la si fa e basta. Bisogna solo volerlo, volerlo con tutte le proprie forze.
Questo vale per qualsiasi cosa, a questo proposito mi piacerebbe citare una frase di Sant’Agostino che ho inserito nel libro: “Chi vuol raggiungere qualcosa ha l’ardore del desiderio il desiderio e la sede dell’anima.”
Riprende anche un po’ la dedica a Miranda di cui parlavo prima.
Come frase iniziale, invece, ne “Il Veleno dei Santi” ho pensato di scrivere: “Ci vuole coraggio per essere felici”. E’ un po’ quello che ho cercato di dire anche prima.

-Grazie ancora per questi contributi e piccoli insegnamenti di vita. Grazie per il tempo che ci ha dedicato, è stato molto illuminante!
Grazie a te per avermi dato la possibilità di far conoscere nuove realtà e per dar visibilità ai miei libri! Un abbraccio!
*Volpe