“Tu lo dici”: espressioni più o meno note di origine biblica

Il valore culturale, oltre che spirituale, della Bibbia è immenso: le vicende legate a questo libro si intrecciano continuamente a doppio filo con la storia europea. Prendendo ad esempio la cultura italiana, gli esempi che testimoniano il contributo dato dalla religione cristiana all’arte, alla letteratura e, sì, anche alla lingua di tutti i giorni sono innumerevoli.
Si parla, appunto, di lingua: spesso usiamo, persino senza accorgercene e senza conoscerne il vero significato, modi di dire ispirati a personaggi o situazioni di origine biblica e talvolta ci spingiamo persino a citare interi versetti parola per parola.
In occasione della Santa Pasqua, abbiamo deciso di portare sul nostro blog i modi di dire e le locuzioni più bizzarre che l’italiano ha estrapolato dalla Bibbia. Pronti? Allora iniziamo.

Modi di dire sulla croce:
Mettere in croce/ crocifiggere qualcuno: il termine è un chiaro riferimento alla crocifissione di Gesù, ma il suo significato non è esclusivamente legato alle vicende della Passione di Cristo. Anticamente il supplizio della crocifissione era una pena riservata ai criminali della peggior risma che quindi, per le logiche di allora, meritavano una morte lenta ed estremamente dolorosa. Essere crocifissi era sia un castigo che un’umiliazione e questa accezione sopravvive ancora oggi in questa locuzione utilizzata per descrivere chi perseguita, spesso senza un valido motivo, qualcun altro schernendolo pubblicamente anche in maniera pesante e volutamente offensiva.
Essere la croce di qualcuno: altra locuzione strettamente legata all’episodio della crocifissione, questo modo di dire si può riferire tanto ad una cosa quanto ad una persona che è, per noi o per qualcun altro, fonte di sofferenza o di dolore fisico, psicologico o spirituale.
Croce e delizia: anche in questo caso il riferimento biblico è evidente, ma a differenza della locuzione precedente, che ha solo accezione negativa, in questo caso l’accostamento dei due termini indica qualcosa che è al contempo origine di gioia e di sofferenza/preoccupazione.
Metterci una croce sopra: contrariamente alle espressioni sopraelencate, quest’ultima non ha nulla a che vedere con il Vangelo della Passione, almeno non in senso stretto. Questa frase viene utilizzata quando si vuole chiudere i conti con qualcosa/qualcuno o, ancora, per definire definitivamente chiusa una faccenda; l’origine di questo detto è incerta, ma sono due le versioni più accreditate: la prima deriva dall’usanza di tracciare una croce “X” sui crediti che non si potevano recuperare. La seconda, invece, dal fatto che considerando “morta e sepolta” una determinata questione l’unica cosa che resta da fare sia metterci una croce sopra esattamente come se si trattasse di una tomba al cimitero.

Modi di dire biblici:
Essere un Giuda: questo modo di dire non ha bisogno di troppe spiegazioni, ad ogni modo questa locuzione descrive l’atteggiamento di chi si finge amico di qualcuno e, allo stesso tempo, trama alle sue spalle. Spesso a questa espressione si collega anche “bacio di Giuda” con un chiaro riferimento all’episodio evangelico (Lc 22,47-48)in cui, con un bacio, Giuda indica ai soldati chi è Gesù perché lo arrestino.
Essere come San Tommaso: anche nota come “se non vedo non credo“(Gv 20,25), l’apostolo Tommaso è passato alla storia per la sua incredulità e da allora tutti coloro che peccano di scetticismo esagerato vengono assimilati a lui.
Essere un buon samaritano: l’espressione è presa da una parabola (Lc 10,25-36) di Gesù in cui vengono raccontate le opere di bene compiute da un samaritano nei confronti di un uomo assalito da dei briganti. Alla base della parabola vi era, da parte di Gesù, l’intento di riscattare agli occhi del suo auditorium i samaritani: un’etnia disprezzata dai giudei perché aveva mescolato il proprio sangue con quello di altre popolazioni imbastardendo anche usi e costumi; oggigiorno, la locuzione sopravvive per indicare una persona attiva dal punto di vista sociale e politico e che mostra particolare interesse per gli ultimi e i più fragili. Spesso, commettendo un falso errore, il termine “cireneo” (Lc 23,26) viene utilizzato in sostituzione di questa locuzione: come già spiegato si tratta di un errore fatto in buona fede dal momento che, per quanto le due figure non coincidano, entrambe siano accumunate dallo slancio verso il prossimo
Essere un filisteo: la storia dei Filistei si perde nella notte dei tempi e di loro non si sa gran che se non che erano gli antichi abitanti della Palestina e avevano pessimi rapporti con i Giudei; a partire dal 1600 il termine filisteo venne adottato, con significato negativo, per definire i borghesi e, da allora, questa locuzione è rimasta per indicare chi ha un atteggiamento chiuso/refrattario nei confronti delle novità, che preferisce conformarsi o che, ancora, ha interessi limitati e non si dimostra interessato ad ampliarli.
Il giudizio di Salomone: la fama di re Salomone non è circoscritta alla Bibbia, anzi, questo personaggio biblico compare anche nella mitologia islamica. Molte sono le doti e i poteri attribuiti a Salomone, prima fra tutte la sua saggezza, ma sopra ogni cosa egli rappresenta il sovrano (o capo di stato) per eccellenza. L’espressione “giudizio di Salomone” trae origine da un episodio narrato nel Libro dei Re considerato emblematico della sapienza del sovrano: due donne rivendicavano entrambe la maternità di un neonato, non sapendo a chi affidare il bambino, re Salomone decretò che venisse tagliato a metà in modo che entrambe le donne ne avessero un pezzo; la madre del bambino, a quel verdetto, acconsentì a lasciare la creatura alla rivale permettendo al sovrano di riconoscere in lei la vera madre. Nel parlato comune, soprattutto in campo giuridico, l’espressione viene utilizzata per riferirsi a questioni risolte dividendo a metà l’oggetto conteso tra le parti.
Essere come Salomone/salomonici: sempre collegato al sovrano biblico e alla sua straordinaria saggezza, questo modo di dire può avere connotati tanto positivi quanto negativi dal momento che può indicare sia una persona assennata e giusta, che qualcuno che agisce in maniera fin troppo rigida.
La pazienza di Giobbe: nella Bibbia Giobbe è uno di quei personaggi a cui, senza rischiare di essere blasfemi, non gliene va dritta una: perde i propri averi, i figli, la stima di amici e conoscenti, e, da ultima, anche la salute; ma nonostante ciò, la sua fede in Dio non vacilla. La perseveranza di questo personaggio biblico ha ispirato la locuzione “la pazienza di Giobbe” che viene utilizza, a volte anche in maniera ironica, per descrivere situazioni/faccende che richiedono tanto tempo e pazienza, ma anche per indicare l’atteggiamento resiliente di chi non si lasci abbattere dalle difficoltà e continua a perseguire i propri scopi.

Sulla punta del… versetto
Chi è senza peccato: questo modo di dire è preso dal vangelo secondo Giovanni quando Gesù allontana da una donna sorpresa in adulterio gli uomini che volevano lapidarla (Gv 8,4-11). Nel testo, Gesù ammonisce chi vuole farsi giudice e giustiziere verso il prossimo e tale avvertimento resta anche nell’uso che ne si fa ogni giorno quando, ripetendo le stesse parole di Gesù, si invita a non giudicare troppo aspramente il prossimo dal momento che tutti sbagliano e nessuno è perfetto. La frase va poi a braccetto con un versetto preso da un altro episodio dal vangelo di Matteo, che invita a correggere i propri cattivi comportamenti prima di voler “aggiustare” ciò che a nostro giudizio non va negli altri.
Alzati e cammina!: erronaemente assimilato con l’episodio della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,43), questo modo di dire deriva da un episodio narrato sempre nel vangelo di Giovanni (Gv 5,1-8) durante il quale Gesù guarisce un paralitico che torna così a camminare sulle sue proprie gambe. Oggigiorno questa esortazione viene usata prevalentemente in maniera ironica per intimare a qualcuno di muoversi, di non tergiversare o continuare a poltrire.
Pietra di inciampo: tutti hanno sentito parlare, almeno una volta, delle Pietre di inciampo: si tratta di sampietrini d’ottone che, dagli anni 90, l’artista e attivista tedesco Gunter Demnig pianta nelle strade e piazze d’europa davanti ad abitazioni, rifugi o luoghi in cui abbiano vissuto o perso la vita persone vittime del nazisfascimo. Ad oggi, ne ha installate oltre cinquantamila! Queste pietre, poste solitamente in rilievo rispetto al manto stradale, sono posizionate in modo che i passanti inciampino in esse accorgendosi così, volenti o nolenti, della loro presenza e il nome di questa iniziativa è stato ispirato da un passo del Nuovo Testamento. Tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento sono molti i riferimenti alla pietra: Simone viene ribattezzato Pietro da Gesù perché “su questa pietra edificherò la mia chiesa” e Gesù, in un altro passo del vangelo, parla della “pietra scartata” diventata testata d’angolo. Il riferimento evangelico scelto da Deming per battezzare la propria iniziativa è preso dalla Lettera ai Romani in cui è Gesù stesso ad essere paragonato ad una pietra d’inciampo che è motivo di scandalo (=noia), ma in cui è, in un certo senso, necessario inciampare per poter riscuotere la coscienza: lo stesso messaggio trasmesso dalle Pietre di inciampo di Deming che non solo omaggiano uomini e donne, ragazzi e ragazze considerati pietre di inciampo dal regime nazifascista, ma intendono essere un monito e un esempio per le generazioni presenti e future affinché non si abbassi mai la guardia davanti al pericolo di nuove dittature e eclatanti violazioni della dignità e della libertà.

Speriamo che questo brevissimo excursus tra i modi di dire di origine cristiana vi avvia incuriositi. Siamo certe che ne abbiate usato almeno uno o due nella vostra vita, però ci piacerebbe sapere quale tra questi è, in assoluto, il vostro preferito.

*Jo

I simboli della pasqua: storie e leggende sui simboli pasquali

La Santa Pasqua è la festa più importante della cristianità e viene celebrata al termine della quaresima: il periodo di digiuno ed astinenza che ricorda quello fatto da Gesù prima della sua passione e morte.
Come il Natale, o altre feste religiose cristiane e non, anche la pasqua ha i suoi simboli e, soprattutto in concomitanza con l’arrivo della primavera, nelle vetrine dei negozi cominciano a far capolino pulcini, gallinelle, coniglietti e uova decorate.
In questo articolo ho raccolto i simboli della pasqua: quelli più famosi, come il coniglio e il pulcino, e quelli meno conosciuti o misteriosi come il fuoco e la luna.

AGNELLO – La tradizione dell’agnello pasquale risale alla festa ebraica da cui la Pasqua cristiana è stata coniata. Prima che l’ultima piaga si abbattesse sull’Egitto uccidendo tutti i primigeniti maschi, Dio ordinò agli ebrei di procurarsi un agnello o un capretto, una volta compiuto un olocausto, di segnare con il sangue dell’animale lo stipite della porta così che, passando, l’angelo non avrebbe recato danno a quella famiglia. Per il popolo ebraico l’agnello, così mite ed indifeso, era l’animale sacrificale per eccellenza e Giovanni Battista, riconoscendo Gesù lungo le rive del Giordano, lo chiama “Agnello di Dio” per indicare quale sia la missione di Gesù e quale sarebbe stata la sua fine. L’agnello, presente molto spesso anche nel presepe e nelle rappresentazione della natività, è quindi un’allegoria di Gesù stesso che, umile ed ubbidiente, si consegna per essere crocifisso e portare la salvezza al mondo intero.

COLOMBA – Nella religione cristiana la colomba ha diversi significati e ricorre in più di un episodio della Sacra Bibbia: essa rappresenta lo Spirito Santo e, nell’Antico Testamento, era messaggera di buone notizie. Una colomba, infatti, annuncia a Noé la fine del diluvio universale e, recando con sé un ramoscello di ulivo, fa capire al profeta che la terra è tornata asciutta ed abitabile. La colomba, inoltre, è universalmente noto come uccello simbolo di pace e, anticamente, era sacro alla dea Venere. Ancora oggi, durante i matrimoni, molti sposi sono soliti liberare in volo una coppia di colombi simbolo non solo di purezza e rettitudine, ma anche di fedeltà.

PAVONE – Quando si pensa alla Pasqua, il pavone non è esattamente il primo animale a cui si pensa: in mezzo a creature semplici ed umili come agnelli, pulcini, colombe e coniglietti; il pavone, per quanto maestoso, stona non poco.
Nonostante la sua fama di vanesio, il pavone è uno dei simboli pasquali più antichi e suoi disegni sono stati ritrovati in più di una catacomba accanto a simboli ugualmente antichi come quello del pesce e dell’agnello.
Il pavone ha sempre affascinato gli uomini e dall’oriente all’occidente egli accompagna mogli di imperatori e regine non che Era/Giunone stessa: la regina degli dei. A questo uccello erano attribuite virtù e capacità divine ed è proprio da questo immaginario che i protocristiani si sono ispirati nell’adottare questo uccello come simbolo di vita e resurrezione: si credeva infatti che, una volta morto, le carni del pavone non andassero in putrefazione; anche il suo colore così sgargiante aveva un’origine “magica” dal momento che si riteneva che il pavone fosse in grado di uccidere e mangiare serpenti velenosi senza subire alcun danno e che fosse proprio il veleno a donare alle sue piume il colore blu che tutti conosciamo. Come Gesù, quindi, il pavone non conosceva la corruzione della morte e, così come Cristo ha dovuto prendere su di sé il male del mondo per portare la redenzione, senza tuttavia rimanerne danneggiato; il pavone poteva mangiare animali velenosi senza subirne l’effetto mefitico.
Il pavone è, infine, un simbolo solare: la sua coda aperta, infatti, è stata in più di una cultura paragonata ad un sole con tutti i suoi raggi.

ACQUA – L’acqua è uno dei simboli pasquali più misteriosi ed importanti. Durante la veglia pasquale, le letture si concentrano infatti su questo elemento con la lettura degli episodi biblici del diluvio universale e del passaggio del popolo ebraico attraverso il Mar Rosso (la prima pasqua): l’acqua viene quindi esaltata sia come calamità e forza distruttrice, ma anche come fonte di salvezza. Durante il periodo che precede la pasqua, vengono tradizionalmente impartite le benedizioni pasquali sia nelle case che negli ambienti di lavoro e, la notte del Sabato Santo, dopo aver benedetto il fonte battesimale, nelle cattedrali rette da un vescovo si celebrano i battesimi dei neocatecumeni: coloro che non hanno ricevuto questo sacramento da bambini. L’acqua ricorda, infine, la parola di Gesù che in più di un vangelo paragona la buona novella ad un’acqua capace di saziare la sete di giustizia, amore e verità che arde in ogni uomo.

FUOCO – Anche il fuoco e le candele hanno una parte importante durante la celebrazione della Pasqua: all’inizio della veglia pasquale, infatti, il sacerdote benedice il fuoco che servirà poi per accendere il cero pasquale poi utilizzato durante l’anno liturgico durante le messe e i riti più importanti. Nella religione cristiana il fuoco è un simbolo potente e molto evocativo. Lo Spirito Santo viene, sopratutto in occasione della Pentecoste, rappresentato come una fiammella e, in generale, il fuoco, usato sin dall’antichità per illuminare la notte, rappresenta la vittoria della luce (=Dio) sulle tenebre (=il diavolo) e, quindi, il trionfo del bene sul male. Sempre durante la veglia pasquale, il sacerdote porta in processione il cero pasquale appena acceso e proclama ad alta voce “Lumen Christi”: la luce di Cristo.

CAMPANE – Campane e campanelle sono un simbolo di novità o di avviso: i loro rintocchi scandiscono lo scorrere del tempo e, a seconda del modo in cui vengono suonate, portano buone o cattive notizie. Anticamente, quando un pericolo minacciava la comunità, le campane venivano fatte suonare in modo che la gente potesse mettersi al riparo o correre a prestare soccorso. Come a Natale, le campane della Pasqua suonano a festa e i loro rintocchi gioiosi annunciano al mondo la resurrezione di Gesù. Durante il triduo pasquale le campane vengono “legate” e non vengono suonate in segno di lutto per la passione e morte di Cristo: solo con l’annuncio del Sabato Santo e della Domenica di Pasqua le campane vengono finalmente liberate e la loro musica festosa torna a riempire le città. In Francia, per giustificare il silenzio delle campane durante i giorni del triduo, ai bambini viene detto che le campane sono volate a Roma e, la mattina di pasqua, sempre ai bambini spetta l’onore di correre alla finestra per sentire e verificare che le campane siano tornate ai loro rispettivi campanili.

LUNA – La luna non è uno dei simboli più noti della pasqua, ma merita comunque una menzione. Soprattutto nelle raffigurazioni medievali, sole e luna compaiono ai lati di Gesù in croce come a simboleggiare la partecipazione di tutto il creato al dramma della crocefissione. Ma il valore della luna nella pasqua cristiana è tutt’altro che marginale, anzi, è proprio lei a stabilire il giorno in cui deve cadere la pasqua cristiana.
A differenza di altre festività, come Natale o l’Assunzione, la Pasqua (e tutte le festività a lei connesse come la Domenica delle Palme e la Pentecoste) è una festività “mobile” e il giorno della celebrazione muta di anno in anno.
Il Concilio di Nicea del 325 stabilì che la Pasqua cristiana non doveva coincidere cona la Pesach, la Pasqua ebraica, e, per non evitare sovrapposizioni, venne adottato un sistema basato proprio sulle fasi lunari. Tradizionalmente, la Pesach viene celebrata quattordici giorno dopo il plenilunio di marzo, il Concilio di Nicea fissò il 21 Marzo come data per l’equinozio di primavera e stabilì che la pasqua cristiana venisse festeggiata la domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Nonostante questi accorgimenti, tuttavia, pasqua cristiana e pasqua ebraica possono comunque coincidere come è successo nel 2017.

UOVA – Le uova di pasqua sono l’aspetto più dolce di questa festività e grandi e piccini aspettano con ansia la domenica di Pasqua per poterle aprire e scoprire quali sorprese vi siano nascoste al loro interno. Sempre la tradizione vuole che la domenica di Pasqua si mangino le uova benedette e, spulciando in internet, si trovano ricette provenienti da tutte le regioni che spiegano come inglobare le uova benedette in torte, ciambelle ed altre pietanze.
L’uovo ha sempre stuzzicato la curiosità e la fantasia degli uomini che, abituati a vedere la vita nascere al termine di una gravidanza, ha sempre trovato curioso, se non misterioso, il processo che porta il pulcino a nascere apparantemente “da solo”.
L’uovo è un simbolo di vita e di resurrezione e il pulcino che nasce rompendone il guscio è allegoria di Cristo che esce dal sepolcro. Anche l’alchimia ha adottato questo simbolo che, nel linguaggio alchemico, indica le ampolle e i recipienti in cui avviene la trasformazione degli elementi. Tracce di questo collegamento tra l’uovo e la vita sono rintracciabili anche in scienza e in medicina. I misteri della fecondazione e della nascita hanno sempre affascinato medici e scienziati che, nel corso dei secoli, hanno cercato di capirne i segreti. Già nel 1600 si ipotizzava che, come le uccelli e rettili (così come le piante), anche i mammiferi avessero delle cellule uovo. Con la dottrina “ex ova omne vivum” (dalle uova nascono tutte le cose viventi) l’ipotesi della presenza di queste cellule scalzò le precedenti teorie sulla procreazione come quella della “generazione spontanea” o quella del “preformazionismo” e, nel 1928, venne per la prima volta attestata la presenza di cellule uovo, poi ribattezzate ovuli, in un essere umano.

ULIVO – L’ulivo è un simbolo di pace ed era sacro alla dea Atena. Racconta la leggenda che gli ateniesi, indecisi su chi dovesse essere il patrono della loro città, invocarono Poseidone e Atena che, per ingraziarsi il favore del popolo, portarono un dono ciascuno: Poseidone si presentò con un bellissimo cavallo e ne lodò la forza e il valore militare, mentre Atena, piantata la lancia nel terreno, offrì agli ateniesi un alberello gracile da cui pendevano piccoli frutti neri. Come la dea spiegò, si trattava di un ulivo: non il più imponente tra gli alberi, ma comunque utile perché con i suoi frutti gli ateniesi avrebbero potuto sia sfamarsi che illuminare le loro notti oltre, ovviamente, usarne il legno. Gli ateniesi scelsero, come suggerisce il nome, Atena e sulle vecchie 100 lire vi era raffigurata proprio la dea nell’atto di creare l’ulivo.
L’ulivo è un altro dei simboli pasquali più diffusi e, come per la colomba, la sua fama affonda le radici nell’Antico Testamento e nelle tradizioni del popolo ebraico. L’olio, ottenuto dalle olive, era usato per consacrare re e profeti e tutt’ora, durante i sacramenti del Battesimo, della Cresima (o Confermazione), dell’Ordine Sacro e dell’Unzione degli Infermi; il sacerdote unge chi riceve il sacramento con il crisma (o crismale): l’olio benedetto.
Un giardino di ulivi, chiamato Orto degli Ulivi o Getsemani, compare nelle letture del triduo pasquale ed è il luogo in cui avviene il tradimento di Giuda che segna l’inizio della passione di Cristo. A parte questo chiaro riferimento, non ci sono altri episodi che vedano protagonisti degli ulivi, tuttavia, durante la Domenica delle Palme, nelle chiese viene fatta la tradizionale benedizione dei rami di ulivo che i fedeli portano poi nelle case; si tratta di una “variazione sul tema”: considerata la scarsità di palme in Italia (e la difficoltà nel raccoglierne le foglie) nel corso dei secoli si è optato per piante più facilmente reperibili e meno difficili da potare come, per l’appunto, gli ulivi ugualmente molto presenti in Terra Santa.

CONIGLIO – Reso celebre, e mai così dolce, da una nota azienda dolciaria, il coniglio, e più raramente la lepre, ha consolidato la propria posizione tra i simboli pasquali per eccellenza. Nonostante il suo successo, sopratutto nei paesi anglosassoni, le origini del Coniglio di Pasqua, noto anche come Coniglietto di Pasqua, sono più sacre che profane.
Il coniglio è universalmente noto per la sua proliferosità: le colonie di conigli selvatici possono contare svariate dozzine di esemplari e, grazie alle loro gallerie e velocità, i conigli possono dare la sensazione di spostarsi velocemente da un’apertura all’altra anche se molto distanti tra di loro. Il coniglio è associato alla Luna (una leggenda cinese sostiene che la luna sia una colonia di conigli) e al mondo degli spiriti, ma anche al rinnovamento e alla vita. La sua natura timida e difficilmente avvicinabile fece sì che presso i popoli celtici il coniglio fosse considerato un viaggiatore tra i mondi: una creatura capace di passare indenne dal mondo dei morti a quello dei vivi facendosi foriero di profezie o presagi. Tuttavia è sotto il luteranesimo che il coniglietto di Pasqua comincia a diffondersi ricoprendo un ruolo analogo a quello di Santa Klaus: una sorta di Babbo Natale primaverile che, invece dei doni, nasconde uova colorate.
Come molti animali notoriamente classificati come “prede”, il coniglio si riproduce molto più frequentemente rispetto ai grandi erbivori e ai carnivori e ogni parto può contare fino a 15 cuccioli per nidiata. Questa sua caratteristica, per quanto fonte di ilarità e battute non sempre lusinghiere, lo rende un vero e proprio simbolo di vita e rinnovamento, non che di speranza e di nuovi inizi: tutti valori e messaggi fortemente legati al messaggio pasquale portato da Gesù con la sua resurrezione dai morti.

*Jo

Animali Fantastici e come evocarli: i patronus più rari del mondo di Harry Potter e il loro significato

Uno degli incantesimi più complicati che vengono insegnati alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts è senza dubbio Expecto Patronum.
A differenza degli altri incantesimi, l’Expecto Patronum è considerato un incantesimo “soggettivo”: che si basa sui ricordi e le emozioni di chi lo lancia; una sfida ben più ardua di un semplice movimento di bacchetta e di una formula ben recitata.
Già dal terzo capitolo della saga, questo incantesimo entra, con un ruolo tutt’altro marginale, nella trama ma è solo nel quindi romanzo che viene approfondita la sua natura e i suoi usi.
Sempre ne L’Ordine della Fenice, vengono inoltre presentati i patroni corporei dei personaggi principali.
L’universo creato da J.K. Rowling è popolato da creature fantastiche appartenenti a mondi e culture differenti tra di loro e, nonostante i patronus tendano a prendere le sembianze di animali “comuni”(quasi babbani), alcuni solo maghi riescono ad evocare un patronus corporeo con le sembianze di un animale magico.
In questo articolo vi spiegheremo il significato di alcuni di questi animali fantastici: dai più comuni e famosi fino a soffermarci su alcune creature comparse in Animali fantastici e dove trovarli e I crimini di Grindelwald.

.: FENICE :.

La fenice è il Patronus e l’animale da compagnia di Albus Silente. In ogni tempo e luogo è conosciuta per la sua natura immortale e per la sua capacità di risorgere dalle proprie ceneri.
La fenice è collegata all’idea di rinnovamento e di purificazione e alle pratiche alchemiche. La fenice si distrugge e si crea da sola e, di conseguenza, non riconosce l’autorità di nessuno. Da un punto di vista spirituale la morte e la rinascita della fenice rappresentano il processo di redenzione e purificazione di un’anima e il mutamento spirituale di una persona.

.: DRAGO :.

Il drago è uno di quei patronus più rari e non ha bisogno di presentazioni.
Animale mitologico per eccellenza: il drago è una creatura ricorrente in tutte le culture e le tradizioni del mondo e può vantare una lunga serie di significati, non che una più che nutrita letteratura.
Nella cultura occidentale, esso è spesso associato al serpente e, di conseguenza, all’idea di malvagità e pericolo.
Fin dagli albori della civiltà greca, è raffigurato come il mostro da cui salvare principesse e città e la sua cattiva reputazione si consolida nel medioevo dove viene spesso utilizzato come allegoria del diavolo, del peccato e anche del paganesimo.
Al contrario, presso i popoli dell’estremo oriente, il drago rappresenta il cosmo e l’ordine universale: è un simbolo buon auspicio ed è uno dei segni dello zodiaco cinese.
Il drago è l’animale che meglio incarna l’idea di forza e di totalità, infatti egli è considerato l’unione dei quattro elementi: corpo di rettile (terra), ali (aria), fuoco e tane costruite presso grotte umidi e paludi (acqua).

.: UNICORNO :.

L’unicorno è una delle immagini più ricorrenti nei bestiari medievali e da sempre stuzzica la fantasia di scrittori e sognatori.
Il timido cavallo con il corno in mezzo alla fronte è forse una delle creature che meglio incarna il concetto di “magia” e, di fatto, è uno degli animali più usati per rappresentare la letteratura fantastica.
La sua natura timida, mite e riservata hanno fatto sì che l’unicorno venisse associato all’universo femminile, ai suoi vizi e alle sue virtù: se infatti l’unicorno è simbolo di purezza (stando alla leggenda solo le vergini possono avvicinarlo), gentilezza e saggezza, è anche vero che è anche associato alla frivolezza e alla vanità.
In senso più lato l’unicorno racchiude in sé ideali di forza, energia, libertà, indipendenza, spiritualità e nobilità, motivo per cui esso compare, insieme al leone, nello stemma reale del Regno Unito.

.: CAVALLO ALATO :.

Il cavallo alato Pegaso è uno dei cavalli più famosi e affascinanti dell’universo fantastico.
Nato, secondo la tradizione, dal sangue di Medusa: questo animale è il degno compagno di dei ed eroi.
Stando alle leggende, domare un cavallo alato è un’impresa pressoché impossibile e proprio per questo motivo Pegaso incarna, come molti dei suoi parenti equini, ideali di libertà, indipendenza ed è un simbolo apprezzato anche da chi non ama adeguarsi al conformismo: infatti la sua rappresentazione più comune, rampante e con le ali spiegate, è un chiaro invito a cercare la propria strada e a puntare in alto.

.: SALAMANDRA :.

Simbolo alchemico per eccellenza la salamandra (o salamandra di fuoco) è un animale tutt’altro che scontato sospeso fra realtà e fantasia.
Raffigurata come una grossa lucertola (o un drago senza ali), essa è presente nei bestiari e nei libri di alchimia come animale legato al fuoco, al calore e, in ultimo, alla vita e, per questo, ricorre come allegoria di Cristo.
Tuttavia, la fama della salamadra di fuoco non si ferma al medioevo e anche nella letteratura contemporanea e nelle produzioni cinematografiche essa ricorre come simbolo del fuoco: i pompieri di Fahrenheit 451 la adottano come loro emblema per via della sua capacità di resistere alle fiamme e in Frozen – Il segreto di Arendelle, la regina Elsa doma lo spirito del fuoco incarnato in una salamadra color ceruleo.
Altra dote della salamadra, forse attribuitale per via dei suoi occhi grandi e sporgenti, è quello della profezia.
Come tutti gli anfibi, la salamandra si distingue per la sua vitalità (altro tratto in comune con il fuoco) e per la sua velocità: è per questo che, tra i suoi connotati troviamo, oltre alla vita e alla luce, anche la vivacità (sia fisica che intellettuale e spirituale), l’energia, la forza e la passione.

.: THESTRAL :.

Considerato un presagio di morte e di sventura, l’opinione pubblica sul thestral e la sua reputazione sono tutt’altro che lusinghiere.
Il thestral è il patrono degli incompresi e degli anticonformisti, di coloro che non si fermano alle apparanze ma indagano cercando di cogliere la vera essenza delle cose.
Pur non potendo contare su un aspetto particolarmente accattivante, il thestral ha uno spirito docile e gentile, protettivo e devoto nei confronti di coloro che riescono a guadagnarsi la sua fiducia. Come il cavallo alato, il thestral incarna ideali di dinamismo e libertà, ma ha anche un legame stretto con l’introspezione e denota un carattere leale.

.: IPPOGRIFO&GRIFONE:.

L’ippogrifo è forse una delle creature mitologiche più antiche e affascinanti: metà cavallo, metà leone e metà aquila; esso compare nelle leggende greche e romane e, attraverso il medioevo, viene consacrato quale cavalcatura di eroi e paladini.
I bestiari medievali consacrano l’ippogrifo, e il grifone (sua variante privo di caratteristiche equine), come il re di tutti gli animali perché nato dalla fusione di un leone (il re indiscusso della foresta e della terra ferma) e dell’aquila (la signora dei cieli).
Nonostante le numerose leggende che lo riguardano, il primo a darne una descrizione accurata è Ariosto che affianca questa creatura portentosa ai suoi paladini permettendogli così di compiere imprese leggendarie e viaggi impensabili per un uomo del rinascimento.
L’ippogrifo è un animale altero e nobile e, per questo, doppiamente pericoloso: di carattere indipendente, è tuttavia disposto a farsi domare solo da chi ne è veramente degno e, per questo, è spesso considerato il destriero di eroi, cavalieri e stregoni.

.: OCCAMY :.

Presentato nel film Animali fantastici e dove trovarli, l’occamy è una delle creature più affascinanti e allo stesso tempo pericolose del mondo magico: caratteristiche che si riscontrano anche nei patronus corporei che assumono questa forma.
Creatura dai natali orientali, nonostante la sua somiglianza con il serpente piumato delle civiltà mesoamericane, l’occamy è un gigantesco bipede con corpo da serpente e volto da uccello noto agli zoologi del mondo magico per la sua capacità di adattarsi perfettamente per riempire lo spazio circostante riuscendo così a modificare le proprie dimensioni a seconda della necessità.
La caratteristica che contraddistingue l’occamy è il suo istinto materno che lo spinge ad essere molto protettivo nei confronti di quelli che considera come parte della famiglia.

*Jo

Ehi, le sorprese non sono finite. Clicca qui per saperne di più.

Fiori e farfalle per coprire le svastiche

172810804-71bb2c8f-7a75-4d67-a74d-83d9146ae9c5

Quante volte passeggiando, per le strade o all’università, avete visto una svastica campeggiare sbilenca sui muri degli edifici o i banchi delle aule? Come la maggior parte delle persone, alla vista del simbolo avrete provato un certo ribrezzo e, se siete temerari, avrete subito provveduto a camuffare questo segno di odio con qualcosa di più pacifico come, per esempio, un mulino a vento.
Esasperato dall’ennesima svastica comparsa sulle giostre di un giardinetto pubblico, Ibo Omari, titolare di un colorificio nel quartiere berlinese di Schöneberg, si è armato di bomboletta spray e ha trasformato il simbolo nazista in un disegno più adatto a un luogo per bambini.
Il suo esempio è stato immediatamente copiato da altri writer che, in giro per Berlino, si sbizzarriscono trasformando le svastiche in disegni sempre diversi e originali.
Farfalle, coniglietti, fiori, persone e quadrifogli sono solo alcuni dei soggetti del movimento dei Paint Back: i writers che, su segnalazione della cittadinanza, si spostano di quartiere in quartiere per convertire i simboli dell’odio in figure colorate.

Di seguito riportiamo alcune delle trasformazioni più originali e meglio riuscite di questi writers berlinesi.

*Jo

172808724-0b1f5583-14e1-4912-acb3-4b4704d92793172808736-da865404-db5b-4309-beba-73c440341703172808746-b27bd496-58ef-4bdf-93f7-2cc94e3df234172808753-79fb9bb2-1d5b-4f3e-9ebe-6e2609d0a3c6172808763-1692ad97-e0e2-4e87-8b7f-40035fa3407a-e1478858862455