TERZA LICEO 1939

terza

TERZA LICEO 1939

Autore: Marcella Olschki
Editore: Sellerio editore Palermo
Anno di pubblicazione: 1956

.:SINOSSI:.
Gli anni del liceo per alcuni ragazzi sono anche stati gli anni del fascismo. Gli studenti della III Liceo dell’A. S. 1939, non aderirono alla sostanza di una scuola in cui la mancanza di ogni libertà di scelta autonoma inibiva ogni interesse sincero e meditato. E questa estraniazione, nel contesto del totalitarismo, ebbe effetti di libertà.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Un bel libro, davvero, semplice e, nonostante tutto, profondo al punto giusto.
L’autrice ripercorre con gentile tenerezza gli anni della scuola, raccontandoci di episodi che le sono accaduti per davvero destreggiandosi con estrema abilità tra descrizioni di alcuni suoi compagni e professori ed esperienze che hanno segnato più o meno la sua vita.
Il fatto principale, si potrebbe chiamare fattaccio per come viene trattato non solo dall’autrice, al tempo diciottenne, ma anche dalla controparte, avviene dopo la prima metà del libro. Si tratta di uno scherzo fatto al professore più odiato, uno scherzo che lui, fiero nella sua camicia nera di pubblico ufficiale fascista, interpreta come il più spietato degli insulti e porta la ragazza ad un penoso processo che mette in discussione sia il gioco della ragazza sia le sue origini.
Un fatto che oggi diremmo scandaloso, eppure non così impossibile come vorremmo pensare, che ci mostra la cruda realtà di un regime che ama soffocare la libertà anche in piccoli gesti apparentemente innocenti.

Non mi sento di dare il massimo dei voti a questo libro principalmente perché penso che si sarebbe potuto dare più spazio ad argomenti di alto calibro che, al contrario, vengono trattati in certi casi con superficialità. Comunque è solo un problema di visione tra me e l’autrice e il voto finale è 8/10, quindi ampiamente consigliato.
Chi ama la storia e i racconti di vita vera, non può mancare di leggerlo!

*Volpe

Novità sullo scaffale – Settembre 2016

14203082_290467787983910_735454232_o.jpgA partire da questo settembre, abbiamo deciso di presentarvi le novità in uscita in libreria mese per mese.
A settembre troverete tanti ritorni, sequel di romanzi che lo scorso anno hanno fatto letteralmente impazzire il pubblico dei lettori, libri più criticati per le scelte degli autori e nuovi autori che sembrano affacciarsi con una certa audacia nel panorama letterario.

ROMANZI ROSA:

“L’uomo che inseguiva i desideri” di Phaedra Patrick: Il primo settembre uscirà in libreria questo libro che è già stato definito come “Il caso editoriale dell’anno”, ha stupito molti librai che lo hanno letto in anteprima ed è  già stato pubblicato in più di venti paesi: decisamente un libro che dovrebbe essere presente, almeno come idea, sulle liste di coloro che amano i romanzi d’amore, pieni di passione e sogni.
“E’ la storia di un amore che si nutre di piccole cose”

“Prometto di perdere” di Pedro Chagas Freitas: l’attesissimo seguito di “prometto di sbagliare” che ha dominato le classifiche italiane per mesi, arriverà in libreria il 16 settembre.
Pedro Chagas ha il pregio di saper parlare d’amore con una grandissima poesia, e di saper raccontare di un amore vero che si spezza ma si ricostruisce e nel quale vince solo chi non molla.
“Bisogna credere nell’impossibile e convincere l’altro che l’amore non è una bugia, un’invenzione dei poeti. È dentro ognuno di noi. Basta non avere paura, paura di perdere.”

NARRATIVA:

“La natura Esposta” di Erri De LucaAttesissimo ritorno di De Luca alla narrativa con questo nuovo romanzo nel quale un uomo di molti mestieri è incaricato di un delicato restauro. La statua del crocifisso contiene segreti che si rivelano solo al tatto. Bisogna risalire a diverse nudità per eseguire. C’entra una città di mare e un villaggio di confine, un amore d’azzardo e una volontà di imitazione.
Fu attesa l’ora del tramonto, per l’effetto di luce arrossata sopra il marmo. Prese aspetto di carne, le ombre mossero le forme.”

GIALLI E THRILLER:

“La promessa: il sesto caso della sezione Q” di Jussi Adler-Olsen: Facile comprendere che sia il sesto romanzo di una ormai conosciuta e lunga serie ambientata nella gelida danimarca.
Christian Habersaat cerca senza successo di far luce sulla morte misteriosa di una ragazza, che gli apparve allora su una strada di campagna, appesa a testa in giù tra i rami di un albero. La Sezione Q, specializzata in casi irrisolti, è la sua ultima speranza.

“L’artista del coltello” di Irvine Welsh: Gi amanti di questo autore avranno una bellissima sorpresa nel veder tornare, in un thriller dai toni cupi e punte di spietata ironia, uno dei personaggi più amati di “Trainspotting”.
Frank Begbie, con un passato assai oscuro, quando viene a sapere della morte del figlio con il quale non ha rapporti da anni, decide di tornare in Scozia. Il libro ruota attorno ad una domanda spietata: può un uomo come Begbie dominare il suo lato oscuro?
“Di Welsh ce n’è uno solo e dovete leggerlo.” – The Observer

“Piccoli pensieri omicidi” di Gabriella Galt: Una serie di brevi racconti di omicidi che sono rimasti sulla carta, uno sfogo a quei piccoli pensieri omicidi che quotidianamente ci prendono e non possiamo lasciare liberi. Divertente, a modo suo morale, catarchico- educativo, un invito a essere proattivi: se quel cadavere si ostina a non passare, armatevi di penna e datevi da fare.
“«Perdonami», mi ha detto, «ho rincontrato il mio primo amore, mi sono innamorato di nuovo di lei, è una passione folle, travolgente, più forte di me.» Sono un tipo accomodante, comprensivo. Ma al ritorno di fiamma, no, non ero preparata. Neanche lui, del resto. Ha preso fuoco in un attimo. Cenere, come la sua bionda.»”

“La coppia perfetta” di B.A. Paris:  Tutto sembra meraviglioso a casa di Grace e Jack Angel, si direbbe proprio che sono la coppia perfetta, ma conoscendo un po’ meglio i due alcune cose sfuggono dal quadro idilliaco che i due hanno costruito. Perché Grace non risponde mai al telefono di casa? Perché esce solo se anche Jack è presente? Perché ci sono sbarre alla finestra della camera?
Questo è uno dei migliori esordi dell’anno, sono state vendute oltre 600.000 copie in soli cinque mesi. Il ritmo serrato e la capacità di svelare gli oscuri segreti di una coppia perfetta hanno entusiasmato sia i lettori sia gli editori.
“Jack e Grace sono la coppia perfetta… o la bugia perfetta?”

FANTASY:

“I custodi di Slade House” di David Mitchell: Un nuovo romanzo regalatoci dallo scrittore di Cloud Atlas uscirà il sei settembre con una nuova storia che si muove agilmente tra diversi generi fino ad arrivare al finale a sorpresa. Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House.

Harry Potter e la maledizione dell’erede di J.K. Rowling: Il 24 settembre avremo tra le mai, finalmente, forse il libro più discusso dell’anno. Da quando le prove sono cominciate, non si è fatto altro che parlare dello spettacolo teatrale di cui questo libro è il copione. Si tratta, a tutti gli effetti, dell’attesissimo “Ottavo libro” di una delle saghe più famose la quale ha accompagnato l’adolescenza e l’infanzia di miliardi di persone. La domanda,  a questo punto, è se sarà o meno all’altezza degli altri: alcuni fans hanno parecchie remore a riguardo!
ATTENZIONE: ci teniamo a ricordare che questa non è la versione finale. Sebbene la prima delle prove teatrali aperte al pubblico (definita “anteprima mondiale”) sia stata fatta a giugno del 2016, la versione finale sarà messa in scena a gennaio del 2017 e con essa uscirà il copione ufficiale.

LETTERATURA STRANIERA:

“Il rumore del tempo” di Julian Barnes:  Questo autore ci racconta una storia vera, la storia di un musicista russo, Dimitrij Sostakovic, che la mattina del 29 gennaio 1939 legge una terribile recensione ad un suo recente spettacolo.
Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell’Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa.
“Ma essere un vigliacco non è facile. Molto piú facile essere un eroe. A un eroe basta mostrarsi coraggioso per un istante: quando estrae la pistola, quando lancia la bomba, attiva il detonatore, fa fuori il tiranno e poi se stesso. Essere un vigliacco significa invece imbarcarsi in un’impresa che dura una vita. Mai un po’ di riposo. C’è da anticipare la successiva occasione in cui si dovrà tergiversare, mostrarsi servili, giustificarsi… Essere un vigliacco richiede costanza, fermezza, impegno a non cambiare.”

“Lo stupore di una notte di luce” Clara Sanchez: L’attesissimo seguito di “Il profumo delle foglie di limone”, uno dei libri più amati degli ultimi tempi e come il precedente, questo libro promette di essere un successo. Uscirà verso il dodici settembre, ma ha già moltissime recensioni positive da chi lo ha avuto in anteprima.
Lo stupore di una notte di luce è una storia indimenticabile sulla forza delle scelte e il coraggio di non tradirle. Sulla impossibilità di dimenticare il male e sulle colpe che devono essere punite. Una storia di amore e speranza dove nessuno crede che possa essercene ancora.
Sei sicuro di proteggere chi ami?
Sei sicuro che sia tutto finito?
Il passato ritorna sempre
e adesso è ora di affrontarlo

“Confusione. La saga dei Cazalet 3” di Elizabeth J. Howard: Questo libro riprende le vicende della famiglia Cazalet dopo circa un anno rispetto al finale di ” Il Tempo dell’attsa”, circa nel marzo del 1943. Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, assistiamo finalmente all’ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e con inedite libertà, soprattutto per le donne. E infatti Louise, Clary, Polly e Nora si avvieranno su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, in cui le donne lavorano e vivono a testa alta, senza troppe complicazioni, la loro vita amorosa e sessuale.
“La scrittrice più interessante della sua generazione.” – Martin Amis

“The Girls” di Emma Cline: Libro di una giovanissima scrittrice che immagina un mondo che non ha potuto vivere. Ambientata nell’estate del 1969, ci viene raccontata la storia della quattordicenne Evie che, bisognosa di attenzioni e piena di insicurezze, si fa prendere dal mondo di un gruppo di ragazze conosciute al parco mostrando nei loro confronti una certa di venerazione, specie per Suzanne, la più grande del gruppo. Così, quando viene invitata nella comune hippy in cui le ragazze vivono tutte insieme con un carismatico guru, neanche lontanamente riesce a intuire quanto si stia avvicinando al cuore del male. “L’accidia si interrompe un giorno al parco, quando Evie vede per la prima volta Suzanne e le altre, oscene e bellissime in mezzo alla folla.”

AUTOBIOGRAFIE:

“Born to run” di Bruce SpringsteenL’artista e cantante Bruce Springsteen, ha sorpreso tutti con la decisione di pubblicare un’autobiografia che uscirà in contemporanea in tutto il mondo il 27 settembre. Il titolo, naturalmente, si rifà ad una sua celebre canzone.
Nell’autobiografia di Bruce Springsteen tro­viamo l’ispirazione di un autore unico e la saggezza di un uomo che ha riflettuto a fondo sulle proprie esperienze.
“La città da cui vengo è piena di piccoli impostori, e io non faccio eccezione. A vent’anni non ero un ribelle che sgommava con le auto da corsa, ma un chitarrista per le strade di Asbury Park, già membro a pieno titolo di quella categoria di personaggi che ‘mentono’ al servizio della verità… gli artisti con la ‘a’ minuscola. ”

Schizzi d’autore

JKR_Harry_and_the_Dursleys_illustration-768x929

Non di rado gli scrittori decidono di affiancare alle loro storie dei piccoli schizzi: disegni semplici ed essenziali, scarabocchi che riescono a fermare un’idea prima che scompaia e che certamente rendono più vivi quei personaggi i cui nomi vengono vergati con l’inchiostro o battuti ripetutamente sui tasti di un computer.

In occasione dell’uscita dell’ottavo capitolo della saga di Harry Potter, “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, l’autrice J.K Rowling ha condiviso con i fan alcune delle illustrazioni che hanno accompagnato e a volte ispirato la stesura della famosa serie.
Schizzi e veri e propri disegni, precisi nei minimi dettagli, in cui la scrittrice inglese ha immortalato i volti dei suoi personaggi o ha raccontato, accantonando per qualche momento la penna e il computer, gli episodi più famosi ed amati dei suoi libri, affidando la propria creazione ai tratti di una matita.

JKR_outside_Privet_Drive_illustration-768x853
Il bambino che è sopravvissuto
JKR_Weasleys_illustration
I Weasley
JKR_Peeves_and_Percy_illustration
Percy Weasley e il professor Mcgonagall
JKR_Severus_Snape_illustration-768x781
Le occhiate sinistre di Piton durante l’ora di pozioni
JKR_Mirror_of_Erised_illustration-768x892
Lo specchio delle brame
JKR_Quidditch_illustration-768x794-1
Una partita a Quidditch

Ovviamente queste sono alcuni dei disegni che la Rowling ha condiviso con i suoi affezionati lettori e noi ci auguriamo che presto ne rilasci altri insieme ad altre informazioni e curiosità su quello che, anche a distanza di anni, resta uno degli universi letterari più amato e sognato da intere generazioni.

*Jo

Se hai questi sintomi (forse) sei uno scrittore

Quando si pensa allo scrittore e al suo mestiere si corre con la mente ad immagini romantiche di fogli lasciati in giro, notti passate a parlare con le stelle e lunghe passeggiate per le strade deserte di un piccolo borgo rurale.
Lo scrittore è un mestiere che affascina e la letteratura è una di quelle arti con cui tutti, almeno una volta nella vita, si sono cimentati ottenendo anche dei risultati soddisfacenti.
Ma quali sono le caratteristiche di uno scrittore, i suoi tratti distintivi? Esistono, nei nostri comportamenti e nelle nostre abitudini, degli indizi che potrebbero rivelare la nostra attitudine alla narrazione e la nostra vocazione di scrittore?
Secondo Bustle.com esistono nella nostra quotidianità e nella nostra storia sono nascosti undici indizi che svelerebbero la nostra innata natura di scrittore.

snoopy-writer.jpg

1. Sei un vero topo di biblioteca

Ogni scrittore è stato a suo tempo, e continua ad esserlo, un lettore accanito: nessuno libro è al sicuro quando nei paraggi c’è uno scrittore a caccia. Nessun autore, nemmeno il più piccolo e sconosciuto, può sperare di salvarsi dalla mente affamata di creatività di un lettore appassionato e lo stesso vale per articoli, riviste e qualsiasi cosa contenga parole e contenga informazioni nuove ed interessanti.

2. “Leggete, sì, ma quando lo dico io!”

Ogni scrittore scrive per essere letto, ma ogni volta che qualcuno legge un linusmanoscritto appena concluso o la bozza di un articolo ecco il panico sopraggiungere e ti penti di aver sottoposto così frettolosamente agli occhi di qualche sconosciuto il tuo lavoro.
Gli sguardi amici diventano quelli di critici spietati, pronti a mettere in discussione ogni parola, ogni virgola e a contestare trama, personaggi e stile.
Hai paura di far leggere un pezzo non ancora concluso, ma hai anche paura di consegnare al mondo il manoscritto terminato. Farlo leggere a persone care è fuori discussione! Ma anche l’idea di farlo leggere a perfetti sconosciuti, che non mostrerebbero alcuna pietà per i nostri errori, non ti sembra poi così allettante.

3. Alla domanda “che lavoro fai?” rispondi “Sono uno scrittore!”.

Scrivere è per te un lavoro dignitoso tanto quanto quello di impiegato, infermiere o fornaio e ti stupisci che i tuoi amici non riescano a capirlo. La sicurezza di un lavoro full time ti stuzzica, ma poi dove troveresti il tempo per dedicarti alla scrittura?

4. Peccati di gioventù.

Nessuno scrittore è nato dal nulla e ha partorito al primo tentativo un capolavoro divenuto subito bestseller. Se sei uno scrittore da sempre, fin da giovane ti sei cimentato nella stesura di racconti e romanzi che, con la maturità, hai prontamente distrutto o cancellato dall’hard disk del computer per evitare che qualcuno trovasse i tuoi scritti sconclusionati.

5. Nessuno vuole giocare con te.

Scarabeo, il gioco dei nomi e qualsiasi altro gioco in cui si debbano usare le parole sono per te causa di emarginazione. Nessuno vuole giocare con te e avere a che fare, anche solo per il tempo di una partita, con un concorrente che sembra aver mangiato pane e vocaboli tutti i giorni della sua vita.

6. Hai una relazione con persone morte o inventate.

 I tuoi autori preferiti sono per te amici e sei capace di parlare con i loro fantasmi per ore ed ore, riuscendo persino ad immaginare le loro risposte. Non sono solo mentori, ma vere e proprie amicizie di cui conosci pregi e difetti e per cui provi un amore che non riesci a spiegare senza essere creduto pazzo o essere spacciato per necrofilo.
La cosa non migliora quando, tra una pagina e l’altra, ti accorgi di esserti innamorato di un personaggio in un libro o di uno partorito dalla tua mente.

7. La carta è meglio

 Ovviamente la vita da eremita non è una condizione sine qua non per essere uno scrittore, , ma sono molti quelli che si sentono maggiormente a proprio agio quando sono circondati dalla carta stampata e non dalle persone. 250px-Lil-AgitatorDoversi esprimere in pubblico, parlare a braccio può essere problematico per te che preferisci esprimerti usando carta e penna e lasciando i tuoi messaggi su un pezzo di carta. La tua timidezza, che rappresenta un brutto ostacolo nei confronti verbali, sparisce quando sei chiamato ad esprimere la tua opinione per
iscritto e nessuno riesce a fuggire dalla tua dialettica e dalla correttezza con cui ti esprimi.

8. Vuoi una macchina da scrivere (meglio se d’epoca).

E’ il tuo sogno nel cassetto, il regalo che annualmente chiedi a Babbo Natale: una macchina da scrivere (meglio ancora se d’epoca); l’oggetto che più di tutti incarna l’ideale di scrittore e che, con quelle linee sinuose e i rumori caratteristici riesce più che mai a trasportarti nel mondo delle parole e della creatività.

9. Da nessuno a personaggio.

A lungo andare i tuoi comportamenti sospetti un po’ da investigatore privato un po’ da personaggio pittoresco, attirano l’attenzione di concittadini e di chi, per un motivo o per un altro, ti gravita intorno e quotidianamente assiste ai tuoi monologhi silenziosi, al tuo inveire contro i personaggi sovversivi e al tuo farneticare parole senza senso fino a trovare quella che stai cercando e che si incastra perfettamente nel periodo lasciato in sospeso.

10. Moltiplicazioni miracolose.

Non hai idea di quando o come sia successo: una mattina ti sei semplicemente svegliato e hai trovato casa tua invasa da centinaia di libri e riviste che non ricordi di aver mai comprato e che ora appesantiscono scaffali già pieni e tavoli su cui non trova spazio nemmeno una tazzina da caffè.

11. L’ispirazione è come innamorarsi di nuovo per la prima volta.

Scrivere è un’attività gratificante se si ha la giusta ispirazione, e tu che ciondoli tra momenti di massima attività e lunghi giorni di noia e vuoto lo sai meglio di tutti.
Manuali, corsi, rituali, minacce al computer e a se stessi non possono competere con il momento in cui si viene colti dall’ispirazione e il mondo si colora di nuove tinte, suggerendoti parole e idee che fino a qualche secondo prima non avresti nemmeno sognato. E’ come essere innamorati, come assaporare un pezzetto di felicità che non ti verrà tolta e continuerà nelle pagine nelle parole che restano anche quando l’ispirazione è finita e l’aridità creativa è tornata.

*Jo

635966981171589518-97828127_happy-writer

In poche parole

storytelling-18642-620x413

Il racconto breve è una forma narrativa poco conosciuta e molto spesso bistrattata dagli scrittori in erba o da chi semplicemente desidera dilettarsi con le parole e la prosa.
Il più delle volte si finisce per cedere all’idea che il racconto breve sia una variante, più raffinata, della novella o delle storie che riempiono le antologie delle scuole o che vengono lette ai bambini prima di andare a letto.
Questa definizione, per quanto approssimativa e poco veritiera, ha un fondo di verità.
Dall’alba dei tempi si raccontano storie per radunare le persone, per catturare l’attenzione di un pubblico e trasmettergli le emozioni e le idee del narratore. In simili occasioni non vi era spazio per narrazioni lunghe, per cui si ricorreva a racconti brevi che avessero sia valore ludico che pedagogico.
Piccole storie in cui venivano presentati personaggi definiti con pochi essenziali tratti, coinvolti in episodi rocamboleschi che si concludevano con la vittoria dell’eroe e la sconfitta del malvagio.
Nei secoli, come la storia della letteratura ci racconta, le favole di Esopo e le leggende hanno ceduto il posto a nuovi protagonisti e a nuove forme di narrazione come la novella, famosissime sono quelle di Boccaccio raccolte nel “Decamerone”, per approdare infine, tra ‘800 e ‘900, al racconto breve.
Da Pirandello a Verga, da Buzzati a Calvino passando per autori stranieri come Poe, Wilde, Dickens ed Hugo; la lista di scrittori famosi, padri della letteratura europea ed internazionale, è lunghissima ma basta per riscattare il racconto breve spazzando via l’idea che si tratti di letteratura di categoria B.
Molti sono gli autori grati a questo genere che è un’autentica palestra in cui presentare non solo i propri personaggi, ma cimentarsi anche con tecniche narrative ed espedienti nuovi e azzardare nuovi trucchi.

La caratteristica principale del racconto breve è la brevità: per molti, soprattutto per chi come la sottoscritta ha seri problemi nella sintesi, questo può rappresentare uno svantaggio, ma in realtà i punti di forza superano lo scoglio di dover essere coincisi.
I romanzi di centinaia di pagine hanno trame lunghe ed articolate, personaggi ed episodi per articolati ma che, pagina dopo pagina, rischiano di perdere l’attenzione del lettore che accantona il romanzo per cui ci siamo prodigati così tanto.
Questo rischio viene scongiurato dal racconto breve che non solo si avvale di una trama più semplice, ma ruba al lettore poco tempo invogliandolo quindi a portare a termine la lettura.
La semplicità è un’altra caratteristica fondamentale della narrazione breve: in così poche pagine non c’è spazio per una trama lunga e ricca di colpi di scena, flashback e suspense. L’azione deve essere concentrata e le parole devono riuscire a trasmettere al lettore la stessa intensità narrativa che si percepisce leggendo un romanzo ben scritto.
I personaggi non hanno bisogno di una caratterizzazione particolareggiata e non vanno incontro a nessuna evoluzione nel corso della narrazione.
Ciò che veramente fa affezionare il lettore al proprio personaggio è la capacità dello scrittore di descriverlo con poche parole in grado di tratteggiare in modo accattivante il proprio eroe senza perdersi in lunghe descrizioni.
Cimentandosi in una narrazione breve, lo scrittore in erba, ma anche quello affermato, ha modo di cimentarsi con nuovi generi, provare trucchi nuovi ed azzardare espedienti narrativi mai tentati.
Diatribe_of_a_Mad_Housewife    Il racconto breve ci permette di trattare qualsiasi tema senza alcuna limitazione.
Un tram in ritardo può ispirarci esattamente quanto una partita a nascondino o il volo di un’ape in un bel campo di fiori.
L’ispirazione e la fantasia lavorano a briglia sciolta per produrre una prosa in cui la poesia supera la tecnica e diventa la vera protagonista.
Ciò che davvero conta, nella stesura di un racconto breve, non è la trama, ma la personalità che si dà allo scritto, quel quid che lo rende speciale ed inconfondibile anche tra mille altre storie.

Per scrivere un racconto breve occorre abbondare con la fantasia, non risparmiare la poesia e accantonare la geometria della narrativa.

*Jo

Shakespeare my Love

1409156123_1000509261001_2013980530001_William-Shakespeare-The-Life-of-the-Bard

L’eco di William Shakespeare sembra, anche a distanza di 400 anni dalla morte, non avere fine. I suoi sonetti sono studiati al liceo, le sue opere teatrali sono tra le più riprodotte e quelle con il maggior numero di adattamenti, il suo stile e i neologismi che ha inventato per la lingua inglese sono continuo oggetto di studio così come i suoi personaggi che affascinano per la loro psicologia e la loro costruzione. Luoghi come Verona o Roma rimbombano dei monologhi e dei discorsi altisonanti come quello di Marco Aurelio sulle spoglie di Giulio Cesare. Per non parlare delle frasi attribuite al Bardo che, in modo più o meno consono, vengono citate e rimbalzano di bocca in bocca, di schermo in schermo. Forse non è un caso che il 23 Aprile, data della morte di Shakespeare, l’UNESCO abbia indetto la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, anche nota come Giornata del libro e delle rose. Tale onore non poteva che spettare a lui: a questo scrittore che non riusciva a firmare due volte nello stesso modo i suoi scritti. Eppure la storia della letteratura è costellata di nomi che ci hanno regalato opere persino più notevoli di quelle lasciateci in eredità dal Bardo. Basti pensare alle tragedie greche, ai grandi poemi di Omero e di Virgilio o a quelli più recenti di Ariosto e Tasso. Si pensi alla Divina Commedia firmata da quello universalmente noto come il Sommo Poeta. O ancora guardiamo agli autori dell’ottocento la cui influenza è ancora molto forte nella nostra cultura e nel nostro immaginario. Victor Hugo, Baudlaire, Jane Austen, Louisa May Alcott,  i russi Tolstoj, Dostoevskij e via così fino ad arrivare ad autori contemporanei come Coelho, Rowling e King. Eppure, malgrado la fama che avvolge questi grandi della letteratura, nessuno sembra in grado di competere con Shakespeare e con la sua produzione poetica e teatrale. Perché? Le trame che Shakespeare ha portato sul palcoscenico non si possono propriamente definire un mero frutto della sua penna e del suo calamaio. Molte sono infatti le opere ispirati a fatti della storia romana, a leggende o a fatti della cronaca del tempo. La sfortunata storia d’amore di Romeo e Giulietta è solo l’ultima di una serie di sfortunati amanti inaugurata da Piramo e Tisbe e consolidata da personaggi come Abelardo ed Eloisa o Tristano ed Isotta. Tuttavia ciò non sembra inibire la fama di queste opere che di anno in anno consolidano la loro fama e godono di nuovi adattamenti e rappresentazioni sia nei grandi teatri, dove vengono portate in scena sulle note di Verdi, così come nei più modesti laboratori scolastici. Altrettanto entusiasmante è la vita dello scrittore che è stata portata sui grandi schermi dal film “Shakespeare in Love” del 1998 in cui viene raccontata la genesi del dramma degli amanti veronesi. Questa cornice, per quanto dettagliata, non ci consente ancora di capire quale sia il segreto di Shakespeare.

Analizzando le opere del Bardo ci troviamo davanti ad un vero e proprio esercito di personaggi, alcuni dei quali hanno addirittura ispirato all’epoca quelle che noi oggi chiameremmo fan fiction. Uomini, donne, maghi, streghe e spiriti che formano un caleidoscopio di volti, maschere, voci, emozioni e storie. Ogni scrittore, si sa, scrive del suo tempo e il tempo di William è sicuramente uno dei più agitati della storia. La scoperta dell’America è ancora fresca ed ora le potenze del Vecchio Mondo avanzano le loro pretese sulle terre aldilà dell’Atlantico. Il Rinascimento italiano è al suo climax, guerre scoppiano qua e là per l’Europa ridisegnando i confini dei regni e le città passano da una bandiera all’altra nel giro di pochi giorni. L’inquisizione comincia a far sentire la sua voce e cerca di mettere a tacere quella dell’eretico Lutero, a Venezia si comincia a dire “Sotto i dieci la tortura, sotto i tre la sepoltura.” per indicare cosa spettasse a chi finiva davanti a i tre giudici dell’inquisizione. Shakespeare nasce in un periodo storico in cui le fonte di ispirazioni non mancano di certo e in cui basta un naufragio al centro dell’oceano per immaginare un’isola sperduta governata da un mago buono e abitata da spiriti e selvaggi.

La vera fortuna di Shakespeare non è tuttavia il ricco contesto storico da cui attingere sempre nuove idee, quanto la sua capacità di creare personaggi reali pur disponendo solamente delle poche pagine di un copione teatrale. Gli uomini e le donne di William Shakespeare palpitano. Basta un gesto, una parola, una lacrima per stracciare la maschera dei re e delle regine e portare a nudo la loro vera essenza e scoprire che dietro quel volto di gesso e cuoio ve ne è uno di carne, anima, nervi tesi e sguardi attenti mentre la giostra del teatro intorno a lui ruota. La scena può cambiare, una corte può diventare un palazzo del governo e un’isola la cattedra di un professore ormai troppo stanco per continuare; ma i personaggi, no, gli uomini e le donne di Shakespeare continuano a parlare con voci che non parrebbero stonate se tra un salamelecco ed una riverenza parlassero anche di cellulari o social network.

Potere, odio, invidia, gelosia, amore, gioco, morte, vita, sfortuna, guerra, amicizia, tradimento.

Per Shakespeare non sono situazioni, nemmeno episodi, sono volti, sono storie in cui ognuna di queste parole può essere scritta con la lettera maiuscola con la stessa dignità che si dà ad un nome proprio.

No, Shakespeare non è un Prospero stanco che rassegnato spezza la propria bacchetta come chi non ha più trucchi né magie da mostrare al proprio pubblico o ai propri ammiratori. Non è nemmeno un Marco Antonio che si perde a piangere sulle spoglie di una vita spezzata, o al suo tramonto, e cerca di riscattarla. Shakespeare è un uomo d’onore e come uomo d’onore continua il suo monologo. La candela per lui è ancora accesa, anche ora che il vecchio Globe è andato distrutto. Per lui la fiamma non si consuma come è scritto nel sonetto 18:

“…Finché uomini respireranno o occhi potranno vedere. Queste parole vivranno, e daranno vita a te”

Ed è davvero così: uomini continuano a leggere le sue parole e a renderle vive! Il segreto di Shakespeare racchiuso in un piccolo verso in coda ad un sonetto come tanti altri. Il Potente, l’Odioso, l’Invidioso, il Geloso, l’Amante, il Giocoso, il Morto, il Vivo, lo Sfortunato, il Guerriero, l’Amico e il Traditore continuano a leggere le loro storie e a raccontarle nella speranza di rispondere alle proprie domande e trovare un senso alla vita: quella trama che nessun teatro e nessun poeta riuscirà mai a spiegare fino in fondo.

*Jo

Un lusso per pochi

peanuts_snoopy-scrittore

Chiunque abbia messo mano alla penna, o alla tastiera, conosce quella vocina che, parlando dritto dritto al nostro orgoglio, sussurra “perché non fare di questa storia un libro vero?”. Una volta sentita questa voce non c’è più via di fuga e l’aspirante scrittore si immerge anima e corpo nella sua storia dimenticandosi persino di soddisfare i suoi bisogni naturali quali mangiare e dormire. snoopyLa trama viene stesa, cancellata, ristesa, cancellata nuovamente e per l’ennesima volta imbastita con pazienza. Vocabolari e dizionari dei sinonimi circondano la postazione dello scribacchino, nascondendolo dietro un muro paragonabile al Vallo Adriano o alla Muraglia Cinese. Le scene vengono scritte anche dieci volte, i nomi cambiati e ricambiati perché nemmeno un apostrofo sia fuori posto. L’obbiettivo? Presentare al potenziale editore un testo perfetto “senza macchia né difetto” in cui stile, trama e personaggi tracciano un quadro convincente e soprattutto appetitoso per l’editore e per il futuro lettore. Ed è qui, sulla soglia del tasto “invia” (nel caso delle case editrici, da qui in poi abbreviate CE, che richiedono i testi in formato digitale) o delle poste a cui ci si è recati per inviare il sudato manoscritto, che si infrangono i sogni di molti amanti della letteratura. La maggior parte dei sogni di gloria e letteratura dei nostri aspiranti scrittori muore qui, quando passato il periodo in cui la CE esamina il manoscritto non si riceve alcuna risposta e bisogna ricominciare da capo la ricerca di un nuovo editore, sentendo ancora sulla pelle la prima (e purtroppo non ultima) delusione.Snoopy-scrittore

Contrariamente a quanto siamo soliti pensare la storia della letteratura è una storia scritta dagli editori e non dagli scrittori e ciò che adesso può sembrare un testo mediocre può, nel giro di qualche tempo, attirare l’attenzione della critica ed essere annoverato tra gli esempi di un determinato genere. Ha fatto storia la scelta, qualche anno fa, di antologia per liceali che ha proposto per il genere horror/gotico un brano di “Twilight” accanto ad uno preso da “Frankestein”, una scelta azzardata che ha voluto accostare un romanzo contemporaneo ad uno dei classici della letteratura gotica.

Questa considerazione riesce a dare qualche speranza in più al nostro tenace scrittore che caparbio continua a inviare il proprio manoscritto a case editrici sempre più piccole, accontentandosi anche di una visibilità minore pur di vedere il proprio pargolo cartaceo su un qualche scaffale in una qualche libreria ai confini del mondo. Tuttavia i sogni del nostro eroe della carta non vengono esauditi e, dopo aver tentato il tutto per tutto, anche egli ricorre all’espediente, già consolidato, che gli permetterà di vendere qualche copia del suo romanzo su librerie online come Amazon&co.: il self publishing.

Lo abbiamo già detto nell’articolo Il labirinto del lettore: il mondo dell’editoria è una giungla in cui l’autore famoso prevale sull’esordiente e in cui solo pochi possono ambire al lusso di una pubblicazione con una casa editrice, se non famosa, che dia delle garanzie allo scrittore. Uno dei motivi che spingono gli scrittori ad auto pubblicarsi è quindi quello di, in un certo senso, ribellarsi ad un mercato che pubblica solo determinati autori o determinati testi, rimanendo sordo e cieco alle novità che quotidianamente gli vengono inviate. Un problema questo che, anche in seguito all’acquisizione da parte della Mondadori della Rizzoli, ha portato alla nascita di una nuova CE, La Nave di Teseo, che ha trai suoi fondatori Elisabetta Sgarbi e il compianto Umberto Eco. snoopy scrittore 1La competizione con i raccomandati non è tuttavia l’unico motivo per cui sempre più scrittori decidono di affidarsi al self publishing, il più delle volte ciò che muove questi scrittori è, a mio modesto parere, un’eccessiva fiducia in se stessi e nel proprio scritto. ATTENZIONE. Questa non vuole essere una critica a chi decide di auto pubblicarsi! Tuttavia mi sento in dovere di condividere con voi alcune considerazioni su quello che è il mercato del self publishing. Il primo problema che si crea quando sul mercato compaiono decine di testi più o meno simili (si legga l’articolo sopracitato per capire meglio di cosa sto scrivendo) è un ingarbugliamento dell’offerta che viene data al lettore che, sia questa uno store online o una libreria in carta e scomparti, barcolla tra titoli più o meno simili tra di loro, copertine dalla grafica ridondante e trame che ripropongono sempre la stessa storia trita e ritrita. Un effetto YA amplificato ed estremizzato che, alla fine, porta il lettore ad acquistare nuovamente titoli famosi e ad ignorare completamente i testi auto pubblicati. Questo non vuol dire che la letteratura auto pubblicata sia letteratura di serie B o addirittura C o D, ma essendo inserita in un mercato senza regole né scremature l’idea che il lettore si fa, trovandosi davanti a questa sorta di far west dei libri, è proprio questa: un guazzabuglio di storie in cui il potenziale capolavoro si confonde con il testo banale pubblicato dall’adolescente con manie da scrittore di successo. Il secondo problema, che dovrebbe far scattare l’allarme nelle teste degli aspiranti scrittori auto pubblicati, è quello di essere inseriti in un mercato editoriale ancora più spietato di quello a cui ci si è ribellati e da cui si è scappati sperando di trovare l’America. Sono sempre di più infatti le CE che offrono il servizio di self publishing svendendo il proprio nome a scrittori scoraggiati e pronti a tutti pur di realizzare il loro sogno. Una truffa in cui, per l’ennesima volta, lo scrittore diventa la vittima ed è costretto, dopo aver a lungo sofferto sulle pagine del suo manoscritto, a pagare per poterlo vedere su quello scaffale che ora appare con tutte le sue schegge non piallate e i tarli in agguato.

Anche io inseguo, come tanti, il sogno di una pubblicazione e probabilmente anche io verrò sedotta da questa soluzione facile che promette a noi scrittori dell’ombra un pezzetto di immortalità. Ciò che mi sento di dirvi, e di dirmi, è non arrendetevi. “Harry Potter” è stato rifiutato da undici case editrici prima di essere pubblicato ed ora è conosciuto in tutto il mondo. Non smettete mai di mettere in discussione i vostri scritti e non abbiate paura di affrontare il fallimento. Siate umili con le vostre storie, perché esse possono diventare piccoli capolavori solo tra le mani di scrittori pazienti e rispettosi dei tempi. Curate i vostri personaggi giorno dopo giorno, come se fosse una fiore, e vedrete che la vostra dedizione e la vostra passione verrà ripagata.

*Jo

self-publishing