La sovrana lettrice

.: SINOSSI :.

A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. E in effetti è successo qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali ripercussioni sul suo entourage, sui sudditi, sui servizi di sicurezza e soprattutto sui lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga. Perché oltre alle irrefrenabili risate questa storia ci regala un sopraffino colpo di scena – uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La Sovrana Lettrice di Alan Bennett è un romanzo che si legge tutto d’un fiato.
In un primo momento il lettore, anche a causa dello stile scevro di fronzoli e minimalista con cui Bennett ha scritto il suo romanzo, crede di trovarsi di fronte ad un saggio o, almeno, di leggere un racconto che abbia un fondo di verità. La storia che Bennett racconta è invece di finzione e i personaggi sono solo mezzi con cui l’autore cerca di raggiungere il suo fine: parlare di quello che un lettore sente quando scopre di amare la lettura.

In questo caso, sebbene lo sia sulla carta, la regina Elisabetta non è la vera protagonista del romanzo: protagonisti sono i sentimenti e le sensazioni che accomunano i novelli lettori. E’ una storia che a me ha parlato molto: se mi paragono ad altri lettori, mi rendo conto di aver iniziato ad amare i libri tardivamente, non che prima non ne comprendessi il valore o non li desiderassi, solo che non sentivo la lettura come qualcosa di mio.
Proprio come la regina Elisabetta ne La sovrana lettrice, anche io sono stata aiutata da un accanito bibliofilo nella mia scoperta; anche io ho subito il fascino della lettura e sono stata vittima del bisogno di divorare, pagina dopo pagina, più libri possibili come a voler colmare il vuoto che anni di lettura saltuaria avevano formato.
Questo è, a mio avviso, il pregio de La sovrana Lettrice: l’autore riesce a mettere su carta, con parole semplici e un fraseggio lineare, l’avidità con cui un lettore afferra la lettura dopo tanti anni di digiuno.
Se si toglie questo significato profondo che può colpire le persone che hanno provato quelle stesse sensazioni, la storia è banale e lo stile niente più che un esercizio di retorica con cui Bennett dimostra di poter scrivere un romanzo con i tipici toni del saggio.

I personaggi, tranne la regina, sono relativamente piatti: si dividono tra affamati lettori e detrattori della lettura. Nessun personaggio ha un arco narrativo ben definito e sono tutte comparse che gravitano attorno alla regina e alla sua nuova passione per i romanzi.
Buono invece lo humor britannico che attraversa tutto il romanzo: il libro non fa sbellicare dalle risate, ma strappa più di un sorriso a chi ha la pazienza e la voglia di intravedere una battuta là dove il discorso sembra estremamente serio. Anche la caratterizzazione della regina, tra il rispettoso e il satirico, è ben riuscita: il caratterino tutto pepe della sovrana è credibile e aiuta, assieme ai finti estratti dai diari di Sua Maestà, a creare la sensazione di trovarsi nel mezzo della lettura di un saggio.
In generale, il romanzo si merita un 7.5/10. E’ una lettura interessante e soprattutto estiva, adatta ad un periodo in cui si è stanchi e si vuole avere tra le mani un libro che faccia sì riflettere senza però impegnare troppo la testa.

*Volpe