Cose che (forse) non sai sull’Italia

Per festeggiare il 75° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, abbiamo pensato di raccontarvi qualche curiosità sull’Italia e gli italiani.

1. BIANCA, ROSSA E VERDE
Nato a Reggio Emilia nel gennaio del 1797, il tricolore italiano ha subito nel corso dei secoli numerose modifiche fino a prendere la forma di quello che non tutti conosciamo. Durante il Risorgimento, il tricolore, fregiato dallo scudo sabaudo, diventa l’incarnazione del verso di Mameli “[…]raccolgaci un’unica bandiera, una speme:” presente nella seconda strofa de Il Canto degli italiani. Al termine della seconda guerra mondiale e con la nascita della Repubblica Italiana, lo scudo sabaudo viene rimosso e il 24 marzo 1947 viene messa ai voti la foggia che il tricolore italiano dovrà assumere. Nell’articolo 12 della Costituzione Italiana si trova la descrizione ufficiale della bandiera: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.”.
Spesso considerata una sorella minore della bandiera francese, il tricolore italiano ha spesso rischiato di essere confuso con altri colori cromaticamente simili come quello messicano e quello irlandese. Ma se sulle dimensioni e i colori la Costituzione si è espressa, il motivo per cui vennero scelti come colori il verde, il bianco e il rosso si perde nella storia tra miti, tradizioni ed interpretazioni. Senza dubbio, la spiegazione più bella la diede Domenico Modugno con la sua canzone dedicata al tricolore.

2. LA STELLA, LA RUOTA, L’ULIVO E LA QUERCIA
Due anni di lavoro, due concorsi pubblici e più di 800 bozzetti presentati da aristi professionisti e dilettanti: questi i numeri dietro all’emblema della Repubblica Italiana, che venne realizzato sul progetto di quello presentato da Paolo Paschetto.
Iisibile in tutti i palazzi pubblici e su tutti i documenti ufficiali (come la patente o la carta di identità), il simbolo della Repubblica Italiana è costituito da una stella, una ruota dentata e due rami di ulivo e di quercia.
Quercia e Ulivo: ulivi e querce sono particolarmente diffusi su tutto il territorio italiano e, a livello “superficiale”, richiamano la flora italiana; il ramo di ulivo è il simbolo per eccellenza della pace e incarna il desiderio di un futuro di pace e unità per l’Italia e il suo popolo. Il ramo di quercia, invece, rappresenta la dignità del popolo italiano e la sua forza: la quercia, infatti, è un albero resistente e particolarmente longevo.
La ruota dentata: la ruota dentata, simile ad un ingranaggio, è un riferimento all’articolo 1 della costituzione italiana “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“; simboleggia, dunque, il lavoro e la laboriosità.
La stella: la stella è uno dei simboli italiani più antichi e già in età romana veniva posta sul capo di quella che poteva essere considerata la capostipite delle rappresentazioni dell’Italia.

3. PRIME DONNE
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. (articolo 3 della Costituzione Italiana)
Molte conquiste femminili sono state fatte da “prime donne” italiane: nel 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia fu la prima donna al mondo a laurearsi oggi, nel 2021, Samantha Cristoforetti è la prima donna a capo della Stazione Spaziale Internazionale. In questa parentesi lunga secoli, emergono impreditrici, editrici e fumettiste, ma anche combattenti ed attiviste, partigiane, politiche e vittime che hanno deciso di denunciare pratiche barbare e secolarizzate come quella del matrimonio riparatore. A queste donne sono dedicati i documentari La prima donna che realizzati dalla Rai e in onda tutti i giorni su Rai1 e, in differita, su Rai Play: pillole di tre minuti che confutano stereotipi sulle donne e su quali siano o meno i loro ambiti di competenza.
Purtroppo, nonostante questi bei primati, in Italia permane una cultura e una mentalità che discrimina pesantemente le donne. In ambito lavorativo: le donne hanno ricoprono raramente cariche importanti e, anche quando ciò accade, divario salariale è lampante. Fuori dal posto di lavoro, le donne italiane si scontrano con una politica che non protegge adeguatamente le vittime di stupro, e banalizza le molestie verbali tacciandole come “complimenti”. La violenza di genere è ancora una pratica diffusa: un tabù che le donne stesse, purtroppo, molto spesso non riescono a riconoscere e a denunciare.

4. IL BEL PAESE
Universalmente conosciuta come il Bel Paese, l’Italia attira ogni anno frotte di visitatori da ogni angolo del pianeta. Ma chi coniò questa espressione? Resa celebre dall’omonimo romanzo di Antonio Stoppani, l’espressione venne coniata da due delle tre corone della lingua italiana: Dante e Petrarca che, nei loro scritti, la utilizzarono come una “summa” che descrivesse in poche parole l’equilibrio e la bellezza di una terra ricca di storia e cultura, fregiata da paesaggi mozzafiato e cullata da un clime mite.
Un appellativo meritato? L’UNESCO sembra concordare con il Sommo Poeta e Petrarca: sono infatti 55 i siti italiani inclusi nel Patrimonio dell’Umanità a cui si aggiungono 11 beni immateriali. Nella lista troviamo montagne e spiagge, centri storici e edifici, non che tradizioni come l’opera dei Pupi e la dieta mediterranea.

5. AGGETTIVI ITALIANI
“Partenopeo”, “Polentone”, “Terrone”, “Gabibbo” sono solo alcuni degli aggettivi “italiani” più famosi e diffusi: piccoli stereotipi che, dietro una parola a volte, purtroppo, anche poco amichevole, cercano di immortalare l’atteggiamento di un popolo o le abitudini degli abitanti di una regione. Con simpatia e un po’ di ironia cerchiamo di raccontarvi l’origine di alcuni di essi.
L’aggettivo “partenopeo” è usato per riferirsi a Napoli, alle sue colorate genti e ai tifosi della squadra di calcio della città; l’etimologia del nome, come forse si può intuire dal suono, è greca e deriva dall’antico nome della città che era, appunto, Partènope; a chi, o cosa, facesse riferimento questo nome non è chiaro e, anche in questo caso, le interpretazioni divergono e si intrecciano con miti e leggende, poemi epici e favole.
Aggettivi coniati nel nord Italia, “terrone” e “gabibbo” sono termini nati con una forte connotazione dispregiativa che indicava i meridionali e gli stranieri. L’etimologia della parola “terrone” è legata alla terra e pone l’accento sulle origini spesso umili e contadine dei lavoratori che si spostavano dal sud Italia a Milano e nelle zone più industrializzate del nord. Meno famosa, invece, è l’origine della parola “gabibbo” resa celebre dal famoso personaggio Mediaset. Nata nel porto di Genova come storpiatura di un nome proprio di persona, la parola “gabibbo” veniva utilizzata per indicare i “non liguri” e, in senso più ampio, chi si spostava in Ligura per cercare lavoro.
Lungi dall’incassare soltanto, anche i “terroni” hanno negli anni trovato qualcosa con cui punzecchiare gli stacanovisti del nord Italia che, sopratutto se originari della Lombardia, venivano, e ancora oggi vengono, definiti “polentoni” per via del loro consumo smodato di polenta che, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, accompagna molte delle ricette tipiche di queste regioni.
Oggi, fortunatamente, questi aggettivi hanno assunto una connotazione molto più amichevole e hanno perso quasi del tutto la loro carica negativa e dispregiativa.

6. AZZURRO
Tutti, soprattutto i frances…(scherzo), sanno chi siano gli azzurri e chi non segue né il calcio né le olimpiadi, sa che, quando si parla di azzurri, si parla di Italia. Le interpretazioni più poetiche parlano di un richiamo al mare e al cielo italiani, quelle più devote parlano di una dedica alla Vergine Maria; la verità è che, nonostante siano passati 75 anni dalla fine della monarchia, qualcosa del retaggio sabaudo è restato divenendo un simbolo non ufficiale della Repubblica Italiana. Nel linguaggio araldico il Blu Savoia indica il potere e il comando ed è per questo presente nello Stendardo del Presidente della Repubblica Italiana e in quello del Presidente del Consiglio dei Ministri. In tonalità più chiare e tendenti al blu è presente come una sciarpa azzurra nelle uniformi degli ufficiali delle forze armate e dei presidenti delle province italiane.

7. DIAMO I NUMERI
Tra record e “voti di incoraggiamento” ecco alcuni numeri “italiani”.
55 siti iscritti al Patrimonio dell’Umanità UNESCO a cui si aggiungono 11 beni immateriali per un totale di 66: un primato unico mondiale.
Altro primato mondiale detenuto dall’Italia è quello dei riconoscimenti DOP, IGP e STG: 23 tra vini, formaggi, preparati da forno ma anche frutta e verdura.
L’Italia è uno dei bacini di biodiversità più importanti del continente europeo: si tratta di specie autoctone, e aliene, di piante ed animali; un patrimonio non meno importante e fragile di quello artistico e culturale.
Gli azzurri della nazionale di calcio e della under 21 hanno vinto 4 mondiali e 5 europei, questi risultati vengono, tuttavia, eclissati dalle eccellenze italiane premiate con il premio nobel. Con i suoi 9 nobel (soprattutto per la fisiologia o medicina e la letteratura) l’Italia è nella top ten dei paesi che hanno ottenuto negli anni più riconoscimenti.
Secondo i dati ISTAT del 2018, la regione italiana con più siti culturali (musei, aree archeologiche, collezioni,…) è la Toscana, seguita da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Lazio e Veneto: si stima che, annualmente, il patrimonio artistico culturale italiano mobiliti quasi 130 milioni di visitatori.

*Devyani


La cattedrale dei vangeli perduti

.: SINOSSI :.

Roma, dicembre 1564. Mentre in città un misterioso assassino traccia una croce di sangue sulla fronte delle sue vittime, in Vaticano qualcuno sta tramando per uccidere il papa. Raphael Dardo, agente segreto del duca Cosimo i de’ Medici, è a Roma con una missione: proteggere la vita di Pio IV a tutti i costi. Tocca a lui scoprire chi muove i fili della congiura. L’indagine lo porterà a fare ricerche tra “cavatori di tesori”, maghi, profeti eretici, nobili indebitati e potentissimi cardinali; dai piani alti del potere fin nelle profondità labirintiche delle catacombe paleocristiane. Chi trama per eliminare il Santo Padre? Chi è l’assassino della croce di sangue? Cercare le risposte è solo una parte dell’enigma. Se vuole salvare se stesso, le persone che ama, il Papa e l’intera Chiesa di Roma, Raphael deve scoprire i segreti che il labirinto ha custodito per secoli. E deve farlo al più presto…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo interessante che cattura fin dalle prime pagine grazie alla sua scrittura curata che riesce a tratteggiare degnamente il palcoscenico in cui i protagonisti si muovono permettendo al lettore di “passeggiare” tra le strade di una Roma di metà ‘500 dilaniata da conflitti, giochi di potere e congiure architettate da eretici e cacciatori di tesori.
La cattedrale dei vangeli perduti è l’ultimo capitolo delle trilogia Le indagini di Raphael Dardo, ma funziona altrettanto come autoconclusivo e i pochi richiami ai libri precedenti non spezzano il ritmo né impediscono al lettore di perdere il filo del discorso.
Il ritmo e l’intreccio sono ben studiati e l’accuratezza dei dettagli storici non annoia ma accende la curiosità del lettore. I personaggi, di cui alcuni “ereditati” dagli altri capitoli della saga, entrano ed escono come comparse di un film e la loro caratterizzazione risulta labile con il risultato che nessuno riesce veramente ad accattivarsi il pubblico o a rimanere nella mente più di un altro.
Il mio voto è 7/10: un thriller storico interessante che tiene con il fiato sospeso, provoca e fa tremare; un romanzo non particolarmente impegnativo, ma non per questo da bistrattare o denigrare. Per quanto l’ambientazione e la trama, così come l’uso del linguaggio e le descrizioni di Roma, mi abbiano tenuta incollata alle pagine, pardon, allo schermo del kindle, lo stesso non si può dire dei personaggi: tanti (troppi!) che entravano ed uscivano creando un po’ di confusione.

*Jo

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

SCONTRO DI CIVILTA’ PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO

Autore: Amara Lakhous
Casa editrice: E/O
Anno di edizione: 2012

.: SINOSSI :.

Omicidio a piazza Vittorio: una commedia all’italiana scritta da un autore di origine algerina. Questo romanzo di Amara Lakhous è una sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniata su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il “Pasticciaccio” sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare). La piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio. Forse basta mettere in scena frammenti di vita quotidiana intrecciati attorno all’ascensore, puntualmente all’origine di tante dispute condominiali, per comprendere il nodo focale del paventato, discusso, negato o invocato scontro di civiltà che assilla il nostro presente e il nostro futuro e infiamma il dibattito politico, sociale e religioso-culturale dei nostri giorni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio è un libricino che si legge davvero in fretta e che, in un certo senso, dà una rappresentazione più o meno veritiera del nostro mondo globalizzato e multietnico.
Il libro è composto da una alternanza di monologhi e pagine di diario: i monologhi sono scritti dal punto di vista degli inquilini di uno dei tanti palazzi di Piazza Vittorio e sono le loro risposte alle domande della polizia che sta indagando su un omicidio; le pagine di diario, invece, sono scritte dal punto di vista del presunto assassino.
Quello che è interessante valutare è come l’autore abbia scelto di caratterizzare i suoi personaggi: apparentemente, in questo palazzo di Piazza Vittorio vivono degli stereotipi ambulanti e di stereotipi queste persone si cibano dalla mattina alla sera.
Comprendo la volontà dell’autore di comicizzare un romanzo portando agli eccessi comportamenti che, purtroppo, permeano ancora la nostra società, tuttavia dopo un po’ l’ho trovata una eccessiva banalizzazione di un problema reale.
Le stesse esperienze e gli stessi personaggi, pur con i loro stereotipi, in un contesto leggermente più serio avrebbero dato un sapore diverso al romanzo portando alla luce il vero problema evidenziato dall’autore: la difficile integrazione tra popoli diversi.
Il casus belli di questo libro è, apparentemente, la morte di una persona. Tuttavia, leggendo i monologhi dei personaggi è chiaro che a nessuno interessa davvero di questo: quello che li stupisce e, in un certo senso, li preoccupa è che una persona che credevano italiana in realtà un immigrato.

Il personaggio meglio caratterizzato è Amedeo: apprendiamo la sua storia con lentezza e le pagine a lui dedicate sono sempre avvolte da un certo mistero che lo rendono particolarmente interessante. Inoltre, Amedeo sembra l’unico personaggio sfuggito alla “regola dello stereotipo”.
Il voto finale che do a questo romanzo è 8/10. Mi è piaciuto, ma a mio giudizio c’era ancora spazio per migliorare. Il messaggio dell’autore non è chiarissimo e va veramente cercato al di sotto di tutti gli orpelli comici e narrativi utilizzati per far sorridere il lettore.
Ci sono alcuni passaggi permeati da una tenerezza e da una dolcezza davvero piacevoli, qui si vede davvero il pensiero dell’autore ed è un pensiero che sono disposta a sostenere e condividere. Peccato che siano rari.

*Volpe

Consigli pratici per un non-lettore – SCEGLIERE UN LIBRO

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Come avete notato ho aspettato un po’ prima di scrivere questo articolo che si baserà in parte sulle domande che ci avete posto e in parte sulla mia esperienza e “conversione” da non lettrice a lettrice.
La volta scorsa (per chi se lo fosse perso lascio il link in fondo all’articolo) abbiamo descritto, in maniera il più esaustiva possibile, quelle che sono le cause o i problemi che spingono una persona a non leggere o ad abbandonare quello che per tanti è molto più che un passatempo.
In quello che possiamo considerare l’ultimo capitolo di questa “guida”, abbiamo lasciato il nostro eroe non-lettore con un piccolo vademecum che potesse aiutarlo a sopravvivere alle critiche dei suoi amici lettori e, allo stesso tempo, potesse farlo sentire più a suo agio in mezzo agli scaffali della libreria in cui, suo malgrado, viene puntualmente trascinato dall’amico/parente/partner deciso a farlo diventare un lettore accanito: una missione che molti prendono sul personale e di cui, se avranno successo, si vanteranno per giorni, settimane, ed anni finché morte non vi separi.

In questo nuovo capitolo riprendiamo da qui: la libreria.

Il nostro non-lettore è sulla soglia di una libreria: tentenna, sbircia i libri in vetrina (per lo più copertine colorate che dovrebbero attirare i bambini e distrarli dalle applicazioni dello smartphone di mamma e papà), si aggira circospetto davanti alla porta assumendo uno sguardo pensieroso, dondolando i piedi e cercando il coraggio di varcare la soglia e tuffarsi in quell’oceano di carta da cui, è sicuro, potrebbe non riemergere più.
Un ultimo accorgimento prima di entrare: il nostro non-lettore si palpa le tasche e controlla di avere il portafoglio nel caso dovesse accampare una scusa per non comprare il romanzo che la commessa cerca di rifilargli insieme alla tessera punti della libreria o, al contrario, volesse comprare qualcosa.
Entra.

Come andrà a finire l’avventura del nostro non-lettore lo lascio decidere a voi, per il momento lo lasciamo oltre la soglia della libreria e, dopo questa piccola narrazione, comincio a dispensare qualche consiglio su come scegliere un libro quando si è alle prime armi.
Sui social è molto diffusa l’usanza di chiedere consiglio su gruppi di lettura dove, puntualmente, si innesca una vera e propria competizione tra i membri che sciorinano titoli su titoli,  e che il più delle volte finiscono per confondere solamente le idee del lettore neofita.
Altra pratica abbastanza consolidata è quella di affidarsi alle recensioni che fioccano un po’ ovunque: servizi televisivi , quotidiani e riviste periodiche, pubblicità sbattute tra un video e l’altro di Youtube; che per quanto dettagliate e ben fatte non riescono mai a soddisfare la curiosità del lettore e a trasmettergli quel “quid” che lo invogli a comprare il romanzo così decantato.

La mia esperienza come lettrice non è cominciata né su un gruppo di lettura né frugando tra le recensioni di un qualche settimanale: è stata mia madre che pazientemente ha cominciato a passarmi qualche libro, scegliendo tra le tante proposte editoriali quelle che secondo lei meglio rispondevano ai miei interessi e potevano soddisfare i miei gusti di lettrice allora adolescente.
Alla luce della mia esperienza e del “modus operandi” adottato da mia madre, quando mi viene chiesto di consigliare un libro, rispondo a mia volta ponendo due domande:
– qual è la fascia d’età del lettore?
– quali sono i suoi interessi?

Se mia madre mi avesse iniziata alla lettura mettendomi tra le mani Orgoglio e Pregiudizio o Il signore degli anelli, sicuramente a quest’ora non sarei qui a scrivere recensioni di romanzi.
Il primo libro che ho letto completamente da sola è stata Matilda di Roald Dahl a cui, poche settimane dopo, è seguita la saga di Harry Potter: andavo ancora alle elementari, ero una bambina introversa che ai numeri preferiva le ore di italiano in cui poteva scrivere e inventare storie popolate da maghi, elfi, draghi e avventure fantastiche; la compagnia di Matilda, piccola topolina di biblioteca che fa amicizia con un’insegnante che le consiglia sempre libri nuovi, e di Harry Potter era ciò che mi serviva per avvicinarmi ad un mondo che, fino ad allora, mi era sempre sembrato troppo “da adulti” e non adatto a me. Quelle storie semplici erano lo schizzo di un ponte che mi permetteva di approfondire i miei interessi, ampliando il mio mondo di immaginazione e magia con le invenzioni di altre fantasiose menti.
Era giusto così: a 11 anni sarei scappata a gambe levate se mia madre mi avesse messo in mano Il signore degli anelli nel goffo tentativo di spronare la mia fantasia e, ammettiamolo, anche ora che ho quasi 26 anni tentenno sempre un po’ prima di fiondarmi tra le pagine di un classico.
Quando devo consigliare un libro, conoscere l’età del lettore mi aiuta a focalizzarmi sui titoli papabili e eliminare quelli che, basandomi solamente sulla fascia d’età, non reputo adatti: non consiglierei mai a un giovane lettore amante del medioevo Narciso e Boccadoro né metterei tra le mani di un lettore “vissuto” l’ultimo romanzo fantasy ambientato in un medioevo più o meno realistico.
Parallelamente mi informo sugli interessi del lettore.
Se mia madre, sull’onda dei film con Johnny Deep e Orlando Bloom che spopolavano allora, mi avesse rifilato l’opera omnia di Salgari sui corsari del Mar dei Caraibi e i pirati del sudest asiatico, avrei, ancora una volta, cambiato hobby.
Malgrado l’entusiasmo suscitato dalla serie Pirati dei Caraibi (allora avevo una bella cotta per Orlando Bloom), di bucanieri e isole del tesoro non mi è mai importato gran che e se ho letto Il Corsaro Nero di Salgari è stato solamente per far felice il mio professore d’italiano delle scuole medie.
Per scegliere un libro è di fondamentale importanza partire dai propri interessi: cercare un argomento che conosciamo, che stuzzica la nostra curiosità e di cui vorremmo sapere di più; così facendo l’esperienza della lettura non sarà solamente un passatempo, ma diventerà un incontro in cui due esperienze, quella del lettore e quella dell’autore, si confrontano e si completano in modo unico e irripetibile.
Per citare un esempio di come gli interessi possono essere una molla, o un ponte, verso i libri, vi voglio raccontare di una carissima amica a cui spesso mi capita di dover consigliare qualche nuova lettura: nel corso della nostra amicizia mi sono ritrovata a consigliarle romanzi storici, polizieschi, thriller, romantici e addirittura Young Adult in base a quelli che, di volta in volta, erano i suoi gusti e gli interessi che più solleticavano la sua curiosità. La morale della favola? Ora legge più libri lei in un mese di quanti ne legga io in un anno (no ok, un anno no, ma una stagione sì).
Un’abitudine, fortuita per noi lettori, che accomuna molti scrittori è la loro tendenza a trattare più o meno sempre gli stessi argomenti ( la regola d’oro del “scrivi di ciò che conosci”) il che, almeno in un primo momento, aiuta non poco un neo lettore a familiarizzare con un determinato scrittore prima di gettarsi tra le pagine dei suoi colleghi e affrontare nuovi punti di vista.
Dopo aver conosciuto le trame, interiorizzato lo stile e il punto di vista che caratterizzano gli scritti di un determinato autore, il lettore neofita è pronto, con l’aiuto di un libraio esperto (cosa sempre più rara) o di un amico paziente, per veleggiare verso altri scrittori procedendo per tentativi, cercando storie simili a quelle che lo hanno appassionato per poi azzardare con qualche lettura nuova e completamente diversa da quelle già fatte.
In questo salto verso il nuovo può essere d’aiuto conoscere quali siano le linee editoriali delle case editrici presenti sul mercato.
Per conoscere meglio le proposte delle singole case editrici potete raggruppare i libri che trovate sugli scaffali in base alle case editrici o, più semplicemente e senza mettere a soqquadro intere librerie, fare qualche ricerca online partendo ancora una volta dai libri che vi sono piaciuti; così facendo riuscirete senza troppa fatica a delineare quali siano le tendenze di una casa editrice rispetto ad un’altra e ad orientarvi con maggiore sicurezza verso le proposte di un determinato catalogo.

Arrivati a questo punto potrebbe sorgervi spontanea una domanda: perché, sopratutto se si è alle prime esperienze di letture, cercare un libro basandosi sull’età e gli interessi?
Quelli che ho condiviso tra queste righe non sono comandamenti, ma consigli che ho estrapolato dalla mia esperienza come lettrice e, in seguito, come recensore.
Un lettore esperto troverà queste linee guida scontate e banali e, con tutta probabilità, cercherà tra le numerose recensioni il suo prossimo acquisto o chiederà consiglio ai membri del suo gruppo di lettura del cuore, sentendosi abbastanza sicuro per poter osare e correre il rischio di prendere un romanzo che non soddisfi le sue aspettative.
Quando si parla di un non-lettore o di un lettore neofita non ci si può concedere errori, se non piccolissimi, e la ricerca deve essere completamente tarata sul lettore che dobbiamo accompagnare e non, come spesso purtroppo capita in molti gruppi di lettura, sui gusti di chi consiglia.
Per questo motivo chiedersi quali siano gli interessi e in quale fascia rientri l’interessato sono domande che possono aiutare non solo un potenziale mentore, ma anche un neofita che decide di avvicinarsi ai libri senza alcun aiuto e armato solamente del proprio istinti e della propria buona volontà.

*Volpe

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Per leggere la prima parte => Consigli pratici per un non-lettore

Shakespeare my Love

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L’eco di William Shakespeare sembra, anche a distanza di 400 anni dalla morte, non avere fine. I suoi sonetti sono studiati al liceo, le sue opere teatrali sono tra le più riprodotte e quelle con il maggior numero di adattamenti, il suo stile e i neologismi che ha inventato per la lingua inglese sono continuo oggetto di studio così come i suoi personaggi che affascinano per la loro psicologia e la loro costruzione. Luoghi come Verona o Roma rimbombano dei monologhi e dei discorsi altisonanti come quello di Marco Aurelio sulle spoglie di Giulio Cesare. Per non parlare delle frasi attribuite al Bardo che, in modo più o meno consono, vengono citate e rimbalzano di bocca in bocca, di schermo in schermo. Forse non è un caso che il 23 Aprile, data della morte di Shakespeare, l’UNESCO abbia indetto la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, anche nota come Giornata del libro e delle rose. Tale onore non poteva che spettare a lui: a questo scrittore che non riusciva a firmare due volte nello stesso modo i suoi scritti. Eppure la storia della letteratura è costellata di nomi che ci hanno regalato opere persino più notevoli di quelle lasciateci in eredità dal Bardo. Basti pensare alle tragedie greche, ai grandi poemi di Omero e di Virgilio o a quelli più recenti di Ariosto e Tasso. Si pensi alla Divina Commedia firmata da quello universalmente noto come il Sommo Poeta. O ancora guardiamo agli autori dell’ottocento la cui influenza è ancora molto forte nella nostra cultura e nel nostro immaginario. Victor Hugo, Baudlaire, Jane Austen, Louisa May Alcott,  i russi Tolstoj, Dostoevskij e via così fino ad arrivare ad autori contemporanei come Coelho, Rowling e King. Eppure, malgrado la fama che avvolge questi grandi della letteratura, nessuno sembra in grado di competere con Shakespeare e con la sua produzione poetica e teatrale. Perché? Le trame che Shakespeare ha portato sul palcoscenico non si possono propriamente definire un mero frutto della sua penna e del suo calamaio. Molte sono infatti le opere ispirati a fatti della storia romana, a leggende o a fatti della cronaca del tempo. La sfortunata storia d’amore di Romeo e Giulietta è solo l’ultima di una serie di sfortunati amanti inaugurata da Piramo e Tisbe e consolidata da personaggi come Abelardo ed Eloisa o Tristano ed Isotta. Tuttavia ciò non sembra inibire la fama di queste opere che di anno in anno consolidano la loro fama e godono di nuovi adattamenti e rappresentazioni sia nei grandi teatri, dove vengono portate in scena sulle note di Verdi, così come nei più modesti laboratori scolastici. Altrettanto entusiasmante è la vita dello scrittore che è stata portata sui grandi schermi dal film “Shakespeare in Love” del 1998 in cui viene raccontata la genesi del dramma degli amanti veronesi. Questa cornice, per quanto dettagliata, non ci consente ancora di capire quale sia il segreto di Shakespeare.

Analizzando le opere del Bardo ci troviamo davanti ad un vero e proprio esercito di personaggi, alcuni dei quali hanno addirittura ispirato all’epoca quelle che noi oggi chiameremmo fan fiction. Uomini, donne, maghi, streghe e spiriti che formano un caleidoscopio di volti, maschere, voci, emozioni e storie. Ogni scrittore, si sa, scrive del suo tempo e il tempo di William è sicuramente uno dei più agitati della storia. La scoperta dell’America è ancora fresca ed ora le potenze del Vecchio Mondo avanzano le loro pretese sulle terre aldilà dell’Atlantico. Il Rinascimento italiano è al suo climax, guerre scoppiano qua e là per l’Europa ridisegnando i confini dei regni e le città passano da una bandiera all’altra nel giro di pochi giorni. L’inquisizione comincia a far sentire la sua voce e cerca di mettere a tacere quella dell’eretico Lutero, a Venezia si comincia a dire “Sotto i dieci la tortura, sotto i tre la sepoltura.” per indicare cosa spettasse a chi finiva davanti a i tre giudici dell’inquisizione. Shakespeare nasce in un periodo storico in cui le fonte di ispirazioni non mancano di certo e in cui basta un naufragio al centro dell’oceano per immaginare un’isola sperduta governata da un mago buono e abitata da spiriti e selvaggi.

La vera fortuna di Shakespeare non è tuttavia il ricco contesto storico da cui attingere sempre nuove idee, quanto la sua capacità di creare personaggi reali pur disponendo solamente delle poche pagine di un copione teatrale. Gli uomini e le donne di William Shakespeare palpitano. Basta un gesto, una parola, una lacrima per stracciare la maschera dei re e delle regine e portare a nudo la loro vera essenza e scoprire che dietro quel volto di gesso e cuoio ve ne è uno di carne, anima, nervi tesi e sguardi attenti mentre la giostra del teatro intorno a lui ruota. La scena può cambiare, una corte può diventare un palazzo del governo e un’isola la cattedra di un professore ormai troppo stanco per continuare; ma i personaggi, no, gli uomini e le donne di Shakespeare continuano a parlare con voci che non parrebbero stonate se tra un salamelecco ed una riverenza parlassero anche di cellulari o social network.

Potere, odio, invidia, gelosia, amore, gioco, morte, vita, sfortuna, guerra, amicizia, tradimento.

Per Shakespeare non sono situazioni, nemmeno episodi, sono volti, sono storie in cui ognuna di queste parole può essere scritta con la lettera maiuscola con la stessa dignità che si dà ad un nome proprio.

No, Shakespeare non è un Prospero stanco che rassegnato spezza la propria bacchetta come chi non ha più trucchi né magie da mostrare al proprio pubblico o ai propri ammiratori. Non è nemmeno un Marco Antonio che si perde a piangere sulle spoglie di una vita spezzata, o al suo tramonto, e cerca di riscattarla. Shakespeare è un uomo d’onore e come uomo d’onore continua il suo monologo. La candela per lui è ancora accesa, anche ora che il vecchio Globe è andato distrutto. Per lui la fiamma non si consuma come è scritto nel sonetto 18:

“…Finché uomini respireranno o occhi potranno vedere. Queste parole vivranno, e daranno vita a te”

Ed è davvero così: uomini continuano a leggere le sue parole e a renderle vive! Il segreto di Shakespeare racchiuso in un piccolo verso in coda ad un sonetto come tanti altri. Il Potente, l’Odioso, l’Invidioso, il Geloso, l’Amante, il Giocoso, il Morto, il Vivo, lo Sfortunato, il Guerriero, l’Amico e il Traditore continuano a leggere le loro storie e a raccontarle nella speranza di rispondere alle proprie domande e trovare un senso alla vita: quella trama che nessun teatro e nessun poeta riuscirà mai a spiegare fino in fondo.

*Jo