Alchimia&Mistica. Segni e Meraviglie

.: SINOSSI :.

Il Musaeum Hermeticum è un compendio di testi alchemici pubblicato in Germania nel XVII secolo. Tra le sue pagine il lettore sarà condotto in un viaggio fantastico e avventuroso che unisce i cosmogrammi medievali e le immagini del misticismo cristiano, passando attraverso l’affascinante mondo dell’alchimia per arrivare fino all’arte di epoca romantica. Gli enigmatici geroglifici di cabalisti, rosacroce e massoni mostrano qui la loro stretta relazione con le prime illustrazioni scientifiche nel campo della medicina, della chimica, dell’ottica e della teoria dei colori. Anche per i profani di storia dell’alchimia, questo libro risulterà un’affascinante meraviglia tutta da esplorare. I capitoli, riccamente illustrati, iniziano tutti con un’introduzione e citazioni di alchimisti e sono opera di uno studioso del settore, Alexander Roob. In questo volume il lettore potrà ravvisare le radici del surrealismo e di molti altri movimenti artistici più recenti.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Bisogna iniziare questa recensione con un importante disclaimer: non si tratta di una recensione, per così dire, usuale. Il libro di cui parliamo oggi è una raccolta di quadri, incisioni, dipinti e schizzi che raccontano, o almeno provano a farlo, l’alchimia.
L’alchimia è notoriamente ermetica e dunque un libro come questo non è di facile comprensione perché dà poche spiegazioni e lascia che sia il lettore, un po’ con la fantasia e un po’ seguendo le brevi didascalie, a interpretare ciò che vede. Non è una operazione facile e alcuni potrebbero trovarsi un po’ spaesati, soprattutto se pensavano di aver acquistato un libro con cui imparare qualcosa di alchimia.

Il testo è diviso in macro sezioni (ad esempio genesi, cosmo, la luna, il sole, la grande opera e così via), a loro volta divise in capitoli. Ciascun capitolo è introdotto da una brevissima spiegazione dell’argomento con cui Alexander Hobb cerca di dare al lettore alcune chiavi di lettura per interpretare le opere che si appresta a vedere. Queste introduzioni sono sicuramente utili, anche se non sempre leggere o semplici: l’impressione, anche dovuta al fatto che gli argomenti non sono presentati in ordine logico o storico, è che l’autore dia un po’ per scontato che il lettore abbia già una vaga idea di ciò di cui si parla.
Il testo è ricco di curiosità, anche di informazioni che normalmente non si trovano sui manuali di alchimia in circolazione, cosa che renderà il libro ancora più interessante per chi, come me, un po’ mastica la materia.

Sicuramente la parte più interessante del libro sono, appunto, i dipinti e le incisioni. La casa editrice Taschen ha messo insieme una bellissima raccolta, ricca di illustrazioni a colori in cui il lettore può annegare e provare a immaginare, sognare e interpretare. La qualità delle immagini è altissima e con l’aiuto di una piccola lente di ingrandimento si possono vedere anche i particolari più nascosti così, chi vuole, può passare anche ore su un solo dipinto nel tentativo di carpirne i segreti.
Onestamente non mi sentirei a mio agio a dare un voto a questo testo: non pretende di essere un manuale, quanto piuttosto una raccolta di approfondimenti e curiosità per trascinare il lettore in un mondo diverso e sconosciuto. Se alcuni di voi vogliono approcciarsi alla materia alchemica sconsiglio vivamente di iniziare da questo libro: le spiegazioni sono poche e sommarie, giuste per introdurre i dipinti ma non sufficienti per dare effettive nozioni di alchimia, insomma un neofita si sentirebbe perso. E’ un testo che consiglio a chi già conosce un po’ di alchimia o a chi cerca qualcosa con cui incuriosirsi prima di leggere manuali più dettagliati.

*Volpe

Vox Machina – Le origini (Vol. 1 e 2)

.: SINOSSI :.

Volume 1: La banda di avventurieri nota come Vox Machina salverà il mondo. Prima o poi. Ma saranno pur dovuti partire da qualche parte, no? Le strade di sei aspiranti eroi, impegnati in missioni apparentemente diverse, finiranno per incrociarsi nella cittadina paludosa di Stilben, in cui qualcosa di losco sta accadendo. I sei dovranno unire le forze (più o meno) per capire cosa stia succedendo… ed evitare di uccidersi a vicenda mentre ci provano. Ma, anche se per qualche miracolo riuscissero a collaborare, non è detto che i veri responsabili delle disgrazie di Stilben siano nemici alla loro portata!
Volume 2: In questo volume prosegue l’avventura creata per la prima stagione della webserie: che fine ha fatto Grog il barbaro? Rintracciarlo vedrà il gruppo perdere un membro, guadagnarne un altro e rivelare parti del passato segreto di Grog… ma prima, i suoi amici dovranno trovarlo!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa recensione torniamo a parlare di Critical Role, il popolare podcast statunitense a tema Dungeons&Dragons in onda ormai da diversi anni.
Così come la serie tv la leggenda di Vox Machina, questi due fumetti esplorano le origini del gruppo di avventurieri protagonisti della prima campagna di D&D narrata da Matthew Mercer: qui li troviamo più giovani e inesperti ma sempre divertenti, irriverenti e, naturalmente, coraggiosi.

Entrambe le trame sono piuttosto lineari: si tratta, del resto, di due fumetti fantasy che seguono uno schema preciso. Nel primo, in particolare, abbiamo modo di conoscere i diversi membri del gruppo e scoprire come hanno iniziato a collaborare; nel secondo invece si presenta un problema a cui gli eroi devono trovare una soluzione.
Purtroppo, a volte si nota che si tratta di fumetti basati su una campagna di Dungeons&Dragons: alcune dinamiche, normali nel gioco di ruolo, risultano bizzarre sulla carta (ad esempio quando i personaggi gridano le mosse che stanno compiendo, cosa che mi ha ricordato moltissimo il modo in cui le Winx gestiscono i loro poteri magici. Forse la cosa poteva essere gestita in maniera meno bizzarra).
I personaggi sono piuttosto semplici e, a volte, tendono a scivolare verso lo stereotipo. Fortunamente trattandosi di un fumetto queste cadute si sentono poco e non inficiano la narrazione che resta comunque molto piacevole.

Trattandosi di fumetti, mi sembra giusto spendere qualche parola in più sulla grafica di entrambi i volumi. Il disegno di Olivia Samson è caratterizzato da tratti spigolosi e sottili che donano un carattere molto preciso alle sue illustrazioni: la sua mano è ben riconoscible, si vede che tutti i personaggi sono nati dalla sua fantasia perché pur essendo diversi hanno piccoli particoli in comune. Sia gli ambienti sia i protagonisti sono molto dettagliati; le espressioni del viso sono ben leggibili ed è facile distinguervi le diverse emozioni; le scene d’azione, per quanto caotiche, non sono confuse ed è facile seguire la scena senza perdersi.
Anche il colore è, a mio avviso, ben gestito. Ciascun personaggio, eroe o malvagio, è caratterizzato da un preciso colore code così che anche ad un primo, rapidissimo sguardo, il lettore sia in grado di distinguerli l’uno dall’altro. I colori, tra l’altro, sono stati scelti in base alla personalità dei personaggi: un dettaglio davvero apprezzabile. Luci e ombre danno carattere alle diverse scene e le improvvise esplosioni di colore durante le scene d’azione rendono ancora meglio la dinamicità della situazione narrata.

In sostanza, li ho trovati testi molto buoni anche se, purtroppo, non ho abbastanza esperienza nell’arte del fumetto per giudicarli al meglio. Mi hanno tenuto compagnia per un paio di pomeriggi e, in caso di noia, so che li rileggerò molto volentieri.
Naturalmente li consiglio agli amanti di Critical Role o ai giocatori di Dungeons&Dragons!

*Volpe

Il re, il cuoco e il buffone

.: SINOSSI :.

Non si sa se Tyll Ulenspiegel sia realmente esistito, ma dal Medioevo questa specie di Peter Pan tedesco, questo giullare che getta scompiglio, buffone di corte che si prende gioco dei potenti, è entrato nella tradizione popolare tedesca e, almeno in parte, europea. Daniel Kehlmann racconta il suo Tyll. Un bambino mingherlino nato nel piccolo villaggio di Ampleben, nel Nord della Germania, nel Diciassettesimo secolo, poco prima dello scoppio della Guerra dei trent’anni, che scappa dopo che suo padre viene bruciato con l’accusa di stregoneria. L’apprendista acrobata che, presa la via della strada, diventa il funambolo che balla in bilico sulla fune, incanta e irride gli astanti. Il giullare irriverente voluto da tutti, che finisce alla corte del Re d’Inverno, re che è durato il tempo di una sola stagione. E i tempi sono assai duri, imperversano il freddo, la fame e la guerra. L’Europa si è lasciata andare al sonno della ragione. Sulla strada impervia, Tyll, accompagnato dall’amica sorella Nele, tra boschi stregati, pentacoli e quadrati magici, incontra molte celebrità della sua epoca, come il dottor Fleming che scriveva poesie in tedesco, lingua ancora non formata, Athanasius Kircher, gesuita alla ricerca di un drago con il cui sangue vuole creare una medicina contro la peste, la regina di Boemia, Wallenstein e il re di Svezia Gustav Albert Wasa, circondato dai suoi rudi soldati sul campo di battaglia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Trovare le parole adatte per discutere di questo romanzo è davvero difficile. Il re, il cuoco e il buffone non è solo la storia di Tyll Ulenspiegel, celebre personaggio folcloristico già protagonista di molti programmi televisivi per bambini e ragazzi, è un compendio di storia europea, di filosofia, di religione, di magia e medicina.
Ogni pagina trasuda conoscenza e ogni personaggio porta qualcosa di nuovo e immensamente personale, profondo e complesso al lettore. Dire che esiste un solo protagonista sarebbe sbagliato, ma di certo Tyll Ulenspiegel è sempre presente: lui lega le storie e le vite le une alle altre e, nonostante la sua fama di buffone, ha qualcosa da insegnare a ciascuno di noi.

Non è un libro semplice da leggere: l’autore, Daniel Kehlmann, descrive l’Europa durante la guerra dei trent’anni sia nei suoi particolari più buffi, come ad esempio la folle ricerca dell’ultimo invisibile drago della Baviera o il magico quadro che solo gli stupidi vedono vuoto, sia in quelli più cruenti. In particolare, sono rimasta molto colpita dall’abilità dell’autore di descrivere le battaglie campali tipiche dell’epoca. Lungi dal riportare i fatti in modo eroico, Kehlmann mostra al lettore come doveva essere davvero la vita negli accampamenti e, peggio ancora, tra le fila dei soldati. Io ho avuto la fortuna di studiare questo periodo storico abbastanza di recente anche nei suoi dettagli militari e sono rimasta stupida dall’accuratezza con cui l’autore si è informato prima di mettere la sua storia su carta.
La precisione storica di Kehlmann non si limita tuttavia alla sola storia militare: il suo romanzo è ricco di nozioni religiose e, soprattutto magiche e folcloristiche. Il lettore is trova proiettato in un mondo completamente alieno in cui superstizione, scienza e magia si fondono costruendo così non solo la cultura ma anche la stessa realtà dei protagonisti. Seguendo il pensiero dell’epoca, Kehlmann descrive pratiche come i quadrati magici, la dragologia e l’alchimia rendendo bene l’idea di quanto, per le persone dell’epoca, la magia fosse assolutamente reale.

In questo quadro, che può apparire estremamente pesante, si inserisce la presenza dissonante di Tyll Ulenspiegel che, appunto, accompagna il lettore per tutta la storia. La sua funzione è, nel romanzo, quella del buffone di corte: permette di esplorare le assurdità di un’epoca piuttosto buia e sottolinea, esattamente i buffoni erano soliti fare con i sovrani, con spiccata ironia le incoerenze dei diversi personaggi.
Il romanzo è raccontato da un narratore onnisciente in terza persona e, proprio grazie a questo, il lettore può viaggiare da un punto di vista all’altro: anche in questo caso, la tecnica non è usata solo per poter mostrare di più al lettore, viene anche sfruttata per evidenziale le incongruenze che animano i diversi personaggi. Così, in un capitolo abbiamo la regina che si crede molto più intelligente del suo povero marito e riporta di lui l’immagine di un inetto che ha bisogno del suo amore per sopravvivere e in quello successivo rileggiamo le stesse vicende ma dagli occhi del re che vede nella sua mogliettina una fragile donna che ha tanto bisogno del suo amore per sopravvivere. Sono proprio l’assurdità e la disarmonia a rendere il romanzo uno specchio non solo della società del tempo ma anche di oggi.

Non possono che dare a questo romanzo un 10/10 perché, per me, ha tutto quello che un buon libro dovrebbe avere. Non solo la scrittura è splendida e riesce a coinvolgere il lettore anche nei momenti in cui la trama si fa più noiosa (l’autore è riuscito a mantenere alta la mia concentrazione scrivendo delle elucubrazioni di un mugnaio che cerca di capire quando, filosoficamente parlando, un insieme di chicchi di grado diventa effettivamente un mucchio di chicchi di grano), ma si tratta anche di un libro che, pur trasmettendo una quantità indefinibile di sapere, invita il lettore a non prendere mai la vita troppo sul serio.
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a chi ama la storia ma anche e soprattutto a chi è sempre alla ricerca di un libro in grado di insegnare qualcosa: non resterete delusi perché ogni pagina è una nuova, emozionante, lezione.

*Volpe

La mamma è sempre la mamma~ Booktag

Non bastano le parole per dire ad una madre, sia essa di sangue o meno, quanto sia importante per noi. Le madri ci sono sempre e ogni giorno si impegnano per regalare alla loro famiglia una vita serena, felice.
Per festeggiare con voi, abbiamo deciso di creare una booktag a tema “madri della letteratura” per coinvolgervi in un gioco da fare da soli o in coppia. Alda Merini, Agatha Christie, Mary Shelley e tutte le grandi autrici che animano la nostra booktag sono donne che hanno dato tanto, e che continuano a dare moltissimo, a tutti i loro lettori.
Divertitevi!

1. #ALDAMERINI- una raccolta di poesie
VOLPE: Poesie, Emily Dickinson
JO: I fiori del male di Charles Baudelaire

2.#AGATHACHRISTIEun romanzo in cui viene commesso almeno un omicidio
VOLPE: Aristotele e l’anello di bronzo di Margaret Doody
JO: Le origini del potere di Alessandra Selmi

3. #NAMINAFORNA- un romanzo con un’ambientazione esotica/orientale
VOLPE: Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé
JO: L’ultimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

4. #SIMONEDEBEAUVOIR – un saggio
VOLPE: Le sante dello scandalo di Erri De Luca
JO: Contro l’impegno di Walter Siti

5. #DIANAGABALDON- un romanzo storico
VOLPE: Una giuria di sole donne di Susan Glaspell
JO: Il cavaliere del giglio di Carla Maria Russo

6. #JKROWLING- un romanzo fantasy
VOLPE: Sei di Corvi di Leight Bardugo
JO: I fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

7. #MARYSHELLEY- un romano gotico
VOLPE: Cronache dalla val Lemuria di Cristiano Demicheli
JO: Dracula di Bram Stoker

8. #BEATRIXPOTTER- una romanzo che hai letto da piccol*
VOLPE: Harry Potter: la saga di J.K. Rowling
JO: Matilda di Roald Dhal

E così volete aprire un blog. Consigli e suggerimenti di due bookblogger dilettanti ma non troppo

Sono molti gli scogli che un bibliofilo deve affrontare nel momento in cui decide di condividere la propria passione per i libri su un social come può essere Instagram. Per prima cosa occorre avere chiaro il motivo per cui si decide di aprire un profilo e quali obbiettivi ci si prefigge (fare nuove amicizie, condividere le proprie letture, ottenere collaborazioni con grandi e piccole case editrici, etc…); una volta definito ciò si può avere la sensazione che il peggio sia ormai alle spalle e, invece, è proprio quando si hanno le idee chiare che iniziano i problemi.

Presentazioni
Scegliere un nome per la propria neonata creatura non è semplice ed è davvero difficile trovare quella combinazione di fantasia, coerenza ed originalità che permetterà al vostro blog di distinguersi dagli altri senza rischiare di tradire la sua essenza.
Prima di dare libero sfogo alla creatività, dovete avere chiaro quali argomenti tratterete nel vostro blog e muoversi di conseguenza. Se il vostro spazio tratterà principalmente tematiche relative al giardinaggio e alla natura, preferire nomi che contengano parole come “verde” e “natura” risulterà una scelta vincente ma se, come osiamo presupporre, il vostro sarà un bookblog allora dovrete orientarvi verso nomi che contengano termini come “scaffale”, “segnalibro”, “libro”, “libreria” o “booklover”.
Molti bookblogger, in questo caso, optano per una combinazione semplice e funzionale utilizzando il proprio nome con l’aggiunta di un termine libroso: questa soluzione non passa mai di moda e sicuramente evita che vi imbarchiate per viaggi ai confini della fantasia da cui tornerete con un nome assurdo o affatto coerente con il vostro blog. Controcanto di questa scelta è la concorrenza: se è vero che questa scelta è facile è veloce è anche vero che, aprendo il bookstagram (quella parte di instagram dedicata ai libri), si perde letteralmente il conto di quanti profili esistano con nomi simili e il rischio di finire in questo minestrone di nomi e username è davvero elevato.
Il mio consiglio è di essere voi stessi e di lasciarvi ispirare dalla vostra quotidianità e dalle casualità che la compongono.
Il nome del nostro blog (Arcadia lo scaffale sulla Laguna) è stato ispirato dall’Accademia dell’Arcadia (accademia letteraria fondata a Roma a fine ‘600) e dal luogo in cui vivevo in quegli anni: la suggestiva laguna di Venezia.

… e prime impressioni.
Vi presentereste mai ad un colloquio di lavoro o ad un esame con infradito e bermuda senza portare con voi nemmeno un curriculum o le dispense su cui avete studiato? Ovviamente no e così come siete curati nei vostri affari “offline” dovete esserlo anche per quelli online.
Dal momento in cui decidete di aprire un bookblog (o un qualsiasi altro tipo di blog), dovete pensare a lui come ad un prodotto da vendere che deve farsi notare tra migliaia di altri prodotti simili: avete trovato un nome incisivo e che vi permette di distinguervi dalla massa, ma il rischio di rovinare tutto è dietro l’angolo e niente è più nocivo della brutta pubblicità.
Grafica – Se ripenso alla grafica che avevamo inizialmente (di cui fortunatamente è andata perduta ogni testimonianza) mi metto le mani nei capelli. Non che non fosse bella, anzi, io la adoravo, ma era più simile ad una tavolozza di Picasso che non ad un progetto definito e ordinato. I vari CMS (Content Management System ndr) permettono una vasta gamma di personalizzazioni e molte volte propongono delle combinazioni di colori che possono risultare molto utili quando si iniziano a muovere i primi passi nel magico mondo del blogging. Cercando online, inoltre, potete trovare numerosi siti che propongono guide più o meno esaustive sull’argomento: dalla scelta della tonalità più azzeccata a strumenti che vi aiutino nella creazione e scelta di una palette.
Logo – Cosa vi viene in mente se vi parlo di un cavallino nero rampante? Una M maiuscola e gialla? Il logo di un prodotto è molto più di un semplice disegno: è il suo ambasciatore. Le sue dimensioni ridotte gli permettono di sostituire, per esempio, il nome completo di un’azienda su una pubblicità o in un banner e per questo motivo deve essere riconoscibile e facilmente riconducibile alla realtà che rappresenta. Allo stesso modo il vostro logo deve permettere ai vostri lettori di riconoscervi tra mille blog: non servono capolavori grafici, anzi! Spesso un disegno semplice e ben pensato rimane maggiormente impresso di uno troppo arzigogolato o difficile da decifrare. Persino un monogramma, se realizzato con fantasia, può diventare un ottimo logo per la vostra realtà.
Come per la scelta del nome, il logo non deve allontanarsi troppo dall’argomento che vi prefiggete di trattare o, almeno, deve avere un elemento in qualche modo riconducibile a voi o al vostro nome. Il logo di Arcadia, per esempio, non presenta libri o oggetti riconducibili al mondo della letteratura, ma è un chiaro riferimento alla Laguna di Venezia dove il blog è nato. Anche la scelta dei colori è importante e, cercando online, è possibile trovare una guida ai colori maggiormente indicati per qualsiasi tematica, ma, se non volete rischiare, il buon vecchio nero è sempre una valida opzione e vi permetterà di non dover impazzire per farlo intonare con le altre tinte.
Contenuti – Avete scelto i colori, il logo e tutto ciò che renderà graficamente accattivante il vostro blog: ora è arrivato il momento di pensare ai contenuti. Se la parte grafica può essere paragonata alle apparenze di una persona, i contenuti sono le sue idee e la proprietà linguistica con cui vengono espresse. Un blog ordinato è una gioia per gli occhi e rende la gestione molto più facile, certo dovrete spendere qualche momento per decidere come organizzare il tutto, ma vedrete che la vostra pazienza verrà ripagata. Per iniziare predisponete una pagina dedicata ai contatti e una alla vostra presentazione. Una volta arrivati sulla vostra piattaforma, i vostri lettori potrebbero avere il desiderio di conoscervi meglio o di cercarvi su altri social: dedicare due pagine a questi argomenti non è un eccesso di vanità, ma, al contrario, vi farà apparire molto più professionali. Fatto ciò potete passare ai contenuti che devono essere curati tanto quanto la grafica che avete scelto. Per iniziare potete lasciarvi ispirare dai format che attirano la vostra attenzione su blog simili ai vostri: l’importante è non copiare mai. Il blog è una vostra creatura e copiando i contenuti di altri non solo fareste loro un grosso torto, ma vi ritrovereste con un patchwork mal fatto di articoli ricopiati a destra e a manca senza alcun filo logico. Tutto ciò che pubblicate deve essere farina del vostro sacco e, se i primi articoli non dovessero riscuotere il successo sperato, non demordete e continuate a tentare.
Un’altra regola importante alla base della scrittura è: scrivete di ciò che conoscete. A prescindere dagli argomenti trattati, dovete essere consapevoli e debitamente informati sui temi che scegliete e mai (dico mai!) andare ad improvvisazione. Se volete scrivere un articolo su un nuovo genere letterario piuttosto che su un tipo particolare di parassita delle rose, ma non avete le competenze per farlo potete decidere di studiare l’argomento fino ad acquisire la dimestichezza necessaria oppure lasciare perdere per evitare figure poco lusinghiere.

Scripta manent
Perché si apre un blog? Per parlare di sé, per condividere con gli altri qualcosa che ci appassiona o per informarli su tematiche a noi particolarmente care. Aprendo un blog dovete sempre ricordare che le buone intenzioni non bastano e che, anche se formalmente cancellerete uno o più dei vostri contenuti, ne rimarrà sempre una traccia nel grande e complicato mondo del web.
Comportatevi sul web come vi comportate nel mondo reale.
A meno che il vostro non sia un blog volutamente provocatorio o con una forte connotazione umoristica, i vostri articoli devono essere sempre corretti dal punto di vista ortografico, grammaticale e linguistico.
Siate rispettosi degli altri e delle loro opinioni e non usate mai il vostro spazio per attaccare direttamente qualcuno: non si può essere sempre d’accordo su tutto e siamo tutti consapevoli che, almeno su certi argomenti, esistano punti di vista sbagliati e punti di vista corretti. A prescindere da quali siano le vostre convinzioni, cercate di essere sempre il più assertivi possibili ed esponete le vostre opinioni argomentandole senza offendere l’oggetto del vostro articolo o chi potrebbe pensarla diversamente.

Le recensioni
La stessa regola vale per quanto riguarda la stesura delle recensioni: siate sempre esaustivi e non limitate mai il vostro giudizio ad un voto sommario. Ricordatevi che l’oggetto che avete tra le mani è il frutto del lavoro di qualcun altro e, per quanto piccola, la vostra opinione in merito è comunque una forma di pubblicità.
La recensione di un libro è la sua presentazione e, di conseguenza, deve contenere una serie di informazioni utili ad inquadrare un’opera: titolo e autore, trama, genere, anno e casa editrice sono informazioni importantissime che non devono mai essere tralasciate; per quanto riguarda il vostro commento, esso deve essere sempre esaustivo e mai limitato a “bello” o “brutto”. Quando recensite un romanzo tenente conto di tutti gli elementi che lo compongono: quelli espliciti come genere e tematiche, e quelli meno evidenti come l’età di lettura consigliata (non fidatevi ciecamente della divisione che trovate nei cataloghi online!) o i diversi livelli di lettura che l’opera presenta. Ciò che a voi non è piaciuto non è detto che possa non piacere anche ad altri, per ciò cercate di non smorzare eccessivamente il romanzo e concentratevi il giusto sugli aspetti negativi e solo se necessario: per esempio è bene segnalare evidenti buchi di trama, mentre si può sorvolare sull’ennesimo triangolo amoroso, un trope imprescindibile dei romanzi per giovani adulti. Nel giudicare l’approccio di uno scrittore e le sue parole non dimenticate mai il contesto storico in cui questi vive e scrive: tra le pagine di un romanzo di inizio ‘900 potreste imbattervi in frasi omofobe o razziste che, per quanto scioccanti oggi, erano perfettamente tollerate all’epoca.

Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazz0″
Abbiamo detto, e lo ribadiamo, che dal momento in cui si apre un bookblog è importante avere chiari gli obbiettivi prefissati e una strategia che li renda attuabili; tuttavia, qualora il vostro scopo sia diventare famosi, vi consiglio caldamente di rivedere le vostre strategie e finalità. Non c’è nulla di male nel desiderare di diventare famosi facendo ciò che si ama e spero per voi che questa nuova esperienza vi porti tutte le soddisfazioni che meritate e sognate. Tuttavia è bene ricordare che il motore della vostra realtà non deve essere la ricerca forsennata di followers, ma la passione e il vivo interesse per ciò che fate. Se, soprattuttto i primi tempi, avessi dato retta ai numeri di Arcadia (poche visite sul blog, uno o due followers guadagnati al mese, interazioni ai limiti storici da quando sono nati i social, etc…), questa realtà avrebbe già chiuso i battenti da anni.
Una delle cose di cui ci si sente maggiormente lamentare dentro e fuori dal bookstagram è la presunzione e la supponenza con cui bookblogger, autori e più raramente editori si presentano per stringere collaborazioni; ne consegue che una delle prime regole da seguire per “avere successo” come bookblogger (o blogger) è, paradossalmente, avere un atteggiamento umile e assertivo.
Prima di presentarvi ad autori, editori o altri blogger, curate bene la vostra presentazione: approcciarsi, magari con toni altisonanti, a qualcuno e poi mostrare un blog vuoto e un profilo mal tenuto non è mai un buon inizio; prima di “buttarvi nella mischia” fate una revisione della vostra pagina, magari facendovi aiutare da un amico, e chiedetevi se trasmette ciò che voi volete gli altri vedano di voi.
Nel contattare terzi per richiedere o proporre collaborazioni, cercate di avere un tono propositivo e rispettoso: avete fatto un duro lavoro per arrivare dove siete, ma non siete i soli; dietro ogni profilo bookstagram o blog c’è il lavoro di una o più persone ed è importante rispettarlo come voi volete venga rispettato il vostro.
Siate consapevoli che, per quanto curato, professionale, e accattivante possa essere il vostro prodotto, nessuno si sveglia la mattina aspettando che voi gli scriviate per proporgli una collaborazione, quindi seguite le norme di buona educazione che attuate nella vita di tutti i giorni.
– Presentazione: nome, cognome, realtà per cui lavorate/collaborate;
– Proposta: esponete la vostra idea dimostrandovi comunque aperti a forme alternative di collaborazione; in questa fase dovete essere onesti e proporre progetti commisurati alle vostre disponibilità di tempo ed energie;
– Saluti: chiudete il vostro messaggio evitando qualsiasi formula che possa “mettere fretta” all’altra persona e, qualora non riceviate una risposta, evitate di insistere;
Ricordatevi sempre che le vostre intenzioni, per quanto nobili, non sono visibili per questo motivo curate il linguaggio di ogni messaggio/comunicazione come se fosse il più importante che avete mai scritto. I primi tempi, per prendere confidenza, potete ricorrere a modelli “prefatti” in modo da evitare scivoloni linguistici o cadute di stile, ma con il tempo dovrete imparare a dare ad ogni vostro scritto la sua impronta in modo che di vi legge abbia la sensazione di aver davanti qualcuno che si è davvero interessato a lui e alla sua realtà (per esempio, se scrivete ad un autore o a un editore è bene avere chiari i generi trattati e almeno una vaga idea delle altre opere pubblicate).
La sincerità deve essere la vostra bussola: se ricevete proposte da autori/editori o “colleghi” che trattano argomenti in cui non vi sentite competenti (o non vi interessano), non c’è nulla di male a declinare l’offerta: un lavoro fatto per inerzia non è mai un buon lavoro!

La regola d’oro
Gestire un blog non è una cosa facile, ma, a meno che non siate blogger professionisti per una qualche azienda, è importante riuscire a mantenere il giusto equilibrio tra impegno e divertimento, avere chiari obiettivi, strategia e calendario di pubblicazione non vuol dire annullare il resto.
Informarsi sugli hot topics (=temi caldi) e i trend è importante, ma non è obbligatorio riproporli sui vostri canali se questi non incontrano i vostri gusti o non ne condividete il messaggio.
Per evitare il panico da pubblicazione tenete sotto mano un’agenda o un calendario e segnate giorno per giorno cosa pubblicare in modo da arrivare preparati alla data di pubblicazione; e se qualcosa va storto? Nessun problema! Un post ritardato di un giorno o due non ha mai ucciso nessuno!

*Jo

Cronache dalla val Lemuria

.: SINOSSI :.

Da Genova (o da qualunque altra località civile) sono tre le strade per raggiungere la Val Lemuria. Il confine non è indicato da nessun cartello eppure, quando lo si supera, è difficile non accorgersene. Il paesaggio diventa subito più cupo e selvaggio. Boscaglie intricate si arricciano sui versanti della gola tortuosa scavata dal rio Aneto, mentre le montagne, dalle cime tipicamente coperte di nebbia, incombono opprimenti. Dieci storie alla scoperta di quel luogo misterioso e fantastico che è la Val Lemuria, dove è possibile udire il verso del pappagufo, imbattersi nelle tracce dei misteriosi Cecìni, o essere travolti dalla Birta Odlata. Ma attenzione… hic sunt lemures: qui ci sono gli spettri!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti di Cristiano Demicheli è in parte costituita da horror (piuttosto soft) e in parte da puro genio. Si resta sorpresi, pagina dopo pagina, dalla creatività di Demicheli: l’autore riesce a stupire i suoi lettori con ogni parola e, cosa ancora più bella, a non annoiarli nemmeno durante la seconda lettura.
I racconti sono ambientati in val Lemuria, un luogo che, seppur immaginario, ha molto di reale tanto che tutti almeno in un primo momento ci siamo chiesti se fosse davvero solo frutto della fantasia di Demicheli. Complice di questo inganno è il prologo: Demicheli si è divertito a scrivere una guida turistica della Val Lemuria per presentare tanto le stranezze di questo luogo quanto le ambientazioni e i protagonisti delle sue vicende. Divertentissimo è anche il penultimo racconto di cui però, per non rovinare la lettura a nessuno, non farò cenno: vi dico solo che, in questo caso, la fantasia dello scrittore sfonda addirittura la quarta parete.

Il centro dell’intera raccolta è, appunto, l’inventiva. I racconti di Demicheli sono intriganti soprattutto perché originali: l’autore riesce a coinvolgere sia quando scrive racconti per così dire classici, sia quando si diletta con storie dal sapore decisamente alternativo in cui inventa spiegazioni inusuali per pratiche comunissime, come ad esempio nel suo racconto “l’invenzione della passeggiata“.
Tutti i racconti di Demicheli appartengono al genere weird: a volte, sono caratterizzati da note più cupe, tal altre invece da sfumature comiche che rendono i testi ancora più bizzarri e, a mio giudizio, interessanti.
Lo stile scelto, che punta a suscitare sorpresa anche grazie all’uso sapiente della comicità catartica, non stanca mai e soprattutto si adatta perfettamente alle storie che l’autore ha deciso di raccontare.

E’ difficile trovare dei difetti alla raccolta: ciascun racconto è lungo il giusto e, allo stesso modo, la comicità così come le bizzarrie sono calibrate in modo da non disturbare mai il lettore. Difficile, quindi, dare al lavoro di Demicheli un voto inferiore a 10/10.
Il viaggio che si intraprende in Val Lemuria non dura né troppo poco né troppo a lungo: tutti i luoghi caratteristici della valle, come descritti del prologo-guida-turistica, vengono sfiorati da almeno un racconto donando circolarità al testo.
Il mio racconto preferito è stato “Il cielo sopra Tolengo” seguito da “l’invenzione della passeggiata” e, naturalmente, dal prologo che da solo dovrebbe convincere chiunque alla lettura.
Consiglio questa raccolta a chi ha voglia di fare un viaggio in una terra nuova e bizzarra, strana ma di cui poi non si potrà più fare a meno.

*Volpe

Storie della liberazione: quattro film sulla resistenza italiana

25 aprile, Festa della Liberazione: un appuntamento per cui ogni anno ci prepariamo guardando film e leggendo libri a tema, pronte a ricordare chi ha lottato e dato la vita per donarci una Italia libera.
Le considerazioni sarebbero molte e il tempo, invece, è sempre troppo poco: per non banalizzare un argomento che ci sta a cuore, finiamo sempre per lasciare che siano altri, più competenti, a parlare per noi.
Se gli scorsi anni vi abbiamo consigliato la lettura di libri come La Gabriella in bicicletta di Tina Anselmi e La macchina del vento di Wu Ming, quest’anno vogliamo che siano i film ad aiutarvi nella vostra personale riflessione.
Per questo, abbiamo scelto quattro film che ci sono piaciuti e, soprattutto, che ci hanno lasciato qualcosa.

Paisà (1946)
Attraverso sei episodi distinti ed indipendenti uno dall’altro, il film rievoca l’avanzata delle truppe alleate in Italia. Si inizia con un episodio dello sbarco in Sicilia, dove una ragazza e un soldato americano vedono troncare sul nascere la loro storia d’amore. Segue una scena a Napoli, protagonisti un soldato afroamericano e un bambino, che deruba il militare. Il soldato, inseguendo il bambino, scopre la vita misera che conduce con la famiglia e decide di non denunciarlo. Il terzo episodio si svolge a Roma, dove un soldato si incontra con una prostituta, raccontandole di una ragazza che aveva conosciuto tempo prima. L’uomo non sa che quella giovane di cui serba il ricordo è proprio lei. Il quarto rievoca le drammatiche giornate della liberazione di Firenze, dove una donna cerca un suo amico pittore, ora capo partigiano. Il quinto si svolge in Romagna nella riposante quiete di un piccolo convento sulla linea gotica sconvolto dagli eventi. L’ultimo, ambientato nel Delta del Po esalta la coraggiosa opera di partigiani italiani nelle paludi della Valle padana.

Il sangue dei vinti (2008)
Storia di una famiglia lacerata dalle divisioni politiche verso la fine della II Guerra Mondiale. Il poliziotto Francesco Dogliani, confidente nello Stato e nella giustizia e fedele al Re, cerca di risolvere un caso di omicidio, avvenuto durante il bombardamento dello scalo di San Lorenzo, in cui ha trovato la morte una giovane prostituta, madre di una bambina. Nel frattempo il fratello di Dogliani, Ettore, si aggrega alle brigate partigiane mentre sua sorella, Lucia, entra a far parte della milizia della Repubblica di Salò. Le fasi concitate e sanguinose della Liberazione segneranno profondamente le esistenze di tutti i protagonisti.

Una questione privata (2017)
Impegnato nelle lotte della resistenza italiana, Milton (giovane partigiano durante la Seconda guerra mondiale) perde le tracce di Fulvia, la donna di cui è follemente innamorato.
Tornato nella villa dove aveva conosciuto la sua dolce metà, il partigiano scopre grazie alla custode un tremendo segreto: forse Fulvia ora è innamorata di Giorgio, affiliato alla resistenza nonché suo migliore amico. Sullo sfondo delle guerre partigiane nel territorio nebbioso delle verdi Langhe, Milton intraprende un coraggioso viaggio non solo per ricevere spiegazioni da Giorgio e incontrare il suo amore, ma anche per ritrovare se stesso.

Freaks Out (2021)
Siamo nel 1943, a Roma, proprio nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale e nell’anno in cui la Capitale è scenario di bombardamenti tra nazisti e Alleati.
I quattro lavorano in un circo, gestito da Israel, che per loro- più che un capo – è una sorta di figura paterna. Quando quest’ultimo cerca di trovare una via di fuga che li porti lontano dal conflitto, scompare misteriosamente, lasciando i quattro soli e senza alcuna prospettiva. Matilde, Cencio, Fulvio e Mario si ritrovano improvvisamente senza quello che avevano prima, un circo che era sinonimo di famiglia e sicurezza. Senza Israel, senza il tendone sono soltanto dei fenomeni da baraccone privi di uno scopo nella vita, bloccati nella Città eterna, che inizia a crollare sotto i duri colpi bellici.

A favore della libertà, ora e sempre.
*Jo&Volpe

L’estate più bella della mia vita

.: SINOSSI :.

È la notte prima degli esami di maturità, Caterina si trova in bilico sul filo della vita, il termine di un percorso importante che la porterà ad affacciarsi al mondo degli adulti. Non si sente ancora pronta per affrontare tutto questo, la sua mente è confusa, ha paura di prendere decisioni sbagliate, come lasciarsi alle spalle la sua più importante storia d’amore. Per uno strano scherzo del destino incontra Federico, promettente studente universitario alla facoltà di Medicina, dal fare burbero, la cui vita gli ha riservato una spiacevole sorpresa. La condivisione di un segreto importante li porterà a conoscersi sempre di più, divenendo complici l’uno dell’altra in un’estate che ricorderanno per sempre come l’estate più bella della loro vita.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E’ una storia di sentimenti, oltre che romantica, quella raccontata da Alice Buzzella nel suo L’estate più bella della mia vita. Un romanzo in cui, sebbene il finale si intraveda sin dalle prime pagine, il lettore ha la possibilità di sperare e sognare. La trama è abbastanza semplice, lineare e facile da seguire: come ho detto, il turning point principale è accennato già nelle prime pagine e un lettore attento riesce a prevedere come andranno, più o meno, le cose. Questa scelta, però, non rende il romanzo scontato: al contrario spinge il lettore a cercare di indovinare cosa succederà.

La scrittura è molto buona: le metafore di Buzzella non sono scontate, la storia ha un buon ritmo e le pagine scorrono una dietro l’altra facilmente accompagnando il lettore verso le ultime righe ad una velocità sorprendente. Non ci sono paragrafi o frasi in cui si inciampa, le parole sono scelte con cura sebbene vengano quasi tutte dal linguaggio del quotidiano e, in generale, la scrittura semplice si adatta alla storia che l’autrice ha voluto raccontare.
Unico neo stilistico è il desiderio di rendere “esotici” i nomi italiani in una storia ambientata in Italia. Per quanto io capisca che gli adolescenti abbiano la tendenza a inglesizzare i propri nomi, non amo molto vedere “Caterina” diventare “Kate” e “Gioia” trasformarsi in “Joy”.

In generale, la storia è molto buona: io non amo particolarmente i romanzi d’amore o i libri eccessivamente romantici, ma la scrittura di Buzzella mi ha aiutata ad arrivare alla fine e a gustarmi ogni singola riga. Ho apprezzato soprattutto la mancanza di molti dei cliché dei romanzi rosa che, di solito, mi infastidiscono: qui non ci sono ragazzacci molesti che disturbano la quiete di docili ragazzine. La protagonista ha un carattere piuttosto normale, tipico di una ragazza della sua età e con cui è facile entrare in empatia; allo stesso modo le vicende in cui si trova coinvolta sono coerenti e credibili e il lettore non ha la sensazione di leggere forzature messe lì apposta solo per far arrivare i personaggi principali ad innamorarsi. Anche Federico, il nostro protagonista maschile, ha un carattere che risulta credibile.
Questo rende entrambi molto umani: due tipici, o quasi, adolescenti italiani che il lettore segue con pazienza osservando il susseguirsi delle vicende che li porterà a passare, per citare il titolo, l’estate più bella della loro vita.
Non è un romanzo perfetto ma in generale è un libro che considero molto buono. Il mio voto è 8/10: ci sono alcune cose che potrebbero essere migliorate, come ad esempio la velocità con cui i capitoli iniziano e finiscono e lo scarso numero di descrizioni, ma è un libro che mi sento di consigliare.
Amanti di Nicholas Sparks, troverete in Alice Buzzella una degna compagnia!

*Volpe

Il principe

.: SINOSSI :.

Ogni epoca si è riconosciuta nel Principe, con argomenti sempre diversi. I motivi che lo hanno reso un classico sono ancora oggi attuali: il conflitto tra il desiderio di dominare la realtà politica e la ragione, la percezione di un momento storico indecifrabile, la natura del potere. Il capolavoro di Machiavelli viene qui presentato in una nuova edizione critica, con un ricco commento a piè di pagina, ausili letterari, rimandi culturali, chiarimenti storico-politici e spunti interpretativi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Tutti hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di Niccolò Machiavelli e della sua opera più famosa: Il Principe.
Il Principe è una di quelle opere che tutti pensano di conoscere, ma che in realtà pochi hanno letto davvero e compreso.
Partendo dal background culturale dell’uomo politico del suo tempo, Machiavelli stila quello che potrebbe essere considerato un programma che, se seguito, garantirà al principe non solo un periodo di reggenza lungo e sicuro, ma anche fama e ammirazione presso i posteri.
Agli occhi di un lettore contemporaneo certe indicazioni non sembrano solo inattuabili, ma anche incivili e l’esatto contrario di ciò che viene considerato “buon governo” nelle democrazie moderne.
Nonostante si tratti di un testo politico/militare rinascimentale, Il principe offre parecchi spunti di riflessione anche al lettore contemporaneo: non serve infatti essere politici per aver a che fare, più o meno quotidianamente, con colleghi doppiogiochisti o situazioni che richiedono un approccio diplomatico per essere risolte con il minor danno possibile ed è per casi come questi che la lettura de Il principe può risultare valida e tutt’altro che anacronistica.

Nonostante l’edizione della Mondadori a cura di Piero Melograni presenti il testo originario accanto alla parafrasi italiana, la lettura de Il principe così come venne vergato da Machiavelli non è affatto complessa e, anzi, il doversi tenere da un solo “lato” della pagina ha reso la lettura scomoda non permettendo di scorrere le pagine con la fluidità che ci si aspetta da un libro.
Per ovvie ragioni non mi è possibile dare un giudizio a questo testo, ma posso comunque consigliarlo a chi è alla ricerca di un libro interessante sotto molti aspetti: filosofici, politici, etici e storici. Leggere Il principe, infatti, non è solamente un modo per apprendere delle nozioni(più o meno valide o attuabili), ma è prima di tutto affacciarsi su un mondo antico ed affascinante che viveva in senso pieno e totalizzante il senso della cultura riuscendo a creare collegamenti interessanti e calzanti tra letteratura, storia, politica e filosofia.
*Jo

Dai diari di un capitano dell’aria. Il tesoro di Smiley

.: SINOSSI :.

«Quello che state per leggere è il mio diario, il diario del buon vecchio, ma non così vecchio, Capitano Polluce: vaporsaro, viaggiatore, filosofo e combattente.»
«Non scordare modesto.»
«Zitto, giornalista! Dicevo: il libro che state per leggere racconta le avventure mie e della mia ciurma sgangherata, gli inseguimenti, gli amori interspecie. Braccati dalla Confederazione delle Cinque Città, solchiamo le correnti del cielo in questo mondo desertico pieno di mostri.»
«I barzubi sono carini, però, con le guanciotte rosa!»
«Contessa, la prego, sto cercando di fare un discorso serio.»
«Ah-uhm, eh già, per lui non è facile fare un discorso…»
«Comunque, vi starete chiedendo chi sia Smiley e in cosa consista il tesoro. Be’, non voglio rovinarvi la sorpresa, ma se quello che cercate è un romanzo d’avventura dai ritmi serrati, dell’umorismo un po’ Guruvengo e, soprattutto, se siete dei ragazzi che ancora non hanno smesso di sognare, allora questo libro fa per voi.»
«Quindi potete comprarci e basta, anziché leggere il riassunto.»
«Amy, non essere scortese coi lettori! Aspetta almeno che ci abbiano pagato. E voi, che aspettate ad arruolarvi? Che qui si accettano persino i bradipi!» 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Animato da un umorismo mai banale e da personaggi sempre pronti a sorprendere il lettore, Dai diari di un capitano dell’aria. Il tesoro di Smiley è un romanzo che conquista fin dalle prime righe.
Il libro è genuinamente divertente: letto in un periodo di forte stress mi ha permesso di staccare la testa (e dopo la lettura del romanzo questa metafora assume tutto un altro sapore, ve lo garantisco) e passare ore piacevoli in compagnia di personaggi originali, di un mondo accattivante e una trama che, per quanto classica, è assolutamente imprevedibile.
Sebbene la trama sia quella tipica di un romanzo d’avventura e nonostante Grasso sia molto bravo a lasciare al lettore indizi che rendano semplice prevedere ciò che accadrà da un capitolo all’altro, il sapiente utilizzo dello strumento comico rende ogni scena assolutamente inattesa. Laddove il lettore si aspetta un tipico passaggio dal sapore epico, ecco che una battuta ben piazzata lo rende più goffo riportandolo, paradossalmente, al livello del reale. La particolarità della comicità di Grasso è, infatti, questa: riuscire a rendere anche le storie più assurde vere.

I personaggi, o meglio i protagonisti, aiutano molto in questo compito tutt’altro che semplice.
Non ci sono eroi in questo romanzo, solo creature (perché di umani non si può proprio parlare) che agiscono, spesso d’istinto e in maniera piuttosto goffa, che non fanno quasi mai quello che ci si aspetta da loro. Paradossalmente, questa è proprio la loro umanità: il pregio di questi personaggi è che per quanto possano sembrare assurdi e per quanto possano pensare e agire in maniera completamente non convenzionale, chiunque si può rivedere in loro.
Non è facile identificare un solo protagonista: il romanzo è scritto dal punto di vista del Capitano Polluce, ma i personaggi si dividono la scena equamente conquistandosi, con i loro pochi pregi e molti difetti, un posto nel cuore del lettore.
Un ruolo fondamentale in tutto il quadro sopra descritto è ovviamente giocato dalla creatività di Grasso che impedisce al lettore di annoiarsi. Anche quando si pensa di non poter essere più sorpresi da niente, ecco che una nuova frase, una nuova idea, ci smentisce.
Lo stile di scrittura è adatto alla storia che viene raccontata: è semplice e senza fronzoli ma, quando serve, è perfettamente in grado di mantenere alto il livello di tensione impedendo al lettore di mettere giù il libro.
Altro punto su cui vale la pena spendere due parole è la costruzione del mondo in cui le vicende di Il tesoro di Smiley hanno luogo. Sebbene si tratti di un romanzo molto breve, si riesce ad avere una idea chiarissima del worldbuilding: il romanzo è ambientato in un futuro non meglio precisato in cui il mondo è cambiato in seguito a una catastrofe, un Evento, come lo chiamano i personaggi. Con esso sono cambiate le creature che lo popolano, la cultura e la tecnologia che viene utilizzata. Una chicca da questo punto di vista è l’utilizzo di parole in guruvengo, una lingua che il capitano Polluce ha forse inventato o forse no, e che Grasso inserisce qua e là nella narrazione.
Ad aiutare il lettore a comprendere meglio l’immaginazione di Grasso, interviene la mano di Marco Calvi: il romanzo è infatti inframmezzato da splendide illustrazioni di luoghi e personaggi che rendono il romanzo ancora più vivo e interessante dando al lettore qualcosa in più con cui poter fantasticare. In questo caso, le illustrazioni non sono solo un accompagnamento alla narrazione quando piuttosto la completano: è facile perdersi ad osservarle mentre si ripensa alla scena che si è appena finito di leggere.

Come avrete capito, ho trovato il romanzo davvero molto valido. In generale il testo si merita un 9/10: la scrittura è ottima e, come ho già detto, la trama non è affatto banale. A dire il vero, spero di poter aver presto il piacere di leggere un seguito!
Consiglio questo romanzo a chiunque voglia leggere qualcosa di divertente, avventuroso e originale così come a tutti coloro che non si fanno spaventare da trame ricche di assurdità e irriverenza.

*Volpe