Un racconto nel cassetto – I VINCITORI

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La prima edizione di “Un racconto nel cassetto” si è ufficialmente conclusa.
Il primo posto è stato conquistato dal racconto di Alessandro “Il lato nascosto“: una storia agrodolce che parla di discriminazione, dolore e amicizia. Al secondo posto si è piazzata Sher Jones con “La morte del re“: un’epica battaglia e la spietata morte che consacra l’amore di un re per la sua regina.Al terzo posto altra storia d’amore uscita dalla penna di Devyani Berardi: “L’amante veneziano” ci accompagna per le strade della Serenissima addormentata e ci invita a scoprire uno dei suoi più oscuri e macabri segreti.

Molto apprezzate sono state le storie di Ida “L’amore non si compra“, Unvialealberato Blogspot “I 1000 e 1 giorni da senile“, Annrose “La regina delle rose” e Monica “L’orma“.

Tutti i racconti resteranno a disposizione dei lettori sia sulla pagina Facebook che sul nostro sito.
Lo staff di Arcadia si congratula con il vincitore e con tutti gli scrittori che hanno partecipato con le loro storie: racconti usciti dal cassetto che ci hanno fatto commuovere, sognare e sorridere.

 

La morte del re

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La battaglia era persa.
Il colore scarlatto del sangue dei defunti aveva coperto il bel pavimento di pregiato marmo bianco e nero. A tratti, il lago carminio si interrompeva per lasciare posto al corpo rivoltato dell’uno o dell’altro soldato che ormai non avevano più vista per guardarsi intorno o olfatto per sentire il pungente odore che aveva colmato l’aria della stanza.
Guardandosi intorno, il re si rese conto che quella era stata probabilmente la battaglia più devastante che mai avesse deciso di intraprendere: ormai, al suo fianco c’erano solamente un giovane cavaliere venuto da lontano, uno di quei giovani che  cercano una gloria senza fine, e un vecchio arciere la cui mira, un tempo perfetta, si era minata a tal punto che egli poteva tirare soltanto dritto.
Il vecchio re avrebbe voluto dire ad entrambi che avevano assolto il loro compito, che non  sarebbero stati giudicati se avessero deciso di fuggire, che infondo non voleva obbligarli a lasciare che le loro vite si spegnessero per lui che tanto ormai da perdere non aveva più nulla. Tuttavia, sapeva che loro non l’avrebbero mai fatto, l’uno per la sete di fama e per l’età che ancora gli faceva sperare in una vittoria, una come quella delle favole, e l’altro per dovere ed onore. Che onta sarebbe stata, per quel vecchio arciere, fuggire come un vile davanti alla morte?
Gli stettero entrambi accanto fino alla fine e il giovane cavaliere, con un abilissimo inganno, riuscì anche ad uccidere uno degli ultimi soldati nemici, uno dei pochi non ancora impegnato in uno scontro frontale con un altro abile fante, entrambi ignari che il cuore della battaglia era altrove, dove i due Re si sarebbero scontrati, faccia a faccia, petto a petto, spada a spada.
Quando pensarono di essere abbastanza vicini, quando la speranza riaccese persino nel cuore del vecchio re dalla barba bianca la forza per combattere ancora, i tre si trovarono davanti la regina e due arcieri. Del re nessuna traccia.
La regina…
Con dolore, l’uomo distolse lo sguardo dalla donna dai lunghissimi capelli neri legati in una coda, i lunghissimi fili che ricordavano la seta più morbida e luminosa svolazzavano disordinati nel freddo vento che entrava dalle finestre rotte della sala del trono.
I suoi capelli erano così diversi da quelli dorati della sua amata, pensò il re, che erano così belli, così morbidi… quanto avrebbe voluto accarezzarli un’ultima volta, con dolcezza, come avrebbe voluto impedirle di andare con lui.
Sarebbe stata ancora viva, si disse il re, mentre gli occhi cercavano la figura di lei avvolta in quella armatura bianca che non aveva potuto proteggerla dalla punta di una lancia quando si era avvicinata troppo al codardo re , ancora nascosto dietro l’ultima fila dei suoi soldati.
Avrebbe pianto, quell’uomo, se la sua amata regina fosse morta? Lui che guardava da lontano il campo come se nulla lo toccasse davvero? Avrebbe mai cercato la vendetta al vedere il corpo esanime della giovane regina dai capelli neri?
La realtà lo risvegliò da quei pensieri bruscamente. Si insinuò tra quelle effimere immagini, quasi dolci, con un grido che spezzò spezzato l’aria riempiendola di un dolore forte, intenso e acuto quanto la voce del giovane: il cavaliere era caduto, disarcionato dal proprio cavallo che, ferito, gli era ricaduto sulle gambe schiacciandogliele sotto il suo enorme peso.
Non c’era sangue, non sarebbe morto per quello, ma non avrebbe più potuto cavalcare o combattere. Quando uno degli arcieri, accanto alla regina nera, colpì il giovane in mezzo al petto, sembrò quasi un atto di benevolenza.
Un’altra freccia, più inaspettata, andò a colpire il vecchio arciere che cercava, quasi disperatamente, di proteggere il proprio re. A quella prima, ne seguirono altre tre prima che il vecchio cadesse a terra, supino, il sangue che lentamente si faceva largo sulla stoffa bianca dei suoi abiti.
Il Re alzò gli occhi in quelli castani della giovane donna, la spada ancora stretta in pugno, l’arco di uno degli arcieri puntato al petto.
In un momento di rapida follia, il re prese a camminare, ma non procedette verso di loro, non corse, in un ultimo gesto di eroismo, a cercare di uccidere la donna e i suoi uomini.
Si diresse verso un altro punto di quell’assurdo e sanguinoso campo di battaglia.
Doveva andare da qualcuno di molto più importante.
Con gli occhi lucidi, si fece largo tra i cadaveri, uno degli arcieri lo colpì: la freccia gli trapassò l’armatura all’altezza della spalla e l’uomo sentì la vista appannarsi mentre un forte dolore al braccio destro gli fece quasi perdere la presa sull’elsa spada. Tuttavia non si fermò.
Finalmente le arrivò accanto, si lasciò cadere in ginocchio mentre le mani si avvolgevano attorno al corpo senza vita della sua amata, la strinse forte al petto, ignorando completamente il forte dolore al braccio. Con le lacrime agli occhi, quasi non si accorse della spada che calava togliendogli la vita, le sue iridi pallide per l’età per sempre unite a quelle brillanti della sua amata moglie.

*

– Scacco matto! – Il ragazzino pareva estremamente soddisfatto mentre i suoi occhietti verdi e vispi guardavano i propri pezzi tenere sotto scacco il mio re.
Sorrisi anche io mentre osservavo il mio unico pezzo che, nonostante tutte le insidie, ero riuscito a portato esattamente sulla casella in cui la regina era morta.
Aveva davvero vinto lui o aveva vinto l’amore?

Sher Jones

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Faccelo sapere votandolo sul nostro sito o andando sulla nostra pagina Facebook. Nell’album “Un racconto nel cassetto” trovi questo e tutti i racconti brevi che partecipano al concorso.

Great (Wo)men #3: Minosse

Eccoci tornati con il terzo episodio della serie Great (Wo)men in collaborazione con il canale YouTube La Storica.

Sicuramente tutti voi avrete, almeno una volta nella vita, letto o sentito raccontare il mito di Teseo e il Minotauro.
In questo stesso mito avrete avuto il vostro primo incontro con il leggendario re cretese Minosse.

Minosse, il cui nome deriverebbe dal greco minos ossia “Re”, era figlio di Zeus e di Europa 36eec8d6f28a81e6.jpgadottato da Arestione che fu re di Creta prima di lui.
Si narra che per dimostrare che la successione al trono spettasse proprio a lui, Minosse fece costruire un grande tempio a Poseidone sul mare e invocò il dio affinchè facesse uscire dal mare un toro che poi sarebbe stato sacrificato in suo onore. Ebbene, Poseidone acconsetì, ma il toro che fece uscire dal mare fu talmente bello che Minosse non volle sacrificarlo.
Dovete sapere che gli dei dell’Olimpo erano estremamente irascibili e vendicativi, pertanto Poseidone fece innamorare la moglie di Minosse del toro e da quella strana unione nacque il temibile minotauro.
Se questa prima parte di leggenda è meno conosciuta, quella che segue è sicuramente più famosa.
Spaventato dalla ferocia del figliastro, il re incaricò Dedalo, famoso architetto e padre dello sfortunatissimo Icaro, di costruire un labirinto da cui la bestia non sarebbe mai potuta uscire.

Il regno di Minosse fu caratterizzato da diversi scontri e pare che il re fosse tanto abile da ruiscire a porre il suo giogo attorno al capo di molte popolazioni tra le quali annoveriamo anche quella di Atene.
Dall’anno della conquista in poi, pare che gli ateniesi dovessero offrire ogni anno come tributo 7 fanciulli e 7 fanciulle che sarebbero poi stati dati in pasto al minotauro all’interno del labirinto.
Questi sacrifici cessarono solo con Teseo che con l’aiuto della figlia di Minosse, Arianna, riuscì a uccidere il mostruoso figlio del re. Non è difficile immaginare che questa parte di mito abbia ispirato Susanne Collins, autrice della saga Hunger Games, che nei suoi famosissimi romanzi descrive come i distretti di Panem debbano offrire in trubuto 12 fanciulle e 12 fanciulli per partecipare a dei giochi mortali. I numeri sono un po’ diversi e la storia sicuramente dissimile, ma la sostanza resta quella del vecchio mito greco.

Come sappiamo bene, dietro ogni mito c’è un fondo di verità: la storia di Minosse, il Minotauro e Teseo non è altro che la descrizione del periodo in cui Creta aveva supremazia sul mare Egeo e della ribellione dei popoli greci unita allo scardinamento della società minoica che portava con sé l’usanza dei sacrifici umani.

13335392_10209487333484557_1092100852_nMagari meno conosciuta è la presenza di Minosse nell’inferno dantesco.
Nonostante la spinosa questione del labirinto, Minosse fu ritenuto un re giusto e saggio e, proprio per quest motivo, Dante Alighieri lo mette a guardia  dell’entrata del II cerchio infernale in qualità di giudice delle anime dei dannati.
Si sarebbe probabilmente trovato davanti al primo cerchio, se non fosse che si tratta del limbo e che quelle anime non hanno peccati da confessare ma si trovano in quel luogo solo perchè non hanno potuto assistere alla venuta di Cristo.

« Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l’intrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d’inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, V,4-12)

Il compito di Minosse, nell’inferno descritto da Dante, è ascltare i peccati delle anime in fila di fronte a lui ed emettere una sentenza. E’ lui a scegliere in quale cerchio i dannati saranno puniti per l’eternità e per dare  voce alla propria volontà arrotola attorno alle proprie gambe la coda di serpente tante volte quanto il numero del cerchio nel quale i peccatori finiranno.l.php.jpg

Che Minosse sia esistito o meno è totalmente ininfluente: l’importanza storica del re cretese deriva dal fatto che il suo mito è stato in grado di influenzare sia autori antichi sia autori contemporanei in egual misura e, soprattutto, il fatto che abbia portato fino a noi la descrizione di un’epoca storica, ossia quella della dominazone cretese su atene, che non avremmo potuto conoscere facilmente in altro modo.

*Volpe

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Fonti:
Divina Commedia, Dante Alighieri, Primo volume a cura di Natalino Sapegno, “La nuova Italia” Editrice Firenze, Torino 1955;
http://www.storiafacile.net/cretesi/minosse_minotauro.htm

Quando la Disney reinventò Shakespeare

Ad oggi uno degli autori le cui opere hanno avuto più trasposizioni è sicuramente William Shakespeare: il bardo inglese morto quattrocento anni fa. Ma se la voce di questo poeta e scrittore è ormai muta da quattro secoli, lo stesso non i può dire delle sue parole che sono sempre fonte di ispirazione per scrittori, sceneggiatori e poeti che non mancano di rendere onore a questo grande poeta inglese. Tuttavia le tematiche trattate dal Bardo non sono sempre adatte ad un pubblico giovane, così c’è chi ha pensato bene di realizzare degli adattamenti di quelle che sono le opere shakespeariane più famose. Da Macbeth ad Otello, passando per Amleto e Romeo e Giulietta, la lista sarebbe lunga e elencarli uno per uno sarebbe impossibile. Inoltre c’è da dire che non tutti questi adattamenti rendano effettiva giustizia alle opere di Shakespeare e, anzi, possano risultare devianti soprattutto se indirizzate ad un pubblico analfabeta per quanto riguarda la storia della letteratura inglese.

Il più famoso adattamento delle opere di Shakespeare è sicuramente quello fatto dalla Disney e che racconta la storia di un giovane leone, Simba, impegnato nella lotta per riprendersi il trono che lo zio, Scar, gli ha strappato dopo aver ucciso il vecchio re. Vi ricorda qualcosa?

Per anni si è perpetrata l’idea che la storia de “Il Re Leone” fosse un rifacimento del dramma “Amleto”, ma in realtà, se si osserva meglio la trama di entrambi i lungometraggi, si possono trovare riferimenti anche a Macbeth e persino a Romeo e Giulietta. Ma andiamo con ordine.

L’analogia più lampante tra la storia di Simba e Amleto è sicuramente il conflitto con lo zio usurpatore e fratricida che con l’inganno riesce a sposare la madre di Amleto.hamlet_scar Anche la Disney aveva previsto un risvolto simile nella trama de “Il Re Leone” in cui Scar tentava di fare della giovane leonessa Nala la sua consorte, tuttavia queste scene vennero tagliate perché ritenute inadatte al giovane pubblico a cui il film era diretto. Nala infatti non solo è la migliore amica del protagonista, ma è più giovane di Scar di diversi anni! L’eliminazione di questa scena, che è comunque disponibile su You Tube, è stata quindi dettata dalla necessità di non urtare eccessivamente la sensibilità del pubblico.

Amleto non è tuttavia l’unica opera a cui la Disney si è ispirata per la trama del suo capolavoro d’animazione. Guardando l’evoluzione del personaggio di Scar ci si accorge infatti di una sua somiglianza con Macbeth. L’idea originale di Scar non è infatti quella di uccidere il fratello, ma solamente Simba in quanto successore del re. La sua idea cambia nel momento in cui, dopo lo scontro tra re Mufasa e le iene, le sue tre scagnozze gli suggeriscono di uccidere il fratello maggiore insieme al suo erede, in modo da diventare il re incontrastato. Esattamente come in “Macbeth” l’idea del regicidio viene suggerita al futuro assassino che si lascia immediatamente convincere da questa promessa di potere e gloria. Inoltre la fame di potere di Scar non si estingue con la morte del personaggio, ma continua nel sequel “Il Re Leone 2, il regno di Simba”, dove la consorte di Scar, Zira, continua a suggerire sogni di vendetta e potere al figlio avuto con l’ormai defunto re. Da ultimo, ma non meno importante, vi è l’elemento della pazzia che accomuna i personaggi di Scar, alias Macbeth, e Zira, Lady Macbeth. Giunti ormai all’epilogo della storia è evidente come entrambi siano letteralmente drogati di potere e non riescano più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è arrivando persino a minacciare di morte i loro parenti pur di realizzare le loro visioni di vendetta e potere. Disney-Smolder-Fails_ScarOvviamente da un’amante del romanticismo quale la Disney non ci si poteva aspettare una tragedia in pieno stile shakespeariano e se il primo capitolo di questa mini saga si conclude con l’incoronazione di Simba re e il ritorno della pace nella savana, il seguito torna ad attingere all’eredità di Shakespeare portando sullo schermo una versione felina di “Romeo e Giulietta”.

Sono passati alcuni anni dalla morte di Scar e tutti i suoi sostenitori sono stati esiliati. Kiara, Giulietta, è la figlia di Simba e passa le sue giornate a giocare e ad esplorare il regno del padre finché, un giorno, non incontra Kovu, Romeo, il figlio di Scar e di Zira. b6c9da09e7122b4d838a4e0d3186db33.jpgOvviamente l’amicizia tra i due leoncini viene immediatamente ostacolata dai genitori e mentre Kiara cresce divenendo la degna principessa della savana, Kovu viene cresciuto con il solo scopo di assassinare Simba e la sua famiglia. Zira, la nostra Lady Macbeth leonina, non ha infatti accantonato le sue pretese sul trono di Simba e la morte del compagno l’ha solamente resa più caparbia riversando sul figlio le sue stesse ambizioni. Kovu viene quindi mandato in missione per uccidere il re, ma sul suo cammino incontra Kiara che, in linea con la vena romantica della Disney, riesce a fargli cambiare idea e a farlo innamorare. Un incidente mette nei guai il giovane leone che viene esiliato dalla savana ed allontanato sia dalla sua famiglia che da Kiara. Sarà la minaccia di una nuova guerra a far tornare indietro Kovu che salverà non solo la sua Giulietta, ma anche Simba e tutti coloro che aveva inizialmente giurato di uccidere.

Ovviamente in questo piccolo trafiletto si è solamente grattata la superficie di quello che è l’immenso mondo degli adattamenti delle opere di Shakespeare e, in particolare, della loro influenza sul cinema d’animazione disneyano.

*Jo