Il libro nero della fame

.: SINOSSI :.

Vagabondi, vecchie maliarde che invocano rogne e fatture, adoratori di una strana cavità nella roccia, comunità di pescatori, di cavatori, di pastori, una famiglia in fuga da una pestilenza, eremiti, reietti.
Gli otto racconti che compongono Il libro nero della fame sono visioni di un sud Italia oscuro e primordiale, dove l’ombra del delirio e del decadimento pervade un susseguirsi di boschi, villaggi isolati, caverne sacre, montagne abitate da presenze ancestrali, gole e torrenti fangosi.
Con una scrittura biblica e scarnificata, Gerardo Spirito ritrae un’umanità alla deriva, assetata di fede, piegata al freddo, alla pioggia, alla ferocia.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con questa raccolta, Gerardo Spirito accompagna i lettori in un Sud Italia misterioso caratterizzato da panorami oscuri, situazioni raccapriccianti e personaggi immersi in un continuo torpore. Tutti ambientati in villaggi senza nome, in boschi pullulati da cani randagi o alle pendici di una tetra montagna, i racconti condividono moltissimi punti in comune: sebbene non fosse nell’intenzione dell’autore, questo escamotage fa sì che le diverse storie sembrino svolgersi nello stesso momento, quasi fossero in realtà parallele.

La scrittura, a prima vista molto semplice, è caratterizzata da un sapiente uso della figura retorica: il bello di questi racconti è che il lettore riesce a sentire gli odori, i sapori e, soprattutto, i rumori che l’autore descrive. Lo scricchiolare delle foglie, il rumore di un osso che si spezza o il pigolare stanco di un vecchio volatile sono solo alcuni dei suoni che animano le pagine di Gerardo Spirito: oltre a dare colore al testo e a rendere la lettura piacevole, la capacità descrittiva dell’autore rende la raccolta una vera chicca per tutti quei lettori che, come me, si affidano molto all’udito.
Le descrizioni sono utili anche per cogliere gli elementi che, come anticipavo, i racconti condividono. Nonostante a volte i collegamenti siano ben visibili, nella maggioranza dei casi sono brevissimi accenni che si nascondono tra una descrizione e l’altra.
Altro punto fondamentale della scrittura di Spirito è quella di riuscire come pochi altri, il solo esempio che mi viene in mente è Cose che succedono la notte di Cameron, a rendere il tuo libro “scritto in bianco e nero”. Quando ci si immerge nella lettura, le immagini che il romanzo trasmette sono quelle di una foresta buia e personaggi opachi, a volte verrebbe persino da dire stanchi, che si muovono in una nebbia fitta che avvolge ogni singolo centimetro del mondo dell’autore.

Complessivamente, i racconti mi sono piaciuti tutti anche se, naturalmente, ho i miei preferiti. La mia preferenza va a racconti come Fame, Madre, Fuliggine e Pietra che mi hanno colpita a tal punto da lasciarmi addosso una leggera inquietudine ben oltre la conclusione della lettura. Si tratta di racconti che, a mio avviso, parlano molto alla mente e, soprattutto, allo stomaco del lettore.
I racconti di Spirito sono tetre rappresentazioni dell’anima umana: i suoi personaggi, che non sono caratterizzati né come buoni né come cattivi, seguono, o almeno di provano, la moralità del loro tempo cercando di dare un senso alla loro esistenza e, talvolta, al mondo in cui vivono. Spirito utilizza di frequente degli archetipi per portare avanti la narrazione: ad esempio, i bambini delle sue storie rappresentano sia l’innocenza sia l’innovazione e, infatti, spesso sono i piccoli protagonisti a portare alla luce misteri che sarebbero dovuti restare nascosti per sempre; allo stesso modo, gli anziani rappresentano non solo la saggezza ma anche le consuetudini e, spesso, la magia.
Non è un libro in cui la magia è palpabile o palese: al contrario, è nascosta sotto la superficie del mondo e i protagonisti la riescono solo a sfiorare.

Nel complesso, il voto che do a questa raccolta è un 9.5/10. Non ho trovato grandi difetti e sicuramente è entrato a far parte dei miei libri preferiti.
E’ una lettura allo stesso tempo semplice e complessa: le pagine scorrono molto bene, ma a volte si sente il bisogno di fermarsi per assaporare la scrittura oppure per riprendersi da quello che si è appena letto.
Lo consiglio a chi cerca libri fuori dal comune o che desidera leggere storie che hanno una base folkloristica tutta italiana!

*Volpe

Cronache dalla val Lemuria

.: SINOSSI :.

Da Genova (o da qualunque altra località civile) sono tre le strade per raggiungere la Val Lemuria. Il confine non è indicato da nessun cartello eppure, quando lo si supera, è difficile non accorgersene. Il paesaggio diventa subito più cupo e selvaggio. Boscaglie intricate si arricciano sui versanti della gola tortuosa scavata dal rio Aneto, mentre le montagne, dalle cime tipicamente coperte di nebbia, incombono opprimenti. Dieci storie alla scoperta di quel luogo misterioso e fantastico che è la Val Lemuria, dove è possibile udire il verso del pappagufo, imbattersi nelle tracce dei misteriosi Cecìni, o essere travolti dalla Birta Odlata. Ma attenzione… hic sunt lemures: qui ci sono gli spettri!

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti di Cristiano Demicheli è in parte costituita da horror (piuttosto soft) e in parte da puro genio. Si resta sorpresi, pagina dopo pagina, dalla creatività di Demicheli: l’autore riesce a stupire i suoi lettori con ogni parola e, cosa ancora più bella, a non annoiarli nemmeno durante la seconda lettura.
I racconti sono ambientati in val Lemuria, un luogo che, seppur immaginario, ha molto di reale tanto che tutti almeno in un primo momento ci siamo chiesti se fosse davvero solo frutto della fantasia di Demicheli. Complice di questo inganno è il prologo: Demicheli si è divertito a scrivere una guida turistica della Val Lemuria per presentare tanto le stranezze di questo luogo quanto le ambientazioni e i protagonisti delle sue vicende. Divertentissimo è anche il penultimo racconto di cui però, per non rovinare la lettura a nessuno, non farò cenno: vi dico solo che, in questo caso, la fantasia dello scrittore sfonda addirittura la quarta parete.

Il centro dell’intera raccolta è, appunto, l’inventiva. I racconti di Demicheli sono intriganti soprattutto perché originali: l’autore riesce a coinvolgere sia quando scrive racconti per così dire classici, sia quando si diletta con storie dal sapore decisamente alternativo in cui inventa spiegazioni inusuali per pratiche comunissime, come ad esempio nel suo racconto “l’invenzione della passeggiata“.
Tutti i racconti di Demicheli appartengono al genere weird: a volte, sono caratterizzati da note più cupe, tal altre invece da sfumature comiche che rendono i testi ancora più bizzarri e, a mio giudizio, interessanti.
Lo stile scelto, che punta a suscitare sorpresa anche grazie all’uso sapiente della comicità catartica, non stanca mai e soprattutto si adatta perfettamente alle storie che l’autore ha deciso di raccontare.

E’ difficile trovare dei difetti alla raccolta: ciascun racconto è lungo il giusto e, allo stesso modo, la comicità così come le bizzarrie sono calibrate in modo da non disturbare mai il lettore. Difficile, quindi, dare al lavoro di Demicheli un voto inferiore a 10/10.
Il viaggio che si intraprende in Val Lemuria non dura né troppo poco né troppo a lungo: tutti i luoghi caratteristici della valle, come descritti del prologo-guida-turistica, vengono sfiorati da almeno un racconto donando circolarità al testo.
Il mio racconto preferito è stato “Il cielo sopra Tolengo” seguito da “l’invenzione della passeggiata” e, naturalmente, dal prologo che da solo dovrebbe convincere chiunque alla lettura.
Consiglio questa raccolta a chi ha voglia di fare un viaggio in una terra nuova e bizzarra, strana ma di cui poi non si potrà più fare a meno.

*Volpe

Furiae

.: SINOSSI :.

Insieme a Tisifone volerai fin sopra le mura del Tartaro. Senza identità, con pistola e misericordia in pugno, combatterai nella Spagna burrascosa dei conquistadores. Al fianco di Naaktara percorrerai le sabbie impervie della Duat: l’oltretomba egizio. E in una Lombardia trecentesca, con la piccola Rosa e Grifo, scoprirai che anche l’Italia può essere fredda come le fiabe più oscure.
Le donne sorprendenti di FURIAE non sono guidate solo dalla violenza e dalla vendetta. Perché si può essere orgogliose, combattive, tenaci e inarrestabili anche lottando per un’emozione intensa come l’amore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Furiare è stato il volume con cui ho concluso, direi degnamente, il mio 2021. Una raccolta di racconti potente e coinvolgente perfetta da leggere quando si ha voglia di sentirsi forti.
Le protagoniste di Furiae, come promesso dal sottotitolo dell’opera “storie fantasy di donne ribelli” sono donne e ragazze fuori dagli schemi in cui qualunque lettrice riesce però ad identificarsi. Sono diverse, vere, vive e credibili ed è proprio questo a rendere la raccolta emotivamente coinvolgente.

Tra le quattro protagoniste mi è piaciuta soprattutto Tisifone. Il racconto in cui appare dà il titolo all’intera raccolta, è il primo e anche il più breve. Il centro di Tisifone, ciò che la muove e che mi ha fatto empatizzare con lei, è l’amore per sua sorella: sebbene io sia figlia unica ho ritrovato in me stessa quell’ardore che la spinge a rischiare il tutto e per tutto per coloro che ama.
L’amore è il tema principale del primo racconto, Furiae, ma lo è anche dell’ultimo, intitolato Fine della storia che tra tutti è decisamente il mio preferito. Fine della storia ha un sapore malinconico, a tratti epico che mi ha ricordato un po’ la storia infinita, forse per l’età della giovane protagonista o per le ambientazioni tetre, seppur condite di speranza, in cui i personaggi si muovono. Il solo difetto che posso trovare a questo racconto è l’essere durato troppo poco: le potenzialità della trama erano da romanzo. Grifo e Rosa, i protagonisti di quest’ultima avventura, sono nettamente più complessi rispetto alle donne che animano i tre racconti precedenti e la loro personalità riesce a spiccare. Anche l’uso del dialetto nei dialoghi è stato, secondo me, un punto a favore: ha reso il racconto molto più realistico.

La scrittura di Zarbo mi piace molto. Si tratta di uno stile visivo in cui l’uso di ottime e originali metafore permette al lettore di vedere davvero le scene immaginate dall’autore.
L’autore sa bene anche quando è il caso di usare uno stile più delicato, poetico ed onirico e quando invece è giusto che la scrittura sia tagliente e affilata. Non risparmia al lettore dettagli sconcertanti e riesce a creare fastidio, ansia e irritazione tanto quanto sollievo, felicità e gioia.

La raccolta merita un 8.5/10. Il solo motivo per cui non me la sento di “promuovere il libro a pieni voti” è la brevità, a volte eccessiva, dei racconti.
Zarbo è bravo a ideare storie, è altrettanto bravo a scriverle. Tuttavia le trame che crea, proprio perché sono complicate e interessanti, sarebbero decisamente più adatte ad un romanzo piuttosto che a un racconto.
La raccolta è adatta a ragazzi e ragazze che amano non solo il fantasy, che per altro è un elemento spesso di contorno e poco invasivo, ma soprattutto le storie di avventura. Consiglierei questa raccolta anche a chi desidera leggere qualcosa che lo ispiri nella vita di tutti i giorni: Tisifone porta al lettore l’amore di una sorella tanto quanto il coraggio di dire di no davanti ai soprusi; la protagonista senza nome della seconda storia ricorda che non bisogna mai farsi calpestare da nessuno; Naaktara ci spiega che scegliere diversamente dalla tradizione a volte non è solo giusto, ma doveroso; la piccola Rosa, Grifo e la merla che tutti noi, per quanto possiamo ritenerci insignificanti, siamo importanti.

*Volpe

Follettiana

.: SINOSSI :.

«Nell’immaginario popolare folletti, elfi e altre minuscole creature fatate hanno sempre avuto un posto speciale. Caratterizzano e incarnano la nostra voglia di meraviglioso, offrono un viatico per la libertà e la fantasia che solo il sogno, le fiabe, i miti, possono donare incondizionatamente, senza bisogno di mediazione che non sia quella offerta dalla nostra capacità di affabulazione. E se anche oggi il progresso, la tecnica e l’industrializzazione hanno affievolito e forse del tutto offuscato il nostro contatto con la natura, la capacità innata e il bisogno dell’uomo di vedere oltre le apparenze c’è ancora, ed è sempre forte. E proprio in questo il magico regno degli esseri fatati ci viene incontro, entrando nelle nostre menti in modo quasi naturale, atavico verrebbe da dire. […] Con questa antologia di racconti classici, scelti tra quelli meno noti e inediti, riportiamo i folletti in una dimensione adulta, restituendo loro la patina di mistero che hanno perso strada facendo; sono storie per lo più inquietanti, che attingono dalla tradizione orale del folklore o che rimandano alla matrice soprannaturale che ne circondava la figura nei tempi passati. E per questo sono storie capaci di far provare un brivido anche nella magia. Troviamo quindi folletti oscuri e folletti bizzarri, pericolosi o semplicemente dispettosi, tra brownie, goblin e monacelli. Tornano “in vita” in 14 racconti che attingono al ricco patrimonio di tutto il mondo, soprattutto britannico, e svelano anche nella narrativa l’intricato rapporto tra la produzione culturale, i miti, e le credenze di ogni popolo e paese. Al centro, comunque, c’è sempre la follettiana di creature multiformi, buffe o repellenti, elfi delle tenebre o elfi della luce, capricciosi o benevoli, fuori dal tempo e dallo spazio, ma capaci ogni volta di farci penetrare con loro in una dimensione altra, lì dove il sogno e la fantasia dominano incontrastati. Entriamo quindi nel regno incantato dei folletti, avventuriamoci in quei luoghi ignoti lontani dal caos e dalla folla, dove poter percorrere sentieri lungo i quali si avvertono le misteriose presenze, dove aleggia un’atmosfera che i più sensibili possono cogliere e riconoscere come un segnale o un avvertimento della presenza nascosta di questi spiritelli, veri e propri genius loci di un mondo che sta sparendo e che soltanto l’immaginazione può tenere in vita.» (dalla prefazione di Pietro Guarriello) La raccolta comprende racconti di Grierson, Bowker, Crofton Croker, Esenwein e Stockard, Blackwood, Hogg, Molesworth, Saki, Lang, Ozaki, Im Bang e Yi Ryuk, Rouse, Roggero, Serao.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

I racconti presenti in Follettiana danno una visione d’insieme più ampia sul Piccolo Popolo rispetto a molti altri testi sull’argomento. Questo perché il curatore del volume ha scelto di inserire non solo testi dalla tradizione celtica, come ci si sarebbe potuti aspettare, ma anche dalla tradizione nipponica e coreana. Dal mio punto di vista, questa scelta è vincente: chi come me ha già letto libri come fiabe irlandesi e Fiabe e leggende d’Irlanda può trovare tra le pagine di Follettiana un nuovo e stimolante mondo da esplorare. Insomma, come era già successo con Grimorio, un’altra raccolta edita abeditore a tema stregoneria, la raccolta è riuscita sia a soddisfare il mio bisogno di trovare racconti che appartenessero alla mia comfort zone, sia ad incuriosirmi riguardo tradizioni, storie e leggende che non conoscevo.
La prefazione, abilmente scritta da Pietro Guarriello, è un piccolo saggio riguardo le origini religiose, pagane e non di queste creature che inevitabilmente stimolano la fantasia di grandi e piccini. E’ la giusta guida, assieme ai paragrafi introduttivi che precedono ogni racconto, per orientarsi nella lettura di questo volume.

Lo stile della prefazione è chiaro e lineare anche se a volte tende a scivolare nel didascalico finendo con il provocare qualche sbadiglio, io per prima ammetto di aver dovuto rileggere una pagina perché alla prima lettura mi ero distratta. Le informazioni divulgate sono comunque stimolanti e, se il lettore è sufficientemente interessato all’argomento, bastano per tenerlo incollato alle pagine.
Per quanto riguarda lo stile di ciascun racconto, posso solo dire che non mi sento in grado di giudicare un autore da uno scritto di poche pagine. Alcuni testi, come il brownie di Valferne o la leggenda di knockgrafton, mi hanno non solo coinvolta ma anche piacevolmente divertita; altri, per citarne un paio Il pony delle streghe o il santo e il folletto di pietra, mi hanno lasciata piuttosto indifferente.

Nessuno dei racconti è mal scritto o meno interessante degli altri, ciascuno parla semplicemente in modo diverso ad ogni lettore. Il mio consiglio è di non saltare le introduzioni perché aiutano a capire meglio il contesto in cui i racconti sono stati scritti così come le leggende che ammantano le figure rappresentate.
La raccolta merita un 8/10. E’ un’ottimo testo introduttivo da cui prendere spunto per avventurarsi nel magico mondo del piccolo popolo e delle sue leggende!

*Volpe

Sortilegi

.: SINOSSI :.

Mentre infuria la peste del Seicento, una bambina cresce in totale solitudine nel cuore di un bosco e a sedici anni è così bella e selvatica da sembrare una strega e far divampare il fuoco della superstizione. Un uomo si innamora delle orme lasciate sulla sabbia da piedi leggeri e una donna delusa scaglia una terribile maledizione. Il profumo di biscotti impalpabili come il vento fa imbizzarrire i cavalli argentini nelle notti di luna. Bianca Pitzorno attinge alla realtà storica per scrivere tre racconti che sono percorsi dal filo di un sortilegio. Ci porta lontano nel tempo e nello spazio, ci restituisce il sapore di parole e pratiche remote – l’italiano secentesco, le procedure di affidamento di un orfano nella Sardegna aragonese, una ricetta segreta – e come nelle fiabe antiche osa dirci la verità: l’incantesimo più potente e meraviglioso, nel bene e nel male, è quello prodotto dalla mente umana. I personaggi di Bianca Pitzorno sono da sempre creature che rifiutano di adeguarsi al proprio tempo, che rivendicano il diritto a non essere rinchiuse nella gabbia di una categoria, di un comportamento “adeguato”, e che sono pronte a vivere fino in fondo le conseguenze della propria unicità. Così le protagoniste e i protagonisti di queste pagine ci fanno sognare e ci parlano di noi, delle nostre paure, delle nostre meschinità, del potere misterioso e fantastico delle parole, che possono uccidere o salvare.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Di magia parlano i tre racconti racchiusi tra le pagine di Sortilegi e altrettanto magica è la scrittura di Bianca Pitzorno. Con maestria, quando l’autrice cambia storia modifica anche il proprio stile. Se il primo racconto accoglie il lettore con una scrittura aulica, composta da una prosa antica e ricca di arcaicismi, il secondo testo culla con parole più semplici e una narrazione gentile e accogliente che ben si presta a fare da “porta d’ingresso” al terzo racconto molto più onirico eppure estremamente attuale.
Il primo racconto parla di come le persone cerchino un colpevole ogni volta che hanno paura, la storia si adatta molto bene anche al periodo storico che stiamo vivendo; il secondo di come la gentilezza e il voler bene agli altri siano molto più forti del male; il terzo invece ricorderà a ciascun lettore le sue origini trasportandolo in un viaggio cullato dal delicato vento descritto dalla Pitzorno.
Tutti e tre i racconti, sebbene ambientati nel passato, parlano del presente.
Il tema centrale dei racconti è la stregoneria e ogni racconto ne analizza un aspetto differente così da presentare al lettore una magia dapprima storica, con una analisi direi ben fatta del tema del capro espiatorio, poi quotidiana e alla fine quasi metaforica.

In generale, la raccolta merita un 8/10. Il racconto che ho amato di più è stato il secondo: da una parte parlava di ricamo, che io pratico quotidianamente e adoro, dall’altra trattava di gentilezza un tema che dovrebbe diventare “più di moda”, per i miei gusti.
Consiglio il libro a tutti? Quasi. Credo che si debba approcciare questo testo (in particolare il primo racconto) con il reale desiderio di approfondire l’argomento trattato, ma che in generale possa essere una raccolta fruibile da tutti gli amanti dei romanzi e racconti storici.
Se invece cercate qualcosa di scoppiettante o fantasy, allora non è il testo che fa per voi.

*Volpe

Radicalized. Quattro storie del futuro

.: SINOSSI :.

Cory Doctorow è uno dei grandi narratori del nostro prossimo futuro. Spietati e pieni di compassione, i quattro racconti che compongono Radicalized gettano uno sguardo implacabile sulle contraddizioni laceranti di quella stessa umanità che, nonostante tutto, potrebbe ancora salvarci.
Per esempio. Insegnare ai figli dei vicini come hackerare i loro elettrodomestici andati in blocco dopo il fallimento della casa produttrice può farti rischiare decine di anni di carcere. Oppure. L’American Eagle, il supereroe campione di verità e giustizia, si è accorto che la polizia ha l’abitudine di commettere abusi su persone innocenti, nascondere le prove e mentire al riguardo. E ancora. L’assicurazione sanitaria della moglie di Joe si rifiuta di pagarle nuove terapie. Joe comincia a passare sempre più tempo su un forum online e poco dopo iniziano gli attentati. Infine. Una fortezza nel deserto, attrezzata con cibo, armi e antibiotici. Trenta eletti che sopravvivranno al grande crollo e ne usciranno pronti a ricostruire. Perché loro sono quelli intelligenti. E niente può andare storto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Nei quattro racconti racchiusi in Radicalized, Doctorow esaspera alcuni problemi della società americana – ma per due di questi racconti potremmo dire semplicemente “società” – contemporanea portando davanti al lettore mondi diversi dal nostro ma perfettamente plausibili. A tratti, l’autore sembra volerci mettere in guardia da quello che potrebbe succedere se non agiamo ora, se non fermiamo una macchina che corre più in fretta di noi.
Mi sono sentita coinvolta dalla scrittura, semplice ed evocativa, e invogliata a continuare a leggere grazie ai temi trattati con sagacia e originalità: una pagina tirava l’altra e tutti i racconti finivano sempre troppo presto.
Per essere un po’ più completi, analizzerò brevemente i racconti uno per uno.

Il primo racconto, Pane non autorizzato, è una feroce critica al capitalismo. Nel mondo di Pane non autorizzato, più si è poveri più si è obbligati pagare per ciò che i ricchi hanno di diritto. La protagonista è Salima, una giovane immigrata. Dopo aver passato anni a lavorare come una schiava in un campo profughi in America, ha finalmente trovato un lavoro stabile e una casa tutta sua nella parte povera delle Dorchester Towers. Parte povera? Sì, un lato dell’edificio da cui si entra da una porta sul retro, in cui gli ascensori funzionano solo se gli inquilini “dall’altra parte” non ne hanno bisogno e in cui gli elettrodomestici ti obbligano a comprare prodotti autorizzati dalla ditta. Elettrodomestici che, come verrà chiarito nel racconto, neanche i produttori comprerebbero ritenendoli assolutamente degradanti.
Pane non autorizzato è il più lungo dei quattro racconti ed è sicuramente quello meglio strutturato, si ha la sensazione di avere tra le mani un romanzo breve più che un racconto lungo. L’adrenalina non manca, la trama è avvincente. Salima è un personaggio complesso che, nonostante sia dotato di un forte spirito di ribellione, è perfettamente consapevole delle conseguenze delle sue azioni. I suoi dubbi diventano facilmente quelli del lettore e il coinvolgimento è assicurato.

Minoranza Modello è un racconto incentrato sul razzismo. Sebbene ad una prima lettura il testo possa sembrare piuttosto semplice, ossia una storia in cui un supereroe alieno scopre che anche lui può diventare vittima di odio, Doctorow è stato bravo a nascondere più significati tra le pagine di Minoranza Modello. Il protagonista “Super” della storia è un personaggio che sbaglia moltissimo: Doctorow mostra come non siano sufficienti la buona volontà e il desiderio di fare del bene per essere nel giusto. Bisogna anche sapere come fare per essere di aiuto alla causa che si è presa a cuore e, soprattutto, bisogna lasciare guidare queste battaglie a chi combatte per se stesso.

Radicalizzati è il racconto più pesante e più difficile da digerire di tutta la raccolta. La moglie di Joe è malata di cancro, un cancro trattabile ma l’assicurazione sanitaria si rifiuta da pagare cure che ritiene troppo costaste e sperimentali. In pratica, l’assicurazione sanitaria di Joe la condanna a morte.
Le vicende del racconto portano Joe a trovarsi diviso tra l’amore che prova per la sua famiglia e la rabbia per quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria ingiustizia. Doctorow con questo racconto stuzzica la morale del lettore portandolo a chiedersi cosa farebbe lui se fosse nella stessa situazione di Joe. Bisogna avere uno stomaco di ferro per sopportare la lettura fino all’ultima sillaba. Chiaramente, qui Doctorow ha elaborato una pesante critica al sistema sanitario statunitense che, basandosi prettamente sul denaro, risulta particolarmente inefficiente.

La maschera della morte rossa, è l’ultimo racconto della raccolta e il più complicato da analizzare. In questo caso, Doctorow ci porta nella testa di un personaggio insopportabile nella sua boria e nel suo egocentrismo. Convinto che la fine del mondo arriverà presto e che il solo modo di salvarsi è chiudersi in un Bunker, Martin escogita un piano che sulla carta è assolutamente infallibile. Trenta tra le menti più brillanti di Phoenix (limitato come raggio d’indagine, non trovate?) si chiuderanno a Fort Doom pronti a ricominciare quando l’apocalisse sarà passata. La critica qui è più sottile: Doctorow invita chiunque si creda superiore agli altri a farsi un bel bagno di umiltà.

Do alla raccolta un bel 9/10, l’ho trovata una lettura stimolante anche se l’eccessivo ammontare di tecnicismi era, a tratti, fastidioso. Alcuni racconti avrebbero meritato di essere trasformati in romanzi brevi, un po’ come Doctorow ha fatto con Pane non autorizzato. Soprattutto, ho apprezzato che l’autore spinga a pensare e ragionare su temi importanti di attualità cui sia adulti sia adolescenti dovrebbero dare la giusta importanza. Per me è stata una lettura perfetta: ho alle spalle anni di studi di economia e politica con un focus abbastanza importante sull’immigrazione e la parità di genere, inoltre ho avuto modo di fare un tirocinio con una agenzia che si occupa di politiche della salute. Insomma ero proprio “sul pezzo” ed era difficile che questa raccolta non mi prendesse. Ho apprezzato il modo in cui Doctorow analizza il divario tra ricchi e poveri, il problema dell’immigrazione e le assurdità del sistema sanitario americano: ho trovato tra le sue parole assurdità a cui io stessa avevo fatto caso, solo che se le avessi scritte io non sarebbe uscito un libro così bello.
Non è un libro facile da leggere, non posso nemmeno dire che si legga “con piacere”. E’ un libro che, personalmente, ho amato ma è crudo e a tratti molto pesante: ammetto senza alcuna difficoltà che il racconto “Radicalizzati” mi ha messa a dura prova trattando un argomento che in questo momento mi colpisce da vicino. L’autore sviscera attentamente comportamenti e pensieri umani spingendo il lettore a chiedersi cosa deve fare per scampare al terribile destino che Doctorow ci riserva.
Ringrazio Oscar Vault per averci inviato la copia per la recensione.

*Volpe

Piccola Guida Tascabile agli animali pericolosi in letteratura

PICCOLA GUIDA TASCABILE AGLI ANIMALI PERICOLOSI IN LETTERATURA

Autore: Antologia di più autori
Casa editrice: ABEditore
Anno di edizione: 2019

.: SINOSSI :.

A vederlo così, un libro è l’immagine della tranquillità, ma non tutti i suoi abitanti rispecchiano la sua placida natura. Perché lupi, serpenti, ragni e altri abomìni non abitano solo tra i merli diroccati di antiche torri, o nelle tremende selve dimenticate; essi sono soprattutto frequenti tra le pagine ingiallite di splendidi racconti, spesso dimenticati. Esistono terre abitate da creature abominevoli; altre, docili all’apparenza, lo diventano allo scatenarsi di forze oscure. E questa magica energia plasmatrice altro non è che la scrittura. E allora cosa aspettate? Questo libro è per noi, Indiana Jones in bermuda, Jacques Cousteau in ciabatte e calzini, Lara Croft con copertina termica e guantini. Per sopravvivere anche alle più spaventose creature che la natura (o la letteratura) abbia immaginato… senza bisogno di alzarsi dal divano.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una piccola antologia, composta da poco più di cento pagine, che trasporta il lettore nel misterioso mondo della letteratura gotica.
I racconti selezionati sono tutti di autori noti ed affermati, dei maestri del gotico che hanno tutto da insegnare e nulla da invidiare. Per completare meglio questa brevissima guida, ogni racconto è accompagnato da una breve spiegazione riguardo l’animale pericoloso preso in considerazione: una piacevole chicca che, da lettrice curiosa, ho apprezzato.

L’unica nota negativa di questo testo è che il racconto dell’unico autore italiani non ha, naturalmente, subito un lavoro di ammodernamento come invece è accaduto con i testi tradotti da altre lingue.
Il risultato è stato che leggere quel particolare racconto è stato davvero difficoltoso: era infarcito di termini desueti che non tutti conoscono e non sempre di facile comprensione. Avrei apprezzato la presenza di una o più note al testo che potessero aiutare ogni lettore, a prescindere dal loro bagaglio culturale e di istruzione, a comprendere al meglio il racconto e ad apprezzarlo in tutta la sua bellezza.

Il mio voto per questo librino è un 8/10. Mi è piaciuta la selezione dei racconti, tuttavia il lavoro della casa editrice era ridotto al minimo e avrei apprezzato una presenza più incisiva del loro lavoro che avrebbe reso il testo unico e memorabile.
Consiglio il libro a chiunque ami il gotico (magari facendo attenzione che non presenti troppi racconti che avete già letto, se siete veri appassionati del genere) e anche a chi desideri avvicinarvisi: nessuno dei racconti è eccessivamente terrificante.

*Volpe

Il cane, il lupo e Dio

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IL CANE, IL LUPO E DIO

Autore: Folco Terzani
Casa editrice: Longanesi
Anno: 2017

.: SINOSSI :.

Il Cane, da sempre abituato alle comodità e sicurezze della vita domestica, si ritrova improvvisamente abbandonato per strada, convinto che senza il suo amato padrone non riuscirà a sopravvivere. Appare allora un Lupo misterioso che lo condurrà alla scoperta della natura selvaggia che la città nasconde e proibisce. Comincia così un lungo pellegrinaggio, un viaggio iniziatico verso nord in compagnia di un branco di lupi, attraverso grotte, cascate, boschi, monti e tempeste di fulmini. Per sopravvivere, il Cane imparerà suo malgrado a cacciare e sarà costretto ad affrontare moltissimi pericoli, sino all’arrivo alla bianchissima Montagna della Luna dove, immerso nella luce accecante dei ghiacciai, dovrà finalmente confrontarsi con la domanda più grande di tutte.
In una straordinaria armonia di parole e immagini, una storia semplice e profonda sulla natura, l’amicizia e il senso del divino.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il cane, il lupo e Dio sembra un racconto per bambini, ma non lo è. Dietro ai bei disegni e ai personaggi che sembrano usciti da una favola, si nasconde una storia complessa che, voltata l’ultima pagina, non si ha la certezza di aver compreso fino in fondo.
Il protagonista principale è un cane abbandonato che è l’allegoria di un uomo deluso o tradito che, di punto in bianco, perde tutto.
Il lupo, riprendendo la tradizione dei nativi americani, è il mentore del cane ed è immagine di chi vive affidandosi alla fede in qualcosa.
Dio è l’entità che sovrasta il mondo e permette lo scontro tra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra la libertà e le dipendenze.
Il viaggio che il cane intraprende è di tipo iniziatico e, accanto al lupo, riscopre quei valori che aveva dimenticato quali la libertà, la fratellanza, l’orgoglio e il rispetto per le altre creature.
Il pellegrinaggio del lupo è quello che ogni essere vivente compie su questa terra e, anche per lui, termina con la morte.
Dio, in tutto questo, resta nell’alto dei cieli e gioca a nascondino tra gli eventi e le stelle.

La scrittura di Terzani è essenziale, a tratti lapidaria: con una manciata di parole l’autore riesce a mettere su carta i propri pensieri e, nonostante l’economia di caratteri, le riflessioni e i periodi non danno mai l’impressione di essere zompi o monchi.
Per quanto riguarda i contenuti, invece, il libro lascia un po’ a desiderare e gli intenti dell’autore appaiono confusi: la parabola naturalistica del cane, del lupo e di Dio sembra non avere un epilogo né tanto meno una chiave di interpretazione (almeno io non l’ho trovata) e, alla fine, ognuno può trovare la propria morale.
La scoperta della fede in un’entità divina, che non viene mai spiegata ma solo abbozzata, assume tratti che si ritrovano nella dottrina cristiana, per poi scivolare nell’animismo orientale, nel buddismo e nella filosofia new age.
Molto belli sono i disegni che occupano le pagine del romanzo anche se, a volte, la totale mancanza di parole dà l’impressione di avere tra le mani un albo più che un racconto o un romanzo breve.

Il mio voto è 6,5/10.
La miscellanea di filosofie non mi ha stimolato e, chiuso il libro, mi sono sentita confusa non solo dal finale, ma anche dal messaggio che Terzani ha voluto affidare a queste pagine e che si può riassumere in una domanda: “quindi?”
Inizio esaltante e piacevole, finale confuso e poco entusiasmente.

*Jo

La spada del destino

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LA SPADA DEL DESTINO

Autore: Andrzej Sapkowski
Casa editrice: Nord
Data di pubblicazione: 1992

.: SINOSSI :.

Un’altra storia fantasy firmata dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski, che, dopo “Il guardiano degli innocenti”, con “La spada del destino” torna a narrarci le gesta di Geralt di Rivia. Il protagonista è uno strigo, un mercenario che viene assoldato per assassinare i mostri che tormentano la popolazione. È uno dei più abili cacciatori di creature malvagie, con capacità fisiche sovrumane e incredibili riflessi. Lui è l’unico in grado di fronteggiare un basilisco, sconfiggere un’intera orda inferocita di goblin o consegnare missive urgenti alla regina delle Driadi, popolo di guerriere che abitano i boschi e che uccidono tutti coloro che sono così sconsiderati da avventurarsi all’interno del loro territorio. Geralt tuttavia ha anche un cuore. I soldi non bastano a fargli compiere qualsiasi tipo di omicidio o atrocità, ma segue un preciso codice di condotta. E quando si troverà alla corte del re Niedamir dovrà fare una scelta. Il compito che il re affida a lui e ad altri cacciatori di mostri è quello di sconfiggere un pericoloso drago grigio, un essere che per il codice cavalleresco degli strighi è intoccabile. La scoperta che il re ha convocato per il medesimo scopo anche la maga Yennefer, l’unica donna che lui abbia mai amato, lo pone di fronte a una scelta dolorosa: schierarsi dalla parte della sua amata e infrange e il codice, o difendere il drago, perdendo per sempre Yennefer. Con La spada del destino, Andrzej Sapkowski ci fa viaggiare con la fantasia nel mondo da lui creato.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Alla fine di questo romanzo, si può dire che abbia inizio la storia vera e propria.
Leggendo i primi due romanzi della saga dello Strigo, il lettore sarà accompagnato dall’autore a conoscere i protagonisti e il contesto storico tramite piccoli racconti tutti collegati tra loro. Potremmo quasi definire questi due libri un enorme incipit!
Ci si affeziona in fretta ai suoi personaggi così particolari e comunque così umani, si sorride con i suoi geniali richiami a qualcosa di conosciuto e si provano incredibili emozioni a seguire Geralt di Rivia nelle sue innumerevoli avventure.
I combattimenti da lui descritti sono assolutamente coreografici e si può vede ogni singolo movimento così come lo vedrebbe chi assiste: ci si trova coinvolti dalla scrittura semplice e splendida dell’autore.
Le sue descrizioni rapiscono il lettore così come il ritmo della narrazione: lento e tranquillo quando il nostro protagonista non ha fretta; allungato fino all’inverosimile quando la paura prende lo stomaco e stringe il cuore di Geralt; rapido qualora la situazione lo richieda. Insomma, si riesce perfettamente a sentire la narrazione.
Per quanto mi riguarda in questo romanzo c’è tutto quello che serve: avventura, azione, qualche piccolo momento simpatico e anche una storia d’amore non esagerata ma che da il giusto spessore al personaggio principale.
Ho adorato i nuovi personaggi inseriti nella trama i quali risultano essere ben delineati, simpatici e realistici.
Ho apprezzato in particolar modo gli ultimi capitoli de La spada del destino in cui mi è sembrato venisse finalmente tirato il filo che cuciva insieme tutta la trama: che dire? Non vedo l’ora di continuare!

Non posso non dare a questo romanzo, che personalmente amo molto, un bel 9/10. Consiglierei la lettura di questo libro agli amanti del fantasy e che non sono facilmente impressionabili: alcune descrizioni di scene un po’ cruente sono molto vivide.

*Volpe

Il drago di Ghiaccio

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IL DRAGO DI GHIACCIO

Autore: George Martin
Anno di pubblicazione: 1980
Casa editrice: Mondadori

.: SINOSSI :.

Adara è una bambina di sette anni, ha sempre vissuto un’esistenza isolata. Presa in giro da tutti, ignorata dalla sua stessa famiglia. Come unico amico un drago di ghiaccio, una leggendaria creatura di quelle terre, che tutti temono, tranne lei. Adara non ricordava quando aveva visto il drago per la prima volta, sembrava avesse sempre fatto parte della sua vita. Ma in una quieta mattina estiva l’arrivo dei draghi di fuoco, venuti per annientare le pacifiche terre dei cittadini, mette fine all’isolamento di Adara. Lei e il suo drago sono l’unica speranza di salvezza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Prima di avviarsi alla scrittura de le cronache del ghiaccio e del fuoco, George Martin si è dedicato alla stesura di diverse opere: tra queste figura appunto Il drago di ghiaccio.
E’ un racconto semplice, un’ottima favola per bambini.
Mi sono un po’ stupita, infatti, quando lo ho trovato nel reparto Fantasy in mezzo a tutte le altre opere di questo autore, proprio accanto alla sua celeberrima saga: quello non è il suo posto.
Lo stile è semplice, adatto ad una storia della buonanotte, il racconto è estremamente breve e prevedibile per un lettore che abbia più di dieci anni. Questo, ovviamente, non toglie niente alla bellezza del testo.
Le descrizioni sono efficaci, evocative e ben scritte; i personaggi, per quanto poco analizzati a causa della brevità del testo, riescono a lasciare la loro impronta, almeno per quanto riguarda il padre e lo zio di Adara.
Come suo solito, l’autore è riuscito a lasciar trapelare le emozioni da semplici dialoghi, da espressioni del volto o da gesti nascosti e in certi punti mi ha anche fatto commuovere rendendo questa storia d’avventura fantasy ancora più interessante.
Nonostante ciò, questo testo non ha niente a che vedere con il Martin cui tutti sono più o meno abituati e, ripeto, questo testo sarebbe stato meglio nel reparto infantile.

Mi sento di dargli un 7/10, non perché non valga di più, ma perché non è decisamente quello che mi aspettavo. Una piacevole mezz’ora di lettura, ma penso di non averla assaporata appieno senza un bambino pronto per dormire.
Lo consiglio alle mamme che vogliono avvicinare i figli al fantasy, è davvero un ottimo testo!

*Volpe