QUALCOSA

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QUALCOSA

Autore: Chiara Gamberale
Casa editrice: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2017

.:SINOSSI:.

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Non so per quale motivo, ma in questo momento sono portata a scrivere con lo stesso stile del romanzo che, purtroppo, non è affatto un gran che.
Spinta dall’onda mediatica che ha incensato la Gamberale per questo romanzo fin da un mese prima della sua uscita, ho pensato di darci una lettura. Devo dire che per essere un libro di 160 pagine, carattere 14, composto da pagine e pagine di soli disegni, ci ho messo fin troppo a leggerlo (un’oretta e mezzo, circa).
Devo essere sincera: mi stavo addormentando! Ho capito quale fosse il senso che il romanzo nascondeva abilmente tra le frasi semplici e i disegni degni di una scuola elementare: una critica alla società odierna e alla nostra sempre spietata ricerca di qualcosa da fare per riempire il “buco dentro di noi”, vero movente di questo breve romanzo. Però… perché nasconderlo così tanto?
È scritto come se si trattasse di una favola “per adulti”, ma la verità è che lo stile troppo semplice fa cadere le palpebre e non da il giusto spessore agli argomenti trattati. E’ vero, rende semplice la comprensione anche a chi non ha alcuna voglia di impegnarsi, ma ne vale davvero la pena?
Tra disegni colorati e frasi ripetute sempre allo stesso modo, come a voler richiamare lo stile dell’Epica classica che, però, essendo a trasmissione orale necessitava delle ripetizioni per far ricordare il personaggio o la situazione all’ascoltatore, argomenti quali il bisogno di mettersi in mostra, l’adolescenza e la paura del vuoto e della noia, sembrano quasi passare in secondo piano.
E’ come se l’autrice si fosse sentita in dovere di raggiungere con le sue parole anche l’età infantile e si fosse messa in testa che questo fosse lo stile adatto per narrare una storia che per bambini ha poco o niente. Interessante spunto, ma tappa troppo le ali a chi potrebbe davvero apprezzare questa fiaba moderna.
Tutto questo almeno fino alle ultime 15 pagine. Qui mi sono emozionata e commossa. Anche se ho trovato un punto, che non sveleró per coloro che non hanno letto il romanzo, totalmente inutile ai fini della trama e che, sinceramente, mi pare sia stato inserito solo per aggiungere una decina di pagine (che includono ben una riga per ciascuna!).
In sostanza non è male, ma non penso che valga tutto lo sciame mediatico che lo ha preceduto.

Al romanzo do un 4, lo sconsiglio a chi si aspetta di trovare una morale chiara e allo stesso tempo lo sconsiglio anche a chi cerca un romanzo che faccia pensare. E’ vero che non esplicita tutto quanto (si diverte un mondo con i giochi di parole, oltretutto abbastanza apprezzabili), ma non nasconde neanche significati così oscuri.
Lo consiglio, invece, a chi desidera una lettura leggera in cui possa rivedere se stesso e dalla quale voglia farsi strappare un sorriso.

*Volpe