Il marchio ribelle

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IL MARCHIO RIBELLE

Autore: Nicolai Linin
Casa editrice: Einaudi Editore
Anno: 2018

.: SINOSSI :.

Nella periferia degradata dell’ex Urss tutto sta cambiando. Alcuni criminali accettano il traffico di droga, altri restano all’angolo. C’è chi viene a patti con la polizia e chi si rifiuta e si rifiuterà sempre di farlo. È in atto una guerra interna fra vecchie e giovani leve, che ha frammentato la criminalità organizzata. E in questa spaccatura si fanno strada con ferocia le nuove bande. I Ladruncoli, la sezione giovanile della casta Seme nero, i Fratellini, appassionati di sport da combattimento, i Punk, anarcoidi e spesso ubriachi o drogati, i Metallari, i più temprati già ai tempi dell’Urss, le Teste d’Acciaio, di chiara impronta nazifascista. Ciascuna banda ha un modo differente di tatuarsi. Il tatuaggio è un collante sociale, segna l’appartenenza, ma è anche uno strumento di comunicazione, in certi casi addirittura un linguaggio. A patto di non infrangere il tabu: mai chiedere a un criminale cosa significa il disegno che ha addosso. I tatuaggi riprodotti in questo libro sono una chiave per entrare in un mondo. Perché ogni fuorilegge sulla pelle porta una firma, che è l’espressione dei suoi sogni e della sua storia, e insieme un’ammissione di paura. L’unica confessione che farà mai dei suoi peccati. Forse persino l’ultimo disperato tentativo di strappare la propria anima dalle zanne del demonio.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Si torna a Fiume Basso e, in un istante, si fa un salto indietro tornando nelle strade dove tutti abbiamo incontrato per la prima volta Kolima.
Il marchio ribelle non si può considerare il “sequel” di Educazione Siberiana (2009), ma come Storie sulla pelle (2012) è da considerare uno spin- off: una raccolta di capitoli e andettoti che non sono stati inseriti nel primo romanzo dell’autore.
Cronaca o fantasia? Ha importanza? Le pagine di Linin non si leggono: si vivono e si soffrono esattamente come i tatuaggi che i suoi personaggi portano con orgoglio sulla pelle. Leggendo le avventure di Kolima si piange, si ride, si medita e si impreca; la scrittura di Linin, umoristica, spietata e sempre rispettosa, avvolge il lettore e lo trascina per le strade di Odessa, lungo il fiume  o tra i quartieri e i parchi pubblici che sono il territorio di questi bambini criminali.
La struttura del romanzo si discosta da quella tradizionale e, ad una linea temporale definita, Linin preferisce la suddivisione per annedoti, che risulta vincente e fa sì che il lettore non debba saltare da un capitolo all’altro per dover ritrovare pezzi o particolari della storia che gli erano sfuggiti.
Altra chicca del libro sono i disegni ispirati ai tatuaggi dei personaggi (alcuni opera dell’autore stesso): corvi, madonne, gatti e teschi che fregiano, è proprio il caso di dirlo, le pagine del volume e costituiscono una sorta di piccolo inventario dei tatuaggi criminali.

Che altro dire? Il mio voto è 10+/10.
Per motivi personali avevo abbandonato un po’ la lettura e, il romanzo di Linin, è stata una (ri)partenza con il botto: uno di quei libri che durano sempre troppo poco.
Ho adorato ogni capitolo, ogni paragrafo, linea e parola. Ho ritrovato Kolima ed è stato un bel ritrovarsi: è stata una fortuna che Linin non abbia esaurito tutte le storie di Kolima nel primo romanzo.

*Jo

Eros o Agape? Il problema del Plot, What Plot?

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Dall’uscita di Cinquanta sfumature di Grigio di E.L James nel 2011, le librerie del mondo sono state letteralmente intasate da romanzi caratterizzati da un erotismo più o meno esplicito.
Sicuramente Cinquanta sfumature di grigio, le cui tematiche a mio avviso sono più adatte a un film vietato ai minori, ha avuto il “pregio” di aprire la strada a una nuova era della letteratura composta di frustini, catene e quant’altro.

I romanzi usciti sulla scia della sopracitata tetralogia di E.L. James, tra i quali si possono annoverare gli innumerevoli Calendar Girl e tutti quelli che recano la scritta “vietato ai minori di 18 anni” sulla copertina, hanno dato il via ad un nuovo fenomeno letterario difficile da controllare: libri editi tramite self publishing nei quali la trama è pressoché inesistente e la cui finalità è solo quella di far incontrare in modo assolutamente non platonico due persone in scene dal dubbio gusto romantico.
Ciò che distingue un romanzo di genere erotico da una storia realmente pwp (per chi fosse estraneo alla classificazione dei siti online di fanfiction significa “plot, what plot?”, ergo “trama? Quale trama?”) è l’assenza di un retroscena, di un sottofondo, di un “qualsiasicosadialtro” oltre al mero incontro carnale.

Analizziamo nel dettaglio (non troppo, per carità!) le differenze che intercorrono tra i romanzi erotici o rosa e i meri “Plot, What Plot?”.

TRAMA.

Trama. Trama. Questa parola non la ripeterò mai abbastanza in questo articolo e non penso esistano abbastanza sinonimi perché io mi sforzi ad evitare le innumerevoli ripetizioni.
Trama, ripeto, questa sconosciuta.
Nei romanzi erotici o romantici la trama non è una questione secondaria! Magari non sarà delle più innovative e comprenderà rocambolesche avventure per conquistare il cuore di questa o quella fanciulla e qualche piccolo cliché romantico tipico dei film rosa, ma sarà chiara e lineare e accompagnerà i personaggi per tutto il corso della storia. Ci saranno richiami a ciò che è accaduto prima; un contesto in cui i protagonisti si muovono e un obiettivo a cui gli amanti tenderanno per tutte le pagine del romanzo. Insomma, chi ama il genere avrà di che bearsi e si troverà davanti a scene che gli faranno battere il cuore e lo faranno anche sospirare… in altri modi, diciamo.
Chi invece dovesse avere la spiacevole fortuna di imbattersi in un “libro” pwp non potrà bearsi di tutto ciò ma potrà solo “godere” di più misere soddisfazioni. E no, non ho usato a caso il verbo godere.
La trama nei pwp è appunto inesistente, tutto quanto gira intorno a un letto. I personaggi non hanno passato oppure lo hanno ma è indecifrabile, non hanno un futuro, non hanno alcun desiderio se non quello di soddisfarsi carnalmente momento per momento e gli episodi, rarissimi, svolti fuori dalla camera da letto sono così veloci e inafferrabili da risultare invisibili.
Insomma, di cosa è composto un romanzo pwp? Mi prendo la licenza poetica di dire che è composto da caldi e umidi sospiri.

PERSONAGGI

Nei romanzi rosa, i personaggi non sono molti e di solito sono semplici. Ci sono lui, lei, l’altro e l’altra. Gli ultimi due svolgono a tutto la funzione del consigliere e dell’antagonista anche se, normalmente, l’antagonista in questo tipo di romanzi è soprattutto il tempo o la distanza sociale tra i protagonisti.
In ogni caso avremo personaggi a tutto tondo, che forse ricalcheranno qualche piccolo e consolidato stereotipo, che provano emozioni, hanno desideri e paure, nascondo segreti o si fanno riempire il cuore dalla speranza del cambiamento.
Avremo personaggi, insomma. Alle volte anche ottimi personaggi se l’autore è in grado di costruirli nel modo corretto e se dà loro le giuste spinte.
Quali sono, invece, i moti che accendono il cuore dei personaggi nelle pwp?
La mia esperienza con questi romanzi mi ha portato a notare che i personaggi sono completamente stereotipati e finiscono per somigliare molto più a macchine che ad esseri umani.
Gli uomini sembrano avere problemi gravissimi per quali sarebbe necessaria una visita andrologica molto approfondita; le donne, invece, appaiono quali vittime innocenti  di una pesantissima sindrome di Stoccolma.
A volte, molto raramente in realtà, le parti possono essere invertite in un tentativo di originalità da parte dell’autore.

AMBIENTAZIONE

Partiamo prima dai pwp.
Potremmo usare un’altra sigla in questo caso ossia: AQA, “Ambientazione? Quale Ambientazione?”.
Il luogo in cui si vive, in un libro pwp, è solo la camera da letto spesso neanche descritta nei particolari. I personaggi dove vivono? Non si sa. E’ una casa? Una reggia? Uno scantinato? Normalmente vengono date pallidissime indicazioni al riguardo perché allo scrittore non importa minimamente dire queste cose, gli interessa arrivare al punto della questione che si svolge in camera da letto, o in altri luoghi a piacere, arredata con oggetti che se sono nominati nella descrizione è perché verranno in qualche modo usati dal machio alfa (o femmina alfa) di turno.
Nei Romance la storia è molto diversa. L’azione si svolge anche in camera da letto ma prende piede in altri luoghi dove i protagonisti si incontrano più volte in modo voluto o casuale.
Sappiamo esattamente com’è composta la casa, conosciamo la città in cui vivono e i luoghi che amano frequentare, l’autore ha voluto coinvolgerci in modo più profondo e ci ha presentato località in cui tutti possiamo mettere piede almeno una volta nella vita. La camera da letto è presente, è in parte la protagonista, ma non ruba spazio a tutto ciò che caratterizza la verità della vita quotidiana.

Spero, con l’analisi di questi tre macro argomenti, di aver tracciato una buona linea di demarcazione tra ciò che può essere definito romanzo e ciò che non è nulla più di una fan fiction.

*Volpe

Se hai questi sintomi (forse) sei uno scrittore

Quando si pensa allo scrittore e al suo mestiere si corre con la mente ad immagini romantiche di fogli lasciati in giro, notti passate a parlare con le stelle e lunghe passeggiate per le strade deserte di un piccolo borgo rurale.
Lo scrittore è un mestiere che affascina e la letteratura è una di quelle arti con cui tutti, almeno una volta nella vita, si sono cimentati ottenendo anche dei risultati soddisfacenti.
Ma quali sono le caratteristiche di uno scrittore, i suoi tratti distintivi? Esistono, nei nostri comportamenti e nelle nostre abitudini, degli indizi che potrebbero rivelare la nostra attitudine alla narrazione e la nostra vocazione di scrittore?
Secondo Bustle.com esistono nella nostra quotidianità e nella nostra storia sono nascosti undici indizi che svelerebbero la nostra innata natura di scrittore.

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1. Sei un vero topo di biblioteca

Ogni scrittore è stato a suo tempo, e continua ad esserlo, un lettore accanito: nessuno libro è al sicuro quando nei paraggi c’è uno scrittore a caccia. Nessun autore, nemmeno il più piccolo e sconosciuto, può sperare di salvarsi dalla mente affamata di creatività di un lettore appassionato e lo stesso vale per articoli, riviste e qualsiasi cosa contenga parole e contenga informazioni nuove ed interessanti.

2. “Leggete, sì, ma quando lo dico io!”

Ogni scrittore scrive per essere letto, ma ogni volta che qualcuno legge un linusmanoscritto appena concluso o la bozza di un articolo ecco il panico sopraggiungere e ti penti di aver sottoposto così frettolosamente agli occhi di qualche sconosciuto il tuo lavoro.
Gli sguardi amici diventano quelli di critici spietati, pronti a mettere in discussione ogni parola, ogni virgola e a contestare trama, personaggi e stile.
Hai paura di far leggere un pezzo non ancora concluso, ma hai anche paura di consegnare al mondo il manoscritto terminato. Farlo leggere a persone care è fuori discussione! Ma anche l’idea di farlo leggere a perfetti sconosciuti, che non mostrerebbero alcuna pietà per i nostri errori, non ti sembra poi così allettante.

3. Alla domanda “che lavoro fai?” rispondi “Sono uno scrittore!”.

Scrivere è per te un lavoro dignitoso tanto quanto quello di impiegato, infermiere o fornaio e ti stupisci che i tuoi amici non riescano a capirlo. La sicurezza di un lavoro full time ti stuzzica, ma poi dove troveresti il tempo per dedicarti alla scrittura?

4. Peccati di gioventù.

Nessuno scrittore è nato dal nulla e ha partorito al primo tentativo un capolavoro divenuto subito bestseller. Se sei uno scrittore da sempre, fin da giovane ti sei cimentato nella stesura di racconti e romanzi che, con la maturità, hai prontamente distrutto o cancellato dall’hard disk del computer per evitare che qualcuno trovasse i tuoi scritti sconclusionati.

5. Nessuno vuole giocare con te.

Scarabeo, il gioco dei nomi e qualsiasi altro gioco in cui si debbano usare le parole sono per te causa di emarginazione. Nessuno vuole giocare con te e avere a che fare, anche solo per il tempo di una partita, con un concorrente che sembra aver mangiato pane e vocaboli tutti i giorni della sua vita.

6. Hai una relazione con persone morte o inventate.

 I tuoi autori preferiti sono per te amici e sei capace di parlare con i loro fantasmi per ore ed ore, riuscendo persino ad immaginare le loro risposte. Non sono solo mentori, ma vere e proprie amicizie di cui conosci pregi e difetti e per cui provi un amore che non riesci a spiegare senza essere creduto pazzo o essere spacciato per necrofilo.
La cosa non migliora quando, tra una pagina e l’altra, ti accorgi di esserti innamorato di un personaggio in un libro o di uno partorito dalla tua mente.

7. La carta è meglio

 Ovviamente la vita da eremita non è una condizione sine qua non per essere uno scrittore, , ma sono molti quelli che si sentono maggiormente a proprio agio quando sono circondati dalla carta stampata e non dalle persone. 250px-Lil-AgitatorDoversi esprimere in pubblico, parlare a braccio può essere problematico per te che preferisci esprimerti usando carta e penna e lasciando i tuoi messaggi su un pezzo di carta. La tua timidezza, che rappresenta un brutto ostacolo nei confronti verbali, sparisce quando sei chiamato ad esprimere la tua opinione per
iscritto e nessuno riesce a fuggire dalla tua dialettica e dalla correttezza con cui ti esprimi.

8. Vuoi una macchina da scrivere (meglio se d’epoca).

E’ il tuo sogno nel cassetto, il regalo che annualmente chiedi a Babbo Natale: una macchina da scrivere (meglio ancora se d’epoca); l’oggetto che più di tutti incarna l’ideale di scrittore e che, con quelle linee sinuose e i rumori caratteristici riesce più che mai a trasportarti nel mondo delle parole e della creatività.

9. Da nessuno a personaggio.

A lungo andare i tuoi comportamenti sospetti un po’ da investigatore privato un po’ da personaggio pittoresco, attirano l’attenzione di concittadini e di chi, per un motivo o per un altro, ti gravita intorno e quotidianamente assiste ai tuoi monologhi silenziosi, al tuo inveire contro i personaggi sovversivi e al tuo farneticare parole senza senso fino a trovare quella che stai cercando e che si incastra perfettamente nel periodo lasciato in sospeso.

10. Moltiplicazioni miracolose.

Non hai idea di quando o come sia successo: una mattina ti sei semplicemente svegliato e hai trovato casa tua invasa da centinaia di libri e riviste che non ricordi di aver mai comprato e che ora appesantiscono scaffali già pieni e tavoli su cui non trova spazio nemmeno una tazzina da caffè.

11. L’ispirazione è come innamorarsi di nuovo per la prima volta.

Scrivere è un’attività gratificante se si ha la giusta ispirazione, e tu che ciondoli tra momenti di massima attività e lunghi giorni di noia e vuoto lo sai meglio di tutti.
Manuali, corsi, rituali, minacce al computer e a se stessi non possono competere con il momento in cui si viene colti dall’ispirazione e il mondo si colora di nuove tinte, suggerendoti parole e idee che fino a qualche secondo prima non avresti nemmeno sognato. E’ come essere innamorati, come assaporare un pezzetto di felicità che non ti verrà tolta e continuerà nelle pagine nelle parole che restano anche quando l’ispirazione è finita e l’aridità creativa è tornata.

*Jo

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Show, don’t tell – Come coinvolgere con le parole.

c670e22bd54b29b24153a79d93e8ac48Scriveva Anton Cechov:

“Non dirmi ‘la luna splende’, ma mostrami il luccicare della luce sopra i vetri infranti.”

L’espressione inglese “Show, don’t tell” significa letteralmente “Mostra, non dire“, ma esattamente cosa significa per uno scrittore mostrare e cosa dire?
Mostrare significa fornire al lettore dei concetti: dialoghi, situazioni, descrizioni che siano per lui come delle istantanee e stimolino tutti e cinque i suoi sensi, anche quelli che normalmente non vengono impegnati nel corso della lettura.
Al contrario, dire significa riportare al proprio pubblico un fatto senza sprecare ulteriori parole nel descriverlo né tentare di stimolare l’attenzione dei lettori. Ecco due esempi:

“Il giardino era grande e pieno di fiori.”

“Aprendo il cancelletto si accedeva ad un ampio giardino: un fazzoletto di terra in cui, ordinati e attenti come soldati in alta uniforme, crescevano fiori di tutti i tipi e dai colori più disparati. Un autentico caleidoscopio di petali e profumi che pareva aprire una finestra su un luogo del tempo in cui non esistevano né il cemento né l’inquinamento.

Nel primo caso, veniamo a conoscenza dell’esistenza di un giardino piuttosto grande in cui crescono fiori che potrebbero essere rose, iris o semplici margherite. Un dato formale che sembra uscito dalle labbra di un agente immobiliare deciso a venderci la casa a cui l giardino appartiene.
La seconda descrizione è sensualmente stimolante e la partecipazione emotiva e nettamente superiore.
Il lettore vede i fiori ordinati come soldati e avverte il caleidoscopio di profumi da cui il protagonista è circondato, l’immedesimazione con il soggetto è completa e chi legge percepisce gli elementi del giardino come se fosse lì.

Il detto è noioso: non coinvolge e non diverte il lettore. Se una riga di descrizione “detta” vi sembra soporifera, immaginate come deve essere leggere 500 pagine di resoconto.
Mostrare una situazione, invece, coinvolge il lettore e lo fa sentire parte attiva della storia. Il mostrato rimane impresso perché regala, come abbiamo già detto, delle immagini chiare, quasi fotografiche, di quanto sta accadendo e permettono al lettore di farsi una sua idea attingendo al proprio repertorio di immagini e alle proprie conoscenze. Il giardino di cui ha letto non sarà più soltanto un anonimo fazzoletto di terra sperduto chissà dove, ma diventerà il parco visitato l’estate prima in vacanza o il giardinetto in cui ha trascorso la propria infanzia a giocare.

Facciamo un ulteriore passo avanti nella definizione di “detto” e “mostrato”. Queste due azioni sono fondamentali nel momento in cui lo scrittore è costretto, all’interno di una descrizione, a costruire una gerarchia: una sorta di occhio di bue che focalizzi l’attenzione lì dove lo scrittore la vuole.

“Uscì in fretta e percorse rapidamente il sentiero che dalla villa scendeva e raggiungeva il parco.
Varcato un piccolo cancello si ritrovò immediatamente in un labirinto di siepi e aiuole tra cui, come custodi di marmo e pietra, si nascondevano statue di animali, putti e bambini intenti a giocare con rami di edera o con lo spruzzo irregolare di una fontana…”

Per chi scrive è evidente dove debba cadere l’attenzione del lettore.
Un sentiero separa una villa (di cui si suppone si sia parlato fino a qualche riga sopra) dal parco: non sappiamo quanto sia lungo questo sentiero né se sia in terra battuta o sia ricoperto da ciottoli o lastricato.
Ma ecco che, repentinamente, la scena cambia e basta una riga per perdersi insieme al protagonista tra le siepi di questo giardino in cui, si suppone, si svolgerà presto una scena rilevante per la trama.

Detto e mostrato non sono quindi in antitesi, ma devono essere usate diligentemente dallo scrittore per creare un testo equilibrato e, cosa più importante, che coinvolga ed intrattenga il lettore.

*Jo

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Attenti a quei due! Gary e Mary Sue: identikit di due (non) personaggi.

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Il primo, grande scoglio di uno scrittore che si appresta a iniziare la sua storia è la scelta dei personaggi e la loro caratterizzazione.
Più giovani si è più si tenderà a riversare nei protagonisti una propria versione che, a seconda dell’ambientazione, può vestire i panni del cavaliere piuttosto che dell’infermiera in trincea. Fortunatamente, questa tendenza edonistica sparisce con gli anni e i nostri alter ego vengono sostituiti da personaggi con una caratterizzazione migliore e più coerente con la loro storia. O almeno così dovrebbe essere.
Vi è mai capitato di avere tra le mani una storia in cui la protagonista femminile sembra Gabriella Montez del film “High School Musical” e il protagonista maschile un Troy Bolton di bassa categoria? Se la risposta è sì vi siete imbattuti nella temuta coppia Gary Stue e Mary Sue: conosciamo meglio questi due famigerati personaggi.

Per prima cosa, bisogna dire che le Mary Sue superano di gran lunga i Gary Stue. Questo personaggio, inizialmente concepito come una parodia dell’eroina perfetta, la somma di tutti i cliché letterari, spopola tra le ragazzine e, soprattutto per quanto riguarda le fanfiction, è divenuta ormai la protagonista per eccellenza di un genere in cui giovani teenager hanno storie amorose con personaggi famosi del cinema, della televisione o della musica o, casi più rari ma comunque presenti, con i protagonisti di opere già famose (siano esse romanzi, anime, manga, fumetti o film).
Quali sono le caratteristiche della Mary Sue (e della sua variante maschile Gary Stue)?
Come abbiamo già detto, il più delle volte non sono dei veri e propri personaggi, ma hanno più l’aspetto di un avatar letterario le cui caratteristiche sono estremizzate e in cui si concentrano i sogni, le paure, i desideri e le frustrazioni del suo creatore.
Visibilmente il personaggio Mary Sue (Gary Stue) risponde ad una descrizione precisa: è bello, sexy ed ha un fascino a cui non si può resistere che manda in deliquio uomini e donne di qualsiasi età.
Sono, in parole spicce, semplicemente perfetti.11261503_457965111028511_1257645561_n
Solitamente, se si tratta di una Mary Sue, verrà descritta come “magra, quasi anoressica” (il modello pin-up non piace più, si sa, ma che scheletro fosse sinonimo di bello mi è nuovo), fisico perfetto (anche se è magra avrà curve da far invidia a Belen Rodríguez), capelli bellissimi, fluenti, biondi, mori o tinti di un qualche colore psichedelico. Come a bilanciare la storia, il ragazzo sarà descritto come “atletico e muscoloso”, bello e impossibile, con gli occhi neri e quella bocca da baciare… .
Nella storia di cui è protagonista, questa tipologia di personaggio rappresenta il centro di gravità permanente: due personaggi parlano di qualcosa? Sicuramente parleranno di Mary Sue o di Gary Stue (a seconda di chi sia il fortunato prescelto di turno).
Una farfalla sbatte le ali in Giappone? Sicuramente questo evento verrà percepito dal protagonista Sue/Stue e avrà per lui conseguenze nefaste.
Uno dei personaggi è malato di cancro e ha urgente bisogno di un trapianto di midollo? Sicuramente Sue/Stue risulteranno compatibili e salveranno la situazione anche se non hanno legami con il malato, fumano o hanno dei tatuaggi.
La lista potrebbe continuare all’infinito, ma questi pochi esempi bastano per rendere evidente il fatto che qualunque cosa accada o qualunque sfida i personaggi si trovino ad affrontare, il personaggio Sue/Stue sarà lì pronto a risolvere la situazione sfoderando conoscenze e poteri di cui non era a conoscenza fino ad un attimo prima e di cui, puntualmente, si scorderà o a cui non si accennerà più una volta conclusa l’azione.
Ovviamente anche i personaggi Mary Sue/Gary Stue hanno le loro tipologie, ma in genere smascherarli è abbastanza facile.
Innanzitutto il background del personaggio è sempre tragico, costellato da lutti, malattie, traumi e violenze di vario genere; un passato oscuro e drammatico che il protagonista nasconde agli occhi del mondo, ma che verrà prontamente svelato dal vero amore della sua vita.
Proprio i suoi trascorsi travagliati plasmano il personaggio Sue/Stue trasformandolo in un angelo bello e misterioso, sensibile, altruista nel cui sguardo si può sempre leggere una nota di tristezza e un dolore di cui non si può parlare. Solitamente, come se questo personaggio non calamitasse su di sé abbastanza drammi, il sostentamento della famiglia grava tutto, o quasi, sulle sue spalle e quindi, già giovanissimo, studia e lavora (un lavoro prestigioso, vuoi mica mettere un angioletto a pulire i cessi sulla A14?).
Diversamente, i torti subiti potrebbero portare alla nascita di un personaggio ribelle simile ai protagonisti degli Young Adults: un guerriero (o guerriera) in erba che, senza alcun pretesto, ingaggia la sua crociata personale contro il sistema e, puntualmente, ne esce vittorioso e sentimentalmente sistemato (con qualche lutto sulla coscienza giusto per rendere la cosa più tragica e il suo già travagliato passato ancora più cupo).
Il modello trasgressivo è quello più quotato e presente soprattutto nelle fanfiction che spopolano su siti come EFP: si tratta di personaggi asociali, apatici, cinici, a cui spetta sempre l’ultima parola su tutto. Perfetti anche se la loro vita è un fiasco completo. Che stiano discutendo con un professore di Harvard, con un sacerdote, con il postino o con un amico, loro avranno sempre ragione e riusciranno a far cambiare idea al loro interlocutore.
L’ultimo modello è simile a quello angelico di cui si è già scritto: un personaggio che ne ha passate di cotte di crude, ma che riesce comunque a sorridere e a tirare su di morale gli altri e, alla fine, trasformerà il bel tenebroso che ha accanto in un ottimista.
Sentimentalmente le cose non cambiano gran che per il nostro protagonista idealizzato: considerato il suo sex appeal, il personaggio Mary Sue/Gary Stue fa cadere ai suoi piedi chiunque si imbatta in lui causando lo sfasciamento di intere famiglie o la distruzione di amicizie decennali. Dal punto di vista amoroso questi personaggi sono delle autentiche sanguisughe.
Pensate che Elena, femme fatale per eccellenza del mondo classico, l’abbia combinata grossa abbandonando suo marito e scatenando una guerra decennale? Bene, i personaggi Sue/Stue si nutrono come un afide dei conflitti che la loro presenza causa all’interno di nuclei familiari o gruppi di amici. Se poi dalla trama emerge il famoso triangolo, allora il nostro personaggio gongola ancora di più e la trama che si profila e più o meno quella di “Twilight“: un personaggio piuttosto insulso che gioca con i sentimenti di due o più contendenti pronti a tutto per avere il suo amore.

Come evitare i personaggi Mary Sue e Gary Stue?
Il vero ed unico limite di questi personaggi è la loro inconsistenza: sono personaggi che non palpitano, non trasudano quel realismo che permette al pubblico di affezionarsi e di parteggiare per un personaggio piuttosto che per un altro.
Nella stesura di un racconto è più che naturale prendere spunto dalla realtà che ci circonda e dalle persone che incontriamo quotidianamente per strada, sul luogo di lavoro o tra le aule; tuttavia l’ispirazione non deve diventare alienazione: il pretesto per creare una realtà alternativa in cui il nostro alter ego è il centro di gravità non solo della propria cerchia di conoscenze, ma del mondo intero.
Un personaggio, che sia il protagonista o un secondario, appassiona quando è vero, quando i suoi pregi creano dei chiaroscuri con i suoi difetti.
Per testare il grado di Sue/Stue del vostro personaggio, vi consiglio questo test che vi aiuterà a calibrare meglio il vostro personaggio.
AVVERTENZA! Il test è un po’ approssimativo quindi vi invitiamo a prendere con le pinze il responso: se il vostro personaggio è un soldato è scontato che sappia combattere e maneggiare armi (abilità che solitamente contraddistinguono i personaggi Sue/Stue anche quando sono degli adolescenti appena usciti dalle scuole medie), quindi se il punteggio finale dovesse risultare troppo alto, vi invitiamo a togliere qualche punto dalla somma finale.

*Jo

In poche parole

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Il racconto breve è una forma narrativa poco conosciuta e molto spesso bistrattata dagli scrittori in erba o da chi semplicemente desidera dilettarsi con le parole e la prosa.
Il più delle volte si finisce per cedere all’idea che il racconto breve sia una variante, più raffinata, della novella o delle storie che riempiono le antologie delle scuole o che vengono lette ai bambini prima di andare a letto.
Questa definizione, per quanto approssimativa e poco veritiera, ha un fondo di verità.
Dall’alba dei tempi si raccontano storie per radunare le persone, per catturare l’attenzione di un pubblico e trasmettergli le emozioni e le idee del narratore. In simili occasioni non vi era spazio per narrazioni lunghe, per cui si ricorreva a racconti brevi che avessero sia valore ludico che pedagogico.
Piccole storie in cui venivano presentati personaggi definiti con pochi essenziali tratti, coinvolti in episodi rocamboleschi che si concludevano con la vittoria dell’eroe e la sconfitta del malvagio.
Nei secoli, come la storia della letteratura ci racconta, le favole di Esopo e le leggende hanno ceduto il posto a nuovi protagonisti e a nuove forme di narrazione come la novella, famosissime sono quelle di Boccaccio raccolte nel “Decamerone”, per approdare infine, tra ‘800 e ‘900, al racconto breve.
Da Pirandello a Verga, da Buzzati a Calvino passando per autori stranieri come Poe, Wilde, Dickens ed Hugo; la lista di scrittori famosi, padri della letteratura europea ed internazionale, è lunghissima ma basta per riscattare il racconto breve spazzando via l’idea che si tratti di letteratura di categoria B.
Molti sono gli autori grati a questo genere che è un’autentica palestra in cui presentare non solo i propri personaggi, ma cimentarsi anche con tecniche narrative ed espedienti nuovi e azzardare nuovi trucchi.

La caratteristica principale del racconto breve è la brevità: per molti, soprattutto per chi come la sottoscritta ha seri problemi nella sintesi, questo può rappresentare uno svantaggio, ma in realtà i punti di forza superano lo scoglio di dover essere coincisi.
I romanzi di centinaia di pagine hanno trame lunghe ed articolate, personaggi ed episodi per articolati ma che, pagina dopo pagina, rischiano di perdere l’attenzione del lettore che accantona il romanzo per cui ci siamo prodigati così tanto.
Questo rischio viene scongiurato dal racconto breve che non solo si avvale di una trama più semplice, ma ruba al lettore poco tempo invogliandolo quindi a portare a termine la lettura.
La semplicità è un’altra caratteristica fondamentale della narrazione breve: in così poche pagine non c’è spazio per una trama lunga e ricca di colpi di scena, flashback e suspense. L’azione deve essere concentrata e le parole devono riuscire a trasmettere al lettore la stessa intensità narrativa che si percepisce leggendo un romanzo ben scritto.
I personaggi non hanno bisogno di una caratterizzazione particolareggiata e non vanno incontro a nessuna evoluzione nel corso della narrazione.
Ciò che veramente fa affezionare il lettore al proprio personaggio è la capacità dello scrittore di descriverlo con poche parole in grado di tratteggiare in modo accattivante il proprio eroe senza perdersi in lunghe descrizioni.
Cimentandosi in una narrazione breve, lo scrittore in erba, ma anche quello affermato, ha modo di cimentarsi con nuovi generi, provare trucchi nuovi ed azzardare espedienti narrativi mai tentati.
Diatribe_of_a_Mad_Housewife    Il racconto breve ci permette di trattare qualsiasi tema senza alcuna limitazione.
Un tram in ritardo può ispirarci esattamente quanto una partita a nascondino o il volo di un’ape in un bel campo di fiori.
L’ispirazione e la fantasia lavorano a briglia sciolta per produrre una prosa in cui la poesia supera la tecnica e diventa la vera protagonista.
Ciò che davvero conta, nella stesura di un racconto breve, non è la trama, ma la personalità che si dà allo scritto, quel quid che lo rende speciale ed inconfondibile anche tra mille altre storie.

Per scrivere un racconto breve occorre abbondare con la fantasia, non risparmiare la poesia e accantonare la geometria della narrativa.

*Jo