Quattro conversazioni sull’Europa

Autore: Philippe Daverio
Anno: 2019
Casa editrice: Rizzoli

.: SINOSSI :.

Europeo per nascita e per vocazione, cresciuto al crocevia tra Italia, Francia e Germania, Philippe Daverio ci accompagna in alcune riflessioni sul passato del vecchio continente e sulla sua eredità intellettuale. Si inserisce così nel dibattito politico attuale con la sua autorevole voce di storico dell’arte e antropologo culturale. Il presupposto è che l’Europa è la nostra casa comune, una condivisa visione del mondo, con uno stesso linguaggio artistico, musicale, architettonico e addirittura gastronomico. Partendo dal pensiero di alcuni grandi maestri dell’Ottocento e Novecento, tra cui Victor Hugo e Sir Winston Churchill, Altiero Spinelli e Paul Valéry, che hanno immaginato un’Europa unita, il discorso si sposta poi su alcuni periodi storici, come il Rinascimento carolingio o le corti del Settecento, per approfondire le differenze e le contaminazioni fra i vari Paesi. Alla fine si può quindi addirittura affermare, provocatoriamente, che “il senso dell’Europa sta anche nei sensi: guardiamo, ascoltiamo, sentiamo, annusiamo, mangiamo in modo diverso dagli altri popoli e in questo stanno le nostre radici comuni”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un libro con il sapore di saggio che ci regala uno spaccato interessante sulla storia del nostro continente. Daverio non si limita a raccontarci guerre o fatti politici che hanno in qualche modo creato l’Europa: l’autore ricerca le radici socio-culturali del continente europeo e le ritrova nell’arte, nella musica, nell’architettura così come nel cibo e nel vino.
Quattro conversazioni sull’Europa racchiude di fatto quattro conferenze tenute dallo stesso Daverio, in ciascuna viene analizzato un diverso aspetto socioculturale europeo. Lo scopo? Giungere alla conclusione che noi siamo europei, non perché sia scritto sui nostri documenti, ma perché sono le nostre radici comuni a provarlo.

Ecco quindi che Daverio, esponendo la sua tesi ben argomentata, accompagna il lettore in quattro diversi viaggi alla scoperta dell’Europa e delle sue tradizioni che, in un modo o nell’altro, sono diventate comuni.
Lo stile è semplice e la scelta dei termini è ben curata. Si alternano momenti di simpatia a momenti di assoluta serietà e ogni pagina è condita di pura meraviglia: si vede che Daverio parla di una cosa che ama e trasmette questa sua passione anche al lettore.
La sola cosa sulla quale posso esprimere un parere leggermente negativo, sono le frecciatine che Daverio lancia qua e là tra le sue pagine. Tuttavia comprendo che, essendo queste inizialmente conferenze, una battuta qui e là è necessaria per mantenere alto il livello di attenzione generale.

A prescindere dal credo politico e dalle convinzioni in merito a Europa sì/Europa no, il libro di Daverio è un ottimo spunto di riflessione, che si presa sicuramente anche al confronto purché esso resti aperto e civile. Il pregio dell’autore è che non cerca di imporre il proprio punto di vista: lui informa il lettore e gli porta curiosità e fatti che, magari, non sono tanto conosciuti.
Faccio fatica a dare un giudizio numerico a questo libro: del resto si tratta dell’opinione di una persona che, personalmente, condivido.

*Volpe

Film per capire la Shoah

Sempre grazie all’aiuto di Caterina, abbiamo deciso di presentarvi anche una selezione di film, naturalmente ispirati a libri, con cui spendere parte di questa giornata della memoria.

Schindler’s List, 1993, Steven Spielberg
Da: La lista di Schindler, 1982, romanzo di Thomas Keneally

Jona che visse nella balena, 1993, Roberto Faenza
Da: Anni d’infanzia. Un bambino nei lager, 1978, biografia di Jona Oberski.

Sorstalanság – Senza destino, 2004, Lájos Koltai
Da: Essere senza destino, 1975, romanzo di Imre Kertész.

Il pianista, 2002, Roman Polański
Da: Il pianista, 1946, romanzo autobiografico di Władysław Szpilman

Il giardino di Finzi-Contini, 1970, Vittorio De Sica
Da: Il giardino dei Finzi-Contini, 1962, romanzo di Giorgio Bassani

La chiave di Sarah (Elle s’appelait Sarah), 2011, Gilles Paquet-Brenner
Da: La chiave di Sarah, 2007, romanzo di Tatiana de Rosnay

Il bambino con il pigiama a righe, 2008, Mark Herman
Da: Il bambino con il pigiama a righe, 2006, romanzo di John Boyne

Mi ricordo Anne Frank, 2009, Alberto Negrin
Ispirato a: Mi ricordo Anna Frank, biografia di Annie Leslie Gold

Defiance – I giorni del coraggio, 2008, Edward Zwik
Da: Gli ebrei che sfidarono Hitler, 1993, romanzo di Necham Tec

In darkness (W ciemności), 2012, Agnieszka Holland
Da: In fuga dai nazisti, 1990, di Robert Marshall

Il coraggio di Irena Sendler, 2009, John Kent Harrison
Da: Mother of the Children of the Holocaust: The Story of Irena Sendler, 2004, di Anna Mieszkowska

Il diario di Anna Frank, 1959, George Stevens
Il diario di Anna Frank, 2009, Jon Jones
Da: Diario, di Anna Frank

L’amico ritrovato, 1989, Jerry Schatszberg
Da: L’amico ritrovato, 1971, romanzo di Fred Uhlman

Corri, ragazzo, corri, 2013, Pepe Danquart
Da: Corri ragazzo, corri, 2001, romanzo di Uri Orlev

Jacob il bugiardo, 1999, Peter Kassovitz
Da: Jacob il bugiardo, 1968, romanzo di Jurek Becker

Anita B., 2014, Roberto Faenza
Da: Quanta stella c’è nel cielo, romanzo di Edith Bruck

L’isola in via degli uccelli, 1997, Søren Kragh-Jacobsen
Da: L’isola in via degli uccelli, 1981, romanzo di Uri Orlev

La scelta di Sophie, 1982, Alan J. Pakula
Da: La scelta di Sophie, 1976, romanzo di William Styron

La signora dello zoo di Varsavia, 2017, Niki Caro
Da: Gli ebrei dello zoo di Varvasia, romanzo di Diane Ackerman

La Tregua, 1997, Francesco Rosi
Da: La tregua, 1963, di Primo Levi

L’onda (Die Welle), 2008, Dennis Gansel
Da: L’Onda, 1981, romanzo di Todd Strasser

The Reader, 2008, Stephen Daldry
Da: A voce alta, 2008, romanzo di Bernhard Schlink

Ogni cosa è illuminata, 2005, Liev Schreiber
Da: Ogni cosa è illuminata, 2005, romanzo di Jonathan Safran Foer

La verità negata, 2016, Mick Jason
Da: History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier, 2005, di Deborah Lipstadt

Sullo scaffale di Arcadia – Giornata della Memoria

Il giorno della memoria è un’appuntamento importantissimo, istituito il  5 novembre del 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU, che ci invita a ragionare e soprattuto ricordare un paragrafo nero della storia del novecento: lo sterminio praticato dai regimi nazista e fascista nei confronti degli ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici.
Noi di Arcadia abbiamo deciso di consigliare ai nostri lettori alcuni libri di grande importanza che potrebbero aiutare i nostri lettori a dedicarsi a questo tema durante questa settimana.
Un grazie speciale a Caterina, che quest’anno ci ha aiutati a portarvi titoli nuovi e di grande spessore.

Bambini (8 -13)

Stelle di cannella di Helga Schneider: Il romanzo racconta il modo in cui le leggi razziali siano arrivati a distruggere anche i legami più spontanei, come l’amicizia tra due bambini.

Il bambino di Noè di Eric-Emmanuel Schmitt: Ispirato ad una storia vera, la vicenda di Joseph rappresenta quella di tutti i bambini di fede ebraica affidati alle attenzioni di quei Giusti che hanno rischiato la loro vita per poterli salvare. Il romanzo verte anche attorno ad una domanda che accompagna il piccolo Joseph per tutta la guerra: “Cosa significa essere un ebreo?”

Auschwitz spiegato a mia figlia di Annette Wieviorka: Le risposte alle domande di un bambino, come spiegare all’innocenza ciò che è stato Auschwitz? 

Ragazzi (14)

La repubblica delle farfalle di Matteo Corradini: Il romanzo racconta le vicende dei giovani della “Repubblica delle Farfalle”, così veniva chiamato il lager di Terezìn, che ogni venerdì sera si riunivano per dar vita ad un giornale, “Vedem”.

Il silenzio dei vivi di Elisa Springer: Il silenzio è ciò che dev’essere spezzato. E spezzare il suo silenzio è ciò che Elisa Springer ha fatto, incapace di dover ancora subire quell’indifferenza di cui lei e altri sopravvissuti sono stati vittima alla fine della guerra. Ha parlato per contrastare chi ancora osava (e osa) negare che certi crimini sono stati commessi, ha parlato per raccontare non solo gli orrori subiti, ma anche la difficoltà di tornare a vivere una vita “normale”.

 – Per questo ho vissuto di Sami Modiano: La testimonianza di Sami parte dalla sua infanzia, vissuta in seno alla comunità ebrea di Rodi ricordata con tanto affetto, fino ad arrivare all’interrogativo che per anni ha destato nell’uomo quasi un senso di colpa per essere sopravvissuto: perché io? La risposta di Sami è decisiva: per raccontare, soprattutto ai giovani, per testimoniare ciò che è stato, perché non avvenga più. 

Adulti

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani: Il romanzo verte sulle vicende del protagonista, l’io narrante di cui non viene mai specificato il nome, negli anni in cui le leggi razziali hanno colpito le famiglie ebree italiane. Il centro della storia è la casa dei Finzi-Contini, una delle famiglie più ricche di Ferrara, e le vicende che ruotano attorno ai suoi componenti, in particolare la figlia Micòl. 

Sonderkommando Auschwitz di Shlomo Venezia: La testimonianza di Shlomo Venezia, lucida e precisa, è un viaggio nel luogo dell’orrore dei campi di sterminio: la camera a gas. Arrivato ad Auschwitz nel 1944, Shlomo è stato assegnato al Sonderkommando, quel gruppo di prigionieri costretti a lavorare quotidianamente con i condannati alla gassazione, guidandoli sin dentro alle porte, frugando tra i loro cadaveri alla ricerca degli ultimi oggetti di valore, e trasportando infine i loro corpi sino ai forni. Accompagnati dalle illustrazioni di David Olère, i ricordi di Shlomo rompono il silenzio, mettendo in luce la totale perdita di umanità – e resta il dubbio su chi non fosse più uomo, se le vittime private di tutto, persino della loro identità, o i carnefici che imponevano tutto questo.

Schindler’s List di Thomas Keneally: Il romanzo da cui è stato tratto l’omonimo film, simbolo della Giornata della Memoria. Protagonista della storia è Oskar Schindler, imprenditore tedesco che durante gli anni della guerra ha salvato la vita di più di mille ebrei, tra uomini, donne e bambini, che lavoravano nella sua fabbrica di Cracovia. Dopo la guerra, Schindler venne nominato Giusto tra le Nazioni.

Giornata della Memoria

All’ingresso del crematorio di Dachau una lapide, con una scritta in tedesco, accoglie i visitatori e li invita con sprezzante durezza a fermarsi e a riflettere su come la gente morisse in quel quadrato di terra nascosto dagli alberi e dalle fabbriche.
Poco più avanti, incisa ai piedi di una statua raffigurante una delle tante vittime senza nome né volto, una seconda scritta “Ai morti l’onore, ai vivi il monito”.

Oggi, come ogni anno, anche noi ci fermiamo: niente giochi, niente foto colorate o spiritose; oggi più che mai vogliamo farci carico dell’impegno che è la Memoria e insieme a voi riflettere, condividere e rileggere la storia passate e presente in modo da poter oggi e per sempre gridare a gran voce “Mai più!”.

A 74 anni dalla fine della II guerra mondiale e dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ricordare cosa è successo è un compito non più riservato ai pochi testimoni diretti ancora invita, ma è un dovere morale urgente e al quale non è possibile sottrarsi.

Mai più.

*Lo Staff

Il bacio più breve della storia

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IL BACIO PIU’ BREVE DELLA STORIA

Autore: Mathias Malzieu
Anno: 2015
Editore: Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Parigi, una sera al Théâtre du Renard, l’orchestra suona It’s Now or Never. Una ragazza misteriosa e sfuggevole si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più breve mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.
Riusciranno i due a superare ostacoli e paure e a vivere il loro amore?

“I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi, dentro ci si vede il cuore.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sono ritornata tra le pagine di Malzieu dopo quattro anni di “separazione letteraria”.
La meccanica del cuore, libro con cui mi sono accostata all’autore, ha fatto conoscere lo scrittore francese ai lettori italiani, consacrandolo come best seller e regalandogli un biglietto di solo andata per la notorietà. Ci è voluto un po’ di tempo per osare prendere di nuovo in mano gli scritti di questo artista d’oltralpe, gli anni necessari ad esorcizzare la paura di misurarmi con un testo mal scritto, banale e insipido come quelli che, purtroppo, seguono i capolavori che ci fanno innamorare del/la tal/e scrittore/trice.
Con Il bacio più breve della storia i miei timori sono stati definitivamente scongiurati, spazzati via da una scrittura che ho trovato più matura e coraggiosa, azzardata e giocosa: un vero piacere per gli occhi che, purtroppo, può essere goduto appieno solamente da chi ha la possibilità di leggere il romanzo in lingua originale (Le Plus Petit Baiser Jamais Recensé è il titolo francese dell’opera).
Malzieu è un compositore e la sua indole creativa non lo abbandona nel momento in cui passa dalle note alle lettere, dalla melodia alla frase. Gioca con le parole, accosta termini legati da assonanze e crea neologismi laddove la sua lingua non gli fornisce il termine adatto.
Il libro parla di amore, parla di perdita, di paura e di sesso e lo fa con la delicatezza e spenzieratezza di un poeta innamorato, sconfitto ma non rassegnato davanti all’ennesima delusione. In poco più di cento pagine, l’autore ci presenta personaggi traditi dal cuore, invisibili e ancora innamorati decisi a rischiare il tutto per tutto per guadagnarsi il loro “per sempre felici e contenti” privato. I capitoli sono un susseguirsi di situazioni surreali che hanno per protagonisti agguerriti scoiattoli da combattimento e baci sintetizzati e concentrati in bonbon di cioccolato e vitamina C.
Le ultime pagine, poi, sono un breviario: una raccolta delle poesie e dei pensieri abbandonati dal protagonista qua e là insieme ai suoi amorcerotti per cuori infranti.

Il mio giudizio finale è 9/10: come ho già detto non sono rimasta delusa, ma rispetto al  La meccanica del cuore ho trovato quest’opera leggermente calante.
Malzieu è dotato di un’innata capacità di sintesi e riesce a “sintetizzare” trame, dialoghi e situazioni in libretti da un centinaio di pagine l’uno, creando ogni volta un bel concentrato dove ogni elemento si incastra a perfezione in frasi scorrevoli e piacevoli.
Il libro non delude: diverte, commuove, fa riflettere, sospirare e fa venire voglia di baciare la persona amata.
Il mio unico rimpianto e non conoscere il francese per poterlo leggere in lingua originale, ma devo ammettere che questa mancanza viene colmata dall’abilità della traduttrice, che ha saputo rendere al meglio le composizioni dell’autore senza alterarne il significato.

*Jo

Non è un libro per ragazzi – “Good Night Stories for Rebel Girls”

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I libri sono maestri importanti, si sa, e tra le loro pagine troviamo lezioni di vita che non dimenticheremo mai, ci misuriamo con personaggi che ci assomigliano o che, al contrario, sono completamente diversi da noi e ci fanno vedere le cose da un punto di vista nuovo e straordinario.
Le favole sono il racconto pedagogico per eccellenza e ci insegnano che ad ogni azione corrisponde una conseguenza, che il bene vince in ogni caso, che i cattivi perdono sempre e comunque e che i draghi possono essere sconfitti.
Cosa succede però quando i libri diventano discriminanti nei confronti dei loro giovani lettori? Dopo tutto non si è mai sentito di una principessa che affronta e uccide il mostro, quello è il compito del prode cavaliere!
Esattamente come, se si spulcia tra la letteratura YA o per adulti, è quasi impossibile trovare un personaggio femminile che non debba necessariamente appoggiarsi ad un uomo che la aiuti a realizzarsi pienamente come donna.
Un altro dato interessante è questo: se si dividono i libri di una libreria domestica tra romanzi in cui non compare nemmeno un personaggio maschile, romanzi in cui non compare nemmeno un personaggio femminile e romanzi in cui le donne hanno ruoli minori o addirittura non hanno voce in capitolo; si osserverà che nelle ultime due categorie vi sono molti più libri di quanti non siano quelli che non hanno personaggi maschili e ancor meno sono i libri per bambini che propongono una protagonista femminile che non sia alla ricerca del suo principe azzurro.
Nella maggior parte dei libri e dei programmi televisivi (per grandi, piccini e per famiglie) le donne ricoprono ruoli secondari che, principalmente, servono a reiterare e consolidare stereotipi di genere e una visione ormai superata della donna nella società.
Questo dato di fatto, unitamente ad altri di ragione sociale, ha ispirato Elena Favilli e Francesca Cavallo, che sul sito di Kickstarter hanno lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare il loro progetto: un libro di storie della buona notte per ragazze ribelli “Goodnight Stories for Rebel Girls” dove, al posto di principesse e altre figure inventate, vengono proposte le storie  di cento «donne straordinarie del passato e del presente» provenienti da tutto il mondo.
Elisabetta II, la pittrice Frida Kahlo, Jane Austen e la tennista Serena Williams sono solo alcune delle personalità che vengono proposte come modelli alle lettrici a cui il libro è indirizzato, con la speranza che, leggendo le biografie di queste grandi donne, si sentano ispirate e comincino a combattere per l’uguaglianza tra i sessi e ad ambire a quelle posizioni sociali e lavorative che, per il momento, restano una prerogativa del genere maschile.

*Jo

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GIORNO DEL RICORDO

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In memoria delle vittime della violenza dei partigiani di Tito.

Il sangue dell’uomo non ha colore né bandiera politica e quando viene versato è un crimine che macchia l’umanità intera.

Il ricordo non cancella la colpa, ma esercita all’attenzione: ci sensibilizza verso i drammi del nostro tempo, chiedendoci, anzi, pretendendo un trattamento umano per coloro che, per sfuggire dagli orrori della guerra e della persecuzione, sono costretti a lasciare la loro terra natale.

Sullo Scaffale: Libri per capire la Shoah

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Il giorno della memoria è un’appuntamento importantissimo, istituito il  5 novembre del 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU, che ci invita a ragionare e soprattuto ricordare un paragrafo nero della storia del novecento: lo sterminio praticato dai regimi nazista e fascista nei confronti degli ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici.
Noi di Arcadia abbiamo deciso di consigliare ai nostri lettori alcuni libri di grande importanza che potrebbero aiutare i nostri lettori a dedicarsi a questo tema durante questa settimana.
Per comodità vostra, dividerò i libri in tre categoria per dare un’idea di cosa sia più adatto per ciascuna fascia d’età.

BAMBINI (Circa 8 – 13 anni):

“Un Sacchetto di Biglie” di Joseph Joffo: E’ un romanzo autobiografico in cui viene raccontata la storia di due fratelli ebrei, delle discriminazioni subite e del coraggio che li ha portati a fuggire dalla Parigi occupata dai tedeschi fino alla salvezza. Una storia di speranza e maturazione.

“Diario” di Anne Frank: Questo testo è forse uno dei più famosi su questo tema. E’ il diario stilato dalla tredicenne Anne Frank costretta a passare dalla sua quotidianità, fatta di giornate a scuola e amicizie, alla vita da clandestina, ai rischi e alla paura. Nonostante tutto, la ragazza riesce a mostrarci tutta la sua voglia di vivere rendendo il testo un’importante messaggio di speranza.

“Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr: Anna e la sua famiglia sono costretti a lasciare Berlino a causa delle loro origini ebraiche. La bambina, insieme alla casa, agli amici e alla scuola, lascia anche il suo amato coniglio rosa.
La famiglia viaggia per paesi sconosciuti, per città nuove ma, nonostante la paura non si perdono d’animo decisi a restare tutti insieme.

“La Shoah spiegata ai bambini” di Paolo Valentini e Chiara Abastanotti: Come spiegare la shoah a dei bambini? Cominciando dalle cose semplici, da esempi quotidiani e perfettamente comprensibili. In un paese in cui sembra andare tutto bene, è sconvolgente l’arrivo del “generale coi baffi” che comincia a imporre leggi crudeli e restrittive. Ottimo strumento per cominciare a parlare ai bambini di questo spinoso ma importantissimo argomento.

RAGAZZI (circa 14 anni in su): 

“Un bambino piange ancora” di Ursula Rütter Barzaghi: Storia autobiografica basata sulle esperienze dell’autrice il cui padre, violento e dedito al bere, divenne filo-nazista per poi sparire sul fronte russo lasciando di sé un pessimo ricordo. Questo romanzo tratta di ciò che è stato per molti tedeschi il dopoguerra: il risveglio da un incubo, in un paese completamente devastato e da ricostruire, in cui ci si sente il male del secolo e bisogna rimettersi in piedi.

“Il senso del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani.” di Elisa Springer: Se ricordare lo sterminio e gli orrori del nazismo e del fascismo è ormai all’ordine del giorno, meno consueto e soffermarsi a pensare e a notare le ingiustizie che sono intorno a noi all’ordine del giorno. Attraverso il suo racconto di ebrea perseguitata, la Springer ci invita ad avere il coraggio di opporci ad ogni tipo di orrore ed ingiustizia, sia quelle già avvenute sia quelle che avverranno e avvengono.

“La notte” di Elie Wiesel: Cosa accade all’anima di un bambino quando scopre l’esistenza del male assoluto? Questo romanzo ci racconta di uno strazio profondo e ci porta le pene di un bambino del popolo eletto che sente dentro di sé la morte di Dio data dalle persecuzioni e dal dolore.

“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman: Due amici vengono improvvisamente separati. L’uno è figlio di un medico ebreo mentre l’altro è un rampollo dell’aristocrazia tedesca. Sono le nuove leggi istituite dal Fuhrer a costringerli a perdersi di vista completamente, e poi a ritrovarsi in modo tragico ma estremamente significativo.

ADULTI:

“Una luce quando è ancora notte” di Valentine Goby: Mila è una giovane apparente alla resistenza francese e con 400 compagne viene deportata a Ravensbruck. Non conosce niente del campo, né le parole né ciò che l’attende, ma lo scoprire che in quel paesaggio di morte è presente una camera per i neonati le dà la forza di continuare a sperare, per se stessa e per il bimbo che porta in grembo.

“Il silenzio di Abram. Mio padre dopo Auschwitz.” di Marcello Kalowski: Un figlio racconta la commovente esperienza del padre e costruisce tra le sua angosce, gli orrori e il male un ponte per parlare con noi e raccontarci ciò che è sempre difficile capire e immaginare.
Un romanzo biografico che racconta cosa sia il coraggio e dà il giusto spessore alle esperienze di un padre e di milioni di persone.

“Il sacrificio di Eva Izsak” di Januaria Piromallo: E’ la storia vera di un’ebrea ungherese costretta al suicidio da una persona  di fiducia e da cui aveva trovato rifugio insieme ad altre persone perseguitate come lei per via delle loro origini semitiche. Lodevole è il lavoro biografico fatto dall’autrice per ricostruire la vicenda di questa protagonista altrimenti sconosciuta.

“Il bambino di Auschwitz” di Suzy Zail: Ispirato ad una storia vera. Ad un bambino, Alexander, viene dato il compito di domare il nuovo cavallo del comandante.
Il pensiero, la speranza, di guadagnarsi il rispetto dei carcerieri gli danno l’idea di sopravvivere, ma sa anche che se dovesse fallire sarà la fine.

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GREAT (WO)MEN #6: SALOME’

In questa nuova puntata di Great (Wo)men, in collaborazione con il canale YouTube La Storica, parleremo di un controverso personaggio della letteratura e della storia, ossia Salomé.

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“…Erodiade, loro sorella, fu moglie di Erode, figlio di Erode il Grande, natogli da Mariamme, figlia del sommo sacerdote Simone. Essi ebbero una figlia, Salome, dopo la quale, Erodiade, agendo contro la legge dei nostri padri sposò Erode, fratello di suo marito, dello stesso padre, che era tetrarca della Galilea…”

Giuseppe Flavio, ANTICHITA’ GIUDAICHE, libro XVIII : 136

In questo passo, si possono leggere le origini di quella Salomé che ispirò gli artisti di tutta la storia: Erodiade, moglie di Erode Filippo I, abbandonò il marito, dopo la nascita di Salomé, per sposare il fratello del precedente marito.
La cattiveria e la malvagità della piccola Salomé sono spesso attribuite a questa figura materna che sembra essere lì soltanto per manipolare la figlia e la spinge a chiedere ad Erode la testa di Giovanni Battista su un piatto che diventerà suo simbolo.Eccovi il passo del vangelo di Matteo che descrive questa scena:

“…La figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista…“

Matteo 1, 1-12

Molti tra pittori e scrittori si sono lasciati affascinare da questa figura a metà tra lo storico e il fantastico, da questa bambina che viene sempre dipinta come una seducente donna che per malizia e cattveria chiede la testa di un santo.toilettesalome
Dal punto di vista pittorico, una delle rappresentazioni più belle, e sicuramente più veritiere, è quella di Botticelli, in cui Salomé tiene tra le mani il vassoio con la testa di Giovanni Battista e la guarda con i suoi occhi di bimba, completamente diversi da quelli rappresentati nella “Giuditta II (Salomé)” di Klimt in cui la ragazzina è rappresentata come una vera e propria Femme Fatale.
Oscar Wilde le ha intitolato un’opera, pubblicata nel 1893. Nella mente dello scrittore sarebbe dovuta essere Sarah Bernhardt a interpretare la protagonista, tuttavia l’attrice si rifiutò a causa degli scandali collegati a Salomé. L’opera fu messa in scena per la prima volta nel 1896 al Teatro dell’Oeuvre a Parigi.
Fatto curioso è che a Londra l’opera fu portata solo nel 1931 perché considerata troppo scabrosa per i nobili del tempo.

*Volpe

GREAT (WO)MEN #5: CHEFREN

Ed eccovi, finalmente, la nuovissima puntata della nostra rubrica in collaborazione con il canale YouTube La Storica!

immagineQuest’oggi vogliamo parlavi di Chefren: celebre faraone considerato un tiranno in certi scritti, noi analizzeremo specialmente quelli di Erodoto, famoso soprattutto per la sua immensa piramide.
Erodoto è considerato uno dei più grandi storici dei tempi antichi, infatti egli tentò in ogni modo di scindere storia e mito presentandoci dati quasi del tutto reali, anche se talvolta lacunosi, riguardo grandi personaggi del passato.
Fortunatamente per noi, ci lasciò qualche riga anche su Chefren che lui dichiara essere un perfido tiranno per il popolo Egizio.

Chefren fu il successore di Cheope, così almeno scrive Erodoto, in realtà al giorno d’oggi possiamo dire con certezza che tra i due vi sia stato il brevissimo regno di Dedefra.
Erodoto chiama Chefren “fratello” di Cheope, tutttavia a noi risulta strano: Cheope regnò per quasi quarant’anni, Chefren, secondo alcune iscrizioni, circa trenta; probabilmente il legame di parentela che c’era tra i due era quello di padre e di figlio.

“Dicevano gli egiziani che questo Cheope regnò cinquantanni, e che alla morte di lui ereditò il regno suo fratello Chefren. Il quale si conformò in tutto alla condotta del predecessore, e costruì anche una piramide, che però non raggiunse le dimensioni di quella di Cheope.”

Dalle Storie di Erodoto, sembra che la piramide di Chefren sia molto più piccola di quella del predecessore, in realtà le dimensioni sono quasi le stesse.
E’ normale che le informazioni che Erodoto ci fornisce non sono perfette: egli infatti scrive traendo le proprie conclusioni da informatori di ben duemila anni dopo rispetto a Chefren.

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A Chefren viene attribuita anche la costruzione dell’immensa sfinge di Giza ricavata, a quanto risulta da diverse iscrizioni, dalla medesima cava utilizzata per la sua piramide.
Ci sono diverse rappresentazioni di Chefren, una però è di grandissima importanza: in questa statua, Chefren rassomiglia molto al figlio Micerino.
Ci sono due interpretazioni possibili riguardo al perché la statua sia così simile alle raffigurazioni del successore: la prima è che si tratti di una statua, appunto, di Micerino; la seconda è che sia una somiglianza data dalla mera parentela dei due faraoni.

*Volpe