Santa Pasqua 2022

La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro.

(Papa Giovanni Paolo II)

Davanti a questi mesi difficili, retroguardia di un periodo in cui ridere e gioire sembrava proibito, non ha senso perdersi in lunghi discorsi né considerare la pace appannaggio di un’unica religione o spiritualità.
Tuttavia, credenti o meno che siate, il nostro augurio non può che essere quello di essere, ovunque la vita richieda la vostra presenza ed impegno, operatori di pace.
Vi auguriamo, oggi più che mai, la forza per sorridere anche quando tutto sembra andare storto e la fragilità per accogliere l’amore e l’amicizia di chi vi sta accanto.

Buona Santa Pasqua!

Volpe&Jo

Contro la guerra (sempre)

Promemoria
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.
(Gianni Rodari)

Non esistono guerre giuste, guerre sante o guerre buone. Tutti lo sanno eppure, di tanto in tanto, qualcuno sembra dimenticarsene e preferisce voltare lo sguardo ed ignorare le pagine nere che compongono il libro della storia mondiale.
Si sottovaluta ciò che non si è mai vissuto sulla propria pelle e si disprezza ciò che altri hanno duramente conquistato per noi.
Non abbiamo molte parole, oggi, per ciò lasciamo che a parlare siano coloro che hanno scritto della guerra con quella delicatezza che da sempre distingue l’uomo dalle belve.

Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t’ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

(Salvatore Quasimodo)

Tagliate gli alberi, imbecilli
Voi disboscate imbecilli
voi disboscate
Tutti i giovani alberi con la vecchia ascia
voi distruggete
Disboscate
imbecilli
voi disboscate

E gli annosi alberi con le loro radici
le loro vecchie dentiere
voi li conservate
E un cartello attaccate
Alberi del bene e del male
Alberi della Vittoria
Alberi della Libertà
E la foresta deserta appesta il vecchio bosco crepato
e partono gli uccelli
e voi restate là a cantare
Voi restate là
imbecilli
a cantare e a fare la parata.

(Jacques Prévert)

Generale
Generale, il tuo carro armato
è una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

(Bertolt Brecht)

It’s The Most Colorful Time Of The Year – I simboli del Natale (parte 1)

L’atmosfera del Natale, si sa, è qualcosa di magico e, quando nelle nostre città si accendono le luminarie e nelle case cominciano a spuntare alberi di natale e presepi, tutti (anche i Grinch più recidivi) ci sentiamo scaldare un po’ il cuore da questa atmosfera magica ed intima.
A contribuire a questo clima festoso ci sono una lunga serie di simboli che, anno dopo anno, sono diventati universalmente forieri delle imminenti festività natalizie: colori, animali, oggetti e tradizioni senza le quali, ammettiamolo, natale non sarebbe Natale.

In questa prima parte ho deciso di concentrarmi sulle tonalità del natale e sul loro significato storico e psicologico.
Il colore è, infatti, il primo veicolo di un messaggio e, in questo periodo dell’anno, fiocchi rossi e verdi, stelle dorate ed argentate e decorazioni bianche e azzurre invadono tanto le vetrine dei negozi quanto le nostre abitazioni.
La scelta di questi colori non è casuale e ha radici antiche risalenti, o addirittura precedenti, all’anno 0 in cui è storicamente collocata la nascita di Gesù.

ROSSO – Forse il colore che meglio incarna il Natale e che, grazie alle scelte marketing di una nota bibita gassata, è diventato anche il colore ufficiale di Babbo Natale.
Anticamente il rosso era il colore della regalità e solo re ed imperatori potevano vestire di porpora (un pigmento naturale preziosissimo che si estrava da un mollusco). Il rosso è anche il colore della vita e della vivacità (spesso associato al fuoco), dell’amore, della forza, del coraggio e del valore (era infatti il colore del dio romano Marte).
Tutt’ora il rosso indica qualcosa di importante e degno di attenzione (basti pensare ai tappeti rossi stesi in alcuni eventi in onore di personalità di spicco); ma è anche un colore usato per segnalare un pericolo il più delle volte mortale e, infatti, liturgicamente parlando il rosso è presente in occasione del triduo pasquale e in concomitanza con la commemorazione di un martire (come Santo Stefano il 26 Dicembre). E’ anche il colore della collera e della violenza.
Apprezzato in Europa quanto in Asia e in molti altre nazioni, il rosso è un colore che, pur ricordando il sangue e il dolore, è considerato di buon auspicio.

VERDE – Spesso in coppia con il rosso, il verde è il secondo protagonista del Natale (cromaticamente parlando): alberi di natale, ghirlande, decoriazioni con foglie di pungitopo, costumi da elfo, … ; il verde invade le strade e i negozi e sembra la base perfetta per dare risalto a tutte le decorazioni.
Anche il verde gode di ottima reputazione ed è comunemente associato alla vita e alla giovinezza, alla natura e alla primavera, alla fortuna, alla felicità, al benessere e alla speranza; la chioma sempreverde delle conifere ha fatto sì che, sopratutto presso i celti, il verde fosse associato all’idea dell’immortalità. E’ un colore che, come l’azzurro o il blu, infonde sicurezza e calma e, per questo motivo, viene utilizzato anche in ambito medico nella speranza di stemperare l’ansia dei pazienti.
Il verde ha anche dei connotati negativi ed è associato al vizio capitale dell’Invidia, notoriamente, “descritta” verde come verdi sono molti rettili ritenuti, in passato, personificazione del demonio: motivo per cui questo colore è stato, a volte, associato anche all’idea del male o della cattiveria (basti pensare al sopracitato Grinch). Il verde è anche il colore della buona sorte che sorride ai giocatori d’azzardo ed è spesso associato alle finanze e al denaro.

ORO – L’oro è un metallo, e un colore, dagli innumerevoli significati: apprezzato fin dall’antichità esso è usato per indicare l’eccellenza o il più alto stato a cui poter aspirare.
L’oro è il colore di dei e re e, infatti, i Magi, giunti a Betlemme per onorare Gesù bambino, portano in dono anche dell’oro. Questo collegamento tra l’oro, la divinità e la sovranità è precedente alla nascita di Cristo e, durante il medioevo, l’oro diventa sinonimo di perfezione e la trasformazione di metalli “vili”, come ad esempio il piombo, in oro diventa l’ossessione degli alchimisti. Questa trasfigurazione, tuttavia, non è solamente chimica ma anche mentale e spirituale ed è volta a far diventare tutta la persona “oro”: qualcosa che, da vile, si sublima.
L’oro simboleggia non solo la divinità e la regalità, ma anche il sole (altro simbolo non solo messianico, ma anche religioso e politico) e il calore, la forza, l’abbondanza e, sopratutto nel mondo antico, era apprezzato per via della sua natura pura che lo rendeva adatto a ricoprire o decorare luoghi e oggetti di culto.
L’oro, tuttavia, è anche sinonimo di sfarzo e opulenza e, a volte, persino di cattivo gusto.

BIANCO – Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato un “Bianco Natale”: la neve, sebbene sempre più rara nelle nostre città, è uno degli ospiti d’onore di queste festività e, ammettiamolo, la vista di un bel paesaggio natalizio innevato farebbe sciogliere anche il più rigido e freddo dei cuori.
Il bianco è, per antonomasia, il colore della purezza, della bontà e della gentilezza ed è comunemente associato a qualcosa di benefico e di buono: l’alimentazione di un bambino comincia con l’allattamento, bianche sono le colombe (uccello foriero di pace e speranza) così come gli agnelli che, fin dalle favole di Esopo, si opponevano con il loro candore al lupo nero e cattivo.
Il bianco è anche il colore della verginità, delle spose e trasmette fiducia e speranza.
Tuttavia il bianco è anche un colore freddo che indica distacco ed isolamento e senso di smarrimento: il panico da “foglio bianco” è quello provato da tutti, almeno una volta, sui banchi di scuola. Inoltre il bianco può anche indicare noia, apatia e disinteresse per il mondo circostante.

ARGENTO – L’argento è decisamente meno diffuso dell’oro, ma non per questo è meno importante.
Se, in alchimia, l’oro è associato al sole e al principio maschile, l’argento è il colore della luna ed è solitamente vincolato al principio femminile. L’argento è anche il colore del Mercurio (altro metallo ed elemento della tavola periodico) e, forse proprio per via del suo legame con il celere messaggero degli déi, è il colore che meglio incarna l’idea della velocità e del dinamismo, non che della purezza, dell’indipendenza e della pace.
Decisamente meno nobile dell’oro (che rappresenta il piano spirituale del mondo), l’argento è considerato più “materiale” ed è spesso associato all’avidità e alla cupidigia: all’indomani della passione di Cristo, Giuda vende Gesù per 30 denari d’argento.

AZZURRO&BLU – L’azzurro e il blu, con le loro sfumature, non sono meno presenti nelle decorazioni natalizie dell’oro, del rosso o del bianco. Il blu è il colore del cielo e l’azzurro è il colore che la tradizione ha da sempre associato alla figura della Vergine Maria.
L’azzurro e il blu ci ricordano l’elemento dell’acqua, un bene prezioso e per tutte le forme di vita, e anche l’aria, senza la quale non potremmo vivere, il cielo e il paradiso.
L’azzurro è, come il verde, un colore capace di infondere pace e sicurezza e per questo è molto spesso usato per tinteggiare le sale d’attesa degli studi medici.
E’ il colore della serenità (nelle belle giornate il cielo è azzurro terso) e anche della libertà.
Il blu, invece, è il colore della notte e del mare e infonde, esattamente come l’azzurro, quiete e tranquillità perché associato a concetti rilassanti come il riposto notturno e il rumore delle onde.
Paese che vai credenza che trovi. Se il blu gode di ottima fama presso la maggior parte delle culture, lo stesso non si può dire dei paesi anglosassoni dove il blu è considerato il colore della tristezza: il Blue Monday è, infatti, considerato da tutti il giorno più triste dell’anno e nel film Pixar Inside Out il blu è il colore che caratterizza il personaggio di “Sadness”, ossia “Tristezza” nella versione italiana.

*Jo

Ascoltami ora

Autore: Maricla Pannocchia

.: SINOSSI :.

Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” è un libro che sa di vita, un insieme di storie che conducono il lettore nel mondo dell’oncologia pediatrica. La prefazione è a cura di Maricla Pannocchia (fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro), un’esauriente introduzione per il pubblico alla realtà del cancro in età pediatrica. Il testo è un viaggio emozionante all’interno delle storie di bambini, ragazzi e famiglie che hanno vissuto la realtà del cancro pediatrico. I diritti del libro, uniti alle campagne di crowdfunding collegate, sono devoluti ai progetti di sensibilizzazione dell’Associazione Adolescenti e cancro e al progetto a Pristina (Kosovo) della fondazione Cure2Children ONLUS.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il libro che Maricla ci ha gentilmente offerto da recensire è un testo davvero unico. Nato come volume di accompagnamento per una mostra fotografica organizzata dall’associazione “Adolescenti e Cancro” di cui Maricla è fondatrice e presidentessa, il libro è una raccolta di vite.
In queste poche pagine sono raccolte, con cura e attenzione, le vite di bambini e ragazzi che si trovati a lottare strenuamente contro il cancro: alcuni possono raccontare la propria esperienza facendo sentire la propria voce, altri hanno bisogno di quella di genitori, amici o parenti perché non ci sono più.
Sono storie di chi resiste e va avanti nonostante la tremenda paura della morte, di ha qualcosa da insegnare ai suoi cari nonostante la malattia. 
Ho trovato giusto che di queste persone venissero indicati solo nome ed età. Oltre che per soddisfare una questione di privacy, che è sacrosanta, trovo che questo espediente abbia anche avuto un secondo e importantissimo risultato: possiamo immedesimarci in ciascuno di loro, oppure vedere nelle loro storie e nelle loro parole qualcosa che un giorno potrebbe, purtroppo e per sfortuna, capitare a noi o ai nostri cari. E’ da questa personale impersonalità che si deduce quanto sia importante aiutare la ricerca: se riusciamo a capire che non sono cose che capitano solo “agli altri” ma che potrebbero capitare anche a noi, ecco che ci si sente immediatamente più coinvolti.

Ciò che mi ha davvero colpita, al di là delle toccanti storie di questi ragazzi che sono e restano comunque la parte più importante del manoscritto, è la prima sezione. Maricla, con tono semplice e quasi didattico, racconta a noi lettori la realtà di come viene affrontata la malattia da bambini ed adolescenti: tristemente, si viene a scoprire che la ricerca è ancora molto indietro e che essendo per la maggior parte malattie considerate “molto rare” le percentuali di sopravvivenza sono davvero lasciate al caso o, per meglio dire, alla forza e alla resistenza di questi ragazzi unita alla capacità di questo o quel medico.
E’ un libro che lascia una grandissima amarezza da questo punto di vista, ma regala anche speranza e sprona ad una azione collettiva ed immediata: sì, è vero, la ricerca è molto indietro ma potrebbe avanzare anche grazie al nostro contributo.

Come specificato nella sinossi, i proventi ricavati dalla vendita saranno utilizzati per finanziare le attività dell’associazione, raccontate nel dettaglio da Maricla stessa nella sua introduzione, e per aiutare Cure2Children il cui aiuto è descritto sia da Maricla sia dalle tenere parole di una ragazza che grazie a loro può ancora vivere.
Onestamente, dare un voto a questo libro sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha vissuto in prima persona le esperienze qui riportate. Posso solo limitarmi a consigliare caldamente questo testo a chiunque: non ci sono sensibilità che tengano, qui si parla di malattie e di vite riparate oppure spezzate.
Il libro di Maricla ha moltissimi punti di forza e nessun difetto.

Di seguito, vi lascio il link per l’acquisto ricordandovi che tutti i proventi saranno domani alle associazioni “Adolescenti e cancro” e “Cure2Children”: https://www.associazioneaurora.eu/prodotto/ascoltami-ora-di-maricla-pannocchia/

*Volpe.

Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa

Le piazze di ogni città e di ogni paese, l’8 maggio si colorano di bianco e di rosso. In questa giornata di metà primavera, infatti, si festeggia la giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Henry Dunant

E’ stato scelto come giorno l’8 maggio perché si tratta dell’anniversario di nascita di Henry Dunant, mondialmente riconosciuto come il padre della Croce Rossa Internazionale.
Per chi non lo sapesse, la patria di questo corpo volontario è stata, in un certo senso, l’Italia. Nonostante la Croce Rossa Internazionale sia stata formalmente costituita a Ginevra, in Svizzera, nel 1864, l’idea nacque in seguito alla battaglia di Solferino.
Nel 1859, Dunant si trovava in Italia per chiedere alcune concessioni all’Imperatore Napoleone III, tuttavia si scontrò con la dura realtà della guerra.
Rimase sorpreso e amareggiato dal massacro di Solferino, in particolare rimase sconvolto dalla scarsa preparazione medica dell’esercito, tanto che chiese all’imperatore di liberare alcuni medici austriaci affinché si prendessero cura dei feriti.

Tra il 1860 e il 1861, Dunant si prese del tempo anche per scrivere un libro simbolicamente intitolato Un ricordo di Solferino, nel quale illustra abilmente lo stato di abbandono di morti e feriti. Una parte importante del libro è dedicata ai soccorsi che le donne di Castiglione delle Stiviere prestarono ai soldati feriti che erano stati portati nella chiesa maggiore del paese per essere curati.
Sempre in questo volume, Dunant formula l’idea di un corpo volontario, ai tempi chiamato Società di soccorso ai militari feriti.

Da qui, una serie di eventi porta all’organizzazione della prima Conferenza Internazionale di Ginevra dove 14 paesi firmeranno la Carta Fondamentale che definisce i mezzi e le funzioni delle Società di Soccorso. In tale occasione, nacque anche il Movimento Internazionale della Croce Rossa.
La croce rossa che fa da logo e che da il nome al movimento non è un simbolo di natura religiosa, sebbene non tutti ne siano a conoscenza: fu scelta semplicemente invertendo i colori della bandiera Svizzera, come ringraziamento al paese che aveva dato i natali all’azione umanitario più imponente della storia dell’umanità. La CRI si basa su sette principi fondamentali (Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontarietà, Unità e Universalità), enunciati per la prima volta nel 1965 in occasione della XX Conferenza Internazionale della Croce Rossa. Da allora, ogni manifestazione della Croce Rossa si apre con la lettura dei principi fondamentali per ricordare ai volontari e al mondo su cosa si basa il Movimento.

In Italia, i festeggiamenti dell’8 maggio saranno diversi a seconda del paese e della città, ma non mancheranno manifestazioni in piazza e fiaccolate a sostegno di questa associazione che, nel tempo, si è evoluta entrando a far parte del quotidiano di ognuno di noi.
La Croce Rossa non interviene più soltanto nelle zone di guerra o in occasione di imponenti catastrofi naturali, il suo operato ha luogo anche in ambienti più comuni quali il reparto di pediatria in ospedale e le feste dei più piccolini.
Lo scopo è quello di far sentire tutti uguali, tutti umani.

*Volpe


Fiori e farfalle per coprire le svastiche

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Quante volte passeggiando, per le strade o all’università, avete visto una svastica campeggiare sbilenca sui muri degli edifici o i banchi delle aule? Come la maggior parte delle persone, alla vista del simbolo avrete provato un certo ribrezzo e, se siete temerari, avrete subito provveduto a camuffare questo segno di odio con qualcosa di più pacifico come, per esempio, un mulino a vento.
Esasperato dall’ennesima svastica comparsa sulle giostre di un giardinetto pubblico, Ibo Omari, titolare di un colorificio nel quartiere berlinese di Schöneberg, si è armato di bomboletta spray e ha trasformato il simbolo nazista in un disegno più adatto a un luogo per bambini.
Il suo esempio è stato immediatamente copiato da altri writer che, in giro per Berlino, si sbizzarriscono trasformando le svastiche in disegni sempre diversi e originali.
Farfalle, coniglietti, fiori, persone e quadrifogli sono solo alcuni dei soggetti del movimento dei Paint Back: i writers che, su segnalazione della cittadinanza, si spostano di quartiere in quartiere per convertire i simboli dell’odio in figure colorate.

Di seguito riportiamo alcune delle trasformazioni più originali e meglio riuscite di questi writers berlinesi.

*Jo

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