I CANI E I LUPI

i cani e i lupi

I CANI E I LUPI

Autore: Irène Némirovsky
Casa editrice: Adelphi
Anno: 1940
.: SINOSSI : .
Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzine Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.
. : Il nostro giudizio : .

La storia, devo ammetterlo, non è delle migliori, ma sarà sicuramente apprezzata dagli amanti del romanzo rosa.
L’intera vicenda ruota intorno ad Ada Sinner con cui ci si imbarca in un viaggio attraverso le tre fasi della vita: bambina a Kiev, giovane innamorata a Parigi, ed infine madre in una città indefinita dell’Europa orientale.
Attorno ad Ada, come tanti satelliti, ruotano personaggi che accompagneranno questa giovane ebrea senza mai uscire completamente dalla sua vita: protagonisti e spettri di un’esistenza tormentata dalla passione e dal rimorso.

La scrittura della Nemirovsky è poetica, quasi musicale, le descrizioni sono coinvolgenti e lo stile è elegante e raffinato e ben compensa una trama che, per quanto avvincente, potrebbe essere inserita tra i tanti romanzi rosa della letteratura contemporanea.
Le descrizioni sono perfette e le parole sono scelte con la stessa meticolosità con cui un compositore sceglie le note o un pittore le tinte da abbinare.
Forse il paragone più adatto è proprio quello con il mondo della pittura: se “Suite Francese” ci ha regalato pagine musicali, trame che sembrano le parti di un unica opera musicale; “I cani e i lupi” si propone come un ciclo di quadri che, con pennellate vivide e decise, trasportano il lettore ora a Kiev negli ultimi anni dell’ottocento, ora a Parigi nel corso della Grande Guerra e poi, come a chiudere il cerchio, di nuovo nell’Europa orientale dove si svolge l’epilogo della storia.
Il voto che mi sento di dargli è 9/10, l’unica pecca è la trama che, non essendo io un amante del genere rosa, non mi è piaciuta e che, proprio in virtù di questo, mi spinge a consigliare questo romanzo alle amanti del genere e a quanti vogliono perfezionare il loro stile di scrittura e imparare da una degna insegnante come fare delle belle descrizioni.

*Jo

Storie da un penny

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La terza stagione di 3° stagione di “Penny Dreadful” è finalmente arrivata, con grande gioia dei fan che già da mesi scalpitavano per conoscere le sorti dei loro beniamini in continuo equilibrio tra il macabro e il grottesco. La serie tv è infatti incentrata su alcuni personaggi della letteratura ottocentesca inglese: una sorta di crossover in cui Dorian Gray, Mina Murray, e tanti altri personaggi del periodo vittoriano devono barcamenarsi in un mondo popolato da vampiri, spiriti, licantropi e streghe per risolvere i tanti e nebulosi misteri che avvolgono Londra.

Ma cosa sono realmente i Penny Dreadful? Forse molti fan della serie rimarranno sorpresi scoprendo che i loro protagonisti preferiti nascono da quelle che oggi vengono comunemente chiamate fanfiction: storie inventate che utilizzano protagonisti di romanzi di successo messi alla prova con situazioni nuove ed inedite rispetto a quelle presentate nei libri.

L’origine dei Penny Dreadful è inglese e risale alle ultime decadi del XIX secolo. Queste storie, stampate su una carta di pessima qualità e distribuite tra i giovani lettori della classe operaia, regalavano, al costo di un penny, un brivido al loro pubblico raccontando storie macabre, grottesche, gotiche e dalle tinte pulp. L’idea che sottostava ai penny Dreadful, che ebbero una discreta diffusione anche in America e in Italia, era più o meno la stessa dei romanzi a puntate che resero celebri autori come Dickens: gli scrittori, che non godevano certo della fama dei loro illustri colleghi passati alla storia, si potevano considerare dei predecessori degli sceneggiatori che oggi ci regalano serie come “Penny Dreadful”, “Il Trono di Spade” e tutte le altre saghe di cui divoriamo una stagione dopo l’altra. Ogni espediente era valido per tenere alto l’interesse del lettore: flashback, flash foward, suspance, colpi di scena e cliffhanger per tenere il pubblico incollato alle pagine di questo giornaletto che durava giusto il tempo di una pausa tra un turno e l’altro.

Vampiri, assassini, streghe, spiriti, prostitute e altri loschi personaggi cominciarono così a diffondersi nell’immaginario della giovane classe operaia londinese che divorava letteralmente queste storie da un penny scritte il più delle volte in modo sgrammaticato e fin troppo entusiasta.

Cosa ha quindi reso celebre quella che, paragonata al romanzo a puntate, risulta essere davvero una letteratura scadente? Sicuramente il prezzo, decisamente accessibile a chiunque, fece sì che questi volumetti (che non arrivavano nemmeno ad una ventina di pagine) si diffondessero a macchia d’olio tra la classe operaia e la piccola borghesia inglese. Bisogna inoltre considerare che per quanto piene di strafalcioni grammaticali, questa era la sola letteratura che le classi meno abbienti, e quindi le meno istruite, potevano permettersi e quindi anche i gusti dei lettori erano molto meno raffinati rispetto a quelli di un borghese altolocato abituato non solo ad un gergo completamente diverso, ma anche a trame diverse e più ricercate.

I temi trattati erano inoltre molto avvincenti e stuzzicavano parecchio la fantasia e l’immaginazione delle giovani menti i cui orizzonti erano ristretti al quartiere in cui vivevano e lavoravano. Queste fanfiction di bassa lega portavano su queste pagine da poco le avventure dei personaggi di Wilde e di tanti altri e, soprattutto, regalavano ai lettori descrizioni di luoghi lontani, esotici e misteriosi dove il grottesco e il gotico si mescolavano dando vita a trame dove gli spargimenti di sangue, le rivoluzioni, i delitti più efferati e storie di streghe e fantasmi erano all’ordine del giorno. Ad esagerare le tinte pulp di queste storie concorrevano poi gli illustratori che esageravano i personaggi ritratti deformandone i tratti o esagerando le scene più violente rendendole ancora più cruente.

Ma come reagì la società del compromesso vittoriano alla diffusione di questi testi che diffondevano tra il popolo idee rivoluzionarie, violente e decisamente contrarie alla morale imposta dalla bella società dell’ottocento inglese? Ovviamente i Penny Dreadful non erano ben visti dalla borghesia inglese né dalla classe politica che più di una volta tentò di smorzarne la diffusione fallendo miseramente. L’accusa più grave che pendeva sopra questi giornaletti era quella di deviare le coscienze della gioventù inglese facendo circolare storie dalla dubbia moralità e dai contenuti scandalosi ed eccessivamente violenti. La divulgazione di questi piccoli racconti del terrore sembrò infatti essere la causa di alcuni omicidi verificatisi a Londra nel 1895 e causò un aumento dei crimini minori come il taccheggio.

Tutto ciò non fu tuttavia sufficiente a fermare il dilagarsi dei Penny Dreadful, la cui eco non si è sicuramente fermata sulla soglia del XX secolo, ma l’ha scavalcata continuando a influenzare il nostro immaginario con personaggi come Sweeney Todd o i vampiri, che conobbero un discreto successo proprio grazie a queste piccole riviste.

*Jo

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Il linguaggio del ventaglio

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Quest’opera di Klimt introduce il tema di questo nuovo articolo dedicato al linguaggio. Dopo aver parlato del linguaggio dei fiori, è arrivato il momento di parlare del linguaggio del ventaglio: una lingua meno nota di quella dei fiori, ma altrettanto usata soprattutto nel ‘700 e nell’800 quando, come abbiamo già detto, i tête-à-tête tra uomini e gentil sesso erano assai rari e bisognava utilizzare messaggi in codice per far sapere al proprio spasimante la propria disponibilità ad un incontro. Un linguaggio silenzioso conosciuto, come quello dei fiori, sia dalle donne che dagli uomini.

Il ventaglio, soprattutto tra ‘700 e ‘800, aveva una funzione completamente diversa da quella che ci immaginiamo noi oggi ed era un accessorio usato tanto in estate, quando alla scomodità dei corsetti si aggiungeva il caldo, quanto in inverno dove centinaia di persone erano chiuse anche per diverse ore nella stessa stanza in cui il ricircolo d’aria era pressoché assente e respirare poteva diventare una vera e propria impresa. Lo sfarfallio dei regency-ball1ventagli era quindi uno spettacolo usuale, soprattutto nelle grandi corti, e non stupisce quindi che questi piccoli oggetti di stoffa e merletti siano diventati i discreti messaggeri di questi messaggi in codice. Inoltre il ventaglio era un’ottima maschera dietro la quale ci si poteva prontamente nascondere per celare agli altri il proprio viso e il proprio sguardo e non rendere così pubblici i propri sentimenti. Il ventaglio è sensualità, mistero, ma anche timidezza e riservatezza.

” Marietta, graziosa, fine, elegante, decolté, con le sue forti spalle muscolose, con un neo sul collo, si voltò subito verso Niehliudof ed indicandogli col ventaglio un posto dietro a lei, l’accolse con uno sguardo riconoscente e, come gli parve, pieno di sottintesi.”

(Anna Karenina, Lev Tolstoj)

E’ difficile fare un elenco di quelli che erano i messaggi più usati e non è altrettanto facile capire a quale movimento corrispondesse un determinato messaggio. Tuttavia, confrontando diverse interpretazioni, credo di essere riuscita a stilare una lista abbastanza attendibile di quelle che erano le comunicazioni più usate.

  • Ventaglio appoggiato vicino al cuore: Hai il mio amore/ Voglio parlarti
  • Ventaglio chiuso tocca l’occhio destro:  Quando posso vederti?
  • Il numero di stecche del ventaglio aperto indicava solitamente un orario
  • Movimenti minacciosi a ventaglio chiuso: Non essere imprudente!
  • Ventaglio mezzo aperto appoggiato alle labbra:  Ti concedo di baciarmi
  • Coprirsi l’orecchio sinistro con il ventaglio aperto: Non tradire il nostro segreto
  • Nascondere gli occhi con un ventaglio aperto:  Ti amo
  • Chiudere lentamente un ventaglio spalancato: Ti sposerò, te lo prometto
  • Far scivolare il ventaglio sugli occhi: Scusami
  • Ventaglio tenuto aperto a mani unite: Perdonami
  • Toccare con un dito la punta del ventaglio: Vorrei parlare con te
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia destra: Sì
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia sinistra: No
  • Aprire a chiudere più volte il ventaglio : Sei crudele
  • Lasciar cadere il ventaglio: Ti considero un amico/ Saremo amici
  • Sventolarsi lentamente: Sono sposata
  • Sventolarsi velocemente: Sono fidanzata
  • Appoggiare alle labbra il manico del ventaglio: Baciami
  • Aprire completamente il ventaglio: Aspettami
  • Mettere il ventaglio dietro la testa: Non ti scordare di me
  • Mettere il ventaglio dietro la testa con le dita tese: Arrivederci
  • Ventaglio nella mano destra davanti al viso: Vieni con me
  • Ventaglio nella mano sinistra davanti al viso: Desidero fare la tua conoscenza
  • Ventaglio tenuto sopra all’orecchio sinistro: Non voglio vederti più
  • Far scivolare il ventaglio sulla fronte: Sei cambiato/ Non sei più lo stesso
  • Rigirare il ventaglio nella mano sinistra: Ci guardano
  • Rigirare il ventaglio nella mano destra: Il mio cuore appartiene ad un altro/ Amo un altro
  • Portare il ventaglio aperto nella mano destra: Sei troppo irruente/ Sei troppo disponibile
  • Portare il ventaglio aperto nella mano sinistra: Vieni a parlare con me
  • Far scivolare il ventaglio attraverso la mano: Ti odio!
  • Fra scivolare il ventaglio lungo la guancia: Ti amo!
  • Presentare il ventaglio chiuso: Ho il tuo amore? / Mi ami?
*Jo
Fernand Toussaint (Belgian artist, 1873-1955) Elegant Woman Seated.jpg

Il linguaggio dei fiori

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Mi piace iniziare questo articolo con i fiori di quello che credo sia il mio artista preferito insieme a Vincent Van Gogh: Alphonse Mucha; un esponente dell’art nouveau reso celebre non solo dalle sue locandine e le sue stampe, ma anche dalla cura che metteva nel ritrarre gli elementi più semplici della natura come appunto i fiori.

Il linguaggio dei fiori, detto anche florigrafia, è un’arte di origini ottocentesche che si può riassumere con”Dillo con un fiore“. Sbocciato in un periodo storico in cui i contatti tra uomini e gentil sesso erano quanto mai sporadici e limitati, il linguaggio dei fiori prevedeva un autentico vocabolario di fiori e colori che permetteva alle giovani di lasciare ai propri spasimanti dei messaggi eludendo la sorveglianza dei loro chaperon.

Quello del linguaggio dei fiori è stato recentemente riportato in auge dal best seller di Vanessa Diffenbaugh “Il linguaggio segreto dei fiori“, che racconta la storia di una giovane che per esprimersi affida le proprie emozioni ai fiori, a cui qualche anno più tardi è seguito il piccolo vocabolario di Victoria (la protagonista del romanzo) sempre edito da Garzanti.

Ciò che davvero affascina di questo linguaggio tutto floreale è la varietà di sentimenti, emozioni e pensieri che si possono esprimere selezionando attentamente le piante più disparate. Altro fatto interessante è che, diversamente da quanto si possa pensare, questo linguaggio non è affatto andato perduto, ma nel corso degli anni si è arricchito fino a presentarsi con piccole varianti, delle sorte di dialetti che hanno incluso in questo vasto vocabolario anche le varietà meno note e locali sconosciute alle aristocratiche inglesi del periodo vittoriano.

Chi parlava il linguaggio dei fiori? Come è facile intuire quello dei fiori era un linguaggio usato prevalentemente dalle donne, ma per essere davvero efficace doveva essere conosciuto anche dagli uomini che altrimenti non avrebbero saputo decifrare i profumati messaggi che le loro amanti gli lasciavano.9687727492_9d1e6a865f_b Non vi erano particolari occasioni in cui era o meno consentito utilizzare il linguaggio dei fiori: addobbi, monili, boccioli lasciati sul luogo dell’appuntamento; ogni occasione era buona per lasciare i propri messaggi e sfoggiare anche la corretta padronanza di una lingua elitaria e certamente incomprensibile per un operaio. Una famosa scena, in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato, è l’incontro tra Odette e il signor Swann (il protagonista di “Un amore di Swann” di Proust).

Cito:

“Lei aveva in mano un mazzo di cattleya, e Swann vide che sotto la sciarpa di trina aveva nei capelli fiori di quella stessa orchidea puntati a quell’aigrette di piume di cigno. Sotto la mantiglia la vestiva una cascata di velluto nero che, preso su di sbieco, scopriva in un largo triangolo il fondo d’una gonna di seta bianca e lasciava vedere un davantino, pure di seta bianca, all’apertura del busto scollato ove erano infilate altre cattleya”

(“Un amore di Swann” Marcel Proust)

Quello descritto da Proust è l’abito della seduzione e ciò non ci viene suggerito solamente dalla foggia non convenzionale del vestito, ma anche dalla presenza delle orchidee che simboleggiano femminilità e seduzione. Dopo tutto Odette è una femme fatal e da lei non ci si poteva aspettare un fiore diverso dalla bellissima e sensuale orchidea.

La raccolta di poesie “Papavero e Memoria” di Celan è un altro esempio in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato per sottolineare il dovere a ricordare la tragedia della Shoah e le sue vittime. Il papavero è infatti il fiore collegato alla memoria e al ricordo di coloro che ci hanno lasciato. Ha commosso e stupito il campo di papaveri rossi di ceramica (888.246 in tutto, uno per ogni caduto nel corso delle due guerre mondiali) che il governo inglese fece installare intorno alla torre di Londra in occasione del centenario dall’inizio della prima guerra mondiale.

Come ho già detto, il linguaggio dei fiori è una lingua tutt’altro che morta e, soprattutto ora che la comunicazione sta andando incontro a nuovi sviluppi e a nuovi canali e format, è importante tenere in vita questa elegante arte. Sono molte le interpretazioni che vengono date sui fiori e, per ovvi motivi, non posso dilungarmi troppo né dirvi il significato di ogni singolo fiore. Mi limiterò quindi ad elencare quelli più famosi e particolari e, chissà, magari quest’anno potreste organizzare il vostro giardino o terrazzo utilizzando piante “parlanti”.

  • Acacia: amore segreto
  • Aglio selvatico: prosperità
  • Agrifoglio: lungimiranza
  • Albero di Giuda: tradimento
  • Alloro: gloria e successo
  • Aloe vera: dolore
  • Ananas: sei perfetto
  • Anemone: desolazione
  • Angelica: ispirazione
  • Arancio (fiore di): generosità, purezza e bellezza
  • Azalea: passione fragile ed effimera
  • Basilico: odio
  • Begonia: cautela
  • Belladonna: eleganza e fierezza, ma anche (pericolo di) morte.
  • Biancospino: speranza
  • Bocca di leone: presunzione
  • Botton d’oro: ingratitudine
  • Bucaneve: speranza
  • Cactus: amore appassionato
  • Calendula: mi dispiace, dolore
  • Calla: modestia
  • Camelia: il mio destino ti appartiene
  • Camomilla: forza nelle difficoltà
  • Campanella: civetteria
  • Cardo: odio
  • Castagno: rendimi giustizia
  • Cavolfiore: profitto
  • Ciclamino: timida speranza
  • Ciliegio (fiore di): caducità
  • Cipresso: lutto
  • Dafne: non ti vorrei diversa da come sei
  • Dalia: dignità
  • Edera: amore fedele, fedeltà
  • Erica: solitudine
  • Felce: sincerità
  • Finocchio: forza
  • Fiordaliso: beatitudine
  • Fiore di loto: purezza
  • Fragola: perfezione
  • Fucsia: amore umile
  • Garofano comune bianco: dolce ed incantevole
  • Garofano comune giallo: sdegno
  • Garofano comune rosa: non ti dimenticherò
  • Garofano comune rosso: il mio cuore è spezzato
  • Garofano comune striato: non posso essere con te
  • Gelsomino comune: amabilità
  • Genziana: valore intrinseco
  • Geranio chiaro: stupidità
  • Geranio edera: ingegnosità
  • Gerbera: allegria
  • Giacinto bianco: bellezza
  • Giacinto blu: costanza
  • Giacinto viola: perdonami
  • Giglio: regalità
  • Ginestra: umiltà
  • Girasole: false ricchezze
  • Giunchiglia: desiderio
  • Gladiolo: tu mi trafiggi il cuore
  • Glicine: benvenuto
  • Ibisco: bellezza delicata
  • Iris: messaggio
  • Lampone: rimorso
  • Larice: audacia
  • Lattuga: cuore freddo
  • Lavanda: diffidenza
  • Lillà: prime emozioni amorose
  • Limone (fiore di): entusiasmo, discrezione
  • Lupino: immaginazione
  • Maggiorana: rossori
  • Magnolia: dignità
  • Mandorlo (fiore di): indiscrezione
  • Margherita: innocenza
  • Melo (fiore di): tentazione, preferenza.
  • Melograno (fiore di): stupidità
  • Mimosa: sensibilità
  • Mirtillo: cura per le sofferenze del cuore
  • Mirto: amore
  • Mora: invidia
  • Mughetto: ritorno della felicità
  • Muschio: amore materno
  • Narciso: nuovi inizi
  • Nasturzio: amore impetuoso
  • Ninfea: cuore puro
  • Nocciolo: riconciliazione
  • Non ti scordar di me/ Occhi di Maria (o della Madonna): non dimenticarmi
  • Oleandro: attento
  • Orchidea: raffinata bellezza, femminilità, seduzione
  • Origano: gioia
  • Ortensia: distacco
  • Ortica: crudeltà
  • Papavero: ricordo, memoria, prodigalità
  • Passiflora/ fiore della passione: fede
  • Patata: benevolenza
  • Peonia: rabbia
  • Pero (fiore di): affetto, benessere
  • Pervinca: teneri ricordi
  • Pesco (fiore di): il tuo fascino non ha eguali, sono tuo prigioniero
  • Petunia: la tua presenza mi consola
  • Prezzemolo: festosità
  • Primula comune: infanzia
  • Primula maggiore: fiducia
  • Rabarbaro: consiglio
  • Ranuncolo: il tuo fascino è radioso
  • Ribes: il tuo cipiglio mi distruggerà
  • Rododendro: stai attento
  • Rosa arancione: seduzione
  • Rosa bianca: purezza, solitudine
  • Rosa gialla: gelosia, tradimento
  • Rosa pesca: modestia
  • Rosa rosa: grazia
  • Rosa rossa: amore, coraggio, ammirazione
  • Rosa rosso scuro: bellezza inconsapevole
  • Rosa viola: incanto
  • Rosmarino: ricordo
  • Salvia: buona salute, lunga vita
  • Sambuco: compassione
  • Stella alpina: nobile coraggio
  • Stella di Betlemme: purezza
  • Stella di natale: sii allegro
  • Susino: mantieni le promesse
  • Tiglio: amore coniugale
  • Timo: attività
  • Trifoglio bianco: pensami
  • Tulipano: dichiarazione d’amore
  • Ulivo: pace
  • Verbena: prega per me
  • Viola: valore modesto
  • Viola del pensiero: pensami
  • Vischio: supero tutti gli ostacoli
  • Vite: abbondanza
  • Zafferano: attento a non esagerare
  • Zinna: la tua assenza mi addolora.

Ovviamente questi sono alcuni dei fiori che si possono usare per mandare dei messaggi e, per motivi di spazio, mi sono limitata ad inserire i più famosi o quelli più amati, ma la lista è molto più lunga e spulciando in internet troverete sicuramente vocabolari più minuziosi.

*Jo

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Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

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IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

Autore: Vanessa Diffenbaugh
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2011

. : SINOSSI : .

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Vanessa Diffenbaugh sembra una romantica storia di fine ottocento ambientata ai nostri giorni. Le parole sono superflue, servono solo per descrivere le scene che si susseguono secondo un ritmo narrativo ben costruito e lineare malgrado i frequenti flash back.
Victoria e la sua romantica autrice ci accompagnano in un viaggio che trascende le epoche e ci consegnano l’eredità dimenticata di un linguaggio poetico ed incisivo come quello dei fiori, un vocabolario di petali e spine di retaggio ottocentesco che ci insegna che molte volte le parole sono davvero superflue e tutto ciò che ci serve è il fiore giusto al momento giusto.

Un libro davvero ben fatto che sicuramente sarà apprezzato dagli amanti del periodo vittoriano e dei fiori, ma anche da chi ha un animo sensibile e fa fatica ad esprimersi.
Il nostro voto è 10/10 per la capacità che, già dalla copertina, il romanzo ha di parlare al lettore che può scegliere il suo fiore tra quelli rappresentati nelle istantanee.

*Jo