Sortilegi

.: SINOSSI :.

Mentre infuria la peste del Seicento, una bambina cresce in totale solitudine nel cuore di un bosco e a sedici anni è così bella e selvatica da sembrare una strega e far divampare il fuoco della superstizione. Un uomo si innamora delle orme lasciate sulla sabbia da piedi leggeri e una donna delusa scaglia una terribile maledizione. Il profumo di biscotti impalpabili come il vento fa imbizzarrire i cavalli argentini nelle notti di luna. Bianca Pitzorno attinge alla realtà storica per scrivere tre racconti che sono percorsi dal filo di un sortilegio. Ci porta lontano nel tempo e nello spazio, ci restituisce il sapore di parole e pratiche remote – l’italiano secentesco, le procedure di affidamento di un orfano nella Sardegna aragonese, una ricetta segreta – e come nelle fiabe antiche osa dirci la verità: l’incantesimo più potente e meraviglioso, nel bene e nel male, è quello prodotto dalla mente umana. I personaggi di Bianca Pitzorno sono da sempre creature che rifiutano di adeguarsi al proprio tempo, che rivendicano il diritto a non essere rinchiuse nella gabbia di una categoria, di un comportamento “adeguato”, e che sono pronte a vivere fino in fondo le conseguenze della propria unicità. Così le protagoniste e i protagonisti di queste pagine ci fanno sognare e ci parlano di noi, delle nostre paure, delle nostre meschinità, del potere misterioso e fantastico delle parole, che possono uccidere o salvare.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Di magia parlano i tre racconti racchiusi tra le pagine di Sortilegi e altrettanto magica è la scrittura di Bianca Pitzorno. Con maestria, quando l’autrice cambia storia modifica anche il proprio stile. Se il primo racconto accoglie il lettore con una scrittura aulica, composta da una prosa antica e ricca di arcaicismi, il secondo testo culla con parole più semplici e una narrazione gentile e accogliente che ben si presta a fare da “porta d’ingresso” al terzo racconto molto più onirico eppure estremamente attuale.
Il primo racconto parla di come le persone cerchino un colpevole ogni volta che hanno paura, la storia si adatta molto bene anche al periodo storico che stiamo vivendo; il secondo di come la gentilezza e il voler bene agli altri siano molto più forti del male; il terzo invece ricorderà a ciascun lettore le sue origini trasportandolo in un viaggio cullato dal delicato vento descritto dalla Pitzorno.
Tutti e tre i racconti, sebbene ambientati nel passato, parlano del presente.
Il tema centrale dei racconti è la stregoneria e ogni racconto ne analizza un aspetto differente così da presentare al lettore una magia dapprima storica, con una analisi direi ben fatta del tema del capro espiatorio, poi quotidiana e alla fine quasi metaforica.

In generale, la raccolta merita un 8/10. Il racconto che ho amato di più è stato il secondo: da una parte parlava di ricamo, che io pratico quotidianamente e adoro, dall’altra trattava di gentilezza un tema che dovrebbe diventare “più di moda”, per i miei gusti.
Consiglio il libro a tutti? Quasi. Credo che si debba approcciare questo testo (in particolare il primo racconto) con il reale desiderio di approfondire l’argomento trattato, ma che in generale possa essere una raccolta fruibile da tutti gli amanti dei romanzi e racconti storici.
Se invece cercate qualcosa di scoppiettante o fantasy, allora non è il testo che fa per voi.

*Volpe

Rovina e Ascesa

.: SINOSSI :.

“Disprezza il tuo cuore.” Era quello che volevo. Non volevo più essere in lutto, soffrire per qualche perdita o per i sensi di colpa, o per la preoccupazione. Volevo essere dura, calcolatrice. Volevo essere impavida. Fino a poco prima mi era sembrato possibile. Ora ne ero meno sicura.
L’Oscuro ha ormai esteso il suo dominio su Ravka grazie al suo esercito di creature mostruose. Per completare i suoi piani, gli manca solo avere nuovamente al suo fianco Alina, la sua Evocaluce. La giovane Grisha, anche se indebolita e costretta ad accettare la protezione dell’Apparat e di fanatici che la venerano come una Santa, non ha perso però le speranze: non tutto è perduto, sempre che un certo principe, sfacciato e fuorilegge, sia sopravvissuto, e che lei riesca a trovare la leggendaria creatura alata di Morozova, la chiave per liberare l’unico potere in grado di sconfiggere l’Oscuro e distruggere la Faglia. Per riuscirci, la potente Grisha dovrà tessere nuove alleanze e mettere da parte le vecchie rivalità. Nel farlo, verrà a conoscenza di alcuni segreti del passato dell’Oscuro che getteranno finalmente luce sulla natura del legame che li unisce e del potere che l’uomo esercita su di lei. Con una nuova guerra alle porte, Alina si avvia verso il compimento del proprio destino, consapevole che opporsi all’ondata di crescente oscurità che lambisce il suo paese potrebbe costarle proprio quel futuro per cui combatte da sempre.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Nel cercare le parole giuste per scrivere questa recensione mi sono resa conto che un finale, di qualunque tipo esso sia, è sempre un argomento difficile da trattare.
Rovina e Ascesa mette la parola fine alla storia di Alina Starkov e, per quanto questo finale sia stato dibattuto e osteggiato, l’ho trovato adeguato. Non è né il finale che desideravo, né che il finale migliore mai letto: rispetto all’arco narrativo e all’evoluzione dei personaggi, però, è stato coerente. Solo un particolare, che non rivelerò per evitare spoiler a chi non ha ancora letto il romanzo, mi ha fatto storcere il naso, per il resto è l’unico finale possibile che chiude in modo definitivo la narrazione senza lasciare domande senza risposta o questioni insolute.

Il romanzo si apre esattamente dove si era chiuso quello precedente e le prime pagine sono frenetiche e dinamiche: in questa prima parte il lettore più attento scoverà altre succulente informazioni su Ravka, che però purtroppo non verranno approfondite nel corso della narrazione. Al contrario dei precedenti volumi, questo non soffre della “sindrome dei capitoli intermedi”: la narrazione non rallenta mai, perché anche quando manca l’azione vera e propria il lettore è comunque sommerso da informazioni rilevanti ai fini della trama.
Un colpo di scena dietro l’altro, il lettore viene trascinato fino all’ultima pagina, ed è qui che si nasconde il vero problema del romanzo: la scena risolutiva dura poco più di mezza pagina e manca totalmente l’adrenalina che è stata invece promessa al lettore durante tutto il corso del romanzo. Nonostante ciò, ho amato come l’autrice ha deciso di risolvere la questione della Faglia: non me lo aspettavo affatto e lo ho trovato un espediente adatto alla narrazione che mi ha anche fatta commuovere.

Per quanto riguarda i personaggi, in questo terzo capitolo ho trovato molte conferme. Alina è un personaggio interessante, soprattutto perché esce dallo stereotipo che accompagna quasi sempre le protagoniste dello Young Adult. Ha un carattere ambizioso, determinato e nonostante sia stata portata a credere di essere diversa da chiunque altro, in questo romanzo si rende condo che essere diversi non vuol dire necessariamente dover restare soli.
Mal si conferma come un ottimo amico, comprensivo nonostante continui a faticare per capire Alina fino in fondo: a mio avviso in questo romanzo riuscirà a conquistare anche i suoi detrattori più feroci perché non ne sbaglia neanche una!
L’Oscuro per me è un punto interrogativo: da una parte l’autrice prova a far intravedere al lettore il suo aspetto più umano, dall’altra gli fa compiere azioni deprecabili. Se da una parte questo lo rende un personaggio complicato e dicotomico, dall’altra confonde un po’ il lettore che non sa come approcciarsi al personaggio: essendo il romanzo scritto in prima persona ed essendo che l’Oscuro compare molto poco, non si ha il tempo di capire davvero la sua personalità. Non ho provato rabbia o rancore nei suoi confronti, né tantomeno l’ho trovato intrigante e interessante: mi ha fatto solo una gran pena, lasciandomi anche un po’ indifferente, e temo non fosse quello che l’autrice voleva suscitare nel lettore.
Nikolai, che aveva già conquistato il mio cuore in Assedio e Tempesta, in questo romanzo si conferma come il mio personaggio preferito: finalmente vediamo anche le fragilità che nasconde dietro alla maschera di principe sagace, inventivo e pieno di speranza.
Ad essere onesta tutti i personaggi mi sono piaciuti, in quest’ultimo volume hanno preso spessore e la loro personalità ne è uscita rinvigorita nel bene o nel male.

In generale, penso che il romanzo si meriti un 8/10. La trilogia del Grishaverse si conferma, con il finale di Rovina e Ascesa, come una saga fantasy di qualità. L’autrice inserisce temi all’interno della sua narrazione (per esempio la scoperta di sé; il bisogno di imparare ad amarsi; la forza che nasce dall’accettare ciò che è diverso da noi) che, a mio avviso, sono molto importanti per i ragazzi e rendono il romanzo qualcosa in più di un semplice fantasy.
La Bardugo è migliorata tantissimo nella scrittura: se confrontiamo una pagina di Rovina e Ascesa con una di Tenebre e Ossa la differenza sarà lampante. Nel primo volume della saga la scrittura era “incerta”, un po’ zoppicante e troppo incentrata sui pensieri della protagonista a scapito del contesto; in quest’ultimo volume, invece, il lettore si trova davanti ad una scrittura limpida, interessante e coinvolgente che accosta descrizioni incantevoli all’interiorità della protagonista. Finalmente, mi è sembrato di ritrovare la Bardugo di Sei di Corvi, romanzo che mi aveva stupita soprattutto per lo stile e la chiarezza della scrittura.

*Volpe

14 curiosità su San Valentino

Prima che un nuovo dpcm decida di ribattezzare il 14 Febbrario “La festa dei congiunti” e sperando di vedere solo rose rosse e non altre zone rosse, ecco a voi una selezione delle tradizioni e delle curiosità più insolite sulla festa degli innamorati.

1. UN PO’ DI STORIA
La festa di San Valentino ha origini antichissime, addirittura risalenti all’antica Roma. Prima di essere il patrono degli innamorati, Valentino era un vescovo che predicò e praticò la fede cristiana sotto l’imperatore Aureliano, accanito persecutore dei cristiani. Sul martirio circolano numerose storie, ma la più toccante, non che quella che spiega perché egli sia divenuto il protettore degli innamorati, è sicuramente quella secondo cui Valentino sarebbe stato giustiziato per aver unito in matrimonio la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino.

2. AMOR CH’A NULLO AMATO…
Durante il medioevo, in Inghilterra, la festa di San Valentino era attesa con impazienza dai giovani e dalle fanciulle dell’alta società. Durante questa ricorrenza uomini e donne estraevano da un cappello un biglietto su cui era vergato il nome del cavaliere o della dama con cui avrebbero dovuto ballare; per evitare brogli, questi cartigli venivano poi appuntati alle maniche del vestito in modo che tutti potessero sapere chi avrebbe danzato con chi. Questo rito sopravvive ancora nei modi di dire inglesi: “to wear your heart on your sleeve” (=”indossare il cuore sulla manica”) significa palesare al proprio innamorato sentimenti che gli altri hanno già intuito.

3. AMORE SACRO E AMORE PROFANO
Celebrati nel cuore dell’inverno, quando i lupi affamati si avvicinavano ai pascoli e la primavera cominciava a bussare alle porte, i Lupercali (o Lupercalia) erano festeggiamenti tipici dell’Antica Roma in onore del dio Fauno Lupercus: il protettore delle greggi e del bestiame. Durante queste feste, che anticamente attiravano tanto i pagani quanto i neonati cristiani, l’amore veniva celebrato nel suo aspetto più passionale e non mancavano episodi di libertinaggio.
Nel febbrario del 496, papa Gelasio abolì questa festa pagana e nominò il vescovo e martire Valentino patrono degli innamorati, sperando così di porre fine agli sfrenati e decisamente poco morali festeggiamenti di origine latina.

4. PAESE CHE VAI …
Se nei paesi europei ed anglofoni il 14 febbraio è da tempo immemore il giorno degli innamorati, lo stesso non vale per gli altri paesi.
In Brasile, per esempio, gli innamorati devono aspettare il 12 giugno per festeggiare. A vegliare sulle giovani coppie è, infatti, Sant’Antonio (protettore degli animali) da loro venerato come il patrono dei matrimoni.
In Giappone la festa si volge in due tempi: il 14 febbrario le donne regalano ai loro uomini dei cioccolatini, preferibilmente fatti in casa, ed esattamente un mese dopo, nel Giorno bianco, questi ricambiano regalando dei cioccolatini rigorosamente bianchi.
In Cina, ad inizio agosto, si celebra la festa di Qixi che ricorda la triste storia della la fata Zhinu e del contadino Niulang che pagarono il loro amore venendo trasformati in due stelle perennemente divise dalla via Lattea. Tuttavia, settimo giorno del settimo mese lunare, secondo il calendario cinese, il muro di stelle che separa i due amanti si abbassa e Zhinu e Niulang possono abbracciarsi.

5. … USANZA CHE TROVI
Non in tutti i paesi San Valentino gode della fama di patrono degli innamorati. In Russia la festa di San Valentino non è celebrata e solo chi è in procinto di convolare a nozze o è già unito in matrimonio può festeggiare l’8 luglio la festa di Petr di Murom e Fevronija: i protettori, secondo il culto ortodosso, della felicità familiare, dell’amore e della fedeltà.
Decisamente peggio va agli “sfortunati amanti” del Pakistan, non trovando la festa di San Valentino coerente con la fede islamica, le autorità locali hanno deciso di bandirla.

6. UN ANELLO PER …
In Irlanda la festa di San Valentino si mescola con le radici gaeliche del paese. Certo non mancano rose rosse e cioccolatini, biglietti e dichiarazioni d’amore; ma l’amore in Irlanda non può essere celebrato senza il Claddagh Ring. Le origini di questo gioiello sono incerte e le leggende che ne raccontano la creazione molteplici; ciò che non cambia, tuttavia, è la forma del Claddagh che, sia esso forgiato come anello o come pendente, è composto da due mani (l’amicizia) che sorreggono un cuore (l’amore) sormontato da una corona (la fedeltà duratura). Indossare un Claddagh Ring, tuttavia, non è facile e per evitare figuracce è bene informarsi prima su come posizionarlo.
Le persone single devono metterlo alla mano destra con la punta del cuore rivolta verso le dita, i fidanzati devono indossarlo sulla sinistra con la punta del cuore rivolta verso le dita, mentre gli sposi devono portarlo alla mano sinistra con la punta del cuore rivolta verso il polso.

7. ROSE ROSSE PER TE…
La rosa rossa è il fiore simbolo dell’amore vero ed eterno. Questo fiore, infatti, era anticamente sacro alla dea Venere: dea dell’amore e madre di Eros. Se le rose rosse dovessero scarseggiare ci sono molti altri fiori su cui si può ripiegare per promettere amore eterno.
Il garofano, per esempio, è un fiore fortemente legato alla passione e al desiderio carnale (in inglese, infatti, si chiama carnage): un garofano singolo significa “amore puro”, mentre una coppia di garofani rossi indica “amore puro e ardente”.
Se, invece, volete cogliere la palla al bazzo e fare una proposta di matrimonio nel giorno degli innamorati, un bouquet di fiori d’arancio ed edera è l’ideale per voi.

8. I NUMERI NON MENTONO
Tra fede e superstizione, cabala e coincidenze ecco un simpatico gioco matematico con cui stupire la vostra dolce metà.
La festa di San Valentino venne istituzionalizzata il 14 febbraio del 496 d.C, se si sommano i singoli numeri 1,4,2,4,9,6 si ottiene il numero 26 e sommando nuovamente le due cifre (2+6) si ottiene 8: il numero che, rovesciato, è il simbolo dell’infinito e dell’amore eterno.

9. IL GIORNO DELL’AMORE
Notoriamente San Valentino è la festa degli innamorati, ma non tutti i paesi riconoscono agli amanti l’esclusività di questa festa.
In America, fin dalla scuola materna, è usanza scambiarsi le “Valentine”: biglietti a forma di cuore e con frasi romantiche che possono essere indirizzate ad una persona cara.
Nel Sud America, invece, il 14 febbrario è il “Día del amor y la Amistad” (= il giorno dell’amore e dell’amicizia) ed è molto simile alla festa finlandese di “Ystavanpaiva” (=giorno degli amici). In Danimarca, invece, è usanza regalare agli amici dei fiori bianchi chiamati “snowdropos”, mentre gli olandesi preferiscono condividere un cuore di liquirizia.

10. PRENDERE PER LA GOLA
Molte storie d’amore iniziano tra i fornelli: d’altronde chi mai direbbe di “no” ad un partner capace di sfornare manicaretti gustosi ogni giorno diversi? Se, tuttavia, essere Master Chef Italia non rientra tra i vostri obbiettivi per il 2021, potete sempre ripiegare su dei cioccolatini o qualche dolcetto. In questo periodo le case dolciarie di tutto il mondo danno il meglio di sé mettendo in commercio versioni speciali o confezioni a forma di cuori e di rose. Già dal 1800 alcuni medici consigliavano il consumo di cioccolato e, recenti studi, hanno effettivamente dimostrato che, grazie alle sostanze nutritive presenti, il cioccolato è un ottimo alleato del benessere fisico e mentale.

11. LETTERS TO…
Forse non tutti sanno che è possibile scrivere una lettera a niente popodimeno che Giulietta Capuleti. A Verona, infatti, esiste un vero e proprio ufficio postale gestito dalle “segretarie di Giulietta” che raccolgono le storie e le lettere delle coppie e delle innamorate che scrivono a Giulietta per confidarsi o chiedere consigli per impedire che il loro amore si trasformi in tragedia. Secondo le stime fatte dal Juliet Club (l’associazione a capo dell’iniziativa), in occasione di San Valentino sono oltre mille le lettere che vengono scritte a Giulietta e altrettante le risposte inviate dalle sue efficentissime segretarie.

12. AMORE ED AMORINI.
Non solo cuori e rose, grazie a Geoffrey Chaucer, autore de I Racconti di Canterbury, Eros diventò a sua volta uno dei patroni, pagani, della festa degli innamorati. Nel poema The Parliament of Fowls (=Il Parlamento degli Uccelli) scritto in occasione del matrimonio fra Riccardo II e Anna di Boemia, l’autore traccia un collegamento tra la figura di Eros e San Valentino. Da allora, raffigurato come un putto alato o un angioletto e con il nome di “Cupido”, Eros volteggia sopra la festa degli innamorati scoccando le sue frecce e facendo sbocciare l’amore.

13. VUOI SPOSARMI?
Sì stima che, il giorno di San Valentino, oltre 220mila coppie si scambino una proposta di matrimonio. Questi numeri, per quanto alti, sono un nulla in confronto al numero di matrimoni celebrati il 14 Febbraio. In alcuni paesi, come ad esempio le Filippine, questa data è talmente richiesta dalle coppie che si organizzano matrimoni “di massa” con cerimonie tenuti in luoghi come teatri, stadi e anche centri commerciali.

14. AMORI ANIMALI
Gli amici a quattro zampe non sono, ovviamente, esclusi dai festeggiamenti e sono molti i padroni che decidono di fare anche al proprio amico animale un pensiero per San Valentino.
Si stima che in America, il 14 febbraio, vengano spesi 751.3milioni di dollari in regali per animali e, in effetti, non è difficile trovare sul mercato, oltre a giocattoli ed accessori, cioccolatini e dolcetti fatti appositamente per cani e gatti in modo da non nuocere al loro organismo.

*Jo

Il castello delle stelle

IL CASTELLO DELLE STELLE

Autore: Alex Alice
Casa editrice: Mondadori Oscar Ink
Anno di Edizione: 2017

.: SINOSSI :.

E se la conquista dello spazio fosse avvenuta un secolo prima? XIX secolo, l’età del progresso. Dall’Antartide al cuore di tenebra dell’Africa, per terra e per mare gli esploratori espandono senza sosta i confini del mondo conosciuto. Avidi di nuove scoperte, volgono lo sguardo verso l’alto, verso le stelle, verso mondi ignoti e cieli pieni di meravigliose promesse. È il 1868, l’esploratrice Claire Dulac è dispersa, sparita nel corso di un viaggio in mongolfiera. Così il figlio, il giovane Séraphin, parte alla sua ricerca oltre il blu del cielo, dove l’aria si fa sottile…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il Castello delle stelle è una graphic novel adatta a tutte le età. Tra le pagine di Alex Alice si respira la stessa aria dei romanzi di Jules Verne mescolata alla fantasiosità meccanica di H.G. Wells: elementi reali, a tratti dal sapore quasi scientifico, e fantastici, creativi, forse assurdi, si mescolano regalando al lettore una piacevolissima pausa dalla realtà.
La ricerca dell’etere, unita al bisogno del giovane protagonista di sapere cosa sia accaduto alla madre, è il fuoco che muove la trama per intero. Con un’affascinante volo di fantasia, l’autore ipotizza che la corsa allo spazio sia avvenuta con un secolo di anticipo, ambientando la sua storia nel 1869. Seraphin, il professore, Hans e Sophie sono tutti personaggi ben delineati, nonostante lo spazio per la caratterizzazione sia notoriamente poco nelle graphic novel. Ciascun personaggio ha un proprio tratto caratteristico che lo rende unico e facilmente identificabile.
La trama è buona, ben scritta e attira l’interesse del lettore che, una volta preso in mano il volume, fa fatica a metterlo già. Non ho trovato buchi di trama né espedienti narrativi fallaci o reiterati, al contrario ho trovato lo svolgimento accattivante e il finale affatto scontato.

L’ambientazione di quasi tutta la graphic novel è quella del castello di Neuschwanstein, il famosissimo castello bavarese arroccato nei pressi Füssen. Ho visitato questo castello qualche anno fa e devo dire che ho ritrovato alcuni elementi quasi famigliari nella grafica del libro: si vede che l’autore si è preso del tempo per esplorare e conoscere i luoghi in cui aveva scelto di far vivere la propria storia.
La grafica, cuore pulsante di ogni “graphic novel” è semplicemente meravigliosa: richiamando lo stile dell’acquerello, i disegni sono morbidi e sembrano essere appena usciti da un quadro antico di cui conservano i colori. Sfortunatamente non ho abbastanza competenze per dare giudizi più approfonditi, ma la sensazione era di avere in mano un pezzo unico che qualcuno aveva scelto di disegnare apposta per me. La palette dei colori è tenue e tende verso i colori pastello, la copertina da questo punto di vista è un ottimo esempio dello stile grafico che troverete all’interno.

Il voto per me è 9/10. E’ un’ottima graphic novel adatta a tutte le età con elementi avventurosi, fantasiosi ed educativi. Mappe, calcoli, progetti ben studiati e discorsi incredibilmente plausibili rendono la narrazione realistica coinvolgendo tutti i lettori, anche i più scettici.

*Volpe

Calendario dell’avvento 2020 – Freebie

Torna, anche quest’anno, il calendario dell’avvento dedicato ai Booklovers.
24 domande, curiosità, giochi e sorprese per vivere insieme questo tempo magico.

Non solo su Instagram!

Ogni settimana sarà possibile scaricare dal nostro sito dei contenuti a tema booklover.
Il primo è già disponibile, siete curiosi di scoprirlo?

Cliccate sull’immagine per scoprire quali sorprese vi attendono.

Il Mago

IL MAGO

Autore: Somerset Maughman
Casa editrice: Adelphi
Anno di Edizione: 2020 (prima edizione 1908)

.: SINOSSI :.

Corpulento, teatrale, sfrontato, gli occhi che sembrano trapassare l’interlocutore, Oliver Haddo ha l’aria di «un prete sensuale, malvagio». Conosce come pochi la letteratura alchemica e la magia nera, si definisce Fratello dell’Ombra ed è ossessionato dal desiderio di vedere «una sostanza inerte prendere vita» grazie ai suoi incantesimi – dal desiderio «di essere come Dio». Arthur Burdon, il brillante chirurgo che lo incontra a Parigi, non ha dubbi: è uno spregevole ciarlatano, un impostore, forse un pazzo. Ma quando Margaret, la giovane dalla bellezza perfetta che sta per sposare, e che per il mago provava all’inizio un violento disgusto, comincia a esserne morbosamente attratta – come se «nel suo cuore fosse stata seminata una pianta infestante, che insinuava i lunghi tentacoli velenosi in ogni arteria» – e fugge con lui in Inghilterra, comprende che dovrà misurarsi con forze immani, di cui sinora ha voluto ignorare l’esistenza. Dalla sua parte si schiereranno il dottor Porhoet, appassionato di alchimia, e la fedele amica e protettrice di Margaret, Susie, ma lo scontro – che Maugham trasforma in una spirale di irresistibile tensione – sarà aspro, tenebroso, lacerante: perché il male che il pragmatico dottor Burdon dovrà combattere è in fondo un’oscura «fame dell’anima», fame di una vita infinitamente viva, di rischiose avventure, di conoscenza soprannaturale e di ignota bellezza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Pochi, pochissimi, romanzi sono destinati a restare fissi nella memoria di un lettore per il resto della sua vita: credo fermamente che, per me, Il mago sarà uno di questi.
La qualità della scrittura di Maughman emerge chiaramente, più che nel delineare la trama, nella sua abilità a tracciare e a caratterizzare i personaggi coinvolti nella vicenda. Da una parte, abbiamo Oliver Haddo, un uomo che ha come caratteristica principale una mole spaventosa e un atteggiamento che genera ribrezzo e fastidio nelle persone che lo circondano; eppure, come il serpente del famoso racconto di Bierce, sembra impossibile sia al lettore sia agli altri personaggi toglierselo dalla mente.
La controparte di Haddo è Arthur Burdon, un uomo di scienza che, citando Guccini, “Crede solo in quel che vede” e che ritiene magia e alchimia favole per bambini.
E’ proprio la loro completa diversità a renderli i personaggi perfetti per un romanzo che si muove a cavallo tra il reale e l’irreale, tra la scienza e la magia. Haddo e Burdon sembrano rappresentare la dualità alchemica in tutte le sue numero e complesse sfaccettature.
Non da meno sono i coprotagonista della storia. Partendo da Margaret, la cui linea narrativa sprofonda dritta nella follia dell’impossibile, per arrivare a Susie e il Dottor Phoroet, Maughman ci mette davanti a personaggi la cui presenza è essenziale: la loro mancanza comprometterebbe irrimediabilmente l’andamento della trama.
La trama è semplice e lineare, potrei azzardarmi a dire quasi banale, se non fosse per la pesante impronta esoterica che abbraccia ogni pagina rendendo ogni parola importante e ogni attimo, anche di attesa, assolutamente necessario.

A completare l’opera intervengono le descrizioni: Maughman è abile nel delineare la caratterizzazione dei suoi personaggi tanto quanto lo è nel descrivere luoghi, situazioni e, soprattutto, i sogni. Le sue parole rendono vivido l’intero romanzo e alcune scene resteranno impresse nella mente dei lettori più sensibili per molto tempo.

Il mio voto è un 10 pieno, non riesco davvero a trovare un difetto al testo. Il romanzo parte lentamente, ma è un crescendo che termina con un ultimo capitolo in pieno stile gotico che farà impazzire tutti i lettori appassionati di alchimia.

-Volpe

Storie di sfigati che hanno spaccato il mondo

STORIE DI SFIGATI CHE HANNO SPACCATO IL MONDO

Autore: Francesco Dominelli e Alessandro Locatelli
Casa editrice: Longanesi
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Se vai male a scuola, non sei una bellezza, non ci sai fare: sei uno sfigato! Se non guadagni bene, non hai i giri giusti, non la pensi come gli altri: che sfigato! Eppure la Storia racconta un’altra storia: quelli che il mondo chiama «sfigati» sono spesso gli stessi che poi il mondo lo cambiano, lo conquistano, lo sconvolgono. Questo libro mette insieme le vite di 20 celebri Sfigati con la S maiuscola: con Frida scopriremo che non c’è dramma che un bicchiere di tequila non riesca ad alleggerire: insieme a Amy Winehouse impareremo a riscrivere il concetto di loser. perdente. E poi c’è Giacomino Leopardi, la cui memorabile sfiga non gli ha impedito di credere in un’umanità migliore. Tutti i nostri Sfigati sono qui per dirci una cosa: la verità è che sei uno «sfigato» quando sei te stesso invece di essere come il mondo vorrebbe tu fossi. Ma quando incontra il coraggio e il talento, la sfiga perde la sfida. Leggere per credere.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Storie di sfigati che hanno spaccato il mondo aveva tutte le carte in regola per essere una lettura frizzante e divertente
Le premesse erano ottime: un libro scritto da due autori giovani e con idee innovative che racconta, seguendo la scia di Storie della buonanotte per bambine ribelli, vite di personaggi autorevoli che possono essere, chi per un motivo e chi per un altro, definiti sfigati.
Una speranzosa riscossa sociale, insomma, per tutti quei ragazzini che, vittime di scherzi meschini, si sono sentiti chiamare con lo stesso nomignolo.
E’ un vero peccato che, per quanto riguarda lo stile e i personaggi scelti, gli scrittori abbiano completamente mancato il loro stesso obiettivo.

Iniziamo dallo stile.
Dominelli e Locatelli hanno scelto di puntare su una comicità che, lungi dal far ridere, spesso risulta superflua e fastidiosa: invece di invogliare a conoscere di più sul personaggio preso in esame, fa solo venire voglia di chiudere il libro. In alcuni momenti sembra di leggere, più che una biografia “riveduta e scorretta”, un testo di puro sfottò.
Stranamente, la biografia di Frida Kahlo sembra essersi salvata da una comicità forse più adatta ad un meme di facebook che ad un libro: nel capitolo riguardante l’artista, non solo vengono forniti dati riguardo il suo stile di pittura, ma vengono anche approfonditi, mantenendo la comicità su un livello assolutamente decoroso e divertente, anche temi più importanti come l’emancipazione femminile.
Queste pagine, al contrario delle altre che risultano fini a loro stesse, hanno anche una morale: è come se gli autori avessero concentrato tutti i loro sforzi in questa biografia.

Un altro appunto che vorrei fare, riguarda i personaggi famosi che si è scelto di approfondire, oltre che il come li si è approfonditi.
Tenendo conto che si tratta di un libro che andrà in mano ad adolescenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ho trovato imbarazzante il modo in cui alcune personalità sono stati descritte: invece che dare la precedenza alle loro opere o al loro contributo artistico, musicale o letterario, i due autori hanno scelto di approfondire, quasi come se stessero scrivendo su una rivista di gossip, aspetti della loro vita quali l’alcolismo, l’abuso di sostanze stupefacenti oppure la propensione ad andare a donne.
Accentuare lo stile di vita sopra le righe di un personaggio famoso non aiuta il ragazzo a capire che cosa abbia fatto di quella persona un grande nel suo campo, gli fa solo intuire che per fare strada dovrà ubriacarsi e comportarsi male.
Per questi motivi, il voto che mi sento di dare al libro è 6/10. Ho apprezzato l’idea e posso immaginare quanto possa essere difficile portare fino in fondo un libro di questa portata.
Altro particolare apprezzabile sono le note a fine capitolo: uno spunto di curiosità e riflessione quasi sempre molto interessante.

*Volpe

“The Ballad of Songbirds and Snakes”: ritorno a Panem

Per i fan di Hunger Games è stato decisamente un bel Natale grazie alla Mondadori e alla sua decisione di ristampare l’intera trilogia dandole una veste completamente nuova e, a giudizio di chi scrive, decisamente accattivante.
Mentre la nota casa editrice nostrana ci regalava questa nuova edizione, oltre oceano notizie ancor più “succulente” hanno messo in allarme i lettori appassionati delle vicende di Katniss e dei ribelli di Panem, che possono inaugurare il nuovo calendario segnando un’uscita che molti, già dalla fine della saga cinematografica conclusasi nel 2015, attendevano.

Scholastic, la casa editrice statunitense che ha dato alle stampe i romanzi di Suzanne Collins, ha confermato per maggio 2020 l’uscita del nuovo romanzo dedicato ai distretti di Panem e alla loro storia.
Le prime indiscrezioni sulla trama di questo nuovo capitolo, intitolato The Ballad of Songbirds and Snakes, erano trapelate già a giugno scorso quando, in un comunicato, l’autrice si era così espressa parlando del libro a cui stava lavorando:

I fatti del romanzo si svolgeranno nei giorni bui dopo il fallimento di una rivolta a Panem. Con questo libro, ho voluto esplorare lo stato della natura, chi siamo e ciò che riteniamo necessario o meno per la nostra sopravvivenza. Il periodo di ricostruzione di dieci anni dopo la guerra, comunemente chiamato “Giorni Bui” – durante i quali il paese di Panem si rimette in piedi – fornirà ai personaggi un terreno fertile per affrontare queste domande e ridefinire così le proprie opinioni sull’umanità.

Questa dichiarazione conferma i rumors che avevano accompagnato l’uscita al cinema dell’ultimo capitolo della saga e, come auspicato dai lettori più appassionati, promette di far luce sugli eventi che hanno preceduto i fatti narrati nei tre romanzi della trilogia: Hunger Games, La ragazza di fuoco e Il canto della rivolta.

Un’anteprima della copertina è già disponibile negli store online dove il libro è prenotabile in lingua inglese e, dal punto di vista grafico, ricorda le copertine progettate per la primissima edizione italiana dei romanzi.
La ghiandaia imitatrice, simbolo della saga, torna a campeggiare sulla cover questa volta inserita in una composizione che suggerisce una trama più complessa di quelle a cui la prima trilogia ci ha abituato.
Il direttore artistico della Scholastic ha così descritto il suo concept:

Questa copertina fa un lavoro straordinario nel catturare il conflitto – sia interiore che esteriore – che si trova nel cuore di The Ballad of Songbirds and Snakes. La ghiandaia imitatrice è tornata, ma in una nuova prospettiva… molto coerente con la storia narrata da Suzanne Collins.

Al momento la Mondandori non ha previsto alcuna data per la versione italiana né si è sbilanciata su una possibile traduzione del titolo.

*Jo

Carnival Row ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.

La serie è ambientata in un mondo fantasy vittoriano abitato anche da creature mitologiche costrette a fuggire dai loro regni di origine, in seguito all’invasione subita dagli uomini. Per loro, alle quali è proibito vivere, amare e volare in libertà, è impossibile convivere con tali esseri. Ma anche nell’oscurità la speranza sopravvive: un detective umano, Rycroft Philostrate, e una fata, Vignette Stonemoss, intrecciano una relazione pericolosa in una società sempre meno tollerante. Vignette, inoltre, cova un segreto che potrebbe mettere in pericolo il mondo di Philostrate proprio mentre lui lavora al caso più importante della sua carriera: una serie di orribili omicidi che sta mettono a repentaglio la pace a Row.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Le premesse che accompagnano Carnival Row sono buone e l’ambientazione fantasy vittoriano serve a dovere una narrazione che, pur non tradendo la sua natura “fantastica” vuole far riflettere su tematiche tanto attuali quanto delicate come l’immigrazione, il divario (molto accentuato in alcuni paesi) tra ricchi e poveri, l’emarginazione sociale, il razzismo e i pregiudizi che da esso si originano.
I buoni propositi della serie tv, vengono tuttavia traditi da una trama piena di buchi (compagnie di rivoltosi capaci di creare scompiglio per due episodi per poi essere completamente dimenticate, congiure architettate con lungimiranza degna del miglior indovino, …) che vuole in maniera fin troppo evidente cavalcare l’onda creata da Game of Thrones, ma risulta solamente uno strano e poco riuscito mix tra i romanzi di Martin e una nuova declinazione di Romeo e Giulietta (alata).
Ad accrescere la senzazione di guardare una versione vittoriana de Il Trono di Spade concorre la scelta del cast che, arricchita da volti già visti nella sopracitata serie tv della HBO, ripropone gli stessi prototipi di personaggi già visti in Game of Thrones: donne astute, prive di scrupoli, pronte a tutto pur di ottenere ciò che vogliono per se stesse o per la loro progenie; donne guerriere che, meramente ai fini di creare una coppietta un po’ scontata, si lasciano intortare e incastrare nei peggiori inganni per poter poi essere salvate dal Jon Snow di turno; prostitute sveglie, ambiziose e, allo stesso tempo, di buon cuore; uomini che diventano marionettare del gentil sesso ricordando agli spettatori una “balbettante bambocciona banda di babbuini”.
Un altro problema di questa serie televisiva è l’evidente tentativo dei produttori di renderla interessante mescolando elementi di culture non solo diverse ma anche incompatibili. L’ambientazione, come già detto, ricorda l’Inghilterra di fine ottocento e questo ha dato lo spunto per tirare fuori elementi Lovecraftiani che ricordano molto i miti di Chtulu, senza però che questi abbiano un vero senso logico all’interno della narrazione. Come se non bastasse, la terra delle fate è chiamata Tirnanoc, nome che ricorda il più famoso Tir na Nog, ossia l’altromondo della mitologia irlandese.
Insomma, noi non abbiamo affatto apprezzato questo tentativo di mescolare elementi tanto dissimili, spesso usati anche a sproposito come nel caso del richiamo al Tir na Nog, tra loro.
La trama principale, che vede per protagonisti uno Jon Snow detective e una Winx guerriera, perde di attrattiva nel giro di pochi episodi, mentre filoni secondari, come quello di cui è protagonista Imogen Spunrose, si sviluppano bene e appassionano anche più della trama principale.

Trucco ed effetti speciali lasciano sbalorditi e ben collaborano a creare l’ambientazione fantasy della storia.
La fotografia e l’utilizzo della luce è nella norma e, così come la colonna sonora, non collabora minimamente allo sviluppo della narrazione né alla caratterizzazione dei personaggi.

Una seconda occasione si dà a tutti e speriamo che nella seconda stagione non vengano reiterati gli errori che abbiamo riscontrato nella prima serie. Il voto che gli diamo è di incoraggiamento: 6,5/10.

Sullo scaffale di Arcadia

Agosto, caldo, afa e… tantissimi libri!
Pronti a scoprire con noi le novità di questo mese festivo?

NARRATIVA STRANIERA

Su con la vita, di Howard Jacobson: Beryl Dusinbery, detta la Principessa Schweppessodawasser, è stata una donna fatale: ha avuto molti amanti e corteggiatori e si è sposata diverse volte. Dei suoi tre figli – Pen, Sandy e Oliver – però non si è mai interessata. Trascorre le sue giornate in casa, a chiacchierare con Euphoria e Nastya, le due ragazze che le fanno compagnia, e a dare i suoi caustici giudizi sulla vita, l’amore, il potere (tutti i suoi figli sono entrati in politica e lei lo detesta) e le persone. Ora all’età di novanta e passa anni, sta pian piano dimenticando tutto e, per ricordare, costringe Nastya e Euphoria, a leggerle i suoi diari: ma Euphoria, arrivata alla storia di Neville, non riesce ad andare avanti. Neville, il primo figlio di Beryl, è stato abbandonato alle cure di una domestica e crescendo la sua vita è stata un vero disastro. Solo l’incontro con Ephraim Carmelli lo ha in parte salvato. È al funerale di Neville che Beryl incontra Shimi Carmelli, il fratello di Ephraim: schivo e solitario, cinico e fascinoso suo malgrado, Shimi, al contrario di Beryl, non dimentica mai nulla. A entrambi resta davvero poco da vivere, ma forse c’è abbastanza tempo per guarire qualcuna delle ferite che la vita ha inferto loro e per cercare un nuovo significato nel tempo che rimane: se inizialmente i loro incontri servono a entrambi per ricomporre i pezzi di una storia che nessuno dei due conosce per intero, ben presto la loro relazione, che è un battibecco continuo, diventa qualcosa di più: un amore tardivo e inaspettato, fatto di slanci di vitalità e del più nero pessimismo, che sembra conciliare entrambi con i fantasmi del passato.

La parata, di Dave Eggers: Per commemorare l’armistizio in un paese sconosciuto del Terzo mondo appena uscito dalla guerra, viene commissionata una nuova strada che connette le due metà dello stato fratturato. Sono incaricati del lavoro due uomini che vengono da un paese del Primo mondo, due contractor mercenari. Per ragioni di sicurezza, prima di iniziare, si sono dati degli pseudonimi numerici. Numero Quattro, quello incaricato di guidare l’avveniristica macchina asfaltatrice RS-90, si attiene a una disciplina monastica: devono fare una strada perfettamente dritta, lunga 260 chilometri, e i tempi sono stretti, il lavoro deve essere completato prima della parata celebrativa. Numero Nove, che in sella al suo quad si assicura che non ci siano ostacoli davanti e dietro, è invece in vena di avventure e curioso di ciò che lo circonda. Conosce la lingua locale, mangia le cose del posto invece di limitarsi ai frullati di proteine della razione, fa amicizia come può sulla strada e, in generale, fa di tutto per non attenersi al rigoroso protocollo previsto. Quattro capisce immediatamente che Nove è un “agente del caos”, che rischia di compromettere il lavoro e che, peggio, rende più incerto il ritorno a casa. La grande protagonista de «La parata» è l’attesa. Quattro è a modo suo simile al nostro Giovanni Drogo del «Deserto dei Tartari» di Buzzati: la sua fortezza è la macchina asfaltatrice in cui passa le sue giornate e i suoi Tartari sono il collega Nove e la popolazione locale. Ma il romanzo è anche la storia di scontro vizioso fra i due protagonisti, fra Oriente e Occidente, e fra le due anime contrastanti di Quattro, quella scientifica e quella umana ed empatica. Stranieri in una terra straniera devastata dalla guerra, Quattro e Nove sono protagonisti di un’allegoria che vuole mostrare l’assurdità della loro posizione e le conseguenze della loro presenza.

GIALLI/THRILLER

La ragazza che doveva morire. Millennium vol.6, di David Lagercrantz: In un parco nel centro di Stoccolma viene trovato il cadavere di un senzatetto. Sembrerebbe un triste caso di cronaca, un uomo solo e squilibrato che non ha retto alle difficoltà della vita. Il punto è che quell’uomo sembra non essere mai esistito, nessuno è in grado di risalire alla sua identità. Oltretutto, al medico legale qualcosa non torna, e a questo punto meglio consultare Mikael Blomqvist, giornalista duro e puro alla guida della rivista d’inchiesta Millennium. Mikael decide di fare qualche ricerca, incuriosito dal caso, visto che in molti avevano sentito il morto parlare ossessivamente di Johannes Forsell, il ministro svedese della Difesa. Poteva davvero esistere un legame tra il barbone e il ministro? Mikael vuole chiedere aiuto a Lisbeth Salander, ma dal funerale di Holger Palmgren la celebre hacker sembra scomparsa. Nessuno lo sa, ma Lisbeth è a Mosca per regolare una volta per tutte i conti con la sorella Camilla, la sua gemella. Ha deciso: non sarà più una preda, ora sarà lei a dare la caccia.

Foglie cadute, Wilkie Collins: Amelius Goldenheart viene esiliato dalla Comunità Cristiana di Tadmor, nell’Illinois, a causa della relazione illecita con una donna più matura. Una volta giunto a Londra, al ricordo del mondo ideale dove Amelius è cresciuto e ha coltivato i suoi valori si contrappone una realtà fatta di persone senza scrupoli, fra cui spicca John Farnaby, ricchissimo e disonesto uomo d’affari. Farnaby ha preso in adozione una nipote nel tentativo di consolare la moglie, affranta per la scomparsa di sua figlia, smarrita tra le strade di Londra sedici anni prima. All’ingenuo Goldenheart basterà un solo sguardo per innamorarsi perdutamente della ragazza, anche se il loro amore verrà ostacolato dalla famiglia, che cercherà a ogni costo di tenere lontani i due giovani. Intanto Amelius, fedele a una promessa fatta alla triste signora Farnaby, si impegna a ritrovare la fanciulla smarrita della coppia. La ricerca della giovane porterà quest’uomo dall’animo candido, compassionevole per natura e capace di ispirare grande fiducia nelle donne, a perdersi per le vie della città spingendosi fin nei bassifondi. Il romanzo si snoda così in un’avvincente trama fitta di eventi e colpi di scena, che Collins dipana con l’impareggiabile abilità di sempre, rappresentando con accuratezza, e non senza una buona dose di humour, la società vittoriana del tempo.

Dodici rose a Settembre, di Maurizio de Giovanni: Gelsomina – detta Mina – Settembre è una borghese napoletana in «trasferta» nei Quartieri Spagnoli; in possesso di una non comune sensibilità sociale, determinata a proteggere i deboli dalle prevaricazioni, anche a dispetto delle regole, Mina è guardata con sospetto dove lavora, perché è pur sempre una «signora». Le sue contraddizioni sembrano riflettersi sul suo corpo; 42 anni ben portati, aggraziata, ma con un fisico prosperoso che non accetta e che cerca di nascondere con maglioni sformati che le attirano pesanti reprimende dall’acida madre, con cui è tornata ad abitare suo malgrado dopo la separazione, e non la preservano dalle volgari attenzioni di Rudy, portinaio anziano ma tutt’altro che rassegnato all’età. Anche la sua vita sentimentale è una contraddizione vivente, sospesa com’è tra Claudio, ex marito magistrato, protettivo e un po’ grigio, ancora innamorato di lei, e Domenico, ginecologo imbranato e inconsapevole che lavora nel suo stesso consultorio. In uno strano mese di settembre in una Napoli luminosa e disperata Mina è alle prese con una penosa situazione di degrado sociale, innocenti da sottrarre alla prevaricazione di un delinquente protetto dalla solita falla legislativa; e una tempesta sentimentale da fronteggiare, con il bel Domenico che non si decide a corteggiarla e la madre, determinata a renderle la vita un vero inferno. Nel frattempo l’ex marito magistrato porta avanti con assoluta riservatezza un’indagine sull’Assassino delle Rose, un pazzo che ammazza gente senza un criterio dopo avergli fatto trovare in casa o sul posto di lavoro una rosa. Quello che Claudio non sa è che anche Mina riceve ogni giorno una rosa. Rossa, come il sangue.

HORROR

Presenza Oscura, di Wulf Dorn: Quando Nikka, sedici anni, si risveglia dal coma in ospedale fatica a ricordare cosa sia successo. Era a una festa, questo lo ricorda, insieme alla sua amica Zoe. Ma poi? Poi, improvvisamente un blackout. Nikka ha provato l’esperienza della morte: per ventuno terribili minuti il suo cuore ha cessato di battere, ma il suo cervello ha continuato a funzionare. E Nikka ricorda un tunnel buio in cui si intravedeva una luce e ricorda che anche Zoe era con lei. E quindi rimane scioccata alla notizia che Zoe è scomparsa proprio durante la festa e che da allora manca da casa. Che sia stata uccisa? Nikka è convinta di no e appena riesce incomincia a cercarla… Ma fin dove sarà disposta a spingersi per salvare la sua migliore amica?

NARRATIVA ROSA

Lettere d’amore da Montmatre, Nicolas Barreau: Dopo la scomparsa della moglie Hélène, Julien Azoulay è inconsolabile. Autore di commedie romantiche di successo, si sente beffato dal destino: come potrà più credere nell’amore se l’amore lo ha tradito? E come continuare a inventare storie a lieto fine se ha il cuore spezzato? Ma la saggia Hélène è riuscita a estorcergli una promessa: dovrà scriverle trentatré lettere, una per ogni anno che ha vissuto. Così Julien le racconta delle giornate che è costretto ad affrontare. Del nuovo romanzo che non avanza. Di Parigi che senza di lei non ha più la stessa luce. Del loro figlio di quattro anni, che non vuole più avere un papà triste. Della vicina, nonché migliore amica di Hélène, con la sua gatta Zazie. Hélène è sepolta nel cimitero di Montmartre ed è lì, in uno scomparto segreto ricavato nella lapide, che Julien lascia le sue lettere. Finché, un giorno, spariscono. Julien non crede ai propri occhi. Non ha raccontato a nessuno dell’ultimo desiderio di Hélène e, cosa ancora più strana, per ogni lettera che scompare si materializza una “risposta”: un sasso a forma di cuore, una poesia di Prévert, dei fiori, due biglietti del cinema per l’Orphée di Cocteau… È davvero possibile che l’amore della sua vita gli mandi un segno dal cielo o qualcuno si sta prendendo gioco di lui? E perché?

SCIENZE, GEOGRAFIA, AMBIENTE

Possiamo salvare il mondo, prima di cena, di Jonathan Safran Foer: Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karsky, il «testimone inascolta to», quando cercò di svelare l’orro re dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto? Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere », mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ri cordi personali, episodi biblici, dati scienti fici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».