Soul ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.

Joe Gardner, un insegnante di musica delle scuole medie, si sente bloccato nella vita e insoddisfatto del suo lavoro. Sogna una carriera come musicista jazz, che però non va molto a genio a sua madre, Libba. Per caso, il suo ex allievo Curly lo informa di un posto disponibile nella band della leggenda del jazz Dorothea Williams. Joe impressiona Dorothea con il suo modo di suonare il pianoforte e gli viene offerto il lavoro sul posto. Mentre Joe si avvia felicemente per prepararsi per la sua prima vera esibizione quella notte, cade in un tombino. Joe sotto forma di anima si ritrova nell’Altro Mondo. Non volendo morire prima della sua grande occasione, cerca di scappare ma finisce nell’Ante Mondo, dove i consulenti delle anime, tutti di nome Jerry, creano giovani anime per la vita sulla Terra. Joe finge di essere un istruttore che è pronto ad addestrare le anime e gli viene assegnato 22, un’anima cinica che è rimasta nell’Ante Mondo per molti anni e non vede alcun senso nel vivere sulla Terra. 22 rivela di avere un distintivo che si deve riempire se vuole andare sulla Terra e che ha bisogno di trovare la sua “scintilla” per completarlo, dicendo che lo darà a Joe in modo che possa tornare a casa.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un film di Natale che non è un film di Natale: Soul, di Disney Pixar, alza ulteriormente l’asticella già spostata dal “fratello maggiore” Inside Out regalando agli spettatori un lungometraggio che fa riflettere, ridere, commuovere e pensare.
Quello che alla Disney è sfuggito è stato invece compreso benissimo dalla Pixar, che ha inaugurato una serie di film che, pur avvalendosi dell’animazione e di espedienti grotteschi, piacciono a quel pubblico ormai adulto cresciuto con classici come Il Re Leone, Mulan, Toy Story e tanti altri ancora.
Soul non è un film per bambini, ma è un film che i bambini dovrebbero vedere sopratutto in un momento come questo in cui siamo, nostro malgrado, quotidianamente messi davanti a realtà di morte, malattia e disagi.
Un film aconfessionale che riesce ugualmente a trasmettere un messaggio importante sensibilizzando sul valore della vita, sulla necesittà di vivere fino in fondo ogni momento e di preoccuparsi solamente di lasciare nel mondo un buon ricordo di sé.
Fulcro della vicenda sono Joe Gardner, un professore di musica e aspirante musicista Jazz, e 22, un’anima non ancora incarnata cinica e adorabilmente sagace. Nonostante le premesse non lascino ben sperare sulla possibilità di un lieto fine, la trama si sviluppa in maniera tanto rapida quanto convincente ( in alcune scene sono presenti alcune ingenuità, ma essendo un film “per bambini” è una piccolezza perdonabile): il ritmo è ben scandito e a scene lente susseguono attimi concitati quasi caotici. La psicologia dei personaggi non è particolarmente sviluppata, pur risultando tutti quanti completi e convincenti.
Joe Gardner, il coprotagonista, è un uomo di mezza età un po’ Peter Pan e leggermente egocentrico che insegue i propri sogni e che, nonostante sia un musicista, è sordo e disinteressato alle opinioni e alle esperienze di chi gli sta intorno: non esattamente l’eroe senza macchia e senza paura a cui la Disney ci ha abituato, ma una persona reale e credibile capace di creare immediatamente empatia con lo spettatore.
22, la/il protagonista, è un’anima pigra, cinica, sarcastica e dall’umorismo decisamente pungente: un personaggio che, di primo acchito, ammicca ai bambini con la sua simpatia e i suoi sketch ma che, di fatto, è il vero traino del film. Questo esserino informe è, a mio avviso, il vero protagonista della pellicola (e non solo perché il titolo del film è Soul= Anima): 22 si evolve e con il suo cambiamento innesca azioni e reazioni negli altri personaggi; il suo stupore davanti a cose “banali” come un cielo stellato o una camminata veicolano perfettamente e senza troppi orpelli il messaggio del film e sempre 22 porta sotto i riflettori, per la prima volta nella storia dell’animazione “per bambini”, la delicata tematica dei disturbi causati dall’ansia (uno stato psichico, clinicamente riconosciuto, che porta l’individuo a vivere con estremo disagio anche situazioni quotidiane) riuscendo a vincerla e a controllarla.
La musica è, in questo film forse più che in altri, una protagonista senza volto e accompagna magistralmente ogni scena regalando brani jazz superlativi e molto suggestivi.
Graficamente parlando il film è impeccabile: le location sembrano vere e la cura dei dettagli è minuziosa rendendo tutto ancora più realistico.

Il voto che mi sento di dargli è 10/10.
Ho adorato tutto di questo film e credo che la Pixar abbia fatto due volte centro: la prima con la trama, la seconda decidendo di rilasciarlo proprio in questo momento storico (scorrendo i titoli di coda, a tal proposito, comparirà una scritta che ho trovato davvero molto divertente).

*Jo

Una sirena a Parigi

UNA SIRENA A PARIGI

Autore: Mathias Malzieu
Anno di edizione: 2020
Casa editrice: Feltrinelli Editore

.: SINOSSI :.

Una pioggia ininterrotta si abbatte su Parigi. È giugno del 2016 e la Senna è in piena; un’atmosfera apocalittica e surreale avvolge la città. I dispersi sono sempre più numerosi e il fiume trascina oggetti di ogni tipo. D’un tratto, un canto ammaliante e misterioso attira l’attenzione di Gaspard Snow che, incredulo, sotto un ponte scopre il corpo ferito e quasi esanime di una sirena. Decide di portarla a casa per prendersene cura e guarirla, ma ben presto tutto si rivela più complicato di quanto non sembri. La creatura gli spiega che chiunque ascolti la sua voce si innamora di lei perdutamente fino a morire, e nemmeno chi come Gaspard si crede immune all’amore può sfuggirle. Inoltre, come può un essere marino vivere a lungo lontano dall’oceano? Gaspard non si dà per vinto e trova nell’ingegno, nell’estro e nel potere dell’immaginazione gli strumenti per affrontare questa mirabile avventura e difendere un altro grande sogno: salvare il Flowerburger, il suo locale a bordo di un’imbarcazione, un regno di musica, arte e libera espressione. Con Una sirena a Parigi, Mathias Malzieu dispiega le ali della fantasia, ricreando al sommo grado sensazioni oniriche e personaggi fantastici che richiamano La meccanica del cuore e Il bacio più breve della storia. Rende omaggio all’amore travolgente e impossibile, irrinunciabile energia vitale, fonte di creazione ma anche di distruzione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ciò che Perrault, a suo tempo, fece regalando alla Francia una raccolta di favole, Malzieu lo sta facendo oggi con i suoi racconti: favole moderne di cui, un giorno, non mi stupirei di trovare piccole varianti esattamente come accade per Cenerentola o La Bella e la Bestia.
Una sirena a Parigi è solo l’ultima delle favole di Malzieu la cui scrittura, in questi anni, si è evoluta producendo testi di volta in volta sempre più piacevoli e maturi.
La meccanica del cuore, primo romanzo dell’autore, ci aveva conquistati con il suo linguaggio e le sue atmosfere a metà tra un film francese e una storia di Tim Burton; il Bacio più breve della storia ci aveva ubriacato, letteralmente, di neologismi e pensieri innamorati e, dopo queste due parabole sull’amore e i suoi corollari, L’uomo delle nuvole ci aveva riportato, con dolcezza e un po’ di malinconia, coi i piedi per terra a fare i conti anche con il dolore e la morte che, almeno idealmente, possono essere considerati il controcanto della gioia e dell’amore.
Una sirena a Parigi è un mix, ben riuscito ed equilibrato, di tutte queste suggestioni e tematiche.
Vita e tristezza, amore e morte, sogno e follia duettano per le strade di Parigi e la loro melodia si arricchisce di nuove tonalità e colori che riescono a rendere perfettamente le istantanee tratteggiate dall’autore.

Un altro libro che si aggiudica un 8/10 + un bonus di 2 punti tutto per la traduttrice Cinzia Poli che, ancora una volta, è riuscita a rendere alla perfezione l’estro di Malzieu seguendo il ritmo della sua scrittura come una ballerina ormai abituata alle acrobazie linguistiche del suo partner letterario.
Sarebbe bello, desiderio un po’ bislacco, vedere un giorno un romanzo di questa traduttrice.
Come gli altri romanzi di Malzieu anche questa favola contemporanea merita: vi sono regni, o chiatte se preferite, da salvare, principesse marine da soccorrere, mostri, più umani che mai, da sconfiggere e amici improbabili da trasformare in alleati.

*Jo

L’uomo delle nuvole

Autore: Mathias Malzieu
Anno:  2013
Editore:  Universale Economica Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Tom Cloudman sogna di volare, la volta celeste è per lui un richiamo irresistibile, gli uccelli lo ipnotizzano. Per questo, diventa il peggior acrobata del mondo. Con le sue peripezie involontariamente comiche, a bordo di uno strabiliante marchingegno, si lancia da altezze vertiginose, attirando folle di curiosi. Ferite e contusioni non lo spaventano né lo frenano. Un giorno, all’ennesimo incidente, Tom finisce in ospedale, dove gli scoprono un male incurabile. Tutto sembra irrimediabilmente compromesso, quando, all’improvviso, a illuminare questa nuova vita appare un’affascinante creatura: metà donna metà uccello, intrigante e seducente, gli proporrà un patto. Se Tom si unirà a lei, abbandonandosi a un’estrema metamorfosi in riva al cielo, potrà salvarsi. Piume lievi ed evanescenti, magiche ascensioni nelle notti stellate e una macchina capace di catturare i sogni muovono un universo fiabesco in cui l’amicizia e soprattutto l’amore possono sconfiggere anche le situazioni più tragiche. Con onirica levità e fervida immaginazione, Mathias Malzieu ci invita a rompere le catene della razionalità, a guardare lontano, a guardare in alto. L’uomo delle nuvole è un incantevole romanzo sulla lotta contro la morte, un delicato inno all’amore e alla vita, è un antidoto alla tristezza, che ammalia e fa sognare il lettore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Ancora una volta Malzieu ci regala una favola sospesa tra sogno e realtà.
Lo stile è quello che i lettori già conoscono e, ancora una volta, la traduzione riesce a rendere pienamente giustizia a una prosa surreallista e a una scrittura che, quasi fosse un compositore eccentrico e un po’ folle, accosta termini, gioca con le assonanze e inventa giochi di parole più o meno comprensibili.
La trama si colloca a cavallo tra l’autobiografia romanzata e il timido tentativo di esorcizzare la paura della malattia e della morte.

Chi ha letto e apprezzato La meccanica del cuore e Il bacio più breve della storia, si accorgerà sicuramente del cambiamento che colora queste pagine con tinte più scure e melanconiche, quasi pessimiste a tratti.
Le paure dell’autore trovano una volvola di sfogo in questo racconto lungo, o romanzo breve a seconda dei punti di vista, e quando la loro voce si fa più forte la scrittura ne risente e righe e pagine si dilatano inghiottendo il lettore in capitoli che sembrano, oltre che interminabili, anche abbastanza inconcludenti.
Lo stile è lo stesso con cui sono stati stesi i romanzi sopracitati, ma, dopo il terzo racconto composto da virtuosismi linguistici ed espedienti, questa scrittura un po’ equilibrista ha il retrogusto di qualcosa di già letto e rischia di stancare.
Questo è un romanzo che non va approcciato con spensieratezza: pur sospeso in un mondo da fiaba contemporanea, la realtà tratteggiata da Malzieu è cruda, spietata, grottesca e drammatica; la speranza vola a braccetto con l’amore ma, almeno per questa volta, il lieto fine potrebbe non soddisfare i lettori più romantici.
Il voto che mi sento di dare è 8.5/10.

Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf

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PER AMORE DELLE PAROLE. VITA E PASSIONI DI VIRGINIA WOOLF

Autore: Beatrice Masini
Casa editrice: EL
Anno di pubblicazione: 2005

.: SINOSSI :.

Un’infanzia felice interrotta dalla morte della mamma; una giovinezza di libertà, dedicata a far crescere la propria passione; un marito colto e acuto; una sorella adorata e adorante; amici e amiche brillanti, con cui scambiare pensieri e passioni. Ma anche il timore di non essere riconosciuta come scrittrice, e il pozzo nero della depressione sempre lì a un passo, insidioso, senza fondo. La vita di Virginia Woolf è stato tutto questo.
Età di lettura: da 9 anni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La vita di Virginia Woolf è un capolavoro e la sua biografia, scritta da Beatrice Masini, le rende pienamente giustizia raccontandone la vita con poesia ed eleganza, stile e attenzione alle parole a cui la Woolf era estremamente devota.
Raccontare gli anni di una scrittrice come Virginia Woolf non è un’impresa facile e, leggendo questo centinaio di pagine, si ha la sensazione di trovarsi ad un ballo: un ricevimento a cui sono stati invitati cavalieri affascinanti e terribili come la morte, la malattia e la disperata ricerca di un qualcosa che inesorabilemente sfugge; ma anche timide dame come la vita, l’amore e l’amicizia.
I capitoli sono istantanee di una vita che, pagina dopo pagina, ci sembra sempre più vicina e in un certo senso familiare e, ad un certo punto, i pensieri di Virginia Woolf diventano i nostri e non ci sembrano più così assurdi o frutto di una mente malata.
Nonostante questi doverosi apprezzamenti, sono costretta ad abbassare il voto del libro che ha mancato completamente il pubblico a cui è rivolto (dai 9 anni).
Lo stile poetico e musicale di Beatrice Masini non è facile e non lo trovo particolarmente adatto ai giovanissimi lettori che, il più delle volte, a nove anni stanno muovendo i primi passi nel cammino iniziatico che è la letteratura. La biografia stessa dell’autrice, complessa, spietata e allo stesso tempo romantica, non è stata adattata al pubblico per cui è pensata e alcuni paragrafi introducono il lettore in un mondo che, per il momento, è meglio tenere lontano dai bambini.

Fatte queste considerazioni, il mio voto è 6,5/10.
Mi dispiace assegnare un punteggio così basso ad un libro così ben scritto, ma nel recensirlo ho dovuto tenere conto anche dei dettagli di cui ho già scritto sopra.
Consiglio fortemente questo libro ai giovani lettori (dai 12/13 anni in su) e anche ai lettori più esperti e “stagionati” che, vedendolo tra i libri per bambini, rischiano di lasciarsi sfuggire un testo veramente ben scritto, poetico e realistico; che regala un bel ritratto di Virginia Woolf.

*Jo

Diario

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DIARIO

Autore: Anna Frank
Anno: 1947
Casa Editrice: Einaudi Super ET

.: SINOSSI :.

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno del 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori piú o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subí tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Abbiamo cominciato questo libro in lettura condivisa, una delle nostre tante iniziative, e dopo qualche giorno dalla scadenza è giunto il momento per me di recensirlo.
Sempre che un libro di questa portata possa essere recensito.
Questo è solo e semplicemente il diario di una ragazzina dai tredici ai quindici anni, si trovano i suoi problemi, i suoi pensieri, i suoi primi amori e le sue naturalissime ribellioni. Le sue paure ma soprattutto il suo ottimismo e la sua speranza.
Anne è una ragazzina sveglia, intelligente e ha parole molto mature per essere una ragazzina di tredici anni, si fa fatica, a volte, a credere che quelli siano proprio i suoi pensieri.
Forse non sarebbe così difficile da leggere e recensire se, per tutto il tempo, non si avesse la sensazione di avere l’anima di una persona tra le mani.
Mi sono detta più volte di prenderlo solo come un romanzo, ma come si fa? Ogni volta che notavo la sua tenera speranza nella liberazione, i miei pensieri non potevano non scivolare verso la consapevolezza del suo triste destino: non sarebbe dovuto capitare a lei come a nessun altro.
Non so se tutti i libri hanno la forza di far riflettere, questo certamente la ha.
Sono stata molto colpita dalla storia di come questo libro sia stato portato alla pubblicazione, penso che a rendermi più emotivamente instabile fosse la certezza che solo il padre di Anne ha potuto leggere le parole della sua giovane figlia.

Personalmente non trovo giusto dare un voto a questo libro: è un pezzo di storia, di storia personale e nessuno dovrebbe mai giudicare l’anima di un altro.
Credo solo che tutti noi dovremmo accogliere con coraggio, e ce ne vuole tanto, le parole di Anne e lasciare che lei ci accompagni a viva forza in uno dei momenti più oscuri della storia contemporanea.
Per amore di completezza, invito tutti a non obbligare nessuno a prendere in mano di questo testo. E’ un libro necessario, secondo me, ma portarlo a forza nella vita di qualcuno non gli darebbe il giusto spirito per apprezzarlo.

*Volpe

Il cammino dell’arco

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IL CAMMINO DELL’ARCO

Autore: Paulo Coelho
Anno: 2005
Casa editrice: La nave di Teseo

.: SINOSSI :.

Tetsuya è il miglior arciere del paese, ma si è ritirato a vivere come un umile falegname in una valle remota. Un giorno, un altro arciere venuto da lontano lo rintraccia e si presenta a lui per confrontarsi col migliore di tutti. Tetsuya raccoglie la sfida, in cui dimostra allo straniero che non basta l’abilità tecnica per avere successo, con l’arco e nella vita. Un giovane del villaggio ha assistito al confronto, e implora Tetsuya di insegnargli il cammino dell’arco di cui ha tanto sentito parlare. Il maestro cede all’entusiasmo del giovane e decide di rivelargli i suoi segreti, che non faranno di lui soltanto un bravo arciere, ma soprattutto un grande uomo. Il ragazzo, attraverso una serie di consigli ed esempi, impara così a scegliere con cura gli alleati, a concentrarsi sul giusto obiettivo, a lavorare su di sé con costanza per migliorarsi, trovando la serenità anche nei momenti burrascosi. Vent’anni dopo il successo mondiale del Manuale del guerriero della luce, Paulo Coelho regala ai suoi lettori una nuova intensa storia di formazione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Con una serie di aforismi, più o meno lunghi, Coelho ci accompagna, tramite le parole del saggio Tetsuya, in un viaggio che durerà tutta la nostra vita.
Il cammino dell’arco non è altro che una metafora, forse un po’ prevedibile, della vita e delle sue difficoltà.
Mi aspettavo esattamente quello che ho trovato quindi, in realtà, devo dirmi piuttosto soddisfatta: le parole di Coelho sono belle, scelte con cura e le metafore reggono facendo nascere una lettura a due livelli interpretativi che è comunque degna di rispetto. Personalmente, non sono un’amante sfegatata di questo stile breve e cadenzato. Lo trovo più adatto ad un libro di poesie che ad un libro che vuole mostrarsi come un romanzo che racconta una storia.
Sicuramente, gli insegnamenti di Tetsuya possono essere utili a chiunque in un momento di difficoltà: è sempre bene ricordarsi che la vita è un viaggio e ogni avversità è solo passeggera. In fin dei conti, ha aiutato anche me.

Mi sento di dare al libro un 8/10, come ho detto sopra, immaginavo di trovarmi davanti qualcosa scritto questo stile e ha pienamente soddisfatto le mie aspettative, la sola cosa che non ho apprezzato è stato il tentativo di dare una storia a qualcosa che di per sé reggeva senza bisogno di aiuto.
Lo consiglio a chi vuole leggere qualcosa di leggero e veloce e a chi sta cercando risposte e soluzioni a momenti dolori della propria vita.

*Volpe

IL GIOCO DELL’ANGELO

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IL GIOCO DELL’ANGELO

Autore: Carlos Ruiz Zafon
Editore: mondadori
Anno di pubblicazione: 2008

.:SINOSSI:.

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l’occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de “L’ombra del vento” hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore – scrivere un’opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell’umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Misterioso, cupo, enigmatico e, a tratti, impenetrabile.
Non avrei altre parole per descrivere il secondo romanzo di Zafon dopo “L’ombra del vento”. Romanzo che, oltretutto, comincia come una normalissima storia di sfortuna, amore e fama. Ma sono proprio le storie più comuni a nascondere dietro di sé gli intrecci più complicati e terribili.
Mano a mano che la trama si infittisce, infatti, il protagonista e il lettore sono lentamente introdotti in una spirale, in un inganno, oserei dire un “gioco” per richiamare il titolo del romanzo, così intricato e complesso da far dubitare seriamente di ogni singolo avvenimento.
Efferati crimini, furti d’identità e un pizzico di paranormale si sovrappongono e si mescolano costringendo i personaggi e il lettore stesso a rivedere il concetto di verità: questa parola, piano piano, perderà il suo significato oggettivo per trasformarsi in un’idea soggettiva e manipolabile.
L’autore ha uno stile magistrale: il ritmo è serrato e, soprattutto nelle ultime cento pagine, si fa veramente fatica a staccarsi dalla lettura.
Zafon è stato incredibilmente bravo a mantenere il lettore sullo stesso piano del protagonista: noi non siamo migliori di Martin, il protagonista, e non ci è dato scoprire niente prima di lui. Restiamo sorpresi, sconfortati, felici, esaltati e sollevati assieme a lui. Ogni parola, ogni riga e ogni pagina ci permette di scolpire dentro noi stessi la figura di Martin e crescere assieme a lui.
Le tinte cupe e gotiche dello stile di Zafon funzionano a meraviglia in questo romanzo che è costellato di elementi paranormali pregnanti, eppure così ben nascosti da far dubitare i protagonisti stessi di ciò che vedono, sentono o, addirittura, fanno.

Personalmente, a questo romanzo posso solo dare un 10 pienissimo. Per quanto mi riguarda contiene ogni singolo elemento per essere definito un capolavoro: un protagonista disegnato a meraviglia; una storia d’amore travagliata ma non troppo pregnante; personaggi secondari favolosi nella loro psicologia; mistero e avventura in quantità perfetta.
Lo consiglio a tutti coloro che amano romanzi introspettivi, gialli e anche i thriller visto che il romanzo ha alcuni punti un po’ forti.
A causa di questi episodi violenti, mi sento di sconsigliare il romanzo ai lettori più sensibili.

*Volpe

Sullo scaffale: letture da condividere a San Valentino

libri

In onore della festa degli innamorati abbiamo deciso di regalarvi una lista di libri che pensiamo possano essere letti in totale condivisione con il vostro partner in amore.
Mi raccomando: preparate della cioccolata calda con marshmallows, appoggiatevi l’uno all’altra e scegliete un bel libro insieme! Mi raccomando… non esagerate!

RAGAZZI 

“Twilight” di Stephenie Meyer: Bella si è appena trasferita a Forks, la città più piovosa d’America. È il primo giorno nella nuova scuola e, quando incontra Edward Cullen, la sua vita prende una piega inaspettata e pericolosa. Con la pelle diafana, i capelli di bronzo, i denti luccicanti, gli occhi, color oro, Edward è algido e impenetrabile, talmente bello da sembrare irreale.
Tra i due nasce un’amicizia dapprima sospettosa, poi più intima, che presto si trasforma in un’attrazione travolgente. Finora Edward è riuscito a tener nascosto il suo segreto, ma Bella è intenzionata a svelarlo. Quello che ancora non sa è che più gli si avvicina e maggiori sono i rischi per lei e per chi le sta accanto. Mentre nella vicina riserva indiana riprendono a circolare inquietanti leggende, un dubbio si fa strada nella mente di Bella.
Il sogno romantico che sta vivendo potrebbe essere in realtà l’incubo che popola le sue notti.

“I passi dell’amore” di Nicholas Sparks: Landon Carter è un ragazzo come tanti, che per piacere agli amici talvolta si caccia in guai seri. All’ ultimo anno del liceo, non avendo alternative, decide di invitare al ballo finale della scuola Jamie Sullivan, una ragazza figlia di un pastore e la cui madre è morta anni prima. Jamie è una ragazza piena di fede sincera verso Dio, e per questo appare incompatibile con il temperamento ribelle di Landon, bruciato dalla separazione dei suoi.
Alla fine, però, tra i due scoppia un grandissimo amore, profondo e pieno di rispetto.
Un giorno Jamie svela a Landon un passaggio doloroso della sua vita: da due anni ha scoperto di essere malata di leucemia, e ormai la sua fine è vicina.

“Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Alessandro D’avenia: Il romanzo racconta in prima persona la storia di Leonardo (meglio conosciuto come Leo), ragazzo di 16 anni innamorato di Beatrice, una ragazza dai lunghi capelli rossi. Leo descrive la scuola come una perdita di tempo, ma grazie ad essa ha conosciuto Silvia, la sua fedelissima migliore amica segretamente innamorata di lui. Oltre ad essa giocano un ruolo importante nella sua vita Niko, il suo migliore amico, con cui gioca nella squadra di calcio della scuola, i “Pirati”, Gandalf, il professore di religione, i suoi genitori, ed il “Sognatore”, un giovane supplente di storia e filosofia con cui Leo ha inizialmente un rapporto controverso.
Nella prima parte della storia si nota il lato più scherzoso e spensierato del ragazzo, che però quando scoprirà che Beatrice è malata di leucemia vivrà una trasformazione radicale.  Il ragazzo riuscirà a confessare alla ragazza i sentimenti che prova per lei, ma Beatrice gli dirà che è tutto vano, in quanto lei sta per morire.
Leo continuerà comunque a frequentare Beatrice, che gli farà capire cosa significhi amare e chi in realtà sia la sua anima gemella.

“After” di Anna Todd: Tessa Young, diciottenne, è la classica brava ragazza acqua e sapone, ottimi voti, un ragazzo altrettanto perfetto e un futuro che sembra già scritto.Le piace programmare ogni singolo dettaglio della sua vita, averne il pieno controllo, ma le cose cambieranno dal momento in cui metterà piede al college. S’imbatte in Hardin Scott, amico della sua strana compagna di stanza; lui è il classico cattivo ragazzo, arrabbiato con il mondo, tutto fascino ed eccessi, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi: tutto ciò che lei ha sempre detestato.
Eppure, tra i due nasce un rapporto di odio e amore: appena si ritrovano soli, non possono fare a meno di baciarsi, un bacio che cambierà entrambi, ed accenderà in loro una passione incontrollabile, andando contro ogni previsione e logica.
Ma per ogni passo con cui si avvicinano, c’è sempre qualcosa che li allontana. Tra sensi di colpa e passati difficili, per entrambi sarebbe più facile voltare pagina ed andare avanti, ma se stare insieme è difficile, stare lontani è a tratti impossibile.
Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito? Che sia davvero questo l’amore?

ADULTI:

“Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simons: Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta subito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

“Promettimi che ci sarai” di  Carol Rifka Brunt: Quando hai quattordici anni, il tuo cuore è un luogo oscuro, un labirinto di sentimenti che non sai decifrare. Timida, goffa e sognatrice, June è a disagio tra i coetanei. Preferisce rifugiarsi nel bosco dietro la scuola, con ampie gonne e strambi stivali, fingendo di essere stata catapultata a New York dal Medioevo, l’epoca in cui sarebbe potuta diventare un falconiere. Sarebbe bello riuscire a richiamare a sé, proprio come creature alate, le persone che non ci sono più. Come lo zio Finn: grande pittore e migliore amico di June, l’unico in grado di capirla, strappato troppo presto alla vita da una malattia di cui in famiglia è proibito parlare. Un giorno, June riceve un pacco misterioso. All’interno c’è la teiera preferita di Finn, accompagnata da una lettera firmata da un certo Toby: l’uomo che nessuno, al funerale dello zio, ha osato avvicinare. E che ora chiede proprio a lei di incontrarlo in segreto. June dovrà fare i conti con la paura e la gelosia prima di accettare il fatto di non essere stata l’unica persona speciale nella vita dello zio. E prima di aprirsi a un’amicizia che potrebbe aiutare sia lei che Toby a colmare quel grande vuoto. Dopotutto, era quello che avrebbe voluto Finn: fare incontrare le persone che più aveva amato, unirle come in un’unica cornice affinché si prendessero cura l’una dell’altra. Ecco il suo ultimo desiderio, ecco il suo più grande capolavoro.

“La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano.
L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto.

“Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale: Gioconda, detta Giò, ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto.
La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L’angelo ha un nome: Filemone, ha una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata.
Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro.
Perché a ognuno di loro, grazie a Filemone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, sia possibile silenziare la testa e l’istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.

“Io prima di te” di Jojo Moyes: Louisa Clark ha sempre vissuto in modo semplice, in un mondo di infinite certezze dove niente era troppo o troppo poco. Sa che le basta il suo lavoro da cameriera, sa che le piace il paese dove ha sempre vissuto. Quando perderà il lavoro, però, tutte le sue certezze andranno in fumo. Will Traynor, al contrario, ha perso tutte le sue ricchezze, la fama e il successo dopo un terribile incidente che lo costringerà a stare su una sedia a rotelle.
Per lui, la certezza è una sola ed è che quella vita non la vuole. Sta per compiere il passo estremo quando Louisa entra nella sua vita portando gioia, esuberanza e tanti colori.
La storia di due cuori e due persone separate che si scoprono  piano piano a vicenda in un amore che insegnerà a ciascuno a vivere la propria nuova vita.

CLASSICI SENZA ETA’:

“Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand:  Cyrano de Bergerac è uno scontroso spadaccino dal lunghissimo naso, scrittore e poeta in bolletta dall’irresistibile vitalità.
Leggendaria la sua abilità con la spada, almeno quanto la sua passione per la poesia e per i giochi di parole, con i quali ama mettere in ridicolo i suoi nemici, sempre più numerosi grazie al suo carattere poco incline al compromesso e al suo disprezzo verso potenti e prepotenti.
Spaventoso e inarrestabile con una spada in mano, egli, però, nutre segretamente un candido ed impossibile amore per la bella Rossana, sua cugina.

“Orgoglio e Pregiudizio” di  Jane Austen: Le cinque figlie dell’indimenticabile Mrs Bennet, tutte in cerca di un’adeguata sistemazione matrimoniale, offrono l’occasione per tracciare un quadro frizzante e profondo della vita nella campagna inglese di fine Settecento. I destini di Elizabeth, Jane, Mr Bingley e dell’ombroso Mr Darcy intrecciano un balletto irresistibile, una danza psicologica che getta luce sulla multiforme imprendibilità dell’animo umano, specie quando si trova alle prese con l’amore o qualcosa che all’amore somiglia.

“Suite Francese” di Irene Nemirovsky: “Cosa mi combina questo paese? Osserviamolo freddamente, guardiamolo mentre perde l’onore e la vita” Suite francese è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un poema sinfonico, composto di cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate. è il romanzo della riscoperta della Némirovsky che, dopo mezzo secolo di oblio, viene poi ripubblicata in oltre quaranta lingue. La figlia maggiore, Denise, aveva conservato il quaderno contenente il manoscritto, assieme ad altri scritti della madre, per cinquant’anni senza guardarlo, pensando che fosse un diario, troppo doloroso da leggere. Con sguardo lucido e persino distruttivo, Némirovsky tratteggia implacabile una grande civiltà in sfacelo. Il primo “movimento” difatti racconta in un grande affresco corale l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si spostano con tutto quanto, in un trasferimento di dimensioni bibliche. La seconda parte, invece, descrive i primi mesi dell’occupazione in una piccola città della campagna francese. I protagonisti sono due donne, la vedova Angellier e sua nuora, Lucile, e un ufficiale tedesco, Bruno von Frank. Tra il giovane ufficiale e la sconsolata Lucile scocca una scintilla che presto diventa amore: una vicenda emblematica dello stesso paese che finisce per accogliere i soldati tedeschi come uomini, “dimenticando” la loro natura di nemici..

“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez: Un’amore lungo, diciamo pure infinito quello del poeta, e proprietario della Compagnia Fluviale del Caribe, Florentino Aziza e della bellissima Fermina Daza, giovane ragazza colombiana. Dura ben “cinquantasette anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese” prima di poter essere coronato. La storia di una speranza che può superare ogni ostacolo, di una lunga e fiduciosa attesa. Una storia piena di passione e di sano ottimismo.

“Anna Karenina” di Lev Nikolaevic Tolstoj : Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. “In Anna Karenina è rappresentata – scrive Natalia Ginzburg – la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità.” Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: “Anna Karenina è un’opera d’arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa… e che pure sarebbe necessaria ai popoli d’Occidente.”

*Jo

STORIA DI UNA LADRA LIBRI

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STORIA DI UNA LADRA LIBRI

Autore: Markus Zusak
Anno di pubblicazione: 2005 (con il titolo “La bambina che salvava i libri”)
Casa Editrice: Frassinelli

.:SINOSSI:.

È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte – curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona – “Storia di una ladra di libri” è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito

..: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

“La ragazza che salvava i libri”, o che dir si voglia “Storia di una ladra di libri”, non è un romanzo per tutti, specialmente non lo consiglierei ad un pubblico di adolescenti.
La protagonista, una giovane tedesca di tredici anni, danza con la morte in ogni pagina di questo libro, descrivendo quella che potrebbe assomigliare ad una danse macabre  ballata sulle parole che la giovane Liesel va via via scoprendo nel corso della storia.
La Morte è coprotagonista e si mostra al lettore in tutta la sua umanità, né uomo né angelo nero: solo un’altra scomoda inquilina, immortale spettatrice del mondo che va a pezzi e viene distrutto dall’avidità di pochi.
La Morte che è al mondo da più tempo di noi, che non fa differenze tra tedeschi ed ebrei, ebrei e russi. La Morte che raccoglie le anime e ci provoca con quel suo parlare che sa di grottesco.
La Morte che parla la nostra lingua, la lingua dei tedeschi, degli ebrei, degli inglesi e dei russi. Che conosce molte parole e sa sempre quali scegliere mentre ci descrive, per l’ennesima volta, il suo ingrato eppure necessario compito.

Come ho già detto la storia non è adatta a dei giovani lettori.
I temi trattati sono forti, crudi, e hanno bisogno di essere assimilati esattamente come quando si impara una nuova parola.
Amore, vita, morte, dolore, distruzione, disperazione, sconfitta, vittoria, giustizia, odio, speranza, parole; ognuno di questi concetti viene analizzato, quasi sviscerato, privato dei fronzoli tanto cari ai romantici per mettere a nudo l’umanità che si cela dietro le parole e i sentimenti che da esse scaturiscono.
Purtroppo il cinema, che ha fatto un discreto adattamento di questo romanzo, ci ha rifilato una storia che si allontana parecchio dall’originale e ci ha illuso che questo fosse uno di quei romanzi che si può dare a cuor leggero ad un giovane lettore, magari condendo il tutto con un “leggilo per compito a casa”.
Questo non è un libro che si può leggere come “compito a casa”, lo si può condividere, leggerlo in classe, ma non ci si può misurare con questa storia disarmati e soli, si rischia di venirne investiti.
Lo consiglio? Decisamente sì e gli do 10/10. L’ho adorato dalla prima all’ultima pagina: descrizioni minuziose senza essere noiose, traduzione perfetta (dettaglio molto importante per un romanzo incentrato sull’importanza delle parole) a cui rimprovero solamente i termini in tedesco (sopratutto le parolacce) e le frasi lasciate in lingua originale.
Lo consiglio ai lettori, che sicuramente troveranno un pezzetto di sé nella voracità di questa giovane e temeraria lettrice, e lo consiglio agli scrittori che si rispecchieranno nella giovane scrittrice che emerge negli ultimi capitoli del libro.
Concludo, cosa abbastanza inusuale, con una citazione che penso riassuma al meglio il romanzo.

*** LA LADRA DI LIBRI : ULTIMA RIGA ***

Ho odiato le parole e le ho amate,
e spero che siano tutte giuste.

*Jo

La festa della Salute

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Nell’età moderna pochi eventi influenzarono la produzione artistica e letteraria come la peste: il flagello che ripetutamente si abbatté sul continente europeo mietendo vittime senza alcuna distinzione tra ricchi e poveri, giovani ed anziani, uomini e donne.
Tuttavia la pestilenza che ha maggiormente colpito ed influenzato la cultura seicentesca fu quella che, nel 1630, colpì il Bel Paese e le maggiori città europee: è l’epidemia che si prenderà la vita di Don Rodrigo nel romanzo “I promessi sposi“, che strapperà alla sua città il pittore Tiziano e costringerà le gondole veneziane a rivestirsi della livrea nera che tutt’ora conservano.

La storia di Venezia si intreccia spesso con quella della peste che, nella Serenissima così come in Europa, ha mietuto un gran numero di vittime riducendo drasticamente la popolazione. Non a caso furono i veneziano che, per prevenire il più possibile il contagio, introdussero la pratica della quarantena: un periodo di quaranta giorni che prevedeva l’isolamento delle navi in arrivo al fine di contenere eventuali focolai.
Tuttavia, la contumacia non era sempre una misura di sicurezza sufficiente e quando la pestilenza tornava a fare vittime tra le isole della laguna, i veneziani ricorrevano al cielo per ottenere la protezione che le precauzioni degli uomini non erano riusciti a garantire.
Vengono così erette la chiesa del Redentore, come voto per la fine della pestilenza che nel 1557 colpì la città uccidendo circa un terzo della popolazione, e la chiesa della Salute, o Santa Maria della Salute, in seguito alla drammatica epidemia del 1630.

Se vi trovate a Venezia tra il 18 e il 22 novembre potrebbe capitarvi, camminando tra le calli del sestiere di San Marco, di imbattervi in un ponte di legno di dimensioni modeste che, in maniera impertinente, si getta da un lato all’altro del Canal Grande imitando gli altri due ponti, Accademia e Rialto, che collegano le due sponde del canale: una passerella che, sostenuta da una serie di zattere, collega il Sestiere di San Marco a quello di Dorsoduro permettendo ai veneziani di raggiungere in poco tempo la Chiesa della Salute: il tempio votivo che il senato veneziano, con il beneplacito del Doge, eresse nel 1631 in seguito alla fine della pestilenza che, tra le sue vittime, privò la città del pittore Tiziano.151356j49_1188703554545151_1348157290_n
Da allora, dieci giorni dopo la festa di San Martino, i veneziani si recano in pellegrinaggio tutti gli anni alla chiesa della Salute e davanti all’icona sostano in preghiera accedendo una candela.
Un appuntamento imperdibile che fa sì che questa chiesa, solitamente ignorata e poco frequentata durante il resto dell’anno, si trasformi in una vera attrazione non solo per i veneziani che accorrono a rinnovare la propria affezione alla Madonna, ma anche per i turisti e i curiosi che, attirati dal trambusto e dalle bancarelle, vengono letteralmente traghettati dai fedeli verso le porte del santuario.

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Ad accogliere il visitatore, appena varcato una delle tre porte dell’ingresso, c’è l’altare maggiore al centro del quale è custodita l’icona cretese, oggetto della devozione dei veneziani, a cui fanno da cornice un gruppo di statue tra cui si distinguono, sulla sommità, Venezia impersonata da una donna inginocchiata, la Vergine Maria al centro intenta a scacciare la Peste che, incalzata da un angioletto, si allontana da Venezia e dalla popolazione.
La festa della Salute è, insieme a quella del Redentore che si festeggia a luglio, una delle tradizioni più radicate e famose di Venezia: un impegno e un gesto di venerazione e affetto che annualmente i veneziani rinnovano contagiando con la loro devozione anche i curiosi.

Ma non finisce qui! Come ogni festa popolare che si rispetti, anche la ricorrenza della festa della Salute ha le sue usanze più goderecce tra cui si annovera la “castradina“: un piatto tradizionale, che si consuma alla vigilia della festa, a base di cosciotto di montone, affumicato e stagionato, a cui si abbina una zuppa con foglie di verza, cipolle e vino. Se i vostri gusti sono meno ricercati, o semplicemente volete mangiare qualcosa di più leggero o veloce da consumare, le bancarelle che circondano la chiesa e fanno da cornice alle calli e ai campi sicuramente riusciranno a soddisfare le vostre esigenze con una vasta offerta di dolciumi (dalle frittelle allo zucchero filato senza dimenticare mele e frutta candita) e altri spuntini che renderanno la vostra passeggiata decisamente più gustosa.

*Jo