ASSOCIAZIONE GENITORI E INSEGNANTI

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ASSOCIAZIONE GENITORI E INSEGNANTI

Autore: R.A. Lafferty e altri
Edizione: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1980

.:SINOSSI:.

“Uno dei più grandi misteri della fantascienza – scrive Harlan Ellison presentando al pubblico Usa questa stupefacente antologia – è perché mai i geniali, gloriosi, folli racconti del folle Lafferty non siano stati raccolti in un volume prima d’oggi.”

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Mi ero avvicinata alla lettura di questo testo circa quindici anni, spinta da mio padre che lo amava particolarmente.
Mi ero stufata al primo racconto.
Qualche giorno fa, al contrario, l’ho visto nella libreria e ho deciso di riprovare per vedere se qualcosa fosse cambiato nel testo o in me. In meno di un paio di giorni l’ho finito.
I racconti sono a carattere fantascientifico- filosofico e i miei preferiti sono stati il primo, che da il nome alla raccolta, seguito da “Le sei dita del tempo” e da “Il duello sulla montagna”.
Il finale di ogni racconto lascia dietro di sé una traccia totale di mistero: ci viene promessa una risposta ma questa risposta non arriva perché per tutto il racconto veniamo messi davanti alla ovvia fallibilità dell’uomo che, nonostante venga avvisato del pericolo che corre o venga messo davanti ai suoi limiti, non riesce a comprenderlo.
Avrà successo, quest’uomo, o fallirà?
Solo la nostra mente può dircelo.
Il finale aperto da la possibilità al lettore di continuare la storia nella propria testa creando così una gamma di finali infinita.

Lo consiglio a chi è un po’ grandicello e ha avuto una prima infarinatura di filosofia base, fosse anche quella che si impara crescendo, e a chi ama la fantascienza e il mistero.
Il mio voto, in ogni caso, è un 10/10.

*Volpe

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METRO 2034

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METRO 2034

Autore: Dmitry Glukhovsky
Casa editrice: Multiplayer.it,
Anno: 2011

. : SINOSSI : .

Metro 2034 è una storia di scelte. Scelte tra il bene e il male, tra il fine e i mezzi, tra amore e dovere, mali minori e maggiori. Decisioni che possono cambiare la vita di una persona e decisioni sulle quali poggia il destino del genere umano…una storia di amore, speranza e fede le tre cose che fanno sopravvivere un uomo in un mondo senza speranza per il domani.

. : Il nostro giudizio : .

Rispetto al primo capitolo, che ho divorato malgrado, ho visto un leggero calo e, purtroppo, ha deluso le mie aspettative come solo un sequel di una saga contemporanea riesce può fare.
La trama si sviluppa seguendo le vicende di tre personaggi: tre sagome (a cui se ne aggiunge una quarta) che non sembrano avere nulla da spartire; Hunter, che ritorna dopo una lunga assenza da “Metro 2033”, con una nuova missione per salvare il popolo della metro, Sasha, una ragazzina che ha vissuto gran parte della sua vita in isolamento con la sola compagnia del padre reietto, e Nicolay Ivanovich (in arte Omero), un imbrattacarte che vive tra la nostalgia del passato e l’ossessione di lasciare ai posteri un’opera che eguagli le grandi epopee classiche.
Bugie, verità frammentate, complotti di cui non si può parlare e fughe da una stazione all’altra si assecondano di capitolo in capitolo confondendo, a tratti, le idee sia ai personaggi sia al lettore.
Ritroviamo Artyom, anche lui resuscitato dopo la strage dei tetri, ma sul suo destino dopo le vicende di “Metro 2033” l’autore non ci svela niente (rimedierà forse in “Metro 2035?).
Avvalendosi di un ritmo narrativo che trovo più consono ad un videogioco che non ad un romanzo, l’autore frammezza scena di lotta, sparatorie e massacri a pagine di autentica poesia in cui si scava non solo dentro l’animo del singolo, ma si fanno vibrare i sentimenti che accomunano ogni essere umano vivente: il senso della vita, della morte, del bene e del male, la costante tendenza dell’anima all’immortalità sia sulla terra che nella vita oltre la morte; pagine dense che riscattano degnamente le parti più noiose o ridondanti.

Come ho già detto: rispetto al primo capitolo della saga mi aspettavo molto di più, quindi il mio voto cade da 10/10 a 7,5/10, con la speranza che “Metro 2035” risollevi in zona cesarini la mia considerazione su questa saga. Consiglio questo libro? Sì: la distopia creata da Glukhovsky è terribilmente credibile, ben strutturata e senza nulla lasciato al caso.
Non ci sono eroi adolescenti con manie di rivoluzione (anche se Sasha si impegna parecchio nel ruolo di prima donna) e sicuramente  piacerà molto a chi ama i ritmi narrativi serrati e i misteri della metro e dell’animo umano.

*Jo

LA REGINA DEI DRAGHI

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LA REGINA DEI DRAGHI

Autore: G.R.R. Martin
Casa editrice: mondadoriAnno di publicazione: 2001

.:SINOSSI:.
Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei Re prosegue senza esclusione di colpi. All’estremo nord, oltre la barriera di ghiaccio, forze oscure stanno facendosi sempre più minacciose e incombenti. Solo Jon Snow, figlio bastardo di lord Eddard Stark, e un pugno di Guardiani della notte, possono difendere il regno degli uomini dall’invasione di barbari e giganti agli ordini del brutale Mance Rayder.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.
Diciamo che andavo abbastanza sul sicuro amando, io, molto la serie ed essendomi letteralmente mangiata i capitoli precedenti.
Adoro il modo che Martin ha di descrivere, specialmente quando si parla di psicologia del personaggio o delle battaglie: i dettagli non si sprecano, le scene di stordimento danno senso di spaesatezza al lettore stesso; si empatizza in modo totale con il protagonista del momento desiderando sapere sempre di più.
La storia scorre bene, a tratti è quasi frenetica, in altri è invece più rilassata. I personaggi sono meravigliosi, specie perchè Martin riesce a descrivere le infinite sfumature dell’animo umano facendoci vedere personaggi buoni e i loro tratti negativi e personaggi cattivi con i loro tratti positivi, cosa a cui io sono molto attaccata.
Ci sono un’infinità di richiami “Storici” che incuriosiscono tantissimo il lettore: vengono citate battaglie o personaggi importanti per il contesto in cui si svolge la vicenda e alle volte si desida di poter aver vissuto in quelle terre di ghiaccio e di fuoco per poter conoscere a propria volta quelle bellissime leggende.

Consiglierei il libro, naturalmente, a chi ha già cominciato la saga, a chi ama il fantasy o si è appassionato alla celeberrima serie televisiva.
Chi, invece, non ha mai amato particolarmente il fantasy potrebbe trovarci un formidabile thriller politico, quindi non lo scarterei a prescindere.
Penso di sconsigliare la saga in generale a chi non ama molto le scene forti o il sangue.
Penso si meriti un bel 9/10, solo perchè non è il capitolo più avvincente della saga.

*Volpe

SANGUE E NEVE

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SANGUE E NEVE

Autore: Jo Nesbo
Casa Editrice: Einaudi
Anno pubblicazione: Originale 2015, Italiano 2016

.:SINOSSI:.

Olav è un killer. Del resto, uccidere è l’unica cosa che gli riesce bene. Dislessico, incapace di fare i conti più semplici, troppo tenero di cuore per fare il protettore, Olav lavora per Hoffmann, il capo della mala di Oslo, ma si considera un free lance. Quando Hoffmann gli ordina di uccidere la sua seconda moglie perché questa lo tradisce, Olav sa che ne verranno solo guai. E quando, anziché ucciderla, della donna Olav si innamora, i guai non possono che aumentare. Adesso Olav è braccato, e così Corina. La sua unica speranza è uccidere Hoffmann prima che questo uccida lui.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Già il retrocopertina prende, figurarsi il resto!
Avendo già letto un libro di Nesbo ed essendomene innamorata ho pensato che sarei andata sul sicuro ed infatti è stato così: come sempre, con uno stile semplice ma efficace, Nesbo ci presenta una storia molto interessante e particolare in cui si muovono personaggi altrettanto unici.
La professione del killer, personalmente, non l’ho mai assimilata a persone dal cuore tenero, mi aspettavo di trovarmi davanti sempre e solo ad assassini dal cuore di ghiaccio, senza scripoli, poco umani. Bene, Nesbo mi ha fatto cambiare idea facendomi vedere, di nuovo, che le persone sono tali perchè riescono a coprire piacevolmente tutte le sfumature di grigio che vanno dal bianco al nero.
Lo stile, come sempre, è semplice nonostante le difficoltà che ci potrebbero essere nello scrivere in prima perona dal punto di vista di un protagonista particolare come Olav che sa esporci la brutalità di un omicidio e la dolcezza di un cuore innamorato. Personalmente ho trovato particolare e divertente il fatto che in un dialogo con un commesso cinese, il traduttore abbia scritto le “L” al posto delle “R”.

Il mio voto a questo romanzo è un 10/10 pieno! Mi ha fatto emozionare, mi ha tenuto in sospeso fino alla fine e mi ha fatto una bellissima compagnia.
Consiglio questo romanzo a chi ama il Noir o i Gialli, lo sconsiglio, invece, a chi è molto sensibile e odia il sangue o la violenza.

*Volpe

Consigli di lettura per menti accaldate

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Dopo aver letto una ricerca riguardo al fatto che quando fa molto caldo, per sentire un po’ di fresco, bisogna cercare di convincere il proprio cervello di essere in un posto freddo, ho pensato di suggerirvi alcune letture atte a stimolare in voi questa reazione e a rendere più piacevole il torrido caldo estivo.

Eccovi dunque cinque libri che, personalmente, leggerei in caso di caldo estremo.

Consiglio numero 1: “20.000 leghe sotto il mare” di Jules Verne.
Non parlerà di lande ghiacciate e desolate ma, personalmente, la sola idea del mare e dell’acqua fredda dell’oceano già mi fanno sentire meglio.
Si tratta di un classico di cui sono state fatte innumerevoli trasposizioni cinematografiche (anche animate) adatto specialmente a chi ama l’avventura e il mare!

Consiglio numero 2: “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
L’ambientazione di questo romanzo mi richiama luoghi freddi: non so voi, ma quando penso alle chiese o ai monasteri non riesco a non sentire sulla pelle il fresco che si prova solitamente entrando in quegli edifici normalmente bui e dalle mura molto spesse. Specie se a condire il tutto c’è un po’ di mistero!
Naturalmente, questo romanzo è consigliato a chi ama i gialli, i classici e i misteri apparentemente irrisolvibili!

Consiglio numero 3: “La regina delle nevi” di Andersen.
Questa è una fiaba adatta a grandi e piccini, da leggere magari tutti insieme. Leggendola sarà impossibile, specie per coloro che sono molto empatici con i piccoli protagonisti, non provare un certo gelo alle ossa e al cuore.

Consiglio numero 4: “Le Cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio” di Lewis.
La Narnia congelata dall’incantesimo della strega e lo sforzo dei quattro giovanissimi eroi per riportare tutto alla normalità non può non appassionare e, immergendosi in quel luogo magico e freddo, i più accaldati troveranno sicuramente un po’ di sollievo.
Per di più, la bellezza di questo libro è disarmante! Assolutamente consigliato agli amanti del fantasy, dell’avventura e di romanzi che fanno anche ragionare.

Consiglio numero 5: “L’uomo di neve” di Nesbo.
Ambientato in una fredda ed innevata Oslo, questo romanzo di crimini è adattissimo alle menti accaldate appassionate di gialli.
Seguire indagini inquietanti con come protagonista principale la neve non potrà che rinfrescare le vostre torride giornate.

 

L’UOMO DI NEVE

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L’UOMO DI NEVE

Autore: Jo Nesbø
Casa editrice: Pickwick
Anno: 2007, edizione italiana 2010

.:SINOSSI:.

In una Oslo imbiancata dai primi fiocchi dell’anno, una donna scompare senza lasciare traccia. L’unico indizio per la polizia è un pupazzo di neve, avvolto nella sciarpa della vittima, che sembra scrutare dritto nella sua stanza da letto.
Il commissario Harry Hole, incaricato delle indagini, scoprirà che il caso è legato ad altre sparizioni misteriose avvenute in città negli ultimi vent’anni, dietro alle quali potrebbe celarsi uno spietato serial killer.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

In primo luogo, voglio ringraziare la persona che mi ha fatto una testa enorme riguardo questo autore perchè io cominciassi a leggerlo.
L’uomo di Neve è un giallo, come si intuisce chiaramente dalla sinossi, dai tratti macabri e inquietanti che tiene il lettore sulle spine fino all’ultimo capitolo e anche oltre.
Cominciamo dal protagonista: il commissario Harry Hole. Scordatevi tutti quei poliziotti belli e dannati che avete visto alla TV, il commissario Hole non fa parte di quella categoria: non è buono, è egoista, ex alcolista che ha smesso per un amore che non viene neanche più ricambiato, orgoglioso ma gentile e bravo nel suo lavoro; Harry Hole racchiude in se stesso diversi lati dell’animo umano ed è così reale che, alla fine del libro, ci sembra di averlo conosciuto davvero, di averci parlato e di aver lavorato con lui come spettatori per tutte le 500 pagine, ci sembra davvero di esserne amici e la cosa mi ha fatto davvero molto piacere.
L’autore ha l’abilità di saper caratterizzare meravigliosamente chiunque: in meno di mezza pagina si conosce qualsiasi cosa di ogni comparsa del libro ed è una cosa che ho trovato meravigliosa perchè mi ha permesso di capire quelle persone fino in fondo, di affezionarmi a quei personaggi magari nominati una sola volta per poi tornare alle loro normalissime vite.
Nesbø è veramente bravo anche nelle descrizioni, non lascia alcun dubbio al lettore: i movimenti dei personaggi sono precisi e veri e gli ambienti molto realistici, mi è davvero parso di averli davanti agli occhi.
In questo libro si segue un caso al limite della follia, si intuisce poco, si arriva piano piano ai particolari nello stesso identico momento in cui ci arriva Hole e spesso, quando si ha un dubbio, la voce dell’uomo lo esprime pochissime righe dopo. Ci fa provare orgoglio e frustrazione assieme al protagonista e mette nel nostro cuore lo stesso bisogno di risolvere il caso che ha il commissario.

Ho adorato questo libro e per questo mi sento assolutamente di dargli un bel 10/10!
Lo SCONSIGLIO a chi è abituato a letture più fresce e a chi scene forti e un po’ esplicite infastidiscono, mentre lo CONSIGLIO assolutamente agli amanti dei gialli o dei thriller con grande spirito investigativo.

*Volpe

LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

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LIEBESTRÄUME – SOGNO D’AMORE

Autore: Daniela Iannone
Casa editrice: Albatros
Anno: 2016

.: SINOSSI : .

La fitta coltre di nebbia che impediva di vedere il cielo, a qualsiasi ora del giorno, era davvero insolita. C’era chi lavorava tutto il giorno in miniera e quindi non ci faceva caso, chi scrollava le spalle non curandosene e c’era una vecchina che con le sue carte aveva letto che il colore che l’aria aveva da un mese fosse senza ombra di dubbio un cattivo presagio. Qualcosa di terribile stava per succedere nel castello di Cassano D’Adda, i Tarocchi dicevano sempre la stessa cosa: sangue e dolore. Ma anche se si sapeva a chi sarebbe successo, il corso ineluttabile del destino non si poteva cambiare, non si poteva fare nulla. Nella nebbia si celava la malvagità e l’avidità di un uomo crudele e la commovente storia d’amore senza tempo della contessina Miranda Varriale e del giovane Laerte. Passato e presente si intrecciano, un incubo si trasforma in un sogno d’amore che, nelle dolci note melodiche e romantiche di “Liebesträume” suonato al pianoforte, ci riporta nell’Ottocento anche se si dovrà aspettare oltre centocinquanta anni perché il sogno si realizzi.

. : Il nostro giudizio : .

“Liebesträume”, sogno d’amore, non è solamente un’opera del compositore ungherese Franz Liszt, ma è soprattutto il desiderio che ognuno nasconde nel proprio cuore. Ai più sfortunati questo sogno d’amore viene negato, per altri risulta una corsa ad ostacoli, c’è chi invece ha un percorso già spianato ed infine ci sono loro, gli sciocchi, che non si rendono conto di vivere già il loro sogno d’amore.
Questa storia parla dell’amore degli sfortunati e degli sciocchi.
Due trame si intrecciano collegando, come le radici sotterranee di un albero, vite appartenenti a secoli diversi: Miranda e Laerete, a metà del 1800, Albero e Lavinia, ai giorni nostri, due storie d’amore che non hanno nulla a che spartire ma che possono insegnare tanto a chi ormai è abituato a dare per scontata la presenza del proprio amato accanto a sé.
Lacrime e sangue si mescolano alla pioggia e al vino, la disperazione dell’amore diventa esasperante e alla fine insopportabile rompendo equilibri delicati come quelli tra vita e morte, sogno e realtà.

A Daniela Iannone riconosco il merito di avermi fatto apprezzare un romanzo completamente incentrato su una storia d’amore e non è un merito da poco.
Trama e stile sono lineari, il testo è ben scritto e con descrizioni nitide ma a volte un po’ troppo concise. I cambi di scena repentini fanno assomigliare il testo ad una sceneggiatura ben scritta e questo rende la lettura ancor più scorrevole e “costringe” il lettore a lavorare maggiormente di fantasia.
I protagonisti hanno una psicologia non troppo complessa, ma che riesce a stupire per la loro capacità di reagire agli accadimenti.
Mi sono piaciuti maggiormente i personaggi che si muovono nel quadro ottocentesco, e ai quali è dedicato più spazio, e che mi hanno ricordato vagamente altri due promessi sposi la cui vicenda, oltre ad avere un lieto fine, è annoverata tra i classici italiani.
Ho apprezzato molto personaggi come il parroco, che mi è sembrato un buon compromesso tra i manzoniani Don Abbondio e Fra Cristiforo, così come ho trovato davvero divertenti le scene in cui l’arguzia femminile ha la meglio sulla brutalità maschile dell’antagonista. Antagonista che mi aveva davvero impressionata ma che, unico neo dei personaggi, è stato un po’ troppo estremizzato nella sua cattiveria tanto che anche la sua credibilità è, ad un certo punto, sfumata agli occhi delle sue vittime che non si mostravano più impressionate dalle sue minacce.
Ad ogni modo non mi sento di criticare troppo aspramente l’autrice essendo “Liebesträume – Sogno d’amore” il suo primo romanzo incentrato su una storia d’amore.
Il voto che do a questo romanzo è 9/10 perché, a parte i piccoli nei che ho riscontrato, la lettura è stata davvero piacevole e l’ho divorato in poco più di un giorno.
Consiglio caldamente la lettura di questa storia a tutte le anime romantiche, a chi crede fermamente in quell’amore vero che supera il tempo e perfino il confine tra vita e morte e, infine, a chi non ha paura dei fantasmi.
A chi SCONSIGLIO questo romanzo: se avete paura dei fantasmi, siete particolarmente paranoici o suscettibili verso le storie che parlano di luoghi posseduti e presenze, questo libro NON fa per voi.
Che questo sia o meno il genere di storia che state cercando vi consiglio comunque di comprarlo!
Infatti parte dei proventi ricavati dalle vendite di questo romanzo andranno all’associazione ASAMSI che dal 1985 raccoglie fondi per promuovere studi e ricerche per individuare la terapia più adatta per la cura dell’ Atrofia Muscolare Spinale (SMA) nelle varie forme cliniche. Un’occasione da non perdere! La letteratura che fa (del) bene.

*Jo

L’ISOLA DEI MORTI

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L’ISOLA DEI MORTI
Autore: Valerio Massimo Manfredi

Casa editrice: Mondadori

Anno: 2002.: SINOSSI : .

Questa storia prende avvio e ispirazione dal rinvenimento e dallo scavo di due relitti medievali affondati presso l’isola, oggi sommersa in laguna, di San Marco in Boccalama, usata come luogo di sepoltura, se non di discarica, dei morti della peste del 1348. L’autore raccoglie gli elementi documentali di base di questa importante impresa archeologica ma rimescola completamente le carte per far partire un’avventura che subito decolla verso la dimensione dell’intrigo, del mistero e della caccia affannosa a un tesoro scomparso. Non si tratta di monete d’oro e d’argento né di un bottino di guerra dei marinai della Serenissima. Si tratta di un tesoro che nessuna somma di denaro potrebbe mai pagare, un patrimonio dell’anima, l’eredità di una mente superiore.

. : Il nostro giudizio : .

Purtroppo, devo ammettere che questo brevissimo romanzo di Manfredi non mi ha entusiasmato quanto avrei sperato.

Lo stile di Manfredi, solitamente molto chiaro ed estremamente coinvolgente che spinge alla curiosità e all’immedesimazione del lettore, in questo caso è lasciato in sottofondo e a tratti sparisce quasi del tutto regalandoci una bellissima trama scritta in modo troppo frettoloso.

Ci sono alcune situazioni che sembrano infilate in modo quasi casuale all’interno della trama e ci si aspetta che abbiano uno sviluppo che, però, non arriva mai cosa che confonde non poco le idee al lettore.
La geografia di Venezia, tuttavia, è spiegata molto bene e si nota che Manfredi ha una certa dimestichezza con l’archeologia rendendo estremamente realistiche le situazioni ad essa correlata.

Mi sento di dare a questo romanzo un 7/10 perchè, nonostante tutte le sue piccole pecche, arrivata alla fine sono andata a cercare se vi fosse un seguito (forse per ottenere un minimo di soddisfazione personale), pertanto non posso dire che non mi sia piaciuto.
Di certo non rientrerà nella lista dei libri da rileggere o in quella dei miei libri preferiti.

*Volpe

PROMETTIMI CHE CI SARAI

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PROMETTIMI CHE CI SARAI
Autore: Carol Rifka Brunt
Casa editrice: Piemme
Anno: 2014.

. : SINOSSI : .

Quando hai quattordici anni, il tuo cuore è un luogo oscuro, un labirinto di sentimenti che non sai decifrare. Timida, goffa e sognatrice, June è a disagio tra i coetanei. Preferisce rifugiarsi nel bosco dietro la scuola, con ampie gonne e strambi stivali, fingendo di essere stata catapultata a New York dal Medioevo, l’epoca in cui sarebbe potuta diventare un falconiere. Sarebbe bello riuscire a richiamare a sé, proprio come creature alate, le persone che non ci sono più. Come lo zio Finn: grande pittore e migliore amico di June, l’unico in grado di capirla, strappato troppo presto alla vita da una malattia di cui in famiglia è proibito parlare. Un giorno, June riceve un pacco misterioso. All’interno c’è la teiera preferita di Finn, accompagnata da una lettera firmata da un certo Toby: l’uomo che nessuno, al funerale dello zio, ha osato avvicinare. E che ora chiede proprio a lei di incontrarlo in segreto. June dovrà fare i conti con la paura e la gelosia prima di accettare il fatto di non essere stata l’unica persona speciale nella vita dello zio. E prima di aprirsi a un’amicizia che potrebbe aiutare sia lei che Toby a colmare quel grande vuoto. Dopotutto, era quello che avrebbe voluto Finn: fare incontrare le persone che più aveva amato, unirle come in un’unica cornice affinché si prendessero cura l’una dell’altra. Ecco il suo ultimo desiderio, ecco il suo più grande capolavoro.

. : Il nostro giudizio : .

E’ un romanzo che parla di malattia, di rancori che dormono come piante di un sottobosco, di viaggi nel tempo e di quell’amore di cui è proibito parlare ad alta voce, ma che deve essere raccontato a bassa voce come un segreto.
Erano anni che non piangevo sulle pagine di un libro e sono contenta di aver trovato un romanzo che mi abbia fatto vibrare fin dentro alle ossa, coinvolgendomi visceralmente e dandomi un motivo per piangere, anche in pubblico, senza provare vergogna.
Come ho già detto è un romanzo che parla di malattia, la piaga dell’AIDS che come un parassita corrode fino a stroncare la propria vittima, di vergogne e rancori che come spettri si aggirano tra i vivi e come lupi fanno sentire in lontananza la loro presenza e di un amore che racconta con delicatezza e sensibilità le vicende amorose di una coppia omosessuale marchiata dalla società e dalla malattia.
Nessuna propaganda né lamentosa apologia dell’omosessualità, nessun monologo che trasuda di vittimismo.
“Finché morte non ci divida” non è una clausola nel contratto matrimoniale, ma la promessa di fedeltà che qualsiasi coppia di amanti si scambia quando due vite si fondono in una.
Un libro che merita di essere letto, sottolineato e diffuso; un romanzo che consiglio vivamente e che avrei voluto aver letto molto prima di adesso.
Una storia che parla a lettori di qualsiasi orientamento e che ci racconta l’amore fedele fino alla fine ed anche oltre.

Ovviamente il voto non può che essere 10/10, la versione rigida costicchia, ma fortunatamente è già disponibile la versione economica che costa un po’ meno.
*Jo

Il libro di Belle

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La Bella e la Bestia“, classico Disney del ’91, è un cortometraggio animato che è entrano nella storia del cinema e nei cuori di una generazione.
Per la prima volta, la Disney puntò su una protagonista femminile che segnava un punto di svolta e una nuova concezione di principessa ed eroina.
Belle, infatti, è tutto tranne la tipica “donzella in difficoltà” (gli amanti della Disney capiranno la citazione): è emancipata, colta, curiosa, coraggiosa e, caratteristica che la rende una tra le protagoniste Disney più amate, lettrice accanita (bisognerà aspettare Jane Porter in “Tarzan” per imbattersi in un’altra topolina di biblioteca).
Proprio un libro, che oltretutto compare solo nei primi minuti del film, racchiude uno dei più grandi misteri del film, un mistero che continua a dividere i fan Disney e che sembra destinato a rimanere irrisolto.

Durante la canzone iniziale Belle si reca dal suo amico libraio per restituire un libro e gli chiede di poter prendere nuovamente in prestito un libro che parla di:

“Posti esotici, intrepidi duelli, incantesimi, un principe misterioso!”

“Far off places, daring sword fights, magic spells, a prince in disguise!” (= Posti lontani, intrepidi duelli, incantesimi, un principe travestito!”

Questa breve descrizione lascia supporre che Belle stia leggendo la sua storia, così come tramandata dalla tradizione europea e che, tra 1700 e 1800, venne riscritta in numerose versioni ricche di dettagli che cambiavano da un autore all’altro.
Nella favola francese Belle è figlia di un mercante che viaggia per il mondo portando alle sue figlie doni meravigliosi finché, per colpa di una tempesta, fa naufragio vicino ad un’isola su cui si erge un bellissimo castello circondato da un giardino ancora più bello.
Non trovando guardie, l’uomo si avventura tre le siepi di questo giardino finché non trova una bellissima rosa rossa che decide di cogliere per sua figlia Belle. Il gesto scatena però l’ira della Bestia che lascia andare il mercante con la promessa di far venire al suo posto la figlioletta.
Da questo punto in poi la storia procede più o meno come ci è stata raccontata dalla Disney: Belle deve rientrare per assistere il padre malato dove viene trattenuta dalle sue sorelle invidiose e questo ritardo fa morire la Bestia di dolore. Solo al suo ritorno Belle scoprirà, una volta dichiarati i propri sentimenti alla Bestia morente, che il mostro è in realtà un principe rimasto vittima di un incantesimo.

L’ipotesi che Belle stia effettivamente leggendo la sua storia sembra essere sempre più accreditata, ma qualche minuto più tardi la giovane, immersa nella lettura, ci svela qualche altro particolare.

“Lei si sta innamorando e tra poco scoprirà che lui è il suo re.”

“She meets prince charming early on, but won’t discover that it’s him till chapter three!” (= lei ha incontrato il principe azzurro, ma non saprà chi sia realmente fino al capitolo tre)

Anche in questo caso i fan sostengono che la storia d’amore in erba sia quella tra la Bella e la Bestia, ma un’altra  ipotesi si è fatta largo proprio in virtù di questa frase che, in lingua originale, suona in modo completamente diverso dalla versione italiana.
Le avventure di Belle sono ambientate nella Francia del 1700 (si suppone nella prima metà del secolo vista la presenza della nobiltà e di un re), lo stesso paese in cui, un secolo prima, Charles Perrault trascriveva la sua versione de “La Bella addormentata nel bosco“(“La Belle au bois dormant“) che narra la vicenda di un’altra principessa, la cui storia è stata resa famosa dall’omonimo classico Disney, costretta a vivere lontana dalla corte senza sapere delle sue origini reali e che, un giorno, incontra un giovane di cui si innamora senza sapere che egli è in realtà un principe.
Per quanto i natali de “La Bella addormentata nel bosco” siano francesi, non è da escludere che l’ambientazione, come spesso accade nelle favole, non faccia riferimento ad alcun luogo reale, ma sia piuttosto “un regno lontano”.
Guardando inoltre l’immagine che Belle mostra alle pecore presso la fontana, vediamo illustrato quello che sembra essere il primo incontro tra due giovani umani, cosa che non sarebbe possibile se la storia in questione fosse appunto “La Bella e la Bestia” perché la trasformazione del principe avviene solamente alla fine del racconto, mentre qui viene inquadrato un capitolo centrale.
Sotto si vede poi una didascalia in cui compaiono alcune parole, appena visibili, in francese (tutte le scritte che compaiono nel lungometraggio e che non hanno alcuna rilevanza per la trama sono, per coerenza al contesto, in lingua francese): parole, appena leggibili, a cui si aggiunge un grafema indecifrabile ma che, nel contesto, potrebbe essere “au“all’interno del titolo “La Belle au bois dormant“, altri hanno ipotizzato che la didascalia sia “Le Prince charmant” un personaggio a cui non è mai stata dedicata nessuna favola e che compare ne “La Bella addormentata nel bosco” con il nome di Principe azzurro (Prince charmant in francese), differentemente dalla versione Disney dove viene chiamato Filippo.
Forse la didascalia non è il titolo della storia, ma solamente un capitolo in cui, appunto, avviene l’incontro tra i due giovani.

Forse non sapremo mai che libro i registi hanno voluto far leggere alla nostra beneamata Belle, con questo breve approfondimento si è cercato di dare una spiegazione al misterioso libro di Belle, ma, e questa è la grandezza delle storie, decidere a cosa credere spetta solo a voi.

*Jo

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