Io, Caterina

.: SINOSSI :.

“Se scrivessi la mia biografia, stupirei il mondo”, ha detto Caterina Sforza. Figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, Caterina ha dato prova del suo carattere già a dieci anni, quando si è proposta per diventare la moglie di Girolamo Riario, in sostituzione della cugina undicenne, giudicata troppo giovane per consumare il matrimonio. Dotata di una cultura vastissima, si è distinta in discipline considerate appannaggio esclusivo degli uomini, come l’alchimia, la chimica e le arti belliche. Dopo la morte del marito, ha governato da sola Imola e Forlì, guidando persino l’esercito in battaglia. Durante l’assedio della rocca di Ravaldino, non si è lasciata mettere con le spalle al muro da chi le aveva intimato di arrendersi, minacciandola di ucciderle i figli; al contrario, Caterina ha risposto sollevando la gonna e urlando: “Fatelo, tanto qui ho lo stampo!” Nella sua breve vita, Caterina ha fatto di tutto, tranne scrivere una biografia. Seicento anni dopo, è una sua discendente, Francesca Riario Sforza, a celebrare la straordinarietà della sua antenata in un romanzo che ci restituisce l’immagine di una donna in anticipo sui tempi, che non si è rassegnata al ruolo di moglie e madre, ma ha lottato per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. Una donna forte, indipendente e incredibilmente moderna.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Quello di Francesca Riario Sforza è un libro molto difficile da giudicare: se da una parte abbiamo una storia vera e dettagliata che accompagna il lettore a scoprire le vicende che hanno visto Caterina Sforza come protagonista, dall’altra abbiamo un testo di qualità discutibile in cui i difetti forse superano i pregi.
Nonostante la copertina riporti la dicitura “romanzo”, il libro somiglia più ad una raccolta di documenti riguardanti Caterina Sforza trascritti per essere fruibili dal grande pubblico. Come per ogni libro-cronaca, la lettura è pesante e purtroppo questo ha avuto un’influenza negativa sullo stile: pur di inserire i numerosissimi dettagli della vita della famosa contessa di Imola e Forlì, l’autrice ha perso completamente di vista la narrazione, tanto che il romanzo quasi non ha una trama. I dialoghi sono pochi e, quando ci sono, risultano un po’ improbabili; le descrizioni sono didascaliche e poco curate. Alcuni passaggi degni di interesse sono trattati dall’autrice in pochissime pagine, mentre altre curiosità, di cui però esisteva evidentemente più materiale, sono trattate con una dovizia quasi eccessiva.

Bisogna amare moltissimo il personaggio storico, e io vi assicuro che stimo molto quello che Caterina Sforza è stata al suo tempo, per arrivare volentieri alla fine del romanzo che, altrimenti, risulta pesante.
Purtroppo, lo stile infastidisce e non permette di apprezzare completamente una storia che potrebbe essere molto affascinante e, raccontata nel modo giusto, coinvolgerebbe il lettore dalla prima all’ultima riga. Forse per paura di recare offesa alla propria antenata, Francesca Riario Sforza si è astenuta dal rivisitare un po’ i documenti in suo possesso e renderli più adatti ad un romanzo.
Un pregio dell’autrice, invece, è quello di rendere umani e tangibili, in un certo senso di nuovo vivi, i personaggi storici che si muovono tra le sue pagine. Alla fine del libro sembra di aver avuto a che fare davvero con Caterina Sforza e tutti coloro che, per un motivo o per un altro, hanno condiviso la vita con lei.

Sulla trama non c’è molto da dire: trattandosi della vita di Caterina Sforza, gli episodi riportati sono realmente accaduti e riportati con molta precisione. Il problema è che manca un filo conduttore, dunque la storia è lasciata un po’ a se stessa e questo è un vero peccato soprattutto perché, come molti autori di romanzi storici hanno mostrato con la loro penna, scrivere storie vere in modo accattivante è possibile.
Nel complesso, credo il libro meriti un 7/10. Tenendo conto che non si tratta di un romanzo quanto di una cronaca con alcuni paragrafi romanzati, un lettore interessato a conoscere con precisione la vita di Caterina Sforza troverà in questo libro proprio quello che cerca.
Personalmente, l’ho trovato molto interessante, anche se avrei preferito uno stile più semplice e meno storiografico che, forse, mi avrebbe coinvolta di più. Conoscevo già, in parte, la vita di Caterina Sforza e ho trovato tra le pagine di Francesca Riario Sforza alcune curiosità che hanno gettato nuova luce sulla figura della contessa di Forlì.

*Volpe

Io sono la strega

IO SONO LA STREGA

Autore: Marina Marazza
Casa editrice: Solferino
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

Caterina da Broni, governante, prostituta, avventuriera e strega. Caterina è una bambina strana per il suo tempo, sa addirittura leggere grazie al padre maestro. Rimasta incinta a tredici anni in seguito a una violenza, va in sposa a un uomo che non è chi dice di essere. Ma invece di rassegnarsi a un destino di schiavitù, sceglie di fuggire.
La sua intera vita diventa così una picaresca ricerca del proprio posto nel mondo, attraverso un territorio lombardo intriso di acque e brume, dove la vita è scandita dallo scorrere del Po. La sua strada la porta da una locanda assai equivoca a una raffinata bottega di tipografi e poi alla «corte» di un capitano di ventura, fino ad arrivare a Milano, la grande città dominata dagli spagnoli, teatro di intrighi e lotte per il potere.
Qui, l’accusa di aver «affatturato» l’anziano gentiluomo da cui è a servizio la conduce in prigione. La pena è il rogo: così muore una strega e Caterina è convinta di esserlo, di aver venduto l’anima al diavolo per poter sopravvivere. A eseguire la sentenza è chiamato Salem, celebre boia, un uomo bellissimo e tormentato: su quella pira lui rischia di perdere qualcosa di molto importante, che non sapeva di possedere.
Sensuale, inquieta, spietata, tenera e decisa, Caterina da Broni è la protagonista autentica di uno dei più famosi processi alle streghe che la storia abbia tramandato. In questo romanzo prende vita come eroina modernissima, in una narrazione scintillante di ricerca storica, ricostruzione d’epoca, racconto di eventi che si susseguono con ritmo incalzante. Mentre attraversa, ribelle, il suo tempo, sul suo cammino aleggia una domanda: qual è il confine tra giustizia e delitto?

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

“Sono sicura lo amerai”, mi ha detto la libraia prima di mettermi in mano una copia di questo romanzo. Io, scettica, l’ho sfogliato e poi ho deciso di dargli una possibilità, anche perché raramente la mia libraia si sbaglia.

Il romanzo della Marazza è una storia vera, ma inventata. Il suo pregio più grande, secondo me, è l’essere realistico sotto ogni punto di vista pur restando un racconto di fantasia: è evidente che l’autrice conosca molto bene il periodo storico analizzato, perché serve al lettore dettagli intriganti ed accurati che danno spessore al testo.
Ogni vocabolo per noi desueto è spiegato dall’autrice nel modo migliore possibile: la Marazza lascia che siano i suoi personaggi a dire, tramite dialoghi, al lettore quello che non sa.
I personaggi sono davvero molti ma, anche se alcuni appaiono sulla scena solo per poche pagine, tutti approfonditi. Mi viene in mente, per esempio, il personaggio della Sposina che, pur facendoci compagnia per poche pagine, si presenta a noi con tutto il suo tremendo caratterino.
Ovviamente i più curiosi e approfonditi sono i personaggi di Caterina e Salem. Protagonisti che si scambiano continuamente il palcoscenico, le loro vite si intrecciano, si scontrano e si sfiorano dalla prima pagina fino all’ultima. Caterina è sommessa, gentile e senza malizia; Salem è forte ma nasconde dietro un’apparenza di sicurezza tutte le proprie numerosissime incertezze.
La trama si svolge tra il Monferrato, Pavia e Milano e ammetto che aver ritrovato nelle descrizioni della Marazza i colori e i paesaggi della mia terra, mi ha permesso di amare questo libro ancora di più.

In breve, secondo me il romanzo è valido e merita un 9/10. Si tratta di un ottimo romanzo storico che tratta il tema della stregoneria e della religione con delicatissima innocenza. Chi, come me, non sa niente di stregoneria o ha una idea distorta di questa pratica, data un po’ dai molti romanzi fantasy in circolazione e un po’ da tutte le trasposizioni cinematografiche, troverà tra queste pagine una spiegazione storica e accurata. La stregoneria non è, qui, spogliata del suo misticismo e delle sue superstizioni ma è presentata sia nei suoi lati più puri che in quelli più inquietanti e demoniaci.
Le storie di Caterina e di Salem si muovono tra Dio e il diavolo, tra pentimento e dannazione, tra paura e speranza, ma entrambe hanno come fine ultimo il dramma dell’amore e della sua perdita.
Consiglio il libro a tutti coloro che amano il medioevo, a chi è interessato al tema della stregoneria o a chi, semplicemente, vuole leggere una storia che pur parlando d’amore non abbia nulla di romantico. La sola vera e propria “nota negativa” che mi sento di segnalare, è per tutto l’arco narrativo c’è una eccessiva sessualizzazione di Caterina che, da questo punto di vista, ne subisce di cotte e di crude spesso senza una reale necessità.

*Volpe

Febbre da maghetto – Notti bianche e altre novità in arrivo per i fan di Harry Potter

14429343_300862776944411_603240690_n

Il 23 settembre Harry Potter ritorna nelle librerie italiane e con lui rientrano, per l’ottava volta nelle vite dei lettori affezionati, tutti i personaggi che abbiamo conosciuto e amato nei capitoli precedenti insieme a quelli della nuova generazione: i figli e le figlie di Harry Potter e dei suoi compagni d’avventura.
Per l’occasione sono diverse le librerie che stanno organizzando delle vere e proprie notti bianche per distribuire, allo scoccare della mezzanotte, l’ambitissimo ottavo capitolo della saga “Harry Potter e la maledizione dell’erede” (“Harry Potter and the Cursed Child) al momento disponibile solo in lingua inglese.
Una sorta di capodanno letterario che in Inghilterra, dove il romanzo è già uscito, ha riscosso un enorme successo confermando il successo di questi eventi ormai diventati un appuntamento d’obbligo per i fan del maghetto.
Ogni libreria si sta organizando per venire incontro ai fan di Harry Potter e, da nord a sud, sono diverse le iniziative e gli eventi programmati per accogliere gli accaniti lettori di J.K. Rowling.
Se abitate a Milano, o nelle vicinanze, potrete partecipare ad una serie di eventi che, a partire dal pomeriggio di venerdì 23 settembre, accompagneranno l’attesa per l’uscita del romanzo e vi aiuteranno a fare un ripasso della saga e vedranno maggiormente coinvolte le librerie Feltrinelli e Mondadori in piazza Duomo.
Librerie ed eventi letterari anche a Genova, Torino, Bologna, Firenze, Napoli e Catania; per citarne alcuni. Purtroppo non è stata stilata una lista ufficiale degli stores aderenti all’iniziativa, per cui vi invitiamo a rivolgervi al vostro librario di fiducia per avere maggiori informazioni.

Ma le sorprese non finiscono qui!
Nel 2017 si festeggia il ventennale dall’uscita del primo romanzo e la British Library ha deciso di allestire per l’occasione una mostra sul nostro beneamato maghetto. La mostra, almeno secondo le prime informazioni, verrà inaugurata il 20 ottobre 2017 ( biglietti saranno acquistabili a partire dalla primavera 2017).e si concluderà il 28 febbraio 2018.harry-potter-cursed-child-albus-severus
I visitatori avranno accesso ad un repertorio composto da manoscritti in cui al sapere medievale vengono affiancate le nozioni su draghi, pozioni e incantesimi che i lettori hanno appreso dalle pagine della Rowling e non è tutto.
Faranno parte dell’esposizione anche materiale proveniente dagli archivi della casa editrice Bloomsbury e dai taccuini dell’autrice stessa.
Un viaggio emozionante che farà entrare ancora di più i lettori e gli appassionati della saga nel cuore della magia.
Per ulteriori informazioni potete consultare il sito ufficiale della British Library e della casa editrice Bloomsbury.

*Jo

“Nutrire il pianeta, energia per la vita.”- EXPO un anno dopo.

image11.jpg

Un anno fa cominciava EXPO MILANO 2015, un’esperienza che ha portato l’Italia e la città di Milano al centro del mondo. Per sei mesi infatti la metropoli lombarda è stata invasa positivamente da gente di ogni nazione che ha portato nel Bel Paese un pezzo della propria cultura.
Ad un anno di distanza ci piace ricordare questo evento che ha avuto un’eco mondiale e che ha lasciato nei visitatori e in chi vi ha lavorato un’impronta indelebile.
A raccontarci la sua esperienza abbiamo la dottoressa Federica Lafranconi che per sei mesi ha lavorato nel padiglione della Germania.

– Ci può raccontare brevemente qual era il tema del padiglione e come ha scelto di presentarsi la nazione tedesca?
Il padiglione tedesco nasce sotto il titoli di “Fields of ideas”, per unire il comuni tra il campo agricolo e la mente. Entrambe vanno coltivate con costanza e passione per poter ottenere i frutti migliori. Ma non solo, a questo si aggiunge lo slogan “Be(e) active” in cui si mischiano le api, insetto guida anche di altri padiglioni, e l’invito ai visitatori ad essere partecipi in prima persona.
Il tutto è compreso nella tematica generale dell’esposizione universale di Milano 2015 ovvero “nutrire il pianeta, energia per la vita”. I progetti presentati hanno trattato sia tematiche ambientali, che strettamente agricole (come coltivare e cosa coltivare) ed energetiche riguardanti i nuovi modi di creare energia pulita.

– Una delle critiche più sentite fatte dai visitatori è stata la quasi totale assenza di esposizioni dedicate al cibo. Come ha detto anche lei, il padiglione tedesco ha deciso di dedicare ampio spazio alle energie rinnovabili e alla questione ambientale a scapito, forse, del tema principale dell’expo: l’alimentazione. Ci può spiegare il collegamento, se esiste, tra ambiente, tutela dello stesso ed alimentazione?
Tanti visitatori si aspettavano una mostra solo sul cibo con assaggi gratis dei prodotti tipici. Il tema di Expo invece parla di alimentazione nel suo senso più ampio. Noi siamo quello che mangiamo. Agricoltura e allevamento determinano la qualità dei cibi che portiamo in tavola. Se mucche, polli e galline sono allevati con ormoni, gli stessi entreranno nelle fibre della carne che mangiamo; se le colture crescono ad acqua e pesticidi, anche noi, ultimi nella catena alimentare, assumeremo gli stessi pesticidi. Tutto è connesso in un circolo che comprende la salute dell’uomo: se manca questa, manca tutto. L’energia è intesa anche come energia vitale di crescere e vivere. Inoltre l’uomo vive in un ambiente che lo circonda e lo influenza. Se togliamo terreno alle foreste per seminare prodotti OGM per i bisogni del mercato, in termini di quantità e prezzo, rischiamo poi di subirne le conseguenze, ad esempio l’aumento fenomeni alluvionali o l’aumento delle temperature.

Sempre parlando del padiglione tedesco, ci può raccontare e spiegare quale tra i progetti presentati era secondo lei il più interessante?
Il mio preferito in assoluto è stato il Qmilk. Un’idea assolutamente straordinaria e innovativa ovvero l’utilizzo di latte scaduto sapientemente trattato che diventa un tessuto simile alla seta, ignifugo, anallergico e antibatterico. Anche il quotidiano inglese “The Guardian” ne ha parlato in una intervista alla sua creatrice. Per ora è utilizzato solo in campo medico ma le sue potenzialità sono moltissime.
Inoltre i pannelli fotovoltaici che sono sottili come fogli e si possono incollare perfino sui vetri, però il Qmilk è qualcosa di unico nel suo genere.

Davvero incredibile sì, un’idea simile a quella proposta dal padiglione italiano dove un nuovo tessuto è stato ricavato dalle bucce delle arance. Tuttavia, almeno per il momento, stiamo parlando di progetti su larga scala che richiedono finanziamenti e mezzi inaccessibili alle persone “comuni”. Il padiglione tedesco aveva tra i suoi slogan “Be(e) active!” un invito ad essere attivi e ad interagire con l’esposizione. Potrebbe spiegarci come i visitatori diventavano protagonisti e come, una volta tornati a casa, si può continuare ad essere attivi nella catena universale che è l’alimentazione?
Per i bambini c’era un percorso riservato, molto divertente, per spiegare le tematiche in modo semplice e facilmente comprensibile. Inoltre ogni angolo aveva una proposta da seguire, sulla coltivazione, ricette di cucina, per fare qualche esempio, da replicare a casa. Nello show finale si diventava “un’ape in mezzo alla corolla di un fiore” e si viveva la sua giornata tipo: a spasso per il mercato, inseguiti da una signora con un giornale per colpirci, sorpresi da un temporale. L’invito è di essere consapevoli dell’ambiente che coltivazione circonda e rispettarlo in modo che ci dia i suoi frutti migliori.

Parliamo ora dell’EXPO vera e propria, quanti padiglioni ha visitato e quali sono stati secondo lei i più belli?
Ne avrò visitati la metà circa. Il mio preferito è stato quello della Svizzera, per la profondità del concetto espresso, poi l’Inghilterra con il suo alveare.

– Ce li può raccontare brevemente?
Il tema della Svizzera era: “Ce n’è per tutti?” Il padiglione era diviso in 4 torri con caffè, acqua, sale e fettine di mela in quantità predefinita, a simboleggiare le risorse naturali presenti sulla terra che purtroppo non sono illimitate come si potrebbe sembrare. I visitatori sono invitati a prendere tutto quello che vogliono, nella quantità desiderata, ma consapevoli di toglierne al visitatore successivo. Il concetto esprime la profondità dell’essere e dell’avere: abbiamo davvero bisogno di quello che possediamo? Quanto siamo consapevoli di togliere possibilità agli altri?
Il padiglione inglese invece racconta la storia di un alveare, collegato alla struttura in acciaio che in base alla vita delle api all’interno di un vero alveare, illumina di varia intensità le lampadine presenti. Al piano terra inoltre si potevano sentire i rumori emessi dalle api in base al messaggio che vogliono trasmettere ed un giardino con le piante da cui le api traggono il polline, il tutto per ricordare ai visitatori il ruolo fondamentale e vitale delle api.

– Si può quasi dire che l’ape sia stata la mascotte non ufficiale di questa esposizione universale: un animale tanto piccolo eppure così importante non solo per l’ambiente, per cui svolge il vitale lavoro dell’impollinazione, ma anche per la nostra alimentazione garantendoci di anno in anno frutta e verdura.
Facciamo ora un piccolo bilancio. La preoccupazione più grande degli italiani, riguardo all’evento EXPO, è stata il guadagno e dal primo all’ultimo giorno non sono mancate le polemiche sui costi di questa esposizione universale.
Accantonando il discorso economico, che trova il tempo che trova per quanto importante, quanto si sente arricchita e quale pensa sia stato il lascito dell’EXPO per il nostro paese?
Personalmente mi sento arricchita grazie al lavoro che ho svolto nel padiglione: ho imparato molto da colleghi e superiori ed ho vissuto un’esperienza unica. Il lascito di Expo è la Carta di Milano, che si poteva firmare nel padiglione italiano. Spero che i firmatari si impegnino concretamente a seguire, diffondere e rispettare i concetti che la Carta di Milano rappresenta. Si parla di consumo consapevole e lo possiamo fare tramite i nostri acquisti. La volontà è tutto e noi dobbiamo volere un mondo migliore ed impegnarci per ottenerlo.

Ha accennato ai suoi colleghi, erano tutti di nazionalità tedesca?
Il personale del padiglione era molto numeroso e diviso tra italiani, tedeschi e bilingue. Tutti parlano italiano, tedesco e inglese più altre lingue straniere, dal cinese all’arabo, insomma un clima internazionale.

Una realtà lavorativa decisamente pittoresca. Ci può dire tre pregi e un difetto di questa cooperazione che, per quanto piccola, si può definire internazionale?
Il difetto l’ho riscontrato nel contatto con alcuni visitatori troppo maleducati, mente i pregi sono stati il lavoro di gruppo che abbiamo fatto, la possibilità di ognuno di “emergere” nell’attività in cui era più portato e i rapporti di amicizia che si sono creati in questi 6 mesi.

– In conclusione, può condividere con noi il ricordo più bello che ha di questa esperienza?
Il giorno dell’apertura, il primo maggio. Un’emozione indescrivibile. Per quanto ci siamo preparati e abbiamo fatto prove e simulazioni, l’apertura è stata una giornata unica.
C’era la voglia di dare il 100% perché tutto fosse perfetto e la curiosità di scoprire gli altri padiglioni.

*Jo

germania-2.jpg