Women’s books ~ Booktag

L’8 marzo, giornata internazionale della donna, è da sempre una data importante. A volte scambiata per una festa, deve essere l’occasione per ragionare su temi sociali importanti che purtroppo ancora coinvolgono le donne come ad esempio la disparità salariale o di assunzione.
Oggi vogliamo proporvi un gioco: una booktag a tema donne. La sfida è quella di trovare solo romanzi in cui le donne la fanno da padrone o, se questo non è possibile, scritti da donne.

1. #SORELLEBRONTE- un romanzo con una bella storia d’amore
VOLPE: Pomodori verdi fritti al caffè di whistle stop, Fannie Flagg
JO: non pervenuto

2. #MICHELAMURGIA- un romanzo con tematiche sociali
VOLPE: Ragazze elettriche di Naomi Alderman
JO: Il principe di Niccolò Machiavelli

3. #JKROWLING- un romanzo fantasy
VOLPE: Il mago di terramare di Ursula Leguin
JO: Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

4. #ANNERICE – un romanzo gotico
VOLPE: Cose che succedono la notte di Peter Cameron
JO: Il principe Lestat di Anne Rice

5. #SUSANNATAMARO- un libro che hai letto da piccol*
VOLPE: Nina la bambina della sesta luna, di Moony Witcher
JO: Ascolta il tuo cuore di Bianca Pitzorno

6. #MARINAMARAZZA- un romanzo storico
VOLPE: L’ombra di Caterina di  Marina Marazza
JO: La regina di sangue di Joanna Courtney

7. #CAMILLALACKBERGun romanzo giallo
VOLPE: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso
JO: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso

8. #ISABELLEALLENDE- una biografia
VOLPE: Io, Caterina di Francesca Riario Sforza
JO: La bastarda degli Sforza di Carla Maria Russo

*Jo&Volpe

Stai Zitta

.: SINOSSI :.

Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto». Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima se siete mamma. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di scopare di più, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Prima di scrivere questa recensione, mi sono posta moltissime domande: ad alcune ho trovato una risposta, altre invece restano insolute. 

La prima e più importante domanda è: a chi è indirizzato questo saggio? Il mio giudizio può cambiare moltissimo a seconda del pubblico per cui Murgia intendeva scrivere. Il saggio è una raccolta di temi cari al femminismo ma, sebbene le argomentazioni di Murgia siano interessanti, manca totalmente di approfondimento. Dunque, se il testo è rivolto ad una platea neofita o comunque poco informata sul tema, Murgia ha fatto centro; se, al contrario, era sua intenzione scrivere un testo di approfondimento, dove accostare al proprio vissuto delle argomentazioni da sviluppare, allora il saggio risulta meno convincente.
A causa dello stile, spesso irriverente, sarcastico e quasi da social network, posso supporre che il suo intento fosse quello di raggiungere il grande pubblico cercando di attirare l’attenzione sia di femministi e femministe convinti, sia di quelle persone che pur non dandosi una definizione sono interessate ad approfondire la tematica.
Ogni capitolo, composto da dieci pagine o meno, tratta un argomento diverso che Murgia introduce partendo da esperienze personali o da fatti di cronaca nazionale. Sono queste le pagine in cui, secondo me, i suoi ragionamenti emergono al meglio e con tutta la loro forza; nel tentativo di portare più esempi di frasi simili a quella introduttiva, Murgia termina i capitoli con tre o quattro paragrafi pieni di esempi affatto approfonditi. I temi da lei scelti sono importanti, a volte anche molto pesanti, e ridurli ad un elenco di frasi non è, a mio giudizio, una mossa vincente.
É questa mancanza di profondità a rendere il saggio buono ma non all’altezza delle mie aspettative. 

La seconda domanda è: aveva intenzione di proporre nuove riflessioni o solo di introdurre al suo lettore ideale argomenti già affrontati e approfonditi da altri attivisti? Ecco il secondo grande problema di questa saggio: per una persona che su questo argomento ha già letto, è banale.
Certo, leggere le esposizioni di Murgia è sempre bello e tra le sue pagine si trovano risposte più che perfette (sarcastiche quando serve e serie quando si suppone che l’interlocutore abbia un po’ di sale in zucca) da dare a chi, consapevole o meno, perpetra stereotipi fastidiosi e perniciosi. Tuttavia Murgia non porta riflessioni davvero originali e, a volte, si limita a rimandare il lettore ad altri saggi che trattano i vari argomenti in modo più completo. 
Ho sempre apprezzato l’umiltà di lasciar parlare persone che si ritengono più competenti, solo che se ho acquistato un saggio firmato Murgia vorrei leggere le sue riflessioni e non essere caldamente invitata a leggere il libro di qualcun altro. 

La terza e ultima domanda prima di tirare le somme: dove sono i dati? É giusto parlare di femminismo, è giusto portare sulla carta i temi del gender pay gap, della sotto-assunzione femminile e del femminicidio, ma trovo sbagliata la mancanza di dati a riguardo. In un mondo in cui situazioni gravissime vengono costantemente sminuite o tacciate di falsità sarebbe stato meglio inserire i dati oggettivi (disponibili su siti come ISTAT) che avrebbero dato forza e vigore all’argomentazione. Sebbene io mi renda conto che inserire numeri e cifre avrebbe reso il testo più pesante, è anche vero che gli avrebbe dato più spessore.

Il voto che mi sento di dare, proprio a causa di questa incertezza di intenti e mancanza di approfondimento è 7.5/10. Può facilmente diventare 8.5/10 nel caso in cui il pubblico di riferimento fosse composto da persone da introdurre al tema del femminismo.
Il testo è stimolante e permette di iniziare intense riflessioni autonome o condivise: Jo ed io abbiamo passato intere giornate a discutere animatamente degli argomenti trattati da questo saggio. L’autrice non cerca di imporre la propria visione ma incoraggia il suo lettore a sviluppare un proprio pensiero critico aiutandolo qua e là dove è necessario. 
Per quanto riguarda i contenuti, mi sono trovata d’accordo con la maggior parte delle riflessioni di Murgia che, talvolta, hanno persino dato corpo a pensieri personali che non ero stata però in grado di sviluppare completamente in autonomia. E’ un saggio che consiglierei volentieri ai giovani che vogliono provare un primo approccio soft alle tematiche legate al femminismo senza rischiare di incappare in un testo pesante. Altri punti decisamente a suo favore sono la sua brevità, e la sua scorrevolezza che, grazie allo stile discorsivo e ironico, risulta piacevole se non addirittura facile.

*Volpe

Noi siamo tempesta

NOI SIAMO TEMPESTA

Autore: Michela Murgia
Casa editrice: Salani Editore
Anno: 2019

.: SINOSSI :.

Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Bertolt Brecht, ma è difficile credere che avesse ragione se poi le storie degli eroi sono le prime che sentiamo da bambini, le sole che studiamo da ragazzi e le uniche che ci ispirano da adulti. La figura del campione solitario è esaltante, ma non appartiene alla nostra norma: è l’eccezione. La vita quotidiana è fatta invece di imprese mirabili compiute da persone del tutto comuni che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre. È così che è nata Wikipedia, che è stato svelato il codice segreto dei nazisti in guerra e che la lotta al razzismo è entrata in tutte le case di chi nel ‘68 guardava le Olimpiadi. Michela Murgia ha scelto sedici avventure collettive famosissime o del tutto sconosciute e le ha raccontate come imprese corali, perché l’eroismo è la strada di pochi, ma la collaborazione creativa è un superpotere che appartiene a tutti. Una tempesta alla fine sono solo milioni di gocce d’acqua, ma col giusto vento.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Se vi è piaciuto Storie della buonanotte per bambine ribelli allora questo è il libro che fa per voi: a mio giudizio è la sua versione migliorata.
Il sopracitato libro aveva come grossissima pecca la sintesi: pur di inserire 100 storie in altrettante pagine, le autrici avevano banalizzato alcune biografie al punto da renderle meno di una pallida eco delle storie che si proponevano di raccontare. Ecco, Michela Murgia ci porta una decina di episodi ma dedica a ciascuno circa dieci pagine così da raccontare degnamente alcune storie realmente accadute e che, in certi casi hanno cambiato il mondo. Storie conosciute, dimenticate, mai arrivate fino a noi si alternano in un libro che commuove, fa ridere e pensare.
Ha scelto di raccontare questi fatti tutti con uno stile diverso che si adattasse, sia per la grafica sia per la narrazione, alla storia scelta.
E così, abbiamo la storia delle Termopili scritta su due colonne, a simboleggiare lo stretto passo dove si è combattuta la battaglia; le indicazioni sulla velocità d’esecuzione della musica che scandiscono il crescendo del fervore popolare alla caduta del Muro di Berlino; tre colonne con tre storie diverse che seguono l’andamento della premiazione olimpica dei 200 metri piani del 1968; e così via fino alla fine del romanzo.
Sono pagine di riflessione e di incoraggiamento, che incitano allo stare insieme e a condividere l’amore per la vita e per gli altri: non vi è eroe, in queste storie, ma alla fine è ampiamente dimostrato che non servono eroi per fare la storia.

Il voto che mi sento di dare a questo libro è 9/10. Si sarebbe meritato anche il massimo dei voti se non fosse per una piccola pecca: il libro non è imparziale.
Alcune delle storie raccontate hanno innegabilmente valore insindacabile, altre potrebbero essere motivo di controversie. Personalmente sono stata d’accordo nella scelta degli episodi e condivido il parere dell’autrice che, volente o nolente, lo ha lasciato trasparire dalle sue righe.
Ecco, questa è la sola cosa che posso ritenere “negativa”: in un libro che si propone di raccontare storie vere di persone che hanno cambiato il mondo, sarebbe meglio riportare episodi che difficilmente possono creare conflitto.
In ogni caso, lo consiglio a chi vuole vedere il mondo sotto la luce della tolleranza e dell’amore, dell’unione e non della divisione. Un testo utile per dei bambini, ma solo se la lettura è accompagnata dalle spiegazioni pertinenti di un genitore.

*Volpe