Il linguaggio del ventaglio

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Quest’opera di Klimt introduce il tema di questo nuovo articolo dedicato al linguaggio. Dopo aver parlato del linguaggio dei fiori, è arrivato il momento di parlare del linguaggio del ventaglio: una lingua meno nota di quella dei fiori, ma altrettanto usata soprattutto nel ‘700 e nell’800 quando, come abbiamo già detto, i tête-à-tête tra uomini e gentil sesso erano assai rari e bisognava utilizzare messaggi in codice per far sapere al proprio spasimante la propria disponibilità ad un incontro. Un linguaggio silenzioso conosciuto, come quello dei fiori, sia dalle donne che dagli uomini.

Il ventaglio, soprattutto tra ‘700 e ‘800, aveva una funzione completamente diversa da quella che ci immaginiamo noi oggi ed era un accessorio usato tanto in estate, quando alla scomodità dei corsetti si aggiungeva il caldo, quanto in inverno dove centinaia di persone erano chiuse anche per diverse ore nella stessa stanza in cui il ricircolo d’aria era pressoché assente e respirare poteva diventare una vera e propria impresa. Lo sfarfallio dei regency-ball1ventagli era quindi uno spettacolo usuale, soprattutto nelle grandi corti, e non stupisce quindi che questi piccoli oggetti di stoffa e merletti siano diventati i discreti messaggeri di questi messaggi in codice. Inoltre il ventaglio era un’ottima maschera dietro la quale ci si poteva prontamente nascondere per celare agli altri il proprio viso e il proprio sguardo e non rendere così pubblici i propri sentimenti. Il ventaglio è sensualità, mistero, ma anche timidezza e riservatezza.

” Marietta, graziosa, fine, elegante, decolté, con le sue forti spalle muscolose, con un neo sul collo, si voltò subito verso Niehliudof ed indicandogli col ventaglio un posto dietro a lei, l’accolse con uno sguardo riconoscente e, come gli parve, pieno di sottintesi.”

(Anna Karenina, Lev Tolstoj)

E’ difficile fare un elenco di quelli che erano i messaggi più usati e non è altrettanto facile capire a quale movimento corrispondesse un determinato messaggio. Tuttavia, confrontando diverse interpretazioni, credo di essere riuscita a stilare una lista abbastanza attendibile di quelle che erano le comunicazioni più usate.

  • Ventaglio appoggiato vicino al cuore: Hai il mio amore/ Voglio parlarti
  • Ventaglio chiuso tocca l’occhio destro:  Quando posso vederti?
  • Il numero di stecche del ventaglio aperto indicava solitamente un orario
  • Movimenti minacciosi a ventaglio chiuso: Non essere imprudente!
  • Ventaglio mezzo aperto appoggiato alle labbra:  Ti concedo di baciarmi
  • Coprirsi l’orecchio sinistro con il ventaglio aperto: Non tradire il nostro segreto
  • Nascondere gli occhi con un ventaglio aperto:  Ti amo
  • Chiudere lentamente un ventaglio spalancato: Ti sposerò, te lo prometto
  • Far scivolare il ventaglio sugli occhi: Scusami
  • Ventaglio tenuto aperto a mani unite: Perdonami
  • Toccare con un dito la punta del ventaglio: Vorrei parlare con te
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia destra: Sì
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia sinistra: No
  • Aprire a chiudere più volte il ventaglio : Sei crudele
  • Lasciar cadere il ventaglio: Ti considero un amico/ Saremo amici
  • Sventolarsi lentamente: Sono sposata
  • Sventolarsi velocemente: Sono fidanzata
  • Appoggiare alle labbra il manico del ventaglio: Baciami
  • Aprire completamente il ventaglio: Aspettami
  • Mettere il ventaglio dietro la testa: Non ti scordare di me
  • Mettere il ventaglio dietro la testa con le dita tese: Arrivederci
  • Ventaglio nella mano destra davanti al viso: Vieni con me
  • Ventaglio nella mano sinistra davanti al viso: Desidero fare la tua conoscenza
  • Ventaglio tenuto sopra all’orecchio sinistro: Non voglio vederti più
  • Far scivolare il ventaglio sulla fronte: Sei cambiato/ Non sei più lo stesso
  • Rigirare il ventaglio nella mano sinistra: Ci guardano
  • Rigirare il ventaglio nella mano destra: Il mio cuore appartiene ad un altro/ Amo un altro
  • Portare il ventaglio aperto nella mano destra: Sei troppo irruente/ Sei troppo disponibile
  • Portare il ventaglio aperto nella mano sinistra: Vieni a parlare con me
  • Far scivolare il ventaglio attraverso la mano: Ti odio!
  • Fra scivolare il ventaglio lungo la guancia: Ti amo!
  • Presentare il ventaglio chiuso: Ho il tuo amore? / Mi ami?
*Jo
Fernand Toussaint (Belgian artist, 1873-1955) Elegant Woman Seated.jpg

Il linguaggio dei fiori

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Mi piace iniziare questo articolo con i fiori di quello che credo sia il mio artista preferito insieme a Vincent Van Gogh: Alphonse Mucha; un esponente dell’art nouveau reso celebre non solo dalle sue locandine e le sue stampe, ma anche dalla cura che metteva nel ritrarre gli elementi più semplici della natura come appunto i fiori.

Il linguaggio dei fiori, detto anche florigrafia, è un’arte di origini ottocentesche che si può riassumere con”Dillo con un fiore“. Sbocciato in un periodo storico in cui i contatti tra uomini e gentil sesso erano quanto mai sporadici e limitati, il linguaggio dei fiori prevedeva un autentico vocabolario di fiori e colori che permetteva alle giovani di lasciare ai propri spasimanti dei messaggi eludendo la sorveglianza dei loro chaperon.

Quello del linguaggio dei fiori è stato recentemente riportato in auge dal best seller di Vanessa Diffenbaugh “Il linguaggio segreto dei fiori“, che racconta la storia di una giovane che per esprimersi affida le proprie emozioni ai fiori, a cui qualche anno più tardi è seguito il piccolo vocabolario di Victoria (la protagonista del romanzo) sempre edito da Garzanti.

Ciò che davvero affascina di questo linguaggio tutto floreale è la varietà di sentimenti, emozioni e pensieri che si possono esprimere selezionando attentamente le piante più disparate. Altro fatto interessante è che, diversamente da quanto si possa pensare, questo linguaggio non è affatto andato perduto, ma nel corso degli anni si è arricchito fino a presentarsi con piccole varianti, delle sorte di dialetti che hanno incluso in questo vasto vocabolario anche le varietà meno note e locali sconosciute alle aristocratiche inglesi del periodo vittoriano.

Chi parlava il linguaggio dei fiori? Come è facile intuire quello dei fiori era un linguaggio usato prevalentemente dalle donne, ma per essere davvero efficace doveva essere conosciuto anche dagli uomini che altrimenti non avrebbero saputo decifrare i profumati messaggi che le loro amanti gli lasciavano.9687727492_9d1e6a865f_b Non vi erano particolari occasioni in cui era o meno consentito utilizzare il linguaggio dei fiori: addobbi, monili, boccioli lasciati sul luogo dell’appuntamento; ogni occasione era buona per lasciare i propri messaggi e sfoggiare anche la corretta padronanza di una lingua elitaria e certamente incomprensibile per un operaio. Una famosa scena, in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato, è l’incontro tra Odette e il signor Swann (il protagonista di “Un amore di Swann” di Proust).

Cito:

“Lei aveva in mano un mazzo di cattleya, e Swann vide che sotto la sciarpa di trina aveva nei capelli fiori di quella stessa orchidea puntati a quell’aigrette di piume di cigno. Sotto la mantiglia la vestiva una cascata di velluto nero che, preso su di sbieco, scopriva in un largo triangolo il fondo d’una gonna di seta bianca e lasciava vedere un davantino, pure di seta bianca, all’apertura del busto scollato ove erano infilate altre cattleya”

(“Un amore di Swann” Marcel Proust)

Quello descritto da Proust è l’abito della seduzione e ciò non ci viene suggerito solamente dalla foggia non convenzionale del vestito, ma anche dalla presenza delle orchidee che simboleggiano femminilità e seduzione. Dopo tutto Odette è una femme fatal e da lei non ci si poteva aspettare un fiore diverso dalla bellissima e sensuale orchidea.

La raccolta di poesie “Papavero e Memoria” di Celan è un altro esempio in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato per sottolineare il dovere a ricordare la tragedia della Shoah e le sue vittime. Il papavero è infatti il fiore collegato alla memoria e al ricordo di coloro che ci hanno lasciato. Ha commosso e stupito il campo di papaveri rossi di ceramica (888.246 in tutto, uno per ogni caduto nel corso delle due guerre mondiali) che il governo inglese fece installare intorno alla torre di Londra in occasione del centenario dall’inizio della prima guerra mondiale.

Come ho già detto, il linguaggio dei fiori è una lingua tutt’altro che morta e, soprattutto ora che la comunicazione sta andando incontro a nuovi sviluppi e a nuovi canali e format, è importante tenere in vita questa elegante arte. Sono molte le interpretazioni che vengono date sui fiori e, per ovvi motivi, non posso dilungarmi troppo né dirvi il significato di ogni singolo fiore. Mi limiterò quindi ad elencare quelli più famosi e particolari e, chissà, magari quest’anno potreste organizzare il vostro giardino o terrazzo utilizzando piante “parlanti”.

  • Acacia: amore segreto
  • Aglio selvatico: prosperità
  • Agrifoglio: lungimiranza
  • Albero di Giuda: tradimento
  • Alloro: gloria e successo
  • Aloe vera: dolore
  • Ananas: sei perfetto
  • Anemone: desolazione
  • Angelica: ispirazione
  • Arancio (fiore di): generosità, purezza e bellezza
  • Azalea: passione fragile ed effimera
  • Basilico: odio
  • Begonia: cautela
  • Belladonna: eleganza e fierezza, ma anche (pericolo di) morte.
  • Biancospino: speranza
  • Bocca di leone: presunzione
  • Botton d’oro: ingratitudine
  • Bucaneve: speranza
  • Cactus: amore appassionato
  • Calendula: mi dispiace, dolore
  • Calla: modestia
  • Camelia: il mio destino ti appartiene
  • Camomilla: forza nelle difficoltà
  • Campanella: civetteria
  • Cardo: odio
  • Castagno: rendimi giustizia
  • Cavolfiore: profitto
  • Ciclamino: timida speranza
  • Ciliegio (fiore di): caducità
  • Cipresso: lutto
  • Dafne: non ti vorrei diversa da come sei
  • Dalia: dignità
  • Edera: amore fedele, fedeltà
  • Erica: solitudine
  • Felce: sincerità
  • Finocchio: forza
  • Fiordaliso: beatitudine
  • Fiore di loto: purezza
  • Fragola: perfezione
  • Fucsia: amore umile
  • Garofano comune bianco: dolce ed incantevole
  • Garofano comune giallo: sdegno
  • Garofano comune rosa: non ti dimenticherò
  • Garofano comune rosso: il mio cuore è spezzato
  • Garofano comune striato: non posso essere con te
  • Gelsomino comune: amabilità
  • Genziana: valore intrinseco
  • Geranio chiaro: stupidità
  • Geranio edera: ingegnosità
  • Gerbera: allegria
  • Giacinto bianco: bellezza
  • Giacinto blu: costanza
  • Giacinto viola: perdonami
  • Giglio: regalità
  • Ginestra: umiltà
  • Girasole: false ricchezze
  • Giunchiglia: desiderio
  • Gladiolo: tu mi trafiggi il cuore
  • Glicine: benvenuto
  • Ibisco: bellezza delicata
  • Iris: messaggio
  • Lampone: rimorso
  • Larice: audacia
  • Lattuga: cuore freddo
  • Lavanda: diffidenza
  • Lillà: prime emozioni amorose
  • Limone (fiore di): entusiasmo, discrezione
  • Lupino: immaginazione
  • Maggiorana: rossori
  • Magnolia: dignità
  • Mandorlo (fiore di): indiscrezione
  • Margherita: innocenza
  • Melo (fiore di): tentazione, preferenza.
  • Melograno (fiore di): stupidità
  • Mimosa: sensibilità
  • Mirtillo: cura per le sofferenze del cuore
  • Mirto: amore
  • Mora: invidia
  • Mughetto: ritorno della felicità
  • Muschio: amore materno
  • Narciso: nuovi inizi
  • Nasturzio: amore impetuoso
  • Ninfea: cuore puro
  • Nocciolo: riconciliazione
  • Non ti scordar di me/ Occhi di Maria (o della Madonna): non dimenticarmi
  • Oleandro: attento
  • Orchidea: raffinata bellezza, femminilità, seduzione
  • Origano: gioia
  • Ortensia: distacco
  • Ortica: crudeltà
  • Papavero: ricordo, memoria, prodigalità
  • Passiflora/ fiore della passione: fede
  • Patata: benevolenza
  • Peonia: rabbia
  • Pero (fiore di): affetto, benessere
  • Pervinca: teneri ricordi
  • Pesco (fiore di): il tuo fascino non ha eguali, sono tuo prigioniero
  • Petunia: la tua presenza mi consola
  • Prezzemolo: festosità
  • Primula comune: infanzia
  • Primula maggiore: fiducia
  • Rabarbaro: consiglio
  • Ranuncolo: il tuo fascino è radioso
  • Ribes: il tuo cipiglio mi distruggerà
  • Rododendro: stai attento
  • Rosa arancione: seduzione
  • Rosa bianca: purezza, solitudine
  • Rosa gialla: gelosia, tradimento
  • Rosa pesca: modestia
  • Rosa rosa: grazia
  • Rosa rossa: amore, coraggio, ammirazione
  • Rosa rosso scuro: bellezza inconsapevole
  • Rosa viola: incanto
  • Rosmarino: ricordo
  • Salvia: buona salute, lunga vita
  • Sambuco: compassione
  • Stella alpina: nobile coraggio
  • Stella di Betlemme: purezza
  • Stella di natale: sii allegro
  • Susino: mantieni le promesse
  • Tiglio: amore coniugale
  • Timo: attività
  • Trifoglio bianco: pensami
  • Tulipano: dichiarazione d’amore
  • Ulivo: pace
  • Verbena: prega per me
  • Viola: valore modesto
  • Viola del pensiero: pensami
  • Vischio: supero tutti gli ostacoli
  • Vite: abbondanza
  • Zafferano: attento a non esagerare
  • Zinna: la tua assenza mi addolora.

Ovviamente questi sono alcuni dei fiori che si possono usare per mandare dei messaggi e, per motivi di spazio, mi sono limitata ad inserire i più famosi o quelli più amati, ma la lista è molto più lunga e spulciando in internet troverete sicuramente vocabolari più minuziosi.

*Jo

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Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

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Pochi lo sanno, ma tra tutte le attività che svolgiamo quotidianamente la lettura e la scrittura sono quelle più innaturali. Eppure ci viene così bene, a differenza del calcolo che per qualcuno è e rimarrà sempre una fatica paragonabile a quelle di Ercole. Probabilmente, sforzandoci un po’, ricorderemo con maggior piacere il momento in cui abbiamo iniziato a padroneggiare l’alfabeto, che non quello in cui abbiamo iniziato a fare le operazioni in colonna o a contare sull’abaco le centinaia e le decine con le loro palline rosse e verdi.

Allora perché il linguaggio e le sue componenti, scrittura e lettura, sono innaturali per l’uomo a differenza della matematica che sembra avere basi biologiche?

In questo articolo, che introdurrà la nuova rubrica dedicata ai diversi tipi di linguaggio, cercherò di raccontarvi brevemente la storia dell’uomo lettore e scrittore e di giustificare quanto detto nelle prime righe di questo articolo.

– Basi del linguaggio –

Per prima cosa bisogna dare una definizione di linguaggio e chiarire che, per quanto si parli di linguaggio del cane, del gatto o delle api (a cui era stato ispirato anche un film), il linguaggio è un universale esclusivamente umano. Il linguaggio naturale è composto dalle seguenti componenti base:

  • messaggio: la semantica è alla base di ogni sistema di comunicazione ed è l’insieme dei significati espressi con i gesti e le parole.
  • regole:  le regole di una lingua, la sintassi, scandiscono come una frase debba essere assemblata. Grazie alla sintassi, frasi con le stesse parole possono avere significati diversi in basse all’ordine degli elementi.
  • mezzo di comunicazione: i messaggi possono essere scritti, orali o gestuali. I due principali mezzi del linguaggio sono la voce e i gesti.
  • vincoli sociali: ogni atto comunicativo presuppone un rapporto tra chi parla e chi ascolta. La comunicazione segue regole precise che indicano di cosa possiamo parlare, come, quando e con chi farlo, suggerendoci anche cosa il nostro interlocutore si aspetta di sentire. L’insieme di questi vincoli sociali costituisce la pragmatica.

In questo elenco di caratteristiche del linguaggio, che posto occupano le lingue, la lettura e la scrittura? Queste tre facce del linguaggio rientrano nella sua pragmatica, le lingue, infatti, sono mezzi di comunicazioni variabili e prodotti dalla società, e la stessa cosa si può dire dell’alfabeto di un determinato idioma e della sua lettura.

Questa lieve digressione sulle basi biologiche del linguaggio non hanno ancora risposto alla nostra domanda e, al contrario, ci portano a credere che così come il linguaggio e l’adozione di una lingua siano nostre componenti biologiche,  lo stesso valga per la scrittura e la lettura.

– Il cervello che legge –

In “Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge” di Maryanne Wolf, la ricercatrice americana racconta la storia dell’evoluzione di queste nostre facoltà tra le popolazioni primitive fino ai nativi digitali, intrecciando alla storia dell’umanità lettrice quella personale. Come già accennato la matematica sembra avere una componente biologica che appartiene tanto all’uomo quanto agli animali più evoluti (se mettete una scimmia davanti a due caschi di banane composti da cinque e dieci frutti, lei sceglierà quello più ricco perché, pur non avendo alcun rudimento di calcolo, intuisce dove si trovi la maggior quantità di cibo). La matematica ha un’utilità e, all’alba dei tempi, leggi matematiche primitive ed essenziali erano sufficienti per fare la differenza tra mangiare ed essere mangiati. La scrittura e la lettura no. Per quanto sia affascinate l’idea che le prime pitture rupestri fossero una forma rudimentale di scrittura o il tentativo dei nostri antenati di lasciare un segno del loro passaggio, bisogna abbandonare questa visione romantica e pensare in senso più pratico. I bellissimi disegni che noi oggi ammiriamo erano sì le prime cronache e le prime storie ad essere raccontante, ma siamo molto lontani da quello che poi faranno le popolazioni della Mezzaluna Fertile. I primi tentativi di scrittura sono ideogrammi e la loro funzione è ancora fortemente connessa al bisogno di calcolare in modo astratto. Con l’evoluzione del commercio bisogna riuscire a quantificare quanta merce viene barattata e in cambio di cosa e cominciano a circolare i primi essenziali ideogrammi. Si tratta di un alfabeto essenziale e primitivo, non adatto ai lunghi poemi babilonesi, ai testi sacri egiziani, i salmi o la tradizione filosofica greca e romana. Non ha senso perderci a raccontare come, nel bacino del mediterraneo ed in Europa, la scrittura si sia evoluta passando dagli ideogrammi ai sistemi alfabetici che conosciamo oggi. E’ invece interessante osservare come nel corso di duemila anni il nostro cervello si sia evoluto per imparare delle azioni per cui non era stato programmato e come, ogni volta che nasce un bambino, questa storia si ripeta in circa sei anni di vita. Nel momento stesso in cui i nostri occhi si posano su una segno e ne capiscono il significato non solo singolo, ma anche all’interno di un sistema complesso come la parola e il periodo, nel nostro cervello avviene una trasformazione che ha del miracoloso e, lì dove prima non c’era niente, si intrecciano neuroni programmati all’apprendimento della scrittura e della lettura della lingua che già parliamo. Una trasformazione prodigiosa che ci colma di orgoglio e di quell’infantile entusiasmo che è normale provare quando finalmente si è in grado di decifrare un codice fino a quel momento esclusiva “dei grandi”.

L’uomo è una creatura fantasiosa per natura, curiosa ed audace, sempre pronta a modificare e a migliorare ciò che già conosce, spingendo sempre più in là il limite. Poteva forse restare indifferente ad una conquista tanto importante come quella della comunicazione e delle sue forme? Negli articoli che seguiranno vi guiderò, aiutata dagli altri membri dello staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna in un viaggio tra i linguaggi più o meno conosciuti che, nel corso dei secoli, l’uomo ha inventato per poter comunicare anche quando la comunicazione era proibita o doveva restare segreta. Dalla Cina, all’Inghilterra ottocentesca, passando per il telegrafo e il loro impiego nei conflitti mondiali per finire con i più noti linguaggi di programmazione; vi guideremo tra i segreti linguaggi segreti e proveremo insieme ad immaginare quale saranno i lingueggi dei nativi digitali.

*Jo

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

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IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

Autore: Vanessa Diffenbaugh
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2011

. : SINOSSI : .

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Vanessa Diffenbaugh sembra una romantica storia di fine ottocento ambientata ai nostri giorni. Le parole sono superflue, servono solo per descrivere le scene che si susseguono secondo un ritmo narrativo ben costruito e lineare malgrado i frequenti flash back.
Victoria e la sua romantica autrice ci accompagnano in un viaggio che trascende le epoche e ci consegnano l’eredità dimenticata di un linguaggio poetico ed incisivo come quello dei fiori, un vocabolario di petali e spine di retaggio ottocentesco che ci insegna che molte volte le parole sono davvero superflue e tutto ciò che ci serve è il fiore giusto al momento giusto.

Un libro davvero ben fatto che sicuramente sarà apprezzato dagli amanti del periodo vittoriano e dei fiori, ma anche da chi ha un animo sensibile e fa fatica ad esprimersi.
Il nostro voto è 10/10 per la capacità che, già dalla copertina, il romanzo ha di parlare al lettore che può scegliere il suo fiore tra quelli rappresentati nelle istantanee.

*Jo