Città di Spettri

.: SINOSSI :.

Da quando Cass è quasi annegata (sì, va bene, è veramente annegata, ma non le piace ripensarci), è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti… e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma. Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana. Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia. Dove cimiteri, castelli e vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti. E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Città di Spettri, primo volume di una trilogia, racconta delle avventure scozzesi di Cassidy Blake una tredicenne che da quando è quasi morta può vedere i fantasmi e attraversare a suo piacimento la soglia che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
Il libro, un volume molto piccolo che supera le trecento pagine soltanto grazie al formato scelto dalla casa editrice, si lascia leggere e alla fine risulta essere una lettura davvero piacevole. Si tratta di una storia dalle sfumature gotiche e horror ma per ragazzi: questo significa che, anche nei momenti più cupi, il libro non fa assolutamente paura e anzi risulta una lettura piuttosto leggera.

La scritturati Schwab è adatta al pubblico di riferimento: il libro è facile da capire e dinamico tanto che volendo lo si può terminare anche in una sola seduta rendendolo adatto a quei pomeriggi autunnali in cui si ha voglia di una seduta di lettura intensiva e coinvolgente.
I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene anche se tutti tendono a scivolare verso un archetipo preciso: Cassidy è il tipico eroe, Jacob la spalla comica, Lara il mentore; e così via. Si tratta comunque di una tendenza non invasiva e non eccessivamente stereotipata che, anzi, aiuta a fissare i personaggi nella memoria del lettore.
Le descrizioni dei luoghi sono abbastanza buone: ho visitato personalmente Edimburgo molti anni fa e, in certi momenti, era un po’ come essere di nuovo lì. Sono comunque scritte in maniera molto semplice, non eccessivamente caratterizzate, quindi se si cerca un romanzo in cui le descrizioni e le atmosfere sono preponderanti sicuramente questo non è la scelta migliore.
Il romanzo è caratterizzato da numerosissimi riferimenti pop, in particolare ai fumetti Marvel e DC e ad Harry Potter: ho trovato la scelta adattissima per rendere il romanzo ancora più interessante e inserito nel contesto contemporaneo. Cassidy è oggettivamente una ragazzina come tutte le altre, ha passioni come tutte le altre e le mostra anche tramite questi piccoli riferimenti che ho trovato azzeccati.

Il romanzo è bello, non memorabile, ma incuriosisce tanto che ho immediatamente deciso di leggere i seguenti. Si tratta di storie piacevoli, semplici e leggere, adatte sia a lettori molto giovani sia adulti che hanno voglia di qualcosa di non impegnativo (io personalmente li ho letti durante la stesura della tesi). Una delle pecche più grandi, però, e che non mi permette di assegnare al libro un voto superiore a 7.5/10 sono i numerosissimi errori di battitura. Non è accettabile che in un libro pubblicato da una grande casa editrice, ma in realtà neanche da una piccola CE, si trovino così tanti errori ortografici!
Ultimo, ma non meno importante, è la tendenza sporadica e spesso assolutamente insensata che ha la protagonista di riferirsi direttamente al lettore. Succede solo in due punti specifici e questo rende l’atteggiamento assolutamente non coerente.

*Volpe

Ghoul accovacciato numero otto

.: SINOSSI :.

Una storia che si muove agile e apparentemente leggera tra la commedia nera e dramma distopico. Tra Disneyworld e l’inferno, la comunità sotterranea narrata in “Ghoul accovacciato numero otto” vive in perenne stato di tensione, con le ferree regole che ne permettono la sopravvivenza ad arginare la sensazione di imminente catastrofe che accompagna l’esistenza dei suoi abitanti. In questo contesto Brian, stretto tra obblighi aziendali, rispetto della legge e un amore complicato, inizia a porsi qualche domanda di troppo. La scrittura delicata e incisiva di George Saunders esplora le contraddizioni del nostro presente, tra spinte autoritarie, non-sense sociali, e ineluttabili pulsioni umane in un racconto che porterà il lettore ad affacciarsi sul lato più oscuro del nostro complicato presente.

.: IL NOSTR GIUDIZIO :.

Ghoul accovacciato numero otto è un romanzo breve o, per meglio dire, un racconto lungo. Saunders, che abbiamo già conosciuto tramite la lettura di Volpe 8 (che ha poi con il numero 8 questo autore?), fa, in meno di cento pagine, una sapiente ed ironica critica alla società capitalista: il libro si legge in un soffio e, anche se lo stile è leggero, il lettore rimane affascinato da una storia che ha la stessa atmosfera di 1984 di Orwell.

Il racconto inizia con una sommaria descrizione del mondo: una specie di bunker che fa da casa-prigione per degli abitanti il cui lavoro allenarsi a recitare scene sempre uguali in attesa del giorno in cui verranno “dei visitatori da sopra”. Ghoul accovacciato numero otto è, a tutti gli effetti, una distopia che sembra basarsi a tratti sulle opere già citate di Orwell sia sul “mito della caverna” di Platone: il risultato è sorprendentemente interessante e tiene il lettore incollato alle pagine, soprattutto verso la fine.

Lo stile è molto schietto e genuino: la voce del narratore, si tratta di un romanzo in prima persona, è quella di una persona semplice, non particolarmente forbita e la scrittura riflette molto bene questa caratteristica. Le parole scelte sono le più semplici possibile e la costruzione della frase non ha, di per sé, niente di speciale: la semplicità però paga perché permette di comprendere meglio il carattere e l’ingenuità di un personaggio nato e cresciuto in mondo che lo vuole sia ingenuo che stupido. I personaggi, sebbene il libro sia molto breve, riescono ad esprimersi e presentano tutti delle particolarità che li rendono unici l’uno dall’altro: importante all’interno della trama sono i concetti generali di moralità ed etica che vengono più volte messi in discussione.

Il libro mi è effettivamente piaciuto molto: si tratta di un racconto che si legge in un soffio, diciamo forse mezza giornata di lettura e senza neanche troppo impegno, che però lascia effettivamente qualcosa. In particolare, è utile a riflettere sulla società in cui si vive: credo che uno dei pregi più grandi di questo libro sia che il lettore ha la possibilità di interpretare la storia a seconda delle proprie convinzioni e idee. Quel che è certo è che parla di libertà e del prezzo che questa può avere.
Il voto finale che sento di dare a questa storia è 8.5/10. Mi è piaciuto moltissimo ma avrei preferito più pagine, un approfondimento maggiore e, soprattutto, un narratore in terza persona.

*Volpe

La stirpe e il sangue

.: SINOSSI :.

Vlad III Dracula non si è mai nutrito del sangue delle sue vittime. Radu, nato nel 1442 nel villaggio devastato dai turchi di Murad, sì. Dietro alla leggenda del principe delle tenebre c’è una storia, questa storia di un bambino affetto da una strana anemia. Sopravvissuto all’incendio del villaggio grazie alla madre e alla sorella Anna, crescerà irridendo la morte che sembrava dovesse coglierlo nei primi giorni di vita. I tre, salvati nella foresta da un boiardo violento che li porterà nella sua casa per sottometterli, dovranno rialzarsi facendosi forza l’un con l’altra e infrangendo ogni regola. La loro è la storia di una scalata che rovescia il potere e lo affoga nel sangue. La sopravvivenza come codice morale, l’amore come unica gomena. E a legarli, sopra ogni cosa, il rito del sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La Stirpe e il Sangue, romanzo di Lorenza Ghinelli, è una favola dalle tinte gotiche che prende ispirazione dalle leggende che circondano la figura di Vlad l’impalatore. E’ un libro molto forte il cui cuore è composto da violenza, rabbia e vendetta, tutte emozioni che caratterizzano soprattutto Maria e Anna protagoniste di più della metà della vicenda: mi è piaciuto il modo in cui Ghinelli ha costruito questi sentimenti negativi, soprattutto perché li ha fatti crescere assieme ai personaggi rendendoli sempre più forti e presenti.

Il romanzo presenta una narrazione episodica: il lettore non segue i protagonisti giorno per giorno quanto piuttosto “momento critico dopo momento critico”, a volte anche con salti di anni. La violenza è il centro di questo tipo di narrazione: i capitoli si interrompono e ricominciano seguendo uno schema che vede una quotidianità, bella o brutta che sia, interrotta da un episodio violento che va a costruire o rafforzare il sentimento di odio, rabbia e vendetta che anima i tre protagonisti.
Accanto a questo primo topos c’è, ovviamente, quello del sangue. In questo caso però, al di là della connotazione ovvia di sangue come linfa vitale, vorrei soffermarmi sul sangue visto come sinonimo di famiglia: a plasmare Radu è la presenza costante di Maria e Anna che, con la loro tenacia, proteggono il bambino e gli insegnano non solo ad amare ma soprattutto ad odiare. La famiglia di Radu è composta da tre generazioni di donne ciascuna delle quali gli trasmette una cosa diversa: c’è la “nonna”, un personaggio bizzarro che spiega a Radu come diventare davvero se stesso; la madre che insinua nel bambino furbizia e vendetta; e la sorella che invece rappresenta, oltre che l’odio, la protezione.

I personaggi sono pochissimi: si contano letteralmente sulle dita di una mano o poco più. In generale i personaggi meglio caratterizzati sono quelli femminili: le donne di questo romanzo presentano una forza notevole che si esprime non solo attraverso i loro sentimenti che sono potenti e molto presenti sia in senso negativo che positivo ma anche attraverso le numerose decisioni che sono obbligate a prendere. Sono donne che sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo ed è questa tenacia che insegnerà a Radu come stare al mondo.
I personaggi maschili, al contrario, sono più bidimensionali e caratterizzati quasi tutti dalle stesse pulsioni: sembra che nessun uomo, Radu a parte, possa svincolarsi dalla violenza.

E’ un libro che mi ha presa e ho letto molto velocemente: ho amato rifletterci sopra e trovarmi in compagnia di Anna e Maria che, con la loro forza, si sono scavate un posticino nel mio cuore. La scrittura è ottima, abbastanza onirica e questo stile, unito alle illustrazioni all’inizio di ogni capitolo, fa somigliare questo libro più ad una fiaba che ad un romanzo.
In generale mi sento di dargli 8.5/10 come voto. Avrei preferito una narrazione con personaggi un po’ più diversi tra loro anche se ho apprezzato il protagonismo della parte femminile e la connotazione sia di protettore che di vendicatore che Ghinelli ha dato loro.

*Volpe

La piccola conformista

.: SINOSSI :.

La piccola conformista è un romanzo quasi completamente affidato alla voce di un personaggio. Basta sfogliare qualche pagina, leggere le prime righe, ed eccola lì l’eroina della storia, Esther Dahan. Comica, senza freni inibitori, tagliente, forse indimenticabile. Esther è una bambina intimamente conservatrice, si autodefinisce «di destra» e si è trovata a crescere in una famiglia di sinistra negli anni Settanta a Marsiglia. Da irriducibile reazionaria sogna l’ordine, il rispetto delle regole, i «vestitini blu» delle brave ragazze cattoliche, desidera una vita inquadrata dalla normalità. In casa sua, a parte lei, tutti sono eccentrici, girano nudi, si lanciano piatti quando litigano, rifuggono regole e comportamenti conformisti, perbenisti, benpensanti. La madre, atea, anticapitalista e sessantottina, lavora come segretaria al municipio. Il padre è un ebreo francese nato in Algeria, ed esorcizza l’ansia di un prossimo olocausto stilando liste maniacali di compiti da svolgere. Si aggiungono poi un fratello minore iperattivo e i nonni paterni, che vivono nel ricordo nostalgico del glorioso passato nell’Algeria francese e trascorrono le giornate giocando alla roulette con i ceci, che serviranno poi a cucinare il cuscus domenicale. L’esistenza di Esther subisce una svolta quando i genitori, imprigionati nelle loro contraddizioni, decidono inspiegabilmente di mandarla in pasto al nemico, ossia in una scuola cattolica nel quartiere più borghese di tutta Marsiglia. Esther trova forse il suo paradiso personale, osserva e riflette sullo stile di vita dei genitori, dei nonni, delle compagne così diverse da lei, fin quando un segreto custodito a lungo metterà tutto in discussione. La comicità può raccontare anche gli aspetti più oscuri degli individui, l’ironia e la lucidità possono sondare il mistero della felicità e del dolore. In questo romanzo il desiderio di voler essere come tutti gli altri fa esplodere ogni logica parentale e ogni lessico familiare, e la quotidiana follia e normalità di una famiglia diventano lo strumento di un’appassionata ricerca di vita e di verità, con un sorriso a rischiarare il buio.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho scelto questo libro così, di istinto, dopo averne letto le prime pagine in libreria. La scrittura era promettente, la trama sembrava voler accompagnare il lettore verso una satira sociale contemporanea che, sinceramente, avevo davvero voglia di leggere. In più era brevissimo: proprio perfetto per un viaggio in treno, insomma!

Ebbene, le prime pagine mi avevano preparato a tutto (e con di tutto intendo dire non solo la rivoluzione casalinga di una bambina, ma anche un vero e proprio omicidio) ma non a quello che poi il libro è diventato: una storia tristissima, fatta di violenza, rabbia, gelosie e ossessioni. Da questo punto di vista, l’autrice ha fatto un lavoro ottimo: come un ragno, ha attirato l’ignaro lettore nella sua tela stimolando la sua fantasia con una ironia promettente; poi, lentamente, ha inserito in un quadro ironico, e a tratti geniale, il dramma che vuole davvero raccontare. L’ossessione, la malattia e la morte sono i pilastri di una narrazione che si fa sempre più cupa. Verso la fine il libro mi ha quasi fatta arrabbiare: non perché si tratti di un romanzo brutto ma perché l’incapacità dei personaggi di risolvere le situazioni in cui sono incastrati è talmente umana da risultare quasi frustrante.
Mano a mano che la trama prosegue, il lettore si rende conto delle numerose stranezze che caratterizzano i genitori della protagonista. All’apparenza sessantottini doc con un animo rivoluzionario e fuori dal comune, nascondono un lato oscuro che si fa via via più opprimente fino a soffocare la trama stessa. Il lettore, accompagnato dalla voce narrante di Esther ancora bambina, ripercorre un dramma famigliare in cui non può intervenire ma che farebbe di tutto per evitare.

La scrittura è piacevole e scorrevole: il romanzo è raccontato dal punto di vista di una bambina e il lessico è adeguato alla giovane, geniale e molto prevenuta protagonista. Devo ammettere che è stato difficilissimo empatizzare con i personaggi e solo la madre di Esther a un certo punto mi ha suscitato abbastanza pena da farmi essere triste per lei e la situazione in cui era incastrata.
Insomma, è davvero un libro che si legge facilmente e, nonostante la trama che si fa via via più pesante, di grande compagnia. Mi sento di dare a questo libro un 8/10: mi è piaciuto, eppure non riesco ad annoverarlo né tra quei libri che mi hanno lasciato qualcosa di importante né tra quelli che mi hanno coinvolta fino in fondo.
Consiglio comunque la lettura: permette di avere una visione piuttosto chiara della Francia degli anni post-sessantotto!

*Volpe

Incanto. Strie di draghi, stregoni e scienziati

.: SINOSSI:.

Il fantastico è un genere intriso di magia, eventi misteriosi e creature sovrannaturali, e spesso è percepito come una pura evasione nell’irrazionale, nel superstizioso e nel fiabesco. Ma in molte storie di eroi, incantatrici, creature leggendarie e magie di ogni sorta c’è sempre più spazio anche per la scienza. “Incanto” è un viaggio alla ricerca della scienza nascosta in molti archetipi della narrativa fantastica. Come nasce il mito del drago? Cos’hanno in comune maghi e scienziati? Come funziona il martello di Thor? Che impatto hanno avuto i giochi di ruolo sulla codificazione della magia? Queste sono solo alcune delle domande che Michele Bellone, giornalista scientifico appassionato di narrazioni, affronta nel libro, cercando di smontare diversi pregiudizi su due mondi tutt’altro che inconciliabili. Perché se la scienza può generare la magia del fantastico, il fantasy può stimolare riflessioni sulla scienza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Leggendo questo saggio ho imparato che la magia esiste.
So che può sembrare un’affermazione strana e immagino ora di vedervi, cari lettori, con la fronte aggrottata mentre pensate “Volpe è impazzita del tutto”. Ebbene, nonostante lo stress per la laurea imminente, posso assicurarvi che sono sanissima.
Incanto è un saggio che racconta il rapporto che intercorre tra scienza e magia basandosi su romanzi, su manuali di giochi di ruolo e tanto altro: è proprio raccontando come i grandi autori del fantasy hanno preso spunto dalla natura, dalla scienza o dalla chimica per descrivere il mondo in cui le loro avventure si svolgono che questo libro mi ha insegnato che la magia esiste o che, almeno, qualcosa di magico può essere trovato anche nel nostro mondo.

Il libro è diviso in sezioni: ricalcando le orme degli autori di “la fisica dei supereroi” e “la fisica di star trek”, Bellone spacchetta il fantasy e la magia per rintracciarne gli archetipi che diventano, quindi, i leitmotiv dei capitoli. Partendo da una accurata analisi delle origini delle creature magiche (e in particolare dei draghi), il lettore è coinvolto da una scrittura semplice e didascalica che lo porta a scoprire i segreti della magia degli elementi, la nascita e creazione dei vampiri nonché il ruolo storico dei maghi nella società.
Insomma: ce n’è davvero per tutti i gusti!
In generale ho apprezzato l’intento del saggio e mi è anche sembrato che, normalmente, le informazioni divulgate dall’autore fossero corrette: solo nel capitolo sull’alchimia ho notato alcune piccole inesattezze.

La scrittura è molto semplice e l’analisi coinvolge: l’autore cita continuamente romanzi, giochi di ruolo e altri saggi che i lettori più avidi (come me) e gli appassionati di gdr (sempre io) avranno sicuramente piacere a recuperare. Gli esempi riportati, tuttavia, per quanto interessanti sono leggermente ridondanti: più di una volta mi sono trovata a pensare che anche in opere più recenti o, forse meno conosciute, si sarebbero potuto trovare esempi validissimi. Non se ne può però fare una colpa all’autore che ha comunque operato scelte che considero adeguate.

Mi sembra un libro adatto a stuzzicare l’interesse di tutti gli appassionati di fantasy, horror e weird cui consiglio sinceramente di dare un’occhiata a questo saggio. Il voto globale che do al testo è 8/10: è molto buono ma dopo un po’ la scrittura semplice e gli esempi ripresi quasi sempre dalle stesse opere tendono a stancare.
Siccome si legge molto velocemente e ormai siamo in estate: perché non portarselo al mare?

*Volpe

Gli occhi del Corvo

.: SINOSSI :.

Occhi di brace brillano nel buio di una notte che sembra eterna. Le voci gracchianti di mille corvi turbano la quiete della tua vita. La figura è accanto a te, appesa ai tuoi pensieri, mostruoso essere che sorge dagli inferi del tuo io. Gli occhi del corvo seguono ogni tuo passo. Ti spiano. Si insinuano nelle cesure tra veglie e sogno. Fanno capolino in un libro. Emergono dall’inchiostro dei sogni. Sono accanto a te e la loro incosciente danza ti conduce alla soglia della pazzia…. o è un mondo nuovo che si apre, come una voragine sotto i tuoi piedi? Gli occhi del corvo raccontano storie. Seminano indizi su quella storta strada e ti sussurrano “seguimi”. A te la scelta… se andare con loro e lasciare che il delirio di quello sguardo danzi dentro di te od opporti, aggrappandoti alla realtà come se fosse l’ancora di salvezza. Un viaggio onirico, affascinante, insensato attraverso le ombre che si agitano nella nostra mente. Sono gli occhi del corvo che rapiscono e ammaliano i tuoi sensi addormentati.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il libro di Duma è complesso, contorto, scritto con l’intento di prendere il lettore di sorpresa già dal primo capitolo: non ci vuole tanto perché il lettore, infatti, si scontri con i repentini cambi di punto di vista che accadono così, senza nessun avvertimento.
Questo richiede una maggiore attenzione durante la lettura, tuttavia non crea confusione: non è difficile comprendere quando il personaggio cambia, basta fare un po’ di attenzione ai segnali che l’autore dà. I diversi punti di vista sono descritti abbastanza bene, le differenze sono in genere notevoli e accompagnate da dettagli del mondo che permettono di identificare i diversi personaggi.
La sola cosa che non ho apprezzato di questa tecnica narrativa è il fatto che i punti di vista a volte siano in terza persona e altre volte, invece, in prima. Per mantenere coerenza avrei puntato su uno dei due, soprattutto considerando il finale.

La trama è complicatissima, ma si svolge quasi del tutto negli ultimi capitoli: infatti dopo una iniziale partenza con il botto, l’autore si arena su alcuni dettagli che fanno procedere la narrazione più lentamente. Una volta superato questo piccolo scoglio, tuttavia, la trama torna ad essere scoppiettante.
I capitoli centrali del libro sono utili, solo che a volte sono ridondanti: in questo caso la tecnica dei diversi punti di vista rema contro l’autore costringendolo a riportare interi paragrafi da un personaggi all’altro.

I personaggi, una manica di adolescenti tra cui spiccano per complessità tre trentenni, sono abbastanza diversi l’uno dall’altro. Non posso dire di averne uno preferito, coinvolti in una macchinazione decisamente più grande di loro, sono tutti ugualmente vittime, o per meglio dire marionette, e quasi nessuno riesce ad agire in maniera concreta per cambiare il proprio destino o quello del mondo.
L’unico personaggio che devo dire mi ha leggermente infastidita è Yamasaki, un giapponese che si muove in una città lontana situata più o meno sulla costa occidentale dell’America. Si tratta di un personaggio egocentrico in cui le caratteristiche principali sono il razzismo e il pessimo: non proprio l’amico che uno vorrebbe avere.

Ammetto che arrivata a metà era estremamente perplessa: troppe cose sembravano strane persino per un libro weird (e, in questo caso, con strane intendo dire assolutamente non credibili neanche nella finzione narrativa). Per fortuna, a rimettere insieme i pezzi e a correggere quelle storture ci ha pensato il finale: gli ultimi capitoli, dedicati alla risoluzione del problema, sono intensi e soprattutto interessanti.
Il voto finale che mi sento di dare a questo romanzo è 7/10. Si tratta di un libro ben scritto che rientra appieno, sia come trama sia come stile di scrittura, nel genere weird. I problemi segnalati sopra, tuttavia, non mi permettono di dare un voto più alto. Consiglio di approcciarsi con una certa apertura mentale a questo romanzo perché i temi trattati non sono sempre politically correct.
Il libro mi ha messo inquietudine e senso di smarrimento. Mi ha fatto perdere durante la lettura, nonostante io non sia riuscita a immedesimarmi in nessuno dei personaggi. Soprattutto, e questo ve lo garantisco, non guarderò mai più i corvi nello stesso modo.

*Volpe

Wizarding World ~ Booktag

Capitolo 1: Il bambino che è sopravvissuto
E’ con queste poche parole che J.K. Rowling ha affascinato migliaia di lettori portandoli con sé in un viaggio lungo sette libri. Questa avventura, però, continua ancora oggi nel cuore di tutti quelli che hanno amato la saga e negli occhi delle nuove generazioni che stanno scoprendo, magari proprio in questo momento, le storie del maghetto più famoso del mondo.
Harry Potter nasce il 31 luglio 1980 e oggi compie quarantadue anni: noi non abbiamo torte rosa con scritte verdi da regalargli, ma vogliamo comunque festeggiarlo perché infondo ha fatto parte anche della nostra infanzia di lettrici. Come lo festeggiamo? Dedicandogli una booktag, ovviamente!

1. #HARRYPOTTER – un romanzo che ha per protagonista un orfano
VOLPE: Tenebre e Ossa, Leigh Bardugo
JO: L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

2. #HERMIONEGRANGER – un romanzo sui libri
VOLPE: Di che cosa paliamo quando parliamo di libri di Tim Parks,
JO: L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

3. #RONWEASLEY – un romanzo familiare
VOLPE: I leoni di Sicilia di Stefania Auci
JO: I Viceré di Giovanni de Roberto

4. #REMUSLUPIN – un romanzo in cui compare almeno un lupo
VOLPE: Zanna Bianca di Jack London
JO: Il libro della giungla di Rudyard Kipling

5. #NEWTSCAMANDER- un romanzo con tematiche ambientali
VOLPE: Il Mondo Sommerso di J.G. Ballard
JO: Il libro della vita e della morte di Deborah Harkness

6. #GELLERTGRINDELWALD – un romanzo ambientato durante la seconda guerra mondiale
VOLPE: La Macchina del vento di  Wu Ming
JO: L’amico ritrovato di Fred Uhlman

7. #MINERVAMCGRANNIT – un romanzo “che cambia”
VOLPE: Piranesi di Susanna Clarke
JO: Il Gattopardo di Tomaso di Lampedusa

8. #ALBUSSILENTE – un “mattone”
VOLPE: Il nome della Rosa di Umberto Eco
JO: Dune di Frank Herbert

9. #VOLDEMORT- un romanzo con una battaglia tra bene e male
VOLPE: Mordred di Nancy Springer
JO: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis

La faglia delle fate

.: SINOSSI :.

Datemi la mano. Lasciate che vi parli delle fate e che vi accompagni in un viaggio, in un’avventura
Iris Compiet è un’artista dei più rari: quelli capaci di evocare una realtà completa e coesa con ognuna delle immagini che realizzano. Splendide, potenti e contemplative a un tempo.
In questa edizione rivista e arricchita da nuove sezioni e illustrazioni inedite, l’illustratrice olandese guida i lettori in un viaggio attraverso un mondo incantato, apparentemente nascosto agli occhi degli umani eppure minacciato dalla loro cecità. 
Schizziappunti e splendidi acquerelli compongono un reportage nel mondo delle creature fatate che ha molto da insegnare anche sul nostro. Fate, fauni, sirene e gnomi sono solo alcune delle creature che lo popolano e che si disvelano agli occhi del lettore come la faglia si manifesta a chi è ancora in grado di meravigliarsi…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Questo non è un libro: è un gioiello.
La faglia delle fate raccoglie i sogni di Iris Compiet che qui prendono vita sotto forma di parole e, soprattutto, illustrazioni.
Lo ammetto: recensire questo libro per me è difficilissimo. Al di là del fatto che si tratta di una raccolta di illustrazioni in cui le brevi didascalie hanno esclusivamente il compito di rendere ancora più onirico il volume, ad avermi colpita in modo particolare è che le fate descritte da Compiet sono esattamente quelle che io ho sempre immaginato.
Posso dire con onestà che le immagini mi hanno commossa: per tutta la lettura mi è sembrato che qualcuno avesse sbirciato le mie fantasie per poi metterle con cura su carta e, anche ora che ci ripenso, la sensazione è sempre questa. Mi rende molto felice.

La palette usata è quella che vede il verde come protagonista cui ogni tanto si aggiungono il rosa e il rosso, che fanno un ottimo contrasto, o il blu e il giallo che lo completano alla perfezione.
Per quanto riguarda la scrittura, il libro non è fatto per essere giudicato da questo punto di vista: è stato chiaramente immaginato da Compiet come un volume in cui a coinvolgere siano i disegni più che più che la lettura. Nonostante questo, devo dire che l’immaginazione dell’autrice è protagonista indiscussa anche delle brevi introduzioni e dei paragrafi in cui sono presenti le descrizioni delle creature fatate che il lettore andrà a conoscere.
Lo stile è molto semplice, lineare, come se si trattasse di un manuale o un testo informativo: la finzione di Compiet, del resto, lo richiede perché sin dall’introduzione l’autrice sostiene di raccontare al lettore il suo viaggio nel mondo delle fate. Finzione a cui ho voluto credere con tutto il cuore durante l’intera lettura e a cui, sarò sincera, mi piace dire di credere ancora adesso.

Siccome per me il volume ha un valore molto personale, mi è difficile ridurre il giudizio ad un voto. Non aspettatevi di trovare tra queste pagine le belle fatine antropomorfe cui la televisione ci ha abituato: insettiformi, animalesche oppure simili a foglie e fiori, le fate de La faglia delle fate sono creature che si confondono nella natura. Gli unicorni che abitano la faglia sono completamente diversi dai bellissimi cavalli bianchi delle leggende; così come creature di ogni tipo, tra cui voglio davvero segnalarvi la presenza dei famosissimi bookworms, abitano la faglia e sono pronti ad accogliere i lettori in questo viaggio.
Consiglio la lettura a tutti gli amanti del folklore che qui troveranno alcuni spunti visivi che possano stimolare a dovere la loro immaginazione. A questo proposito, mi permetto di consigliare la lettura anche a tutti coloro che amano i giochi di ruolo, in particolare ai Master: personalmente ho travato tra queste pagine ottimi spunti per la creazione di storie che potessero far divertire i miei giocatori!

*Volpe

L’Altra metà delle fiabe

.: SINOSSI :.

Quali sono le origini delle fiabe che abbiamo ascoltato da bambini mentre, sognando ad occhi aperti, fantasticavamo di principi, scarpette di cristallo e gatti parlanti dai poteri magici?

In quest’opera si mettono a confronto tre fiabe di Perrault (CenerentolaLa bella addormentatanel bosco e Il gatto con gli stivali) con le loro controparti italiane, quelle di Gianbattista Basile, tratte da Lo cunto de li cunti

Per scoprire che anche le fiabe in realtà nascondono il loro “lato oscuro”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La raccolta di racconti “l’altra metà delle fiabe” è stata creata con l’intento di portare ai lettori un confronto tra le fiabe così come noi le conosciamo, ossia nella loro versione edulcorata scritta da Perrault, e la loro versione originale che, a detta della curatrice, è molto più spaventosa e oscura.
Purtroppo le aspettative non sono per nulla soddisfatte: fatto salvo per “la bella addormentata nel bosco” in cui la versione di Giambattista Basile è davvero caratterizzata da aspetti un po’ più macabri e disturbanti, “il gatto con gli stivali” e “cenerentola” presentano differenze così minime da lasciare i lettori praticamente indifferenti.

Si tratta di una raccolta che si legge molto in fretta, io l’ho terminata in meno di un paio d’ore durante un viaggio in treno. Il suo pregio più grande, e forse unico, è quello di rendere fruibile ai lettori più appassionati la versione delle fiabe di Basile che raramente si trova in commercio.
Purtroppo ad aver fallito, in questo caso, è proprio la selezione delle storie: ad esempio si sarebbero potute mettere a confronto le diverse versioni de “La sirenetta” oppure usare la “Cenerentola” dei fratelli Grimm che, a differenza di quelle scelte, presentano differenze sostanziali.

La stessa introduzione, pochissime pagine in cui vengono date informazioni scarne non sempre complete, purtroppo, non è delle migliori, soprattutto considerando lo standard della Casa Editrice che normalmente pubblica libri in cui l’introduzione è un breve ma completo saggio sull’argomento trattato. Avrei apprezzato di più un confronto diretto e, magari, commentato delle diverse versioni delle fiabe mentre in questo caso il lettore è lasciato a se stesso e finisce con l’annoiarsi’: una delle cose peggiori che può capitare con un libro.
A conquistate è sicuramente la cura per la grafica: copertina e immagini presenti all’interno della raccolta sono bellissime e il volume figura benissimo all’interno della libreria.

Non riesco a giudicare troppo positivamente la raccolta: il lavoro svolto poteva essere fatto molto meglio. La mia delusione deriva dal fatto che il libro promette cose che poi non riesce a mantenere perché le fiabe scelte non sono così scabrose come vengono tratteggiate. In sostanza, non riesco a dare alla raccolta più di un 5/10: sicuramente è valida per chi non ha accesso o non conosce le storie originali ma per chi ha più dimestichezza con essere è una lettura che non aggiunge niente di nuovo.

*Volpe

Piccolo nome, grande sangue

.: SINOSSI :.

Chiusi in una casa circondata da un bosco inospitale, due bambini si dicono addio. Sono finiti tra quelle mura perché entrambi sognano gli animali: il protagonista spera di scorgere i loro occhi obliqui dalla finestra e di essere privo di nome; il fratello Leo modella le loro forme nel buio. Ma i due non sanno che perdere la propria umanità è una questione di cuore, di sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La favola scritta da Riccardo Meozzi racconta di come l’uomo può perdere e allo stesso tempo ritrovare la propria identità. Con una prosa asciutta, costituita da un’ottima aggettivazione e un sapiente uso delle metafore, trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di inquietudine, orrore e libertà. Meozzi racconta quella che definirei “una storia senza tempo” in cui chiunque riuscirà, almeno un pochino, a rivedersi.
Ambientata in un periodo non meglio definito che sa di contemporaneità solo per la presenza di oggetti come un’automobile, una televisione o dei videogiochi, Piccolo nome, grande sangue fa riflettere in pochissime pagine su temi come la diversità, la mancanza di accettazione e, infine, l’autodeterminazione.

Per raccontare il dramma del suo protagonista senza nome, Meozzi usa uno schema freudiano. Il protagonista, un bambino che si rifiuta di essere chiamato per nome, vive intrappolato in una lotta costante tra il suo es e il suo super io: non riuscendo ad adattarsi alla vita che gli altri hanno deciso per lui ma non potendo accontentare i propri istinti e desideri, finisce per essere schiacciato da entrambi.
Solo nella foresta e con l’aiuto di una vecchia che, pagina dopo pagina, sembra sempre più simile a lui riuscirà a trovare un senso alla sua esistenza.

Nonostante la storia appartenga al genere weird e sia costellata da elementi di fantasia e del folklore italiano, non è, dunque, poi così lontana dalla realtà. Chi può dire con assoluta tranquillità di non essersi mai sentito a disagio tra le convenzioni in cui è costretto a vivere? Chi non ha mai desiderato, cercato e ottenuto di essere finalmente se stesso? Certo nessuno, immagino, desidera quello che il piccolo protagonista vuole e nessuno otterrà la propria libertà nello stesso, strano modo ma questo non significa che non si possa empatizzare con la straneazioni che lui prova a vivere nel nostro mondo.
A mio avviso, il libro merita di essere letto e sento di poterlo giudicare in maniera estremamente positiva. I temi trattati, così come l’attenzione che l’autore ha messo nella creazione del conflitto identitario del protagonistami spingono ad assegnare a questo racconto un 8.5/10. A completare il quadro ci sono le bellissime illustrazioni di Giulia Pex che vengono in soccorso del lettore aiutandolo a vedere la realtà di Meozzi tramite gli occhi stessi dell’autore.

*Volpe