“La moglie di Dante” e le altre donne nascoste, Conversazione con Marina Marazza

Lo scorso anno, in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, Marina Marazza, la “narratrice delle donne nascoste”, ha voluto raccontare la storia della donna più importante nella vita del sommo poeta: Gemma Donati. Marazza vuole restituire dignità a questa donna per lungo tempo rimasta nell’ombra: in effetti di Beatrice molto si parla, ma di Gemma pochissimo, al punto che molti ignorano la sua esistenza. 

Con La moglie di Dante, pubblicato da Solferino e di cui le abbiamo chiesto di parlarci oggi, Marazza riporta non solo Gemma Donati ma anche tutte le donne che sono state dimenticate dalla storia al posto che spetta loro di diritto. 

Ciao Marina, per prima cosa ti ringraziamo di averci concesso parte del tuo tempo per questa breve intervista. Conoscendo te e le tue opere, la prima cosa che viene da chiedersi è se La moglie di Dante sia una sorta di biografia romanzata di Gemma Donati così come è stato per Caterina da Broni in Io sono la strega e Caterina Buti del Vacca in L’ombra di Caterina.
Direi di sì. Io uso la mia formula preferita, documentandomi come se dovessi scrivere un saggio e poi proponendo la storia in forma narrata e in prima persona, in modo che sia la protagonista a raccontare le proprie esperienze, le sensazioni, le emozioni. Attraverso tutti i dettagli della quotidianità ricostruisco l’epoca, in questo caso un Medioevo meraviglioso e terribile, di castelli e di tornei, di menestrelli e di poeti, di commerci e di alleanze, di imperatori e di cavalieri, di crociate e di Inquisizione, di grandi artisti e di grandi guerre, odi e fazioni, nella quale le donne contano molto poco e pagano duramente il clima di guerra civile della Firenze prima guelfa e ghibellina e poi bianca e nera.

Leggendo il romanzo, il lettore si accorge immediatamente che il Dante che tu descrivi è diverso da quello istituzionale, una diversità che non prende solo il carattere ma anche l’aspetto fisico.
Lo descrive Boccaccio, che fu il suo primo biografo, quando Firenze, dopo la morte di Dante in esilio, lo incaricò di rivendicare la fiorentinità dell’autore di quella Commedia che il Boccaccio stesso definì Divina. Dante era di media statura, con la barba scura e i capelli ricci, la pelle olivastra, occhi grandi e modo di fare riservato. Un bel tenebroso, tenendo conto che doveva avere un fisico allenato alle armi: combatté a Campaldino in prima fila, a cavallo e con la lancia, e di certo in un ruolo del genere non ci si improvvisa. Di questo Dante si innamora Gemma, niente a che vedere con l’immaginetta antipatica presa di profilo che siamo abituati a vedere. Un giovanotto di belle speranze, che vive della rendita dei suoi pochi possedimenti e vuole dedicarsi alla poesia e agli studi. La Divina Commedia è ancora lontana, e sarà il frutto dell’esilio.

Un breve accenno di storia per i nostri lettori: la condanna subita da Dante può essere definita una condanna politica?
Assolutamente sì. Il partito di Dante ha perduto, sono saliti al potere gli avversari, e all’epoca non c’era posto per un civile opposizione, quelli della parte avversa venivano uccisi o messi in fuga, in questo caso usando anche una sorta di “legalizzazione” della persecuzione ai loro danni, cioè accusandoli di ogni nefandezza, reati infamanti di corruzione, di tradimento. Era una prassi consolidata e Dante ne resta vittima anche perché ha davvero cercato, durante il periodo del suo mandato come priore, di fare le cose giuste, senza pensare al suo profitto personale e a mantenere dei buoni rapporti con tutti, ma solo a quello che lui riteneva fosse il bene di Firenze. Si è fatto molti nemici e ha provocato indirettamente perfino la morte del suo più caro amico, Guido Cavalcanti, cosa che gli peserà sul cuore per sempre.

Parliamo ora della donna del tuo racconto. Chi era Gemma Donati?
Gemma è della famiglia dei Donati, più illustre di quella degli Alighieri, imparentata con Corso Donati, l’eroe della battaglia di Campaldino, cavaliere di nobile schiatta, biondo, bello e prepotente. E’ stata istruita dalle monache, sa leggere e scrivere, è una donna tutt’altro che sprovveduta. E la sua tempra le servirà, quando si ritroverà vedova bianca a trent’anni, perché Dante viene esiliato…

A proposito di esilio, viene da chiedersi come mai Gemma non abbia seguito il marito 
Gemma viene messa al confino per un paio d’anni con i figlioli quando Dante viene colto dalla sentenza di bando mentre si trova a Roma dal papa (e non rientra a Firenze, perché sarebbe bruciato vivo). All’epoca tutti i con-sorti (nel senso di familiari) erano coinvolti, in caso di condanna di un membro della famiglia: i figli maschi di Gemma dovranno seguire il padre in esilio al compimento dei 14 anni. Dante si ritrova senza un soldo e senza un posto dove stare e non può tirarsi dietro moglie e quattro figli. Gemma riesce a sopravvivere grazie anche al fatto che lei è una Donati, prima che un’Alighieri, e grazie a una formidabile rete di solidarietà femminile, capace di superare gli schieramenti politici.

Dunque, Gemma Donati viene bandita da Firenze ma ritorna, assieme ai figli, poco dopo.
Sì, grazie ai buoni uffici dei Donati, ma non ha più niente, perché tutte le proprietà di Dante sono confiscate, e dagli atti notarili risulta quanto si diede da fare per sostentare la famiglia, andando in comune a reclamare gli interessi sulla sua dote, che le erano dovuti. E a uno a uno i figli devono seguire il padre in esilio perché, se rimanessero, sarebbero messi a morte. E lei continua a sperare che in qualche modo Dante torni, prima con la discesa dell’imperatore che grazia i fuoriusciti, ma l’imperatore muore. Poi con l’amnistia del nuovo governo fiorentino, che Dante rifiuta perché lo costringerebbe a un atto di umiliazione pubblica in Santa Croce. Passano vent’anni, e intanto Dante scrive la Divina Commedia.

A proposito della Commedia. E’ proprio quest’opera ad aver reso famosa Beatrice e ad aver invece affossato la fama di Gemma Donati. Come mai Dante non parla mai di sua moglie?
Dante non parla della sua famiglia nei suoi scritti. L’autobiografismo di Dante è trasfigurato. Anche quando parla in prima persona, non sta descrivendo se stesso, ma quella figura poetica che quel se stesso rappresenta. Dante non cita mai sua madre Bella, che morì quando lui era bambino, né suo padre Alighiero, né la sua matrigna Lapa, perché suo padre si risposò, né la sua cara sorella Tana, né il suo fratellastro Francesco, tutte persone importantissime nella sua vita, sia da un punto di vista affettivo sia da un punto di vista pratico. In compenso ha reso celebre Beatrice, che forse è riconducibile a Beatrice Portinari coniugata de’ Bardi, alla quale lui nemmeno rivolse mai la parola, destinata a passare come una meteora, morta a 24 anni di parto, completamente trasfigurata in un personaggio che ha la funzione di portare il protagonista della Commedia alla salvezza, come dice anche il suo nome: colei che conduce alla beatitudine. Niente a che vedere con la vita reale. Nessuno quindi di cui poter essere gelosi. Beatrice è un simbolo, Gemma una donna in carne e ossa che con Dante ci ha mangiato e dormito, come si suol dire. Questo non vuol dire che Gemma non abbia dovuto essere gelosa di altre donne, dal momento che il Sommo era anche, in gioventù, un discreto tombeur de femmes.

Dalle tue parole, così come dai tuoi libri, si evince perfettamente che anche quando parli di Campaldino e di come Dante combatté e fu ferito, non è la Storia delle battaglie sul campo quella che ti interessa.
Mi appoggio a un nome celebre… diceva Manzoni nella sua lettera a Monsieur Chauvet   sul vero poetico: “Perché alla fin fine, che cosa ci dà la storia? Ci dà avvenimenti che, per così dire, sono conosciuti soltanto nel loro esterno, ci dà ciò che gli uomini hanno fatto. Ma quel che essi hanno pensato, i sentimenti che hanno accompagnato le loro decisioni e i loro progetti, i loro successi e i loro scacchi, i discorsi coi quali hanno fatto prevalere o hanno tentato di far prevalere le loro passioni e le loro volontà su altre passioni o altre volontà, coi quali hanno espresso la loro collera, hanno dato sfogo alla loro tristezza, coi quali in una parola hanno rivelato la loro personalità, tutto questo o quasi la storia lo passa sotto silenzio, e tutto questo invece è dominio della poesia… Spiegare quel che gli uomini hanno sentito, voluto e sofferto attraverso quel che hanno fatto, in questo consiste la poesia drammatica”. Cioè, per me questo è lo scopo del romanzo storico: guardare dentro il cuore di chi ha vissuto prima di noi. 

Ora vorremmo ampliare il discorso. Esiste un fil rouge tra le protagoniste dei tuoi romanzi? C’è qualcosa che lega Gemma Donati a Caterina da Broni, la strega di Milano, a Caterina, madre di Leonardo Da Vinci, e alla figlia della monaca di Monza?
La resilienza. Cambiando le epoche, perché ciascuna di loro appartiene a un periodo storico diverso e si va dal Rinascimento leonardesco alla controriforma di Caterina da Broni e di Alma e indietro fino Medioevo trecentesco di Gemma, hanno dovuto tutte far fronte a una vita che definire avventurosa è un eufemismo. Ovviamente non erano periodi difficili solo per le donne, e ci sono moltissime figure maschili nei miei romanzi, che finiscono sempre col diventare un po’ corali, nella ricostruzione di un luogo e di un tempo dove tutti, dagli umili ai potenti, devono combattere una battaglia quotidiana, che è la più importante.

Ringraziamo Marina per il tempo che ci ha dedicato e speriamo che le sue parole vi aiutino a riflettere in questo giorno non di festa quanto di commemorazione.
Marina racconta “le donne nascoste” dalla storia anche per permettere alle donne di oggi di uscire allo scoperto.

*Volpe & Jo

Sei di Corvi

.: SINOSSI :.

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Non vi è dubbio: la scrittura di Leigh Bardugo in Sei di Corvi è un vero e proprio gioiello. Se tra le pagine di Tenebre e Ossa abbiamo incontrato una scrittrice acerba e con moltissime potenzialità, qui vediamo sbocciare i fiori di un lavoro sicuramente duro e intenso.
Lo stile è ciò che ho preferito del romanzo: le parole sono tutte al posto giusto e creano un ambiente credibile dove personaggi realistici si muovono perfettamente a loro agio. Le descrizioni portano luoghi e persone davanti agli occhi del lettore e gli escamotage letterari con cui l’autrice racconta il passato dei suoi protagonisti sono invidiabili.

In generale, preferisco questo tipo di trama rispetto a quella della trilogia: pieno di azione e ricco di sotterfugi e colpi di scena, Sei di Corvi è un romanzo che non annoia e tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Ambientato nello stesso universo di Tenebre e Ossa, le vicende che compongono Sei di Corvi avvengono temporalmente dopo la trilogia. Sebbene anche da questo romanzo si riesca a capire bene il mondo in cui i personaggi si muovono, è inevitabile che il lettore si faccia qualche piccolo spoiler involontario: per questo consiglierei generalmente di leggere prima la trilogia e approcciarsi dopo alla lettura di questa dilogia.

I sei protagonisti sono descritti abbastanza bene, con l’eccezione di Wylan che immagino avrà una parte un po’ più concreta nel secondo romanzo, ed è impossibile non affezionarsi a ciascuno di loro. Pur essendo molto diversi, si muovono in perfetta armonia e la scelta di dare a ciascuno un tratto distintivo è vincente. In questo romanzo, la Bardugo indugia volentieri sulla caratterizzazione dei suoi personaggi che si finisce per conoscere nel profondo: il passato di ciascun Corvo viene lentamente sviscerato dando al lettore tutti gli indizi necessari a ricostruirne la personalità complessa. Sebbene, come forse tutti quasi, io abbia amato i personaggi di Kaz e Inej, il mio personaggio preferito è sicuramente Matthias: si tratta di un personaggio molto complicato la cui profondità sta nel bisogno di trovare se stesso in un mondo che non fa altro che etichettarlo; i suoi cambiamenti non sono campati per aria e anzi sono il frutto di un lungo lavoro personale che rende Matthias un personaggio molto adulto.
Ecco che quindi arriviamo al problema più grande del romanzo: l’età dei protagonisti. Credo fermamente che la Bardugo abbia scritto Sei di Corvi avendo in mente dei personaggi di circa trent’anni e che, per poter vendere, sia stata obbligata a renderli minorenni. I personaggi hanno una profondità che non si addice a degli adolescenti; un vissuto troppo complesso per essere stato portato avanti in diciassette anni di vita scarsi; sono sostanzialmente troppo adulti.
Trovo che questo sia un vero peccato, perché presentare un romanzo di questo calibro con personaggi anagraficamente più grandi sarebbe stata una bellissima sorpresa per chi, come me, è stanco dei soliti romanzi in cui protagonisti semi adolescenziali risolvono rocambolescamente situazioni impossibili.

In generale, la trama è credibile e ben studiata, nonostante i capitoli precedenti al finale mi siano sembrati un po’ esagerati. Fastidioso è il modo in cui l’autrice, pur usando un narratore interno, ha scelto di tenere il lettore all’oscuro di certe parti del grande piano dei corvi: purtroppo, non sempre questo escamotage è giustificato o credibile.
Sei protagonisti non sono facili da gestire: il fatto che la Bardugo ci riesca dovrebbe già dare un’idea riguardo la sua abilità di scrittrice.
Il romanzo si merita un 8/10. La trama ricca di adrenalina e i personaggi di qualità superiore alla media rendono il romanzo uno splendido libro per ragazzi e non. Chi cerca l’avventura troverà tra le pagine di Sei di Corvi una storia indimenticabile da cui prendere spunto per sognare ad occhi aperti: alla fine del libro, Ketterdam è un luogo riconoscibile, i Corvi diventano veri e propri amici che il lettore desidera conoscere più nel profondo.

*Volpe

Tenebre e Ossa

TENEBRE E OSSA

Autore: Leigh Bardugo
Casa Editrice: Mondadori
Anno di Edizione: 2020

.: SINOSSI :.

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”. L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Era un romanzo che volevo leggere da tempo ma che, a causa del suo essere diventato praticamente introvabile in Italia, ho sempre rimandato. Ora, grazie alla serie tv che Netflix ha in programma e al successo di Sei di Corvi, la saga è stata ripubblicata e io ho potuto finalmente metterci sopra le mani.

Ma partiamo con la recensione, che ho già perso abbastanza tempo. 
A mio avviso, Tenebre e Ossa è un buon romanzo Young Adult, che tratta tematiche adatte all’età di riferimento e che, pur avvicinandosi ad alcuni cliché fastidiosi della letteratura per ragazzi, non vi cade proprio del tutto rendendo la lettura piacevole ed intrigante. 
In particolare è notevole il lavoro che l’autrice ha fatto sul world building: il mondo in cui si muovono i personaggi è coerente, completo e realistico. Nei ringraziamenti, è stata inserita una lunga nota bibliografica riguardo i testi utilizzati per la creazione di questo suo mondo. Ravka assomiglia alla Russia zarista ed è in questa cornice che si mescolano e si uniscono personaggi magici e non, tutti uniti da un comune nemico: la Faglia d’Ombra. Anche i Grisha, quelli che l’autrice descrive come praticanti della “piccola scienza”, hanno una loro ontologia ben studiata che li piazza a metà tra la magia e l’alchimia. 

La trama si apre in medias res: la protagonista, Alina Starkov, è davanti alla Faglia D’Ombra, una fitta nebbia nera che divide a metà il regno di Ravka, e la deve attraversare assieme al suo reggimento.
Una serie di rocambolesche coincidenze porteranno Alina a trovarsi in una situazione per lei totalmente nuova, pericolosa ed inesplorata. Sebbene a primo acchito la trama possa sembrare simile a quella di altri romanzi Young Adult, come ad esempio Harry Potter ed Hunger Games, credo che la profondità dell’autrice nel trattare temi come la perdita, la paura della morte e il bisogno di affrontare le proprie ansie e i propri blocchi emotivi per poter essere pienamente se stessi, portino il romanzo su uno scalino un po’ più alto permettendogli di entrare in quei romanzi per ragazzi che personalmente considero utili alla crescita personale. 

La scrittura, rispetto a quella che ho trovato in “Sei di Corvi”, è più acerba: la Bardugo è migliorata moltissimo nella sua duologia rispetto a questa prima saga e credo sia un suo importante punto a favore. Il romanzo è scritto in prima persona, quindi il lettore si trova catapultato nei pensieri di Alina. Nonostante io non ami particolarmente questo tipo di scrittura perché la trovo limitante, credo che l’autrice l’abbia sfruttata al meglio per rendere il lettore partecipe di tutti gli stati emotivi della sua protagonista. Le descrizioni e i dialoghi sono in generale abbastanza convincenti, anche se, appunto, non raggiungono il livello di “Sei di Corvi”. I personaggi sono variegati e ben delineati: tra tutti, i miei personaggi preferiti sono Genya e Baghra che, con la loro complessità, si sono conquistate un posticino tra i personaggi che ritengo memorabili. Una menzione speciale va anche a Mal che, grazie alla sua amicizia incondizionata, risulta una delle spalle meglio delineate in un libro Young Adult. 

Anche quando il libro stava per scivolare nel cliché che odio maggiormente (il famigerato triangolino amoroso nonsense), la Bardugo riesce a svicolare e, con un ben piazzato colpo di scena, movimenta la trama riportando un po’ di azione nella sua narrazione che, persasi tra lezioni e feste di palazzo, aveva perso un po’ di vita. L’ultima parte del libro è frenetica, interessante, coinvolgente. Seguire Alina nella sua caduta e poi nella sua risalita, permette al lettore di capire davvero lo sviluppo di un personaggio ben studiato con un arco narrativo impostato sulla crescita.

In sostanza, il mio voto è un 8/10. Ci sono alcune piccole cose che avrebbero potuto essere migliorate per rendere il romanzo perfetto, ma nel complesso la trama è ben curata, i personaggi interessanti e lo sviluppo non banale. 
Menzione della vergogna: trovo inaccettabile che una casa editrice come Mondadori pubblichi un libro con errori di battitura qua e là. 

*Volpe

Ascoltami ora

Autore: Maricla Pannocchia

.: SINOSSI :.

Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici” è un libro che sa di vita, un insieme di storie che conducono il lettore nel mondo dell’oncologia pediatrica. La prefazione è a cura di Maricla Pannocchia (fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro), un’esauriente introduzione per il pubblico alla realtà del cancro in età pediatrica. Il testo è un viaggio emozionante all’interno delle storie di bambini, ragazzi e famiglie che hanno vissuto la realtà del cancro pediatrico. I diritti del libro, uniti alle campagne di crowdfunding collegate, sono devoluti ai progetti di sensibilizzazione dell’Associazione Adolescenti e cancro e al progetto a Pristina (Kosovo) della fondazione Cure2Children ONLUS.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il libro che Maricla ci ha gentilmente offerto da recensire è un testo davvero unico. Nato come volume di accompagnamento per una mostra fotografica organizzata dall’associazione “Adolescenti e Cancro” di cui Maricla è fondatrice e presidentessa, il libro è una raccolta di vite.
In queste poche pagine sono raccolte, con cura e attenzione, le vite di bambini e ragazzi che si trovati a lottare strenuamente contro il cancro: alcuni possono raccontare la propria esperienza facendo sentire la propria voce, altri hanno bisogno di quella di genitori, amici o parenti perché non ci sono più.
Sono storie di chi resiste e va avanti nonostante la tremenda paura della morte, di ha qualcosa da insegnare ai suoi cari nonostante la malattia. 
Ho trovato giusto che di queste persone venissero indicati solo nome ed età. Oltre che per soddisfare una questione di privacy, che è sacrosanta, trovo che questo espediente abbia anche avuto un secondo e importantissimo risultato: possiamo immedesimarci in ciascuno di loro, oppure vedere nelle loro storie e nelle loro parole qualcosa che un giorno potrebbe, purtroppo e per sfortuna, capitare a noi o ai nostri cari. E’ da questa personale impersonalità che si deduce quanto sia importante aiutare la ricerca: se riusciamo a capire che non sono cose che capitano solo “agli altri” ma che potrebbero capitare anche a noi, ecco che ci si sente immediatamente più coinvolti.

Ciò che mi ha davvero colpita, al di là delle toccanti storie di questi ragazzi che sono e restano comunque la parte più importante del manoscritto, è la prima sezione. Maricla, con tono semplice e quasi didattico, racconta a noi lettori la realtà di come viene affrontata la malattia da bambini ed adolescenti: tristemente, si viene a scoprire che la ricerca è ancora molto indietro e che essendo per la maggior parte malattie considerate “molto rare” le percentuali di sopravvivenza sono davvero lasciate al caso o, per meglio dire, alla forza e alla resistenza di questi ragazzi unita alla capacità di questo o quel medico.
E’ un libro che lascia una grandissima amarezza da questo punto di vista, ma regala anche speranza e sprona ad una azione collettiva ed immediata: sì, è vero, la ricerca è molto indietro ma potrebbe avanzare anche grazie al nostro contributo.

Come specificato nella sinossi, i proventi ricavati dalla vendita saranno utilizzati per finanziare le attività dell’associazione, raccontate nel dettaglio da Maricla stessa nella sua introduzione, e per aiutare Cure2Children il cui aiuto è descritto sia da Maricla sia dalle tenere parole di una ragazza che grazie a loro può ancora vivere.
Onestamente, dare un voto a questo libro sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha vissuto in prima persona le esperienze qui riportate. Posso solo limitarmi a consigliare caldamente questo testo a chiunque: non ci sono sensibilità che tengano, qui si parla di malattie e di vite riparate oppure spezzate.
Il libro di Maricla ha moltissimi punti di forza e nessun difetto.

Di seguito, vi lascio il link per l’acquisto ricordandovi che tutti i proventi saranno domani alle associazioni “Adolescenti e cancro” e “Cure2Children”: https://www.associazioneaurora.eu/prodotto/ascoltami-ora-di-maricla-pannocchia/

*Volpe.

Segni-libri: dodici libri per dodici segni zodiacali.

Il nuovo anno porta sempre con sé qualche novità, e si spera sempre che siano belle. Per noi lettori, in particolare, l’inizio di un nuovo anno significa anche avere davanti 12 mesi per leggere tutte le pagine di cui abbiamo bisogno per mettere la nostra sete di letture a tacere.
Ma, c’è sempre un ma: la possibilità di scegliere male un libro è sempre dietro l’angolo!
In questi casi, l’astrologia può venire in nostro soccorso e aiutarci a scegliere una nuova entusiasmante lettura a seconda di quello che le caratteristiche del nostro segno ci “prescrivono”.
Per questo, abbiamo deciso di dedicare una booktag ai segni zodiacali e alle loro principali caratteristiche, un po’ per ridere insieme a voi e un po’ sperando di suggerirvi qualche titolo interessante.

E voi, lettori, di che segno siete?

1. #ARIETE – Un personaggio, reale o inventato, di cui hai letto e che consideri eroico.
VOLPE: Sophie Scholl e i ragazzi della Rosa Bianca, di cui ho letto in La rosa bianca, Di Inge Scholl
JO: Claus von Stauffenberg di cui ho letto in Obiettivo Hitler di Joachim Fest

2. # TORO – Il libro più lungo che tu abbia mai letto
VOLPE: L’apprendista assassino, di Robin Hobb
JO: Resurrezione di Lev Tolstoj

3. #GEMELLI – Un libro che parla di viaggi
VOLPE: Viaggio al centro della terra, di Jules Verne
JO: I fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos

4. #CANCRO – Un libro che ti ha commosso
VOLPE: Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol
JO: Educazione siberiana di Nikolai Lilin

5. #LEONE– Un libro donato (ricevuto o regalato)
VOLPE: Sarà Vero. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia di Errico Buonanno, un libro che mi è stato regalato questo Natale e che non vedo l’ora di leggere!
JO: Le memorie di Babel di Christelle Dabos

6. #VERGINE – Un libro il cui titolo inizia e finisce con la stessa lettera
VOLPE: I coraggiosi saranno perdonati, di Chris Cleave
JO: Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh

7. #BILANCIA – Un libro che hai acquistato per la copertina
VOLPE: E’ raro che io acquisti o legga libri solo a causa della copertina… non me ne viene in mente nessuno!
JO: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

8. #SCORPIONE – Un libro su cui eri, o sei, scettico
VOLPE: Tanti piccoli fuochi, di Celeste Ng. Ho cominciato questo libro con aspettative molto alte e arrivata alla fine ero e sono un po’ confusa. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma non riesco neanche a dire di averlo adorato.
JO: Il circo della notte di Erin Morgenstern

9. #SAGITTARIO – Un libro che regaleresti a un bambino
VOLPE: Noi siamo tempesta, di Michela Murgia
JO: Zanna Bianca di Jack London

10. #CAPRICORNO – Un saggio o un manuale che hai letto per tuo interesse personale
VOLPE: Quattro conversazioni sull’Europa, di Philippe Daverio
JO: Testimone nel fuoco di Peter Steinbach

11. #ACQUARIO – Un libro da cui è stato tratto un film o una serie TV negli ultimi 5 anni
VOLPE: La spada del destino, Andrzej Sapkowski
JO: Suite Francese di Irene Nemirovsky

12. #PESCI – Un libro con un mistero da risolvere
VOLPE: L’Annusatrice di libri, di Desy Icardi
JO: Il principe della nebbia di Carlos Ruiz Zafon

*Volpe&Jo

Sullo Scaffale di Arcadia – Marzo 2019

Eccoci giunti fino a marzo. Sembra che il 2019 sia ricco di sorprese per noi lettori: avete già letto alcune delle nuove uscite?
Io sì, un paio, e devo dire che sono rimasta molto soddisfatta!
Vediamo quali novità ci porterà marzo. Come sempre, ci concentreremo solo su alcune andando a cercare quelle più interessanti per voi.

NARRATIVA ITALIANA

María, di Nadia Fusini: «Sono venuta a confessare un delitto». È una creatura docile e gentile a proferire questa frase terrificante. Si chiama María, ha la fissità di una statua e negli occhi una luce ardente, la stessa dell’isola da cui proviene. L’agente di polizia che in Questura redige la confessione, pur intuendone la pericolosa ambiguità, resta ammaliato e desidera immediatamente conoscere ogni cosa di lei – forse perché, a volte, orientarsi nella vita di una donna significa per un uomo avvicinarsi con ostinazione a se stesso. Fra l’aspirazione al divino e la condanna di avere un corpo, María racconta la sua storia. E rievoca quando rinunciò a tutto per andare a vivere con quello che sarebbe diventato suo marito e insieme il suo carceriere: le loro notti di amore accanito e la vergogna del giorno dopo, la gabbia della gelosia e il miracolo della libertà che non si compie mai. Ammette di essere finita nel labirinto di una passione tanto ineluttabile quanto assassina. Adesso sta scappando, alla ricerca del suo unico figlio.

Cibo, Helena Janeczek: Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo, diceva Oscar Wilde. Oggi è diventato una delle principali occupazioni, ossessioni, manie; la cucina insieme all’ordalia igienista di ciò che fa bene o fa male sono le ronzanti colonne sonore delle nostre giornate. Prendere sul serio il cibo, però, è altra questione. Di certo, senza tanto proporselo, lo fanno Elena, la donna che si racconta in questo libro, e Daniela, la massaggiatrice alla quale si rivolge per impegnarsi a fondo in una dieta dimagrante e rimodellare il proprio corpo. Perché quello che condividono durante le loro sedute è qualcosa di profondo. A ogni piatto che nominano, a ogni ricetta o tradizione rievocata, riaffiorano un ricordo, un’amicizia, un amore, un rito di famiglia, una ferita. Le creme di piselli e i krapfen delle feste di Ulrike, anoressica per desiderio di perfezione, nella Monaco dell’infanzia e dell’adolescenza di Elena; i praghesi gnocchi di pane alla prugna di Ružena, obesa per allontanare l’incubo dei carri armati sovietici e il dolore dell’esilio; i gattò di Teresa, che rivendica cucinando la sua identità; i pranzi domenicali della nonna veneta e contadina di Daniela; fino alle aringhe salate che risvegliano in Elena la memoria dei kiddush del sabato nella sua famiglia ebraica, e soprattutto del padre scomparso troppo presto. Alla fine di un romanzo che mescola e unisce, come fa il cibo, individui e culture, Helena Janeczek si riserva ancora lo spazio di una riflessione su una tragedia dei nostri anni, il crollo delle Twin Towers, attraverso le storie dei cuochi che nelle torri lavoravano.

Le ultime lezioni, di Giovanni Montanaro: Il professor Costantini è il tipo di uomo che si ha in mente quando si pensa a un professore. Jacopo ne ricorda le lezioni di letteratura al liceo – “parlando d’amore, di donne, di morte, di eroi, si diceva tutt’altro, si diceva di noi” – ma in fondo nutre per lui quel misto di sfiducia e curiosità destinato a tutti gli insegnanti. Poi a Costantini muore improvvisamente la moglie e lui si ritira dall’insegnamento, rifugiandosi sull’isola di Sant’Erasmo con la figlia disabile. Jacopo lo ritrova alcuni anni dopo, mentre attraversa un momento delicato: ha da poco rotto con Alice, di cui, pur rifiutandosi di ammetterlo, è ancora innamorato, e sta per finire gli studi di Economia senza sapere cosa fare dopo. Sant’Erasmo lo accoglie con i suoi canali e i suoi silenzi, i carciofi e le biciclette, e una brezza calda, salata: “Venezia era distante, e anche l’Adriatico. C’erano rondini e gabbiani. C’era profumo, di salso e di alberi, di caldo. Pareva di stare lontano, ai Tropici, in qualche mondo inesistente, selvaggio”. Jacopo ha bisogno di quel rifugio, e ha bisogno di Costantini, delle sue parole, di essere ripreso nei suoi errori, di essere indagato per riuscire a capirsi. E poi c’è Lucia, la figlia del suo vecchio professore, che nasconde femminilità e vita. Così Jacopo, per un’estate intera, frequenta quella casa e, all’ombra di un grande albero di mimosa, scrive una tesi che non riusciva neanche a cominciare. Da lì, troverà il suo destino. Giovanni Montanaro racconta l’età difficile delle ultime lezioni, in cui si diventa adulti grazie anche ai maestri imprevedibili che la vita ci fa incontrare.

Il cieco di Ortakos, di Salvatore Niffoi: È la storia di un uomo che nasce cieco e ritrova la vista solo un mese prima di morire, per assistere al finale della sua esistenza e raccontarsi. Damianu Isperanzosu è il cieco del paese barbaricino di Ortakos. Un’infanzia e un’adolescenza dure e segnate dalla menomazione, ma poi la sua vita diventerà un’esperienza di riscatto e quasi di sogno. L’amore di una donna, il desiderio di un figlio esaudito quando non sembrava più possibile: la durezza del mondo di Niffoi si apre a una tonalità dolce e quasi fiabesca.

NARRATIVA STRANIERA

Uccidi i tuoi amici, di John Niven: Londra, 1997. Il New Labour è al potere, il Brit-pop è al suo apice e l’industria discografica non è mai stata cosí bene. Forse. Steven Stelfox è un discografico di successo, alla costante ricerca della prossima hit. E non si ferma mai, grazie a una dieta fatta di cinismo, sesso e quantità smodate di cocaina. Del resto, stordirsi è l’unico modo per resistere in un ambiente pieno di colleghi incompetenti e spietati, per i quali la musica è l’ultimo degli interessi. Un posto dove i sogni degli altri bruciano nelle fiamme dell’inferno. Ma via via che i successi si fanno piú rari, e la scena musicale inizia a sentire i venti della crisi che la cambierà per sempre, Stelfox capisce che è tempo di prendere sul serio – anzi, alla lettera – il motto alla base del mondo degli affari: mors tua vita mea.

L’insostenibile leggerezza degli scone, di Alexander McCall Smith: In una tranquilla chiesa vicino al castello di Edimburgo, Matthew ed Elspeth stanno per unirsi in matrimonio, quando un pensiero inaspettato attraversa la mente dello sposo già in cammino verso l’altare: «È una decisione saggia?» Intanto, al 44 di Scotland Street, nella sua stanza color fragola il piccolo Bertie sogna di iscriversi agli scout, ma deve vedersela con la tenace opposizione della madre; per Irene sono ben altre le cose importanti: le lezioni di italiano, di yoga, di sassofono e, ovviamente, le sedute di psicoterapia. Forse suo padre, questa volta, riuscirà a intercedere per lui? Nell’appartamento al piano di sopra, Domenica invece non si è ancora rassegnata alla sottrazione indebita della sua preziosa tazza blu di Spode da parte di Antonia, vicina e amica, ed escogita il modo per riprendersela con la complicità di Angus. Poco lontano, in un appartamento elegante di Howe Street, ritroviamo Bruce, la cui buona stella sembra inizi a declinare, ma non tutti i mali vengono per nuocere: dalle ceneri dell’egocentrico Bruce nascerà un uomo diverso, più attento agli altri.

Guardando il sole, di Julian Barnes: Jean Serjeant vive quasi cent’anni, accompagnata da fantasie e amori non consumati, matrimoni e figli, viaggi e ritorni, tutto l’incanto e la delusione di ogni vita. Ma la magia è sempre stata lí, a far capolino dietro le dita schiuse. Come quella notte del giugno 1941 quando il sergente-pilota Thomas Prosser, sorvolando i cieli della Francia settentrionale sul suo Hurricane IIB, si volge verso est a guardare la Manica e si accorge che l’arancia del sole già spunta dalla viscosa banda gialla dell’orizzonte. Poi l’avvistamento di un pericolo giú a terra, una discesa di qualche migliaio di piedi, ed eccolo, il miracolo: lo stesso sole che si leva dallo stesso punto dello stesso mare. Un’altra alba, a pochi minuti dalla prima. «Possibile? Sí, pensava, tutto era possibile». Le domande (numerose e bizzarre) e le risposte (pressoché nulle) sono quelle di Jean Serjeant, una donna del tutto ordinaria le cui vicissitudini ripercorrono quasi un secolo di storia. La incontriamo bambina, fatalmente e ingenuamente innamorata dell’eccentrico zio Leslie con il quale condivide risate sguaiate e giochi spericolati, l’incanto di trucchi fumosi e indovinelli improbabili: perché agli ebrei non piace giocare a golf? Esiste davvero un museo del panino? Perché il cibo esce tanto diverso dall’altra parte del corpo? Il paradiso è in cima al camino come sospettava? E perché i visoni sono cosí ostinatamente attaccati alla vita? Le risposte, com’è ovvio, non hanno alcuna importanza, ma saranno proprio queste sollecitazioni – scintillanti e misteriose al contempo – a svegliare quella curiosità che le farà da bussola nella vita adulta. A seguito di un matrimonio deludente, una maternità tardiva e numerosi fallimentari tentativi di comprendere l’universo maschile, Jean sfodererà saggezza e coraggio imprevisti per poter rispondere, con la vita stessa, a un paio di domande mai esplicitamente formulate: come fa la gente comune, protagonista di vite anonime e incolori, a proteggersi dal tedio? Ed è capace, di tanto in tanto, di rendere la propria esistenza straordinaria?

Transiti, Rachel Cusk: Una scrittrice si trasferisce a Londra in seguito alla fine del suo matrimonio e dopo lunghe ricerche decide di acquistare un appartamento totalmente da ristrutturare. Mentre la protagonista combatte con la polvere della demolizione e con i nuovi vicini che paiono odiarla a prima vista, i due figli devono trattenersi a casa del padre, almeno per il tempo dei lavori. È un periodo di grandi transizioni e cambiamenti per tutti. E mentre la vita scorre, la scrittrice incontra numerose persone e ne ascolta le storie. Agenti immobiliari, vecchi fidanzati, parrucchieri, muratori stranieri: tutti custodiscono episodi di vita inaspettati e verità da svelare e condividere.

NARRATIVA YOUNG ADULT

Il primo istante con te, di Jamie McGuire: La prima volta che Elliott si accorge di Catherine è solo un ragazzino. Seduto su un albero nel giardino degli zii, si diverte a scattare fotografie, quando l’obiettivo inquadra un viso dolce e due grandi occhi verdi. Occhi profondi, nei quali intravede l’ombra di una solitudine che vorrebbe scacciare. Ma non sa come. Finché, in un torrido pomeriggio d’estate, trova il coraggio di avvicinare la ragazzina cui non ha smesso di pensare neanche per un secondo. Catherine è sorpresa e diffidente: non crede di potersi fidare di quello sconosciuto, spettinato e un po’ sulle nuvole. Ma, con fare affettuoso e comprensivo, Elliott riesce a ritagliarsi un posto nel suo cuore e a regalarle il primo amore: uno di quelli di cui non si può fare a meno, ma che, a volte, sono destinati a non durare nel tempo. Perché proprio nel momento in cui Catherine affronta il periodo più difficile della sua vita, Elliott è costretto ad andarsene e a lasciarla sola. Da allora sono passati anni e Catherine non ha fatto altro che chiudersi in sé stessa, pensando di riuscire a proteggersi dalle delusioni che ha affrontato senza il sostegno di nessuno, nemmeno della madre, assente e distaccata. E quando Elliott decide di tornare per rimediare agli errori commessi, lei non sembra disposta a perdonarlo: entrambi sono cambiati, poco rimane dei due ragazzini che timidamente si tenevano per mano. Eppure una scintilla del vecchio legame resiste ancora, pronta a riaccendersi se solo Catherine riuscisse a fidarsi di nuovo. Ma questo significherebbe rivelare il suo più grande segreto, che, rimasto al sicuro tra le mura di casa, potrebbe distruggere l’unica possibilità che le resta di essere felice.

ROMANZI GIALLI/THRILLER

Case di vetro. Le indagini del commissario Armand Gamache, di Louise Penny: Deciso e sempre misurato, Gamache crede nella legge ma risponde prima di tutto alla propria coscienza. E considera i suoi concittadini gente come lui, da proteggere e rispettare. E talvolta da arrestare.

Le parole di Sara, di Maurizio De Giovanni: Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell’amore. Sara Morozzi l’ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi.Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe, amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all’amore. Trent’anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell’unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all’amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo. Insieme a lei ci sono il goffo ispettore Davide Pardo e Viola, ultima compagna del figlio, che da poco l’ha resa nonna, regalandole una nuova speranza. Maurizio de Giovanni esplora le profondità del silenzio e celebra il coraggio della rinascita, perché niente è davvero perduto finché si riescono a pronunciare parole d’amore.

I tempi nuovi, di Alessandro Robecchi: Un piccolo buco nero alla tempia, le mani legate al volante, i pantaloni calati, così viene ritrovato Filippo Maria, uno studente modello, il figlio che tutti vorrebbero. Tutto lascia pensare a una esecuzione, anche se ci sono indizi discordanti e duemila euro nascosti in un libro nella stanza del ragazzo. Inizia l’indagine e le strade dei rudi e onesti sovrintendenti di polizia Carella e Ghezzi sono ancora una volta destinate a intersecarsi con quelle dei segugi dilettanti Carlo Monterossi – l’autore televisivo che ha abbandonato la trasmissione «Crazy Love» per eccesso di trash -, e l’amico Oscar Falcone, un investigatore privato un po’ al limite che ha deciso di dare stabilità alla sua attività aprendo un vero e proprio ufficio. Sua collaboratrice e socia Agatina Cirielli, la poliziotta del team Carella-Ghezzi che non sopporta i tempi nuovi, quelli dove è sempre il poveraccio a prendere botte. La prima cliente di Falcone è Gloria Grechi, trent’anni pieni di charme e un marito, Alberto, svanito nel nulla; una che dovrebbe struggersi di dolore per l’uomo perduto e che vorrebbe ritrovato, vivo o morto, ma che pare serena. E il mistero non riguarda solo la scomparsa, perché la signora nasconde molti segreti e dice tante bugie. Per tenerla al riparo – da chi? da cosa? – viene alloggiata a casa di Carlo Monterossi. La ricerca dell’uomo da parte di Falcone e Monterossi e la caccia all’assassino del ragazzo di Carella e Ghezzi si incrociano lungo le periferie milanesi, in villette anonime da Segrate a Corsico dove vanno e vengono furgoni che dietro lasciano una scia di banconote. È ancora Milano, questa volta quella fuori dalla prima cintura, la protagonista del romanzo di Robecchi, una metropoli avvelenata dai tempi nuovi a cui tutti si adeguano, compresa Flora De Pisis e la sua TV spazzatura.



La svastica sul sole

LA SVASTICA SUL SOLE

Autore: Philip K. Dick
Anno:  2014
Editore:  Fanucci Editore, 2014

.: SINOSSI :.

Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i Nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, mentre gli sconfitti sono protagonisti di piccoli e grandi eventi. E l’intera situazione è orchestrata da due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato sconfitto dagli Alleati…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un romanzo difficile tanto da leggere quanto da recensire. Una storia di fantapolitica che ci presenta uno scenario interessante su cui molti, almeno una volta nella vita, si sono soffermati a riflettere: cosa sarebbe successo se l’asse Roma Tokio Berlino avesse vinto la guerra?
Il risultato è, ovviamente, uno scenario distopico costellato da interi continenti distrutti insieme alle loro popolazioni, nuove e ardite forme di colonialismo, la lotta a qualsiasi forma di dissenso e, ovviamente, il perseguimento testardo della “questione ebraica”.
Il romanzo è ambientato sulla costa occidentale degli Stati Uniti d’America che, in seguito alla loro sconfitta, sono stati divisi tra i nazisti e i giapponesi che, nello specifico, controllano la parte occidentale del continente nordamericano.
I personaggi che affollano questo palcoscenico sono tanti, ognuno con una sua trama che si lega a quella degli altri in un ordito interessante ma reso un po’ complicato da nomi giapponesi che, di primo acchito, sembrano tutti uguali tra di loro.
Lo stile va di pari passo con l’intreccio e segue a volte i pensieri dei personaggi a volte quelli del narratore proponendo continui cambi fra la prima persona singolare e la terza, tra narratore interno ed esterno, tra passato e presente: un espediente interessante ma che risulta, a tratti, un po’ caotico così come i cambi di scena repentini che avvengono da un paragrafo all’altro senza un dovuto stacco.
Da germanista non ho apprezzato alcune traduzioni dal tedesco all’italiano e, ad essere sincera, ho trovato un po’ azzardata e poco pertinente la traduzione del titolo dell’opera The Man in the High Castle resa in italiano conLa svastica sul sole .
Trattandosi di un romanzo che si propone come un’ipotetica conseguenza della vittoria dei nazifascisti nella seconda guerra mondiale, avrei gradito qualche riferimento in più ai fatti che hanno costellato la storia mondiale tra il 1939 e il 1945 o, almeno, qualche spiegazione sul perché certi personaggi avessero subito una sorte diversa da quella che la storia ci ha tramandato.
Interessante anche se un po’ labile la correlazione tra l’Operazione Dente di Leone e l’Operazione Valchiria (colpo di stato avvenuto in Germania nel luglio del 1944): anche in questo caso un richiamo all’evento storico e un’eventuale spiegazione di questa fantomatica Operazione Dente di Leone, non avrebbe guastato.

Il mio giudizio è 7/10.
Un bel romanzo, interessante e stimolante per gli amanti della fantapolitica e della distopia, ma forse non uno dei migliori di Philip K. Dick.
I personaggi, molti e diversi tra di loro, sono caratterizzati velocemente e anche un po’ grossolanamente il che li rende, a tratti, semplicemente odiosi come nel caso della protagonista femminile.
I continui riferimenti alla cultura cinese e giapponese potevano essere spiegati con qualche nota in più in modo da rendere maggiormente partecipe anche chi non è particolarmente ferrato sull’argomento.
La conclusione del romanzo lascia aperti parecchi interrogativi e sviluppi e lascia presagire che ci debba essere almeno un secondo capitolo volto a dare soluzione ad alcune delle questioni presentate nelle ultime pagine del libro.
Parallelismo interessante, ma questa è una mia personalissima interpretazione, è il fatto che mentre il lettore legge un romanzo in cui i nazifascisti hanno vinto la guerra, i protagonisti leggano un romanzo in cui l’Asse ha perso la guerra: quasi un gioco degli specchi o di finestre in cui il mondo del lettore e quello dei protagonisti si affacciano vicendevolmente sondando due finali alternativi di un’unica storia.
A chi consiglio questo romanzo? Sicuramente agli amanti di Philip K. Dick, a chi adora la fantapolitica e i romanzi distopici costellati da intrighi e giochi di potere.
Consiglio il romanzo anche e soprattutto a chi si è limitato a guardare la serie tv, The Man in the High Castle , prodotta di recente che, nonostante mantenga gran parte dei nomi non che il titolo originale dell’opera di Philip K. Dick, è solo molto lontanamente ispirata a qualche elemento presente nel romanzo.

* Jo

100 libri imperdibili secondo la BBC Big Read

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Qualche anno fa, anzi parecchi ormai, The BBC Big Read, sondaggio d’opinione con relativo Show televisivo, aveva cercato di arrivare a capo di una annosa questione: Qual è il libro più amato del Regno Unito?

Da questa ricerca emerse una lista di 100 titoli che comprende molti grandi classici della letteratura mondiale. Ne traduco i titoli qui sotto per voi!

1.  Il signore degli anelli, J.R.R. Tolkien
2. Orgoglio e Pregiudizio, Jane Austen
3. Queste oscure materie, Philip Pullman
4. Guida galattica per autostoppisti, Douglas Adams
5. Harry Potter e il calice di fuoco, J.K. Rowling
6. Il buio oltre la siepe, Harper Lee
7. Winnie The Pooh, A.A. Milne
8. 1984, George Orwell
9. Il leone, la strega e l’armadio, C.S. Lewis
10.  Jane Eyre, Charlotte Bronte
11. Comma 22, Joseph Heller
12. Cime Tempestose, Emily Bronte
13. Il canto del Cielo, Sebastian Faulks
14. Rebecca, Daphne du Maurier
15. Il Giovane Holden, J.D. Salinger
16. Il Vento tra i salici, Kenneth Grahame
17. Grandi Speranze, Charles Dickens
18. Piccole Donne, Louisa May Alcott
19. Il mandolino del Capitano Corelli, Louis de Bernières
20. Guerra e Pace, Lev Tolstoj
21. Via col Vento,  Margaret Mitchell
22. Harry Potter e la pietra filosofale, J.K. Rowling
23. Harry Potter e la Camera dei segreti, J.K. Rowling
24. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, J.K Rowling
25. Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien
26. Tess dei d’Uberville, Thomas Hardy
27. Middlemarch, George Eliot
28. Preghiera per un amico, John Irving
29. Furore, John Steinbeck
30. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll
31. La storia di Tracy Beaker, Jaqueline Wilson
32. Cent’anni di Solitudine, Grabriel Garcia Marquez
33. I pilastri della terra, Ken Follet
34. David Copperfield, Charles Dickens
35. La fabbrica di cioccolato, Roald Dahl
36. L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson
37. Una città come Alice, Nevil Shute
38. Pesuasione, Jane Austen
39. Dune, Frank Herbert
40. Emma, Jane Austen
41. Anna dai capelli rossi, L.M. Montgomery
42. La collina dei conigli, Richard Adams
43. Il grande Gatsby, F. Scott Fitzgerald
44. Il conte di Montecristo, Alexandre Dumas
45. Ritorno a Brideshead, Evelyn Waugh
46. La fattoria degli animali, George Orwell
47. Canto di Natale, Charles Dickens
48. Via dalla pazza folla, Thomas Hardy
49. Goodnight Mr. Tom, Michelle Magorian
50. I cercatori di conchiglie, Rosamunde Pilcher
51. Il giardino segreto, Frances Hodgson Burnett
52. Uomini e topi, John Steinbeck
53. L’ombra dello scorpione, Stephen King
54. Anna Karenina, Lev Tolstoj
55. Il ragazzo giusto, Vikram Seth
56. Il GGG, Roal Dhal
57. Swallows and Amazons, Arthur Ransome
58. Black Beaty, Anna Sewell
59. Artemis Fowl, Eoin Colfer
60. Delitto e Castigo, Fedor Dostevskij
61. Noughts and Crosses, Malorie Blackman
62. Memorie di una geisha, Arthur Golden
63. Racconto di due città, Charles Dickens
64. Uccelli di rovo, Colleen McCollough
65. Morty l’apprendista, Terry Pratchett
66. The Magic Faraway Tree, Enid Blyton
67. Il Mago, John Fowles
68. Buona Apocalisse a tutti!, Terry Pratchett e Neil Gaiman
69. A me le Guardie!, Terry Pratchett
70. Il signore delle mosche, William Golding
71. Profumo, Patrick Suskind
72. I filantropi vestiti di stracci, Robert Tressell
73. Night Watch, Terry Pratchett
74. Matilda, Roald Dahl
75. Il diario di Bridget Jones, Helen Fielding
76. Dio di Illusioni, Donna Tartt
77. La donna in bianco, Wilkie Collins
78. Ulisse, James Joyce
79. Casa Desolata, Charles Dickens
80. Double Act, Jaqueline Wilson
81. Gli Sporcelli, Roald Dahl
82. Ho un castello nel cuore, Dodie Smith
83. Buchi nel deserto, Louis Sachar
84. Gormenghast, Mervyn Peake
85. Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy
86. Vicky Angel, Jaqueline Wilson
87. Il mondo nuovo, Aldous Huxley
88. Cold Comfort Farm, Stella Gibbons
89. Il signore della magia, Raymond E. Feist
90. Sulla Strada, Jack Kerouac
91. Il Padrino, Mario Puzo
92. Ayla – figlia della terra, Jean M. Aurel
93. Il colore della magia, Terry Pratchett
94. L’alchimista, Paulo Coelho
95. Katherine, Anya Seton
96. Caino e Abele, Jeffrey Archer
97. L’amore ai tempi del colera, Gabriel Garcia Marquez
98. Girls in Love, Jaqueline Wilson
99. The princess Diaries, Meg Cabot
100. I figli della mezzanotte, Salman Rushdie

Come ogni lista, questa è molto personale e sono sicura che ciascuno di voi ha la propria che sarà anche in completo disaccordo con questa! Nella mia, ad esempio, ci sono molti più autori italiani e francesi.

*Volpe