FAHRENHEIT 451

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FAHRENHEIT 451

Autore: Ray Bradbury
Casa editrice: Oscar Mondadori

.:SINOSSI:.

Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati: a bruciare è la carta stampata. In una società in cui leggere e possedere libri è reato, riusciranno almeno le parole a salvarsi dai roghi del potere? Non è pura e semplice fantascienza, quella di Ray Bradbury. Il suo è un futuro che parla al presente.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Come scritto anche nella brevissima, ma efficace, sinossi: è un libro non distopico, non di fantascienza, ma che parla al presente.
Si narra di una società rumorosa, veloce, senza un vero e proprio significato che tende a tenere sempre la vita delle persone occupata e bombardata da informazioni, senza contenuto, divulgate da televisori che occupano intere pareti.
In questa società, appunto, i libri sono proibiti. Non è permesso leggere se non alcune cose scritte da coloro che governano quel sistema e qualsiasi libro non approvato è totalmente illegale tanto che viene immediatamente bruciato dai pompieri, se ritrovato in una casa, e il propietario imprigionato. Il perché accada questa follia sistemica è chiaro fin da subito: le persone devono essere uguali e i libri, invece, rendono le persone diverse, disuguali in un certo senso, ed essere disuguali non rende felici mentre l’uguaglianza donata dall’ignoranza è in grado di donare serenità ai cuori di tutti.
Sinceramente, ho trovato molta attualità in questo libro che mostra una società in cui a dominare non è la cultura ma la discultura regalata da quei programmi televisivi che bombardano i protagonisti dalla mattina alla sera, molto simili ai reality show di oggigiorno quali il grande fratello (il cui richiamo al libro “1984” di Orwell è agghiacciante ma sembra non turbare gli spettatori o i partecipanti) o programmi simili che, oggettivamente, non trasmettono nulla se non la possibilità di riempire il tempo libero sottraendolo, magari, alla lettura di un libro.

Il voto è 10/10 e non c’è una categoria a cui non consiglierei questo libro: penso che chiunque, arrivato all’età giusta per capirne il vero significato (la quale può variare e non sta a me deciderlo), dovrebbe leggere questo testo quasi illuminante.

*Volpe

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L’arma di Istruzione di Massa

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05/3/2015, Buenos Aires.
E’ in questa data che comincia la guerra di Raul Lemesoff.
Deve essere stato strano, per gli abitanti di Buenos Aires, aprire le finestre e trovare a girare per le strade un singolo carro armato.
Passata la più che naturale paura iniziale,  chissà che cosa avranno pensato gli abitanti della capitale argentina scoprendo che le munizioni di quella strana arma erano completamente diverse da quelle che ci si aspetterebbe da un normale carro armato.Erano libri: ben 900 libri utilizzati per riempire le pareti di questo mezzo armato fuori dal comune.

In occasione della giornata mondiale del libro, che si svolge ogni anno il cinque marzo, Raul Lemesoff, un artista dalle idee tanto stravaganti quanto geniali, ha cominciato a distribuire gratuitamente libri a chi non poteva permettersi di comprarli utilizzando un finto carro armato.
Il suo mezzo di trasporto, ricavato da una vecchia Ford Focus color verde militare, è stato così soprannominato “Arma di Istruzione di Massa”.

Il ragionamento che ha portato questo artista a cominciare la sua feroce guerra a colpi di libri è lampante e cristallino:  dove c’è ignoranza, dove manca cultura, la violenza regna sovrana e sovrasta con la sua forza bruta l’amore, l’unità e la speranza.
E’ una vera guerra quella che da un anno a questa parte si sta combattendo strenuamente nella capitale Argentina e il nemico è impalpabile: è una battaglia combattuta contro la stessa guerra.
Raul e la sua Arma di Istruzione di Massa sono diventati un simbolo di speranza e hanno fatto una comparsa anche in uno spot pubblicitario della 7Up, una famosa bevanda gassata, i cui produttori si stanno impegnando a finanziare ed aiutare l’artista

Possiamo solo sperare che la giusta battaglia di quest’uomo non abbia mai una vera e propria fine e, anzi, che altri si uniscano a lui prendendo coscienza di quanto importante sia innalzare con fierezza gli stendardi della pace e della cultura.

*Volpe

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In poche parole

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Il racconto breve è una forma narrativa poco conosciuta e molto spesso bistrattata dagli scrittori in erba o da chi semplicemente desidera dilettarsi con le parole e la prosa.
Il più delle volte si finisce per cedere all’idea che il racconto breve sia una variante, più raffinata, della novella o delle storie che riempiono le antologie delle scuole o che vengono lette ai bambini prima di andare a letto.
Questa definizione, per quanto approssimativa e poco veritiera, ha un fondo di verità.
Dall’alba dei tempi si raccontano storie per radunare le persone, per catturare l’attenzione di un pubblico e trasmettergli le emozioni e le idee del narratore. In simili occasioni non vi era spazio per narrazioni lunghe, per cui si ricorreva a racconti brevi che avessero sia valore ludico che pedagogico.
Piccole storie in cui venivano presentati personaggi definiti con pochi essenziali tratti, coinvolti in episodi rocamboleschi che si concludevano con la vittoria dell’eroe e la sconfitta del malvagio.
Nei secoli, come la storia della letteratura ci racconta, le favole di Esopo e le leggende hanno ceduto il posto a nuovi protagonisti e a nuove forme di narrazione come la novella, famosissime sono quelle di Boccaccio raccolte nel “Decamerone”, per approdare infine, tra ‘800 e ‘900, al racconto breve.
Da Pirandello a Verga, da Buzzati a Calvino passando per autori stranieri come Poe, Wilde, Dickens ed Hugo; la lista di scrittori famosi, padri della letteratura europea ed internazionale, è lunghissima ma basta per riscattare il racconto breve spazzando via l’idea che si tratti di letteratura di categoria B.
Molti sono gli autori grati a questo genere che è un’autentica palestra in cui presentare non solo i propri personaggi, ma cimentarsi anche con tecniche narrative ed espedienti nuovi e azzardare nuovi trucchi.

La caratteristica principale del racconto breve è la brevità: per molti, soprattutto per chi come la sottoscritta ha seri problemi nella sintesi, questo può rappresentare uno svantaggio, ma in realtà i punti di forza superano lo scoglio di dover essere coincisi.
I romanzi di centinaia di pagine hanno trame lunghe ed articolate, personaggi ed episodi per articolati ma che, pagina dopo pagina, rischiano di perdere l’attenzione del lettore che accantona il romanzo per cui ci siamo prodigati così tanto.
Questo rischio viene scongiurato dal racconto breve che non solo si avvale di una trama più semplice, ma ruba al lettore poco tempo invogliandolo quindi a portare a termine la lettura.
La semplicità è un’altra caratteristica fondamentale della narrazione breve: in così poche pagine non c’è spazio per una trama lunga e ricca di colpi di scena, flashback e suspense. L’azione deve essere concentrata e le parole devono riuscire a trasmettere al lettore la stessa intensità narrativa che si percepisce leggendo un romanzo ben scritto.
I personaggi non hanno bisogno di una caratterizzazione particolareggiata e non vanno incontro a nessuna evoluzione nel corso della narrazione.
Ciò che veramente fa affezionare il lettore al proprio personaggio è la capacità dello scrittore di descriverlo con poche parole in grado di tratteggiare in modo accattivante il proprio eroe senza perdersi in lunghe descrizioni.
Cimentandosi in una narrazione breve, lo scrittore in erba, ma anche quello affermato, ha modo di cimentarsi con nuovi generi, provare trucchi nuovi ed azzardare espedienti narrativi mai tentati.
Diatribe_of_a_Mad_Housewife    Il racconto breve ci permette di trattare qualsiasi tema senza alcuna limitazione.
Un tram in ritardo può ispirarci esattamente quanto una partita a nascondino o il volo di un’ape in un bel campo di fiori.
L’ispirazione e la fantasia lavorano a briglia sciolta per produrre una prosa in cui la poesia supera la tecnica e diventa la vera protagonista.
Ciò che davvero conta, nella stesura di un racconto breve, non è la trama, ma la personalità che si dà allo scritto, quel quid che lo rende speciale ed inconfondibile anche tra mille altre storie.

Per scrivere un racconto breve occorre abbondare con la fantasia, non risparmiare la poesia e accantonare la geometria della narrativa.

*Jo

Un racconto nel cassetto I° EDIZIONE

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Per festeggiare i 200 fan della pagina Arcadia: lo scaffale sulla laguna, è stato indetto un concorso di scrittura che andrà avanti per tutta l’estate! Per partecipare bisognerà seguire alcune semplici regole.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina
– I componimenti possono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com

REGOLAMENTO
– I componimenti sono a tema libero.
– Ogni autore può partecipare con UN SOLO scritto.
– I componimenti in gara devono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com
Testi inviatici con modalità differenti SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
– Volgarità, bestemmie, blasfemia, pornografia, contenuti che incitano l’odio, la violenza, il razzismo, la discriminazione e la pedofilia SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
– Gli elaborati devono rispettare la seguente formattazione:
CARATTERE: arial
GRANDEZZA: 12
INTERLINEA: 1,5
– I componimenti, formattati come indicato, NON devono superare le 5 cartelle ( pagine).
– Gli autori acconsentono , partecipando al concorso, alla pubblicazione del loro scritto sulla pagina Facebook “Arcadia, lo scaffale sulla Laguna” e sull’omonimo sito web.
– Il termine ultimo, INDEROGABILE, per inviare il proprio elaborato è fissato per SABATO 3 SETTEMBRE 2016.

IL VINCITORE
– Ogni scritto verrà pubblicato in pagina e nel sito insieme alla foto ufficiale del concorso.
– Il vincitore verrà scelto in base ai “likes” che otterrà il proprio elaborato, in caso di pareggio vi sarà lo spareggio tra i finalisti.
– Il vincitore sarà proclamato DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016.
– Il premio messo in palio è un quaderno, ma le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

COMPRARE LIKE O BARATTARLI SU GRUPPI DI SCAMBIO E’ SEVERAMENTE VIETATO.
Lo staff di Arcadia provvederà, durante le votazioni, ad assicurarsi che le condivisioni delle foto siano regolari e, in caso contrario, il componimento in questione SARA’ ELIMINATO e SQUALIFICATO.
La nostra pagina non è una vetrina né un talent scout in cui mettersi in mostra.
Chi partecipa deve aver voglia di mettersi in gara giocare e divertirsi in compagnia.

Lo staff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna”, resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio ed augura a tutti voi buona fortuna!

https://www.facebook.com/events/1273373222691050/

Giornata mondiale della libertà di stampa e di informazione

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Il 3 maggio è stata istituita la GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTA’ DI STAMPA ED INFORMAZIONE, una ricorrenza fortemente voluta dall’ONU per porre l’attenzione sull’articolo 19  della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e frontiera.

(Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’assemblea generale ONU, 10 Dicembre 1948)

Quello della libertà di stampa ed informazione è uno dei diritti più calpestati che lede non solo il popolo a cui viene privato della libertà di informarsi, ma soprattutto chi ha fatto dell’informazione il proprio lavoro e spesso paga con la vita la propria fedeltà alla verità troppo spesso ignorata.
La storia che noi ora studiamo non è fatta solo dai re e dai capi di stato che di secolo in secolo hanno deciso le sorti delle nazioni, ma è scritta anche dall’inchiostro e dal sangue di questi martiri della carta che per il loro servizio sono stati perseguitati, costretti alla fuga e, in alcuni casi, imprigionati e uccisi.
Ci piacerebbe poter scrivere i loro nomi, dedicare loro una targa in modo che tutti possano sapere a chi devono la libertà di pensare e leggere senza paura di ritorsioni; purtroppo la lista sarebbe lunghissima ed incompleta per le migliaia di voci che, lontane dai riflettori e gli obbiettivi, vengono zittite in luoghi di cui noi non conosciamo nemmeno il nome.

Noi non possiamo ignorare, chiudere gli occhi e fare finta che tutto ciò non abbia nulla a che vedere con noi e con il nostro presente. Anche oggi, anche ora, vi sono tristi realtà dove dittatori e tiranni impongono la loro personale verità e tolgono di mezzo chiunque la pensi in modo diverso.
Noi non possiamo accomodarci sulle nostre poltrone e fingere che tutto ciò non esista o pensare semplicemente che sia un problema che non ci riguarda.
Un popolo che non veglia e smette di difendere i propri diritti è un popolo che sta già porgendo le mani e le coscienze ai ceppi del pensiero unico e dell’ignoranza.
Leggete, siate curiosi e se non potete avere tra le  mani un pezzo di giornale o un libro, allora scrivete! Non lasciate che il vostro pensiero si rattrappisca né che la vostra coscienza si addormenti.
Forse alcuni di voi ricorderanno il motto del Socing, la società distopica creata da Orwell nel romanzo “1984”, una civiltà dove tutte le libertà dell’individuo sono violate e il cui programma si può riassumere così: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”; una realtà assurda e paradossale al punto da trasformare le cose nel loro esatto opposto e fare dell’ignoranza del popolo il motore stesso della storia.

*Jo

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Tancredi e Maria

20160422_190541Il 25 aprile è una giornata di grande festa per il popolo veneziano e per il Veneto. infatti non solo si ricorda la liberazione e la fine della dittatura nazifascista sul suolo italiano, ma si festeggia anche il patrono di Venezia, San Marco, ed una festa che potrebbe essere considerata una versione primaverile di San Valentino. Se in questo giorno vi capita di passeggiare per le calli che da Rialto portano a Piazza San Marco non solo potrete vedere un tripudio di bandiere con il leone alato, ma verrete sicuramente incuriositi dalle rose rosse che troverete in giro per la città o intrecciate tra le dita degli innamorati.

Quella del Bocolo (= bocciolo di rosa) è una tradizione le cui origini affondano nella tragedia.

Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio (il 14° secondo la tradizione), era follemente innamorata di Tancredi: un giovane di umili origini che ricambiava i sentimenti della giovane figlia del Doge. Il signore di Venezia non approvava tuttavia la relazione tra la sua nobile erede e Tancredi e per dimostrare il proprio valore il giovane innamorato decise di partire per la Spagna per provare nella lotta contro i Mori il proprio valore al Doge e a tutta la Serenissima. Tancredi si distinse nella battaglia e la sua fama si diffuse a macchia d’olio così come il suo prestigio, ma il fato decise di essere tiranno e il giovane rimase ferito  mortalmente nel corso di una battaglia. Cadendo il suo corpo finì tra i rovi di un roseto da cui lui colse, ormai privo di forze, un bocciolo di rosa rossa che si era sporcato con il suo sangue pregando l’amico Orlando di portarlo alla sua amata Maria come ultimo ed eterno dono d’amore per lei. Orlando fece come gli era stato chiesto e consegnò alla figlia del Doge il prezioso dono di morte e d’amore che Tancredi gli aveva affidato. Il 25 aprile Maria venne trovata morta nel proprio letto con stretto al petto il fiore che il suo amato le aveva mandato. Da allora, il 25 aprile la tradizione vuole che lo stesso omaggio venga ripetuto dagli innamorati perché ognuno possa esprimere liberamente i propri sentimenti per la persona amata.

*Jo

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