Lettere a Theo

.: SINOSSI :.

Delle 820 lettere scritte da Van Gogh nell’arco della sua breve esistenza ben 651 sono indirizzate al fratello Theo: il primo a comprenderne il talento e a incoraggiarne la vocazione, e il solo che non gli negò mai l’indispensabile sostegno morale e finanziario. Pochi artisti hanno rivelato così tanto di sé stessi nei propri scritti. Lettera dopo lettera, il toccante scambio epistolare fra Vincent e l’amato Theo, non solo fratello, ma amico e confidente, delinea la parabola di un genio inquieto e originalissimo e getta luce sulla sua vita e sulla sua personalità: i rovelli della fede, la strenua ricerca di un amore corrisposto, l’ansia di veder riconosciuto il proprio lavoro, il timore e la conferma della follia. Nella loro immediatezza e profondità emotiva, le “Lettere a Theo” (1872-1890) compongono un ricchissimo diario, un eccezionale documento umano e artistico, e un’avvincente autobiografia che si è conquistata a pieno titolo il rango di classico moderno della letteratura.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Tutti sanno, almeno per sentito dire, chi sia Vincent van Gogh e tutti, anche i meno esperti, sanno elencare almeno una delle sue opere. Ma quanti conoscono Vincent van Gogh? Una persona. Una persona soltanto ha avuto il privilegio, l’onere e l’onore di conoscere Vincent e di amarlo come solo un fratello minore può amare un fratello maggiore.
Le Lettere a Theo non sono il testamento di un artista folle e tra le sue pagine si trova tutto, tranne ciò che ci viene detto a scuola o all’università su questo artista; le lettere che Vincent scrive a suo fratello Theo sono la parabola di un uomo e, a tratti, sono talmente umane, quasi veniali, da chiedersi se davvero sia stato il grande Vincent van Gogh a vergarle e non piuttosto una mano più semplice al servizio di un’anima talmente umana da essere nostra pari. Nelle Lettere a Theo c’è tutto e non serve essere olandesi, o uomini di fine ottocento né avere sangue van Gogh nelle vene per capire ciò di cui Vincent parla con il fratello.
Vincent e Theo (anche se il libro è, purtroppo, composto solo dalla corrispondenza da parte del maggiore dei due fratelli) dialogano di tutto: delle passioni che li animano, dei paesaggi che vedono e delle esperienze fatte; parlano di Dio e degli uomini; dell’amore e della disperata ricerca di qualcuno che sappia guardare oltre le apparenze e amare ciò che per la società è, invece, riprovevole se non addirittura detestabile.
Si scopre, tra queste pagine, un uomo colto e curioso, un pittore che è anche lettore e non manca a suggerire al fratello nuovi titoli o a stimolare una riflessione sul nuovo testo di questo o quell’autore.

Sembrerà scontato, ma non posso dare un voto a questo libro né lo posso giudicare come farei con un romanzo autobiografico o una raccolta di poesie (di cui, pur non potendo esprimermi sulla poetica, potrei comunque commentare lo stile). Lettere a Theo è un testo disarmante che demolisce pagina dopo pagina le convinzioni che il lettore ha su Vincent van Gogh per sostituirle con un autoritratto di carta ed inchiostro. La scrittura di Vincent è evocativa e riesce a rendere perfettamente tanto le tonalità dei paesaggi che descrive a Theo, quanto le sfumature della sua anima e i chiaro scuri di una vita tutt’altro che facile, ma mai rassegnata.
Alla fine della lettura monsieur Vincent van Gogh diventa solo Vincent; le sue lettere sembrano un reperto riemerso dal fondo di un qualche cassetto e sembra di leggere le lettere e i pensieri di un amico di penna ormai irrimediabilmente perduto e, purtroppo per il lettore, questa nostalgia, questo mal di Vincent, non può essere curato in alcun modo.

*Jo

Poesia impossibile: Etty Hillesum e la Sorgente dell’amore

Raramente parole come “Shoah” e “amore” vengono accostate: d’altronde come si possono conciliare due termini così in antitesi tra di loro senza scadere nel romanticismo e in un sentimentalismo del tutto inappropriato?
La vicenda umana e spirituale di Esther (Etty) Hillesum (Middelburg, 1914 – Auschwitz, 1943) è una testimonianza unica che, attraverso le pagine di un diario e alcune lettere scritte dalla stessa Etty e pubblicate postume, racconta di un’esistenza fragile e coraggiosa capace di trovare, anche tra gli orrori dei campi di concentramento, la scintilla dell’amore vero.

Etty Hillesum nacque a Middelburg nel 1914 e, durante la sua adolescenza, frequentò il ginnasio di Deventer per poi laurearsi in giurisprudenza e trovare lavoro presso il Consiglio Ebraico: un’occupazione che non era solo un posto di lavoro, ma rappresentava anche una condizione privilegiata che avrebbe potuto permetterle di salvarsi dalla deportazione.
Il trasferimento, dietro sua richiesta, al campo di smistamento di Westerbork, dove prende servizio in veste di funzionario assistendo i detenuti sotto diversi aspetti, fortifica la consapevolezza di Etty sul destino preparato non solo per lei, ma per tutto il popolo ebraico. Questa coscienza viene così vergata sulle pagine del suo diario:

«Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Continuo a lavorare con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato»

Una presa di posizione così coraggiosa fu possibile grazie al lungo lavoro che Etty, guidata dallo psicospirologo Julius Speir (specialista con cui Etty ebbe una relazione amorosa e che, alla fine della guerra, curò le edizioni postume del diario e delle lettere), fece su se stessa e che la vide impegnata, attraverso la letteratura e la scrittura, in un viaggio interiore alla scoperta di se stessa.
Attraverso gli incontri con Spier e alla lettura di autori da lei tanto amati, come Rilke e Dostoevskij, Etty scoprì quella che lei chiama “Sorgente profonda”: Dio; una sorgente, un’impronta che Etty ricosceva tanto in sé quanto in qualunque essere umano a prescindere dalla divisa che indossa o alla “razza” a cui appartiene.
La certezza della presenza di questa sorgente profonda, nascosta nell’intimo del prossimo, portò Etty ad approcciarsi agli altri con uno spirito nuovo, considerandoli come parte di un dialogo tra sorgente e sorgente: tra Dio e Dio.

«Puoi creare quante teorie vuoi, sono persone come noi e a questo dobbiamo aggrapparci in tutte le circostanze, e dobbiamo proclamarlo contro tutto quell’odio»

«Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di Te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di Te. E cerco di disseppellirTi dal loro cuore, mio Dio»

Le pagine più significative e pregne di significato del diario raccolgono riflessioni che colpiscono e commuovono e che, coerentemente con la scelta di Etty di non accettare le possibilità di salvezza che le venivano offerte, raccontano il coraggio con cui ella abbracciò il destino suo e del popolo ebraico.

«Mi si dice: una persona come te ha il dovere di mettersi in salvo, hai tanto da fare nella vita, hai ancora tanto da dare. Ma quel poco o molto che ho da dare lo posso dare comunque, che sia qui o in una piccola cerchia di amici, o altrove, in un campo di concentramento. E mi sembra una curiosa sopravvalutazione di se stessi, quella di ritenersi troppo preziosi per condividere con gli altri un “destino di massa”

«So che chi odia ha fondati motivi per farlo. Ma perché dovremmo sempre scegliere la strada più facile e a buon mercato? Laggiù ho potuto toccare con mano come ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo lo renda ancora più inospitale»

Etty Hillesum fu deportata ad Auschwitz il 7 settembre 1943 e lì morì, secondo un rapporto della Croce Rossa, il 30 novembre 1943.

Alla luce dei suoi scritti è forte la tentazione di stigmatizzare Etty come una santa dimenticata del nostro secolo, al contrario è proprio dalle pagine da lei lasciate che emerge tutta l’umanità di un’anima fragile, a volte instabile, eppure capace di slanci coraggiosi verso il prossimo in nome di un amore capace di vincere anche l’odio più radicato.
La vicenda di Etty racconta una resistenza esistenziale: un esempio di fedeltà e dedizione al prossimo e al proprio popolo per cui, con umiltà, Etty diede la vita.
La coerenza di Etty alla legge dell’amore verso l’altro, ma ancor di più la sua coscienza di Dio che è origine stessa dell’amore, hanno lasciato nel mondo una traccia indelebile che prova, a dispetto di ogni ideologia, corrente di pensiero o politica, che l’amore vince e sempre vincerà sull’odio e sulla cattiveria.

«La barbarie nazista fa sorgere in noi un’identica barbarie che procederebbe con gli stessi metodi, se noi avessimo la possibilità di agire oggi come vorremmo. […] non possiamo coltivare in noi quell’odio perché altrimenti il mondo non uscirà di un solo passo dalla melma. […]  Per formularlo ora in modo crudo: […] se un uomo delle SS dovesse prendermi a calci fino alla morte, io alzerei ancora gli occhi per guardarlo in viso, e mi chiederei […] per puro interesse nei confronti dell’umanità: Mio Dio, ragazzo, che cosa mai ti è capitato nella vita di tanto terribile da spingerti a simili azioni? Quando qualcuno mi rivolge parole di odio […] non provo mai la tentazione di rispondere con l’odio, ma sprofondo improvvisamente nell’altro, […], e mi chiedo perché l’altro sia così, dimenticando me stessa».

*Volpe e Jo

Un grazie di cuore a Azzurra Urbinati e alla sua paziente, quanto puntuale, consulenza: ci hai tramandato una testimonianza che supera i confini del tempo dello spazio e scuote il cuore dalle radici.

Fonti:
https://www.doppiozero.com/ascolta/etty-hillesum-lo-scandalo-della-bonta
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2018/11/26/news/etty-hillesum-la-ragazza-che-trovo-dio-durante-la-shoah-1.34062846?refresh_ce
https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/shoah-e-nazismo/figure-esemplari-segnalate-da-gariwo/etty-hillesum-15620.html

Sullo Scaffale di Arcadia – San Valentino

S. Valentino, cuori e fiori a parte, è un giorno come un altro. Perché non provare a renderlo speciale condividendo con la nostra metà un libro (o anche solo un brano) da leggere insieme?
Per facilitarvi la scelta, vi lascio qualche ideuzza!

Cuori, fiori, regali… San Valentino per gli innamorati è una festa speciale che fa, quasi, al pari con l’anniversario. Forse è solo un pochino più facile da ricordare, essendo istituzionalizzata! A parte le smancerie, niente rende questa giornata diversa dalle altre e per un lettore, ogni giorno è buono per leggere. Perché, però, oggi non farlo con la persona amata? Vi lascio qui di seguito qualche libro per rendere speciale, attraverso la lettura, la festa degli innamorati.

Come insegnare a leggere all’uomo della tua vita di Vincent Monadé: L’uomo di cui siete innamorate non apre mai un libro, ma morite dalla voglia di fargli scoprire quale straordinario mondo di piacere si celi tra le pagine di un romanzo? Niente panico: il maschio infatti, sostiene Vincent Monadé, è una creatura semplice, infinitamente meno evoluto della sua compagna, e questa divertente e pratica guida vi aiuterà a trasformarlo, facendo leva sulle sue passioni e sui suoi vizi, in un appassionato lettore. E condurrà tutti noi in un viaggio alla scoperta dell’immensa felicità che i libri possono portare nelle nostre vite.

Senza Fine. La meraviglia dell’ultimo amore di Gabriele Romagnoli: Fiumi d’inchiostro hanno costruito la mitologia del primo amore, hanno raccontato l’inizio dell’avventura. Ma se il primo amore è «un universo, un enigma, un lungo aspettami e torno», è possibile raccontare l’approdo, la fine del viaggio, la certezza di essere «in un luogo da cui non vorrò andarmene al risveglio»? Gabriele Romagnoli, che ci aveva mostrato la necessità di viaggiare leggeri, di non portare zavorre e di non essere zavorre, ora si cimenta con quello che apparentemente è il suo opposto: il desiderio di fermarsi, la certezza di non voler avere altro e di non voler essere altro. C’è tutto questo nell’ultimo amore: che sia una donna incontrata per caso o la riscoperta della donna che da sempre si ha accanto, che sia l’ultimo ballo di capodanno di Zygmunt Bauman e sua moglie Alexandra, giganteschi nella loro titanica accettazione della perdita, gli ultimi amori hanno questo in comune, la consapevolezza di aver trovato nell’altro la certezza di quello che si è. E questo ritrovamento non è meno avventuroso dell’altro, del primo, perché «la vita è noiosa, ma il destino imprevedibile. Una scrive regole, l’altro mette in nota eccezioni. Poche, perché è pigro e perché non le meritiamo. È tutto già scritto, ineluttabile e barboso. Salvo che siamo ancora qui e possiamo giocarcela».

Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia: Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Sull’Amore di Herman Hesse: “Felice è chi sa amare”: nella concezione di Hesse l’amore è del tutto slegato dal possesso, è un’incessante ricerca esistenziale, uno stato di grazia dello spirito e dei sensi che trova appagamento in se stesso e abbraccia il mondo intero. Questa antologia di “letture hessiane” dedicate all’amore raccoglie e mescola materiali diversi: poesie, episodi narrativi, passi di scritti saggistici e di lettere, aforismi, disposti in un crescendo di intensità e profondità a illustrare tre grandi variazioni sul tema: l’amore adolescenziale, l’esperienza amorosa matura, l’amore per l’umanità.

L’amore prima di noi di Paola Mastroccola: I miti sono quel che resta dopo la dimenticanza, la rovina, il tempo che passa. Per questo sono eterni, perché sono al fondo di noi. Paola Mastrocola ha trovato una misura miracolosa per raccontarci una volta ancora queste storie infinite: nelle sue pagine la ricchezza e la leggerezza s’incontrano per la gioia pura del lettore, parlando in fondo dell’amore e basta. L’amore per un uomo, una donna, un fiume, una stella. La nostra porzione illuminata, il punto in cui alla nostra vita tocca ancora una parte del divino. L’amore per il mondo, cosí com’è. Dentro ogni storia c’è una domanda, che va dritta al cuore. In quale forma dobbiamo amare? E la bellezza si può rapire? Si può, amando, non conoscere l’amore? E quanto conta una promessa? E perché a una certa età che chiamiamo giovinezza abbiamo voglia di non concederci a nessuno, e giocare, e stare a mezz’aria, in volo? Le domande pungolano il mito, lo piegano a parlare da sé. Il racconto seduce con la sua forza, muovendosi con naturalezza dal passato al presente, in un tempo indifferenziato, inanellando dialoghi senza virgolette, parole che restano nell’aria. Storie che si richiamano e si inseguono, componendo un unico romanzo.

Sull’Amore di Herman Hesse: “Felice è chi sa amare”: nella concezione di Hesse l’amore è del tutto slegato dal possesso, è un’incessante ricerca esistenziale, uno stato di grazia dello spirito e dei sensi che trova appagamento in se stesso e abbraccia il mondo intero. Questa antologia di “letture hessiane” dedicate all’amore raccoglie e mescola materiali diversi: poesie, episodi narrativi, passi di scritti saggistici e di lettere, aforismi, disposti in un crescendo di intensità e profondità a illustrare tre grandi variazioni sul tema: l’amore adolescenziale, l’esperienza amorosa matura, l’amore per l’umanità.

Poesie D’Amore di Nazim Hikmet: Partecipe in eguale misura dell’estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale, in queste “Poesie d’amore” Hikmet mostra le due facce della sua natura, lirica ed epica, saldate in un risultato unico. Versi immortali, che riassumono nell’elemento erotico i diversi aspetti dell’attività e dell’esperienza dell’autore, poeta d’amore perché prima di tutto poeta di battaglie e di idee.

Promettimi che ci sarai di Carol Brunt: Quando hai quattordici anni, il tuo cuore è un luogo oscuro, un labirinto di sentimenti che non sai decifrare. Timida, goffa e sognatrice, June è a disagio tra i coetanei. Preferisce rifugiarsi nel bosco dietro la scuola, con ampie gonne e strambi stivali, fingendo di essere stata catapultata a New York dal Medioevo, l’epoca in cui sarebbe potuta diventare un falconiere. Sarebbe bello riuscire a richiamare a sé, proprio come creature alate, le persone che non ci sono più. Come lo zio Finn: grande pittore e migliore amico di June, l’unico in grado di capirla, strappato troppo presto alla vita da una malattia di cui in famiglia è proibito parlare. Un giorno, June riceve un pacco misterioso. All’interno c’è la teiera preferita di Finn, accompagnata da una lettera firmata da un certo Toby: l’uomo che nessuno, al funerale dello zio, ha osato avvicinare. E che ora chiede proprio a lei di incontrarlo in segreto. June dovrà fare i conti con la paura e la gelosia prima di accettare il fatto di non essere stata l’unica persona speciale nella vita dello zio. E prima di aprirsi a un’amicizia che potrebbe aiutare sia lei che Toby a colmare quel grande vuoto. Dopotutto, era quello che avrebbe voluto Finn: fare incontrare le persone che più aveva amato, unirle come in un’unica cornice affinché si prendessero cura l’una dell’altra. Ecco il suo ultimo desiderio, ecco il suo più grande capolavoro.

Il bacio più breve della storia di Mathias Malzieu: Parigi, una sera al Théâtre du Renard, l’orchestra suona “It’s Now or Never”. Una ragazza misteriosa e sfuggevole si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più breve mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra. Riusciranno i due a superare ostacoli e paure e a vivere il loro amore?

La meccanica del cuore di Mathias Malzieu: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, una favola e un romanzo di formazione, in cui l’autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un’indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.

Il Cavaliere d’Inverno di Paullina Simons: Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

Io prima di te di Jojo Moyes: A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell’autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un’esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l’altro per sempre. “Io prima di te” è la storia di un incontro. L’incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto il successo, la ricchezza e la felicità, e all’improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l’una all’altra a mettersi in gioco.