Contro l’impegno

.: SINOSSI :.

Da un po’ di tempo si è diffusa l’idea che la letteratura debba promuovere il bene, guarire le persone e riparare il mondo. Breviari e “farmacie letterarie” promettono di confortarci e di insegnarci a vivere, i romanzi raccontano storie impegnate a fare giustizia, confermando chi scrive (e chi legge) nella convinzione di trovarsi dalla parte giusta. Ma la letteratura è un bastian contrario che spira sempre dal lato sbagliato: più si tenta di piegarla al proprio volere, e usarla per “veicolare un messaggio”, più lei ci sfugge e porta in superficie ciò che nemmeno l’autore sapeva di sapere. Sostiene il Bene se il Potere lo reprime, ma quando il Potere si nasconde dietro stereo-tipi di buona volontà lei non ha paura di far parlare il Male, di affermare una cosa e contemporaneamente negarla, di mostrarci colpevoli innocenti e innocenti colpevoli. In questo pamphlet militante e preoccupato Walter Siti analizza alcuni autori e testi contemporanei di successo per difendere la letteratura dal rischio di abdicare a ciò che la rende più preziosa: il dubbio, l’ambivalenza, la contraddizione. Non senza il sospetto che l’impegno “positivo” sia soltanto la faccia politicamente in luce di una mutazione profonda e ignota, in cui tecnologia e mercato imporranno alla letteratura nuovi parametri.

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.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Le premesse che accompagnano Contro l’impegno di Walter Siti sono tutt’altro che scontate, provocano e spronano il lettore a riflettere sui libri che oggi, con un ritmo degno di una catena di montaggio brevettata e ben oliata, le case editrici pubblicano ad un ritmo incalzante.
In un periodo storico in cui, fin dalle scuole, ci viene insegnato a leggere le etichette dei prodotti per scegliere quelli biologici, prodotti in Europa o cruelty free; Siti analizza quelli che, utilizzando un linguaggio marketing, sono i trend della narrazione: i temi, i protagonisti, le tecniche e gli espedienti che, oggi giorno, un qualsiasi prodotto a scopo narrativo deve avere per accattivarsi il favore del pubblico e sperare di brillare in mezzo a centinaia di altre produzioni simili.
Dai romanzi al cinema, dalle serie tv alla cronaca; Siti analizza la comunicazione mettendo nero su bianco quelle riflessioni che, forse, almeno una volta ogni lettore si è trovato a fare all’ennesima trama scopiazzata da un’opera di maggior successo. La dialettica è buona e le critiche, tutt’altro che edulcorate, sono tanto taglienti quanto intelligenti: senza temere di attirare su di sé antipatie, o di essere abbandonato a metà lettura, Siti depone dal piedistallo mediatico scrittori famosi e acclamati dal pubblico e dalla critica, si scaglia, con una spregiudicatezza a tratti disorientante, contro quelli che sono i tabù del momento e, infine, affonda 3/4 della letteratura moderna facendo nascere nel lettore una domanda più che lecita: cosa leggere per non rimanere incastrati nei meccanismi e negli espedienti denunciati, non sempre a torto, da Siti?

Il voto che mi sento di dare a questo saggio lungo, o saggino come l’auotore stesso lo ha definito, è 7.
Ho trovato alcune riflessioni non solo azzeccate, ma anche illuminanti per riuscire a leggere con maggiore consapevolezza la realtà che ci circonda senza rischiare di rimanere abbagliati da eccessi ingiustificati di sentimantalismo o altri stratagemmi adottati da scrittori, sceneggiatori, giornalisti e divulgatori per accattivarsi il favore del pubblico.
D’altro canto, il testo pecca di alcune contraddizioni come, per citarne una, la questione del lettore implicito che, se nelle prime pagine viene introdotta dall’autore nelle prime pagine per spiegare l’insensata tendenza a cambiare o censurare opere che, scritte anni addietro, descrivono comportamenti razzisti/sessisti/omofobi/etc… perfettamente condivisi dai lettori dell’epoca ma non, si spera, da quelli moderni; viene poi dimenticata nel momento in cui Siti si accanisce contro certi espedienti letterari del tutto dimentico, si spera in buona fede, del pubblico al quale certi romanzi sono rivolti.
Altre rimostranze, per esempio la tendenza degli scrittori a mettersi sempre dalla parte delle vittime (extracomunitari, omosessuali perseguitati, lavoratori in cassa integrazione, etc…), mi sono parse un po’ boriose e tese solamente a ribadire, ancora una volta, la posizione anticonformista dell’autore. Certo: che alcune tematiche, come appunto il razzismo o l’omosessualità, siano trattate il più delle volte con una leggerezza disarmante o farcite (cosa ancor più grave) di stereotipi, o casi limite, giusto per aggiungere pathos a situazioni già critiche è un dato di fatto e, in vero, le osservazioni di Siti su questo punto non sono poi così sbagliate. Siti denuncia una letteratura che, scevra di qual si voglia forma di verismo, si concentra sul sensazionalismo facendo iniezioni di scene emotivamente forti quando trama e psicologia dei personaggi iniziano a cedere. Se su questo punto sono più che concorde con l’autore, la sua filippica contro “gli scrittori degli ultimi” mi sembra un po’ sterile e, forse, poco ragionata in relazione al contesto storico in cui ci troviamo. Se oggi, infatti, gli scrittori (come i registi e gli sceneggiatori) possono scegliere da che parte schierarsi e raccontare la storia di una vittima della mafia, piuttosto che le vicende di un trafficante di uomini; questa libertà era impensabile, ed è tutt’ora un miraggio in certi paesi, sotto regimi che promuovevano idee tutt’altro che pacifiche e che, per assicurarsi che nessuno potesse mai conoscere il proverbiale “altro lato del fosso” avevano istituiti ministeri appositi che applicassero la censura e si assicurassero che ogni testo, film, articolo, etc…; non propagandasse idee sovversive contrarie a quelle del partito.
Nel bene o nel male, la letteratura prodotta e distribuita negli ultimi 30 anni (o comunque dalla fine della Guerra Fredda e delle tensioni che da essa derivavano) ha potuto godere di sempre maggiori libertà e ha visto ingrandirsi sempre di più la rosa di argomenti di cui si poteva scrivere proponendo punti di vista nuovi e alternativi.
Nonostante queste riflessioni, il testo resta ugualmente valido pur non essendo alla portata di tutti. L’utilizzo di un linguaggio ricco di arcaismi (anche quando non strettamente necessari) e il continuo riferimento a testi più o meno recenti o, addirittura, passati in cavalleria in sordina e velocemente scomparsi dagli scaffali e dai cataloghi delle librerie non facilita la lettura del saggio che, alla lunga, risulta un po’ spocchioso e porta, inevitabilmente, il lettore a chiedersi se davvero, nelle sue opere, l’autore non abbia mai ricorso ad uno degli espedienti da lui criticati in queste pagine.

*Jo

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The Lives of Saints

.: SINOSSI :.

Liberamente tradotto da Volpe per voi: Immergiti nell’epico mondo dell’autrice di bestseller internali Leigh Bardugo con questa replica finemente illustrata di The Lives of Saints, Istorii Sankt’ya, che comprende le storie dei santi tratte dagli amati romanzi ed oltre. Dalle pagine della trilogia di Shadow and Bone, dalle mani di Alina Starkov alle tue, la Istorii Sankt’ya è un magico dono dal Grishaverse. Queste storie includono miracoli e martiri riguardanti sia santi già noti nella saga, come Sankla Lizabeta delle Rose e Pant Ilya incatenato, sia le strane e oscure storie di Sankta Ursula, Sankta Maradi e The starless Saint.
Questa bellissima collezione include, per ciascuna storia, una meravigliosa illustrazione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

L’edizione è inglese, al momento non ho trovato informazioni riguardo la pubblicazione in Italia, ma credo non dovremo aspettare molto.
Il libricino, un volume di poco più di un centinaio di pagine in cui brevi storie e incantevoli illustrazioni si alternano, è una riproduzione “fedele” della Istorii Sankt’ya di Alina.
Come molti autori prima di lei, tra i quali figurano Martin e J. K. Rowling, la Bardugo ha deciso di scrivere e pubblicare un libro che è fondamentale per la trama della sua saga regalando ai lettori la possibilità di immergersi nelle leggende inventate per il suo mondo. E’ una pratica che adoro: io, curiosissima riguardo ogni singolo dettaglio degli universi che più mi appassionano, trovo in questi volumi ciò di cui sento di aver bisogno. Scoprire una ambientazione leggendo i romanzi è bellissimo, ma è altrettanto affascinante quando l’autore gioca un po’ con noi lettori lasciandoci immaginare di essere al fianco dei nostri personaggi preferiti ed avere la possibilità di leggere i loro stessi libri.

In generale, non c’è molto da dire: ciascuna storia dura poco più di una pagina ed è accompagnata da una bellissima illustrazione, ossia la ragione per cui ho deciso di acquistarlo cartaceo e non in kindle e la giustificazione di un prezzo tanto alto per un libro così breve. Alcune storie sono più interessanti di altre, ma in generale stimolano tutte la curiosità del lettore che le legge volentieri. Essendo principalmente storie di santi e di martiri immaginari, bisogna approcciarle con il giusto spirito: non ci si deve aspettare storie complesse o arzigogolate ma brevi parabole che raccontano, a volte in modo un po’ criptico, la vita di coloro che sono arrivati a conquistarsi un posto nell’ampio pantheon dei santi del Grishaverse.
Lo stile è abbastanza semplice, del resto è stato scritto per somigliare ad un libro che parla ai bambini: leggerlo in inglese mi ha anche permesso di fare un po’ di esercizio di lingua.

Darei al volume in generale un bel 8/10. Per quanto il contenuto sia “effimero” di per sé, aiuta il lettore a capire meglio il mondo creato da Leigh Bardugo. Essendo questo lo scopo principale del libro, direi che fa il suo lavoro in maniera più che dignitosa. Personalmente, sono rimasta incantata e affascinata dalle illustrazioni che sono, sicuramente, il pezzo forte del volume: non riuscivo a smettere di guardarle, e anche ora che l’ho finito ogni tanto lo riapro per il solo piacere di osservare le illustrazioni.
Ovviamente, quella che volevo vedere maggiormente, e che paradossalmente mi ha delusa di più, era l’illustrazione di Sankt Ilya. Una delle più belle, invece, è quella di Sankta Lizabeta delle Rose.
Il modo “giusto” per leggere questo libricino è gustarselo prima di dormire, lasciandosi cullare dalle storie nate dalla fantasia della Bardugo: La Istorii Sankt’ya ha il sapore della fiaba. Bonus: l’inchiostro con cui hanno stampato le illustrazioni ha un ottimo profumo.

*Volpe

Volpe 8

.: SINOSSI :.

George Saunders torna con una novella, un apologo in forma di lettera che va dritto al cuore del problema della convivenza fra umani e animali, del rapporto fra la natura e i suoi abitanti. La storia è narrata da un peloso quattrozampe entrato in contatto con i cosiddetti esseri civilizzati. Una volpe gentile e sognatrice che con il suo candido sguardo riesce nell’impresa di commuovere, divertire e far riflettere con la sua originalissima e improbabile eloquenza. “Volpe 8” è un racconto comico e crudele, semplice e profondo. Una lettura attraverso la quale vedere il mondo come se fosse la prima volta.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Un’idea interessante, purtroppo mal tradotta.
Questo è il pensiero che lascia la lettura di Volpe 8, una fiaba firmata George Saunders.
In primo luogo, il target non è chiaro: sebbene la storia, abbastanza semplice, abbia la giusta profondità per essere apprezzata da un pubblico di bambini, lo stile di scrittura lo rende sconsigliabile a persone che senza una buona preparazione grammaticale.
In un tentativo di creare una storia innovativa, Saunders ha scritto un romanzo il cui focus centrale sono gli errori grammaticali: Volpe 8 è scritto interamente dal punto di vista di una Volpe che ha imparato il linguaggio “Humano” ascoltando una madre raccontare le fiabe ai suoi bambini.
Il problema di questo esercizio di scrittura è che in inglese aveva senso, in italiano fa solo venire il mal di testa. In originale, l’autore ha scritto le parole così come si pronunciano (un esempio? “Human” diventa “Yuman”; “Food” diventa “Fud”); in italiano, invece, gli errori non hanno alcuna logica: per esempio, il verbo avere è scritto “o” o “a” quando dovrebbe essere scritto “ho” o “ha” (e fin qui ci stava), ma prende improvvisamente la “h” in “havevamo”. Gli errori, soprattutto quando sono parte della parlata dei personaggi, devono essere coerenti tra loro: non basta apostrofare una parola in modo totalmente casuale (Esempio: “prot’eggere”) o inserire una h (una lettera MUTA che il protagonista non può aver SENTITO proprio per definizione) all’interno delle parole (Esempio: Erhba) per dare la sensazione che qualcuno abbia imparato una lingua da poco e solo ascoltandola.
Non posso dare la colpa esclusivamente al traduttore, anche la casa editrice ha un certo grado di responsabilità per aver approvato questa traduzione come versione finale: alcuni testi hanno bisogno di un lavoro molto accurato e approfondito che qui, evidentemente, è mancato.
In inglese un testo sgrammaticato che ha il suo centro su errori causati dalla pronuncia è semplice, in italiano è molto più difficile perché la maggior parte delle parole si leggono così come si scrivono. I modi, tuttavia, c’erano (Esempio banalissimo: “l’erba” poteva essere scritto “lerba”, a suono può sembrare una parola unica; eliminare le doppie; errori di concordanza tra maschile e femminile; coniugazioni verbali errate) ma non sono stati sfruttati in favore di errori più eclatanti ma assolutamente senza senso.

Di per sé, la storiella non è niente di eccezionale né in positivo né in negativo. Di fiabe simili, in cui gli animali apostrofano gli umani affinché questi migliorino e smettano di essere crudeli non solo tra loro ma anche con la natura, ne esistono a bizzeffe: la reale innovazione di Volpe 8 era la scrittura che, come vi ho già ampiamente descritto, in italiano perde qualsiasi senso.
Unica nota positiva, e riconducibile all’autore, è che effettivamente si ha la sensazione che il libro sia stato scritto da qualcuno che ha appena imparato una lingua e sta cercando di farsi capire: le frasi sono brevi e semplici, non ci sono descrizioni né pensieri chissà quanto profondi, Volpe 8 ha imparato le parole che è riuscito ad intuite e le sta riutilizzando al meglio per scrivere una lunga e accorata lettera.

In inglese, la storia merita un 7/10, premiando l’originalità dello stile e la simpatia del protagonista piuttosto che quella della trama, in italiano il voto cala drasticamente arrivando a risicare un 5/10. Mi dispiace, perché un metodo così originale di scrittura avrebbe meritato di essere trattato meglio.

*Volpe

Il diavolo e l’acqua scura

.: SINOSSI:.

Un omicidio in alto mare. Una straordinaria coppia di detective. Un demone che esiste. O forse no. Batavia, Indie orientali olandesi, 1634. La Saardam, col suo carico di pepe, spezie, sete e trecento anime tra passeggeri e membri dell’equipaggio, è pronta a salpare alla volta di Amsterdam. Una traversata non priva di insidie, tra malattie, tempeste e pirati in agguato in oceani ancora largamente inesplorati. Le vele ripiegate, il galeone accoglie nel suo ventre il corteo dei passeggeri aperto da Jan Haan, il governatore generale di Batavia. In sella a uno stallone bianco, seguito da un’accozzaglia di cortigiani e adulatori e da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso, Haan procede impettito. Ad Amsterdam riceverà l’ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia. Poco dietro avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. Seguono dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse e, alla fine, a chiudere il corteo, un uomo coi ricci scuri appiccicati alla fronte e un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. Sono Samuel Pipps, celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov’era recluso con l’accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, e il tenente Arent Hayes, sua fedele guardia del corpo. Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che «il signore dell’oscurità» ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. Non è il solo segno funesto. Non appena il galeone prende il largo, sulle vele compare uno strano simbolo: un occhio con una coda. 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il diavolo e l’acqua scura è ufficialmente parte della mia top ten. 
E’ difficile, per me, scrivere questa recensione: il romanzo mi ha catturata fin dalla prima pagina e ha conquistato il mio cuore con un finale che, per quanto fantasioso, resta convincente e coerente. Vorrei raccontarvelo per intero, ma il tacito accorto tra blogger e lettore mi impone di non scrivere spoiler. Così, devo mordermi le mani e cercare di farvi sentire le mie emozioni senza rovinarvi il piacere della lettura.

La trama è un intreccio coinvolgente; è il palcoscenico perfetto per una rosa di personaggi accattivanti che, pagina dopo pagina, accompagnano il lettore in un viaggio lungo e misterioso. Quelli che Turton descrive non sono personaggi bidimensionali: sono persone. Hanno tutti le loro debolezze, i loro rimorsi; non sono liberi dalla cattiveria né sono immuni dalle paure. Però sanno anche cos’è la speranza, hanno desideri credibili e coerenti con la loro personalità e sono in grado di affrontare le vicende di cui sono protagonisti con coraggio e ingegno. 
Il personaggio che ho apprezzato di più è Sara: alle spalle ha una storia complessa intrisa di violenza e di paura, eppure non ha perso la voglia di vivere. Il suo fuoco è il desiderio di poter regalare a sua figlia tutte le possibilità che la vita ha tolto a lei. Nella sua semplicità l’ho trovata una donna forte, capace di mostrare il proprio valore con la determinazione di chi ha tanto da perdere ma troppo da guadagnare per potersi accontentare di una vita perfetta solo nelle apparenze. Arent, la controparte maschile di Sara, è il tipico uomo bruto (non brutto) ma buono: con la stazza di un gigante incute timore e rispetto, ma ha il cuore tenero e tanta voglia di fare del bene. 
Attorno a loro si muovono personaggi di ogni sorta che, pur non essendo protagonisti movimentano e danno un senso a tutta la complicatissima trama che l’autore ha messo in piedi. 

L’ambientazione è innovativa: per quanto io mi sforzi di ricordare, non mi sembra di aver mai letto altri romanzi interamente ambientati su un vascello. Onestamente, non so definire quanto accurate siano le descrizioni della vita in mare aperto, ma non penso che Turton si sia lanciato nella scrittura di questo romanzo senza aver prima svolto ricerche accurate e dettagliate: non sembra proprio il tipo. Alla fine della lettura, conosciamo tutto della Saardam, e ho apprezzato che l’ambientazione risultasse così viva, tangibile.

Se, talvolta, trama complicata significa finale contorto, sarete contenti di sapere che questo non è il caso de il diavolo e l’acqua scura
Ogni dubbio trova una risposta, ogni obiezione viene prontamente raccolta dall’autore e spiegata. Il filo rosso che collega la prima pagina all’ultima, una volta chiuso il romanzo, può essere disteso tranquillamente: ciascun lettore noterà che tutto è perfettamente al suo posto. 
Turton è un ottimo giallista, non ho ancora letto Le sette morti di Evelyne Hardcastle ma se è scritto bene anche solo la metà di questo penso che sia un romanzo imperdibile. E’ anche un bravissimo romanziere storico e per questo è difficile collocare il suo libro in un genere preciso: la penna di Turton delinea una trama che si muove tra realtà, superstizione, magia, storia ed enigmi. E’ un romanzo avventuroso tra le cui pagine di nasconde un mistero che va risolto; allo stesso tempo il mistero è un pretesto per trascinare il lettore in una riflessione decisamente più ampia che va a solleticare i lati più profondi dell’animo umano. Chiudendo per l’ultima volta il romanzo il lettore non può non restare ancora imprigionato sulla Saardam, le battute finali a rimbombargli nella testa e una domanda a stuzzicare la sua fantasia: e tu? Tu cosa avresti fatto? 

La scrittura è semplice e priva di fronzoli. Proprio per questo è efficace: è lo stile adatto ad un romanzo di questo genere, dove chiarezza e immediatezza sono necessarie per rendere il testo interessante ed avvincente. Le descrizioni sono comunque presenti e ottimamente scritte; i pensieri dei personaggi sono riportati con cura e attenzione e permettono di empatizzare meglio con loro.

Se non si fosse già capito, il voto finale per questo romanzo, da parte mia, è un 10 pienissimo. 
Turton è un ottimo scrittore, in grado di gestire non solo trame complesse ma precisi richiami letterari: impossibile non notare la somiglianza tra Sammy Pipps e il famosissimo Sherlock Holmes; gli amanti di Lovecraft potrebbero trovare ne Il diavolo e l’acqua scura un romanzo intrigante dove un demone si aggira silenzioso sotto il pelo dell’acqua; i giocatori di ruolo, invece, avranno tra le mani un’avventura affascinante con cui fantasticare e divertirsi. 
Allora, vi ho convinti a salire a bordo? 

*Volpe

Stelle, eroi, animali e vecchie conoscenze: l’etimologia dei nomi e dei cognomi della saga di Harry Potter (parte 1)

Un nome, si sa, non è mai solo un nome: nessuno, a meno che non abbia una spiccata vena ironica, chiamerebbe mai un prode cavaliere “Cippi” né userebbe un nome dolce e musicale come “Mussolina” (se non sapete cosa sia la mussolina vi lascio questo link) per un feroce drago.
Omen Nomen, dicevano gli antichi: nel nostro nome è contenuto il nostro destino e, per questo motivo, “battezzare” i personaggi del proprio romanzo non è mai un compito facile e, nonostante le fonti di ispirazione non manchino, non sempre trovare il nome perfetto è così facile.
Nella saga di J.K. Rowling troviamo un’infinità di personaggi e se per qualcuno indovinarne l’etimologia è abbastanza facile, per altri invece bisogna investigare un po’ per scoprirne non solo il significato ma anche lati del carattere non particolarmente tratteggiati nei romanzi.

HARRY POTTER“non ci sarà bambino nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome” diceva Minerva Mc Grannit nelle prime pagine di Harry Potter e la pietra filosofale e, in effetti, per un’intera generazione il nome Harry fa subito pensare al piccolo mago occhialuto. Il nome Harry deriva dal germanico Heimirich e si compone di due parti heim “casa/patria” and ric “guida”; nel corso dei secoli il nome è andato in contro ad una serie di varianti e se in Germania e in Italia il nome sopravvive in una forma abbastanza fedele all’originale, Heinrich ed Enrico, nei paesi anglosassoni e francofoni troviamo le varianti che più si avvicinano al nome del maghetto: Henri (Francia), Henry e Harry.
E il cognome? L’etimologia di Potter non è certa e, sebbene i più concordino sulla traduzione di “ceramica” o “inerente alla ceramica”; la stessa autrice ha spiegato di aver preso in prestito il cognome da uno dei suoi amici.

RONALD WEASLEY – Forse il secondo personaggio più famoso della saga: Ron, insieme alla sua numerosa famiglia, è la spalla di Harry Potter e lo accompagna ovunque gettando più di una volta il cuore oltre l’ostacolo per aiutare i propri amici.
Anche l’origine del nome Ronald (abbreviato Ron) è germanica, Ragnvaldr, e si compone di due parti regin “consiglio” and valdr “potente/valido”. Diffuso sopratutto nei paesi anglossassoni nelle varianti Ronald e Reynold, in Italia è presente come Rinaldo.
Il cognome Weasley, invece, è un chiaro riferimento alla donnola animale a cui, secondo la tradizione, è attribuita la capacità di guardare oltre alle apparenze smascherando così le falsità.

HERMIONE GRANGER – La streghetta più brillante della saga può vantare un nome tutt’altro che banale e ricco di storia. Nonostante Hermione de Un racconto d’Inverno di William Shakespeare, abbia privato la strega dell’esclusiva nel pantheon della letteratura inglese; le origini del nome sono ancora più antiche e risalgono alla mitologia classica.
Hermione, infatti, non è solo la figlia di Elena e Menelao, ma è anche la versione femminile di Hermes: il celebre messaggero degli dei e protettore di viaggiatori, scrittori, ladri (ricordiamo tutti la piccola incursione tra le scorte di Piton), oratori, atleti e mercanti.
Tuttavia, è analizzando il cognome del personaggio che emergono i dettagli più interessanti. Il cognome Granger è stato preso in prestito dal romanzo Fahrenheit 451 di Bradbury: l’autore statunitense affidò al suo Granger, un intellettuale ribelle, la guida di uno dei gruppi di dissidenti impegnati a salvare i libri.

ALBUS DUMBLEDORE – Amato ed odiato, Albus Silente (Dubledore nella versione originale) ha lasciato un segno nei nostri cuori e, almeno una volta, tutti noi lo avremmo voluto come preside… almeno prima di leggere il settimo romanzo.
La traduzione italiana è quanto mai lontana da quella inglese. Pur non essendoci una reale corrispondenza tra il cognome Dumbledore e una qualsiasi parola inglese, è possibile notare una certa assonanza con il termine Bumblebee: calabrone. Più di una volta, infatti, Albus Silente viene descritto mentre passeggia nervosamente su e giù borbottando tra sé e sé producendo un rumore simile a quello di un calabrone (o di un bombo) in volo: un personaggio tutt’altro che silente come invece lascia pensare la traduzione nostrana.

GILDEROY LOCKHART – Come dimenticare il pomposo e vanitoso professore di difesa contro le arti oscure? Gilderoy Lockhart (Allock) compare nel secondo capitolo della saga e, suo malgrado, si ritrova catapultato al centro dell’azione e sulla soglia della Camera dei Segreti.
Se in italiano la traduzione si è maggiormente concentrata sul cognome (da Lockhart ad Allock) giocando su una divertente assonanza tra il nome e la sua somiglianza con il termine allocco (considerato il meno brillante dei rapaci); la versione inglese pone l’accento sulla sua natura truffaldina ed opportunista.
Lockhart è composto da due parole lock “chiuso” e hart>heart “cuore”: un cuore chiuso tipico di una persona egocentica affatto interessata ad aiutare il prossimo.
Ancor meno lusinghiero, però, è il nome che deriva dal verbo inglese to gild “dorare”(un’azione ben diversa da to plate “placcare”) che allude a qualcosa di bello solo esteriormente.

ARGUS FILCH – Argus Filch, Gazza nella versione italiana, ha decisamente rivoluzionato l’idea del bidello trasformandolo da, amico di tutti gli scolari, a custode implacabile dei corridoi.
Il nome Argus è la versione latinizzata di Argo: un nome molto diffuso nella mitologia greca. Argo è, infatti, il nome della nave utilizzata da Giasone e dagli Argonauti per recuperare il vello doro, e anche il cane di Ulisse, l’unico membro della corte a riconoscere il padrone sotto mentite spoglie, porta questo nome.
Pur avendo tratti in comune con il fedele amico a quattro zampe del condottiero greco (la lealtà al proprio lavoro e la sua vocazione di custode del castello di Hogwarts), Argus Filch deve il suo nome ad Argo Panoptes: un gitante che, secondo il mito greco, era dotato di cento occhi il che lo rendeva, oltre che difficile da ingannare, sempre vigile e pronto ad intervenire.
Anche il cognome Filch, Gazza in italiano, non è stato scelto a caso: entrambe le traduzioni pongono l’accento sulla leggera cleptomania del personaggio che è solito requisire e rubacchiare tutti gli oggetti lasciati incostoditi o che non dovrebbero trovarsi ad Hogwarts. In inglese il verbo to filch significa appunto “rubacchiare” (per l’esattezza “rubacchiare e nascondere”) ed è usato per descrivere, tra le altre cose, l’attitudine delle gazze a ladrare oggetti brillanti per portarli nel proprio nido.

*Jo

La guerra dei Papaveri

LA GUERRA DEI PAPAVERI

Autore: R.F. Kuang
Casa editrice: Mondadori
Anno: 2020

.: SINOSSI :.

Orfana, cresciuta in una remota provincia, la giovane Rin ha superato senza battere ciglio il difficile esame per entrare nella più selettiva accademia militare dell’Impero. Per lei significa essere finalmente libera dalla condizione di schiavitù in cui è cresciuta. Ma la aspetta un difficile cammino: dovrà superare le ostilità e i pregiudizi. Ci riuscirà risvegliando il potere dell’antico sciamanesimo, aiutata dai papaveri oppiacei, fino a scoprire di avere un dono potente. Deve solo imparare a usarlo per il giusto scopo…

Rin ha passato a pieni voti il kējǔ, il difficile esame con cui in tutto l’Impero vengono selezionati i giovani più talentuosi che accadranno a studiare all’Accademia. Ed è stata una sorpresa per tutti: per i censori, increduli che un’orfana di guerra della provincia di  potesse superarlo senza imbrogliare; per i genitori affidatari di Rin, che pensavano di poterla finalmente dare in sposa e finanziare così la loro impresa criminale; e per la stessa Rin, finalmente libera da una vita di schiavitù e disperazione. Il fatto che sia entrata alla Sinegard – la scuola militare più esclusiva del Nikan – è stato ancora più sorprendente. Ma le sorprese non sono sempre buone. Perché essere una contadina del Sud dalla pelle scura non è una cosa facile alla Sinegard. Presa subito di mira dai compagni, tutti provenienti dalle famiglie più in vista del Paese, Rin scopre di avere un dono letale: l’antica e semileggendaria arte sciamanica. Man mano che indaga le proprie facoltà, grazie a un insegnante apparentemente folle e all’uso dei papaveri da oppio, Rin si rende conto che le divinità credute defunte da tempo sono invece più vive che mai, e che imparare a dominare il suo potere può significare molto più che non sopravvivere a scuola: è forse l’unico modo per salvare la sua gente, minacciata dalla Federazione di Mugen, che la sta spingendo verso il baratro di una Terza guerra dei papaveri. Il prezzo da pagare, però, potrebbe essere davvero troppo alto.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ed eccoci qua a recensione in via definitiva La guerra dei papaveri libro approdato nelle librerie di tutta Italia proprio oggi. Per prima cosa, ringraziamo la casa editrice Mondadori per averci offerto una copia gratuita in anteprima chiedendoci in cambio solo “una recensione che più vera non si può”.
La guerra dei Papaveri è un libro che, a mio giudizio, ha tanti punti di forza ma anche tanti punti deboli: cercherò di sviscerarli tutti al meglio in modo che i futuri lettori abbiano un’idea chiara del libro che stanno per leggere.

Sebbene il romanzo non rientri, a mio avviso, pienamente nella categoria Young Adult, ha molti punti in comune con questo genere. In primo luogo, la protagonista, Rin, è molto giovane e il lettore assiste nelle prime pagine del romanzo alla sua scalata da povera orfana di guerra destinata ad un matrimonio combinato ad essere ammessa alla più prestigiosa accademia del paese. Quello che ho apprezzato di questa prima conquista di Rin, è stato che la protagonista si sia oggettivamente impegnata, per altro mostrando un po’ a noi lettori occidentali l’esagerazione della cultura asiatica per lo studio, per passare l’esame di ammissione: l’opportunità non le è caduta tra le mani come un meritato dono divino.
Un altro punto che fa scivolare il romanzo verso lo Young Adult sono le origini della protagonista che la rendono in qualche modo speciale rispetto agli altri personaggi.
Ciò che distanzia il romanzo dalla categoria Young Adult è invece la massiccia presenza di personaggi adulti con un ruolo importante (personaggi che, per esempio, in Hunger Games; Divergent, Trono di Ghiaccio o Una corte di Rose e Spine hanno solo ruoli marginali o forzatamente malvagi); la mancanza di un triangolo amoroso (per fortuna!) e il fatto che la protagonista non sia del tutto infallibile: Rin sbaglia, come facciamo tutti, e questo la rende un po’ più simpatica al lettore.

Il romanzo è diviso in tre parti, le prime due le ho trovate interessanti e coinvolgenti, mentre la terza secondo me è stata un flop totale: con la descrizione eccessivamente sbrigativa di una guerra, l’autrice riempie il lettore di dettagli macabri. Sebbene io abbia sopportato piuttosto bene le scene di violenza, che invece hanno infastidito altri lettori e che probabilmente rendono il romanzo adatto ad un pubblico leggermente più navigato rispetto che degli adolescenti, ho trovato assolutamente esagerato e ingiustificabile il finale che l’autrice ha scelto per Rin.

Uno dei punti di forza più grandi di questo romanzo è il world building: Kuang crea un mondo che ricalca la realtà asiatica e porta i suoi lettori alla scoperta delle tradizioni, delle leggende e degli eroi della sua cultura. Il romanzo può essere letto come una allegoria storica: non sarà difficile per il lettore leggerne dei riferimenti alla prima e alla seconda guerra mondiale. Interessante è stata anche l’intenzione dell’autrice di trattare il tema del razzismo: ragazza dalla pelle scura, Rin è costantemente vittima di pregiudizi e razzismo da parte sia dei compagni di accademia, sia da uno dei professori.

Alcuni dei personaggi, per esempio Jiang, Chagan o Altan, mi sono piaciuti davvero molto soprattutto perché l’autrice li ha caratterizzati molto bene sia nei loro lati positivi sia soprattutto in quelli negativi. Rin, invece, soffre del complesso del protagonista: avendo la maggior attenzione del lettore, a volte sembra essere forzata a fare cose esagerate per mostrare di essere l’assoluto centro della storia.

In conclusione, non posso dire né di aver adorato il romanzo, né di averlo odiato. Il mio voto è un 7.5/10.
Per quanto mi riguarda, il mondo creato da Kuang vale la lettura del romanzo: consiglio dunque il libro agli amanti della storia asiatica o a chi, come me, è curioso riguardo alla spiritualità e allo sciamanesimo.
La scrittura dell’autrice è molto buona, mi hanno colpita in particolar modo le descrizioni che, a tratti oniriche, trascinano il lettore verso un mondo nuovo, diverso e particolare.
Per me, il romanzo era troppo lungo. So che può sembrare un commento strano da fare, ma credo siano successe troppe cose e troppo in fretta: forse diminuire la quantità degli avvenimenti in favore di un maggior approfondimento dei numerosi personaggi e del contesto, avrebbe giovato al libro.

*Volpe

Arcadia Book Challenge: 20 libri x il 2020

L’anno nuovo è appena iniziato e, come si suol dire, anno nuovo letture nuove!
Senza ulteriori indugi diamo ufficialmente inizio alla nostra prima Book Challenge 20 libri x il 2020.

Come suggerito dal titolo della nostra challenge, abbiamo preparato una cartolina in cui sono elencate 20 categorie + 1 jolly.
I partecipanti hanno tempo da gennaio 2020 a dicembre 2020 per leggere almeno un titolo per ogni categoria elencata

REGOLAMENTO
Volete partecipare alla nostra challenge? Ecco come e cosa dovete fare:

  1. Mettere “mi piace” alla nostra pagina Facebook e seguirci su Instagram: molte comunicazioni verrano pubblicate e condivise sui nostri canali social;
  2. Iscriversi al nostro gruppo Letture condivise su Facebook: sul gruppo verranno condivisi consigli di lettura, informazioni sull’andamento della gara e anche qualche sorpresa per i lettori più accaniti;
  3. Sulla pagina Facebook e nel nostro gruppo verranno condivisi due album con elencate le 21 categorie, per rendere valida la lettura i concorrenti dovranno commentare la foto (sia quella presente nel gruppo che quella nella pagina Facebook) corrispondente alla categoria indicando il titolo del libro letto e scrivendo un piccolo commento personale accompagnato da un giudizio da 1 a 10.

ATTENZIONE: Ai fini dei conteggi della challenge verranno presi in considerazione SOLO i libri coerenti con le 21 categorie e correttamente segnati (titolo + commento) negli appositi album.

Buone letture!

F.A.Q.

  • Quanti libri devono essere letti per ogni categoria? È sufficiente leggere un libro per categoria, ma nulla vieta di raddoppiare, triplicare o quadruplicare i titoli.
  • Posso far valere una lettura per due categorie differenti (esempio un libro ambientato in un paese che ho visitato e scritto da un autore italiano)? Ogni titolo può corrispondere a una e una sola categoria.
  • Posso inserire più titoli di uno stesso autore in categorie differenti? Titoli differenti di uno stesso autore possono concorrere a patto che rispettino le categorie da noi elencate.
  • Come funziona la categoria jolly? La categoria jolly sostituisce, al bisogno, una categoria per la quale non si è trovato un titolo: per farla valere, occorre commentare la foto dedicata con il titolo jolly.
    Diversamente, viene conteggiata come lettura in più.



Il club delle lettere segrete

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IL CLUB DELLE LETTERE SEGRETE

Autore:  Ángeles Doñate
Anno:  2015
Editore:  Universale economica Feltrinelli

 

.: SINOSSI :.

L’inverno è arrivato a Porvenir, e ha portato con sé cattive notizie: per mancanza di lettere, l’ufficio postale sta per chiudere e tutto il personale verrà trasferito altrove. Sms, email e whatsapp hanno avuto la meglio persino in questo paesino arroccato tra le montagne. Sara, l’unica postina della zona, è nata e cresciuta a Porvenir e passa molto tempo con la sua vicina Rosa, un’arzilla ottantenne che farebbe qualsiasi cosa pur di non separarsi da lei e risparmiarle un dispiacere. Ma cosa può inventarsi Rosa per evitare che la vita di una delle persone che le stanno più a cuore venga completamente stravolta? Forse potrebbe scrivere una lettera che rimanda da ben sessant’anni e invitare la persona che la riceverà a fare altrettanto, scrivendo a sua volta a qualcuno. Pian piano, quel piccolo gesto darà il via a una catena epistolare che coinvolgerà una giovane poetessa decisa a fondare un bookclub nella biblioteca locale, una donna delle pulizie peruviana, la solitaria operatrice di una chat e tanti altri, rimettendo improvvisamente in moto il lavoro di Sara e creando non poco trambusto tra gli abitanti del piccolo borgo. Perché – come ben sanno tutti quelli che sobbalzano davanti alla casella della posta e affondano il naso nella carta per sentirne il profumo – una lettera tira l’altra, come un bacio. E può cambiare il mondo.

 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Le premesse erano buone e per un’inguaribile romantica, ancora innamorata della carta da lettera e del delicato rituale della corrispondenza postale, il libro è una tentazione a cui è difficile resistere, se poi il libraio ti adesca con un allettante 2×1 il gioco è presto fatto.
Purtroppo raramente ho trovato titoli interessanti tra quelli proposti dalla collana Universale Economica Feltrinelli e questo romanzo non ha fatto eccezione con il risultato che, a metà lettura, l’ho abbandonato letteralmente sul comodino.
La trama proposta è interessante e, per chi ha apprezzato il genere, la si può vagamente paragonare a Le ho mai raccontato del vento del nord: un romanzo quindi dove le lettere sono, o dovrebbero essere, le protagoniste e che si sviluppa attorno a diverse figure che, almeno in apparenza, non sembrano avere nulla a che fare l’una con l’altra.
C’è la signora straniera, la femme fatale, la ragazza scappata di casa, la postina sull’orlo del licenziamento, un ragazzo timido, una donna che spera di riparare agli errori del passato, …; di per sé questi personaggi non mi dispiacerebbero e a tratti mi ha anche divertito leggere questi incontri tra donne agli antipodi. L’interesse, tuttavia, ha cominciato a calare nel momento in cui ha cominciato a fare capolino l’ennesima storia d’amore, dal finale già scritto, con protagonisti la giovane ragazza anticonformista e l’introverso lettore amante della poesia e delle stelle.
Forse sono un po’ severa, ma quando in un romanzo mi viene rovinato il finale a metà lettura, ecco: quello è il momento in cui non solo perdo l’interesse, ma mi devo anche trattenere dall’impacchettare il libro e regalarlo alla prima buona occasione (prima di scatenare la rabbia dei bibliofili più accaniti, vi posso assicurare che il libro in questione è qui accanto a me e sta bene).

Il voto che mi sento di dargli è un 7/10.
Sufficienza meritata per la scrittura che è piacevole e scorrevole e diventa, a tratti, quasi musicale a seconda del personaggio che prende in mano la penna. Ho molto apprezzato questo virtuosismo da parte dell’autrice che è riuscita a caratterizzare i suoi personaggi non solo nei loro siparietti, ma anche quando, presa la penna in mano, cominciano a raccontarsi ognuno con il suo stile, le sue difficoltà e il suo bagaglio di storie, esperienze e consigli.
Consiglio questo romanzo a chi ha perso una persona cara e non sa come ritrovarla o tornare da lei, a chi non si stanca mai delle storie d’amore agrodolci che rendono più piacevoli i caldi pomeriggi estivi, lo consiglio a chi vive in qualche piccolo paese o è attratto dalle località sperdute tra i monti dove, per un motivo o per un altro, tutti si salutano, ma non si conoscono davvero.

*Jo

Novità sullo scaffale – Settembre 2017

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Come ogni mese, eccovi le maggiori novità in libreria di questo meraviglioso Settembre 2017!

NARRATIVA STRANIERA 

“La colonna di fuoco” di Ken Follett: Gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l’Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso. Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, la saga di Kingsbridge che ha appassionato milioni di lettori nel mondo continua con questo magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall’Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all’attualità di oggi.

“Tutto è possibile” di Elizabeth Strout: La vita di Pete Barton, ad esempio, un bambino di mezza età, eterno custode e prigioniero nella casa di famiglia. O le vite deragliate delle «Principessine Nicely», nomignolo ormai grottesco per promesse giovanili non mantenute. Riprendere quelle vite dopo molto tempo, conoscerle e riconoscerle, dà la stessa lancinante felicità di ogni ritorno a casa. Ad Amgash, Illinois, le vetrine dell’unica libreria ospitano l’ultima fatica di una concittadina, Lucy Barton, partita molti anni prima alla volta della sfavillante New York e mai piú ritornata. E non vi è abitante del paese che non voglia accaparrarsene una copia. Perché quel libro, un memoir a quanto pare, racconta senza reticenze la storia di miseria e riscatto di una di loro, e insieme racconta la storia di tutti loro, quelli che sono rimasti fra le distese di mais e di soia del minuscolo centro del Midwest, con il suo carico di vergogna e desiderio, di gentilezza e rancore. A Patty Nicely la lettura di quelle memorie regala una dolcezza segreta, come avesse «un pezzo di caramella gialla appiccicata in fondo alla bocca». Patty, da bambina tanto graziosa da meritare, insieme alle sorelle, l’appellativo di «Principessina Nicely», è oggi una vecchia e grassa vedova, ancora tormentata dalla vergogna di un antico scandalo familiare e zimbello dei ragazzini della zona. Eppure lei, dal libro di Lucy Barton, si sente finalmente capita. Livida e aggressiva appare invece la reazione di Vicky, sorella maggiore di Lucy, quando, con il fratello Pete, invecchiato in solitudine senza mai davvero crescere, i tre si ritrovano nella casa di famiglia per la prima volta dopo diciassette anni. Vicky, rimasta al palo delle occasioni mancate, non perdona alla sorella scrittrice di aver tagliato i ponti con un passato insopportabile, di avercela fatta, e le parole che i tre fratelli si scambiano sono coltelli che affondano nella carne viva dei loro ricordi di bambini. Eppure Vicky si è presentata all’incontro con un commovente velo di rossetto sulle labbra, e Pete, nel disperato tentativo di rendere la casa casa, ha comprato un tappeto nuovo. Certo, le cicatrici sono quasi piú della carne, per i personaggi di questi racconti, queste storie-capitolo di un’unica biografia collettiva, in dialogo serrato fra loro e con il romanzo che li ha preceduti, Mi chiamo Lucy Barton ; certo, «siamo tutti quanti un casino, e anche se ce la mettiamo tutta, amiamo in modo imperfetto». Ma se ci si può rinnamorare ben oltre i settant’anni su un lungomare italiano, come capita a Mississippi Mary; se si può trovare sollievo dal dolore indicibile dell’esistenza in un momento di assoluta condivisione nella stanza anonima di un bed and breakfast, come capita a Charlie Macauley; se si può scovare un amico, un amico vero, nel retro di un teatrino amatoriale, proprio alla fine di ogni cosa, come capita a Abel Blaine, allora tutto, ma proprio tutto, è possibile.

“Selection day” di Aravind Adiga: E intanto, tra procuratori senza scrupoli, allenatori fuori di testa, un fratello bellissimo e destinato al successo, il giorno dei provini si avvicina… Con Selection Day Aravind Adiga ha scritto un romanzo rutilante, drammatico e divertentissimo allo stesso tempo, degno di un vincitore del Booker Prize. Manju ha quattordici anni ma sa già tante cose: ad esempio sa di essere bravo a cricket – anche se non bravo come suo fratello Radha (forse). Sa che deve avere paura e rispetto di suo padre, un venditore ambulante di chutney. Sa che suo padre è un uomo divorato da un’unica, bruciante ossessione: quella di fare dei suoi due figli dei campioni dello sport cosí forti da poter scappare dai bassifondi di Mumbai dove vivono. Sa che il padre non si fermerà di fronte a nulla, a nessun sacrificio (dei suoi figli), a nessuna privazione (dei suoi figli), per raggiungere il suo sogno (non necessariamente quello dei figli). Manju sa che sua madre se n’è andata tanti anni fa e sa anche che non tornerà piú. Eppure ci sono anche un mucchio di cose che Manju non sa su di sé e sul suo mondo, e che imparerà nel corso di questo romanzo tenero e forte, divertente e drammatico, come solo i quattordicenni sanno essere. Selection Day è un romanzo traboccante di vita e personaggi – dal vecchio talent scout che tutti chiamano Tommy Sir per il suo inglese ridicolmente forbito; ad Anand Mehta, l’investitore tanto ricco di denaro quanto di buffa grandeur ; a Sofia, la giovane amica e tifosa dei due fratelli -, un rutilante affresco sociale come non se ne leggeva da tempo: e se da una parte è un dettagliato spaccato dell’India di oggi, dall’altro, con la sua storia di padri e figli, ambizione e riscatto, ricorda certo cinema italiano dei decenni passati, come Rocco e i suoi fratelli o Ladri di biciclette . Di quei capolavori possiede la stessa vitalità, la medesima potenza visiva, un’uguale capacità di fare ricorso a tutte le tinte dello spettro emotivo, dalla comicità al dramma, dal sentimentale all’epico. Cosí quello che il lettore si ritrova tra le mani è un libro in cui, come scrive il «Washington Post», «ogni paragrafo rimbalza tutt’intorno vivace come una pallina ribattuta a tutta velocità durante una partita in una strada sporca: uno gli dà la direzione generale, ma la storia può cambiare in ogni momento, cosí come in ogni momento si trasformano i personaggi. Selection Day è una riflessione dolce-amara sui limiti delle nostre scelte. Però la voce di Adiga è cosí esuberante, la trama cosí avvincente, che l’amarezza di questa storia rimane appena ai margini del nostro sguardo». «Con Selection Day , – questo è il “New York Times”, – Adiga dimostra che la vittoria del Booker Prize nel 2008 con La Tigre Bianca non è avvenuta per caso. Non è solo un narratore magistrale, ma anche un pensatore, un abile intrattenitore, una spina nel fianco di ogni moralismo e ipocrisia».

“Storie ribelli” di Luis Sepulveda: In queste pagine vibranti di passione affiora di continuo il narratore di razza, con i racconti densi e fulminei che da sempre sono la sua cifra distintiva. Il volume si apre con un breve racconto, 11 settembre 1973: E ‘Johny’ prese il fucile, dedicato alla memoria di Oscar Reinaldo Lagos Rios, il più giovane della scorta che quel giorno maledetto restò fino alla fine accanto al presidente Allende nel palazzo della Moneda, e si chiude con il testo scritto a caldo nel giorno della morte di Pinochet. In mezzo i ricordi di una vita avventurosa, le vicende di cui sono protagonisti amici e «maestri» come, tra gli altri, Neruda, Saramago, le storie in cui filtra il suo impegno per la natura e l’ambiente… E su tutto il piacere di narrare.

“Il mistero Henri Pick” di David Foenkinos: Delphine Despero ci andava quando era bambina e sognava di riuscire un giorno a lavorare in mezzo ai libri e alle storie. E così è stato perché, nemmeno trentenne, Delphine si è già fatta un nome nell’esclusivo mondo dell’editoria parigina. Così quando un’estate torna a trovare i genitori con il fidanzato scrittore, una visita alla biblioteca appare il modo migliore per sottrarsi alle invadenti attenzioni familiari. Tra gli scaffali di quella biblioteca dei sogni infranti e le illusioni perdute, i due si imbattono in un manoscritto dal titolo intrigante: Le ultime ore di una storia d’amore. Delphine decide di seguire il suo fiuto e pubblicarlo. Il manoscritto diventa presto un enorme successo. L’autore si chiama Henri Pick e l’anagrafe dice che è morto qualche anno prima. La vedova giura che il marito non ha mai letto, e tanto meno scritto, una riga in vita sua. Eppure… L’aura di mistero accresce il successo del libro, e il mondo dei lettori non sembra parlare d’altro. Due persone però non si accodano al coro degli entusiasti: Frédéric, il fidanzato di Delphine, che si sente assediato da quel successo che non lo riguarda, e Jean-Michel Rouche, un giornalista che si ostina a non credere alla versione ufficiale. Mentre la trama avanza e gli indizi, ma anche i depistaggi, si moltiplicano, un’unica domanda è sul punto di condizionare per sempre le vite dei protagonisti: chi è davvero Henri Pick?

“Nessun fiore sulle vostre tombe” di Martin Holmén: Eccolo Harry Kvist, ex pugile e ora picchiatore per denaro, intento a sfangare la solita magra giornata in una Stoccolma gelida, anno di grazia 1932. E se non si fosse capito dall’amara ironia che Kvist rivolge a se stesso, lui è sì corteggiato dalle donne, ma talvolta le disdegna per cercare soddisfazione in compagnie maschili. Avete capito bene. Una cosa, a quei tempi, pressoché illegale, ma soprattutto da tenere ben nascosta, vista la sua reputazione di duro. Il nuovo contratto di Kvist? Un poveraccio, certo Zetterberg, deve dei soldi a uno che deve dei soldi a un altro che eccetera eccetera, la consueta catena della sopravvivenza. Un lavoretto facile parrebbe, un po’ di botte tanto per ammorbidire il debitore ed è fatta, domani si passerà a riscuotere. Ma se il tizio l’indomani è morto, questo è un problema. E se la polizia cerca chi è stato l’ultimo a vederlo (e a pestarlo) vuol dire che qualcuno lo sta incastrando in un gioco feroce. Così inizia questo sofisticato noir, il cui titolo suona – a un avvertito lettore – come un laconico omaggio al celebre Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian (1946), romanzo cupo e ai tempi controverso. E in effetti l’eco violento che pulsa in Nessun fiore sulle vostre tombe di Martin Holmén, un libro che fa della crudezza il suo volano instancabile, riconduce la storia dell’ex pugile Kvist a certi modelli dell’hard boiled americano, anche se naturalmente il paragone è improprio. L’altra faccia di questo giallo, invece, ricorda gli straordinari romanzi dell’irlandese John Banville, e il suo talento di leggere nelle anime dei personaggi, con schiettezza disarmante. Un noir che, in definitiva, lascia il lettore non solo con la soddisfazione di aver letto una storia dall’intreccio formidabile, ma con qualcosa di più.

NARRATIVA ITALIANA

“Il mare dove non si tocca” di Fabio Genovesi: “Perché il pesce tuo non te lo prende nessuno.
Nuota strano, nuota a caso, ma eccolo che arriva da te.”
Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l’unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno – uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici – se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi – nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant’anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c’è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l’immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

“La conoscenza di sé” di Luca Doninelli: Una ragazza scontenta della sua normalità comincia a immaginare di essere stata un ragazzo poi diventato una ragazza. Un intellettuale in odore di Premio Nobel dopo trent’anni di lontananza va a cercare il suo vecchissimo maestro, un personaggio leggendario che, a differenza di lui, aveva deciso di tagliare tutti i ponti con il mondo. L’incontro avrà esiti imprevedibili. Una ragazzina di dodici anni, che non conosce la vera storia della sua famiglia, incontra un’anziana signora cieca, che viceversa la conosce bene, ma che decide di non rivelargliela, lasciando al lettore qualche indizio per poterla ricostruire. Una ragazza lesbica, che rimane turbata e incuriosita da un ragazzo che si è innamorato di lei, ha una storia di sesso con lui, poi lo abbandona. Ma non riesce a dimenticare il suo sguardo buono e capisce di desiderare quello sguardo sopra ogni altra cosa.

NARRATIVA GIALLA

“L’uomo che inseguiva la sua ombra” di David Lagercrantz: L’aver portato alla luce un intrigo criminale internazionale, mettendo in mano al giornalista investigativo più famoso di Svezia lo scoop del decennio, non è bastato a risparmiare a Lisbeth Salander una breve condanna da scontare in un carcere di massima sicurezza. E così, mentre a Mikael Blomkvist e a Millennium vanno onori e gloria, lei si ritrova a Flodberga insieme alle peggiori delinquenti del paese, anche se la cosa non sembra preoccuparla più di tanto. È in grado di tener testa alle detenute più spietate – in particolare una certa Benito, che pare avere l’intero penitenziario ai suoi piedi, guardie comprese –, e ha altro a cui pensare. Ora che è venuta in possesso di informazioni che potrebbero aggiungere un fondamentale tassello al quadro della sua tortuosa infanzia, vuole vederci chiaro. Con l’aiuto di Mikael, la celebre hacker comincia a indagare su una serie di nominativi di un misterioso elenco che risveglia in lei velati ricordi. In particolare, quello di una donna con una voglia rosso fiammante sul collo. Nella sua inestinguibile sete di giustizia, Lisbeth rischia di riaccendere le forze oscure del suo passato che ora, in nome di un folle e illusorio bene più grande, quasi sembrano aver stretto un’alleanza per darle di nuovo la caccia. Come un drago, quello stesso drago che ha voluto tatuarsi sul corpo, per annientare i suoi avversari Lisbeth è pronta a sputare fiamme e a distruggere il male con il fuoco che brucia dentro tutti quelli che vengono calpestati.

“Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo” di Giorgio de Maria: Le venti giornate di Torino erano iniziate il 3 luglio di dieci anni prima: la siccità, l’insonnia collettiva, i cittadini che vagavano come fantasmi per le strade del centro storico, le grida misteriose, le statue che sembravano aver preso vita, e soprattutto una orribile catena di omicidi. Poi, dopo venti giorni, tutto era finito, all’improvviso, come era cominciato. E nessuno aveva più voluto parlare di quella storia. Dieci anni dopo, un anonimo investigatore dilettante decide di indagare per scrivere un libro su quella vicenda. Perché l’insonnia di massa? E chi erano, e da dove venivano, le mostruose figure di cui troppe testimonianze raccontano? E soprattutto, che nesso c’era tra quanto accadde e la biblioteca che era stata aperta presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza? Una biblioteca assai strana, dove non si trovavano i testi pubblicati dagli editori, ma scritti di privati cittadini, che rivelavano i loro pensieri più intimi e profondi, molto spesso terribili, e li mettevano in condivisione con altri cittadini come loro. Non passerà molto prima che il protagonista si renda conto che quella orribile stagione si è conclusa solo in apparenza, e che le forze oscure che avevano scatenato quei drammatici giorni di violenza cieca sono ancora presenti e vigili. Un romanzo inquietante, profetico in modo inspiegabile, principale opera di un autore ingiustamente dimenticato.

“Ballando nel buio” di Roberto Costantini: 1974. Sono gli anni di piombo, e Mike “Africa” Balistreri è un ventiquattrenne idealista e pieno di rabbia. Studia all’università e si mantiene insegnando karate in una palestra frequentata dall’estrema destra romana. Insieme a Ringo, Benvenuti e Boccino milita in Ordine nuovo, fino allo scioglimento per decreto dell’organizzazione. Crollano allora molte convinzioni di Africa: poter cambiare il mondo facendo a botte coi rossi e la polizia, distinguere nettamente i traditori dai traditi, capire quale tra le due ragazze che frequenta è quella giusta. Sarà una P38 a dividere definitivamente i loro destini. 1986. Nel giorno in cui la mano de Dios di Maradona affossa gli inglesi ai mondiali, la mano della P38 abbatte Ringo, il vecchio compagno di militanza che ha fatto carriera nella Dc. Michele Balistreri, ora commissario della Omicidi, viene chiamato a indagare, nonostante il suo coinvolgimento personale nel caso. Una lunga scia di sangue lo riporterà sul ciglio di quell’abisso del 1974. I nemici che deve affrontare sono tanti, e il peggiore è Africa, quel ragazzino che il Balistreri adulto ha sepolto sotto un cumulo di alcol, tabacco, donne e cinismo. Ma quando l’odio e l’amore si risvegliano e le due ragazze di allora – quella giusta e quella sbagliata – si riaffacciano nella sua vita, non può più voltarsi e fuggire. Per individuare l’assassino dovrà guardare in faccia Africa e il suo passato, mettere in discussione molte delle sue certezze, e capire finalmente che chi nella sua vita non ha creduto e amato almeno una volta disperatamente e inutilmente, morirà senza aver mai davvero conosciuto la vita e l’amore.

YOUNG ADULT

“Shadowhunters. Signore delle Ombre” di Cassandra Clare: Onore, senso del dovere, rispetto della parola data: questi sono i principi che guidano l’esistenza di ogni Shadowhunter. Oltre alla certezza che non esista un legame più sacro di quello che unisce due parabatai, compagni di battaglia destinati a combattere e a soffrire insieme. Un legame che mai e poi mai – questo dice la Legge – dovrà trasformarsi in amore. Emma Carstairs sa bene che il sentimento che la unisce al suo parabatai, Julian Black¬thorn, è proibito e che proprio per questo potrebbe distruggere entrambi. Sa anche che, per non rischiare la loro vita, dovrebbe scappare il più lontano possibile da lui. Ma come può farlo, proprio ora che i Blackthorn sono minacciati da nemici provenienti da ogni dove? L’unica loro speranza sembra racchiusa nel Volume Nero dei Morti, un libro di incantesimi straordinariamente potente su cui tutti vogliono mettere le mani. Per questo, dopo aver stretto un patto con la Regina Seelie, Emma, la sua migliore amica Cristina, Mark e Julian Blackthorn partono alla ricerca del libro, affrontando mille insidie, imbattendosi in potenti nemici ben consapevoli che nulla è ciò che sembra e nessuna promessa è degna di fiducia. Nel frattempo, a Los Angeles, la tensione crescente tra Shadowhunter e Nascosti ha rafforzato la Coorte, la potente fazione interna al Consiglio strenua sostenitrice della Pace Fredda e disposta a tutto pur di impossessarsi dell’Istituto. Ben presto però un’altra, nuova minaccia si fa avanti, sotto le spoglie del Signore delle Ombre – il Re della Corte Unseelie –, che spedisce i propri guerrieri migliori sulle tracce dei Blackthorn e del libro. Con il pericolo ormai alle porte, Julian concepisce un piano rischioso che prevede la collaborazione con un personaggio imprevedibile. Ma per ottenere la vittoria finale sarà necessario pagare un prezzo che lui ed Emma non possono nemmeno immaginare, e che avrà ripercussioni su tutti coloro e tutto ciò che hanno di più caro al mondo.

Novità sullo scaffale – Giugno 2017

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L’arrivo dell’estate porta con sé molte novità anche in fatto di letteratura: come ogni mese, siamo qui per presentarvi le uscite librose più importanti.

Buona lettura!

NARRATIVA STRANIERA

“Il ministero della suprema felicità” di Anundhati Roy:  Anjum, nuova incarnazione di Aftab, srotola un consunto tappeto persiano nel cimitero cittadino che ha eletto a propria dimora. Dopo di che incontriamo l’incorreggibile Saddam Hussain, l’inquieta Tilo e i tre uomini che l’hanno amata: tra loro Musa, il cui destino è indissolubilmente intrecciato al suo, con la stessa forza con la quale le loro mani si stringono fin da quando erano ragazzi. Il padrone di casa di Tilo, un altro dei suoi innamorati, è adesso un agente dei servizi segreti di stanza a Kabul. E accanto a loro le due Miss Jebeen: la prima nata a Srinagar e sepolta, a soli quattro anni, nell’affollato Cimitero dei Martiri della città kashmira; la seconda apparsa a mezzanotte, in una culla di rifiuti, su un marciapiede di New Delhi. Dolente storia d’amore e insieme vibrante protesta, Il ministero della suprema felicità si snoda tra sussurri e grida, tra lacrime e qualche risata. I suoi eroi, spezzati dalla realtà in cui vivono, si salvano grazie a una cura fatta di gesti d’amore e di speranza. Ed è per questa ragione che, malgrado la loro fragilità, non si arrendono. Questa storia profondamente umana reinventa ciò che un romanzo può fare e può essere, e riafferma ad ogni pagina le doti narrative di Arundhati Roy.

“La bambina che ascoltava i fiori” di Stephanie Knipper: Sono passati dieci anni da quando Lily se n’è andata di casa, dieci anni in cui ha cercato di fuggire dal passato e dalle responsabilità che non era pronta ad affrontare. Ma adesso è venuto il momento di tornare: Rose, sua sorella, è malata e ha bisogno che lei si prenda cura di Antoinette, la figlia di dieci anni. Non appena la incontra, Lily capisce che pure Antoinette fugge. Fugge dalle carezze di sua madre, dalle parole che non riesce a dire, dal mondo che la spaventa e la confonde. E si nasconde tra i fiori. Il vivaio di famiglia è per Antoinette l’unico luogo in cui sentirsi protetta e in pace. Perché i fiori non abbracciano e non chiedono. I fiori non hanno voce, proprio come lei. Eppure a poco a poco Lily si rende conto che, dietro il suo silenzio, Antoinette custodisce un dono straordinario: le basta un tocco per ridare vita a un fiore appassito, e per curare una persona. Solo che quel dono ha un prezzo: tutta la sofferenza che toglie agli altri, Antoinette la prende su di sé. Per questo Rose non vuole essere guarita, e per questo chiede a Lily di aiutarla a mantenere il segreto. E, di fronte a quella bambina così speciale, per la prima volta nella vita Lily sente di non poter più fuggire. Perché il suo posto è con Antoinette. Qualunque siano le conseguenze…

“La ragazza italiana” di Lucinda Riley: Napoli, 1966. Rosanna Menici è una bambina con un dono speciale: una voce straordinaria in grado di incantare chiunque la ascolti. Il suo talento viene subito notato dal giovane Roberto Rossini, brillante studente della Scala di Milano, che durante una visita a Napoli incoraggia la famiglia Menici a coltivare le doti di Rosanna, presentandola a uno dei grandi maestri della lirica. Un incontro, quello tra Roberto e Rosanna, che segnerà per sempre il loro destino. Milano, 1973. Rosanna, giovane donna sensibile e appassionata, ha finalmente realizzato il sogno di essere ammessa alla Scala di Milano. Inizia un periodo inebriante: il ritmo della metropoli, le estenuanti prove di canto, i primi gloriosi passi sul palcoscenico. E sarà proprio qui che i destini di Rosanna e Roberto si incroceranno di nuovo. Affascinata e spaventata da quell’uomo carismatico e sfuggente, sempre circondato da donne bellissime e acclamato nei teatri di tutto il mondo, Rosanna finisce per essere travolta da un sentimento potente e inarrestabile. Ma un segreto nascosto nel passato di Roberto e le oscure trame di una donna senza scrupoli minacciano il sogno d’amore di Rossana, e con questo anche la sua carriera e la sua vita…

“Another World” di Banana Yoshimoto:  Kataoka Noni è la figlia di Shizukuishi e ha due papà, Kaede e Kataoka. In “Another World”, capitolo conclusivo della quadrilogia “Il Regno”, il percorso di crescita di Shizukuishi è ormai compiuto… Ambientata tra Mykonos, Okinawa e Tokyo, la storia di Noni è la chiusura di un cerchio: torna la forza delle piante e delle pietre, l’amore della natura e quello, complesso e ingovernabile, tra gli esseri umani, il confronto con la morte e l’abbandono.

“Il silenzio della pioggia d’estate” di Dinah Jefferis: 1930, Rajputana, India. Dopo la morte del marito, un giovane fotoreporter, Eliza è rimasta sola. A tenerle compagnia c’è soltanto la sua macchina fotografica. La solitudine viene un giorno interrotta da un incarico: il Governo britannico decide di inviarla in uno sfarzoso stato indiano per fotografare la famiglia reale. Ed Eliza è determinata a sfruttare la situazione per farsi un nome. Quando arriva al palazzo, conosce il fratello del principe, Jay, un ragazzo giovane e affascinante. Uniti dal desiderio di migliorare le condizioni della popolazione locale, Jay ed Eliza scoprono di avere più cose in comune di quello che pensano. Eppure la società e le loro famiglie la pensano diversamente. E questo li costringerà a una scelta: fare ciò che tutti si aspettano da loro oppure seguire ciò che dice il cuore.

NARRATIVA ITALIANA

“Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui: Un discreto mutuo per un bilocale in centro, un bel lavoro da editor in un grande gruppo editoriale, una fidanzata di lungo corso, il progetto di un figlio… Per Franz, 36 anni, la vita, almeno sulla carta, sembrerebbe avviata sui binari giusti. Un vero peccato scoprire una mattina che Lucia in realtà sta prendendo la pillola e che il suo capo lo licenzia perché ha rifiutato un romanzo erotico che sta facendo la fortuna della concorrenza. Di punto in bianco Franz si ritrova con una vita tutta da reinventare. Unica àncora di salvezza: la passione per la cucina. Da ghostwriter a ghostchef in casa di amici? Anzi, per la precisione, di una nuova amica, Camilla, che vive sola con suo figlio di undici anni e che sul comodino tiene proprio il romanzo erotico che gli è costato il posto. Ma proprio quando le cose sembrano sul punto di raddrizzarsi, un altro colpo di scena rischia di far saltare completamente i piani di Franz…

YOUNG ADULT

“Il giorno della vendetta. Wolf vol. 2” di Ryan Graduin: È il 1956 e il mondo è in fermento: dopo decenni di dominio assoluto, Hitler è stato assassinato e la Resistenza è pronta a prendere le armi. A innescare la scintilla è stata Yael, la ragazza dagli straordinari poteri mutaforma, miracolosamente sopravvissuta al campo di concentramento. È solo grazie al suo coraggio se il Nuovo Ordine ha le ore contate. O almeno così tutti credono. Ma la verità è molto più complicata di come appare, e le conseguenze di quanto è accaduto sono devastanti. Ora Yael è in fuga in territorio nemico. Non è sola, però. Insieme a lei ci sono Luka e Felix, i due ragazzi che ha dovuto tradire per portare a termine la sua missione e che adesso vuole proteggere a ogni costo. Ed è nel bel mezzo del caos che il passato e il futuro di Yael si scontrano, obbligandola a fare i conti con i propri sentimenti. Odio e amore, vendetta e perdono. Scegliere non è facile, soprattutto quando sul piatto della bilancia ci sono da un lato il destino del mondo intero e dall’altro la vita di chi ama. Quale sarà la scelta di Yael? Vita o morte? La conclusione della saga di Ryan Graudin, iniziata con “La ragazza che sfidò il destino”.

“Time Deal” di Leonardo Patrignani: Nessuno ne conosce gli effetti collaterali, solo qualcuno immagina quali possano essere le conseguenze morali e sociali di questo farmaco. Ben presto, la città si spacca in due: da una parte chi insegue ciecamente il sogno della vita eterna, dall’altra chi invece si rifiuta di manipolare la propria esistenza e preferisce invecchiare secondo natura. Julian è tra questi ultimi. Ma la sua ragazza Aileen non ha avuto scelta: figlia di un noto avvocato, che finanzia da sempre la casa farmaceutica del Time Deal, è stata sottoposta al trattamento. Finché qualcosa va storto. Aileen inizia ad accusare disturbi della memoria, e poi sparisce nel nulla. Julian però è disposto a tutto pur di ritrovarla. E a far luce sugli effetti collaterali del Time Deal.

NOIR/THRILLER

“Il caso Fitzgerald” di John Grisham: È notte fonda quando una banda di ladri specializzati in furti d’arte riesce a penetrare nel caveau della Princeton University rubando cinque preziosissimi manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, assicurati per venticinque milioni di dollari. Sembrerebbe un’operazione audace e impeccabile se non fosse per una piccola traccia lasciata da uno dei malviventi. Basandosi su quell’unico indizio l’FBI parte immediatamente alla caccia dei ladri e della refurtiva, impresa che si rivela molto difficile. Ma chi può avere commissionato un furto così clamoroso? C’è un mandante o si tratta di un’iniziativa autonoma? Bruce Cable è un noto e chiacchierato libraio indipendente, appassionato di libri antichi che commercia in manoscritti rari. La sua libreria si trova a Camino Island, in Florida, ed è un punto di ritrovo per gli amanti della lettura. Molti scrittori vi fanno tappa volentieri durante i loro tour promozionali. Forse lui sa qualcosa in merito a questa vicenda? Mercer Mann è una giovane scrittrice che conosce bene quell’isola, dove era solita trascorrere le vacanze con la nonna quando era bambina. Ora è rimasta senza lavoro ed è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo che non riesce proprio a scrivere. Chi meglio di lei può essere ingaggiata per indagare da vicino senza destare sospetti sulle misteriose attività di Bruce?

“La strega” di Camilla Lackberg: Trent’anni prima, quando era ancora una ragazzina, Marie e la sua amica del cuore erano state accusate di aver ucciso la piccola Stella, una bambina di appena quattro anni, la cui morte aveva profondamente scosso l’intera comunità. Quando alle porte di Fjällbacka, dove ora riecheggiano i suoni dell’estate, un’altra bambina scompare misteriosamente nelle stesse circostanze, il ricordo di quei drammatici eventi riaffiora con forza. Può davvero essere una coincidenza? Per capire se esiste un collegamento tra passato e presente, Patrik Hedström e la sua squadra devono disseppellire verità taciute per lunghi anni. Ed Erica, che al caso Stella lavora già da un po’, ha intenzione di fare di tutto per aiutare la polizia, mettendo a disposizione la sua principale abilità: quella di scavare a fondo nei vecchi casi di omicidio, cercando di scoprire che cos’è realmente accaduto e, soprattutto, perché. Intanto, intorno a loro cresce la paura, paura dell’ignoto e del diverso, che esaspera il clima di sospetto e alimenta un odio che arde come fuoco. In una rinnovata caccia alle streghe, quella stessa terra che secoli prima era stata illuminata da innumerevoli roghi, innalzati in nome di una folle lotta contro il demonio, minaccia di bruciare ancora, e di perdersi in un’immensa oscurità.

“Sei storie della casa di ringhiera” Francesco Recami: Protagonisti sono gli abitanti della casa di ringhiera: innanzitutto il pensionato Amedeo Consonni, ex tappezziere, vedovo, collezionista di casi di cronaca nera; è lui «l’investigatore», un po’ pasticcione, ma sagace e i misteri da risolvere sono tanti in quella casa, almeno uno per ognuna delle infelicità chiuse in quegli appartamenti. Vi sono poi la professoressa in pensione Angela Mattioli, forte di carattere e tenera con Amedeo con cui ha una altalenante relazione; l’anziano Luis De Angelis, ex taxista che vive in funzione della sua fiammante BMW; la signorina Mattei-Ferri, una ficcanaso che passa le giornate a spiare gli inquilini; il signor Claudio, abbandonato dalla moglie perché alcolista; i fratellini Gianmarco e Margherita, genialmente pericolosi. Ma l’autentica protagonista è proprio lei, la casa di ringhiera, con il suo cortile movimentato, le cantine buie e misteriose, i ballatoi, le scale, le finestre dagli occhi lunghi. Quasi dotata di una propria personalità la casa muove i fili degli abitanti e ne determina i destini. A metà tra giallo classico e dissacrante commedia degli equivoci, i racconti si snodano fra trame ingegnose in una giostra di coincidenze e fraintendimenti che Recami sa come far girare.

NARRATIVA FANTARY

“Beren e Luthien” di J.R.R. Tolkien: Lui mortale, lei immortale, divisi dalla razza, uniti dalla passione e dalla tenacia: il padre di Lúthien si rifiutò di concedere a Beren la mano della figlia, ma ben sapeva di non poter contrastare per sempre i due innamorati. Così sfidò l’umano a portargli uno dei Silmaril della Corona di Morgoth, promettendogli in cambio la sua benedizione. Una missione impossibile che invece riuscì. Beren, ferito a morte, fu poi salvato in extremis, e Lúthien rinunciò all’immortalità per essere sua pari. In questo volume Christopher Tolkien ha cercato di estrapolare la storia di Beren e Lúthien dal contesto più ampio in cui era contenuta; ma il racconto ha subito cambiamenti e si è evoluto man mano che l’orizzonte della Terra di Mezzo si è allargato. Per mostrare la vitalità di questo nucleo narrativo il curatore ha scelto di raccontarla attraverso le parole di suo padre prima nella sua forma originale e poi in passaggi di prosa e di poesia appartenenti a testi posteriori: qui insieme per la prima volta, tutti contribuiscono a rivelarne l’immediatezza.

NARRATIVA DISTOPICA

“Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood: In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica. Quello che l’ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

NARRATIVA ROSA

“Non avrai segreti” di Penelope Ward: Sin dal loro primo incontro, l’attrazione tra Elec e Greta è irresistibile. Ma se lei è dolce e gentile, lui si comporta in modo stranamente scontroso e aggressivo.
Greta però non riesce a smettere di cercarlo: è sicura che sotto quella corazza di tatuaggi e muscoli lui nasconda un cuore tenero e che, dietro il suo sguardo glaciale, ci sia un desiderio feroce, capace di portarla all’estasi. Quando finalmente Greta riesce a conquistarlo, provando sensazioni a lei sconosciute sino a quel momento, una questione famigliare costringe Elec a tornare in California… Dopo sette anni, Elec e Greta s’incontrano ancora. Lei si è ricostruita una vita, mettendo da parte i sentimenti che l’hanno tenuta a lungo legata a lui. Lui ha una nuova compagna di cui sembra essere sinceramente innamorato. Ma è davvero tutto cambiato? Quando un brivido le percorre la schiena, Greta ha un cattivo presentimento: il suo cuore sta per spezzarsi ancora…