La quattordicesima lettera

LA QUATTORTICESIMA LETTERA

Autore: Claire Evans
Anno di edizione: 2020
Casa editrice: Neri Pozza

.: SINOSSI :.

È una mite sera di giugno del 1881, la sera della festa di fidanzamento di Phoebe Stanbury. Mano nella mano di Benjamin Raycraft, il fidanzato appartenente a una delle famiglie più in vista della Londra vittoriana, Phoebe accoglie gli invitati con un sorriso raggiante di gioia. È il suo momento, l’istante che suggella la sua appartenenza alla buona società londinese. Un istante destinato a durare poco.
Dalla folla accalcata attorno alla coppia si stacca una sinistra figura, un uomo nudo, sporco di fango e col torace coperto da una griglia di tatuaggi, come un fiore gigante. L’uomo solleva il braccio verso Benjamin, facendo balenare la lama stretta nella mano: «Ho promesso che ti avrei salvato» dice, prima di avventarsi sull’ignara Phoebe e tagliarle la gola con un rapido gesto.
La mattina seguente, a pochi chilometri di distanza, William Lamb, ventitré anni e l’ambizione di diventare socio dell’avvocato Bridge una volta completato il praticantato, fa visita a un cliente molto particolare, Ambrose Habborlain, sino a quel momento seguito esclusivamente da Bridge. Si ritrova al cospetto di un uomo dai capelli canuti e dallo sguardo smarrito che, in preda alla paura, gli consegna un misterioso messaggio: «Dite a Bridge che il Cercatore sa».
Tornato allo studio, William spera di avere da Bridge delucidazioni sull’oscuro comportamento di Habborlain. Ma, contro ogni aspettativa, l’anziano avvocato viene colto anche lui dal terrore. Con affanno apre l’ultimo cassetto della scrivania, estrae un piccolo cofanetto in legno sul cui coperchio sono intagliati sette cerchi all’interno di un ottavo, a formare un grande fiore, e lo affida a William con la raccomandazione di tenerlo al sicuro e non farne parola con nessuno.
Tra rocambolesche fughe, una misteriosa setta disposta a tutto pur di realizzare i propri scopi e un terribile segreto che affonda le sue radici in un lontano passato, William vivrà giorni turbolenti in una Londra vittoriana che, come un gigantesco labirinto di misteri, custodisce antiche leggende e oscure macchinazioni, saperi secolari e nuovi pericolosi intrighi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La quattordicesima lettera è, senz’ombra di dubbio, uno dei must read del 2020.
Alla pubblicazione del libro, sono stata, come tutti suppongo, immediatamente catturata dalla copertina e dal ricamo formato dai simboli e dai disegni che ricalca, seppur con tonalità e disposizione grafica differenti, la copertina della versione originale.
Tuttavia, leggendo la sinossi non ero stata particolarmente “agganciata” che, seppur interessante, sembrava proporre una variante più petulante di Sherlock Holmes.
Tornata in libreria qualche tempo dopo, la curiosità non si era sopita e così, decisa a togliermi lo sfizio, ho aperto il libro a metà e ho iniziato a leggere.
Il linguaggio fresco e, a tratti colorito, e una serie di situazioni grottesche mi hanno catapultato in una Londra di fine ‘800 decisamente diversa da quella descritta nei romanzi di Sir. Arthur Conan Doyle (senza nulla togliere al maestro del giallo) e, in men che non si dica, il libro è passato dallo scaffale al comodino e dal comodino alla borsa del lavoro.

Capitoli brevi scandiscono il ritmo di una trama avvicincente che ben si dipana tra misteri e complotti, suggestioni e brividi.
Come figure di un carillon, i personaggi danzano e si rincorrono senza mai intrecciarsi o afferrarsi e, almeno per una buona metà del libro, si ha la sensazione che le diverse trame viaggino con fuso orari differenti che non permettono alla vicenda corale di prendere veramente il via.
Alcune scene di tortura possono risultare, per i più sensibili, un po’ fastidiose; ma pur trattando di argomenti difficili da digerire, il libro non scade mai nello splatter e anche le scene più raccapriccianti sono tratteggiate con tatto.
L’evoluzione dei personaggi è ben studiata e, nonostante non tutti mi abbiano particolarmente entusiasmato, ognuno riesce a dare il proprio contributo alla storia senza mai alterare il delicato equilibrio tra un bel romanzo e una bella sceneggiatura.

Il voto è 9+/10.
La brevità dei capitoli è, oltre che vincente per il ritmo della storia, una vera benedizione per chi, come la sottoscritta, lavora e cerca di ritagliare un momento per la lettura anche durante pausa pranzo. Poche e ben scritte pagine permettono al lettore di mantenere il polso della situazione senza dover abbandonare i protagonisti nel bel mezzo di un inseguimento o di una schermaglia.
I personaggi mi hanno convinto quasi tutti e per la dipartita di alcuni sono stata lì lì per versare una lacrimuccia; alla fine, come in una favola vittoriana, il lieto fine arriva per tutti e ogni brutto ricordo annega in una tazza di buon té.
L’epilogo, che sembra copiato dal primo capitolo di una saga cinematografica, non mi è piaciuto per niente e mi è sembrato il proverbiale sgambetto sulla linea del traguardo dopo una corsa meravigliosa.

*Jo

Klaus – I segreti del Natale ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.

Un postino egocentrico stringe un’improbabile amicizia con un giocattolaio solitario, riportando la gioia in una città fredda e cupa che ne ha disperatamente bisogno.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Di film su Babbo Natale, e sulle leggende che lo circondano, ne sono stati girati tantissimi d’animazione e non.
Eppure, quando si arriva ai titoli di coda di Klaus – I segreti del Natale, si sente che in questo film c’è qualcosa di diverso.

Decidere di voler raccontare le origini di un personaggio così iconico è una scelta coraggiosa e difficile che il regista, Sergio Pablos, ha saputo affrontare brillantemente, complici una serie di intuizioni geniali che, nell’insieme, compongono una pellicola davvero degna di nota.
Pablos porta sullo schermo il volto umano di Babbo Natale, accantonado (almeno in parte) l’aura di magia e meraviglia che dalla notte dei tempi lo avvolge. Protagonista del lungometraggio è il più improbabile degli eroi, non che l’ultimo personaggio che qualcuno si aspetterebbe di vedere in un film natalizio: Jesper, un postino egocentrico che non ha altro scopo se non quello di tornare alla sua oziosa e viziata vita.
Il suo incontro con Klaus, avviene quasi per caso e, lungi dai sentimenti buonisti che solitamente permeano i film sul natale, risulta in linea con lo spirito cinico e approfittatore di Jesper.
I cambiamenti, innescati dalle azioni dei due coprotagonisti, operano un’autentica trasfomazione tanto nei personaggi quanto nell’ambientazione e avvengono lentamente dando così compimento e significato al motto che incarna la filosofia stessa del film “un vero atto di bontà ne ispira sempre un altro”.
Il lungometraggio contrappone la violenza e l’odio, perpetrato dagli abitanti di Smeerensburg (città fittizia dove la storia è ambientata) per mera consuetudine, al miracolo, troppo spesso dato per scontato, della gentilezza e dimostrando come anni di faide e violenze possano essere cancellati da un sorriso e dalla semplice volontà di fare del bene accantonando le brutte abitudini. Il messaggio, valido per adulti e bambini, è una lezione importante capace di riaccendere la speranza: non esiste male che un atto di autentica bontà non possa curare.

Al messaggio, perfettamente in tema con il clima natalizio del periodo, si aggiunge la capacità del regista di incastrare nella trama la maggioranza dei miti che, nella tradizione europea e in quella americana, accompagnano Babbo Natale: la sua capacità di intruffolarsi dai caminetti, la slitta volante, e quel meraviglioso inventario di fantasie e storie, che da sempre accompagna l’omone vestito di rosso, trovano un’originale spiegazione in Klaus – I segreti nel natale dando al film un ulteriore e autentico quid in più.
Ad una storyline colma di tenerezza e originalità si uniscono la simpatia e lo sviluppo accurato dei personaggi, principali quanto secondari, garantendo al lungo metraggio un successo più che meritato.
Per noi, il film merita un 10/10.
La colonna sonora, composta da canzoni splendide che viene voglia di cantare anche non sapendo il testo, e l’uso delle luci sono stati studiati a pennello: mettendo a confronto un fotogramma delle scene iniziali e uno delle ultime, il cambiamento dei colori è lampante e, spogliatasi delle noiose tonalità del grigio, l’ambientazione si arricchisce di tonalità calde sottolineando il graduale cambiamento che interessa personaggi e location.
Sicuramente, questo è uno di quei film che ciascuno di noi vedrà e rivedrà più che volentieri ogni dicembre, stretti tutti insieme sul divano con una bella tazza di cioccolata calda a farci compagnia.

*Volpe e Jo

Il club delle lettere segrete

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IL CLUB DELLE LETTERE SEGRETE

Autore:  Ángeles Doñate
Anno:  2015
Editore:  Universale economica Feltrinelli

 

.: SINOSSI :.

L’inverno è arrivato a Porvenir, e ha portato con sé cattive notizie: per mancanza di lettere, l’ufficio postale sta per chiudere e tutto il personale verrà trasferito altrove. Sms, email e whatsapp hanno avuto la meglio persino in questo paesino arroccato tra le montagne. Sara, l’unica postina della zona, è nata e cresciuta a Porvenir e passa molto tempo con la sua vicina Rosa, un’arzilla ottantenne che farebbe qualsiasi cosa pur di non separarsi da lei e risparmiarle un dispiacere. Ma cosa può inventarsi Rosa per evitare che la vita di una delle persone che le stanno più a cuore venga completamente stravolta? Forse potrebbe scrivere una lettera che rimanda da ben sessant’anni e invitare la persona che la riceverà a fare altrettanto, scrivendo a sua volta a qualcuno. Pian piano, quel piccolo gesto darà il via a una catena epistolare che coinvolgerà una giovane poetessa decisa a fondare un bookclub nella biblioteca locale, una donna delle pulizie peruviana, la solitaria operatrice di una chat e tanti altri, rimettendo improvvisamente in moto il lavoro di Sara e creando non poco trambusto tra gli abitanti del piccolo borgo. Perché – come ben sanno tutti quelli che sobbalzano davanti alla casella della posta e affondano il naso nella carta per sentirne il profumo – una lettera tira l’altra, come un bacio. E può cambiare il mondo.

 

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Le premesse erano buone e per un’inguaribile romantica, ancora innamorata della carta da lettera e del delicato rituale della corrispondenza postale, il libro è una tentazione a cui è difficile resistere, se poi il libraio ti adesca con un allettante 2×1 il gioco è presto fatto.
Purtroppo raramente ho trovato titoli interessanti tra quelli proposti dalla collana Universale Economica Feltrinelli e questo romanzo non ha fatto eccezione con il risultato che, a metà lettura, l’ho abbandonato letteralmente sul comodino.
La trama proposta è interessante e, per chi ha apprezzato il genere, la si può vagamente paragonare a Le ho mai raccontato del vento del nord: un romanzo quindi dove le lettere sono, o dovrebbero essere, le protagoniste e che si sviluppa attorno a diverse figure che, almeno in apparenza, non sembrano avere nulla a che fare l’una con l’altra.
C’è la signora straniera, la femme fatale, la ragazza scappata di casa, la postina sull’orlo del licenziamento, un ragazzo timido, una donna che spera di riparare agli errori del passato, …; di per sé questi personaggi non mi dispiacerebbero e a tratti mi ha anche divertito leggere questi incontri tra donne agli antipodi. L’interesse, tuttavia, ha cominciato a calare nel momento in cui ha cominciato a fare capolino l’ennesima storia d’amore, dal finale già scritto, con protagonisti la giovane ragazza anticonformista e l’introverso lettore amante della poesia e delle stelle.
Forse sono un po’ severa, ma quando in un romanzo mi viene rovinato il finale a metà lettura, ecco: quello è il momento in cui non solo perdo l’interesse, ma mi devo anche trattenere dall’impacchettare il libro e regalarlo alla prima buona occasione (prima di scatenare la rabbia dei bibliofili più accaniti, vi posso assicurare che il libro in questione è qui accanto a me e sta bene).

Il voto che mi sento di dargli è un 7/10.
Sufficienza meritata per la scrittura che è piacevole e scorrevole e diventa, a tratti, quasi musicale a seconda del personaggio che prende in mano la penna. Ho molto apprezzato questo virtuosismo da parte dell’autrice che è riuscita a caratterizzare i suoi personaggi non solo nei loro siparietti, ma anche quando, presa la penna in mano, cominciano a raccontarsi ognuno con il suo stile, le sue difficoltà e il suo bagaglio di storie, esperienze e consigli.
Consiglio questo romanzo a chi ha perso una persona cara e non sa come ritrovarla o tornare da lei, a chi non si stanca mai delle storie d’amore agrodolci che rendono più piacevoli i caldi pomeriggi estivi, lo consiglio a chi vive in qualche piccolo paese o è attratto dalle località sperdute tra i monti dove, per un motivo o per un altro, tutti si salutano, ma non si conoscono davvero.

*Jo

Le ho mai raccontato del vento del nord

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LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD

Autore: Daniel Glattauer
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2010

.:SINOSSI:.

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, Le ho mai raccontato del vento del Nord descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

 

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Quello di Glattauer è un esperimento lodevole e interessante: nell’era del web, della comunicazione via chat e delle e- mail ( che ancora resistono per comunicare in occasioni formali o professionali) che caratteristiche deve avare un romanzo epistolare? E’ possibile, come nei romanzi ottocenteschi, costruire una trama su un carteggio virtuale?
Il romanzo di Glattauer è un successo e conferisce nuova forza e potere alla pratica della scrittura, che si impone in maniera decisiva sulla tecnologia.
Da un punto di vista meramente linguistico, quindi, il romanzo merita di essere letto e analizzato. Alcuni scambi di e-mail tra i due protagonisti rasentano la chat, ma i testi più corposi sono davvero validi.
Altro merito dell’autore è la capacità di muoversi con scioltezza tra tre tipi di scrittura diversi, che corrispondo ad altrettanti personaggi (solo i messaggi concisi disorientano leggermente per mancanza di firma e poca caratterizzazione).
Le note dolenti iniziano nel momento in cui si analizza la trama per il suo valore narrativo: una serie di messaggi l’uno più assurdo dell’altro che, pagina dopo pagina, sottolineano a più riprese l’handicap comunicativo causato dai mass media e dall’utilizzo massiccio e incontrollato della tecnologia.
I due protagonisti sono affetti da sindrome di Peter Pan virtuale: piuttosto che affrontare i loro problemi e chi gli sta intorno, preferiscono confidarsi con uno sconosciuto che siede dall’altra parte di un monitor in una casa qualsiasi di una qualsiasi città tedesca.
La situazione inizia con un siparietto comico, divertente e piacevole, e degenera camuffando da storia d’amore un tradimento.

Il nostro voto è 6/10.
Come ho già detto, il romanzo è un pregevole esempio di romanzo epistolare nell’era di internet e altrettanto apprezzabile e la capacità di Glattauer di interpretare, attraverso la sola scrittura, tre personaggi diversi.
Altro merito dell’autore è quello di aver messo bene in luce l’insidia che si nasconde dietro lo schermo: una profondità che esiste sullo schermo, ma che è intangibile quando esce dal virtuale.
La trama, invece, è molto leggera e tratteggia una lettura piacevole: una parentesi di svago tra gli impegni di tutti i giorni o un ottimo compagno per un monotono viaggio sul regionale delle 19:00.

*Jo

 

L’ULTIMO CACCIATORE DI LIBRI

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L’ULTIMO CACCIATORE DI LIBRI

Autore: Matthew Pearl
Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2016

. : SINOSSI : .

Sulle isole di Samoa, Robert Louis Stevenson, ormai molto anziano, lavora al suo ultimo romanzo. E il pensiero dell’ultima opera del grande autore accende l’immaginazione dei contrabbandieri di testi tradotti, una professione misteriosa e diffusa prima della regolamentazione dei diritti d’autore. Così un tale di nome Davenport insieme al suo assistente Fergins si imbarcano per il Pacifico, con l’obiettivo di rubare l’ultima perla letteraria del momento, prima che sia troppo tardi, ovvero prima che la legge tuteli il commercio estero delle opere di fantasia.

. : Il nostro giudizio : .

Un libro consigliato agli amanti dei libri, a chi sa apprezzare in modo autentico il peso delle pagine, la filigrana, la rilegatura, l’odore e i componenti di un volume.
Un libro consigliato a chi non si limita a leggere le parole stampate, ma si distrae a leggere la storia del libro come oggetto, cercando di risalire, come in una caccia al tesoro, alle sue origini.
Le prime pagine sembrano proporci una storia già letta e ci presentano due personaggi che potremmo inquadrare in un rapporto insegnante/allievo. Per alcuni capitoli questa sensazione persiste, complice una trama che sembra arrancare, per poi decollare trasportata dai ricordi di uno dei due protagonisti. La pittoresca New York sparisce e il lettore viene trasportato oltre oceano, a Londra, e poi ancora più a sud verso le Samoa e le incontaminate isole del Pacifico.
Lo stile è piacevole, scorrevole e si rifà a romanzi di altri tempi, aiutando il lettore a calarsi in un’atmosfera e in un contesto storico che pare sospeso tra due epoche: la fine di un secolo, il tramonto di una stirpe affascinante e disonesta, gli ultimi anni di uno scrittore e il difficile rapporto di un autore e la sua opera.
Tra le pagine, nascoste tra un uragano, un viaggio in nave e un incontro con gli indigeni samoani; si nascondono piccole perle: massime acerbe e riflessioni sulla letteratura, i libri e l’arte di narrare storie.
Un romanzo che merita e che sarà sicuramente apprezzato da chi si è lasciato rapire da capolavori come “L’isola del tesoro”, a cui il romanzo si ispira in un certo senso, e i romanzi di Stevenson.
Il mio giudizio è 9/10: ho davvero apprezzato questo romanzo che mi ha riportato sulle labbra e negli occhi una letteratura che avevo accantonato con la fine delle scuole medie/superiori.
Un romanzo di avventura, che è anche un romanzo dedicato al libro come oggetto, al libro come scrigno e al libro come occasione.
Un neo? L’aver speso solo 20 pagine per svelare i misteri e i segreti che si erano intrecciati nel corso delle precedenti 400 pagine.

*Jo

LETTERA A UNA RAGAZZA IN TURCHIA

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LETTERA A UNA RAGAZZA DI TURCHIA

Autore: Antonia Arslan
Casa editrice: Rizzoli
Anno di pubbicazione: 2016

.:SINOSSI:.

“Tu devi avere un coraggio nuovo, mia ragazza di Turchia. Ti vogliono rimandare indietro a tempi lontani, mentre a te piacciono capelli al vento e gonne leggere, ascoltare musiche forti, andare a zonzo con gli amici e sentirti uguale a loro. Vorresti lottare a viso scoperto. E invece dovrai scoprire di nuovo il coraggio sotterraneo dei deboli, l’audacia che si muove nell’ombra, e cercare nella tua storia antica le ragioni e la forza per sopravvivere.” Queste le parole di Antonia Arslan nella sua lettera immaginata a una ragazza turca. Con la maestria che è solo dei grandi narratori, Antonia Arslan ripercorre le vicende delle sue antenate armene, tessendo un racconto che si dipana attraverso un filo teso dai tempi antichi per arrivare fino ai giorni nostri. Perché la paura subdola che ci colpisce ogni giorno, le oscure premonizioni che si propagano da Oriente a Occidente, da Istanbul a Bruxelles, sono le stesse delle donne armene che si sono sacrificate in nome della libertà. L’antidoto contro la paura è la memoria, è il tappeto di storie di chi ha subito un ribaltamento del suo mondo all’improvviso. L’autrice della “Masseria” ci regala un libro intimo, attualissimo, un viaggio straordinario in cui rida vita alle vicende di donne che combattono per il proprio futuro e per restare se stesse.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Purtroppo, e sono sinceramente dispiaciuta, non mi ha fatto l’effetto che avrei voluto.
Sono certa che il messaggio doveva essere quello di istruire, di insegnare che cosa fa l’intolleranza, di spiegarlo ad una ragazza che, come da sinossi, vorrebbe essere libera ma non è detto che possa.
Tuttavia, trovo che il messaggio si perda. Vengono raccontare tre storie che non hanno al centro della vicenda la discriminazione, sono storie di vita ottimamente scritte e che portano immancabilmente a tragiche vicende, ma spesso queste sono rilegate a mezza pagina o poco più.
Ho, inoltre, sperato che ci fosse una conclusione che potesse chiarirmi maggiormente le idee, ma ciò non è accaduto: il libro si conclude con la fine della terza storia.
La prosa è favolosa, scritta in modo magnifico e questo è senza ombra di dubbio il pregio del romanzo: è una poesia senza rime e senza versi che continua per frase e frase, comprensibile a tutti ma che nasconde le sue piccole chicche.

Do al libro un 6/10. Purtroppo il fatto che non sia passato il messaggio, almeno per me, non mi ha permesso di apprezzare il romanzo.
In ogni caso, conglio il libro a chi si interessa molto di attualità o è appassionato di storia: sicuramente darà ottimi spunti di riflessione!

*Volpe