College of Wizardry – In Polonia imparare la magia è possibile!

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Un castello che sembra uscito da una favola slava, aule, dormitori e sfide avvincenti, e poi incantesimi, pozioni e quel pizzico di mistero capace di trasformare un’esperienza come quella del gioco di ruolo in qualcosa di magico.
Il castello di Czocha non è solo un gioiello della storia medievale polacca. Tra le sue mura nasconde uno dei progetti di gioco di ruolo dal vivo (larp) più ambiziosi e avvincenti d’Europa.
Varcato il cancello di questo castello del quattrocento, i visitatori diventano a tutti gli effetti degli studenti della scuola del College of Wizardry, la scuola di magia e stregoneria di Czocha, e esattamente come accade a chi frequenta il primo anno nella celebre scuola di Hogwarts vengono smistati in una delle cinque squadre (il corrispettivo delle case create da J.K. Rowling), ciascuna delle quali ha un proprio simbolo e una propria “filosofia”:

Durentius, simboleggiata da un gallo, si distingue per l’importanza che viene data alla diligenza e al valore.
Molin, simboleggiata da un golem di pietra, insegna ai suoi studenti la lealtà e l’intuito.
Sendivogius, simboleggiata da una fenice, sprona i suoi membri ad agire con coraggio e onore.
Faust, simboleggiata da un drago, incoraggia gli studenti a perseguire la conoscenza e il potere.
Libussa, simboleggiata da un leone, invita i propri membri ad agire con creatività e lungimiranza.

Come nella saga di Harry Potter: i membri delle cinque case potranno accrescere il prestigio della loro fazione guadagnando punti grazie alle attività didattiche previste.
Lo smistamento è solo una delle sorprese che attende gli aspiranti giovani maghi iscritti a questa scuola: in base al livello di esperienza del giocatore, il visitatore potrà interpratare uno studente o, nel caso dei giocatori più esperti, impersonare un docente, un caposcuola o una carica di prestigio all’interno del college.
Tra le attività proposte ci sono ovviamente le lezioni e, tra i corsi offerti, vi sono ovviamente corsi di difesa contro le arti oscure, divinazione e pozioni, mentre tra le attività ricreative non può certo mancare il famosissimo Quidditch.

Ed ora qualche informazione.
L’iscrizione a questo gioco di ruolo ha un costo che oscilla tra i 200 e i 300 euro, possono iscriversi giocatori dal tutto il mondo a patto che siano maggiorenni (alla prima edizione gli iscritti erano quasi 200 provenienti da 11 paesi diversi).
Le campagne durano quattro giorni e nel corso della partita ai giocatori vengono garantiti, oltre al vitto e all’alloggio, anche le divise, gli accessori e i libri di testo.
Maggiori informazioni sugli eventi e sulle modalità di iscrizione si possono trovare sul sito ufficiale del college e sulla sua pagina facebook.

*Jo

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FESTEGGIAMENTI PRIMO COMPLEANNO!

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Per festeggiare il nostro primo compleanno, abbiamo organizzato in collaborazione con le pagine Elsa&Rotchen Gems e Elsa&Rotchen Creations un giveaway che terminerà il giorno di San Valentino!

In palio, gentilmente offerti dalle nostre amiche, ci sono:

(1) book journal disegnato a mano
(2) portachiavi con il logo di Arcadia

Partecipare è semplice, ecco le regole:

– Mettere “mi piace” alle pagine : Arcadia: lo scaffale sulla laguna, Elsa&Rotchen Gems ed Elsa&Rotchen Creations

– Condividere PUBBLICAMENTE sul proprio profilo, questo serve a noi per controllare chi effettivamente aderisce al concorso.

– Commentare la foto indicando quale premio si desidera.

– Taggare due amici nella foto dell’evento.

ps. Le spese di spedizione sono A CARICO DEL DESTINATARIO, eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano

 

Link all’evento su Facebook

Tra le stelle con Arcadia – L’oroscopo dei lettori

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Il nuovo anno porta sempre qualche novità e ci offre sempre nuove esperienze ed avventure.
Per un topolino di biblioteca, l’anno nuovo significa altri 12 mesi di novità in libreria, di titoli da aspettare con ansia, di ore passate in libreria e biblioteca a cercare il romanzo dei propri sogni. Questa ricerca non è affatto facile e il più delle volte può portare ad un senso di frustrazione quando, per l’ennesima volta, ci imbattiamo in un testo che non ci rapisce o torniamo a casa dalla libreria senza aver trovato quel libro in grado di farci vibrare il cuore e l’anima.
In questi casi, quando l’occhio e il cuore sono drogati dalle sensazioni che una visita in libreria ci regala, ci si può affidare alle stelle.
Il nostro segno zodiacale può infatti suggerirci quale sia il romanzo più adatto a noi e tenerci alla larga da quei titoli che non soddisferebbero i nostri gusti letterari.

Ariete
Gli Ariete sono persone originali ed organizzatori: amano prendersi cura di persona della situazione che stanno vivendo. Sono coraggiosi e impulsivi quasi fino all’eccesso. Un bene o un male? Forse entrambi.
L’Ariete è un lettore vorace, amante delle trame scattanti e che regalano numerosi colpi di scena o costringono il protagonista a confrontarsi con situazioni impreviste.
Un buon libro di avventura può soddisfare i gusti del lettore Ariete. Se avete già divorato i romanzi i classici di Verne e Stevenson, allora potreste trovare di vostro gradimento “Metro 2033” di Dmitrij Gluchovskij (2005).

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Toro
Più possessivo e testardo di un toro, c’è solo un altro toro. Magari non sono i più svelti al mondo, ma è indubbio che chi è sotto il segno del toro se impara qualcosa non lo dimentica molto facilmente e la sua pazienza e tenacia sono davvero invidiabili.
Il Toro è un lettore possessivo e geloso, con i suoi libri ha un rapporto “carnale” e ne conosce non solo la storia stampata, ma anche la storia che ogni libro ha scritta tra le pieghe, le sottolineature delle pagine e i graffi sulla copertina.
Questi lettori, che sembrano sibilare“il mio tessoro!” ogni volta che qualcuno gli chiede in prestito uno dei loro libri, troveranno sicuramente interessante il romanzo “L’ultimo cacciatore di libri”di Matthew Pearl (2016).

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Gemelli
I nati sotto il segno dei Gemelli sono intuitivi, svelti, svegli e amano conoscere le cose anche le più disparate e forse inutili. Non sono permalosi e non sanno tenere troppo a lungo il muso, tuttavia sono proprio presuntuosi: forse è dovuto al fatto che si sentono più intelligenti della media?
La loro arguzia li rende dei lettori amanti della suspense, del mistero e degli intrighi: si perdono volentieri tra le pagine di un bel giallo o di un romanzo che regali loro un arcano da svelare e una trama che li “costringa” ad indagare accanto ai protagonisti. Chi meglio del signore del giallo potrebbe soddisfare i gusti di questi lettori?  “Il mastino dei Baskerville” di Sir Arthur Conan Doyle (1902) ha tutti gli elementi per diventare uno dei romanzi preferiti dei lettori nati sotto il complicato segno dei Gemelli.

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Cancro
I Cancro sono molto timidi e nascondono spesso i loro sentimenti in un mondo tutto loro a cui nessuno può accedere. Sono molto inclini alla difesa del nucleo famigliare e non amano particolarmente ciò che è esterno o nuovo. Sotto una corazza, nascondono quindi un animo sensibile e dolce, pronto a tutto per salvaguardare il benessere dei loro cari.
Essendo sposati con la loro routine, anche in fatto di letteratura i lettori Cancro tendono a non azzardare troppo e tra un esordiente ed un classico prediligeranno sempre il secondo. Il loro animo nascosto e sensibile fa apprezzare a questi lettori anche romanzi più sentimentali, romantici o con sfumature bohémien: libri che, tra un capitolo e l’altro, riescono a strappar loro qualche lacrima. Se siete a caccia di emozioni e di una storia d’amore toccante, ma non sdolcinata, il romanzo “Promettimi che ci sarai” di Carol Rifka Brunt (2014) non vi deluderà.

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Leone
Notoriamente, il leone è il simbolo della forza e del potere. I leone sono molto coraggiosi tendenzialmente sono dei leader nati, anche se non è detto che questa caratteristica si rifletta nella vita reale.
Inducono tanta fiducia e ispirano coraggio, ma devono stare attenti a non peccare troppo di presunzione e a non sfociare nella prepotenza.
Le letture preferite dai Leoni sono quelle che riflettono il loro stile di vita o che gli propongono modelli da imitare e a cui tendere. L’eroe classico è una condizione sine qua non per far scattare la scintilla tra il lettore Leone  e un libro: che sia Harry Potter, un cavaliere errante o un piccolo criminale sempre coinvolto in qualche battaglia tra clan, il lettore Leone si fionderà sul romanzo divorandolo. Ciò che serve al Leone è azione e una trama che metta in luce le qualità nobili del protagonista. “Educazione Siberiana” di Nicolai Linin (2009) ha le caratteristiche tanto amate da questi lettori: dietro queste storie di criminali e clan in lotta, l’autore nasconde un mondo che vive seguendo un suo codice d’onore non meno dignitoso e valido di quello che guidava i cavalieri e gli eroi delle grandi epopee del passato.

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Vergine
I Vergine sono persone riflessive, calme e forse con troppo senso critico verso sé e verso gli altri, il che potrebbe derivare dal fatto che normalmente hanno un’intelligenza superiore alla media. Devono imparare a moderare il loro senso critico, altrimenti la loro esistenza sarà davvero terribile.
Detto ciò, sono assolutamente modesti, calmi e sanno valutare perfettamente ogni situazione.
In letteratura i Vergine sono sofisticati e sensibili e cercano storie che riescano a regalargli entrambe le cose senza scadere nel romanticume. Rintracciare un genere canonico per questo segno è impossibile, ma come al solito un buon classico può sempre costituire un più che apprezzabile compromesso per questi lettori che pretendono tanto dai libri quanto dalla vita. Il romanzo “Via col vento” di Margaret Mitchell (1935) può soddisfare i gusti di questi lettori, regalando una protagonista ambiziosa e perfezionista e, allo stesso tempo, scossa da profonde passioni.

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Bilancia
Tendenzialmente, questo segno tende a ricercare equilibrio in ogni cosa. I Bilancia hanno un’innata capacità di mediazione che permette loro di risolvere controversie spinose e dare un mano. Tuttavia, tendono a lasciarsi andare al lusso e ai vizi.
Il loro senso dell’equilibrio e la loro tendenza alla perfezione, rende i lettori Bilancia dei veri estimatori della letteratura: trama e stile devono essere impeccabili e piacevoli da leggere; un romanzo sulla vita di un pesciolino può essere apprezzato da questi lettori tanto quanto un classico dal valore ormai consolidato. La loro natura introspettiva li porta ad avvicinarsi anche a romanzi di formazione o che propongano loro stimolanti punti di riflessione. Per soddisfare i difficili gusti di questo segno, Irène Némirovsky ci ha lasciato il suo romanzo, sfortunatamente incompiuto, “Suite Francese” dato alle stampe solo di recente. Un romanzo che parla di amore, odio, guerra, pace e redenzione; il tutto tenuto insieme da una scrittura elegante come poche.

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Scorpione
Sicuramente non sono i più diplomatici al mondo e diciamo pure che il loro tatto è pari a zero. I nati sotto il segno dello Scorpione sono energici, attivi, intelligenti e passionali, non si fanno frenare da nulla se desiderano qualche nulla li può distrarre dall’ottenerla. Un difetto? Meglio non fare loro alcun torto perché tendono ad essere un po’ vendicativi.
La loro intelligenza, che diventa ancor più acuta quando devono mettere in atto uno dei loro piani o raggiungere un obbiettivo, fa apprezzare agli Scorpione i romanzi dove il mistero la fa da padrone e dove le pagine sono macchiate di sangue e tinte noir. Un bel poliziesco, magari con una trama dove l’elemento psicologico sia ben presente e giochi un ruolo fondamentale, può soddisfare i gusti di questo lettore che ha bisogno di letture stimolanti. Il romanzo “L’uomo di Neve” di Jo Nesbø (2007) riuscirà a rapire questi lettori che, circondati dalle precoci notti del nord, si troveranno a vagare tra le pagine di una trama che sembra districarsi tra il poliziesco a la leggenda, tra l’incubo e la macabra realtà.

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Sagittario
Il sagittario ha due possibili nature: quella filosofica o quella materialista. Apparentemente queste due “anime” sembrano contrastarsi a vicenda, ma ciò deriva dal fatto che il Sagittario è molto attivo fisicamente e mentalmente e allo stesso tempo incline alla distrazione. I Sagittario sono allegri, di buona compagnia e generalmente ottimisti, detto ciò sono dei pessimi ascoltatori per via della loro difficoltà a focalizzare l’attenzione.
Come lettori i Sagittario hanno bisogno di romanzi che li facciano viaggiare e li portino in posti nuovi e, perché no, fantastici dove draghi e incantesimi sono all’ordine del giorno. La loro curiosità e la loro inclinazione al viaggio gli fa apprezzare le storie “on the road” siano essere diari di viaggio o le gesta di eroi più o meno probabili impegnati in qualche assurda ricerca o disperata battaglia contro le forze del male. La saga di Christopher Paolini inaugurata con “Eragon” (2002) unisce le due passioni dei lettori Sagittario trasportandoli in un viaggio attraverso una terra fantastica e popolata da draghi, cavalieri ed altre creature fantastiche.

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Capricorno
Avete un problema da risolvere con un amico e non sapete a chi chiedere aiuto? Bene andate da un capricorno. Sono gli esseri più diplomatici sulla terra e allo stesso tempo tra i più ambiziosi. Credono sempre esista qualcosa più grande di loro, un traguardo più alto e mirabile a cui tendere dopo aver raggiunto il loro attuale obbiettivo.
La loro natura tutt’altro che modesta e incline alle grandi imprese rende questi lettori degli amanti della letteratura in cui vengono esaltate le capacità dell’uomo, il suo ingegno e la sua creatività. Un romanzo storico può dare ai lettori Capricorno la giusta ispirazione per proseguire nel perseguimento del loro obbiettivo. “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi (1988) sarà sicuramente una lettura apprezzata da questi lettori che preferiscono protagonisti la cui grandiosità sta nel loro ingegni agli eroi senza macchia e senza paura tanto amati, per esempio, dai Leone.

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Acquario
Gli Acquario hanno un acuto senso della giustizia e sono estremamente legati alla loro libertà, in effetti si sentono sempre in difetto di essa. Sono proiettati avanti e nel futuro e uniscono alle caratteristiche precedenti una spiccata originalità. Sebbene siano tendenzialmente stabili, può capitare che cambi di idee repentine lo rendano totalmente imprevedibili. Sono molto, molto permalosi…
Come lettori, gli Acquario amano la stabilità che gli regalano le saghe: la sicurezza di avere un appuntamento annuale con un nuovo libro. Amano i romanzi che li fanno viaggiare con la fantasia e che li portano ad esplorare a fondo posti esotici, lontani e sconosciuti.
Non disdegnano i romanzi fantasy e per questo motivo la saga di George R. R. Martin “Cronache del ghiaccio e del fuoco” (1991) potrebbero essere apprezzati da questi lettori.

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Pesci
Credono nella bontà dell’animo umano e questo lo porta ad essere sia persone utili sia persone di cui ci si approfitta. Sono molto influenzabili, quasi troppo, e spesso faticano a prendere decisioni coerenti.
Come lettori sono dinamici: hanno bisogno di romanzi che li distraggano dalla loro routine e li facciano evadere dalla vita di tutti i giorni. Anche i Pesci sono lettori a cui piacciono romanzi in cui vengono descritti lunghi viaggi, ma se per l’Acquario e il Sagittario il viaggio deve essere “fisico”, per il lettore Pesci il viaggio deve avere maggiormente i connotati di un pellegrinaggio: un’esperienza che porti il protagonista ad avere una nuova concezione di sé o a scoprire cose nuove sulla propria interiorità; un viaggio al termine del quale lettore e protagonista si scoprano cresciuti, cambiati e più maturi.
Il romanzo d’esordio di Salvatore Basile “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” (2016) propone in modo esemplare questo tema così apprezzato dai lettori Pesci e sicuramente non deluderà le loro aspettative.

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*Jo

Il ventaglio

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Tra tutte le figlie di Verona la contessina Paolina del Brolo era la più bella e la più volubile: un suo sorriso faceva vergognare i fiori alle finestre, un suo battito di ciglia faceva arrossire la luna che svelta correva a nascondersi dietro le montagne o tra le nuvole, un suo sguardo fugace bastava a ispirare amore a chi incrociava con lei gli occhi.
Così tanta bellezza era, tuttavia, l’unica virtù di questa fanciulla che, ben conscia del suo potenziale, si pavoneggiava e gioiva nel vedere nobili e plebei sospirare invaghiti della sua grazia.
Leone, un giovane che lavorava per un nobile veronese, era solo uno dei tanti spasimanti che la contessina poteva vantare ma, essendo poco più di un garzone, il ragazzo si teneva ben lontano da lei e mestamente lavorava nutrendo il sogno proibito di un titolo nobiliare e un matrimonio con la bella Paolina.
Anno dopo anno, infrangendo il veto che gli impediva di parlarle, Leone si recava dalla giovane e con poesie e parole dolci cercava di conquistare il cuore della ragazza, promettendole ogni cosa per coronare quel sogno d’amore e felicità.
Tuttavia, la frivola contessina respingeva ogni sua dichiarazione e sbattendo le ciglia nere e sventolandosi con il ventaglio di pizzo bianco accampava scuse fantasiose o avanzava richieste che andavano ben oltre le possibilità del garzone innamorato.
Ma Leone, determinato e caparbio, non si perdeva d’animo e lavorava di buona lena per soddisfare gli assurdi desideri della sua amata contessina.
Passarono gli anni e mentre il giovane si spezzava la schiena sotto il peso del lavoro, la bella contessina sembrava non risentire dello scorrere del tempo e ogni primavera la ritrovava più florida e aggraziata della primavera precedente.
Il signore di Verona era solito organizzare all’indomani dell’equinozio di primavera un ballo aperto a tutta la cittadinanza: un’occasione per ballare, cantare e scambiare baci e parole sotto le stelle ancora troppo lontane e fredde per impicciarsi degli uomini e delle loro questioni.
Come al solito la contessina era il fiore più bello di quella ghirlanda umana che danzava e festeggiava la fine dell’inverno.
Le virtuose matrone si facevano il segno della croce al vederla ballare in maniera così ardita e rispondere senza alcun pudore ad ogni cavaliere che la invitava a ballare, le altre dame, invidiose, parlottavano tra di loro nascoste dietro i loro ventagli colorati e li abbassavano solo per regalare agli astanti sorrisi velenosi e moine di circostanze.
Paolina danzava e le sue dita si intrecciavano ancora ed ancora con quelle di cavalieri sempre diversi, incrociando con loro sguardi carichi di malizia e di sentimenti non detti.

Leone, rintanato all’ombra di una casa, guardava impaziente l’oggetto del suo amore passare tra le mani di così tanti giovani e scalpitante di gelosia ringhiava al vedere la sua contessina scambiare occhiate e parole d’intesa con giovani che meritavano nemmeno di vedere la sua ombra.
Tra il drappello di spasimanti che ovunque seguiva la contessina, si fece largo un giovane dai capelli scuri e la pelle abbronzata dal caldo sole del sud: sembrava un contadino, pensò Leone al vederlo avvicinarsi alla sua contessina, ma aveva maniere da principe e modi che indubbiamente facevano vibrare il cuore di Paolina come mani nessuno aveva fatto.
La contessina rideva, scherzava, si lasciava stringere e giocava con quello straniero abbandonandosi, forse per la prima volta, al calore di un sentimento autentico.
Leone era furioso.
Come osava quella sciocca giocare in quel modo con uno sconosciuto? Con quale diritto quel giovane dalla pelle ambrata cercava di sedurre la sua bella contessina? La sua pelle scura non era poi tanto diversa da quella di quel principe meridionale, i loro capelli corvini sembravano notte accanto a quelli dorati di Paolina e i loro occhi scuri erano gli argini che accoglievano lo sguardo cristallino della giovane.
Leone e il principe. Il principe e Leone.
Due giovani uguali in tutto, che solo la sorte aveva reso diversi ricoprendo uno di benedizioni e l’altro di miseria.
La bellezza di Paolina sfiorì davanti agli occhi del giovane: come una rosa che una folata di vento spoglia dei petali che strenuamente erano rimasti attaccati al gambo e ai pistilli.
Che se ne fa la bellezza senza un cuore da istruire? A cosa serve la grazia se non si ha con chi spartirla? Perché sorridere quando la gentilezza non cura, ma fa soffrire il cuore che si strugge d’amore?
Sciocco Leone: sognatore innamorato e disilluso che per anni aveva covato quella dolce speranza aspettando paziente che Paolina gli si concedesse.
Anni di corteggiamento, di speranze, sentimenti e sogni infranti senza alcuna pietà: frammenti di odio e rimorso che come dardi fendevano l’aria e squarciavano quel cuore già sanguinante e ferito.
Leone ringhiava, bestemmiava e borbottava mentre claudicante si trascinava per le strade di Verona.
L’eco della musica era ormai sparito, pensieri neri di gelosia e morte gli rimbombavano nelle orecchie con il ronzio di uno sciame d’api.
Propositi di morte e rancore rivolti all’unico amore del giovane: l’unica persona tanto amata da trasformare l’amore in odio e il bene in male.

La contessina dormiva serena tra i suoi cuscini che profumavano di sapone e lavanda.
I capelli sciolti sembravano una corona solare: ciocche dorate che si muovevano appena ogni volta che la giovane si muoveva rincorrendo principi o ballando in saloni che potevano esistere solo nei suoi più bei sogni.
Leone si arrampicò svelto fino al suo balcone, nelle tasche un bocciolo di rosa e un coltello: due segni d’amore per consacrare quel macabro rito.
Con cautela aprì la finestra e scostò la tenda leggera, scivolando come un incubo nella stanza della contessina.
– Paolina, mio amore, svegliati.-, sussurrò il giovane accostandosi alla ragazza e accarezzandole delicato le belle guance rosee e calde.
Ma Paolina non voleva saperne e anche nel sonno si ostinava a respingere Leone e lo allontanava, agitando la manina, con la stessa stizza con cui si allontanano le mosche.
Era troppo.
Leone la afferrò con decisione e la scrollò fino a svegliarla, mettendole una mano sulla bocca per impedirle di urlare e allertare la casa.
– Paolina, bella Paolina, dolce Paolina, cara Paolina.- Cominciò a recitare il giovane come fosse una nenia. – Un ultimo gesto d’amore, un’ultima dichiarazione, un’ultima parola d’amore prima che la notte tramonti e porti con sé una vita dannata. Paolina, mi ami tu? –
La rosa rossa, stropicciata e rovinata dalla vicinanza con il coltello, era ora tra Leone e Paolina, che terrorizzata lo guardava senza sapere cosa dire o fare.
– No.- Sussurrò spaventata la giovane.
– Paolina, bella Paolina, dolce Paolina, cara Paolina.- Ripeté testardo il giovane, sperando vivamente che la ragazza scegliesse la salvezza al coltello.- Davvero non ti interessa salvare un’anima resa nera dall’amore?-
– Leone, tu mi spaventi.- Gemette la contessina cercando di sfuggire dalle grinfie del garzone. – Per favore, vattene! Vattene o chiamo mio padre!-
– Paolina, bella Paolina, dolce Paolina, cara Paolina.-
I petali della rosa caddero a terra uno ad uno come schegge di vetro, mentre Leone prendeva il coltello e con un balzo si gettava sulla ragazza bloccandola sul letto.
– Allora sei dannata.- Paolina gemette, pianse, pregò, ma quelle lacrime una volta così efficaci sul cuore del giovane, ora erano vane e impietosa la lama di Leone calò sfregiando il viso della contessina.
Un macabro sorriso, rosso e sbilenco, si apriva sul volto smunto della ragazza: una crepa sanguinolenta che disegnava una macabra falce di luna che da un orecchio all’altro solcava il viso di Paolina.
– Vana bellezza! Vana bellezza!- Ammonì il giovane lasciando il coltello accanto alla sua amata e gettandole addosso il ventaglio dietro a cui si era nascosta tante volte per sfuggire alle sue dichiarazioni d’amore.
– Ora non sei più bella né dolce né cara, Paolina. Ma una rosa resta una rosa anche quando l’inverno arriva e ne strappa i petali e ne rattrappisce lo stelo.-
Il giovane si chinò di nuovo e con delicatezza baciò la ferita aperta sul volto della sua amata: lì dove ancora si poteva intuire il sottile disegno di due labbra ora violacee.
– Che tu sia maledetto, Leone.- Sussurrò tra le lacrime la giovane, cercando di sfruttare quel poco di fiato e di voce che le rimanevano.
– Non troverai pace né qui né all’inferno fino a quando io non avrò trovato chi apprezzerà di nuovo la mia bellezza.- Piangendo la giovane si alzò e barcollante uscì dalla stanza portando con sé il suo prezioso ventaglio e il coltello che Leone aveva usato per deturpare il suo bel viso.
Ferita e sconsolata, la contessina corse tra le strade ancora addormentate di Verona e alla fine del suo fuggire si ritrovò alla porta del principe straniero con cui aveva ballato quella sera stessa.
– Ho bisogno di parlare con il principe, è urgente.- Dichiarò all’inserviente mentre nervosa nascondeva dietro al ventaglio la sua ferita ancora fresca.
Sapendo di avere un’ospite così gradita, il principe non esitò a far salire la giovane nelle sue stanze e al vederla sulla soglia della sua camera, vestita in modo così umile e con solo il ventaglio a darle una parvenza di nobiltà, il principe sorrise bonario, invitando la contessina a sedersi accanto a lui sul letto.
– Contessina.- La salutò facendole un delicato baciamano.- Non credo sia conveniente una vostra visita a quest’ora della notte! Che cosa succede e come vi posso aiutare?-
– Principe.- Gemette Paolina senza scoprire il suo volto. – Principe, ditemi, voi mi trovate bella?-
Il giovane sorrise e la guardò con dolcezza, trovando deliziosa l’ingenuità della ragazza. – Vi trovo bella.- Confermò affabile.
Paolina sorrise e, nel colmo dell’entusiasmo, richiuse il ventaglio svelando al principe il suo sorriso macabro e sanguinante.
– Anche così, mi trovate bella?- Gli domandò con la stessa semplice speranza con cui aveva posto la prima domanda.
– Contessina… .- Inorridito il giovane sobbalzò cercando di allontanarsi da quel mostro sfregiato. – Contessina, che vi è successo? Quale orrore il vostro viso!-
Paolina, al sentire quelle parole, scattò in piedi e con gli occhi ridotti ad una fessura saltò addosso al principe, bloccandolo sotto di sé e brandendo con decisione la lama assassina ancora sporca del suo sangue.
– Vana bellezza! Vana bellezza!- Latrò delusa mentre il coltello calava e apriva la gola del principe, lasciandolo morto sulle lenzuola screziate e calde di sangue fresco. – Ma una rosa resta una rosa anche quando l’inverno arriva e ne strappa i petali e ne rattrappisce lo stelo.- Aggiunse ritrovando la sua dolcezza e baciando le labbra fredde e violacee del giovane.
– E io cercherò, cercherò fino a quando non avrò trovato chi apprezzerà di nuovo la mia bellezza.-

Ancora oggi Paolina percorre le strade di Verona: di giorno spia da dietro le colonne o all’ombra degli alberi gli amanti, li segue e sparisce tra le ombra della città prima che il tramonto la sorprenda per le vie.
Quando poi la notte cala e la luna sua complice si alza per illuminarle il cammino, la contessina ripercorre quelle stesse strade per cui ha rincorso giovani ed innamorati fino a quando, sotto un porticato o all’angolo di una piazza, non vede un giovane andarle incontro.
Il suo ventaglio comincia a sfarfallare, mentre i suoi occhi, resi neri dalla morte e dalla disperazione, si addolciscono.
I suoi capelli chiari sembrano ritrovare le sfumature dorate della gioventù, mentre il volto scheletrico ritrova vigore e salute: un incantesimo o l’ennesimo scherzo di una maledizione?
Come è immaginabile una simile trasfigurazione non può passare inosservata e allora il malcapitato si ferma e i suoi occhi incrociano quelli della contessina.
– Mi trovi bella?- Gli domanda la ragazza mentre si esibisce in una strana piroetta e cerca di trascinare la sua vittima lontano dalle luci della strada.
– Sì.- risponde senza esitazione lo sfortunato, rapito da quello sguardo languido e allo stesso tempo spietato.
La contessina, felice, richiude allora il ventaglio e la luna fa capolino illuminando con un suo raggio il tetro sorriso sul volto della giovane.
– Anche così mi trovi bella?- Domanda nuovamente la giovane, mentre tra le sue mani si materializza il coltello di Leone.
Terrorizzato la vittima trasale e invano cerca di sfuggire al coltello che minaccia la sua vita. Non esiste una risposta corretta, per la contessina, ma questo nessuno lo sa.
Se nei vostri occhi la contessina Paolina leggerà la paura e lo sgomento, allora lei vi taglierà la gola, ripetendo il monito che per primo le fece Leone e firmando quella lezione con un bacio di morte.
Se, invece, apprezzerete la sua cicatrice, allora ella prenderà il coltello e con la punta inciderà anche nella vostra carne un sorriso di sangue per rendervi belli quanto lei.
Morire o vivere? Qualunque cosa scegliate, al cospetto della contessina Paolina del Brolo, vi consiglio di non mentire.

Annrose Jones

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