Questione di carattere: il font giusto per ogni occasione

La scelta del carattere tipografico (o font) è un aspetto spesso trascurato non solo da chi si approccia per la prima volta al mondo dell’editoria senza un’adeguata preparazione, ma anche da chi, avendo aperto un profilo Instagram, desidera iniziare a giocare un po’ con la grafica e i suoi numerosi strumenti.
Spesso, soprattutto nella stesura di articoli o di una tesi, gli aspetti redazionali (font, interlinea, etc…) sono standardizzati o facilmente reperibili di modo che chi verga il testo non debba impazzire e sappia esattamente quale sarà l’aspetto finale che il proprio elaborato dovrà avere.
Ci sono, tuttavia, casi per i quali non esistono delle linee guida ufficiali e ci si affida, spesso con risultati disastrosi, al proprio gusto estetico o all’improvvisazione.

Legibility e readability: un testo è buono se è leggibile
Legibility e readability sono due termini traducibili entrambi in “leggibilità”, tuttavia, nonostante semanticamente intendano la stessa cosa, sono legati a due aspetti del testo diversi.
La legibility indica la leggibilità di un carattere: un testo, anche se impeccabile dal punto di vista di correttezza, proprietà di linguaggio e grammatica, etc…; può risultare illeggibile se presentato con un font difficile da leggere perché troppo arzigogolato. Esattamente come, a scuola, si chiede agli alunni di consegnare in bella grafia i propri compiti, così qualsiasi testo destinato a non rimanere privato (come un diario) deve risultare leggibile per chi se lo trova davanti.

Le cose si complicano introducendo il concetto di readability che è soggettivo e comprende l’insieme di fattori (linguistici e grafici) che rendono un testo comprensibile.

Per meglio capire cosa si intenda per readability prendiamo in analisi l’immagine accanto.
Non serve essere un grafico esperto per capire quali, tra le scritte proposte, sia quella più adatta per trasmettere il messaggio di “pericolo”, ciò nonostante è bene sprecare qualche carattere per spiegare meglio il concetto.
Nella stesura, e preparazione, di un testo è bene tenere conto di diversi fattori tra cui: il supporto (cartaceo o elettronico), il tipo di publicazione (libro, rivista, volantino, catellone pubblicitario, etc…), il pubblico a cui il testo è indirizzato; tutti questi fattori intervengono nel determinare la readability di un testo.
Supponiamo, per esempio , di dover segnalare un pericolo in una zona frequentata da persone di cui non conosciamo il grado di istruzione né i risultati della loro ultima visita dall’optometrista. La scritta (2), per quanto vergata con un carattere tipografico molto elegante, risulta meno immediata se paragonata con gli esempi (1) e (3) e la tonalità scelta non crea il contrasto necessario perché si possa leggere “a chiare lettere” il messaggio. La scritta (3), invece, è leggibile a colpo d’occhio per via della combinazione vincente tra font e colore utilizzati, ma risulta meno chiara ed incisiva per via di una scelta linguistica troppo sofisticata.

Riassumendo: la leggibilità di un carattere viene definita dalla legibility, mentre la leggibilità di un testo in funzione della sua struttura linguistica è delineata dalla readability.

Sorge, a questo punto, spontanea una domanda: quale criterio utilizzare nella scelta dei caratteri tipografici e come orientarsi tra le migliaia di possibilità offerte non solo da programmi di videoscrittura, ma anche da strumenti per la creazione di grafica come Canva o Photoshop?

Come scritto poc’anzi, al momento di stesura di un testo è importante avere chiaro chi sia il destinatario della nostra comunicazione. Nessuno si azzarderebbe mai a scrivere ad un giudice utilizzando termini scurrili né sarebbe opportuno inviare al proprio commercialista documenti scritti in . Al di là del gusto personale, per qualsiasi tipo di comunicazione occorre pensare attentamente a chi la leggerà e, di conseguenza, scegliere un font che risulti accattivante e allo stesso tempo leggibile. In questa fase è importante non sottavalutare le aspettative che un font può creare nel lettore. Per via delle sue linee morbide il comic sans sopra citato è stato ormai universalmente associato al mondo dei bambini e dei fumetti; vedendo questo carattere tipografico, di conseguenza, il lettore non si aspetterà, per esempio, un resoconto sulle tecniche di mummificazione dell’antico egitto quanto, piuttosto, un testo leggero e poco impegnativo. Se, da una parte, alcuni manuali di grafica sconsigliano vivamente i neofiti del settore di foraggiare questo tipo di secolarizzazione tipografica, dall’altra è bene ricordare che, a meno che non collaboriate con l’ufficio grafica di una grossa ed affermata agenzia pubblicitaria, è bene non giocare eccessivamente con la fiducia del proprio pubblico e preferire, all’eccentricità, la cautela.

Altro punto da avere chiaro nel momento in cui si procede alla pubblicazione di un testo è il supporto su cui questo verrà visualizzato. In questo campo se ne è fatta di strada dal papiro e le tavolette di cera e, oggigiorno, lo sguardo è continuamente bersagliato da scritte. Libri, opuscoli, manifesti, riviste, quotidiani, cellulari, televisioni, computer, tablet, …; la lista potrebbe non finire mai ma è proprio la consapevolezza di questa varietà di supporti a rendere più o meno efficace la scelta di un font riespetto ad un altro. Occorre, quindi, introdurre una distinzione importante tra caratteri tipografici con e senza grazie (Serif o Sans Serif)*.

I caratteri Serif sono quelli solitamente utilizzati in romanzi, manuali, quotidiani, riviste e in tutte quelle pubblicazioni che, di norma, richiedono un tempo di lettura piuttosto lungo. L’aspetto di questi caratteri, reso sinuoso dalle grazie, fa sì che lo sguardo del lettore scivoli da una lettera all’altra. Non si tratta, quindi, di una mera estetica ma di un “trucco” (se così si può definire) per tenere chi legge “incollato” alle pagine.

I caratteri Sans Serif, invece, più squadrati, sono i più gettonati online in quanto permettono una lettura veloce permettendo al lettore di saltare da una parola all’altra riuscendo comunque a cogliere quelle nel mezzo e il senso generale della frase. I caratteri Sans Serif sono più essenziali, ma non per questo meno belli. Rispetto ai caratteri Serif, i Sans Serif attirano maggiormente l’attenzione del lettore quando, per esempio, scorre la homepage di Instagram o di un qualunque social network o sito web.

Per concludere, quando scrivete un testo dovete tener conto di alcuni aspetti fondamentali: in primis la legibility e la readibility, importanti affinché i vostri lettori possano comprendere il vostro testo; in secondo luogo dovete scegliere i caratteri in base al mezzo e al destinatario tenendo conto dei diversi significati standardizzati che i caratteri hanno assunto nel corso del tempo; per ultimo, prestate attenzione al mezzo che utilizzate e alle sue regole che possono aiutarvi a selezionare un carattere Serif o Sans Serif.

*Jo

*Per non complicare ulteriormente le cose vengono, al momento, esclusi dalle tipologie gli script: caratteri tipografici che imitano la scrittura a mano.

Dark Academia: corrente estetica o sindrome dell’epoca d’oro?

Nata su TikTok e Tumblr durante la pandemia da Covid-19, la web subculture della Dark Academia ha velocemente invaso internet grazie a casse di risonanza come Pinterest e Instagram, raggruppando intorno a sé un folto numero di ammiratori, esteti e amanti della moda anni ’20, ’30 e ’40.
Nonostante la Dark Academia abbia principalmente influenzato il settore della moda, questa tendenza non può essere ridotta ad una mera corrente estetica né la si può circoscrivere ad un fenomeno social caratterizzato da pantoni scuri, oggetti vintage e suggestioni nostalgiche.

Fulcro della Dark Academia sono la consapevolezza dell’importanza dell’istruzione e l’esaltazione della cultura classica e delle materie umanistiche; declinati in una passione ardente e totalizzante per lo studio di materie prevalentemente letterarie e, più raramente, scientifiche.
A livello superficiale questa attitudine si traduce con un interesse per la lettura, specialmente dei classici, e le discipline filosofico letterarie. Ad un livello più profondo e conscio, invece, l’approccio Dark Academia mira a rendere l’esperienza dello studio qualcosa di assoluto in cui mente e materia si fondono portando l’individuo ad estraniarsi dal mondo e dalla realtà circostante. Lungi dall’essere fine a se stesso, questo metodo è propedeutico al processo di crescita interiore e perfezionamento che costituisce l’essenza più profonda della Dark Academia.
Per quanto affascinante, questo modus operandi non è stato risparmiato dai giudizi negativi che si sono prevalentemente concentrati proprio sull’eccessiva esaltazione dell’apprendimento e della teoria a scapito, per esempio, dell’attività fisica o della naturale alternanza tra sonno e veglia.
Nel criticare la Dark Academia, il suo stile e la filosofia che vi sta dietro, è bene tenere a mente il contesto storico e sociale in cui questa corrente ha iniziato ad affermarsi: un periodo in cui migliaia di giovani sono stati contemporaneamente costretti, a causa della pandemia e delle misure di contenimento attuate nei vari paesi, a vivere l’università e la scuola lontani da ambienti stimolanti come atenei e aule scolastiche subendo, di contro, un’autentica invasione tecnologica che ha disumanizzato e sterilizzato il processo di apprendimento compromettendo i rapporti e le interazioni sociali.
L’onnipresenza di dispositivi elettronici e il loro uso sfrenato hanno portato gli affiliati della Dark Academia a formulare una critica all’utilizzo delle nuove tecnologie ree, secondo questa corrente di pensiero, di aver esaltato il futuro, la tecnica e il digitale a svantaggio di uno stile di vita maggiormente incentrato sulla cultura, l’introspezione e la ricerca del bello e del buono.
Dal punto di vista estetico e grafico la corrente della Dark Academia si compone di elementi e suggestioni romantiche e tendenzialmente nostalgiche: una vecchia edizione di un romanzo, una candela ed una un orologio ed una bella penna stilografica sono, in genere, sufficienti a ricreare queste atmosfere melanconiche e la reperibilità di questi oggetti ha sicuramente favorito la diffusione e il successo di questo tipo di aesthetics.
Essendo una corrente nata in ambito accademico/scolastico, le ambientazioni che maggiormente si prestano come cornici sono edifici antichi, atenei e istituti, giardini e qualsiasi altro luogo di gusto classico e neoclassico, vittoriano, rinascimentale e leggermente gotico.
Per rispettare i canoni della Dark Academia, il leit motiv deve essere presente tanto all’esterno, quanto all’interno ricreato con mobili antichi, suppellettili vintage e un inventario di oggetti e decorazioni che richiamino lo stile a cui si fa riferimento.
Vecchi orologi da taschino o gioielli, vecchie edizioni di romanzi o cataloghi delle collezioni dei musei più prestigiosi sono solo alcuni degli elementi che maggiormente ricorrono nei feed etichettati come #DarkAcademia su Instagram e Pinterest.
Per quanto riguarda il guardaroba, invece, la moda Dark Academia riprende tanto nelle tinte, quanto nelle fogge e nelle fantasie le divise scolastiche delle accademie e dei college inglesi ed americani. Uno stile classico che ha facilmente conquistato gli amanti delle gonne e dei pantaloni di tweed o principe di Galles, dei pullover e dei capispalla oversize, delle camicie bianche e delle scarpe stringate.
Per quanto riguarda la scelta cromatica, la Dark Academia si avvale principalmente di tinte autunnali spaziando sulle numerose sfumature del marrone e dell’arancione, del verde, molto raramente del blu, e del nero; usate per creare contrasto con colori decisamente più chiari come le diverse tonalità del bianco e del grigio.

Come già ampliamente spiegato, la Dark Academia si distingue dalle altre sub culture nate sui social per via della sua esaltazione del passato e il suo strizzare l’occhio ad un mondo scevro di quell’inquinamento tecnologico che, soprattutto in seguito alla pandemia, è diventato ancora più onnipresente e invasivo tanto in ambito scolastico/accademico quanto lavorativo.
Nonostante la patina di fascino che ammanta questo movimento, è pressoché impossibile non notare alcuni difetti.
Sorvolando sulle accuse di white washing e di eurocentrismo (che sono piuttosto fini a loro stesse), uno degli aspetti che forse rende meno apprezzabile questo stile è la sua vocazione elitaria: lo stile Dark Academia fa infatti riferimento ad ambientazioni aristocratiche ed esclusive ed è mirato a sensibilizzare i propri affiliati sul “privilegio” nel ricevere una buona istruzione. Questo atteggiamento esclusivo si ripercuote anche sulle attività classificate come Dark Academia che comprendono sport considerati “di nicchia” come il canottaggio, gli sport equestri e il golf; ed attività prevalentemente culturali come, ad esempio, il lettering o gli scacchi.
Altra critica, oltre a quella già presentata sull’eccesso di studio a scapito di altre attività, è stata rivolta al rigetto che i membri di questa corrente di pensiero sembrano avere nei confronti della tecnologia e dei social, salvo poi utilizzarli per condividere i propri scatti ed outfit.
La repulsione del presente,unita all’idea romantica che le cose fossero più belle, se non addirittura migliori, in un tempo ormai passato, alimenta la cosiddetta sindrome dell’epoca d’oro: un atteggiamento connaturale della psicologia umana che tende a mitizzare i fasti di un’epoca passata e a fantasticare su di essa senza tenere conto degli aspetti negativi se non addirittura pericolosi.
D’altro canto, la corrente Dark Academia cerca di sensibilizzare sull’importanza tanto dello studio e della conoscenza, quanto sull’introspezione e sulla crescita personale: pratiche che, in un mondo scandito da ritmi sempre più frenetici, sono difficili da coltivare con costanza.
Altro aspetto molto interessante, e tutt’altro che scontato, è la versatilità di questo stile che può essere adottato indistintamente dagli uomini e dalle donne a prescindere dall’etnia di appartenenza.

In ambito letterario, quanto in quello cinematografico e delle serie tv è importante fare una distinzione tra le opere che rievocano l’estetica Dark Academia e quelle che sono effettivamente rappresentative, per via delle tematiche affrontate, della trama e dei personaggi, di questa corrente.
I romanzi di Donna Tartt, tra cui si annoverano The Secret History (= Dio di Illusioni), The Goldfinch (= Il Cardellino), sono considerati da tutti i capostipiti del genere Dark Academia; mentre romanzi come Ninth House (=La nona casa) di Leigh Bardugo, Raven Boys di Maggie Stiefvater ed Harry Potter di J.K.Rowling rievocano solamente le atmosfere e le ambientazioni Dark Academia.
Per quanto riguarda i film, quelli maggiormente rappresentativi del genere sono Dead Poets Society (= L’attimo Fuggente), The Emperor’s Club (= Il Club degli imperatori), Monalisa Smile, Kill Your Darlings (= Giovani ribelli) e, per il leit motiv, Midnight in Paris.
Serie tv con ambientazioni Dark Academia possono considerarsi The Queen’s Gambit (= La regina degli scacchi), Riverdale, Legacy, Fate The Winx Saga.

Un’ulteriore precisazione va fatta sui generi letterari e cinematografici che rientrano nella Dark Academia.
Nonostante molte delle opere sopra elencate abbiano elementi gotici/fantastici o siano ambientate in luoghi immaginari, la Dark Academia non è da intendere né come una sfumatura del genere fantasy né di quello gotico, così come è sbagliato declinare questa corrente come una sottocategoria del genere period, nonostante molte aesthetic facciano riferimento alla società vittoriana e inglese tra ottocento e novecento

*Devyani

Calendario dell’avvento 2020 – Freebie

Torna, anche quest’anno, il calendario dell’avvento dedicato ai Booklovers.
24 domande, curiosità, giochi e sorprese per vivere insieme questo tempo magico.

Non solo su Instagram!

Ogni settimana sarà possibile scaricare dal nostro sito dei contenuti a tema booklover.
Il primo è già disponibile, siete curiosi di scoprirlo?

Cliccate sull’immagine per scoprire quali sorprese vi attendono.

Io leggo a casa: la catena dei lettori

Quando la paura ci vuole divisi e il dolore segna distanze che sembrano insuperabili.
Basta allungare la mano per scoprire di non essere soli e ritrovare la voglia di sorridere.
Abbiamo nomi, storie e lingue diverse, ma una passione comune: leggere; e condividendo le storie che amiamo, nutriremo la nostra voglia di vita e di speranza.

Io leggo a casa è la nostra iniziativa volta ad incentivare la lettura e il senso di responsabilità che, ancora una volta, ci chiede di restare a casa e di non abbassare la guardia.
Booklovers italiani e stranieri possono inviare la loro foto seguendo le indicazioni sotto riportate e utilizzando i nostri canali social Instagram e Facebook o scrivendo a arcadia.loscaffale@gmail.com.

Resistiamo ancora un po’, distanti ma uniti come mai prima d’ora.

*Lo Staff

The Read-Zone: come leggere può rendere più leggère le giornate in quarantena.

All’indomani dell’adozione delle nuove misure per contenere il COVID19, molti lettori hanno subito visto nel divieto di uscire di casa l’opportunità per portare a termine le letture in corso e per sfoltire la lista di quelle arretrate.
Armati di ottimismo e buoni propositi, e spronati da iniziative come quella lanciata dalla Feltrinelli #chileggenonsiferma, lettori e bookblogger hanno iniziato nuove maratone di lettura certi di aver, finalmente, trovato il giusto incentivo per leggere.

L’entusiasmo iniziale si è tuttavia spento nel giro di qualche giorno e sui social scrittori, editori e lettori hanno iniziato ad accusare qualche difficoltà nel trascorrere queste lunghe giornate in compagnia dei loro amici di carta.
Ai lettori in quarantena ha risposto su Twitter Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro di Torino (al momento rimandato a data da definirsi):

“Sto facendo fatica anche io. È complicato riuscire a entrare nella giusta disposizione d’animo. Forse anche perché i libri di solito raccontano avendo come punto di vista il “dopo” mentre noi invece siamo nel mezzo del guado”.

I libri, come più volte abbiamo detto e sentito dire, sono finestre su mondi e realtà lontane: leggendo entriamo in contatto con storie e situazioni al limite del possibile e empatizziamo con personaggi alle prese con sfide tanto eroiche quanto terrificanti.
Attraverso le pagine di un libro, abbiamo affrontato la pestilenza del 1630 e esplorato i regni ultratterrenti dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso; siamo fuggiti dall’incendio di Atlanta e abbiamo tremato di rabbia e di frustrazione insieme Hans Schwarz. Eravamo tutti con il fiato mentre Harry Potter si muoveva tra i corridoi del labirinto magico e la stessa ansia l’abbiamo provata anni dopo varcando i confini di Panem e del distretto 12.
Leggendo non c’è mostro, pericolo o situazione da cui, solo chiudendo il libro, si possa fuggire ed è questa confortante scappatoia a rendere la lettura uno dei passatempi più avvincenti ed emozionanti che l’uomo abbia mai ideato.

Ma cosa succede quando il mostro è fuori dalle nostre porte e in ogni istante sentiamo l’eco di parole che ad oggi suonavano così lontane e assurde, quasi irreali?
Rilassarsi in questi giorni è tutt’altro che facile: basta accendere la televisione, sfogliare un quotidiano online o aprire i social per essere aggiornati sui dati di questa pandemia.
Alla luce di ciò, isolarci tra le pagine di un libro può darci la spiacevole sensazione di “estraneamento” e, che ci piaccia o no, ci costringe ad abbassare momentaneamente la guardia per concentrare la nostra attenzione e le nostre energie nell’esercizio della lettura.
Un altro grosso ostacolo alla lettura è rappresentato dal telelavoro: se infatti lo smart working ha rappresentato per molte aziende e lavoratori una conquista, dal punto di vista tecnologico e non solo, dall’altra ha catapultato centinaia di persone in una condizione in cui “staccare” e “disconnettersi” è ancora più difficile. Terminato l’orario d’ufficio, infatti, e con il computer già acceso e connesso, aprire le pagine dei social e iniziare a sfogliare la home e i post di Facebook e Instagram è un automatismo a cui è difficile sottrarsi.

Nonostante questi presupposti non proprio ideali, leggere può, e di fatto è, essere un ottimo modo per rilassarsi, scaricare la tensione e rendere più leggère queste giornate di isolamento forzato. Volete sapere il perché? Ecco qualche motivo.

1) UNA SCUSA PER USCIRE
Leggere è, come lo sport, un’attività che può essere svolta comodamente in casa seduti sul divano, ma anche all’aria aperta: basta infatti sistemare una sedia e un tavolino accanto alla finestra, o sul balcone, per potersi dedicare alla lettura senza rinunciare alla piacevole sensazione dell’aria e del sole sulla pelle e, sopratutto, senza doversi allontanare da casa!

2) BOOK&FITNESS
Contrariamente a quanto si crede, leggere non è affatto un passatempo da “secchioni” e “pesi mosca”. Pur non richiedendo particolare sforzo fisico, la lettura coinvolge tutto l’organismo in un esercizio di concentrazione e attenzione e, cosa da non sottovalutare, ha anche benefici per il fisico: mantenere la stessa posizione per diversi minuti e adottare una postura corretta fa bene ai muscoli, alla schiena e al petto.
Studiando e lavorando, infatti, è molto facile assumere posizioni sbagliate che, alla lunga, possono causare l’infiammazione della cartilagine dello sterno.

3) TUTTI PIÙ SOCIAL
Leggere migliora la nostra capacità di empatizzare con il prossimo e dà ottimi argomenti per iniziare una conversazione con il vicino. In questi giorni, in cui i contatti sono ridotti al minimo, è confortante poter parlare con qualcuno che riesce a capire e a partecipare alle nostre emozioni e, chi legge, è sicuramente avvantaggiato. I libri avvicinano anche sul web: in questi giorni, infatti, sono raddoppiati i gruppi di lettura, i profili instagram e le pagine Facebook che propongono argomenti e suggerimenti inerenti al mondo della letteratura.

4) SCACCIANOIA
In questi giorni, apparentemente tutti uguali, la noia è sempre in agguato: un buon libro è un ottimo diversivo e, a volte, può anche rappresentare l’occasione per conoscere nuovi hobby e iniziare a coltivare passioni e interessi prima sconosciuti.
L’accuratezza con cui gli scrittori descrivono le attività dei loro personaggi, ha più di una volta avvicinato i lettori a mondi e passatemi nuovi come la pittura, la musica, il giardinaggio o la cucina.

5) CE LA FAREMO
I libri sono una fonte di speranza: a dispetto di quanto drammatiche siano le situazioni e le sfide affrontate dai protagonisti, leggendo si alimenta la speranza che, alla fine, tutto andrà per il meglio e che le cose torneranno com’erano.
Leggere, in un momento come questo, non è quindi un modo per fuggire dalla realtà, ma piuttosto un esercizio a guardare con ottimismo alla difficile situazione che stiamo affrontando coltivando la certezza che, un giorno, tutto questo finirà e potremo tornare alla vita di tutti i giorni.

*Jo