#Giornataincipit – Prime righe e prime impressioni

No, nonostante il caldo di agosto, non vi lasciamo senza #GiornataIncipit.
Questo mese, il primo incipit è quello della nostra lettura di gruppo. Se volete partecipare a questo primo tentativo, siete i benvenuti!
Spero che gli incipit proposti siano di vostro gradimento! Fateci sapere nei commenti se avete letto qualcosa o se leggerete con noi!

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI, DI GIACOMO MAZZARIOL

Insomma, è la storia di Giovanni, questa.
Giovanni che va a prendere il gelato.
– Cono o coppetta?
– Cono!
– Ma se il cono non lo mangi.
– E allora? Neanche la coppetta la mangio!
Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai più di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche.
Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.

TANTI PICCOLI FUOCHI, DI CELESTE NG

A Shaker Heights non si parlava d’altro quell’estate: di come Isabelle, la figlia minore dei Richardson, avesse perso definitivamente la testa e dato fuoco alla casa. Per tutta la primavera i pettegolezzi si erano concentrati sulla piccola Mirabelle McCollough – o May Ling Chow, per quelli schierati dall’altra parte – ma almeno adesso c’era qualcosa di nuovo e sensazionale di cui discutere.

GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA, DI CHRISTELLE DABOS

Era accecata. Appena arrischiava un’occhiata da sotto l’ombrellino il sole la aggrediva da tutte le parti: scendeva a picco dal cielo, si rifrangeva sul lungomare in legno lucido, faceva luccicare il mare intero e brillare i gioielli di ogni cortigiano. Ofelia ci vedeva tuttavia abbastanza da rendersi conto che al suo fianco non c’erano più né Berenilde né la zia Roseline. Doveva arrendersi all’evidenza: si era smarrita

LE FIGLIE DEL CAPITANO, DI MARIA DUENAS

Erano ancora vestite di nero dalla testa ai piedi: scarpe, calze, veli, cappotti. Dietro di loro entrò un gruppetto di vicine, forse pensavano che non fosse il caso di lasciarle sole. Una mise la caffettiera sul fuoco, un’altra posò sul tavolo una scatola di biscotti; tra mormorii e parole sommesse, si assieparono in cucina. Fecero sedere la madre spingendola per le spalle, le le lasciò fare. Victoria tirò fuori da un armadio alcune tazze spaiate, Mona si tolse il cappello che le avevano prestato, affondò le dita nei capelli e si grattò la testa, Luz si appoggiò al bordo del lavandino senza smettere di piangere. 

BONUS – LA SVASTICA SUL SOLE, DI PHILIP DICK

Da una settimana il signor R. Childan teneva d’occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina, quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.
Si versò una tazza di tè istantaneo dal distributore a parete da cinque centesimi, poi prese una scopa e cominciò a spazzare; ben presto l’ingresso venne ripulito e il negozio Manufatti Artistici Americani, tutto tirato a lucido, era pronto per una nuova giornata, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche e la radio che suonava musica in sottofondo. All’esterno gli uomini d’affari percorrevano veloci il marciapiede diretti verso i loro uffici di Montgomery Street. In lontananza passò un tram a funicolare; Childan si soffermò a guardarlo con vivo compiacimento. Donne nei loro lunghi abiti di seta colorata… rimase a guardare anche loro. Poi il telefono suonò e Childan si voltò per rispondere.

#GiornataIncipit – Prime righe e prime impressioni

Ormai è un appuntamento fisso per noi, ci permette di condividere con voi letture attuali, passate e future ed è anche piuttosto divertente.
Avete seguito la #GironataIncipit fino ad adesso e volete scoprire il #BonusdiLuglio? Si trova proprio alla fine dell’articolo! Per tutti gli altri, eccovi il riassunto della giornata.

SCONTRO DI CIVILTA’ PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO, DI AMARA LAKHOUS

Qualche giorno fa, non erano neanche le otto di mattina, seduto su un sedile della metropolina, stropicciandomi gli occhi e lottando contro il sonno a causa di quel risveglio così mattiniero, ho visto una ragazza italiana che divorava una pizza grande come un ombrello. Mi è venuta la nausea e per poco non vomitavo! Grazie al cielo è scesa alla fermata successiva. Davvero una scena insopportabile! La legge dovrebbe punire chi si permette di turbare la tranquillità dei buoni cittadini che vanno al lavoro la mattina e tornano a casa la sera. Il danno provocato da chi mangia pizza in metropolitana supera di molto quello causato dalle sigarette. Spero che le autorità competenti non sottovalutino questa delicata questione e procedano immediatamente ad affiggre cartelli del tipo “poibito mangiare pizza”, accanto a qelli che campeggiano all’incresso della galleria della metro con la scritta “vietato fumare!”. Vorrei capire come fanno gli italiani a divorare una impressionante quantità di pasta mattina e sera.

RAVEN BOYS, MAGGIE STIEFVATER

Blue Sargent non ricordava più quante volte le avessero detto che avrebbe ucciso il suo vero amore.
La sua famiglia si occupava di predizioni. Predizioni che tendevano, tuttavia, a essere abbastanza generiche. Frasi come: Oggi ti accadrà qualcosa di terribile. Potrebbe avere a che fare con il numero sei. O: Soldi in arrivo. Apri la mano. O: ti aspetta una decisione importante, e non si prenderà da sola.
Ma a quelli che entravano nella piccola casa azzurra al numero 300 di Fox Way non importava l’imprecisione dei loro auspici. Era diventato un gioco, una sfida, scoprire il momento esatto in cui le predizioni si sarebbero avverate.

LE AVVENTURE DI WASHINGTON BLACK, ESI EDUGYAN

Avevo forse dieci, undici anni, non saprei dirlo con sicurezza, quando morì il mio primo padrone.
Nessuno lo rimpianse; nei campi chinammo la testa, in lutto, piangendo per noi stessi e per l’imminente vendita della propietà. Era mlto vecchio. Io l’avevo visto soltanto da lontano: curvo, magro, addormentato in una pltrona all’ombra, sul prato, con una coperta sulle gambe. Ora lo immagino come un esemplare conservato sotto vetro. Era sopravvissuto a un re pazzo, al commercio degli schiavi, aveva visto la caduta dell’Impero francese, l’ascesa di quello britannico e l’alba dell’era industriale, e sicuramente non era più utile a nessuno.

M. IL FIGLIO DEL SECOLO, ANTONIO SICURATI

Affacciamo sulla piazza del Santo Sepolcro. Cento persone scarse, tutti uomini che non contano niente. Siamo pochi e siamo morti. Aspettano che io parli ma io non ho nulla da dire.
La scena è vuota, alluvionata da undici milioni di cadaveri, una marea di corpi – ridotti a poltiglia, liquefatti – montata dalle trincee del Carso, dell’Ortigara, dell’Isonzo. I nostri eroi sono già stati uccisi o lo saranno. Li amiamo fino all’ultimo, senza distinzioni. Sediamo sul mucchio sacro dei morti.

BONUS – 1984, GEORGE ORWELL

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.
Winston si diresse verso le scale. Tentare con l’ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell’Odio, durante le ore diurne l’erogazione della corrente elettrica veniva interrotta.

#GiornataIncipit – Prime righe e prime impressioni

Il primo giugno è anche il primo sabato del mese e per noi di Arcadia significa #GiornataIncipit!
Come sempre, vi proporremo qui, su Facebook e nelle instagram stories gli incipit di quattro romanzi (più un bonus solo per voi che ci seguite su wordpress!).
Buona lettura!

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE, DI PAULLINA SIMONS

A Greenwich Point Park, dove l’aria salmastra del Long Island Sound si mescola con l’odore terroso delle foglie cadute, due bambini salivano le scale verso quello che un tempo era stato un castello. Erano soli. 
Prima erano passati davanti al custode, che sembrava conoscerli bene e che li aveva fatti entrare con un sorriso. Il parco era grande e la strada era lunga, ma il sole splendeva e faceva ancora caldo. La bambina aveva un sacchetto di carta bianco e rosso, il bambino un berretto con la visiera e un aquilone. Superarono l’estremità occidentale della baia e trovarono un tavolo da picnic vicino alla spiaggia. Lei avrebbe voluto restare scalza per sentire i sassi lisci sotto i piedi, ma lui non era d’accordo. Voleva prima mettere qualcosa sotto i denti. La bambina sospirò e si sedette. Mangiarono. Lei non tenne il broncio a lungo; era felice di essere lì. 

IL RE, IL CUOCO E IL BUFFONE, DI DANIEL KEHLMANN

La guerra non era ancora arrivata da noi. Vivevamo nella paura e nella speranza, e cercavamo di non attirare l’ira del Signore sulla nostra città circondata da solide mura, con le sue centocinque case e la chiesa e il cimitero in cui i nostri avi attendevano il giorno della resurrezione. 
Pregavamo molto, per tenere lontana la guerra. Pregavamo l’Onnipotente e pregavamo la Vergine misericordiosa, pregavamo la signora del bosco e il piccolo popolo della mezzanotte, san Gervino, Pietro di guardia alla orta, Giovanni Evangelista, e per sicurezza pregavamo anche la Vecchia Mela, che nelle notti gelide, quando i demoni se ne vanno a spasso liberamente, solca il cielo alla testa del suo seguito. Pregavamo le divinità cornute dei tempi antichi e il vescovo Martino, che divise il proprio mantello con un mendicante che aveva freddo, così poi ebbero freddo entrambi ed entrambi furono graditi a Dio, perché a cosa serve mezzo mantello in pieno inverno, e naturalmente pregavamo san Maurizio, che aveva scelto la morte insieme a tutta la sua legione per non tradire la fede nel solo e vero Dio. 

Q, DI WU MING 1

Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE, DI STUART TURTON

Dimentico tutto tra un passo e l’altro. 
– Anna! – mi ritrovo a gridare, per poi chiudere la bocca di scatto, sorpreso. 
Ho il vuoto nel cervello. Non so chi sia Anna, né perché io stia chiamando i suo nome. Non so nemmeno come abbia fatto ad arrivare qui. Sono in un bosco, e mi proteggo gli occhi dalla pioggia sottile. Sento il cuore che batte all’impazzata. Puzzo di sudore e mi tremano le gambe. Devo aver corso, ma non ricordo perché. 
– Come ho… – Mi interrompo nel vedere l’aspetto delle mie mani. Sono ossute e brutte. Le mani di un estraneo. Non le riconosco. 
Nell’avvertire il primo brivido di panico, mi sforzo di rammentare qualcos’altro su di me: un familiare, il mio indirizzo, la mia età, qualsiasi cosa, ma non mi viene in mente nulla, neppure un nome. Qualunque ricordo avessi fino a un attimo fa, adesso è scomparso. 
Ho un nodo alla gola, respiro rumorosamente e a ritmo accelerato. Il bosco mi vortica intorno, la vista oscurata da macchie nere. 
Stai calmo.

Ed infine, eccovi il #bonusdigiugno!

BONUS – ANNA KARENINA, DI LEV TOLSTOJ

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati.

#GiornataIncipit – Prime Righe e prime impressioni

Oggi è il primo sabato del mese e sapete cosa significa? #GiornataIncipit!
Anche questo mese, vi proporremo le nostre letture in corso e poi alcuni romanzi che abbiamo intenzione di leggere.
Naturalmente, a fine articolo c’è il nostro #BonusdiMaggio!

CANTA, SPIRITO, CANTA, DI JESMYN WARD
Io lo so cos’è la morte, almeno credo. E’ qualcosa che potrei guardare in faccia: almeno credo. Quando Pop mi dice che gli serve il mio aiuto e vedo quel suo coltello nero infilato  nella cintura dei pantaloni, lo seguo fuori casa, e cerco di tenere la schiena dritta, le spalle aperte come un attaccapanni: è così che cammina Pop. Faccio finta sia tutto normale, quasi noioso, così Pop penserà che questi tredici anni me li sono guadagnati, così Pop penserà che sono pronto a fare quello che bisogna fare, separare le budella dai muscoli, gli organi dalle cavità. Pop deve sapere che posso coprirmi di sangue. Oggi è il mio compleanno. 

LO HOBBIT, J. R. R. TOLKIEN
In un buco nella terra viveva uno hobbit.
Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo.
Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite.

FIDANZATI DELL’INVERNO, DI CHRISTELLE DABOS
Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile.
L’Archivio di famiglia, per esempio, era sempre di malumore. Per esprimere il suo malcontento non faceva che scricchiolare, cigolare, sgocciolare e sbuffare. Non gli piacevano le correnti d’aria che d’estate facevano sbattere le porte chiuse male. Non gli piacevano le piogge che d’autunno gli tappavano le grontaie. Non gli piaceva l’umidità che d’inverno penetrava nei muri. Non gli piacevano le erbacce che ogni primavera tornavano a invadergli il cortile. 
Ma la cosa che all’edificio dell’Archivio piaceva meno erano i visitatori che non rispettavano gli orari d’apertura. 

LE BELLE CECE, DI ANDREA VITALI
“Una Faina”, sbottò Fulvio Semola.
Lo disse di sé.
Era notte ormai, le undici e mezza.
“Cos’hai detto?” chiese la Selina, la moglie.
“Che sono una faina.”
Solo uno astuto come una faina poteva avere un’idea simile.
“E sarebbe, questa idea?”
“Festeggiare la conquista dell’impero con un concerto di campane.”

Ed eccoci finalmente arrivati al #BonusdiMaggio!

BONUS – LA BRUGHIERA, DI THOMAS HARDY
In un sabato pomeriggio di novembre stava calando il crepuscolo, e l’ampia distesa di terreno aperto e selvaggio nota col nome di brughiera di Egdon si veniva facendo ogni momento più scura. In alto, il curvo strato di nubi biancastre che nascondeva il cielo era come una tenda che avesse per pavimento tutta la brughiera.

Speriamo di avervi incuriositi, fateci sapere se leggere o se avete già letto alcuni di questi romanzi!


“D’Ark – Il Gioco dell’alfiere”, conversazione con Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva

Sono ormai quasi due anni che D’Ark – il gioco dell’alfiere ha trovato posto tra i romanzi della piccola editoria italiana.
La casa editrice Planet Book ha scelto di portare al pubblico un romanzo scritto a quattro mani i cui temi principali sono la giustizia, la corruzione e, naturalmente, la speranza.
Scoprire chicche dell’editoria è compito di noi blogger e come resistere a un romanzo che affianca alla fantasia temi terribilmente attuali?

Per questo motivo, Volpe ha scelto di intervistare Cristina Silvestri e Mirela Minkova Georgieva, autrici di D’Ark – Il gioco dell’alfiere, che hanno gentilemente risposto alle nostre domande.

1. Per prima cosa, vorrei ringraziarvi per il tempo che avete deciso di dedicarci con questa intervista. Mi chiedevo, innanzitutto, se questa fosse la vostra prima esperienza come scrittrici o se potete vantare nel vostro curriculum altri titoli.
CristinaVorremmo essere noi a ringraziarvi per questa opportunità. Rispondo alla prima domanda dicendovi che questo è il primo titolo, in realtà, che posso vantare nel mio curriculum. Ho sempre scritto in maniera sporadica, più per me che per il pubblico, ma avevo sempre tante idee che mi frullavano nella testa e così ho approfittato della nuova amicizia con Mirela per produrre qualcosa di vero e
tangibile.
MirelaGrazie a voi per l’interesse mostrato. Per me è stato il primo libro, ma non la prima esperienza con la scrittura. Prima di incontrare Cristina, scrivevo storie brevi e qualche poesia, anche se non ho mai provato a pubblicare nulla.

2. Qual è il vostro rapporto con la scrittura? E’ sempre stata con voi, come passione e ora come lavoro, oppure è nata con il tempo?
Cristina – La scrittura è sempre stata più una passione che un vero e proprio lavoro, anche quando è diventata tale. È nata piano piano, intrufolandosi tra le pagine di un tema scolastico per poi venir coltivata con ulteriore passione, e oggi posso dire che finchè scrivo le cose sembrano essere al loro posto.
Mirela – Io ho sempre amato leggere, e con il tempo, più leggevo, più volevo scrivere qualcosa di mio. Poi ho cominciato a scrivere sporadicamente, per passione ma anche per aiutarmi a superare alcuni periodi bui, con un discreto successo tra l’altro.

3. Come per ogni buono scrittore, immagino che la lettura sia stata una tappa
fondamentale anche per voi: quali sono i libri che avete letto più volentieri? Vi va di dirci qualche titolo?

Cristina – Assolutamente. La lettura credo sia il porto madre, se così vogliamo dire, dove tutti gli scrittori prima o poi approdano, volenti o nolenti. Quando ero più piccola ho cominciato con tantissimi fumetti e favole, per poi appassionarmi volentieri ai libri per i “bimbi più grandi” leggendo titoli del tipo Le Cronache di Narnia e Harry Potter. Poi la mia passione si è sviluppata grazie a Walden di Thoreau, L’ombra del vento di Zafon, Espiazione di McEwan, Pomodori verdi fritti di Flagg, Nelle Terre Estreme di Krakauer, I pilastri della terra di Follett, Dorian Gray di Wilde, Grandi Speranze di Dickens, Il conte di Montecristo di Dumas, Il Principe di Machiavelli, L’isola del tesoro di Stevenson, Peter Pan e tantissimi altri titoli.
Mirela – Io ho cominciato a leggere molto presto e i libri mi hanno sempre accompagnata, a volte per ore e ore. Mi piacciono diversi tipi di letteratura. Adoro le classiche favole, quelle di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Harry Potter è stata la serie di libri che ho letto talmente tante volte che so quasi a memoria adesso. Il fantasma dell’opera è uno dei miei libri preferiti alla pari di Dracula di Bram Stoker. Mi piacciono molto anche storie distopiche come il grande classico 1984 di Orwell ma anche titoli più recenti come The hunger games. In realtá la lista potrebbe andare avanti per pagine e pagine perciò mi fermo qui per adesso.

Mirela Minkova Georgieva

4. Essendo un romanzo scritto a quattro mani, come vi siete organizzate per la stesura del racconto?
Cristina&Mirela – Ci siamo organizzate scrivendo e decidendo prima in maniera generale la trama e poi ci siamo divise i capitoli. Di solito ci sentiamo su Skype perché non viviamo mai nello stesso posto. All’inizio è stato più confusionario perché nessuna delle due aveva mai effettivamente scritto un libro quindi non sapevamo da dove iniziare, avevamo solo in mente “cosa” scrivere ma non il “come” e quindi abbiamo faticato un po’ prima di trovare il ritmo, ma poi ci siamo riuscite.

4. Ora che abbiamo parlato di voi in quanto autrici, mi piacerebbe dedicarmi soprattutto al romanzo: qual è stata la vostra fonte di ispirazione?
Cristina – La realtà nelle sue infinite sfaccettature e un pizzico di fantasia fumettistica. Questa storia nasce non solo dalle esperienze personali, ma da tutto quello che ci circonda, il lato buono e cattivo della vita, ciò che amiamo, ciò che odiamo, ciò che riteniamo giusto far conoscere alle persone e sul quale speriamo possano riflettere. Il nostro non è soltanto un romanzo di intrattenimento, abbiamo trattato temi anche abbastanza profondi, e vorremmo che i lettori siano i primi a rendersi conto di quanto la realtà che ci circonda sia piena di contraddizioni e meraviglie allo stesso tempo.
Mirela – In primis era il mondo fumettistico ma con l’evoluzione della storia, i temi e gli ideali personali sono diventati un fattore cruciale nella nostra storia. Il nostro intento non è solo creare una storia coinvolgente ma far si che il lettore si soffermi a pensare alla realtà che ci circonda e a cosa possiamo fare nel nostro piccolo per essere degli ‘’eroi quotidiani’’ Non serve un mantello o una maschera, serve solo coraggio e persistenza. In tutto ciò, come ha detto Cristina, il mondo è comunque pieno di meraviglie, perciò parte dell’essere degli eroi è non soccombere ai pensieri negativi e al pessimismo.

5. Leggendo la sinossi e poi l’incipit, si intuisce che il romanzo è ambientato a Rocha. Ho fatto qualche, ricerca per cercare di capire se questa città fosse frutto della vostra immaginazione, e ho trovato che esiste una Rocha in Uruguaia. Si parla proprio di questa città? Se sì, come mai avete scelto questa ambientazione? Se no, cosa vi ha spinto a inventare questa cittadina?
Cristina – Si impara sempre qualcosa di nuovo. No, non eravamo assolutamente a conoscenza di questa cittadina, e dopo aver letto questa domanda ed essere andata alla ricerca del posto, devo dire che mi è venuta voglia di farmi un viaggetto. In realtà l’abbiamo totalmente inventata, avevamo in mente di crearne una che ricordasse un po’ qualche metropoli, anche Italiana, non troppo lontana dalla verità e neanche troppo vicina. Alcuni l’hanno persino paragonata alla Gotham di Batman, che non è esattamente come l’abbiamo vista noi, ma alla fine è il lettore a volare con la fantasia.
Mirela – Ecco, questo si che è interessante. Non avevamo idea che esistesse una città con questo nome nella realtà. Il nostro intento era creare un’ambientazione che rappresentasse ogni città nel mondo, quasi una metafora. Il nome Rocha è nato un po’ per l’assonanza con Roma (dopotutto era in Italia che abbiamo ideato la storia) e un po’ per l’assonanza con roccaforte. Ammetto, non era nostra intenzione che ricordasse alcune cittá del mondo fumettistico, ma credo che, in un certo senso, fosse inevitabile.

Cristina Silvestri

6. Il romanzo è chiaramente un noir, un thriller, e dalle vostre biografie posso intuire come mai abbiate scelto proprio genere: entrambe siete laureate in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza. Quanto vi sono state utili le vostre conoscenze per scrivere questo romanzo?
Cristina – Direi abbastanza. Ovviamente molto di ciò che c’è scritto è pura e assoluta fantasia, e molti che fanno questo mestiere o conoscono un po’ questo mondo se ne sono accorti, però volevamo comunque che fosse almeno lontanamente credibile, quindi abbiamo fatto alcune ricerche, scritto modus operandi che vengono descritti in alcuni manuali, e abbiamo attinto un po’ anche dalle nostre conoscenze universitarie. Possiamo dire che è un ottimo mix tra fantasia e realtá.
Mirela – Concordo con Cristina, volevamo che fosse verosimile per quanto possibile, considerando il genere letterario che abbiamo scelto e la storia in sé. Abbiamo fatto diverse ricerche, abbiamo discusso dove piazzare il confine tra fantasia e realtá, ed eccoci qui.

7. Parliamo ora dei personaggi: chi, tra i vostri personaggi, è quello che preferite e
perché.

Cristina – Questa è davvero un’ottima domanda, soprattutto considerano che ci sono diversi personaggi in ballo in questo romanzo. Amo la magior parte dei nostri personaggi ma personalmente devo dire che uno dei miei personaggi preferiti è Alex, ancora non del tutto approfondito, perciò posso dare poco spazio alla spiegazione (altrimenti rischierei di fare qualche spoiler), diciamo che in fin dei conti è un uomo buono, disposto a fare ciò che è giusto e a battersi quando è necessario.
Mirela – È davvero difficile non affezionarsi ai personaggi, soprattutto dopo aver speso ore a parlare del loro carattere e dello sviluppo che possono avere nella storia. Credo però che il mio preferito sia Michele, con i suoi pregi e i suoi difetti, perché sotto alcuni punti di vista io e lui ci somigliamo un bel po’, anche se quando abbiamo creato il personaggio, non era nostra intenzione che la sua storyline seguisse il percorso che poi ha seguito.

8. Un’ultima domanda prima dei saluti finali: so che avete iniziato la vostra avventura editoriale con il self publishing per poi passare a tutti gli effetti a una casa editrice. Potete raccontarmi brevemente entrambe le esperienze? Come vi siete trovate con il self publishing e poi come è cambiata la vostra esperienza con una casa editrice alle spalle?
Cristina – Si abbiamo cominciato pubblicando con StreetLib, cercavamo un modo sicuro e veloce per pubblicare il nostro libro per la prima volta. Non avevamo mai fatto niente del genere, e nel frattempo cercavamo qualche piccola casa editrice disposta a pubblicarci. Poi dopo aver mandato per un paio di anni il nostro romanzo in giro, senza ricevere risposta, ricevendo risposte negative, oppure dopo proposte non esattamente favorevoli, se così vogliamo dire, una ci ha risposto in maniera positiva, dicendosi interessata e che voleva pubblicare il nostro romanzo. Abbiamo fatto un paio di conti, letto le varie recensioni, e ci siamo buttate in questa avventura. Dobbiamo dire che fino adesso ci siamo trovate bene con entrambe le esperienze. Non è durata tantissimo la collaborazione con il selfpublish, non perché non ci piacesse, ma perché volevamo di più, semplicemente, e la Planet Book ci ha permesso di fare questo passo.
Mirela – Credo che entrambe le esperienze siano state positive, almeno per noi. Il self publishing ci ha permesso di cominciare da qualche parte, di far in modo che i lettori cominciassero a notarci. Era un primo passo che ci ha dato la confidenza nel cominciare a cercare una casa editrice. Ci è voluto del tempo, ma alla fine la Planet Book ci ha fatto un’offerta che apprezziamo davvero e da allora ci siamo trovate bene con la casa editrice.

9. Penso che la nostra intervista possa considerarsi conclusa, ancora una volta grazie per il vostro tempo! Fate un saluto finale ai nostri lettori!
Cristina – Ancora grazie a voi, un saluto a tutti coloro che hanno letto il nostro romanzo, che ancora devono leggerlo e chi ci segue con passione!
Mirela – Grazie a voi per questa opportunità e grazie alle persone ed ai lettori che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci! Grazie!

Per ringraziare le autrici del tempo dedicatoci e per incuriosire un po’ voi lettori, lascio di seguito il retrocopertina del romanzo e un piccolo assaggio dell’incipit!
Tra qualche giorno, pubblicherò anche la mia recensione approfondita!
Buona lettura!

Trama: Noir metropolitano ambientato a Rocha, una città afflitta dalla piaga del crimine e dalla corruzione, che ricorda la Gotham City di Batman. E anche a Rocha, come nella celeberrima città fumettistica, il male assume il volto di un uomo, Guignol, capolavoro di malvagità e killer seriale, cui si oppone il paladino del bene e della giustizia, D’Ark, figura avvolta dalla bruma del sogno. In questo contesto si muovono gli altri due personaggi chiave del romanzo: Giorgia Mestri, profiler, e suo fratello Michele, giornalista.

Incipit: Combattere e vivere nel modo più onesto possibile è solo utopia: una semplice frase ripetuta più e più volte nei libri e nei saggi, e spesso urlata da uomini disperati. È considerata un’impresa difficile per individui comuni, immaginiamoci per un abitante di Rocha, ma da un diamante grezzo si può comunque ricavarne un bellissimo gioiello. Nessuno presterebbe attenzione a un semplice ciottolo se non sapesse comprenderne le potenzialità. In pochi nella città di Rocha avevano avuto la fortuna di cogliere l’opportunità di potersi rifugiare in un mondo onesto e pieno di speranza e saperne apprezzare le sottili sfaccettature.
Rocha non era mai stata una città libera e incorruttibile ma riusciva sempre, in qualche modo, a sollevarsi più in alto possibile, pur di dimostrare che non tutti coloro che regnavano in quella terra dimenticata, sfregiavano e massacravano tutto ciò che c’era di buono, ma godevano di quel privilegio che era stato concesso loro per proteggerla e per curarne le ferite in caso di guerra. Pur essendo dilaniata dal caos ciclico, si erano eretti anche uomini buoni, donne coraggiose e bambini affamati di giustizia, e Giò era una di questi.

*Volpe


#Giornataincipit – Prime righe e prime impressioni Aprile 2019

Eccoci qui con il nostro appuntamento mensile sugli #incipit. Pronti a scoprire il #BonusdiAprile? Sono sicura che vi piacerà.
Nel mentre, eccovi alcune nostre letture presenti, passate e anche future 😉

IL SOGNATORE, DI LAINI TAYLOR
Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.
La sua pelle era blu e il suo sangue era rosso.
Si schiantò sopra un cancello di ferro, che per l’impatto si deformò, e lì rimase appesa, terribilmente inarcata, aggraziata come una danzatrice che si abbandona riversa sul braccio del suo innamorato. Una guglia viscida la teneva inchiodata al suo posto. La punta, che le sporgeva dal petto, scintillava come una spilla. La ragazza ebbe un breve sussulto mentre il suo fantasma si liberava e dai suoi lunghi capelli piovevano boccioli di un rosso fiammante.

I CORAGGIOSI SARANNO PERDONATI, DI CHRIS CLEAVE
La guerra fu dichiarata alle 11.15 e Mary North firmò a mezzogiorno. Lo fece all’ora di pranzo, prima dell’arrivo dei telegrammi, casomai sua madre dicesse di no. Lasciò la scuola femminile di perfezionamento senza essersi perfezionata. Scese con gli sci da Mont-Choisi, mollò l’attrezzatura ai piedi della pista e telegrafò al War Office da Losanna. Diciannove ore più tardi, ancora con il maglione da sci addosso arrivò alla stazione di St. Pancras in una nuvola di vapore. Il treno fischiò forte. Londra, quindi.
Una città che amava gli inizi.

LASCIA DIRE ALLE OMBRE, DI JESS KIDD
Il primo pugno: la ragazza non fece rumore, i suoi occhi scuri si allargarono. Barcollò un po’ per mettere giù il bimbo. L’uomo aspettò.
Lei si raddrizzò mentre partiva il secondo pugno, che la sbatté a terra. Stramazzò goffamente, con una gamba piegata sotto di sé. L’uomo si lasciò cadere con le ginocchia ai lati del corpo, tanto che se la ragazza avesse alzato gli occhi non avrebbe visto la luce che inverdiva gli alberi, ma non li alzò. Voltò la testa per guardare suo figlio a terra, il musetto pallido tra le pieghe della coperta. Aveva tirato fuori un piedino, con le minuscole dita tutte in fila come pisellini nel baccello.
Non potendo stringerlo con le braccia, cercò di farlo con gli occhi, pregandolo di star bene, di salvarsi.

L’ANNUSATRICE DI LIBRI, DESY ICARDI
“Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo.”
Una lieve risatina proruppe dal primo banco, subito seguita da una risata più grossolana.
“Signorine!”, le zittì il reverendo Kelley aggrottando le ispide sopracciglia grigie, mentre la povera Adelina se ne stava impalata accanto alla cattedra con lo sguardo rivolto al pavimento e le sottili trecce di un color biondo spento che, come il suo umore, pendevano verso il basso.
Il quadretto, a un ignaro spettare, sarebbe potuto apparire anacronistico: un’aula austera e fatiscente, un professore dal volto arcigno in abito talare e delle ragazzine che rabbrividivano di paura nelle loro divise scolastiche. Se non fosse stato per le chiome voluminose di alcune della allieve e per un vago sentore di lacca che aleggiava tra i banchi, chiunque avrebbe potuto pensare di trovarsi nel bel mezzo del diciannovesimo secolo, anziché nel 1957.

E ora, il nostro #BonusdiAprile!

BONUS – UN UOMO SOLO, DI CHRISTOPHER ISHERWOOD
Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e dedurne Io sono oraQui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci aspettava di essere, come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente oraOra è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un’anno più dell’anno scorso. Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.

#GiornataIncipit – Prime righe e prime impressioni Marzo 2019

#GiornataIncipit è un nuovo Format che noi di Arcadia abbiamo pensato per presentarvi alcune delle ultime uscite in libreria: prenderemo pochi libri abbastanza recenti e posteremo le prime righe, per darvi un assaggio di ciò che potete trovare in libreria. L’appuntamento sarà fisso ogni primo sabato del mese con quattro incipit su facebook e… sì, con cinque qui sul blog!
Curiosi, quindi di scoprire qual è il nostro #BonusdiMarzo?
Buona lettura, e fateci sapere nei commenti se leggerete uno di questi libri!

1. I GOLDBAUM, DI NATASHA SOLOMONS
Palazzo Goldbaum era fatto di pietra, non d’oro. I bambini che passeggiavano sulla Heugasse, con i loro cappottini abbottonati fino al collo e la bambinaia o la Metti che li teneva per mano, immancabilmente ci restavano male. Avevano promesso loro il palazzo del principe degli Ebrei, fatto d’oro e d’avorio e presumibilmente tempestato di gemme, e invece era solo un grande edificio di comunissima pietra chiara. Certo, la pietra bianca più bella d’Austria, trasportata dalle Alpi fino a Vienna sulla ferrovia costruita grazie a un prestito della banca Goldbaum, con un treno di proprietà della compagnia ferroviaria Goldbaum dipinto con i colori di famiglia azzurro e oro e adorno del suo stemma: cinque cardellini su un ramo di sicomoro. Gli spiriti arguti amavano descriverlo come “gli uccelli sull’albero dei soldi”. All’interno, l’ampio vestibolo risplendeva d’oro dal battiscopa al culmine della copertura a cupola, tanto che persino nelle giornate più grigie la luce riflessa si tingeva di sole. Si diceva che i Goldbaum fossero così ricchi e potenti che nelle giornate uggiose noleggiavano il sole perché brillasse per loro.

2. LA VITA INIZA QUANDO TROVI IL LIBRO GIUSTO, DI ALI BERG E MICHELLE KLAUS
Se la sua vita fosse stata un libro, Frankie l’avrebbe intitolato Delusione, definendo così degnamente il disastro che erano la sua carriera, 
la sua famiglia e naturalmente la sua vita sentimentale.
La sveglia si mise a strepitare in tono minaccioso, accusandola di essere già in ritardo di venti minuti. Lei sospirò, si girò su un fianco e seppellì la faccia nella copia malridotta di Emma che aveva infilato sotto il cuscino la sera prima. Poi si morse il labbro al pensiero che lei non sarebbe mai stata abbastanza benestante da avere un libro intitolato semplicemente con il proprio nome.

3. MELODY, DI SHARON M. DRAPER
Parole.
Sono circondata di parole. Migliaia di parole. Forse milioni.
Cattedrale. Maionese. Melagrana.
Mississipi. Napoletano. Ippopotamo.
Vellutato. Terrificante. Iridescente.
Starnuto. Solletico. Desiderio. Ansia.
Le parole mi turbinano intorno da sempre come fiocchi di neve, tutte delicate e diverse, e tutte mi si sciolgono in mano prima che le tocchi.
Dentro di me le parole di ammassano in cumuli enormi. Montagne di frasi, di locuzioni e di idee interconnesse. Espressioni argute. Battute di spirito. Canzoni d’amore.
Fin da quando ero piccolissima – forse già a pochi mesi – le parole per me erano dolci doni liquidi che bevevo come limonata. Potevo quasi sentirne il sapore. Davano sostanza ai miei pensieri e ai miei sentimenti confusi. I miei genitori mi hanno sempre avvolta con i loro discorsi. Chiacchieravano e farfugliavano versi. Si esprimevano con parole e suoni. Mio padre cantava per me. Mia madre mi infondeva forza sussurrandomi nell’orecchio.
Assorbivo ogni parola che dicevano a me, o su di me, fissandola nella memoria. Quando avevo due anni, tutti i miei ricordi erano associati a parole e tutte le parole avevano un significato.
Ma solo nella mia testa
Non ho mai detto una parola. Ho quasi undici anni.

SEROTONINA, DI MICHEL HOUELLEBECQ
E’ una piccola compressa bianca, ovale, divisibile.
Verso le cinque, o a volte le sei di mattino, mi sveglio, il bisogno è al culmine, è il momento più doloroso della mia giornata. Il mio primo gesto è attivare la caffettiera elettrica; la sera prima ho riempito il serbatoio di acqua e il filtro di caffè macinato (di solito è Malongo, sono rimasto piuttosto esigente in fatto di caffè). Mi accendo una sigaretta solo dopo aver bevuto il primo sorso; è una costrizione che mi impongo, un successo quotidiano che è diventato il mio principale motivo di orgoglio (va comunque detto che il funzionamento delle caffettiere elettriche è rapido). Il sollievo che mi dà la prima boccata è immediato, di una violenza stupefacente. La nicotina è una droga perfetta, una droga semplice e dura, che non dà nessuna gioia, che si definisce interamente con l’astinenza, e con la cessazione dell’astinenza.

E ora… il nostro Bonus!

BONUS – CERTE FORTUNE: I CASI DEL MARESCIALLO ERNESTO MACCADO’, DI ANDREA VITALI
L’autocarro FIAT 505, modificato per il trasporto di bestiame, giunse nella frazione bellanese di Ombriaco alle prime ore del mattino del 4 luglio 1928.
Lo guidava Gustavo Morcamazza, bergamasco di Ponteranica, mediatore di bestiame e proprietario dell’allevamento A l’inseupà – Tori da monta. Il carico consisteva in un toro e due maiali.
Sceso dal furgone si guardò in giro, cielo limpido, aria ancora fresca.
Fischiettando, e zoppicando un po’, si avviò alla volta di Mario Piattola e moglie Marinata.
I due, seduti al tavolo della cucina, silenziosi, aspettavano. Il Morcamazza aveva il giorno della consegna ma sull’orario era stato vago, temevano ritardi.
Quando ne udirono il fischiettare quasi si stupirono.
Possibile che fosse arrivato così preso?
Il bergamasco invece era lì, in casa loro, in piedi e a capo tavola.
Sorrideva.
Un sorriso che gli appiattiva due ernie adipose che aveva su entrambe le guance e che si gonfiavano quando beveva, dando l’impressione che lì stoccasse il vino o un altro liquido.