֍ Assaggi di Sol Levante ֎ NASCITA, SVILUPPO E DIFFUSIONE DELLA LETTERATURA POPOLARE E DI MASSA NEL GIAPPONE MODERNO

Taishū bungaku 大衆文学, conosciuta anche come taishū bungei 大衆文芸o dal secondo dopoguerra chūkan shōsetsu中間小説, ‘romanzo del ceto medio’.
E’ un tipo di letteratura dallo stile e dal contenuto semplice, di carattere divulgativo o d’intrattenimento. Si muove per stilemi, strutture narrative fisse che recano messaggi morali consoni all’epoca di realizzazione. Vedono personaggi eroici che agiscono in mossi da ideali di giustizia a libertà permettendo l’immedesimazione del lettore.

Il termine taishū nasce per indicare un gruppo di monaci buddisti. Solo successivamente viene esteso per designare una ‘massa’ di laici.
Interessante è il modo in cui cambia connotazione in ambito letterario nel passaggio tra XIX e XX secolo.
Nel 1800 taishū era un termine quasi dispregiativo, indicava opere ‘popolari’ di intrattenimento leggero (戯作 gesaku) non degne di riconoscimenti letterari in contrapposizione al jyun bungaku 純文学, la letteratura ‘scelta’, ricca di ricercatezze stilistiche specchio di una gamma di tematiche ‘alte’, artistiche, colte. Nel 1900 venne considerato un atteggiamento più critico, meno rigido al termine. Si passò da un approccio qualitativo a uno quantitativo, dalla definizione ‘letteratura popolare’ a ‘letteratura di massa’ (Cécile Sakai).
Le origini del taishū sono da cercare nell’immediata pre-modernità (fino al Meiji che inizia nel 1868), gli anni nei quali iniziò a diffondersi l’uso della stampa: in base al numero di copie in matrice si ricavava l’indice di popolarità di un’opera e quindi il suo potenziale commerciale.
In seguito a questa prima fase di ‘assestamento di genere’, dal 1884 si introdussero nel taishū due nuove tipologie di scrittura che affiancando il gesaku ne avrebbe definito le forme in autonomia: sono i sokki kōdan速記講談(letture e spiegazioni di testi ‘scritti velocemente’, cioè stenografati) e le storie narrate negli yose 寄席, piccoli teatri di varietà molto popolari all’epoca.
Il successo del genere portò ai kaki kōdan描き講談, kōdan con finalità commerciali. Questa varietà letteraria inizia a prendere parte a iniziative delle case editrici del 1911 come la Tachikawa bunko 立川文庫di Osaka e la kōdan kurabu 講談倶楽部di Noma Seiji野間清治, fondatore della kōdansha講談社, un colosso dell’editoria giapponese.
Dagli anni venti vi furono le prime riviste e gruppi letterari a sostegno del taishū.
Nel 1924 venne pubblicato il Yomimono bungei sōsho 読み物文芸叢書 (Antologia di letteratura semplice) che raccoglieva opere taishū dividendole in tre categorie: racconti 時代小説d’epoca (in maggioranza) 現代小説 d’attualità探偵小説d’investigazione. Tra i più importanti curatori Hasegawa Shin長谷川信 e Shirai Kyōji白井喬二 dove il primo scriveva di drammi teatrali riconducibili ai racconti d’epoca e il secondo, considerato il padre del genere, alla creazione di personaggi molto popolari come Kumaki Kōtarō di Fuji ni tatsu kage富士に立つ影 (L’ombra che si staglia sul Fuji): difensore di giustizia e moralità, trasmetteva messaggi positivi attraverso gesta avventurose che avrebbero avvicinato molti alla lettura, pensava Shirai.
Nel 1924-25 la Kōdansha di Noma Seiji inaugura il progetto キング Kingu, ‘re’, che porta alla stampa molte opere taishū riscuotendo un enorme successo, sulla base del quale molte altre case editrici inizieranno a pubblicare scritti popolari.
Nel 1926 Shirai Kyōji fondava la Nijyūninichikai二十二日会 (associazione del 21° giorno) i cui membri si riunivano il 21 di ogni mese, la cui prominenza verso il ‘racconto d’epoca’ sta nella combinazione giocosa dei caratteri necessari per scrivere ‘ventuno’ a comporre l’ideogramma mukashi昔 (antichità). L’organo di pubblicazione, Taishū bungei大衆文芸, raccoglieva 11 scrittori e fu costretto a chiudere nel ’27 causa l’eccessiva pressione esercitata sugli autori da un pubblico sempre più avido di taishū.
Sempre nel 1926 La Heibonsha平凡社, un’altra casa editrice di spicco, assegnò ai membri dell’associazione di Shirai Kyōji il compito di redigere in 11 volumi una raccolta completa della letteratura popolare contemporanea (Gendai taishū bungaku zenshū現代大衆文学全集). Tra gli autori che presero parte al progetto Okamoto Kidō岡本綺堂, autore di un genere propedeutico al poliziesco, torimonochō捕物帳 (taccuini investigativi); Oosamu Jirō大仏次郎con lo spadaccino Kurama Tengu; Yoshikawa Eiji吉川栄治con Miyamoto Musashi宮本武蔵, valoroso protagonista di una saga del 1935-39 che è ambientata in epoca Tokugawa (1600-1868) e che per la chiarezza dell’ambientazione e dei costumi descritti è considerata anche rekishi shōsetsu歴史小説 romanzo storico.

Di quale considerazione gode il taishū attualmente? Penso proprio abbia ottenuto il dovuto riconoscimento letterario, quello che gli era stato negato nel corso del XIX secolo. Infatti nel 1935 Kikuchi Kan菊池寛propone l’istituzione di due premi letterari: 芥川賞premio Akutagawa (in memoria di Akutagawa Ryūnosuke芥川龍之介) per la jyun; 直木賞 premio Naoki (ricordando Naoki Sanjyūgo直木三十五) proprio per il taishū. I due premi tuttora assegnati hanno consentito un accostamento in parallelo del jun e del taishū ribadendo negli anni che godono di uguale dignità: non è necessario metterli in contrasto, sarebbe meglio godere della diversità che emerge dalla loro differenza di stile e di contenuti espressione di due rispettabili concezioni della letteratura e dell’esistenza.

*Kafka

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Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

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Pochi lo sanno, ma tra tutte le attività che svolgiamo quotidianamente la lettura e la scrittura sono quelle più innaturali. Eppure ci viene così bene, a differenza del calcolo che per qualcuno è e rimarrà sempre una fatica paragonabile a quelle di Ercole. Probabilmente, sforzandoci un po’, ricorderemo con maggior piacere il momento in cui abbiamo iniziato a padroneggiare l’alfabeto, che non quello in cui abbiamo iniziato a fare le operazioni in colonna o a contare sull’abaco le centinaia e le decine con le loro palline rosse e verdi.

Allora perché il linguaggio e le sue componenti, scrittura e lettura, sono innaturali per l’uomo a differenza della matematica che sembra avere basi biologiche?

In questo articolo, che introdurrà la nuova rubrica dedicata ai diversi tipi di linguaggio, cercherò di raccontarvi brevemente la storia dell’uomo lettore e scrittore e di giustificare quanto detto nelle prime righe di questo articolo.

– Basi del linguaggio –

Per prima cosa bisogna dare una definizione di linguaggio e chiarire che, per quanto si parli di linguaggio del cane, del gatto o delle api (a cui era stato ispirato anche un film), il linguaggio è un universale esclusivamente umano. Il linguaggio naturale è composto dalle seguenti componenti base:

  • messaggio: la semantica è alla base di ogni sistema di comunicazione ed è l’insieme dei significati espressi con i gesti e le parole.
  • regole:  le regole di una lingua, la sintassi, scandiscono come una frase debba essere assemblata. Grazie alla sintassi, frasi con le stesse parole possono avere significati diversi in basse all’ordine degli elementi.
  • mezzo di comunicazione: i messaggi possono essere scritti, orali o gestuali. I due principali mezzi del linguaggio sono la voce e i gesti.
  • vincoli sociali: ogni atto comunicativo presuppone un rapporto tra chi parla e chi ascolta. La comunicazione segue regole precise che indicano di cosa possiamo parlare, come, quando e con chi farlo, suggerendoci anche cosa il nostro interlocutore si aspetta di sentire. L’insieme di questi vincoli sociali costituisce la pragmatica.

In questo elenco di caratteristiche del linguaggio, che posto occupano le lingue, la lettura e la scrittura? Queste tre facce del linguaggio rientrano nella sua pragmatica, le lingue, infatti, sono mezzi di comunicazioni variabili e prodotti dalla società, e la stessa cosa si può dire dell’alfabeto di un determinato idioma e della sua lettura.

Questa lieve digressione sulle basi biologiche del linguaggio non hanno ancora risposto alla nostra domanda e, al contrario, ci portano a credere che così come il linguaggio e l’adozione di una lingua siano nostre componenti biologiche,  lo stesso valga per la scrittura e la lettura.

– Il cervello che legge –

In “Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge” di Maryanne Wolf, la ricercatrice americana racconta la storia dell’evoluzione di queste nostre facoltà tra le popolazioni primitive fino ai nativi digitali, intrecciando alla storia dell’umanità lettrice quella personale. Come già accennato la matematica sembra avere una componente biologica che appartiene tanto all’uomo quanto agli animali più evoluti (se mettete una scimmia davanti a due caschi di banane composti da cinque e dieci frutti, lei sceglierà quello più ricco perché, pur non avendo alcun rudimento di calcolo, intuisce dove si trovi la maggior quantità di cibo). La matematica ha un’utilità e, all’alba dei tempi, leggi matematiche primitive ed essenziali erano sufficienti per fare la differenza tra mangiare ed essere mangiati. La scrittura e la lettura no. Per quanto sia affascinate l’idea che le prime pitture rupestri fossero una forma rudimentale di scrittura o il tentativo dei nostri antenati di lasciare un segno del loro passaggio, bisogna abbandonare questa visione romantica e pensare in senso più pratico. I bellissimi disegni che noi oggi ammiriamo erano sì le prime cronache e le prime storie ad essere raccontante, ma siamo molto lontani da quello che poi faranno le popolazioni della Mezzaluna Fertile. I primi tentativi di scrittura sono ideogrammi e la loro funzione è ancora fortemente connessa al bisogno di calcolare in modo astratto. Con l’evoluzione del commercio bisogna riuscire a quantificare quanta merce viene barattata e in cambio di cosa e cominciano a circolare i primi essenziali ideogrammi. Si tratta di un alfabeto essenziale e primitivo, non adatto ai lunghi poemi babilonesi, ai testi sacri egiziani, i salmi o la tradizione filosofica greca e romana. Non ha senso perderci a raccontare come, nel bacino del mediterraneo ed in Europa, la scrittura si sia evoluta passando dagli ideogrammi ai sistemi alfabetici che conosciamo oggi. E’ invece interessante osservare come nel corso di duemila anni il nostro cervello si sia evoluto per imparare delle azioni per cui non era stato programmato e come, ogni volta che nasce un bambino, questa storia si ripeta in circa sei anni di vita. Nel momento stesso in cui i nostri occhi si posano su una segno e ne capiscono il significato non solo singolo, ma anche all’interno di un sistema complesso come la parola e il periodo, nel nostro cervello avviene una trasformazione che ha del miracoloso e, lì dove prima non c’era niente, si intrecciano neuroni programmati all’apprendimento della scrittura e della lettura della lingua che già parliamo. Una trasformazione prodigiosa che ci colma di orgoglio e di quell’infantile entusiasmo che è normale provare quando finalmente si è in grado di decifrare un codice fino a quel momento esclusiva “dei grandi”.

L’uomo è una creatura fantasiosa per natura, curiosa ed audace, sempre pronta a modificare e a migliorare ciò che già conosce, spingendo sempre più in là il limite. Poteva forse restare indifferente ad una conquista tanto importante come quella della comunicazione e delle sue forme? Negli articoli che seguiranno vi guiderò, aiutata dagli altri membri dello staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna in un viaggio tra i linguaggi più o meno conosciuti che, nel corso dei secoli, l’uomo ha inventato per poter comunicare anche quando la comunicazione era proibita o doveva restare segreta. Dalla Cina, all’Inghilterra ottocentesca, passando per il telegrafo e il loro impiego nei conflitti mondiali per finire con i più noti linguaggi di programmazione; vi guideremo tra i segreti linguaggi segreti e proveremo insieme ad immaginare quale saranno i lingueggi dei nativi digitali.

*Jo