L’Eclisse di Laken Cottle

.: SINOSSI :.

Una misteriosa oscurità avanza inesorabile dall’Antartide divorando la Terra. L’umanità è nel panico, i continenti, i Paesi e gli esseri umani vengono cancellati uno a uno, senza possibilità di salvezza. E mentre il buio ammanta il pianeta inghiottendo luoghi, corpi e destini, un uomo cerca disperatamente di tornare a casa a New York dalla propria famiglia. Il suo nome è Laken Cottle, e il viaggio che compie si trasforma presto in una ricerca impossibile di redenzione in mezzo all’orrore puro, avanti verso una meta che sembra sempre più difficile da raggiungere e contemporaneamente a ritroso nella propria memoria, incontro al suo passato, e, forse, al destino che lo attende.
L’eclisse di Laken Cottle, opera magistrale di una delle voci più originali di questi anni, è un romanzo stupefacente, gotico e metafisico al tempo stesso, sul potere delle storie e sulla responsabilità individuale, sulla colpa e sull’oscurità dell’anima umana.
Tiffany McDaniel accompagna il lettore sulla soglia di una fantasmagorica casa degli specchi, in cui la realtà che conosciamo perde progressivamente consistenza e un’altra, inimmaginabile, ne prende il posto.
Grande romanzo americano sulla fine di questo tempo, L’eclisse di Laken Cottle racconta come in un mondo che muore, perdersi è a volte l’unica possibilità di salvarsi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Leggendo la sinossi, il lettore è portato a pensare che si tratti di un libro, diciamo così, normale in cui i protagonisti, un po’ in stile “la storia infinita” si trovano a dover affrontare un male incalcolabilmente grande, mortale e oscuro che sta distruggendo il mondo intero.
Invece no. McDaniel decide di stupire i suoi lettori con un libro inquietante, folle e totalmente imprevedibile colmo di descrizioni macabre e passaggi che fanno accapponare la pelle. Un libro sicuramente intrigante che mescola l’originalità della scrittura a uno dei trope maggiormente utilizzati in letteratura: quello della scoperta di sé.

La trama ha un avvio molto lento: nelle prime cinquanta pagine il lettore riesce a seguire abbastanza bene lo sviluppo della trama e le prime avvisaglie di stranezza tardano ad arrivare. Poi, all’improvviso, il lettore si trova catapultato in una realtà-irreale a cui è difficile, almeno in principio, abituarsi.
Forse questo è il punto debole del testo: per quanto sia intrigante, il lettore deve essere disposto ad accettare di non capire assolutamente niente per una cinquantina di pagine. Poi le cose si mettono in ordine, i fili vengono tirati e la trama riacquista solidità, ma non mi stupirei se, frustrati da situazioni sempre più bizzarre, molti lettori decidessero di abbandonare la nave e tanti saluti.

Laken, protagonista della vicenda e in effetti unico personaggio che i lettori possono dire di conoscere fino in fondo, è un personaggio dalla psicologia complessa e poliedrica. A dirla tutta, il romanzo si basa specificamente sui ricordi e, soprattutto, sui numerosissimi traumi di Laken che sono al centro di una storia che pagina dopo pagina sembra sempre più assurda fino allo sviluppo finale che lascia inevitabilmente sconcertati.
La scrittura è, passatemi il termine, un vero casino. Trattandosi di un romanzo che abbandona immediatamente il piano del reale, la scrittura è composta da flashback, descrizioni al limite dell’assurdo (case-giostre con i cavalieri dell’apocalisse che prendono vita e vecchiette mangiate da draghi giganti sono solo alcune delle situazioni NORMALI con cui il lettore entra in contatto molto prima di aver capito quello che sta succedendo) e personaggi che, descritti esclusivamente tramite il punto di vista di Laken, risultano inaffidabili e a volte al limite del bipolarismo. Io ho apprezzato moltissimo lo stile, che da spessore, proprio anche grazie a questa scrittura non sempre comprensibile, alla vicenda ma mi rendo conto che non tutti potrebbero pensarla allo stesso modo.

Secondo me il romanzo vale la pena essere letto ma viene quasi sempre classificato in maniera erronea: piuttosto che un romanzo di narrativa lo descriverei come romanzo weird o, se proprio non si vuole toccare questa categoria, thriller psicologico.
A me è piaciuto moltissimo ma, siccome può essere molto disturbante sotto certi aspetti, lo approccerei con la dovuta calma. Per me vale un bel 8.5/10: la difficoltà iniziale inficia il voto perché, lo ammetto, ho dovuto fare uno sforzo molto grande per decidere di non abbandonare la lettura. L’originalità del testo sta nel suo essere completamente al di là di schemi prevedibili e la bravura dell’autrice si ritrova, invece, nella sua capacità di accompagnare il lettore in uno di posti più difficili da esplorare in letteratura: l’anima umana.

*Volpe

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Tutte le feste…~ Booktag

… si porta via!
Anche quest’anno è arrivata l’Epifania che, secondo la tradizione, tutte le feste si porta via (o almeno ci prova considerdo che i più fortunati hanno ancora due giorni di vacanza prima di tornare ai rispettivi luoghi di lavoro).
Per festeggiare con chi ancora è in vacanza e consolare chi, invece, lavorerà anche oggi, abbiamo pensato di proporvi questa booktag dedicata alle festività dell’anno. Siete pronti? Ovviamente, come sempre, aspettiamo anche le vostre risposte!

1. #NATALE – una raccolta di racconti
JO: Le dame di Grace Adieu di Susanna Clarke
VOLPE: Cronache dalla Val Lemuria di Cristiano Demicheli

2.#EPIFANIAun romanzo con protagonista una o più streghe
JO: Raven Boys di Maggie Stiefvater
VOLPE: Io, Tituba, strega nera di Salem di Maryse Condé

3. #SANVALENTINO- un romanzo con una bella storia d’amore
JO: Promettimi che ci sarai di Carol Rifka Brunt
VOLPE: La maledizione del re lupo di Tessonja Odette

4. #HALLOWEEN- un libro con la copertina nera
JO: La collina dei conigli di Richard Adams
VOLPE: Il mago di Somerset Maughman

5. #1MAGGIO- un libro che non hai finito
JO: La bastarda degli Sforza di Carla Maria Russo (l’ho finito, ma ho saltato interi capitoli)
VOLPE: Un giardino semplice di Paolo Perjone

6. #FERRAGOSTO- un libro da leggere tutto d’un fiato
JO: Il grande quaderno di Agota Kristoff
VOLPE: Organica di Laura Marinelli

7. #PASQUA- un libro che ti ha sorpres*
JO: Promessa di sangue di Brian McClellan
VOLPE: Città di spettri di Victoria Schwab

8. #CAPODANNO- una romanzo che è il primo di una saga
JO: Educazione Siberiana di Nicolai Linin
VOLPE: Una Corte di Rose e Spine di Sarah J. Maas

9. #ONOMASTICO (JOLLY) – Un libro scritto in prima persona
JO: Hunger Games di Suzanne Collins
VOLPE: L’apprendista Assassinio di Robin Hobb

Mercoledì ~ Streaming and Pajamas

.: TRAMA :.
Perspicace, sarcastica e… un po’ inquietante, Mercoledì Addams indaga su una serie di omicidi mentre conosce nuovi amici e rivali alla Nevermore Academy.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

E va bene: parliamo di Mercoledì.
Ennesima serie tv Netflix, Mercoledì riposta sugli schermi la famiglia più grottesca mai vista in televisione o al cinema (siamo tutti concordi sull’ignorare il film d’animazione uscito qualche anno fa? Ottimo).
L’esordio di Tim Burton nel fantastico mondo delle serie tv lascia un po’ delusi, e, personalmente, ho trovato la produzione priva di quel quid che mi ha fatto apprezzare le sue precedenti opere. Ciò che è certo è che, se se la collaborazione Burton-Ortega continuerà, presto potremmo assistere alla ascesa della nuova Helena Bonham Carter.
A differenza delle classiche famiglie del mulino bianco solitamente rappresentata in televisione, la famiglia Addams si distingue fin dalla sua nascita per i tratti gotici e le caratteristiche macabre al limite dell’horror. Con questo presupposto, viene facile pensare che Burton abbia trovato pane per i suoi denti, e, invece, si resta amareggiati da una regia che non ha (quasi) niente di burtoniano.
Parlando di trama e personalizzazione dei personaggi è doveroso fare una precisazione: la serie tv è chiaramente pensata per un pubblico giovane e, tenendo in considerazione il target a cui è rivolta, in generale Mercoledì risulta essere un buon prodotto che non spicca per sagacia, ma nemmeno così banale da risultare un’offesa all’intelligenza dell’adolescente medio.
Per gli spettatori (con gusti) più adulti, invece, la produzione si dimostra senza infamia e senza lode: fin dal secondo episodio è evidente chi sia l’antagonista e, arrivati al finale di stagione, non resta che dire “oh guarda: è come dicevo io”.
Mercoledì e i suoi amici si ritrovano coinvolti in qualsiasi sfortunato evento accada nel raggio di trenta chilometri dalla scuola di Nevermore (una sorta di Hogwarts per sirene, lupi mannari, vampiri e altre creature sovrannaturali dove i ragazzi sono divisi in confraternite segrete (che poi segrete non sono) e gareggiano tra di loro in squadre che hanno i nomi di racconti di Edgar Allan Poe) e la cosa peggiore è che, esattamente come in Harry Potter, la maggior parte delle loro disavventure si conclude nello studio della preside con un “al prossimo errore sei espuls*” senza che ci sia una vera e propria punizione.
Alla fine il personaggio migliore risulta essere Mano: la/il silenzios* aiutante di Mercoledì che comunica attraverso la lingua dei segni (cosa che ho trovato davvero molto carina).

Per concludere: il voto che mi sento di dare alla serie tv è 7.5/10.
Ho molto apprezzato alcune sottigliezze come, per esempio, il cambio cromatico a cui Mercoledì va incontro a sottolineare il suo percorso e la sua lenta ma costante maturazione, così come ho apprezzato la prontezza di spirito di certi personaggi capaci di smettere i panni da semplice spalla per trasformarsi in veri e propri coprotagonisti.
Nonostante queste doverose menzioni, la serie tv non mi ha fatto impazzire e, a differenza di altre che riguarderei volentieri, mi ha lasciato piuttosto indifferente.

*Jo


La lotteria

.: SINOSSI :.

Il racconto di Shirley Jackson intitolato “La lotteria” ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker” nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ho preso La Lotteria, raccolta di racconti di Shirley Jackson edita Adelphi, a causa della prima frase del racconto che dà, appunto, il titolo alla raccolta. “La mattina del 27 giugno…” recita la prosa, ed era proprio una mattina di un 27 giugno quella in cui ho letto questo incipit.
L’ho preso come un segno del destino, ho comprato il libro e l’ho lasciato sulla libreria fino ad ora quando, finalmente, non ho deciso di leggerlo.

Mi aspettavo altro. La sinossi, leggermente fuorviante, mi aveva convinta che la lettura sarebbe stata inquietante, ansiosa, meravigliosamente ottobrina. In realtà è stata una lettura abbastanza leggera: sì, la prosa ha delle componenti ansiose che spingono il lettore a leggere sempre più freneticamente per comprendere cosa stia accadendo. Sì, l’autrice ha uno stile impeccabile, in grado di creare con pochi aggettivi (per fortuna, anche nelle descrizioni Jackson con abusa mai di questo potentissimo strumento) un clima bizzarro, fastidioso.
Eppure non abbastanza, almeno per me, per farmi emozionare davvero. E’ stata una lettura che è rimasta in superficie, che non mi ha colpita e sarà destinata, purtroppo, a perdersi nella memoria piuttosto che a rimanere. Lo considero un vero dispiacere e per questo spero di tornare su questa raccolta tra qualche anno, con meno aspettative, e poterla apprezzare un po’ di più.
Non è un brutto libro, solo che le aspettative erano altissime: presentato come un libro che ha fatto scalpore tanto quanto “La Guerra dei Mondi”, mi aspettavo qualcosa di terribile che mi avrebbe scosso fin nelle ossa e, ovviamente, quando non è stato così la delusione ha preso il posto dell’eccitazione.

So di essermi approcciata alla raccolta con l’animo sbagliato: la scrittura di Jackson è bellissima, la sua prosa immaginifica e in effetti i racconti scorrono velocissimi uno dietro l’altro. Purtroppo, però, non mi hanno emozionata quanto avrei voluto e, siccome sono una lettrice che ama emozionasi, questo rende il libro un po’ meno bello ai miei occhi.
Il voto finale è un 7.5/10. Un voto nella media, tutto sommato. Consiglio di leggere la raccolta senza altissime aspettative, così da poterla, forse, apprezzare un po’ di più.

*Volpe

Città di Spettri

.: SINOSSI :.

Da quando Cass è quasi annegata (sì, va bene, è veramente annegata, ma non le piace ripensarci), è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti… e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma. Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana. Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia. Dove cimiteri, castelli e vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti. E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Città di Spettri, primo volume di una trilogia, racconta delle avventure scozzesi di Cassidy Blake una tredicenne che da quando è quasi morta può vedere i fantasmi e attraversare a suo piacimento la soglia che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
Il libro, un volume molto piccolo che supera le trecento pagine soltanto grazie al formato scelto dalla casa editrice, si lascia leggere e alla fine risulta essere una lettura davvero piacevole. Si tratta di una storia dalle sfumature gotiche e horror ma per ragazzi: questo significa che, anche nei momenti più cupi, il libro non fa assolutamente paura e anzi risulta una lettura piuttosto leggera.

La scritturati Schwab è adatta al pubblico di riferimento: il libro è facile da capire e dinamico tanto che volendo lo si può terminare anche in una sola seduta rendendolo adatto a quei pomeriggi autunnali in cui si ha voglia di una seduta di lettura intensiva e coinvolgente.
I personaggi sono caratterizzati abbastanza bene anche se tutti tendono a scivolare verso un archetipo preciso: Cassidy è il tipico eroe, Jacob la spalla comica, Lara il mentore; e così via. Si tratta comunque di una tendenza non invasiva e non eccessivamente stereotipata che, anzi, aiuta a fissare i personaggi nella memoria del lettore.
Le descrizioni dei luoghi sono abbastanza buone: ho visitato personalmente Edimburgo molti anni fa e, in certi momenti, era un po’ come essere di nuovo lì. Sono comunque scritte in maniera molto semplice, non eccessivamente caratterizzate, quindi se si cerca un romanzo in cui le descrizioni e le atmosfere sono preponderanti sicuramente questo non è la scelta migliore.
Il romanzo è caratterizzato da numerosissimi riferimenti pop, in particolare ai fumetti Marvel e DC e ad Harry Potter: ho trovato la scelta adattissima per rendere il romanzo ancora più interessante e inserito nel contesto contemporaneo. Cassidy è oggettivamente una ragazzina come tutte le altre, ha passioni come tutte le altre e le mostra anche tramite questi piccoli riferimenti che ho trovato azzeccati.

Il romanzo è bello, non memorabile, ma incuriosisce tanto che ho immediatamente deciso di leggere i seguenti. Si tratta di storie piacevoli, semplici e leggere, adatte sia a lettori molto giovani sia adulti che hanno voglia di qualcosa di non impegnativo (io personalmente li ho letti durante la stesura della tesi). Una delle pecche più grandi, però, e che non mi permette di assegnare al libro un voto superiore a 7.5/10 sono i numerosissimi errori di battitura. Non è accettabile che in un libro pubblicato da una grande casa editrice, ma in realtà neanche da una piccola CE, si trovino così tanti errori ortografici!
Ultimo, ma non meno importante, è la tendenza sporadica e spesso assolutamente insensata che ha la protagonista di riferirsi direttamente al lettore. Succede solo in due punti specifici e questo rende l’atteggiamento assolutamente non coerente.

*Volpe

La stirpe e il sangue

.: SINOSSI :.

Vlad III Dracula non si è mai nutrito del sangue delle sue vittime. Radu, nato nel 1442 nel villaggio devastato dai turchi di Murad, sì. Dietro alla leggenda del principe delle tenebre c’è una storia, questa storia di un bambino affetto da una strana anemia. Sopravvissuto all’incendio del villaggio grazie alla madre e alla sorella Anna, crescerà irridendo la morte che sembrava dovesse coglierlo nei primi giorni di vita. I tre, salvati nella foresta da un boiardo violento che li porterà nella sua casa per sottometterli, dovranno rialzarsi facendosi forza l’un con l’altra e infrangendo ogni regola. La loro è la storia di una scalata che rovescia il potere e lo affoga nel sangue. La sopravvivenza come codice morale, l’amore come unica gomena. E a legarli, sopra ogni cosa, il rito del sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La Stirpe e il Sangue, romanzo di Lorenza Ghinelli, è una favola dalle tinte gotiche che prende ispirazione dalle leggende che circondano la figura di Vlad l’impalatore. E’ un libro molto forte il cui cuore è composto da violenza, rabbia e vendetta, tutte emozioni che caratterizzano soprattutto Maria e Anna protagoniste di più della metà della vicenda: mi è piaciuto il modo in cui Ghinelli ha costruito questi sentimenti negativi, soprattutto perché li ha fatti crescere assieme ai personaggi rendendoli sempre più forti e presenti.

Il romanzo presenta una narrazione episodica: il lettore non segue i protagonisti giorno per giorno quanto piuttosto “momento critico dopo momento critico”, a volte anche con salti di anni. La violenza è il centro di questo tipo di narrazione: i capitoli si interrompono e ricominciano seguendo uno schema che vede una quotidianità, bella o brutta che sia, interrotta da un episodio violento che va a costruire o rafforzare il sentimento di odio, rabbia e vendetta che anima i tre protagonisti.
Accanto a questo primo topos c’è, ovviamente, quello del sangue. In questo caso però, al di là della connotazione ovvia di sangue come linfa vitale, vorrei soffermarmi sul sangue visto come sinonimo di famiglia: a plasmare Radu è la presenza costante di Maria e Anna che, con la loro tenacia, proteggono il bambino e gli insegnano non solo ad amare ma soprattutto ad odiare. La famiglia di Radu è composta da tre generazioni di donne ciascuna delle quali gli trasmette una cosa diversa: c’è la “nonna”, un personaggio bizzarro che spiega a Radu come diventare davvero se stesso; la madre che insinua nel bambino furbizia e vendetta; e la sorella che invece rappresenta, oltre che l’odio, la protezione.

I personaggi sono pochissimi: si contano letteralmente sulle dita di una mano o poco più. In generale i personaggi meglio caratterizzati sono quelli femminili: le donne di questo romanzo presentano una forza notevole che si esprime non solo attraverso i loro sentimenti che sono potenti e molto presenti sia in senso negativo che positivo ma anche attraverso le numerose decisioni che sono obbligate a prendere. Sono donne che sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo ed è questa tenacia che insegnerà a Radu come stare al mondo.
I personaggi maschili, al contrario, sono più bidimensionali e caratterizzati quasi tutti dalle stesse pulsioni: sembra che nessun uomo, Radu a parte, possa svincolarsi dalla violenza.

E’ un libro che mi ha presa e ho letto molto velocemente: ho amato rifletterci sopra e trovarmi in compagnia di Anna e Maria che, con la loro forza, si sono scavate un posticino nel mio cuore. La scrittura è ottima, abbastanza onirica e questo stile, unito alle illustrazioni all’inizio di ogni capitolo, fa somigliare questo libro più ad una fiaba che ad un romanzo.
In generale mi sento di dargli 8.5/10 come voto. Avrei preferito una narrazione con personaggi un po’ più diversi tra loro anche se ho apprezzato il protagonismo della parte femminile e la connotazione sia di protettore che di vendicatore che Ghinelli ha dato loro.

*Volpe

Gli occhi del Corvo

.: SINOSSI :.

Occhi di brace brillano nel buio di una notte che sembra eterna. Le voci gracchianti di mille corvi turbano la quiete della tua vita. La figura è accanto a te, appesa ai tuoi pensieri, mostruoso essere che sorge dagli inferi del tuo io. Gli occhi del corvo seguono ogni tuo passo. Ti spiano. Si insinuano nelle cesure tra veglie e sogno. Fanno capolino in un libro. Emergono dall’inchiostro dei sogni. Sono accanto a te e la loro incosciente danza ti conduce alla soglia della pazzia…. o è un mondo nuovo che si apre, come una voragine sotto i tuoi piedi? Gli occhi del corvo raccontano storie. Seminano indizi su quella storta strada e ti sussurrano “seguimi”. A te la scelta… se andare con loro e lasciare che il delirio di quello sguardo danzi dentro di te od opporti, aggrappandoti alla realtà come se fosse l’ancora di salvezza. Un viaggio onirico, affascinante, insensato attraverso le ombre che si agitano nella nostra mente. Sono gli occhi del corvo che rapiscono e ammaliano i tuoi sensi addormentati.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il libro di Duma è complesso, contorto, scritto con l’intento di prendere il lettore di sorpresa già dal primo capitolo: non ci vuole tanto perché il lettore, infatti, si scontri con i repentini cambi di punto di vista che accadono così, senza nessun avvertimento.
Questo richiede una maggiore attenzione durante la lettura, tuttavia non crea confusione: non è difficile comprendere quando il personaggio cambia, basta fare un po’ di attenzione ai segnali che l’autore dà. I diversi punti di vista sono descritti abbastanza bene, le differenze sono in genere notevoli e accompagnate da dettagli del mondo che permettono di identificare i diversi personaggi.
La sola cosa che non ho apprezzato di questa tecnica narrativa è il fatto che i punti di vista a volte siano in terza persona e altre volte, invece, in prima. Per mantenere coerenza avrei puntato su uno dei due, soprattutto considerando il finale.

La trama è complicatissima, ma si svolge quasi del tutto negli ultimi capitoli: infatti dopo una iniziale partenza con il botto, l’autore si arena su alcuni dettagli che fanno procedere la narrazione più lentamente. Una volta superato questo piccolo scoglio, tuttavia, la trama torna ad essere scoppiettante.
I capitoli centrali del libro sono utili, solo che a volte sono ridondanti: in questo caso la tecnica dei diversi punti di vista rema contro l’autore costringendolo a riportare interi paragrafi da un personaggi all’altro.

I personaggi, una manica di adolescenti tra cui spiccano per complessità tre trentenni, sono abbastanza diversi l’uno dall’altro. Non posso dire di averne uno preferito, coinvolti in una macchinazione decisamente più grande di loro, sono tutti ugualmente vittime, o per meglio dire marionette, e quasi nessuno riesce ad agire in maniera concreta per cambiare il proprio destino o quello del mondo.
L’unico personaggio che devo dire mi ha leggermente infastidita è Yamasaki, un giapponese che si muove in una città lontana situata più o meno sulla costa occidentale dell’America. Si tratta di un personaggio egocentrico in cui le caratteristiche principali sono il razzismo e il pessimo: non proprio l’amico che uno vorrebbe avere.

Ammetto che arrivata a metà era estremamente perplessa: troppe cose sembravano strane persino per un libro weird (e, in questo caso, con strane intendo dire assolutamente non credibili neanche nella finzione narrativa). Per fortuna, a rimettere insieme i pezzi e a correggere quelle storture ci ha pensato il finale: gli ultimi capitoli, dedicati alla risoluzione del problema, sono intensi e soprattutto interessanti.
Il voto finale che mi sento di dare a questo romanzo è 7/10. Si tratta di un libro ben scritto che rientra appieno, sia come trama sia come stile di scrittura, nel genere weird. I problemi segnalati sopra, tuttavia, non mi permettono di dare un voto più alto. Consiglio di approcciarsi con una certa apertura mentale a questo romanzo perché i temi trattati non sono sempre politically correct.
Il libro mi ha messo inquietudine e senso di smarrimento. Mi ha fatto perdere durante la lettura, nonostante io non sia riuscita a immedesimarmi in nessuno dei personaggi. Soprattutto, e questo ve lo garantisco, non guarderò mai più i corvi nello stesso modo.

*Volpe

Piccolo nome, grande sangue

.: SINOSSI :.

Chiusi in una casa circondata da un bosco inospitale, due bambini si dicono addio. Sono finiti tra quelle mura perché entrambi sognano gli animali: il protagonista spera di scorgere i loro occhi obliqui dalla finestra e di essere privo di nome; il fratello Leo modella le loro forme nel buio. Ma i due non sanno che perdere la propria umanità è una questione di cuore, di sangue.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

La favola scritta da Riccardo Meozzi racconta di come l’uomo può perdere e allo stesso tempo ritrovare la propria identità. Con una prosa asciutta, costituita da un’ottima aggettivazione e un sapiente uso delle metafore, trascina il lettore, pagina dopo pagina, in un crescendo di inquietudine, orrore e libertà. Meozzi racconta quella che definirei “una storia senza tempo” in cui chiunque riuscirà, almeno un pochino, a rivedersi.
Ambientata in un periodo non meglio definito che sa di contemporaneità solo per la presenza di oggetti come un’automobile, una televisione o dei videogiochi, Piccolo nome, grande sangue fa riflettere in pochissime pagine su temi come la diversità, la mancanza di accettazione e, infine, l’autodeterminazione.

Per raccontare il dramma del suo protagonista senza nome, Meozzi usa uno schema freudiano. Il protagonista, un bambino che si rifiuta di essere chiamato per nome, vive intrappolato in una lotta costante tra il suo es e il suo super io: non riuscendo ad adattarsi alla vita che gli altri hanno deciso per lui ma non potendo accontentare i propri istinti e desideri, finisce per essere schiacciato da entrambi.
Solo nella foresta e con l’aiuto di una vecchia che, pagina dopo pagina, sembra sempre più simile a lui riuscirà a trovare un senso alla sua esistenza.

Nonostante la storia appartenga al genere weird e sia costellata da elementi di fantasia e del folklore italiano, non è, dunque, poi così lontana dalla realtà. Chi può dire con assoluta tranquillità di non essersi mai sentito a disagio tra le convenzioni in cui è costretto a vivere? Chi non ha mai desiderato, cercato e ottenuto di essere finalmente se stesso? Certo nessuno, immagino, desidera quello che il piccolo protagonista vuole e nessuno otterrà la propria libertà nello stesso, strano modo ma questo non significa che non si possa empatizzare con la straneazioni che lui prova a vivere nel nostro mondo.
A mio avviso, il libro merita di essere letto e sento di poterlo giudicare in maniera estremamente positiva. I temi trattati, così come l’attenzione che l’autore ha messo nella creazione del conflitto identitario del protagonistami spingono ad assegnare a questo racconto un 8.5/10. A completare il quadro ci sono le bellissime illustrazioni di Giulia Pex che vengono in soccorso del lettore aiutandolo a vedere la realtà di Meozzi tramite gli occhi stessi dell’autore.

*Volpe

TBR (to be read)~ Booktag

TBR, TBR, TBR!
La lista di libri da leggere è la croce e la delizia dei lettori appassionati e, ovviamente, è sempre infinita. Oggi vogliamo esplorare la vostra TBR (e permettere a voi di esplorare la nostra) con questa breve booktag!

1. #EBOOK- un ebook dalla tua TBR
VOLPE: Stories from the other side, Michela Mosca
JO: Ottone. Il primo dei Visconti di Alex Calvi e Livio Gambarini

2. #ROMANCE – un romanzo con una o più storie d’amore
VOLPE: La moglie di Dante di Marina Marazza, anche se chiamarlo Romance mi fa venire i brividi
JO: non pervenuto

3. #MISTERY – un romanzo con uno o più misteri da risolvere
VOLPE: Notte d’Ottobre di Roger Zelazny
JO: Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton

4. #GIALLO- un romanzo con un’indagine
VOLPE: Morte di una sirena di Rydhal e Kazinski
JO: (al momento) non pervenuto

5. #DISTOPICO- un romanzo distopico
VOLPE: Mondo sommerso di James Ballard
JO: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

6. #FANTASY – un romanzo con elementi fantastici
VOLPE: Le migrazioni dei Draghi di  Francesca Romana D’Amato
JO: Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon

7. #YOUNGADULT- un romanzo per giovani lettori
VOLPE: Una corte di rose e spine di Sara J. Maas, anche se dovete ancora scoprire perché è in tbr.
JO: (al momento) non pervenuto

8. #GENERICO- un saggio
VOLPE: incanto di Michele Bellone
JO: Letteratura palestra di libertà di George Orwell

9. #NARRATIVA- un romanzo che consiglieresti a tutti
VOLPE: Piranesi di Susanne Clark
JO: I viceré di Giovanni de Roberto

Women of Weird

.: SINOSSI :.

“W.o.W. Women of Weird” raccoglie dodici racconti nati dalla penna di tredici autrici italiane che hanno interpretato, ciascuna con il proprio tratto, le tematiche dell’onirico, del bizzarro e del perturbante. Un viaggio nell’ignoto e nell’altrove, terrificante come la tana di una creatura o i meandri di un’astronave. Il volume presenta la copertina della poster artist Sabrina Gabrielli. Prefazione di Viola Di Grado.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Ormai lo avrete capito: il 2022 è l’anno dei racconti e, soprattutto, delle letture Weird. A differenza delle raccolte precedenti (Cronache dalla val lemuria e il libro nero della fame), Women of Weird (chiamato amichevolmente WoW) racchiude i racconti di undici diverse autrici. Questo vuol dire che gli stili e gli argomenti trattati sono tutti diversi: a legare i racconti, infatti, non c’è un tema comune ma soltanto l’appartenenza al genere weird.
Salvo rare eccezioni, devo dire che i racconti mi sono piaciuti tutti: essendo molto brevi è stato facile per me, che di solito mi affezione e fatico a cominciare una storia diversa dopo averne appena conclusa una, saltare dall’uno all’altro senza stufarmi mai di leggere.

In questo caso, una disamina approfondita dello stile delle diverse autrici è non solo inutile ma controproducente: un racconto può piacere più di un altro per tanti motivi e, non essendoci niente a legarli, sarebbe scorretto affermare che uno è migliore o uno peggiore. Quello che posso dire è che il primissimo racconto della raccolta mi ha stupita moltissimo e ha creato, almeno per me, aspettative molto alte: non tutti i racconti che sono venuti dopo, purtroppo, e sono riusciti a raggiungere, almeno per me, lo stesso livello. Questo è ovviamente un parere puramente personale e sono certa che altri lettori abbiano avuto una esperienza diametralmente opposta.
I miei preferiti sono, quindi, in ordine “ricordo la luce”, “la punizione madre”, “Ultimi di noi”, “Gloria di notte”, “l’angolo vuoto è una brutta cosa”. Ho invece trovato che “Sul ponte delle Montagne Rosse” avesse un potenziale più alto come romanzo piuttosto che come racconto: siccome la trama è molto complessa, avrebbe avuto bisogno di molte più pagine per essere sviluppato a pieno e diventare, così, un ottimo testo.

La raccolta è validissima e, secondo me, vale davvero la pena leggerla!
Per quali motivi? Perché in primo luogo si sostiene la letteratura italiana femminile, che è sempre buona cosa; poi, una raccolta di racconti come questa, con storie brevissime e tutte molto diverse, permette di non annoiarsi mai; da ultimo, ma non per importanza, tutti i racconti, anche quelli che posso dire essermi piaciuti un po’ di meno, scorrono a meraviglia e il lettore si trova alla fine in un secondo ma con tanti bei ricordi.
Il voto che mi sento di dare alla raccolta è 8.5/10. Consiglio di leggerlo in vacanza, magari in spiaggia, perché la lettura di racconti brevi si presta molto bene a fare da interruzione tra un bagno e l’altro!

*Volpe