Tenebre e Ossa ~ Streaming and Pajamas

.: SINOSSI :.

In un mondo spaccato in due da un’imponente barriera di eterna oscurità, dove mostruose creature banchettano sulla carne umana, una giovane soldato scopre un potere che potrebbe finalmente unire il suo paese. Ma mentre si sforza per affinare il suo potere, forze pericolose complottano contro di lei. Criminali, ladri, assassini e santi sono in guerra ora e ci vorrà molto più che la magia per sopravvivere.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Netflix è riuscita in un compito a dir poco impossibile : produrre una serie tv basata su una saga che ho amato e farmela piacere.
Basato sia sull’omonimo romanzo di Leigh Bardugo, Tenebre e Ossa è una serie tv fantasy per giovani adulti ma, grazie alle atmosfere dark, alla poliedricità della trama, è adatta a tutte le età. Prima di scrivere questa recensione, infatti, ho convinto due spettatori particolari, che non hanno mai letto i romanzi, a guardare la serie e darmi i loro pareri. Chi? I mie genitori, entrambi sessantenni, che si sono detti soddisfatti e interessati alla trama, tanto che quando hanno scoperto che era stata girata una sola stagione ci sono rimasti un po’ male.

La trama della serie tv ricalca quasi del tutto gli avvenimenti del primo romanzo della saga ma, forse consapevoli che questo avrebbe aggiunto un po’ di pepe alla narrazione, i produttori hanno scelto di raccontare alcuni antefatti della duologia Sei di Corvi. Accanto ad Alina, Mal e l’Oscuro (che ci viene presentato subito con il nome proprio così da spoilerare ai lettori che non hanno ancora finito l’ultimo romanzo una scena abbastanza centrale), infatti, si muovono anche Kaz, Inej, Jesper, Nina e Matthias. In pratica, nonostante io fossi scettica riguardo questa scelta, i produttori hanno ricostruito il passato dei protagonisti di Sei di Corvi e li hanno inseriti all’interno del filo narrativo di Tenebre e Ossa senza sconvolgere la trama principale.
Vi dirò di più: li hanno inseriti talmente bene che, quando ho spiegato ai miei genitori che i Corvi non compaiono nella prima trilogia, sono rimasti del tutto basiti. Ora, non ci resta che scoprire come questi personaggi verranno gestiti nelle stagioni successive, sperando che i produttori siano altrettanto lungimiranti e ugualmente geniali.

La rappresentazione del mondo è molto buona, anche se alcuni particolari, più complessi da rendere espliciti con il solo ausilio di una videocamera, non sono stati esplicitati completamente. Ad esempio, non è stata chiarita a dovere la differenza tra la Magia e la Piccola Scienza dei Grisha, elemento chiave all’interno della trilogia.
In generale, però, Ravka è ben strutturata e lo spettatore riesce a cogliere i riferimenti geografici e ha più o meno chiare le rivalità politiche dei diversi stati che compongono il grishaverse. Una chicca in questa rappresentazione è Ketterdam, il luogo principale delle vicende dei Corvi: complici forse le descrizioni dettagliate della Bardugo, la Ketterdam che è stata portata sul piccolo schermo è esattamente quella che i lettori hanno immaginato leggendo Sei di Corvi.

Mi è piaciuto lo spazio che è stato dato ai personaggi, così come il loro sviluppo.
Jessie Mei Li, l’attrice che ha interpretato Alina, è assolutamente perfetta per la parte: sebbene inizialmente io fossi restia ad accettare scelta, in contrasto rispetto alle descrizioni che ne aveva fatto la Bardugo nei suoi romanzi, il background creato dai produttori regge e, a tratti, l’ho trovato addirittura più credibile rispetto a quello scritto dalla stessa Bardugo. In più, Jessie Mei Li è un’ottima attrice: espressiva sia nel volto sia nel corpo, riesce a dare vita al personaggio di Alina magnificamente.
Soprattutto, riesce a non sfigurare accanto a Ben Barnes che, fatta eccezione di Zoë Wanamaker, è sicuramente l’attore più conosciuto, e più bravo, tra quelli chiamati a dar vita al Grishaverse.
Nei panni dell’Oscuro, Ben Barnes è semplicemente perfetto. Riesce a mostrare la complessità di un personaggio che nei romanzi, scritti in prima persona dall’unica voce di Alina, è solo accennato superficialmente nel suo mistero. La scelta di girare alcune scene dedicate esclusivamente al suo passato è vincente e se sono diventata una sua fan è solo perché nella serie tv sono riusciti a dargli uno spessore che nei libri un po’ manca.
Archie Renaux, Mal nella serie, porta sullo schermo un Mal un po’ diverso da quello che mi sono sempre immaginata. Più giocherellone, forse più umano, anche Mal prende vita slegandosi dalla descrizione che ne fa Alina nei romanzi.
I tre Corvi (Kaz, Inej e Jesper) sono tre ottimi personaggi, i preferiti di entrambi i miei genitori: i tre sono praticamente insperabili e funzionano soprattutto per questo. La trasposizione in serie tv ha messo in luce il forte legame che unisce i primi tre membri della banda e gli attori sono stati molto bravi a mettere in scena questo rapporto. Sono sicura che tutti e tre gli attori siano riusciti a convincere il pubblico con la loro brillante interpretazione.

A mio giudizio, la serie merita un bel 8/10. Non è perfetta: come ho già detto, alcune cose riguardanti soprattutto il finale di stagione le ho dovute spiegare ai miei genitori che purtroppo non avevano i mezzi per capire completamente l’accaduto. In generale, però, la serie riesce ad essere sia fedele al romanzo sia innovativa nei cambiamenti che gli autori hanno fatto. Sicuramente, la scelta di inserire i Corvi così presto nella narrazione ha creato movimento e ha dato una marcia in più ad una trama che altrimenti avrebbe rischiato di essere troppo statica per una serie.
Le atmosfere inquietanti, i continui giochi di luce che richiamano inevitabilmente il contrasto tra luce ed ombra, così come la bravura degli interpreti rendono Tenebre e Ossa un’ottima serie da guardare da soli, con gli amici o con la famiglia.

*Volpe

Sei di Corvi

.: SINOSSI :.

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Non vi è dubbio: la scrittura di Leigh Bardugo in Sei di Corvi è un vero e proprio gioiello. Se tra le pagine di Tenebre e Ossa abbiamo incontrato una scrittrice acerba e con moltissime potenzialità, qui vediamo sbocciare i fiori di un lavoro sicuramente duro e intenso.
Lo stile è ciò che ho preferito del romanzo: le parole sono tutte al posto giusto e creano un ambiente credibile dove personaggi realistici si muovono perfettamente a loro agio. Le descrizioni portano luoghi e persone davanti agli occhi del lettore e gli escamotage letterari con cui l’autrice racconta il passato dei suoi protagonisti sono invidiabili.

In generale, preferisco questo tipo di trama rispetto a quella della trilogia: pieno di azione e ricco di sotterfugi e colpi di scena, Sei di Corvi è un romanzo che non annoia e tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Ambientato nello stesso universo di Tenebre e Ossa, le vicende che compongono Sei di Corvi avvengono temporalmente dopo la trilogia. Sebbene anche da questo romanzo si riesca a capire bene il mondo in cui i personaggi si muovono, è inevitabile che il lettore si faccia qualche piccolo spoiler involontario: per questo consiglierei generalmente di leggere prima la trilogia e approcciarsi dopo alla lettura di questa dilogia.

I sei protagonisti sono descritti abbastanza bene, con l’eccezione di Wylan che immagino avrà una parte un po’ più concreta nel secondo romanzo, ed è impossibile non affezionarsi a ciascuno di loro. Pur essendo molto diversi, si muovono in perfetta armonia e la scelta di dare a ciascuno un tratto distintivo è vincente. In questo romanzo, la Bardugo indugia volentieri sulla caratterizzazione dei suoi personaggi che si finisce per conoscere nel profondo: il passato di ciascun Corvo viene lentamente sviscerato dando al lettore tutti gli indizi necessari a ricostruirne la personalità complessa. Sebbene, come forse tutti quasi, io abbia amato i personaggi di Kaz e Inej, il mio personaggio preferito è sicuramente Matthias: si tratta di un personaggio molto complicato la cui profondità sta nel bisogno di trovare se stesso in un mondo che non fa altro che etichettarlo; i suoi cambiamenti non sono campati per aria e anzi sono il frutto di un lungo lavoro personale che rende Matthias un personaggio molto adulto.
Ecco che quindi arriviamo al problema più grande del romanzo: l’età dei protagonisti. Credo fermamente che la Bardugo abbia scritto Sei di Corvi avendo in mente dei personaggi di circa trent’anni e che, per poter vendere, sia stata obbligata a renderli minorenni. I personaggi hanno una profondità che non si addice a degli adolescenti; un vissuto troppo complesso per essere stato portato avanti in diciassette anni di vita scarsi; sono sostanzialmente troppo adulti.
Trovo che questo sia un vero peccato, perché presentare un romanzo di questo calibro con personaggi anagraficamente più grandi sarebbe stata una bellissima sorpresa per chi, come me, è stanco dei soliti romanzi in cui protagonisti semi adolescenziali risolvono rocambolescamente situazioni impossibili.

In generale, la trama è credibile e ben studiata, nonostante i capitoli precedenti al finale mi siano sembrati un po’ esagerati. Fastidioso è il modo in cui l’autrice, pur usando un narratore interno, ha scelto di tenere il lettore all’oscuro di certe parti del grande piano dei corvi: purtroppo, non sempre questo escamotage è giustificato o credibile.
Sei protagonisti non sono facili da gestire: il fatto che la Bardugo ci riesca dovrebbe già dare un’idea riguardo la sua abilità di scrittrice.
Il romanzo si merita un 8/10. La trama ricca di adrenalina e i personaggi di qualità superiore alla media rendono il romanzo uno splendido libro per ragazzi e non. Chi cerca l’avventura troverà tra le pagine di Sei di Corvi una storia indimenticabile da cui prendere spunto per sognare ad occhi aperti: alla fine del libro, Ketterdam è un luogo riconoscibile, i Corvi diventano veri e propri amici che il lettore desidera conoscere più nel profondo.

*Volpe

Rovina e Ascesa

.: SINOSSI :.

“Disprezza il tuo cuore.” Era quello che volevo. Non volevo più essere in lutto, soffrire per qualche perdita o per i sensi di colpa, o per la preoccupazione. Volevo essere dura, calcolatrice. Volevo essere impavida. Fino a poco prima mi era sembrato possibile. Ora ne ero meno sicura.
L’Oscuro ha ormai esteso il suo dominio su Ravka grazie al suo esercito di creature mostruose. Per completare i suoi piani, gli manca solo avere nuovamente al suo fianco Alina, la sua Evocaluce. La giovane Grisha, anche se indebolita e costretta ad accettare la protezione dell’Apparat e di fanatici che la venerano come una Santa, non ha perso però le speranze: non tutto è perduto, sempre che un certo principe, sfacciato e fuorilegge, sia sopravvissuto, e che lei riesca a trovare la leggendaria creatura alata di Morozova, la chiave per liberare l’unico potere in grado di sconfiggere l’Oscuro e distruggere la Faglia. Per riuscirci, la potente Grisha dovrà tessere nuove alleanze e mettere da parte le vecchie rivalità. Nel farlo, verrà a conoscenza di alcuni segreti del passato dell’Oscuro che getteranno finalmente luce sulla natura del legame che li unisce e del potere che l’uomo esercita su di lei. Con una nuova guerra alle porte, Alina si avvia verso il compimento del proprio destino, consapevole che opporsi all’ondata di crescente oscurità che lambisce il suo paese potrebbe costarle proprio quel futuro per cui combatte da sempre.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Nel cercare le parole giuste per scrivere questa recensione mi sono resa conto che un finale, di qualunque tipo esso sia, è sempre un argomento difficile da trattare.
Rovina e Ascesa mette la parola fine alla storia di Alina Starkov e, per quanto questo finale sia stato dibattuto e osteggiato, l’ho trovato adeguato. Non è né il finale che desideravo, né che il finale migliore mai letto: rispetto all’arco narrativo e all’evoluzione dei personaggi, però, è stato coerente. Solo un particolare, che non rivelerò per evitare spoiler a chi non ha ancora letto il romanzo, mi ha fatto storcere il naso, per il resto è l’unico finale possibile che chiude in modo definitivo la narrazione senza lasciare domande senza risposta o questioni insolute.

Il romanzo si apre esattamente dove si era chiuso quello precedente e le prime pagine sono frenetiche e dinamiche: in questa prima parte il lettore più attento scoverà altre succulente informazioni su Ravka, che però purtroppo non verranno approfondite nel corso della narrazione. Al contrario dei precedenti volumi, questo non soffre della “sindrome dei capitoli intermedi”: la narrazione non rallenta mai, perché anche quando manca l’azione vera e propria il lettore è comunque sommerso da informazioni rilevanti ai fini della trama.
Un colpo di scena dietro l’altro, il lettore viene trascinato fino all’ultima pagina, ed è qui che si nasconde il vero problema del romanzo: la scena risolutiva dura poco più di mezza pagina e manca totalmente l’adrenalina che è stata invece promessa al lettore durante tutto il corso del romanzo. Nonostante ciò, ho amato come l’autrice ha deciso di risolvere la questione della Faglia: non me lo aspettavo affatto e lo ho trovato un espediente adatto alla narrazione che mi ha anche fatta commuovere.

Per quanto riguarda i personaggi, in questo terzo capitolo ho trovato molte conferme. Alina è un personaggio interessante, soprattutto perché esce dallo stereotipo che accompagna quasi sempre le protagoniste dello Young Adult. Ha un carattere ambizioso, determinato e nonostante sia stata portata a credere di essere diversa da chiunque altro, in questo romanzo si rende condo che essere diversi non vuol dire necessariamente dover restare soli.
Mal si conferma come un ottimo amico, comprensivo nonostante continui a faticare per capire Alina fino in fondo: a mio avviso in questo romanzo riuscirà a conquistare anche i suoi detrattori più feroci perché non ne sbaglia neanche una!
L’Oscuro per me è un punto interrogativo: da una parte l’autrice prova a far intravedere al lettore il suo aspetto più umano, dall’altra gli fa compiere azioni deprecabili. Se da una parte questo lo rende un personaggio complicato e dicotomico, dall’altra confonde un po’ il lettore che non sa come approcciarsi al personaggio: essendo il romanzo scritto in prima persona ed essendo che l’Oscuro compare molto poco, non si ha il tempo di capire davvero la sua personalità. Non ho provato rabbia o rancore nei suoi confronti, né tantomeno l’ho trovato intrigante e interessante: mi ha fatto solo una gran pena, lasciandomi anche un po’ indifferente, e temo non fosse quello che l’autrice voleva suscitare nel lettore.
Nikolai, che aveva già conquistato il mio cuore in Assedio e Tempesta, in questo romanzo si conferma come il mio personaggio preferito: finalmente vediamo anche le fragilità che nasconde dietro alla maschera di principe sagace, inventivo e pieno di speranza.
Ad essere onesta tutti i personaggi mi sono piaciuti, in quest’ultimo volume hanno preso spessore e la loro personalità ne è uscita rinvigorita nel bene o nel male.

In generale, penso che il romanzo si meriti un 8/10. La trilogia del Grishaverse si conferma, con il finale di Rovina e Ascesa, come una saga fantasy di qualità. L’autrice inserisce temi all’interno della sua narrazione (per esempio la scoperta di sé; il bisogno di imparare ad amarsi; la forza che nasce dall’accettare ciò che è diverso da noi) che, a mio avviso, sono molto importanti per i ragazzi e rendono il romanzo qualcosa in più di un semplice fantasy.
La Bardugo è migliorata tantissimo nella scrittura: se confrontiamo una pagina di Rovina e Ascesa con una di Tenebre e Ossa la differenza sarà lampante. Nel primo volume della saga la scrittura era “incerta”, un po’ zoppicante e troppo incentrata sui pensieri della protagonista a scapito del contesto; in quest’ultimo volume, invece, il lettore si trova davanti ad una scrittura limpida, interessante e coinvolgente che accosta descrizioni incantevoli all’interiorità della protagonista. Finalmente, mi è sembrato di ritrovare la Bardugo di Sei di Corvi, romanzo che mi aveva stupita soprattutto per lo stile e la chiarezza della scrittura.

*Volpe

The Lives of Saints

.: SINOSSI :.

Liberamente tradotto da Volpe per voi: Immergiti nell’epico mondo dell’autrice di bestseller internali Leigh Bardugo con questa replica finemente illustrata di The Lives of Saints, Istorii Sankt’ya, che comprende le storie dei santi tratte dagli amati romanzi ed oltre. Dalle pagine della trilogia di Shadow and Bone, dalle mani di Alina Starkov alle tue, la Istorii Sankt’ya è un magico dono dal Grishaverse. Queste storie includono miracoli e martiri riguardanti sia santi già noti nella saga, come Sankla Lizabeta delle Rose e Pant Ilya incatenato, sia le strane e oscure storie di Sankta Ursula, Sankta Maradi e The starless Saint.
Questa bellissima collezione include, per ciascuna storia, una meravigliosa illustrazione.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

L’edizione è inglese, al momento non ho trovato informazioni riguardo la pubblicazione in Italia, ma credo non dovremo aspettare molto.
Il libricino, un volume di poco più di un centinaio di pagine in cui brevi storie e incantevoli illustrazioni si alternano, è una riproduzione “fedele” della Istorii Sankt’ya di Alina.
Come molti autori prima di lei, tra i quali figurano Martin e J. K. Rowling, la Bardugo ha deciso di scrivere e pubblicare un libro che è fondamentale per la trama della sua saga regalando ai lettori la possibilità di immergersi nelle leggende inventate per il suo mondo. E’ una pratica che adoro: io, curiosissima riguardo ogni singolo dettaglio degli universi che più mi appassionano, trovo in questi volumi ciò di cui sento di aver bisogno. Scoprire una ambientazione leggendo i romanzi è bellissimo, ma è altrettanto affascinante quando l’autore gioca un po’ con noi lettori lasciandoci immaginare di essere al fianco dei nostri personaggi preferiti ed avere la possibilità di leggere i loro stessi libri.

In generale, non c’è molto da dire: ciascuna storia dura poco più di una pagina ed è accompagnata da una bellissima illustrazione, ossia la ragione per cui ho deciso di acquistarlo cartaceo e non in kindle e la giustificazione di un prezzo tanto alto per un libro così breve. Alcune storie sono più interessanti di altre, ma in generale stimolano tutte la curiosità del lettore che le legge volentieri. Essendo principalmente storie di santi e di martiri immaginari, bisogna approcciarle con il giusto spirito: non ci si deve aspettare storie complesse o arzigogolate ma brevi parabole che raccontano, a volte in modo un po’ criptico, la vita di coloro che sono arrivati a conquistarsi un posto nell’ampio pantheon dei santi del Grishaverse.
Lo stile è abbastanza semplice, del resto è stato scritto per somigliare ad un libro che parla ai bambini: leggerlo in inglese mi ha anche permesso di fare un po’ di esercizio di lingua.

Darei al volume in generale un bel 8/10. Per quanto il contenuto sia “effimero” di per sé, aiuta il lettore a capire meglio il mondo creato da Leigh Bardugo. Essendo questo lo scopo principale del libro, direi che fa il suo lavoro in maniera più che dignitosa. Personalmente, sono rimasta incantata e affascinata dalle illustrazioni che sono, sicuramente, il pezzo forte del volume: non riuscivo a smettere di guardarle, e anche ora che l’ho finito ogni tanto lo riapro per il solo piacere di osservare le illustrazioni.
Ovviamente, quella che volevo vedere maggiormente, e che paradossalmente mi ha delusa di più, era l’illustrazione di Sankt Ilya. Una delle più belle, invece, è quella di Sankta Lizabeta delle Rose.
Il modo “giusto” per leggere questo libricino è gustarselo prima di dormire, lasciandosi cullare dalle storie nate dalla fantasia della Bardugo: La Istorii Sankt’ya ha il sapore della fiaba. Bonus: l’inchiostro con cui hanno stampato le illustrazioni ha un ottimo profumo.

*Volpe

Assedio e Tempesta – Grishaverse

.: SINOSSI :.

“Non sarà sempre così” dissi a me stessa. “Più tempo passerai da libera, più diventerà facile.” Un giorno mi sarei svegliata da un sonno senza incubi, avrei camminato per strada senza timore. Fino a quel momento, mi tenevo stretta il mio pugnale sottile, desiderando sentire il peso sicuro dell’acciaio Grisha nella mano. Ricercata per tutto il Mare Vero, perseguitata dal senso di colpa per le vite spezzate a causa sua nella Faglia d’Ombra, Alina, la potente Evocaluce, sta cercando di ricostruirsi una vita con Mal in una terra dove nessuno è a conoscenza della sua vera identità. Tuttavia, questo dovrebbe averlo imparato, non si può sfuggire al proprio passato. Né, soprattutto, ci si può sottrarre per sempre al proprio destino. L’Oscuro infatti, che non solo è sopravvissuto alla Faglia d’Ombra ma ha acquisito anche un terrificante nuovo potere, è più determinato che mai a reclamare per sé il controllo della Grisha ribelle e a usarla per impossessarsi del trono di Ravka. Non sapendo a chi altri rivolgersi, Alina accetta l’aiuto di un alleato imprevedibile. Insieme a lui e a Mal combatterà per difendere il suo paese che, in balia della Faglia d’Ombra, di un re debole e di tiranni rapaci, sta andando rapidamente in pezzi. Per riuscirci, però, l’Evocaluce dovrà scegliere tra l’esercizio del potere e l’amore che pensava sarebbe stato sempre il suo porto sicuro. Solo lei infatti può affrontare l’imminente tempesta che sta per abbattersi su Ravka e nessuna vittoria può essere guadagnata senza sacrificio. Finché l’Oscuro vivrà – questo Alina lo sa bene – non esisterà libertà per il suo paese. Né per lei. Forse, dopo tanti tentennamenti, è infine giunto il momento di smettere di scappare e di avere paura. Costi quel che costi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Non è facile farmi appassionare ad una saga. Preferisco i romanzi autoconclusivi: quando l’autore mette un punto alla vicenda non si ha lo spettro di un nuovo volume e, con esso, il rischio di un fallimento.
Con il Grishaverse è diverso.
Era una saga che aspettavo di poter leggere da tanto tempo e quando è stata finalmente ripubblicata – il primo volume era stato dato alle stampe, in Italia, qualche anno fa ma non aveva avuto grande successo – non sono riuscita ad aspettare. Mi sento di nuovo la bambina che attendeva trepidante l’uscita del nuovo volume di Harry Potter.
Così, terminato Tenebre e Ossa non vedevo l’ora di avere tra le mani Assedio e Tempesta e adesso scalpito per poter leggere Ascesa e Rovina.

Assedio e Tempesta infrange lo stereotipo secondo cui i secondi volumi di una saga siano pigri, lenti e noiosi: di solito sono di passaggio, una liason tra il primo e il terzo libro. Questo, invece, è scoppiettante.
La prima metà del romanzo è un’avventura continua dove il protagonista indiscusso è Sturmhond, un personaggio che afferra la simpatia del lettore e se la tiene stretta. Gli sono bastate poco più di due righe e una battuta al vetriolo per diventare il mio personaggio preferito (che Genya mi perdoni, lei resta il mio personaggio femminile preferito). La trama rallenta una volta che si raggiunge Os Alta, insomma come sempre i capitoli centrali sono un po’ noisetti, per poi ricominciare più incalzante di prima: non c’è riposo né per i personaggi né per il lettore che resta intrappolato tra gli intrighi di corte e i preparativi per una guerra che si prospetta terribile.
Il mondo della Bardugo si apre davanti al lettore in tutto il suo splendore: come ho già detto nella recensione di Tenebre e Ossa il world building è uno dei punti di forza più grandi del Grishaverse. Le ambientazioni sono incredibilmente variegate e lo spettatore, aiutato dai richiami al nostro mondo, le sente vicine e conosciute; in questo romanzo, la Bardugo si prende anche del tempo per raccontare al suo lettore le culture delle diverse nazioni incuriosendo ancora di più i lettori che, come me, vogliono sapere tutto quello che si nasconde in un mondo tanto ben sviluppato.
Sul fronte trama, dunque, ho poco da ridire: se il primo romanzo era incentrato sulla scoperta del potere di Alina e sulla ricerca del cervo di Morozova, in Assedio e Tempesta troviamo una Alina che sente di dover fare qualcosa in più e “fa del suo meglio” come spesso viene ripetuto da questo o quel personaggio.

“Fare del proprio meglio” è un po’ il leitmotiv del libro: tutti i personaggi hanno i propri interessi e, nonostante la paura e lo sconforto, li portano avanti con tutte le proprie forze. Umanamente, sono personaggi che sbagliano molto.
L’arco narrativo di Alina è il più interessante, e meno male, è la protagonista! E’ ambiziosa e consumata dalla brama di potere, tratto caratteriale che la avvicina inevitabilmente all’Oscuro. Il suo problema è che non ha ancora trovato se stessa ed è un pensiero che si percepisce piuttosto bene nella narrazione: non è una principessa, non è una santa, non è del tutto una Grisha (o meglio, nessuno l’ha mai fatta sentire completamente tale) e non è “normale”. Sembra che nessuno, a parte l’Oscuro, sia in grado di capire come lei si senta proprio perché è diversa da tutti gli altri.
Quindi, Alina è divisa tra il desiderio di potere e il suo temperamento tendenzialmente buono. Non vedo l’ora di capire cosa prenderà il sopravvento nel terzo romanzo, non vedo l’ora di scoprire chi Alina sceglierà di diventare.
L’Oscuro è stato tanto presente nel primo romanzo quanto assente in questo. Oserei dire “per fortuna”: il romanzo, essendo uno Young Adult, tende pericolosamente verso il triangolo amoroso tra Alina, Mal e l’Oscuro e l’assenza di quest’ultimo ha evitato di creare eccessive scenette tragicomiche di gelosia. C’è già Sturmhond a creare screzio tra Mal e Alina nonostante i due siano perfettamente in grado di mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda.
Mal, che all’inizio era un personaggio interessante e con uno sviluppo più maturo e adulto (insomma, una persona che sceglie di lasciare TUTTO alle proprie spalle per la persona che ama è molto adulto, sebbene con scarso amor proprio) scivola nel ridicolo negli ultimi capitoli prima del gran finale, lasciandosi andare ad inutili gelosie e incomprensioni infantili.
Il miglior personaggio del romanzo resta, appunto, Sturmhond che si dimostra colonna portante dell’intera narrazione: sotto la patina di “bello e combina guai” nasconde un uomo che tiene davvero al proprio regno.

Lo stile di scrittura è nettamente migliorato rispetto al primo romanzo della saga: qui, a volte mi dimenticavo che la narrazione fosse in prima persona. Le descrizioni sono molto evocative e il libro fa venire voglia di essere letto.

In generale, mi sento di dare un 8/10 al romanzo. Bisogna tener presente che si tratta di uno Young Adult e che, quindi, il suo pubblico di riferimento sono lettori giovani. Le ingenuità di alcuni personaggi, l’amore un po’ infantile che Mal e Alina provano l’una per l’altro, così come la vecchia storia dell’eletto che deve salvare il mondo rientrano perfettamente nel genere. E’ bello però vedere come la Bardugo tratti questi temi inserendo elementi originali, per esempio la brama di potere della protagonista che sarebbe inconcepibile per un Harry Potter, ed utilizzando escamotage interessanti e innovativi.
Ancora, il mondo della Bardugo è uno scrigno ricco di tesori pronti per essere scoperti: le avventure di Alina possono piacere a tutti i lettori che desiderano un fantasy ben congegnato dove scienza, magia e tecnologia si fondono in un mondo diverso eppure terribilmente simile al nostro.

*Volpe