Letture per non dimenticare – 27 gennaio 2021

Lo strano 2021, figlio di un altrettanto insolito 2020, ci vede ancora chiusi, per senso civico e dovere morale, dentro le mura domestiche; ma non siamo solo noi ad essere stati costretti a cambiare le nostre abitudini: anche lezioni, lavoro e celebrazioni si sono dovute arrangiare per essere svolte in tutta sicurezza.
La Giornata della Memoria 2021 è stata spostata quasi interamente online e, se da una parte questo toglie la magia del contatto umano, dall’altra ci permetterà di partecipare a più di una iniziativa e ascoltare numerose voci che ancora hanno la forza di raccontare.
La memoria non si ferma, non si può fermare: ricordare diventa sempre di più un dovere chi rimane. Ora che i testimoni oculari dell’orrore della Shoah si stanno lentamente spegnendo per la vecchiaia, le loro storie e la loro voce sono ancora più importanti.

Nell’ultimo periodo, molti sono i testimoni che hanno messo le loro storie sulla carta. In questa importante occasione, noi di Arcadia abbiamo ritenuto importante proporvi alcuni titoli.
Leggete, conoscete, ricordate.

Ora che eravamo libere, di Henriette Roosenburg: Sopravvivere alla guerra, alla deportazione e al carcere, scampare a una condanna a morte e ritrovare la libertà tramite un lento e accanito ritorno verso casa, restare in vita per testimoniare e non far dimenticare un’esperienza che ha coinvolto migliaia di resistenti contro la barbarie nazista: tutto questo è Ora che eravamo libere, l’intenso memoir che la giornalista olandese Henriette Roosenburg pubblicò nel 1957 e che, grazie all’immediato successo presso i lettori americani, documentò in modo diretto la Nacht und Nebel, la terribile direttiva emessa nel dicembre 1941 da Adolf Hitler volta a perseguitare, imprigionare e uccidere tutti gli attivisti politici invisi al regime nazista. Nata nel 1916 in Olanda, Henriette Roosenburg aveva appena cominciato l’università quando si unì alla resistenza antinazista. A causa della sua attività come staffetta partigiana prima e giornalista poi, nel 1944 fu catturata, imprigionata nel carcere di Waldheim in Sassonia e condannata a morte. Nel maggio dell’anno successivo, venne liberata assieme ad altre sue compagne di prigionia, iniziando un lunghissimo viaggio per tornare a casa, un’autentica odissea attraverso la Germania sprofondata nel caos di fine conflitto. In mezzo a soldati alleati che presidiano il territorio, nazisti in fuga e tedeschi diffidenti o addirittura ostili perché ancora fedeli al regime, tra innumerevoli astuzie, baratti e peripezie, le protagoniste di questa estenuante via crucis riusciranno alla fine a riabbracciare le proprie famiglie in patria.

La generazione del deserto. Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia, di Lia Tagliacozzo: Lia Tagliacozzo è ebrea, figlia di due sopravvissuti alla Shoah. Quando nel 1938 vennero promulgate le leggi razziali, i suoi genitori erano bambini: durante le persecuzioni il padre si salvò per caso da una retata e restò nascosto in un convento per tutti i mesi dell’occupazione, la madre si rifugiò in un casolare di campagna e poi, dopo la fuga attraverso le Alpi, in un campo di internamento in Svizzera. Ma di tutto questo a casa di Lia si è sempre parlato poco. E lei, da sempre, ha tentato di ricostruire la storia della sua famiglia cucendo insieme le poche informazioni, riempendo i buchi della memoria, indagando tra le omissioni e le rimozioni. Ha scritto tanto, negli anni, trasformando in romanzo le vicende degli ebrei italiani, e ora ha deciso di raccontare la propria storia.

La sola colpa di essere nati, di Liliana Segre e Gherardo Colombo: Liliana Segre ha compiuto da poco otto anni quando, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, le viene impedito di tornare in classe: alunni e insegnanti di «razza ebraica» sono espulsi dalle scuole statali, e di lì a poco gli ebrei vengono licenziati dalle amministrazioni pubbliche e dalle banche, non possono sposare «ariani», possedere aziende, scrivere sui giornali e subiscono molte altre odiose limitazioni. È l’inizio della più terribile delle tragedie che culminerà nei campi di sterminio e nelle camere a gas. In questo dialogo, Liliana Segre e Gherardo Colombo ripercorrono quei drammatici momenti personali e collettivi, si interrogano sulla profonda differenza che intercorre tra giustizia e legalità e sottolineano la necessità di non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più.

Il mio nome è Selma. La coraggiosa testimonianza di una combattente della resistenza ebraica, di Selma Van de Perre: Quando nel maggio del 1940 l’esercito del Terzo Reich invase i Paesi Bassi, la vita di Selma – spensierata studentessa ebrea diciottenne – cambiò per sempre. All’occupazione nazista, infatti, fece immediatamente seguito la persecuzione crudele e sistematica della popolazione ebraica. Allontanati dai luoghi di lavoro, spogliati di ogni diritto e proprietà, braccati dalla Gestapo, dalla polizia collaborazionista e dai tanti delatori, migliaia di ebrei olandesi furono deportati nei campi di sterminio, pagando, fra tutte le comunità dell’Europa occidentale, forse il prezzo più alto della Shoah. Molti, tuttavia, riuscirono a sfuggire alla cattura scegliendo la clandestinità e combattendo nelle file della resistenza. Selma fu una di loro. Per due anni, sotto il nome di «Marga» rischiò il tutto per tutto. Viaggiò come staffetta attraverso l’Olanda, il Belgio e la Francia per raccogliere informazioni, portare ordini, falsificare documenti di identità e tessere annonarie, dare rifugio ai giovani ricercati dai tedeschi. Contribuì alla fuga di centinaia di ebrei verso l’Europa meridionale e la Palestina. Fino a quando, nell’estate del 1944, venne arrestata e deportata, come prigioniera politica, a Ravensbrück, nel principale lager femminile della Germania nazista. A differenza dei genitori e della sorella che, come successivamente scoprì, morirono nei campi di sterminio, Selma riuscì a sopravvivere fino al giorno della liberazione sotto falsa identità. Soltanto a guerra terminata osò pronunciare per la prima volta dopo anni il suo vero nome. Selma. Ora, a novantanove anni, Selma van de Perre ripercorre una delle pagine meno note della storia della Seconda guerra mondiale, quella cioè che vide moltissimi ebrei partecipare attivamente alla lotta contro il nazismo, smentendo ancora una volta il luogo comune, così caro agli antisemiti e ai negazionisti di ieri e di oggi, delle vittime mansuete che si lasciarono condurre docilmente alle camere a gas. Entrando nella resistenza e scegliendo di sopravvivere a ogni costo, Selma, insieme a tanti altri, aveva sfidato la barbarie con la sola arma di cui disponeva, il coraggio. Per poter pronunciare di nuovo il proprio nome. Per dimostrare che all’orrore è possibile opporsi.

Tana libera tutti. Sami Modiano, il bambino che tornò da Auschwitz, di Walter Veltroni: Sami Modiano ha solo otto anni quando viene espulso dalla scuola. Abita a Rodi, all’epoca territorio italiano, dove frequenta la scuola elementare, che adora. Il maestro non gli dà motivazioni, gli dice solo di tornare a casa dal padre che gli spiegherà tutto. Da quel giorno Sami smette di essere un bambino e diventa un ebreo. Con il padre e le sorelle vive con difficoltà le restrizioni delle leggi razziali, arrivate sull’isola senza avvisaglie, fino al rastrellamento dell’intera comunità ebraica avvenuto con l’inganno il 23 luglio del 1944. Sami e la sua famiglia vengono caricati su una nave mercantile e da Atene su un treno. Un mese di viaggio in condizioni disumane verso il campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. In pochissimo tempo perde ciò che ha di più caro al mondo: il padre e la sorella Lucia, con cui era riuscito a restare in contatto scambiando bocconi di pane della propria razione quotidiana. Per due volte viene selezionato dai medici del campo e si salva miracolosamente, come pure sopravvive alla marcia finale e alla fuga dei nazisti dal campo con i prigionieri perché creduto morto. Nella casa in cui trova rifugio e viene raccolto dai sovietici il 27 gennaio 1945 conosce Primo Levi e Piero Terracina. Di tutta la comunità ebraica di Rodi, è stato tra le sole venticinque persone riuscite a salvarsi. Nel 2005 ha trovato la forza di tornare ad Auschwitz, accompagnato da una classe di ragazzi e dall’allora sindaco di Roma Walter Veltroni ed è diventato testimone della Shoah. La sua storia arriva al grande pubblico nel 2018 grazie al docufilm Tutto davanti a questi occhi girato proprio da Veltroni.

Il bambino che non poteva andare a scuola, di Ugo Foà: Quando vengono promulgate le leggi razziali, nel 1938, Ugo ha 10 anni, sta per iscriversi alle scuole medie. Ma all’inizio di settembre, prima che ricominci l’anno scolastico, sua madre gli comunica che, in quanto ebreo, non potrà tornare tra i banchi di scuola. Ugo e i suoi quattro fratelli, e tutti gli ebrei in Italia, non potranno fare sport, lavorare negli uffici pubblici, avere una radio in casa, farsi aiutare da una tata “di razza ariana”, e via via molti provvedimenti che mirano a estrometterli dalla vita sociale, economica e politica del Paese. Il padre di Ugo lavora in Eritrea, manda il denaro per il sostentamento della famiglia rimasta a Napoli; e lì Ugo vivrà i bombardamenti, la fame, gli stenti della guerra, e poi con le Quattro giornate di Napoli, finalmente, l’arrivo degli Alleati e la Liberazione. Per quarant’anni Ugo non ha raccontato questa storia. Poi ha capito che aveva il dovere di testimoniare, soprattutto davanti ai giovani. Adesso gira instancabile le scuole di tutta Italia e racconta la sua vicenda: è la vita di un bambino durante la guerra, un bambino che non può andare a scuola, che quando dà gli esami da privatista deve sedere all’ultimo banco. È il racconto festoso della Liberazione, e quello tragico dei parenti e degli amici deportati. È la storia di un uomo che deciderà di andare ad Auschwitz soltanto nel 2005 e lì, davanti al binario che conduceva ai forni crematori, non potrà fare a meno di inginocchiarsi e dire una preghiera. Il libro, pensato per un pubblico di ragazzi, è corredato da agili schede sui momenti salienti del fascismo e della Seconda guerra mondiale, sulla persecuzione razziale in Italia e Germania, su episodi e personaggi citati nel racconto di Foà. Età di lettura: da 10 anni.

Una merce molto pregiata, di Jean-Claude Grumberg: Questa è una favola, e come tutte le favole inizia con C’era una volta. C’era una volta un bosco, in cui vivevano un povero boscaiolo e sua moglie. I due non avevano figli, e se l’uomo era contento, perché questo significava bocche in meno da sfamare, per sua moglie il desiderio di un bambino da amare era quasi doloroso. 
Dopo lo scoppio della guerra, perché nelle favole ci sono le guerre, un treno attraversava spesso il bosco. La moglie del boscaiolo era contenta di veder passare quel treno, il marito le aveva spiegato che era un treno merci. Strane merci, più che altro sembravano persone, a giudicare dalle mani che a volte uscivano tra le sbarre per lanciare bigliettini. Poi un giorno quel treno che la donna ormai crede magico le regala una merce molto pregiata, come a voler esaudire il suo desiderio più grande… Perché la cosa che più merita di esistere, nelle favole come nella vita vera, è l’amore donato ai bambini.

Diario, di Anne Frank: Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno del 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del “Diario” subì tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Il testo, restituito alla sua integrità originale, ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.

*Volpe&Jo

Fonte: Pixabay alessandra1barbieri

Sullo scaffale di Arcadia – Giornata della Memoria

Il giorno della memoria è un’appuntamento importantissimo, istituito il  5 novembre del 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU, che ci invita a ragionare e soprattuto ricordare un paragrafo nero della storia del novecento: lo sterminio praticato dai regimi nazista e fascista nei confronti degli ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici.
Noi di Arcadia abbiamo deciso di consigliare ai nostri lettori alcuni libri di grande importanza che potrebbero aiutare i nostri lettori a dedicarsi a questo tema durante questa settimana.
Un grazie speciale a Caterina, che quest’anno ci ha aiutati a portarvi titoli nuovi e di grande spessore.

Bambini (8 -13)

Stelle di cannella di Helga Schneider: Il romanzo racconta il modo in cui le leggi razziali siano arrivati a distruggere anche i legami più spontanei, come l’amicizia tra due bambini.

Il bambino di Noè di Eric-Emmanuel Schmitt: Ispirato ad una storia vera, la vicenda di Joseph rappresenta quella di tutti i bambini di fede ebraica affidati alle attenzioni di quei Giusti che hanno rischiato la loro vita per poterli salvare. Il romanzo verte anche attorno ad una domanda che accompagna il piccolo Joseph per tutta la guerra: “Cosa significa essere un ebreo?”

Auschwitz spiegato a mia figlia di Annette Wieviorka: Le risposte alle domande di un bambino, come spiegare all’innocenza ciò che è stato Auschwitz? 

Ragazzi (14)

La repubblica delle farfalle di Matteo Corradini: Il romanzo racconta le vicende dei giovani della “Repubblica delle Farfalle”, così veniva chiamato il lager di Terezìn, che ogni venerdì sera si riunivano per dar vita ad un giornale, “Vedem”.

Il silenzio dei vivi di Elisa Springer: Il silenzio è ciò che dev’essere spezzato. E spezzare il suo silenzio è ciò che Elisa Springer ha fatto, incapace di dover ancora subire quell’indifferenza di cui lei e altri sopravvissuti sono stati vittima alla fine della guerra. Ha parlato per contrastare chi ancora osava (e osa) negare che certi crimini sono stati commessi, ha parlato per raccontare non solo gli orrori subiti, ma anche la difficoltà di tornare a vivere una vita “normale”.

 – Per questo ho vissuto di Sami Modiano: La testimonianza di Sami parte dalla sua infanzia, vissuta in seno alla comunità ebrea di Rodi ricordata con tanto affetto, fino ad arrivare all’interrogativo che per anni ha destato nell’uomo quasi un senso di colpa per essere sopravvissuto: perché io? La risposta di Sami è decisiva: per raccontare, soprattutto ai giovani, per testimoniare ciò che è stato, perché non avvenga più. 

Adulti

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani: Il romanzo verte sulle vicende del protagonista, l’io narrante di cui non viene mai specificato il nome, negli anni in cui le leggi razziali hanno colpito le famiglie ebree italiane. Il centro della storia è la casa dei Finzi-Contini, una delle famiglie più ricche di Ferrara, e le vicende che ruotano attorno ai suoi componenti, in particolare la figlia Micòl. 

Sonderkommando Auschwitz di Shlomo Venezia: La testimonianza di Shlomo Venezia, lucida e precisa, è un viaggio nel luogo dell’orrore dei campi di sterminio: la camera a gas. Arrivato ad Auschwitz nel 1944, Shlomo è stato assegnato al Sonderkommando, quel gruppo di prigionieri costretti a lavorare quotidianamente con i condannati alla gassazione, guidandoli sin dentro alle porte, frugando tra i loro cadaveri alla ricerca degli ultimi oggetti di valore, e trasportando infine i loro corpi sino ai forni. Accompagnati dalle illustrazioni di David Olère, i ricordi di Shlomo rompono il silenzio, mettendo in luce la totale perdita di umanità – e resta il dubbio su chi non fosse più uomo, se le vittime private di tutto, persino della loro identità, o i carnefici che imponevano tutto questo.

Schindler’s List di Thomas Keneally: Il romanzo da cui è stato tratto l’omonimo film, simbolo della Giornata della Memoria. Protagonista della storia è Oskar Schindler, imprenditore tedesco che durante gli anni della guerra ha salvato la vita di più di mille ebrei, tra uomini, donne e bambini, che lavoravano nella sua fabbrica di Cracovia. Dopo la guerra, Schindler venne nominato Giusto tra le Nazioni.

Giornata della Memoria

All’ingresso del crematorio di Dachau una lapide, con una scritta in tedesco, accoglie i visitatori e li invita con sprezzante durezza a fermarsi e a riflettere su come la gente morisse in quel quadrato di terra nascosto dagli alberi e dalle fabbriche.
Poco più avanti, incisa ai piedi di una statua raffigurante una delle tante vittime senza nome né volto, una seconda scritta “Ai morti l’onore, ai vivi il monito”.

Oggi, come ogni anno, anche noi ci fermiamo: niente giochi, niente foto colorate o spiritose; oggi più che mai vogliamo farci carico dell’impegno che è la Memoria e insieme a voi riflettere, condividere e rileggere la storia passate e presente in modo da poter oggi e per sempre gridare a gran voce “Mai più!”.

A 74 anni dalla fine della II guerra mondiale e dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ricordare cosa è successo è un compito non più riservato ai pochi testimoni diretti ancora invita, ma è un dovere morale urgente e al quale non è possibile sottrarsi.

Mai più.

*Lo Staff

Sullo Scaffale: Libri per capire la Shoah

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Il giorno della memoria è un’appuntamento importantissimo, istituito il  5 novembre del 2005 dall’Assemblea generale dell’ONU, che ci invita a ragionare e soprattuto ricordare un paragrafo nero della storia del novecento: lo sterminio praticato dai regimi nazista e fascista nei confronti degli ebrei, zingari, omosessuali, disabili e oppositori politici.
Noi di Arcadia abbiamo deciso di consigliare ai nostri lettori alcuni libri di grande importanza che potrebbero aiutare i nostri lettori a dedicarsi a questo tema durante questa settimana.
Per comodità vostra, dividerò i libri in tre categoria per dare un’idea di cosa sia più adatto per ciascuna fascia d’età.

BAMBINI (Circa 8 – 13 anni):

“Un Sacchetto di Biglie” di Joseph Joffo: E’ un romanzo autobiografico in cui viene raccontata la storia di due fratelli ebrei, delle discriminazioni subite e del coraggio che li ha portati a fuggire dalla Parigi occupata dai tedeschi fino alla salvezza. Una storia di speranza e maturazione.

“Diario” di Anne Frank: Questo testo è forse uno dei più famosi su questo tema. E’ il diario stilato dalla tredicenne Anne Frank costretta a passare dalla sua quotidianità, fatta di giornate a scuola e amicizie, alla vita da clandestina, ai rischi e alla paura. Nonostante tutto, la ragazza riesce a mostrarci tutta la sua voglia di vivere rendendo il testo un’importante messaggio di speranza.

“Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr: Anna e la sua famiglia sono costretti a lasciare Berlino a causa delle loro origini ebraiche. La bambina, insieme alla casa, agli amici e alla scuola, lascia anche il suo amato coniglio rosa.
La famiglia viaggia per paesi sconosciuti, per città nuove ma, nonostante la paura non si perdono d’animo decisi a restare tutti insieme.

“La Shoah spiegata ai bambini” di Paolo Valentini e Chiara Abastanotti: Come spiegare la shoah a dei bambini? Cominciando dalle cose semplici, da esempi quotidiani e perfettamente comprensibili. In un paese in cui sembra andare tutto bene, è sconvolgente l’arrivo del “generale coi baffi” che comincia a imporre leggi crudeli e restrittive. Ottimo strumento per cominciare a parlare ai bambini di questo spinoso ma importantissimo argomento.

RAGAZZI (circa 14 anni in su): 

“Un bambino piange ancora” di Ursula Rütter Barzaghi: Storia autobiografica basata sulle esperienze dell’autrice il cui padre, violento e dedito al bere, divenne filo-nazista per poi sparire sul fronte russo lasciando di sé un pessimo ricordo. Questo romanzo tratta di ciò che è stato per molti tedeschi il dopoguerra: il risveglio da un incubo, in un paese completamente devastato e da ricostruire, in cui ci si sente il male del secolo e bisogna rimettersi in piedi.

“Il senso del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani.” di Elisa Springer: Se ricordare lo sterminio e gli orrori del nazismo e del fascismo è ormai all’ordine del giorno, meno consueto e soffermarsi a pensare e a notare le ingiustizie che sono intorno a noi all’ordine del giorno. Attraverso il suo racconto di ebrea perseguitata, la Springer ci invita ad avere il coraggio di opporci ad ogni tipo di orrore ed ingiustizia, sia quelle già avvenute sia quelle che avverranno e avvengono.

“La notte” di Elie Wiesel: Cosa accade all’anima di un bambino quando scopre l’esistenza del male assoluto? Questo romanzo ci racconta di uno strazio profondo e ci porta le pene di un bambino del popolo eletto che sente dentro di sé la morte di Dio data dalle persecuzioni e dal dolore.

“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman: Due amici vengono improvvisamente separati. L’uno è figlio di un medico ebreo mentre l’altro è un rampollo dell’aristocrazia tedesca. Sono le nuove leggi istituite dal Fuhrer a costringerli a perdersi di vista completamente, e poi a ritrovarsi in modo tragico ma estremamente significativo.

ADULTI:

“Una luce quando è ancora notte” di Valentine Goby: Mila è una giovane apparente alla resistenza francese e con 400 compagne viene deportata a Ravensbruck. Non conosce niente del campo, né le parole né ciò che l’attende, ma lo scoprire che in quel paesaggio di morte è presente una camera per i neonati le dà la forza di continuare a sperare, per se stessa e per il bimbo che porta in grembo.

“Il silenzio di Abram. Mio padre dopo Auschwitz.” di Marcello Kalowski: Un figlio racconta la commovente esperienza del padre e costruisce tra le sua angosce, gli orrori e il male un ponte per parlare con noi e raccontarci ciò che è sempre difficile capire e immaginare.
Un romanzo biografico che racconta cosa sia il coraggio e dà il giusto spessore alle esperienze di un padre e di milioni di persone.

“Il sacrificio di Eva Izsak” di Januaria Piromallo: E’ la storia vera di un’ebrea ungherese costretta al suicidio da una persona  di fiducia e da cui aveva trovato rifugio insieme ad altre persone perseguitate come lei per via delle loro origini semitiche. Lodevole è il lavoro biografico fatto dall’autrice per ricostruire la vicenda di questa protagonista altrimenti sconosciuta.

“Il bambino di Auschwitz” di Suzy Zail: Ispirato ad una storia vera. Ad un bambino, Alexander, viene dato il compito di domare il nuovo cavallo del comandante.
Il pensiero, la speranza, di guadagnarsi il rispetto dei carcerieri gli danno l’idea di sopravvivere, ma sa anche che se dovesse fallire sarà la fine.

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