Frozen (non) è la Regina delle nevi

Natale si avvicina e, puntuale come un orologio, la Disney arriva nelle sale cinematografiche con un classico d’animazione pensato tanto per i piccoli quanto per i grandi.

La stagione invernale non poteva essere inagurata in maniera migliore e, per meglio preparare gli animi al clima natalizio, le sale cinematografiche si apprestano ad accogliere l’attesissimo sequel di Frozen il regno di Ghiaccio: Frozen il Segreto di Arendelle; che, stando ai rumors e alle notizie estrapolate dalle varie anteprime, dovrebbe risolvere alcuni quesiti lasciati insoluti dal primo capitolo della saga.

Esattamente come nel 2013, quando la voce di Idina Menzel che intonava Let it go aveva eclissato quella di Micheal Buble, mi è capitato di sentire frasi del tipo: “Esce il secondo film sulla favola della regina delle nevi.”

La verità è che Frozen (non) è la Regina delle nevi di Andersen tanto quanto La Sirenetta, Biancaneve , Robin Hood e tutti gli altri classici Disney sono coerenti con le favole e le storie da cui sono stati rispettivamente tratti.
La versione disneyana de La regine delle nevi, si discosta parecchio dalla favola a cui si ispira e, al termine del film, la sensazione è quella di aver visto qualcosa che ricorda solo per ambientazione e nomi il racconto di Andersen.

Schegge di ghiaccio
La storia raccontata da Andersen ruota intorno all’amicizia tra Kai e Gerda: due bambini, dirimpettai che, oltre a condividere il balcone che unisce le loro abitazioni, passano il loro tempo a giocare insieme e a coltivare fiori.
La loro infanzia è felice e spensierata fino a quando, in una notte d’inverno, i due piccoli ascoltano la storia della temibile regina delle nevi e Kai, dopo aver deriso i poteri della sovrana, viene colpito da una scheggia di ghiaccio che lo rende “cieco” e lo fa diventare cattivo.
Solo il coraggio e la fedeltà di Gerda all’amico Kai riusciranno ad annullare il sortilegio della regina delle nevi e a far scogliere il ghiaccio che attenaglia il cuore di Kai.

Nella versione della Disney la vicenda ruota intorno alle due principesse di Arendelle: la città inventata dove è ambientata la storia.
Elsa, la futura regina delle nevi, manifesta fin dai primi minuti del film il suo talento nel creare, per la gioia della sorellina Anna, giochi con la neve e con il ghiaccio.
Anche in questo caso le due bambine crescono felici e spensierate, circondate dall’affetto dei loro cari e da amici immaginari come il pupazzo di neve Olaf, ma la felicità viene spezzata da un incidente che coinvolge le due sorelle e da una scheggia di ghiaccio che, inavvertitamente, colpisce Anna causandole una perdita parziale della memoria.
In seguito all’incidente, e vinta dai sensi di colpa, Elsa si chiude in se stessa e rifiuta ogni contatto con il mondo esterno e con la sorella verso cui dimostra atteggiamenti freddi e distanti anche nei momenti più drammatici.
Questo cambiamento causa, ovviamente, dolore e dispiacere ad Anna che, complice l’amnesia, non riesce a spiegarsi il cambiamento della sorella.

Nonostante coinvolgano due coppie di personaggi completamente diverse, entrambe le versioni sono unite da un leitmotiv e da un elemento che porta ad un cambiamento in uno dei due protagonisti.
Sia Kai che Anna vengono colpiti, anche se per ragioni differenti, da una scheggia di ghiaccio; tuttavia, se nella versione di Andersen è Kai a manifestare un cambiamento in seguito a questo episodio, nel lungometraggio Disney è Elsa a subire una trasformazione e ad allontanarsi dagli affetti per rinchiudersi in una prigione di ghiaccio e solitudine.

Il racconto di Andersen è, dopotutto, una favola e in quanto tale ha degli elementi che la caratterizzano e da cui è impossibile staccarsi senza tradire la natura della narrazione: Kai e Gerda sono i protagonisti impegnati nella lotta contro la cattiva Regina delle Nevi e la negatività di questo antagonista è ben delineata in modo da non confondere il pubblico a cui la favola si rivolge.
Il film della Disney, affrancandosi dalla narrazione classica, propone una versione della Regina delle Nevi differente in cui, la regina Elsa, è protagonista e antagonista di se stessa: una sottigliezza che può sfuggire ai più piccoli, ma non è passata innoservata agli occhi degli spettatori più maturi che hanno apprezzato il conflitto che caratterizza questo personaggio rendendolo, nei limiti del possibile trattandosi di un cartone animato, più umano: Elsa, e in un certo qual modo anche sua sorella Anna, rivoluzionano ulteriormente la visione della principessa Disney portando sul grande schermo donne forti e allo stesso tempo deboli, capaci tuttavia, grazie al sostegno degli affetti, di sfruttare le loro potenzialità al meglio.

La regina delle nevi
Quando Kai viene rapito dalla Regina delle Nevi, Gerda decide di affrontare un lungo e pericoloso viaggio verso il palazzo della Regina nella speranza di riuscire a scogliere il ghiaccio che si è formato intorno al cuore del suo migliore amico.
Ovviamente la piccola riesce nel suo intento e, con le sue lacrime, riesca ad annullare l’incantesimo.

Anche nella versione disneyana una delle protagoniste si imbarca in un pericoloso viaggio alla volta del temutissimo castello della Regina delle Nevi: si tratta di Anna che, decisa a riportare la sorella ad Arendelle, parte alla ricerca di Elsa inaugurando una lunga serie di incontri bizzarri e pericoli scampati in maniera grottesca.
Arrivata al confronto con la sorella, tuttavia, Anna non riesce a raggiungere il proprio scopo e, come se non bastasse la delusione di essere nuovamente abbandonata da Elsa, la ragazza viene colpita al cuore da una seconda scheggia di ghiaccio.

Accusata di aver ucciso la sorella e aver costretto Arendelle all’inverno eterno, Elsa viene arrestata e condannata a morte.
Il ghiaccio, che inizialmente circondava solamente la Regina delle Nevi, ha preso ormai il sopravvento e ogni cosa rischia di essere trasformata in un ghiacciolo.

Frattanto Anna, erronamente data per morta, non ha abbandonato i propri propositi e, sfidando un’ultima volta il potere ormai fuori controllo della sorella, compie un gesto di vero amore nei confronti di Elsa salvandola così non solo dalla morte, ma anche e sopratutto da se stessa.
Trasformata, per via della scheggia che l’ha colpita al cuore, in una statua di ghiaccio, Anna ha dato ad Elsa ciò che le serviva per riprendere il controllo della situazione e così, mentre la regina si lascia andare ad un pianto liberatorio, una lacrima cade sul cuore di Anna sciogliendo il ghiaccio e riportandola in vita.

Anche in questo caso sono evidenti le analogie con il racconto scritto da Andersen: Anna, come Gerda, si imbarca in un pericoloso viaggio, decisa ad affrontare la Regina delle Nevi e ad aiutare sua sorella Elsa che, esattamente come Kai, viene salvata solo da un gesto d’amore gratuito e puro.
Sempre come nella versione che vede protagonisti i piccolo Kai e Gerda, anche in questa versione l’incantesimo del ghiaccio viene sciolto con una lacrima.

Fatte queste considerazioni resta la domanda: Frozen è la storia de La Regina delle Nevi?
Rispetto ai classici Disney a cui eravamo abituati, in cui solo alcuni dettagli venivano modificati o del tutto cancellati per adattare le favole al grande schermo, Frozen ha riscritto la storia de La Regina delle Nevi e, coerente con la filosofia Disney, ha utilizzato l’animazione per mandare al pubblico messaggi ed insegnamenti coerenti con le tematiche e le sfide che la nostra società affronta quotidianamente.
La realizzazione delle donne (tema ripreso ed approfondito in Zootropolis (2016), la crescita personale e il confronto con se stessi e le proprie debolezze e capacità, il valore degli affetti, primo fra tutti la famiglia, sono solo alcuni dei temi su cui Frozen pone l’accento e che, in fondo, rendono meno gravi le vistose differenze con il bellissimo racconto di Andersen.

*Jo

Il drago di Ghiaccio

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IL DRAGO DI GHIACCIO

Autore: George Martin
Anno di pubblicazione: 1980
Casa editrice: Mondadori

.: SINOSSI :.

Adara è una bambina di sette anni, ha sempre vissuto un’esistenza isolata. Presa in giro da tutti, ignorata dalla sua stessa famiglia. Come unico amico un drago di ghiaccio, una leggendaria creatura di quelle terre, che tutti temono, tranne lei. Adara non ricordava quando aveva visto il drago per la prima volta, sembrava avesse sempre fatto parte della sua vita. Ma in una quieta mattina estiva l’arrivo dei draghi di fuoco, venuti per annientare le pacifiche terre dei cittadini, mette fine all’isolamento di Adara. Lei e il suo drago sono l’unica speranza di salvezza.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Prima di avviarsi alla scrittura de le cronache del ghiaccio e del fuoco, George Martin si è dedicato alla stesura di diverse opere: tra queste figura appunto Il drago di ghiaccio.
E’ un racconto semplice, un’ottima favola per bambini.
Mi sono un po’ stupita, infatti, quando lo ho trovato nel reparto Fantasy in mezzo a tutte le altre opere di questo autore, proprio accanto alla sua celeberrima saga: quello non è il suo posto.
Lo stile è semplice, adatto ad una storia della buonanotte, il racconto è estremamente breve e prevedibile per un lettore che abbia più di dieci anni. Questo, ovviamente, non toglie niente alla bellezza del testo.
Le descrizioni sono efficaci, evocative e ben scritte; i personaggi, per quanto poco analizzati a causa della brevità del testo, riescono a lasciare la loro impronta, almeno per quanto riguarda il padre e lo zio di Adara.
Come suo solito, l’autore è riuscito a lasciar trapelare le emozioni da semplici dialoghi, da espressioni del volto o da gesti nascosti e in certi punti mi ha anche fatto commuovere rendendo questa storia d’avventura fantasy ancora più interessante.
Nonostante ciò, questo testo non ha niente a che vedere con il Martin cui tutti sono più o meno abituati e, ripeto, questo testo sarebbe stato meglio nel reparto infantile.

Mi sento di dargli un 7/10, non perché non valga di più, ma perché non è decisamente quello che mi aspettavo. Una piacevole mezz’ora di lettura, ma penso di non averla assaporata appieno senza un bambino pronto per dormire.
Lo consiglio alle mamme che vogliono avvicinare i figli al fantasy, è davvero un ottimo testo!

*Volpe

Gioie d’inverno

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Di tutte le stagioni quella invernale è sicuramente la preferita dai lettori che, con la complicità delle fredde giornate dicembrine, hanno sempre più di una buona ragione per rintanarsi in casa e dedicarsi alla loro lettura.
In occasione del solstizio d’inverno, Bustle ha elencato i motivi per cui la stagione invernale è la preferita dai booklovers.

– LA TANA
La neve e il ghiaccio hanno una loro poesia, questo è innegabile, ma le basse temperature invernali non sono sicuramente uno sprone ad uscire con il rischio di prendersi un brutto raffreddore. Le cupe giornate di dicembre diventano quindi un’ottima occasione per restare rintanati in casa e, nascosti nella propria tana da lettore, coccolarsi con un buon libro e qualcosa di caldo, mentre fuori nevica e si sentono i primi timidi canti natalizi.

– ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS … BOOKS!
Siete ancora indecisi su che regalo fare al vostro amico/a topo di biblioteca? Basterà cercare tra i suoi libri per trovare una nutrita lista di titoli che, per mancanza di tempo o fondi, il nostro booklover non è ancora riuscito ad acquistare.
Per tutti Natale significa regali in arrivo, per un lettore accanito significa libri in arrivo.

– TEMPO PER SE’
Con l’arrivo delle vacanze di Natale si inaugura ufficialmente il periodo ideale in cui dedicarsi con tranquillità ai propri passatempi, siano essi la cucina, il fai da te o l’arte.
Per un lettore le feste sono il momento giusto per dedicarsi totalmente alla lettura e smaltire la pila di libri che si è accatastata nel corso dei mesi.

– LET IT SNOW….LET IT SNOW…LET IT SNOW!
Per gli amanti del freddo c’è un ultimo particolare che rende questa stagione particolarmente lieta: la neve. I lettori invernali amano il ghiaccio, la sensazione dei passi su una candida coltre di neve e tutte quelle sensazioni che solo la stagione fredda può regalare. Questi lettori tutt’altro che “freddolosi” possono contare su moltissimi libri “a bassa temperatura”: romanzi ambientati in inverno o che semplicemente narrano storie che si sviluppano tra le nevi e i ghiacci dei paesi nordici. Da Dickens ai gialli di Nesbo: per chi ama le atmosfere glaciali c’è solo l’imbarazzo della scelta, mentre ai più pantofolai raccomandiamo di dedicarsi a simili letture solo se muniti di una calda coperta e di una bevanda bollente.

*Jo

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