Per chi suona la campana? Il lutto nei romanzi: identikit del personaggio feticcio.

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Nella stesura di una trama capita di trovarsi di fronte a quella che, per uno scrittore, è LA DOMANDA per eccellenza: come, quando e perché uccidere un personaggio?
La morte è un’esperienza traumatica nella vita di una persona, un evento che ci scuote nel profondo e ci costringe a misurarci con la fragilità della vita e con le questioni filosofiche, morali e religiose che, da quando si ha memoria, hanno interrogato l’uomo sul fragile binomio vita/morte.
Ovviamente anche la letteratura si confronta con questa delicata tematica e ogni autore, a modo suo, elabora nelle proprie opere il tema del lutto e della morte togliendo di mezzo in modo più o meno tragico un proprio personaggio, che puntualmente si rivela essere il nostro preferito.
Ma a quali regole si deve attenere uno scrittore per far sì che la morte dei propri personaggi avvenga esattamente al momento appropriato e susciti le giuste emozioni? Ovviamente le scuole di pensiero in questo senso sono tante e alcune anche in contraddizione tra loro.
In questa prima parte ci concentreremo sul personaggio feticcio: lo/a sfortunato/a che viene irrimediabilmente sacrificato sull’altare della letteratura e fa piangere i lettori fino a lasciarli senza lacrime.

Per me la morte di un personaggio deve essere qualcosa che brucia il cuore, non solo un mero step della storia[…]. La morte di una persona nel testo deve trasmettere emozione, far piangere, spaventare.
George R.R. Martin

La morte di un personaggio, maggiore o minore che sia, ha un impatto sull’intera storia e, anche se in minima parte, influenza gli eventi reindirizzandone il corso e tingendo di nuove sfumature la trama e i personaggi rimasti in vita.Un bravo scrittore ha a cuore le emozioni dei suoi personaggi e quelle del lettore perché sa che i sentimenti non sono giocattoli. Malgrado ciò, soprattutto nelle saghe contemporanee si 14408929_301217046908984_541498957_nevidenzia una tendenza a fare stragi di personaggi e per interi capitoli il lettore è costretto a sorbirsi agonie, morti e incidenti fatali che, puntualmente, colpiscono i beniamini, i suoi beniamini, causando la metamorfosi del romanzo da libro a proiettile scagliato contro la parete per la rabbia e la tristezza.

Severus Piton, il sinistro professore di “Harry Potter”, e Rue, la giovane tributo in “Hunger Games” sono solo due dei tanti personaggi immolati sull’altare della letteratura al solo fine di far sciogliere di lacrime i lettori. Queste reazioni sono più che comprensibili e ben note agli scrittori più sadici che, dopo averci presentato un personaggio, averlo sviluppato pienamente facendoci entrare in confidenza con lui come fosse il nostro migliore amico, decidono di eliminarlo dalla storia e ci lasciano con un palmo di naso.
Questa tecnica più che collaudata è usata da scrittori di grande calibro come J.K. Rowling, che soprattutto nell’ultimo capitolo della sua saga ha compiuto una vera e propria carneficina, G.R.R Martin, diventato un serial killer letterario, Suzanne Collins e molti altri apprezzati autori che si avvalgono di questi personaggi feticci per adescare lettori particolarmente sensibili e giocare con la loro emotività.
Un personaggio feticcio è una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma al momento della sua tragica scomparsa la sua scarsa importanza viene smascherata immediatamente da alcuni indizi. Alla sua dipartita, che si presume sia stata tanto straziante per il lettore quanto per i personaggi, la storia non cambia né si riscontrano particolari cambiamenti nei comportamenti dei sopravvissuti. Questo sisma emotivo scuote il lettore, di cui vengono stuzzicatala personalità, ma non ha alcuna conseguenza significativa per la storia.
Davanti a questo lutto, la cui emozione dura giusto il tempo di un capitolo, il lettore si domanda giustamente dove sia il sentimento e l’umanità dei personaggi rimasti in vita che, nel giro di poche pagine, sembrano dimenticarsi completamente del loro compagno d’avventure scomparso o che, cosa ancora più odiosa, ne rispolverano la memoria solo quando vedono minacciati i propri interessi e devono nuovamente convincere i propri alleati a seguirli in qualche assurda impresa.

In questo articolo abbiamo analizzato le caratteristiche del personaggio feticcio, tracciando un identikit utile agli scrittori e ai lettori stanchi di vedere il loro beniamino puntualmente ammazzato.

*Jo

LA REGINA DEI DRAGHI

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LA REGINA DEI DRAGHI

Autore: G.R.R. Martin
Casa editrice: mondadoriAnno di publicazione: 2001

.:SINOSSI:.
Mentre la cometa di sangue continua a brillare nel cielo dei Sette Regni, la Guerra dei Re prosegue senza esclusione di colpi. All’estremo nord, oltre la barriera di ghiaccio, forze oscure stanno facendosi sempre più minacciose e incombenti. Solo Jon Snow, figlio bastardo di lord Eddard Stark, e un pugno di Guardiani della notte, possono difendere il regno degli uomini dall’invasione di barbari e giganti agli ordini del brutale Mance Rayder.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.
Diciamo che andavo abbastanza sul sicuro amando, io, molto la serie ed essendomi letteralmente mangiata i capitoli precedenti.
Adoro il modo che Martin ha di descrivere, specialmente quando si parla di psicologia del personaggio o delle battaglie: i dettagli non si sprecano, le scene di stordimento danno senso di spaesatezza al lettore stesso; si empatizza in modo totale con il protagonista del momento desiderando sapere sempre di più.
La storia scorre bene, a tratti è quasi frenetica, in altri è invece più rilassata. I personaggi sono meravigliosi, specie perchè Martin riesce a descrivere le infinite sfumature dell’animo umano facendoci vedere personaggi buoni e i loro tratti negativi e personaggi cattivi con i loro tratti positivi, cosa a cui io sono molto attaccata.
Ci sono un’infinità di richiami “Storici” che incuriosiscono tantissimo il lettore: vengono citate battaglie o personaggi importanti per il contesto in cui si svolge la vicenda e alle volte si desida di poter aver vissuto in quelle terre di ghiaccio e di fuoco per poter conoscere a propria volta quelle bellissime leggende.

Consiglierei il libro, naturalmente, a chi ha già cominciato la saga, a chi ama il fantasy o si è appassionato alla celeberrima serie televisiva.
Chi, invece, non ha mai amato particolarmente il fantasy potrebbe trovarci un formidabile thriller politico, quindi non lo scarterei a prescindere.
Penso di sconsigliare la saga in generale a chi non ama molto le scene forti o il sangue.
Penso si meriti un bel 9/10, solo perchè non è il capitolo più avvincente della saga.

*Volpe