INTRODUZIONE ALLA FIGURA DI HAYASHI FUMIKO IN RELAZIONE AL ROMANZO BREVE ‘LAMPI’ (1936)

113 anni fa nasceva Hayashi Fumiko 林芙美子 (1903-1951) che è un’autrice di spicco nel panorama letterario giapponese dei primi del ‘900.

Hayashi apparteneva alla terza generazione di scrittrici ‘moderne’, nate dopo la restaurazione Meiji del 1868 per cui il Giappone iniziava una sorta di ‘corsa alla modernizzazione’ assecondando lo slogan fukoku kyōhei 富国強兵 ‘paese ricco e esercito forte’.

Era una modan gāru モダンガール, prototipo della donna ‘moderna’ icona delle emergenti working women audaci e spregiudicate del Giappone degli anni ’20.

Hayashi era ambiziosa e convinta che ogni essere umano fosse padrone del proprio destino.

In effetti fu protagonista di una specie di ‘sogno americano’ di ambientazione nipponica: era una shiseiji 私生児, figlia illegittima nata lontano dalla capitale, motivo per cui il futuro della piccola Hayashi sembrava ormai segnato, per motivi intrinsechi legati alla sua identità.

Eppure nel 1922 partì per Tokyo in cerca di fortuna: che fosse a caccia di riconoscimenti nel campo letterario piuttosto che di una storia d’amore appassionata e autentica, rimase delusa sia sul fronte sentimentale sia su quello lavorativo e passò anni difficili ma senza demordere.

Le sue prime opere furono raccolte poetiche. Con la maturità e diversi viaggi in Europa, di cui si ha memoria nei suoi diari, si avvicinò alla prosa.

Le fu possibile viaggiare perché romanzi fortemente autobiografici come Hōrōki 放浪記 ( diario di una vagabonda, 1930) avevano riscosso un grande successo.

Tuttavia non si dimenticò delle sue origini e delle difficoltà che dovette superare per raggiungere la sua posizione. Nei suoi scritti denunciava la questione della discriminazione di chi è ai margini del sociale per motivi di tipo geografico, di ceto o di genere.

Parlava di solitudine e di romitaggio: li conosceva bene perché li aveva vissuto fin da bambina, quando la madre la portava con sè di nei suoi interminabili spostamenti, in qualità di inconsapevole complice della sua fuga d’amore con il nuovo amante.

Amava tratteggiare con determinazione il carattere delle sue eroine che lottano contro un sistema sentito come retrogrado è profondamente ingiusto specialmente in materia di matrimonio, divorzio e aborto.

La protagonista di Inazuma 稲妻 (lampi, 1936) si chiama Kiyoko e penso che sia una sorta di Hayashi calata nella finzione letteraria di un romanzo breve nel quale risulta particolarmente vivida e realistica l’ambientazione, che oscilla tra Shitamachi e Yamanote, il polo povero e rumoroso e quello ricco e silenzioso della Tokyo dell’epoca.

Kiyoko naturalmente è originaria dello Shitamachi: è donna, è povera ed è una shiseiji dal labbro leporino.

È molto diversa dalle sorelle acquisite: Mitsuko e Nuiko, la cui unica figura che le mette in relazione è la madre Osei, risentono la mancanza di una figura paterna, di una condizione di ‘normale familiarità’ e conducono esistenze vuote e insoddisfacenti sulla traccia dell’esperienza materna, a fianco di uomini che non le soddisfano.

Kiyoko anche solo per una questione di coerenza decide di non volersi sposare e di andare a vivere da sola nella Yamanote. È preoccupata perché non sa quello che le succederà ma si fa forza perché sa che deve superare molte avversità e che deve credere in sè stessa se vuole realizzarsi autonomamente come individuo e come donna: i lampi che illuminano con il loro fragore il cielo notturno si dice rappresentino proprio questo stato d’animo.

*Kafka

Fumiko_Hayashi_1.jpg

Seguici su Facebook!

https://www.facebook.com/Arcadia-lo-scaffale-sulla-laguna-739315502872139/?ref=ts&fref=ts