Madame Claudel è in un mare di guai

MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

Autore: Aurélie Valognes
Casa editrice: Newton Compton
Anno di edizione: 2017

.: SINOSSI :.

Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantatré anni e non gli piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita – ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo –, è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere dall’altra parte dell’oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata Madame Suarez. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all’ipotesi dell’ospizio, non gli resta che accettare l’aiuto di Madame Claudel, un’arzilla signora di novantatré anni, che abita al suo piano. Ma sarà l’arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l’unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per caso, la sinossi vi sembra familiare?
Madame Claudel è in un mare di guai ha, a mio giudizio, due problemi. Il primo è che il titolo ha ben poca attinenza con la trama e il secondo, sicuramente più grave, è che sa di già di letto.
La trama è, infatti, incredibilmente simile a L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, scritto e pubblicato nel 2006, cosa che rendere il romanzo un lungo déjà vu e toglie parte della sua bellezza al romanzo.
Lo stile è fresco, semplice. Non è un romanzo impegnativo quello della Valognes ed è sicuramente adatto a una bella giornata in spiaggia o in giardino. Il tipico libro adatto ad essere messo in valigia, per le vacanze.
E’ leggero e frizzantino, colorato da una certa sfumatura di commedia che rende la lettura piacevole, nonostante tutto.
Arrivando ai personaggi, però, si notano eccessivamente le somiglianze con il romanzo della Barbery: Ferdinand, il protagonista, somiglia eccessivamente a René, la portinaia de L’eleganza del riccio; Madam Claudel è la perfetta controparte di Monsieur Ozu; la piccola Juliette è troppo intelligente per la sua età, e quindi si sente fuori luogo, esattamente come accadeva a Paloma nel sopra citato romanzo.
Insomma, qualche somiglianza la si può tollerare, ma oltre una certa dose diventa problematico.

Non posso dire che mi sia piaciuto, ma non posso neanche dire che non mi sia piaciuto. Resta in un limbo a metà tra il sì e il no.
Se da una parte ci sono ottimi spunti, primo tra tutti gli innumerevoli scherzi di Ferdinand ai quali credo sia stato dato troppo poco spazio, dall’altro ci sono mancanze che considero “gravi”.
Il protagonista sembra cambiare idea dalla mattina alla sera in più occasioni: non c’è un reale motivo perché il suo carattere debba mutare, pare solo seguire esigenze di trama in modo un po’ forzato. Interi capitoli sono dedicati a descrizioni, sicuramente divertenti, ma sterili: ci si aspetta accada qualcosa e invece no, si chiude lì e ci si può anche dimenticare di quel brevissimo episodio.
Ho apprezzato invece lo stile dell’autrice: la Valognes è in grado di alternare comico e drammatico inserendo una spruzzata dell’uno nell’altro e viceversa accompagnando così il lettore in un viaggio drammaticamente divertente fino alla sua conclusione.

Il voto che mi sento di dare a questo romanzo è un 6.5/10. Il romanzo resta nella mente del lettore giusto durante la lettura ma poi sparisce. Lo consiglio per una lettura estiva senza troppo impegno, tiene compagnia.

*Volpe

Seta

SETA

Autore: Alessandro Baricco
Casa editrice: Feltrinelli
Anno: 2012

.: SINOSSI :.

La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. “Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Io vivo nella convinzione che un romanzo debba lasciare qualche cosa, per essere interessante.
Seta di Baricco non mi ha lasciato proprio niente.
E’ molto probabile che il problema sia mio, viste le numerose recensioni entusiaste al romanzo e considerando tutti gli amici che hanno pensato che consigliarmelo fosse una buona idea. Terminato questo romanzo, il terzo per me di questo autore, posso dire che, probabilmente, io e Baricco viviamo su due pianeti diversi e a conti fatti siamo due parallele che non si troveranno mai.
Questo romanzo l’ho trovato noioso.
Solo il fatto che, in poco più di 100 pagine, vi fossero capitoli brevissimi e interi paragrafi identici tra loro mi ha permesso di arrivare fino alla fine.
Non sono riuscita a trovare, tra le pagine di questo romanzo, né l’amore che tanti hanno descritto né alcun tipo di emozione. Lo stile di Baricco, composto da frasi brevi e senza lunghe descrizioni, non permette di arrivare al cuore dei personaggi e i loro sentimenti, così come la loro personalità, restano completamente oscurai al lettore.

Non me la sento di dare a questo romanzo un voto superiore a 4/10, né di consigliarlo. Sicuramente, i fan di Baricco riusciranno a trovare poesia dove io ho letto solo noia.

*Volpe

Leggere è una faccenda da gatti

88116726789788811672678-2-300x452

LEGGERE E’ UNA FACCENDA DA GATTI

Autore: Alex Howard
Casa editrice: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2017

.:SINOSSI:.

Con una zampa bianca e una nera e i suoi baffi eleganti, il Gatto della Biblioteca non è un gatto come gli altri. Al calore di una casa preferisce la biblioteca dell’università di Edimburgo. I libri sono la sua vera passione, oltre al bacon e ai grattini dietro l’orecchio sinistro. È nei libri che trova le rispose ai rompicapo più stravaganti e scopre universali verità filosofiche. Sono le pagine di Nietzsche, Joyce, Shakespeare, Orwell e Heaney a farlo riflettere sulle cose del mondo. Ma soprattutto gli insegnano l’arte di leggere le profondità dell’animo umano e coglierne i segreti più nascosti. Gli uomini, infatti, sono esseri complicati, a volte fragili e ingenui. Eppure, in fondo, desiderano tutti le stesse cose: trovare l’amore, scoprire passioni nascoste, vivere emozioni forti. Da lettore esperto, il Gatto della Biblioteca sa bene che per ognuno di questi desideri c’è il libro giusto…

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Ironico, audace e un po’ sarcastico, il romanzo prende presto un’ottimo ritmo e si lascia leggere con semplicità e velocità regalando qualche buona ora di lettura e pensiero Felino.
Il protagonista del racconto, G.B., ha un caratterino tutto particolare: solitario ma anche volubile come ogni gatto che si rispetti, altezzoso, sarcastico e desideroso di grattini e spuntini, ci accompagna zampa nella zampa attraverso il suo mondo fatto di quotidiano divertimento.
L’autore eccelle nelle descrizioni e nella simpatia, cala un po’ quando si parla di coerenza interna al romanzo. Il punto di vista non è sempre chiaro: in alcun casi sembrerebbe essere quello del felino; in altri sembra di essere accompagnati da un narratore onnisciente. Entrambi i punti di vista sono abilmente descritti, ma il continuo cambio destabilizza un po’ il lettore.
Per portarvi un esempio concreto: il protagonista felino non sa cosa sia una multa, tuttavia quando si guarda attorno è in grado di descrivere l’ambiente circostante tramite metafore che tirano in ballo oggetti non più in uso comune con i quali un gatto non può obiettivamente aver mai avuto a che fare. E’ vero che il romanzo presenta la terza persona e non la prima persona, ma sono piccoli accorgimenti che rendono il tutto più realistico.
Un altro punto un po’ ostico, almeno per me, è il fatto che spesso e volentieri riesco a percepire perfettamente il pensiero dell’autore: egli non tenta neanche di mascherarlo, mette proprio le proprie parole nelle piccole labbra feline di G.B. e, purtroppo, si nota.
E’ nella natura umana dare più peso ai difetti rispetto che ai pregi, ma io tenterò di non farlo perché questo romanzo presenta anche tante piccole chicche per le quali vale la pena ricordarlo.
L’acutezza dell’autore è percepibile in ogni riga: a fine di ogni capitolo il gatto in questione consiglia un romanzo che dovrebbe essere il “riassunto” della sua giornata, più di una volta mi sono trovata a sorridere cogliendo esplicite citazioni o bellissimi richiami dal romanzo in questione.
Come dicevo all’inizio, il romanzo ha davvero un’ottimo ritmo, rallenta quando deve dare l’impressione di immobilità perdendosi in lunghe e bellissime descrizioni e accelera al massimo quando le cose si fanno più movimentate dando davvero al sensazione della frenesia.

Per concludere, penso che questo romanzo si meriti un bell’8/10. Non è uno dei capolavori della letteratura mondiale contemporanea, ma la sua compagnia è stata piacevole e avevo voglia di continuare a leggerlo, a tratti non volevo proprio metterlo via.
Lo consiglio a chi ama i gatti, ovviamente, perché da un buon ritratto della felinitudine, e a chi ha voglia di una lettura piacevole, simpatica e  fresca.

*Volpe

Il bacio più breve della storia

18588691_1031247313678955_2002989706434280689_o

IL BACIO PIU’ BREVE DELLA STORIA

Autore: Mathias Malzieu
Anno: 2015
Editore: Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Parigi, una sera al Théâtre du Renard, l’orchestra suona It’s Now or Never. Una ragazza misteriosa e sfuggevole si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più breve mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.
Riusciranno i due a superare ostacoli e paure e a vivere il loro amore?

“I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi, dentro ci si vede il cuore.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sono ritornata tra le pagine di Malzieu dopo quattro anni di “separazione letteraria”.
La meccanica del cuore, libro con cui mi sono accostata all’autore, ha fatto conoscere lo scrittore francese ai lettori italiani, consacrandolo come best seller e regalandogli un biglietto di solo andata per la notorietà. Ci è voluto un po’ di tempo per osare prendere di nuovo in mano gli scritti di questo artista d’oltralpe, gli anni necessari ad esorcizzare la paura di misurarmi con un testo mal scritto, banale e insipido come quelli che, purtroppo, seguono i capolavori che ci fanno innamorare del/la tal/e scrittore/trice.
Con Il bacio più breve della storia i miei timori sono stati definitivamente scongiurati, spazzati via da una scrittura che ho trovato più matura e coraggiosa, azzardata e giocosa: un vero piacere per gli occhi che, purtroppo, può essere goduto appieno solamente da chi ha la possibilità di leggere il romanzo in lingua originale (Le Plus Petit Baiser Jamais Recensé è il titolo francese dell’opera).
Malzieu è un compositore e la sua indole creativa non lo abbandona nel momento in cui passa dalle note alle lettere, dalla melodia alla frase. Gioca con le parole, accosta termini legati da assonanze e crea neologismi laddove la sua lingua non gli fornisce il termine adatto.
Il libro parla di amore, parla di perdita, di paura e di sesso e lo fa con la delicatezza e spenzieratezza di un poeta innamorato, sconfitto ma non rassegnato davanti all’ennesima delusione. In poco più di cento pagine, l’autore ci presenta personaggi traditi dal cuore, invisibili e ancora innamorati decisi a rischiare il tutto per tutto per guadagnarsi il loro “per sempre felici e contenti” privato. I capitoli sono un susseguirsi di situazioni surreali che hanno per protagonisti agguerriti scoiattoli da combattimento e baci sintetizzati e concentrati in bonbon di cioccolato e vitamina C.
Le ultime pagine, poi, sono un breviario: una raccolta delle poesie e dei pensieri abbandonati dal protagonista qua e là insieme ai suoi amorcerotti per cuori infranti.

Il mio giudizio finale è 9/10: come ho già detto non sono rimasta delusa, ma rispetto al  La meccanica del cuore ho trovato quest’opera leggermente calante.
Malzieu è dotato di un’innata capacità di sintesi e riesce a “sintetizzare” trame, dialoghi e situazioni in libretti da un centinaio di pagine l’uno, creando ogni volta un bel concentrato dove ogni elemento si incastra a perfezione in frasi scorrevoli e piacevoli.
Il libro non delude: diverte, commuove, fa riflettere, sospirare e fa venire voglia di baciare la persona amata.
Il mio unico rimpianto e non conoscere il francese per poterlo leggere in lingua originale, ma devo ammettere che questa mancanza viene colmata dall’abilità della traduttrice, che ha saputo rendere al meglio le composizioni dell’autore senza alterarne il significato.

*Jo

I CANI E I LUPI

i cani e i lupi

I CANI E I LUPI

Autore: Irène Némirovsky
Casa editrice: Adelphi
Anno: 1940
.: SINOSSI : .
Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzine Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.
. : Il nostro giudizio : .

La storia, devo ammetterlo, non è delle migliori, ma sarà sicuramente apprezzata dagli amanti del romanzo rosa.
L’intera vicenda ruota intorno ad Ada Sinner con cui ci si imbarca in un viaggio attraverso le tre fasi della vita: bambina a Kiev, giovane innamorata a Parigi, ed infine madre in una città indefinita dell’Europa orientale.
Attorno ad Ada, come tanti satelliti, ruotano personaggi che accompagneranno questa giovane ebrea senza mai uscire completamente dalla sua vita: protagonisti e spettri di un’esistenza tormentata dalla passione e dal rimorso.

La scrittura della Nemirovsky è poetica, quasi musicale, le descrizioni sono coinvolgenti e lo stile è elegante e raffinato e ben compensa una trama che, per quanto avvincente, potrebbe essere inserita tra i tanti romanzi rosa della letteratura contemporanea.
Le descrizioni sono perfette e le parole sono scelte con la stessa meticolosità con cui un compositore sceglie le note o un pittore le tinte da abbinare.
Forse il paragone più adatto è proprio quello con il mondo della pittura: se “Suite Francese” ci ha regalato pagine musicali, trame che sembrano le parti di un unica opera musicale; “I cani e i lupi” si propone come un ciclo di quadri che, con pennellate vivide e decise, trasportano il lettore ora a Kiev negli ultimi anni dell’ottocento, ora a Parigi nel corso della Grande Guerra e poi, come a chiudere il cerchio, di nuovo nell’Europa orientale dove si svolge l’epilogo della storia.
Il voto che mi sento di dargli è 9/10, l’unica pecca è la trama che, non essendo io un amante del genere rosa, non mi è piaciuta e che, proprio in virtù di questo, mi spinge a consigliare questo romanzo alle amanti del genere e a quanti vogliono perfezionare il loro stile di scrittura e imparare da una degna insegnante come fare delle belle descrizioni.

*Jo

Il libro di Belle

Beauty-and-the-beast-disneyscreencaps.com-356

La Bella e la Bestia“, classico Disney del ’91, è un cortometraggio animato che è entrano nella storia del cinema e nei cuori di una generazione.
Per la prima volta, la Disney puntò su una protagonista femminile che segnava un punto di svolta e una nuova concezione di principessa ed eroina.
Belle, infatti, è tutto tranne la tipica “donzella in difficoltà” (gli amanti della Disney capiranno la citazione): è emancipata, colta, curiosa, coraggiosa e, caratteristica che la rende una tra le protagoniste Disney più amate, lettrice accanita (bisognerà aspettare Jane Porter in “Tarzan” per imbattersi in un’altra topolina di biblioteca).
Proprio un libro, che oltretutto compare solo nei primi minuti del film, racchiude uno dei più grandi misteri del film, un mistero che continua a dividere i fan Disney e che sembra destinato a rimanere irrisolto.

Durante la canzone iniziale Belle si reca dal suo amico libraio per restituire un libro e gli chiede di poter prendere nuovamente in prestito un libro che parla di:

“Posti esotici, intrepidi duelli, incantesimi, un principe misterioso!”

“Far off places, daring sword fights, magic spells, a prince in disguise!” (= Posti lontani, intrepidi duelli, incantesimi, un principe travestito!”

Questa breve descrizione lascia supporre che Belle stia leggendo la sua storia, così come tramandata dalla tradizione europea e che, tra 1700 e 1800, venne riscritta in numerose versioni ricche di dettagli che cambiavano da un autore all’altro.
Nella favola francese Belle è figlia di un mercante che viaggia per il mondo portando alle sue figlie doni meravigliosi finché, per colpa di una tempesta, fa naufragio vicino ad un’isola su cui si erge un bellissimo castello circondato da un giardino ancora più bello.
Non trovando guardie, l’uomo si avventura tre le siepi di questo giardino finché non trova una bellissima rosa rossa che decide di cogliere per sua figlia Belle. Il gesto scatena però l’ira della Bestia che lascia andare il mercante con la promessa di far venire al suo posto la figlioletta.
Da questo punto in poi la storia procede più o meno come ci è stata raccontata dalla Disney: Belle deve rientrare per assistere il padre malato dove viene trattenuta dalle sue sorelle invidiose e questo ritardo fa morire la Bestia di dolore. Solo al suo ritorno Belle scoprirà, una volta dichiarati i propri sentimenti alla Bestia morente, che il mostro è in realtà un principe rimasto vittima di un incantesimo.

L’ipotesi che Belle stia effettivamente leggendo la sua storia sembra essere sempre più accreditata, ma qualche minuto più tardi la giovane, immersa nella lettura, ci svela qualche altro particolare.

“Lei si sta innamorando e tra poco scoprirà che lui è il suo re.”

“She meets prince charming early on, but won’t discover that it’s him till chapter three!” (= lei ha incontrato il principe azzurro, ma non saprà chi sia realmente fino al capitolo tre)

Anche in questo caso i fan sostengono che la storia d’amore in erba sia quella tra la Bella e la Bestia, ma un’altra  ipotesi si è fatta largo proprio in virtù di questa frase che, in lingua originale, suona in modo completamente diverso dalla versione italiana.
Le avventure di Belle sono ambientate nella Francia del 1700 (si suppone nella prima metà del secolo vista la presenza della nobiltà e di un re), lo stesso paese in cui, un secolo prima, Charles Perrault trascriveva la sua versione de “La Bella addormentata nel bosco“(“La Belle au bois dormant“) che narra la vicenda di un’altra principessa, la cui storia è stata resa famosa dall’omonimo classico Disney, costretta a vivere lontana dalla corte senza sapere delle sue origini reali e che, un giorno, incontra un giovane di cui si innamora senza sapere che egli è in realtà un principe.
Per quanto i natali de “La Bella addormentata nel bosco” siano francesi, non è da escludere che l’ambientazione, come spesso accade nelle favole, non faccia riferimento ad alcun luogo reale, ma sia piuttosto “un regno lontano”.
Guardando inoltre l’immagine che Belle mostra alle pecore presso la fontana, vediamo illustrato quello che sembra essere il primo incontro tra due giovani umani, cosa che non sarebbe possibile se la storia in questione fosse appunto “La Bella e la Bestia” perché la trasformazione del principe avviene solamente alla fine del racconto, mentre qui viene inquadrato un capitolo centrale.
Sotto si vede poi una didascalia in cui compaiono alcune parole, appena visibili, in francese (tutte le scritte che compaiono nel lungometraggio e che non hanno alcuna rilevanza per la trama sono, per coerenza al contesto, in lingua francese): parole, appena leggibili, a cui si aggiunge un grafema indecifrabile ma che, nel contesto, potrebbe essere “au“all’interno del titolo “La Belle au bois dormant“, altri hanno ipotizzato che la didascalia sia “Le Prince charmant” un personaggio a cui non è mai stata dedicata nessuna favola e che compare ne “La Bella addormentata nel bosco” con il nome di Principe azzurro (Prince charmant in francese), differentemente dalla versione Disney dove viene chiamato Filippo.
Forse la didascalia non è il titolo della storia, ma solamente un capitolo in cui, appunto, avviene l’incontro tra i due giovani.

Forse non sapremo mai che libro i registi hanno voluto far leggere alla nostra beneamata Belle, con questo breve approfondimento si è cercato di dare una spiegazione al misterioso libro di Belle, ma, e questa è la grandezza delle storie, decidere a cosa credere spetta solo a voi.

*Jo

13227037_799252676878421_2863299580379928696_n

LA MECCANICA DEL CUORE

12654156_739757529494603_229523684858347153_n
LA MECCANICA DEL CUORE

Autore: Mathias Malzieu
Casa editrice: Feltrinelli editore
Anno: 2012

. : SINOSSI : .

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto.

. : Il nostro giudizio : .

Con uno stile a dir poco poetico e a tratti cavalleresco, l’autore riesce a trasportare il lettore in un’avventura ai limiti del fantastico che non fa altro che rivelare le più semplici verità della vita umana.
Il libro presenta personaggi ben delineati con una psiche semplice ma estremamente realistica per l’età dei protagonisti la cui consapevolezza di Sé e del mondo cresce accompagnata a quella del lettore.
Mi sento di attribuirgli un bel 10/10, non ho trovato particolari difetti ed è un libro che rileggerei altre dieci volte con lo stesso coinvolgimento emotivo della prima volta.

.: Booktrailer :.

* Volpe

SUITE FRANCESE

12651217_739436929526663_2387354415853787131_n
SUITE FRANCESE

Autore: Irene Nemirovsky
Casa editrice: Universale Economica Feltrinelli
Anno: 1941 (ed. italiana 2004)

. : SINOSSI : .

“Cosa mi combina questo paese? Osserviamolo freddamente, guardiamolo mentre perde l’onore e la vita” Suite francese è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un poema sinfonico, composto di cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate. è il romanzo della riscoperta della Némirovsky che, dopo mezzo secolo di oblio, viene poi ripubblicata in oltre quaranta lingue. La figlia maggiore, Denise, aveva conservato il quaderno contenente il manoscritto, assieme ad altri scritti della madre, per cinquant’anni senza guardarlo, pensando che fosse un diario, troppo doloroso da leggere. Con sguardo lucido e persino distruttivo, Némirovsky tratteggia implacabile una grande civiltà in sfacelo. Il primo “movimento” difatti racconta in un grande affresco corale l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si spostano con tutto quanto, in un trasferimento di dimensioni bibliche. La seconda parte, invece, descrive i primi mesi dell’occupazione in una piccola città della campagna francese. I protagonisti sono due donne, la vedova Angellier e sua nuora, Lucile, e un ufficiale tedesco, Bruno von Frank. Tra il giovane ufficiale e la sconsolata Lucile scocca una scintilla che presto diventa amore: una vicenda emblematica dello stesso paese che finisce per accogliere i soldati tedeschi come uomini, “dimenticando” la loro natura di nemici.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Irene Nemirovsky è, come si deduce dal titolo, non solo un componimento di trame, ma soprattutto un componimento musicale in cui ogni parte suona una sua melodia insostituibile e necessaria.
Il libro è rimasto, purtroppo, incompleto e questa mutilazione si avverte giunti alle ultime pagine che lasciano quindi un po’ di amaro in bocca e di rabbia sapendo quale triste sorte è toccata ad una mente così sensibile e poetica come quella della Nemirovsky.
L’idea originale dell’autrice era quella di comporre un romanzo di mille pagine suddiviso in cinque parti di duecento parti l’una.
L’occhio di bue del narratore si sposta in continuazione da Parigi, in cui fervono i preparativi per la fuga dai tedeschi, alle campagne francesi in cui trovano riparo i borghesi della capitale e in cui, in seguito all’avanzata nazista, si insediano anche diversi battaglioni della Wermacht.
Ogni parte è un concentrato di poesia e filosofia, riflessioni immortali sulla vita, la morte, l’onore, l’amore e, soprattutto, l’umanità fragile ed insicura davanti ad avvenimenti terribili e immensi come la guerra.
Il nostro giudizio è 10/10 e lo consigliamo a tutti coloro che vogliono immergersi in una storia che parla di guerra, resistenza e speranza.

*Jo