Secret Garden Booktag

Amata dai più romantici e dagli amanti della natura o odiata da chi, purtroppo, soffre di ogni tipo di allergia legata ai pollini e ai fiori; che sia o meno la vostra stagione preferita la primavera sta tornando e quale modo migliore per celebrarla se non dedicarle una booktag?
In questa booktag primaverile ci siamo cimentate nell’abbinare ai nostri fiori preferiti un romanzo. Volete scoprire cosa c’è nel nostro giardino delle letture?

ATTENZIONE: pur parlando di fiori questa booktag non causa attacchi d’allergia, tuttavia è possibile che, in seguito alla lettura dell’articolo, alcuni di voi vengano presi dall’irrefrenabile voglia di correre nella libreria più vicina.

1. #PAPAVERO – Un libro indimenticabile
VOLPE: La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola di Raphaelle Giordano; questo per due motivi: il primo è che è un libro che è arrivato esattamente quando ne avevo bisogno, il secondo è che Annrose ha scelto Promettimi che ci sarai!
JO:
Promettimi che ci sarai di Carol Brunt; so che lo cito almeno una volta a booktag, ma questo libro significa davvero molto per me.

2. #GERBERA– Un libro che ti ha fatto tornare il sorriso
VOLPE: Leggere è una faccenda da gatti di Alex Howard.
JO:
Dove porta la neve di Matteo Righetto.

3. #ZAFFERANO– Un libro dalle tinte “gialle”
VOLPE:  L’uomo di neve di Jo Nesbø
JO:
L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon

4. #ROSABIANCA– Un libro che ha per protagonisti dei bambini e la loro innocenza
VOLPE: La leggenda del cavaliere dei draghi di Cornelia Fake
JO:
La bambina che salvava i libri alias Storia di una ladra di libri di
Markus Zusak

5. #STELLADINATALE– Un libro ambientato in luoghi esotici o lontani
VOLPE: Come addestrare un drago di Cressida Cowell; valgono i luoghi immaginari, no?
JO:
L’utimo cacciatore di libri di Matthew Pearl

6. #FELCE– Un libro che non ti è piaciuto proprio per niente
VOLPE: Qualcosa di Chiara Gamberale; Ho trovato il romanzo senza senso, mancava un vero e proprio filo conduttore o una morale chiara che lasciasse il segno. Mi è parso un tentativo mal riuscito di copiare il Piccolo Principe.
JO: Fluo di Isabella Santacroce; ne avevo in mente un altro, ma considerata la pessima e spropositata reazione che l’editore ha avuto alla recensione che gli ho fatto, ho deciso di non fargli ulteriore pubblicità.

7. #VISCHIO– Un libro che racconta una storia di coraggio
VOLPE: Coraggio! di Gabriele Romagnoli
JO: Una questione privata di Beppe Fenoglio

8. #AGLIOSELVATICO– Un libro che parla di animali o natura
VOLPE: Il peso della farfalla di Erri De Luca
JO:
La fine del mondo storto di Mauro Corona

9. #NARCISO– Il primo libro che hai letto da solo/sola
VOLPE: Le streghe di Roald Dahl
JO: Matilde di Roald Dahl

10. #GLADIOLO– Un libro che ti ha “trafitto” il cuore
VOLPE: Diario di Anna Frank
JO: La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

Molti dei fiori scelti per questo articolo hanno un significato preciso nel linguaggio dei fiori; volete sapere quale? Allora non vi resta che leggere l’articolo dedicato al Linguaggio dei fiori!

Fiori, volti, emozioni – I vincitori

Si è conclusa domenica la seconda edizione del concorso fotografico “Fiori, volti, emozioni”.
Anche quest’anno ci sono stati diversi partecipanti, che hanno contribuito con i loro scatti a riempire la pagina di boccioli, pagine e sorrisi.
La competizione è stata vinta da Devyani Berardi, con un totale di 69 punti, seguita dallo scatto di Annrose Jones, con 68 punti, mentre il terzo posto è stato occupato dagli scatti di Rossana Omodeo Zorini e Unvialealberato, entrambi medaglia di bronzo con 67 punti.
Il premio del pubblico è andato a Rachele Spanu che ha ottenuto il maggior numero di “mi piace”.

Potete trovare le foto che hanno partecipato al concorso sul nostro sito o sulla nostra pagina Facebook nell’apposito album.

*Jo

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FIORI, VOLTI, EMOZIONI – SECONDA EDIZIONE

Sulla pagina la competizione legata al contest fotografico Fiori, Volti, Emozioni – Seconda Edizione è entrata nel vivo! Le foto partecipanti sono state caricate e le votazioni sono già cominciate.

Ovviamente anche voi potete partecipare! Di seguito troverete le foto in gara e cliccando su di esse potrete aprirle direttamente e votarle sulla nostra pagina Facebook.

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Foto di Alastor Maverick

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Foto di Alastor Maverick

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Foto di Giulia De Biasio

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Foto di Rossana Omodeo Zorini

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Foto di Rossana Omodeo Zorini

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Foto di Rachele Spanu

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Foto di Rachele Spanu

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Foto di Rita Di Terlizzi

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Foto di Sofia Montanari

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Foto di Unvialealberato.blogspot

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Foto di Annrose Jones

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Foto di Annrose Jones

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Foto di Devyani Berardi

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Foto di Devyani Berardi

II EDIZIONE DEL CONCORSO “Fiori, volti, emozioni”


Anche quest’anno torna il concorso fotografico a premi della pagina “Arcadia, lo scaffale sulla laguna” in occasione della primavera.
Anche quest’anno il tema del concorso sono i fiori, i lettori e le emozioni che i libri riescono a darci.
I partecipanti possono gareggiare con al massimo due foto che devono rispettare queste regole:

– In ogni immagine deve comparire almeno una PERSONA (non è importante che le si veda il volto), un FIORE o una PIANTA e un LIBRO.
– il fotomontaggio è consentito ma solo se leggero e se funzionale al miglioramento della foto.
– La foto deve essere scattata da voi (l’autoscatto è consentito).
– Non si possono ritrarre minori.
– I soggetti fotografati devono scrivere un messaggio alla pagina ed esprimere il loro consenso alla pubblicazione della foto.
– Le foto DEVONO ESSERE INVIATE TRAMITE MESSAGGIO ALLA PAGINA, per qualsiasi problema lo staff resta a disposizione per chiarimenti e aiuti.

Le foto che non rispetteranno questi punti verranno squalificate immediatamente.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina
– Le foto possono essere inviate alla pagina dal 24 marzo 2017 al 24 aprile 2017.

 

IL VINCITORE

– Il vincitore verrà scelto dai partecipanti che dovranno dare ad ogni foto un voto da 1 a 10, la foto che otterrà più “likes” verrà premiata con il “premio del pubblico”.
– TUTTI I PARTECIPANTI DEVONO VOTARE LE FOTO IN GARA O SARANNO SQUALIFICATI.
– Il vincitore sarà proclamato domenica 30 aprile ed entro quella data si potrà ancora votare la propria foto preferita.
– Il premio messo in palio è un libro, ma le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

Lo staff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna” resta a vostra disposizione per qualsiasi domanda e augura a tutti voi buona fortuna!

Link diretto all’evento:
https://www.facebook.com/events/170286163488587/

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La cripta delle (s)meraviglie

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Londra, si sa, è una città che non smette mai di stupire e che, di tanto in tanto, regala piacevoli soprese agli amanti del fantastico.
Fece scalpore, nel 2004, il ritrovamento di un cucciolo di drago che per anni aveva riposato sotto spirito nel garage di un ex custode del Museo di Storia Naturale londinese, ma se tale scoperta ci ha sbalordito, le meraviglie che troverete nella cripta di Lord Thomas Merrylin vi lasceranno senza dubbio con la bocca aperta dalla sorpresa o dall’orrore, questo lo deciderete voi.

La storia di Thomas Merrylin (1782 -1942), ricercatore e professore di biologia, scienza e di storia naturale esoterica, si intreccia con il mito e sembra l’ennesima trovata di un romanziere del calibro di Stevenson o Wilde.
Figlio di Edward Merrylin, il giovane Thomas crebbe nello stimolante ambiente dell’aristocrazia londinese e fin da giovane affiancò il padre nei numerosi viaggi che egli intraprendeva intorno al mondo per portare alla luce reperti di civiltà antiche e fossili vegetali ed animali di specie estinte da secoli. Erano proprio le bizzarrie che Lord Merrylin e figlio portavano a casa come trofei a spronare i due ricercatori a spingere sempre più in là le loro ricerche, sfidando non solo le leggi della scienza ma anche quelle della morale e della religione.
Alla morte di Lord Edward Merrylin, il figlio concluse in fretta i corsi all’università per poi ritirarsi e continuare gli studi e le ricerche iniziati dal padre.
Negli stessi anni, Oscar Wilde intratteneva i lettori con il romanzo “Il ritratto di Dorian Gray“: un racconto sulla bellezza e l’esoterismo che, sicuramente, gettò una cattiva luce sulla figura solitaria e schiva del giovane Merrylin più interessato ai fossili che ai ricevimenti.
4581352493_fa41037925_oAlla sua naturale riservatezza, che non era di certo ben vista dalla società vittoriana così attenta all’etichetta, si aggiungeva un particolare che ha dell’incredibile: Thomas Merrylin sembrava non invecchiare. Le testimonianze del tempo e le foto che lo ritraggono ci presentano un uomo che pur avendo superato l’ottantina d’anni, sembra dimostrarne la metà.
Poteva la cosa non destare voci e pettegolezzi? Ovviamente no e Lord Merrylin venne accusato dai contemporanei di praticare le arti oscure e di aver stretto un patto con il diavolo, proprio come Dorian Gray, per assicurarsi l’eterna giovinezza.
Fu proprio il diffondersi di queste voci a causare, nel 1899, il fallimento del tour che avrebbe portato in America alcuni dei reperti della collezione Merrylin: un viaggio fortemente voluto dai seguaci del professore, ansiosi di vedere alcune delle meraviglie di cui avevano sentito tanto parlare, ma che purtroppo si fermò molto prima di aver raggiunto la California per via delle accuse di blasfemia che investirono il lord inglese.
Il fallimento di questo tour fu la prova che il mondo non era pronto ad accogliere le rivoluzionarie scoperte di Merrylin che decise di ritirarsi e continuare indisturbato le proprie ricerche e a collezionare reperti da tutto il mondo. Nella biblioteca di famiglia continuò a classificare i resti di civiltà preumane e fossili di creature mitologiche, inoltre, da amante della scienza, teorizzò la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio visitando universi paralleli e, prima ancora che la comunità scientifica si esprimesse al riguardo, teorizzò la meccanica dei quanti.
Di lui non si seppe più nulla fino al 1942, quando un giovane si presentò come Thomas Merrylin all’istituto Tunbridge Orphanage for boys donando agli orfani di guerra la casa di famiglia e quanto conteneva alla sola condizione di non aprire mai la porta dello scantinato e di non vendere la casa.
Le volontà del presunto Lord Merreylin rimasero ascoltate fino al 2006 quando fu decretato l’abbattimento della casa e vennero rotti i sigilli della misteriosa cantina.
Ciò che vi venne trovato era incredibile e raccapricciante allo stesso tempo.
Diari pieni di annotazioni, gli studi di una vita di ricerche e migliaia di reperti, più di 5000 tra specie vegetali e animali a cui si aggiungevano le numerose testimonianze di civiltà che non sembravano essere umane.

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“Memento Mori” custodito presso il Merrylin Museum

Scheletri completi di draghi, feti di licantropi e vampiri, strumenti per la caccia ai demoni, e ancora spiritelli, fate, mummie animali ed umane, specie che sembrano uscite da un romanzo fantasy o da un Penny Dreadful sono solo alcuni dei pezzi che compongono la bizzarra collezione di quello che oggi è diventato il Merrylin Museum. Purtroppo la collezione è chiusa al pubblico, ma sul sito ufficiale potrete vedere tutti pezzi raccolti e mettervi in contatto con l’associazione che ha in custodia la bizzarra collezione di Lord Merrylin.
E se quanto avete visto non vi è sembrato abbastanza raccapricciante, sempre sul sito potrete accedere alla Encyclopædia Obscura e approfondire la vostra conoscenza sull’oscuro mondo dei vampiri e dei licantropi.

*Jo

Per visualizzare la collezione completa, clicca sull’immagine in basso.
SOLO PER STOMACI FORTI!
Le immagini contenute nella gallery potrebbero urtare la vostra sensibilità.

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“Fiori, volti, emozioni”

Sulla pagina la competizione legata al contest fotografico “Fiori, volti, emozioni” è entrata nel vivo! Le foto partecipanti sono state caricate e le votazioni sono già cominciate.

Ovviamente anche voi potete partecipare! Di seguito troverete le foto in gara e cliccando su di esse potrete aprirle direttamente e votarle sulla nostra pagina Facebook.

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Foto di Ines

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Foto di Silvia

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Foto di Silvia

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Foto di Adriana

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Foto di Un viale alberato

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Foto di Adriana

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Foto di Ines

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Foto di Dea

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Foto di Un viale alberato

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Foto di Rossana

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Foto di Sher

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Foto di Sher

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Foto di Annrose

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Foto di Francesca

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Foto di Annrose

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Foto di Rossana

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Foto di Devyani

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Foto di Devyani

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Foto di Ida

Per votare dovete CLICCARE SULLA FOTO e mettere “mi piace” alla foto inserita nell’album della pagina “Arcadia: lo scaffale sulla Laguna”

Colei che ci sostenta e ci governa

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Quando si parla di “Giornata della Terra”, i più scorrono in fretta la pagina certi di trovarsi di fronte all’ennesima predica ambientalista. Convinti di aver già letto e sentito tutto quello che poteva essere detto e scritto sul nostro pianeta. Quella che voglio proporvi non è un bolo rigurgitato e stantio di perle filosofiche di bassa lega. Intendo, piuttosto, condurvi alla scoperta della Terra e della natura attraverso gli occhi dei poeti e della letteratura.

Partendo dagli albori della civiltà incontriamo in quasi tutte le culture e le società antiche il culto della Madre Terra: un essere di sesso femminile solitamente ritratta con un seno prosperoso e il ventre gonfio come quello di una donna in dolce attesa. E’ interessante già da qui iniziare a porre l’attenzione su questo fatto. La terra, in tutte le culture del mondo, è una donna ed è una madre: l’unico essere vivente in grado di generare la vita. L’onore di rappresentare la Madre di tutte le cose spetta alla donna che, in quanto genitrice per eccellenza, ha l’onore di essere anche la personificazione della Grande Madre. A questo punto le mitologie prendono strade diverse ed ognuna crea miti e leggende coerenti con la civiltà da cui è stata partorita. Nel bacino mediterraneo si diffonde il culto di Gea, la madre primordiale nata immediatamente dopo Chaos, progenitrice dei titani e degli dei dell’Olimpo. Una madre che, nella mitologia biblica, e nell’iconografia cristiana viene poi mutuata in Eva, il cui nome significa appunto “Colei che dà la vita”, e nella figura della Vergine Maria.
L’idea di Gea, della Madre Terra, sopravvive per secoli e questo culto, di chiaro stampo pagano, viene inglobato nell’idea del Creato. La narrazione biblica è una delle poche che si distacca dal filone della Madre Terra in favore di un creatore maschile che genera le cose e le rende buone ( Genesi 1,1-25)

1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.6Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». 7Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. 8Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 11E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 12la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.14Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno.20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno.24Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: 25Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

L’idea della natura come “cosa buona” sussiste malgrado la contaminazione del peccato e la corruzione dell’uomo. Il Creatore sostiene tutte le sue creature, le riveste di splendore (come nemmeno i grandi re vestono) e si prende cura di tutte le forme di vita. E’ quindi scontato che San Francesco, nel suo cantico, elogi e ringrazi per tutto ciò che circonda l’uomo.

« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

E’ singolare come all’inizio della storia della letteratura italiana vi sia un cantico che non parla d’amore né di eroiche gesta, ma loda, anzi, canta al creato e a tutto ciò che in esso è racchiuso. Il sole che scalda, le stelle che guidano i viandanti, il vento che fa respirare, l’acqua che disseta, il fuoco che illumina, la terra che sostiene e governa circondandoci di fiori e frutti per il sostentamento nostro e degli animali. Persino la morte, acerrima nemica della vita che qui viene esaltata, trova il suo posto tra questi versi e viene chiamata sorella dal cui abbraccio nessun vivente (uomo, animale o pianta) può scappare. Questa concezione della morte come sorella, come necessaria, può apparire macabra e persino drammatica, eppure è proprio la morte a mandare avanti la vita sulla terra: un cerchio in cui la morte trasforma le cose per preparare il terreno a nuovi esseri viventi e a nuove esistenze.

Facciamo un salto di circa 500 anni ed approdiamo nella poesia di Giacomo Leopardi che, per via della sua cultura illuminista e romantica allo stesso tempo, ha con la natura un rapporto a dir poco conflittuale ma che, in linea di massima, si può decisamente definire di ribellione.
Ella è una tiranna, avida di sofferenze che attende i suoi figli come il serpente a sonagli attende lo scoiattolo che da lui scappa. Ella è crudele, non è una madre, non la si può nemmeno chiamare regina, che già sarebbe un complimento. Per Leopardi, al contrario di San Francesco, il rapporto tra uomo e natura è molto più simile a quello che l’uomo contemporaneo ha con il creato. Sfruttare, combattere, accaparrare gioie nel tentativo fallace di sfuggire agli artigli di forze ben più grandi, che puntualmente arrivano a distruggere ciò che con gli arnesi ormai consumati così difficilmente si è costruito. La natura non è Madre, il suo nome non è più né Eva né Gea, ma può essere chiamata come la prima femme fatal: Lilith. Per un’anima raminga, come quella di Leopardi, la Luna e le stelle, che guidavano i passi di San Francesco e illuminavano la notte, non sono niente più e niente meno che astri silenti, luci fredde e impassibili che non ascoltano né capiscono le domande dell’uomo.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

(Canto Notturno di un Pastore errante dell’Asia – Giacomo Leopardi)

Ovviamente in queste poche righe sono stati tralasciati moltissimi poeti e scrittori che hanno reso omaggio o dichiarato la loro avversione verso la Madre Terra. Come al solito, citare tutti non è possibile e si rischierebbe solamente di fare un guazzabuglio di nomi, versi e parole che non renderebbe onore ai padri e alle madri della nostra letteratura.

*Jo

Il linguaggio dei fiori

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Mi piace iniziare questo articolo con i fiori di quello che credo sia il mio artista preferito insieme a Vincent Van Gogh: Alphonse Mucha; un esponente dell’art nouveau reso celebre non solo dalle sue locandine e le sue stampe, ma anche dalla cura che metteva nel ritrarre gli elementi più semplici della natura come appunto i fiori.

Il linguaggio dei fiori, detto anche florigrafia, è un’arte di origini ottocentesche che si può riassumere con”Dillo con un fiore“. Sbocciato in un periodo storico in cui i contatti tra uomini e gentil sesso erano quanto mai sporadici e limitati, il linguaggio dei fiori prevedeva un autentico vocabolario di fiori e colori che permetteva alle giovani di lasciare ai propri spasimanti dei messaggi eludendo la sorveglianza dei loro chaperon.

Quello del linguaggio dei fiori è stato recentemente riportato in auge dal best seller di Vanessa Diffenbaugh “Il linguaggio segreto dei fiori“, che racconta la storia di una giovane che per esprimersi affida le proprie emozioni ai fiori, a cui qualche anno più tardi è seguito il piccolo vocabolario di Victoria (la protagonista del romanzo) sempre edito da Garzanti.

Ciò che davvero affascina di questo linguaggio tutto floreale è la varietà di sentimenti, emozioni e pensieri che si possono esprimere selezionando attentamente le piante più disparate. Altro fatto interessante è che, diversamente da quanto si possa pensare, questo linguaggio non è affatto andato perduto, ma nel corso degli anni si è arricchito fino a presentarsi con piccole varianti, delle sorte di dialetti che hanno incluso in questo vasto vocabolario anche le varietà meno note e locali sconosciute alle aristocratiche inglesi del periodo vittoriano.

Chi parlava il linguaggio dei fiori? Come è facile intuire quello dei fiori era un linguaggio usato prevalentemente dalle donne, ma per essere davvero efficace doveva essere conosciuto anche dagli uomini che altrimenti non avrebbero saputo decifrare i profumati messaggi che le loro amanti gli lasciavano.9687727492_9d1e6a865f_b Non vi erano particolari occasioni in cui era o meno consentito utilizzare il linguaggio dei fiori: addobbi, monili, boccioli lasciati sul luogo dell’appuntamento; ogni occasione era buona per lasciare i propri messaggi e sfoggiare anche la corretta padronanza di una lingua elitaria e certamente incomprensibile per un operaio. Una famosa scena, in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato, è l’incontro tra Odette e il signor Swann (il protagonista di “Un amore di Swann” di Proust).

Cito:

“Lei aveva in mano un mazzo di cattleya, e Swann vide che sotto la sciarpa di trina aveva nei capelli fiori di quella stessa orchidea puntati a quell’aigrette di piume di cigno. Sotto la mantiglia la vestiva una cascata di velluto nero che, preso su di sbieco, scopriva in un largo triangolo il fondo d’una gonna di seta bianca e lasciava vedere un davantino, pure di seta bianca, all’apertura del busto scollato ove erano infilate altre cattleya”

(“Un amore di Swann” Marcel Proust)

Quello descritto da Proust è l’abito della seduzione e ciò non ci viene suggerito solamente dalla foggia non convenzionale del vestito, ma anche dalla presenza delle orchidee che simboleggiano femminilità e seduzione. Dopo tutto Odette è una femme fatal e da lei non ci si poteva aspettare un fiore diverso dalla bellissima e sensuale orchidea.

La raccolta di poesie “Papavero e Memoria” di Celan è un altro esempio in cui il linguaggio dei fiori viene utilizzato per sottolineare il dovere a ricordare la tragedia della Shoah e le sue vittime. Il papavero è infatti il fiore collegato alla memoria e al ricordo di coloro che ci hanno lasciato. Ha commosso e stupito il campo di papaveri rossi di ceramica (888.246 in tutto, uno per ogni caduto nel corso delle due guerre mondiali) che il governo inglese fece installare intorno alla torre di Londra in occasione del centenario dall’inizio della prima guerra mondiale.

Come ho già detto, il linguaggio dei fiori è una lingua tutt’altro che morta e, soprattutto ora che la comunicazione sta andando incontro a nuovi sviluppi e a nuovi canali e format, è importante tenere in vita questa elegante arte. Sono molte le interpretazioni che vengono date sui fiori e, per ovvi motivi, non posso dilungarmi troppo né dirvi il significato di ogni singolo fiore. Mi limiterò quindi ad elencare quelli più famosi e particolari e, chissà, magari quest’anno potreste organizzare il vostro giardino o terrazzo utilizzando piante “parlanti”.

  • Acacia: amore segreto
  • Aglio selvatico: prosperità
  • Agrifoglio: lungimiranza
  • Albero di Giuda: tradimento
  • Alloro: gloria e successo
  • Aloe vera: dolore
  • Ananas: sei perfetto
  • Anemone: desolazione
  • Angelica: ispirazione
  • Arancio (fiore di): generosità, purezza e bellezza
  • Azalea: passione fragile ed effimera
  • Basilico: odio
  • Begonia: cautela
  • Belladonna: eleganza e fierezza, ma anche (pericolo di) morte.
  • Biancospino: speranza
  • Bocca di leone: presunzione
  • Botton d’oro: ingratitudine
  • Bucaneve: speranza
  • Cactus: amore appassionato
  • Calendula: mi dispiace, dolore
  • Calla: modestia
  • Camelia: il mio destino ti appartiene
  • Camomilla: forza nelle difficoltà
  • Campanella: civetteria
  • Cardo: odio
  • Castagno: rendimi giustizia
  • Cavolfiore: profitto
  • Ciclamino: timida speranza
  • Ciliegio (fiore di): caducità
  • Cipresso: lutto
  • Dafne: non ti vorrei diversa da come sei
  • Dalia: dignità
  • Edera: amore fedele, fedeltà
  • Erica: solitudine
  • Felce: sincerità
  • Finocchio: forza
  • Fiordaliso: beatitudine
  • Fiore di loto: purezza
  • Fragola: perfezione
  • Fucsia: amore umile
  • Garofano comune bianco: dolce ed incantevole
  • Garofano comune giallo: sdegno
  • Garofano comune rosa: non ti dimenticherò
  • Garofano comune rosso: il mio cuore è spezzato
  • Garofano comune striato: non posso essere con te
  • Gelsomino comune: amabilità
  • Genziana: valore intrinseco
  • Geranio chiaro: stupidità
  • Geranio edera: ingegnosità
  • Gerbera: allegria
  • Giacinto bianco: bellezza
  • Giacinto blu: costanza
  • Giacinto viola: perdonami
  • Giglio: regalità
  • Ginestra: umiltà
  • Girasole: false ricchezze
  • Giunchiglia: desiderio
  • Gladiolo: tu mi trafiggi il cuore
  • Glicine: benvenuto
  • Ibisco: bellezza delicata
  • Iris: messaggio
  • Lampone: rimorso
  • Larice: audacia
  • Lattuga: cuore freddo
  • Lavanda: diffidenza
  • Lillà: prime emozioni amorose
  • Limone (fiore di): entusiasmo, discrezione
  • Lupino: immaginazione
  • Maggiorana: rossori
  • Magnolia: dignità
  • Mandorlo (fiore di): indiscrezione
  • Margherita: innocenza
  • Melo (fiore di): tentazione, preferenza.
  • Melograno (fiore di): stupidità
  • Mimosa: sensibilità
  • Mirtillo: cura per le sofferenze del cuore
  • Mirto: amore
  • Mora: invidia
  • Mughetto: ritorno della felicità
  • Muschio: amore materno
  • Narciso: nuovi inizi
  • Nasturzio: amore impetuoso
  • Ninfea: cuore puro
  • Nocciolo: riconciliazione
  • Non ti scordar di me/ Occhi di Maria (o della Madonna): non dimenticarmi
  • Oleandro: attento
  • Orchidea: raffinata bellezza, femminilità, seduzione
  • Origano: gioia
  • Ortensia: distacco
  • Ortica: crudeltà
  • Papavero: ricordo, memoria, prodigalità
  • Passiflora/ fiore della passione: fede
  • Patata: benevolenza
  • Peonia: rabbia
  • Pero (fiore di): affetto, benessere
  • Pervinca: teneri ricordi
  • Pesco (fiore di): il tuo fascino non ha eguali, sono tuo prigioniero
  • Petunia: la tua presenza mi consola
  • Prezzemolo: festosità
  • Primula comune: infanzia
  • Primula maggiore: fiducia
  • Rabarbaro: consiglio
  • Ranuncolo: il tuo fascino è radioso
  • Ribes: il tuo cipiglio mi distruggerà
  • Rododendro: stai attento
  • Rosa arancione: seduzione
  • Rosa bianca: purezza, solitudine
  • Rosa gialla: gelosia, tradimento
  • Rosa pesca: modestia
  • Rosa rosa: grazia
  • Rosa rossa: amore, coraggio, ammirazione
  • Rosa rosso scuro: bellezza inconsapevole
  • Rosa viola: incanto
  • Rosmarino: ricordo
  • Salvia: buona salute, lunga vita
  • Sambuco: compassione
  • Stella alpina: nobile coraggio
  • Stella di Betlemme: purezza
  • Stella di natale: sii allegro
  • Susino: mantieni le promesse
  • Tiglio: amore coniugale
  • Timo: attività
  • Trifoglio bianco: pensami
  • Tulipano: dichiarazione d’amore
  • Ulivo: pace
  • Verbena: prega per me
  • Viola: valore modesto
  • Viola del pensiero: pensami
  • Vischio: supero tutti gli ostacoli
  • Vite: abbondanza
  • Zafferano: attento a non esagerare
  • Zinna: la tua assenza mi addolora.

Ovviamente questi sono alcuni dei fiori che si possono usare per mandare dei messaggi e, per motivi di spazio, mi sono limitata ad inserire i più famosi o quelli più amati, ma la lista è molto più lunga e spulciando in internet troverete sicuramente vocabolari più minuziosi.

*Jo

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.: DELLA STESSA RUBRICA :.

Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

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Pochi lo sanno, ma tra tutte le attività che svolgiamo quotidianamente la lettura e la scrittura sono quelle più innaturali. Eppure ci viene così bene, a differenza del calcolo che per qualcuno è e rimarrà sempre una fatica paragonabile a quelle di Ercole. Probabilmente, sforzandoci un po’, ricorderemo con maggior piacere il momento in cui abbiamo iniziato a padroneggiare l’alfabeto, che non quello in cui abbiamo iniziato a fare le operazioni in colonna o a contare sull’abaco le centinaia e le decine con le loro palline rosse e verdi.

Allora perché il linguaggio e le sue componenti, scrittura e lettura, sono innaturali per l’uomo a differenza della matematica che sembra avere basi biologiche?

In questo articolo, che introdurrà la nuova rubrica dedicata ai diversi tipi di linguaggio, cercherò di raccontarvi brevemente la storia dell’uomo lettore e scrittore e di giustificare quanto detto nelle prime righe di questo articolo.

– Basi del linguaggio –

Per prima cosa bisogna dare una definizione di linguaggio e chiarire che, per quanto si parli di linguaggio del cane, del gatto o delle api (a cui era stato ispirato anche un film), il linguaggio è un universale esclusivamente umano. Il linguaggio naturale è composto dalle seguenti componenti base:

  • messaggio: la semantica è alla base di ogni sistema di comunicazione ed è l’insieme dei significati espressi con i gesti e le parole.
  • regole:  le regole di una lingua, la sintassi, scandiscono come una frase debba essere assemblata. Grazie alla sintassi, frasi con le stesse parole possono avere significati diversi in basse all’ordine degli elementi.
  • mezzo di comunicazione: i messaggi possono essere scritti, orali o gestuali. I due principali mezzi del linguaggio sono la voce e i gesti.
  • vincoli sociali: ogni atto comunicativo presuppone un rapporto tra chi parla e chi ascolta. La comunicazione segue regole precise che indicano di cosa possiamo parlare, come, quando e con chi farlo, suggerendoci anche cosa il nostro interlocutore si aspetta di sentire. L’insieme di questi vincoli sociali costituisce la pragmatica.

In questo elenco di caratteristiche del linguaggio, che posto occupano le lingue, la lettura e la scrittura? Queste tre facce del linguaggio rientrano nella sua pragmatica, le lingue, infatti, sono mezzi di comunicazioni variabili e prodotti dalla società, e la stessa cosa si può dire dell’alfabeto di un determinato idioma e della sua lettura.

Questa lieve digressione sulle basi biologiche del linguaggio non hanno ancora risposto alla nostra domanda e, al contrario, ci portano a credere che così come il linguaggio e l’adozione di una lingua siano nostre componenti biologiche,  lo stesso valga per la scrittura e la lettura.

– Il cervello che legge –

In “Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge” di Maryanne Wolf, la ricercatrice americana racconta la storia dell’evoluzione di queste nostre facoltà tra le popolazioni primitive fino ai nativi digitali, intrecciando alla storia dell’umanità lettrice quella personale. Come già accennato la matematica sembra avere una componente biologica che appartiene tanto all’uomo quanto agli animali più evoluti (se mettete una scimmia davanti a due caschi di banane composti da cinque e dieci frutti, lei sceglierà quello più ricco perché, pur non avendo alcun rudimento di calcolo, intuisce dove si trovi la maggior quantità di cibo). La matematica ha un’utilità e, all’alba dei tempi, leggi matematiche primitive ed essenziali erano sufficienti per fare la differenza tra mangiare ed essere mangiati. La scrittura e la lettura no. Per quanto sia affascinate l’idea che le prime pitture rupestri fossero una forma rudimentale di scrittura o il tentativo dei nostri antenati di lasciare un segno del loro passaggio, bisogna abbandonare questa visione romantica e pensare in senso più pratico. I bellissimi disegni che noi oggi ammiriamo erano sì le prime cronache e le prime storie ad essere raccontante, ma siamo molto lontani da quello che poi faranno le popolazioni della Mezzaluna Fertile. I primi tentativi di scrittura sono ideogrammi e la loro funzione è ancora fortemente connessa al bisogno di calcolare in modo astratto. Con l’evoluzione del commercio bisogna riuscire a quantificare quanta merce viene barattata e in cambio di cosa e cominciano a circolare i primi essenziali ideogrammi. Si tratta di un alfabeto essenziale e primitivo, non adatto ai lunghi poemi babilonesi, ai testi sacri egiziani, i salmi o la tradizione filosofica greca e romana. Non ha senso perderci a raccontare come, nel bacino del mediterraneo ed in Europa, la scrittura si sia evoluta passando dagli ideogrammi ai sistemi alfabetici che conosciamo oggi. E’ invece interessante osservare come nel corso di duemila anni il nostro cervello si sia evoluto per imparare delle azioni per cui non era stato programmato e come, ogni volta che nasce un bambino, questa storia si ripeta in circa sei anni di vita. Nel momento stesso in cui i nostri occhi si posano su una segno e ne capiscono il significato non solo singolo, ma anche all’interno di un sistema complesso come la parola e il periodo, nel nostro cervello avviene una trasformazione che ha del miracoloso e, lì dove prima non c’era niente, si intrecciano neuroni programmati all’apprendimento della scrittura e della lettura della lingua che già parliamo. Una trasformazione prodigiosa che ci colma di orgoglio e di quell’infantile entusiasmo che è normale provare quando finalmente si è in grado di decifrare un codice fino a quel momento esclusiva “dei grandi”.

L’uomo è una creatura fantasiosa per natura, curiosa ed audace, sempre pronta a modificare e a migliorare ciò che già conosce, spingendo sempre più in là il limite. Poteva forse restare indifferente ad una conquista tanto importante come quella della comunicazione e delle sue forme? Negli articoli che seguiranno vi guiderò, aiutata dagli altri membri dello staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna in un viaggio tra i linguaggi più o meno conosciuti che, nel corso dei secoli, l’uomo ha inventato per poter comunicare anche quando la comunicazione era proibita o doveva restare segreta. Dalla Cina, all’Inghilterra ottocentesca, passando per il telegrafo e il loro impiego nei conflitti mondiali per finire con i più noti linguaggi di programmazione; vi guideremo tra i segreti linguaggi segreti e proveremo insieme ad immaginare quale saranno i lingueggi dei nativi digitali.

*Jo

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

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IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

Autore: Vanessa Diffenbaugh
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2011

. : SINOSSI : .

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Vanessa Diffenbaugh sembra una romantica storia di fine ottocento ambientata ai nostri giorni. Le parole sono superflue, servono solo per descrivere le scene che si susseguono secondo un ritmo narrativo ben costruito e lineare malgrado i frequenti flash back.
Victoria e la sua romantica autrice ci accompagnano in un viaggio che trascende le epoche e ci consegnano l’eredità dimenticata di un linguaggio poetico ed incisivo come quello dei fiori, un vocabolario di petali e spine di retaggio ottocentesco che ci insegna che molte volte le parole sono davvero superflue e tutto ciò che ci serve è il fiore giusto al momento giusto.

Un libro davvero ben fatto che sicuramente sarà apprezzato dagli amanti del periodo vittoriano e dei fiori, ma anche da chi ha un animo sensibile e fa fatica ad esprimersi.
Il nostro voto è 10/10 per la capacità che, già dalla copertina, il romanzo ha di parlare al lettore che può scegliere il suo fiore tra quelli rappresentati nelle istantanee.

*Jo