Assedio e Tempesta – Grishaverse

.: SINOSSI :.

“Non sarà sempre così” dissi a me stessa. “Più tempo passerai da libera, più diventerà facile.” Un giorno mi sarei svegliata da un sonno senza incubi, avrei camminato per strada senza timore. Fino a quel momento, mi tenevo stretta il mio pugnale sottile, desiderando sentire il peso sicuro dell’acciaio Grisha nella mano. Ricercata per tutto il Mare Vero, perseguitata dal senso di colpa per le vite spezzate a causa sua nella Faglia d’Ombra, Alina, la potente Evocaluce, sta cercando di ricostruirsi una vita con Mal in una terra dove nessuno è a conoscenza della sua vera identità. Tuttavia, questo dovrebbe averlo imparato, non si può sfuggire al proprio passato. Né, soprattutto, ci si può sottrarre per sempre al proprio destino. L’Oscuro infatti, che non solo è sopravvissuto alla Faglia d’Ombra ma ha acquisito anche un terrificante nuovo potere, è più determinato che mai a reclamare per sé il controllo della Grisha ribelle e a usarla per impossessarsi del trono di Ravka. Non sapendo a chi altri rivolgersi, Alina accetta l’aiuto di un alleato imprevedibile. Insieme a lui e a Mal combatterà per difendere il suo paese che, in balia della Faglia d’Ombra, di un re debole e di tiranni rapaci, sta andando rapidamente in pezzi. Per riuscirci, però, l’Evocaluce dovrà scegliere tra l’esercizio del potere e l’amore che pensava sarebbe stato sempre il suo porto sicuro. Solo lei infatti può affrontare l’imminente tempesta che sta per abbattersi su Ravka e nessuna vittoria può essere guadagnata senza sacrificio. Finché l’Oscuro vivrà – questo Alina lo sa bene – non esisterà libertà per il suo paese. Né per lei. Forse, dopo tanti tentennamenti, è infine giunto il momento di smettere di scappare e di avere paura. Costi quel che costi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Non è facile farmi appassionare ad una saga. Preferisco i romanzi autoconclusivi: quando l’autore mette un punto alla vicenda non si ha lo spettro di un nuovo volume e, con esso, il rischio di un fallimento.
Con il Grishaverse è diverso.
Era una saga che aspettavo di poter leggere da tanto tempo e quando è stata finalmente ripubblicata – il primo volume era stato dato alle stampe, in Italia, qualche anno fa ma non aveva avuto grande successo – non sono riuscita ad aspettare. Mi sento di nuovo la bambina che attendeva trepidante l’uscita del nuovo volume di Harry Potter.
Così, terminato Tenebre e Ossa non vedevo l’ora di avere tra le mani Assedio e Tempesta e adesso scalpito per poter leggere Ascesa e Rovina.

Assedio e Tempesta infrange lo stereotipo secondo cui i secondi volumi di una saga siano pigri, lenti e noiosi: di solito sono di passaggio, una liason tra il primo e il terzo libro. Questo, invece, è scoppiettante.
La prima metà del romanzo è un’avventura continua dove il protagonista indiscusso è Sturmhond, un personaggio che afferra la simpatia del lettore e se la tiene stretta. Gli sono bastate poco più di due righe e una battuta al vetriolo per diventare il mio personaggio preferito (che Genya mi perdoni, lei resta il mio personaggio femminile preferito). La trama rallenta una volta che si raggiunge Os Alta, insomma come sempre i capitoli centrali sono un po’ noisetti, per poi ricominciare più incalzante di prima: non c’è riposo né per i personaggi né per il lettore che resta intrappolato tra gli intrighi di corte e i preparativi per una guerra che si prospetta terribile.
Il mondo della Bardugo si apre davanti al lettore in tutto il suo splendore: come ho già detto nella recensione di Tenebre e Ossa il world building è uno dei punti di forza più grandi del Grishaverse. Le ambientazioni sono incredibilmente variegate e lo spettatore, aiutato dai richiami al nostro mondo, le sente vicine e conosciute; in questo romanzo, la Bardugo si prende anche del tempo per raccontare al suo lettore le culture delle diverse nazioni incuriosendo ancora di più i lettori che, come me, vogliono sapere tutto quello che si nasconde in un mondo tanto ben sviluppato.
Sul fronte trama, dunque, ho poco da ridire: se il primo romanzo era incentrato sulla scoperta del potere di Alina e sulla ricerca del cervo di Morozova, in Assedio e Tempesta troviamo una Alina che sente di dover fare qualcosa in più e “fa del suo meglio” come spesso viene ripetuto da questo o quel personaggio.

“Fare del proprio meglio” è un po’ il leitmotiv del libro: tutti i personaggi hanno i propri interessi e, nonostante la paura e lo sconforto, li portano avanti con tutte le proprie forze. Umanamente, sono personaggi che sbagliano molto.
L’arco narrativo di Alina è il più interessante, e meno male, è la protagonista! E’ ambiziosa e consumata dalla brama di potere, tratto caratteriale che la avvicina inevitabilmente all’Oscuro. Il suo problema è che non ha ancora trovato se stessa ed è un pensiero che si percepisce piuttosto bene nella narrazione: non è una principessa, non è una santa, non è del tutto una Grisha (o meglio, nessuno l’ha mai fatta sentire completamente tale) e non è “normale”. Sembra che nessuno, a parte l’Oscuro, sia in grado di capire come lei si senta proprio perché è diversa da tutti gli altri.
Quindi, Alina è divisa tra il desiderio di potere e il suo temperamento tendenzialmente buono. Non vedo l’ora di capire cosa prenderà il sopravvento nel terzo romanzo, non vedo l’ora di scoprire chi Alina sceglierà di diventare.
L’Oscuro è stato tanto presente nel primo romanzo quanto assente in questo. Oserei dire “per fortuna”: il romanzo, essendo uno Young Adult, tende pericolosamente verso il triangolo amoroso tra Alina, Mal e l’Oscuro e l’assenza di quest’ultimo ha evitato di creare eccessive scenette tragicomiche di gelosia. C’è già Sturmhond a creare screzio tra Mal e Alina nonostante i due siano perfettamente in grado di mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda.
Mal, che all’inizio era un personaggio interessante e con uno sviluppo più maturo e adulto (insomma, una persona che sceglie di lasciare TUTTO alle proprie spalle per la persona che ama è molto adulto, sebbene con scarso amor proprio) scivola nel ridicolo negli ultimi capitoli prima del gran finale, lasciandosi andare ad inutili gelosie e incomprensioni infantili.
Il miglior personaggio del romanzo resta, appunto, Sturmhond che si dimostra colonna portante dell’intera narrazione: sotto la patina di “bello e combina guai” nasconde un uomo che tiene davvero al proprio regno.

Lo stile di scrittura è nettamente migliorato rispetto al primo romanzo della saga: qui, a volte mi dimenticavo che la narrazione fosse in prima persona. Le descrizioni sono molto evocative e il libro fa venire voglia di essere letto.

In generale, mi sento di dare un 8/10 al romanzo. Bisogna tener presente che si tratta di uno Young Adult e che, quindi, il suo pubblico di riferimento sono lettori giovani. Le ingenuità di alcuni personaggi, l’amore un po’ infantile che Mal e Alina provano l’una per l’altro, così come la vecchia storia dell’eletto che deve salvare il mondo rientrano perfettamente nel genere. E’ bello però vedere come la Bardugo tratti questi temi inserendo elementi originali, per esempio la brama di potere della protagonista che sarebbe inconcepibile per un Harry Potter, ed utilizzando escamotage interessanti e innovativi.
Ancora, il mondo della Bardugo è uno scrigno ricco di tesori pronti per essere scoperti: le avventure di Alina possono piacere a tutti i lettori che desiderano un fantasy ben congegnato dove scienza, magia e tecnologia si fondono in un mondo diverso eppure terribilmente simile al nostro.

*Volpe

Tenebre e Ossa

TENEBRE E OSSA

Autore: Leigh Bardugo
Casa Editrice: Mondadori
Anno di Edizione: 2020

.: SINOSSI :.

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”. L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Era un romanzo che volevo leggere da tempo ma che, a causa del suo essere diventato praticamente introvabile in Italia, ho sempre rimandato. Ora, grazie alla serie tv che Netflix ha in programma e al successo di Sei di Corvi, la saga è stata ripubblicata e io ho potuto finalmente metterci sopra le mani.

Ma partiamo con la recensione, che ho già perso abbastanza tempo. 
A mio avviso, Tenebre e Ossa è un buon romanzo Young Adult, che tratta tematiche adatte all’età di riferimento e che, pur avvicinandosi ad alcuni cliché fastidiosi della letteratura per ragazzi, non vi cade proprio del tutto rendendo la lettura piacevole ed intrigante. 
In particolare è notevole il lavoro che l’autrice ha fatto sul world building: il mondo in cui si muovono i personaggi è coerente, completo e realistico. Nei ringraziamenti, è stata inserita una lunga nota bibliografica riguardo i testi utilizzati per la creazione di questo suo mondo. Ravka assomiglia alla Russia zarista ed è in questa cornice che si mescolano e si uniscono personaggi magici e non, tutti uniti da un comune nemico: la Faglia d’Ombra. Anche i Grisha, quelli che l’autrice descrive come praticanti della “piccola scienza”, hanno una loro ontologia ben studiata che li piazza a metà tra la magia e l’alchimia. 

La trama si apre in medias res: la protagonista, Alina Starkov, è davanti alla Faglia D’Ombra, una fitta nebbia nera che divide a metà il regno di Ravka, e la deve attraversare assieme al suo reggimento.
Una serie di rocambolesche coincidenze porteranno Alina a trovarsi in una situazione per lei totalmente nuova, pericolosa ed inesplorata. Sebbene a primo acchito la trama possa sembrare simile a quella di altri romanzi Young Adult, come ad esempio Harry Potter ed Hunger Games, credo che la profondità dell’autrice nel trattare temi come la perdita, la paura della morte e il bisogno di affrontare le proprie ansie e i propri blocchi emotivi per poter essere pienamente se stessi, portino il romanzo su uno scalino un po’ più alto permettendogli di entrare in quei romanzi per ragazzi che personalmente considero utili alla crescita personale. 

La scrittura, rispetto a quella che ho trovato in “Sei di Corvi”, è più acerba: la Bardugo è migliorata moltissimo nella sua duologia rispetto a questa prima saga e credo sia un suo importante punto a favore. Il romanzo è scritto in prima persona, quindi il lettore si trova catapultato nei pensieri di Alina. Nonostante io non ami particolarmente questo tipo di scrittura perché la trovo limitante, credo che l’autrice l’abbia sfruttata al meglio per rendere il lettore partecipe di tutti gli stati emotivi della sua protagonista. Le descrizioni e i dialoghi sono in generale abbastanza convincenti, anche se, appunto, non raggiungono il livello di “Sei di Corvi”. I personaggi sono variegati e ben delineati: tra tutti, i miei personaggi preferiti sono Genya e Baghra che, con la loro complessità, si sono conquistate un posticino tra i personaggi che ritengo memorabili. Una menzione speciale va anche a Mal che, grazie alla sua amicizia incondizionata, risulta una delle spalle meglio delineate in un libro Young Adult. 

Anche quando il libro stava per scivolare nel cliché che odio maggiormente (il famigerato triangolino amoroso nonsense), la Bardugo riesce a svicolare e, con un ben piazzato colpo di scena, movimenta la trama riportando un po’ di azione nella sua narrazione che, persasi tra lezioni e feste di palazzo, aveva perso un po’ di vita. L’ultima parte del libro è frenetica, interessante, coinvolgente. Seguire Alina nella sua caduta e poi nella sua risalita, permette al lettore di capire davvero lo sviluppo di un personaggio ben studiato con un arco narrativo impostato sulla crescita.

In sostanza, il mio voto è un 8/10. Ci sono alcune piccole cose che avrebbero potuto essere migliorate per rendere il romanzo perfetto, ma nel complesso la trama è ben curata, i personaggi interessanti e lo sviluppo non banale. 
Menzione della vergogna: trovo inaccettabile che una casa editrice come Mondadori pubblichi un libro con errori di battitura qua e là. 

*Volpe

Animali Fantastici e come evocarli: i patronus più rari del mondo di Harry Potter e il loro significato

Uno degli incantesimi più complicati che vengono insegnati alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts è senza dubbio Expecto Patronum.
A differenza degli altri incantesimi, l’Expecto Patronum è considerato un incantesimo “soggettivo”: che si basa sui ricordi e le emozioni di chi lo lancia; una sfida ben più ardua di un semplice movimento di bacchetta e di una formula ben recitata.
Già dal terzo capitolo della saga, questo incantesimo entra, con un ruolo tutt’altro marginale, nella trama ma è solo nel quindi romanzo che viene approfondita la sua natura e i suoi usi.
Sempre ne L’Ordine della Fenice, vengono inoltre presentati i patroni corporei dei personaggi principali.
L’universo creato da J.K. Rowling è popolato da creature fantastiche appartenenti a mondi e culture differenti tra di loro e, nonostante i patronus tendano a prendere le sembianze di animali “comuni”(quasi babbani), alcuni solo maghi riescono ad evocare un patronus corporeo con le sembianze di un animale magico.
In questo articolo vi spiegheremo il significato di alcuni di questi animali fantastici: dai più comuni e famosi fino a soffermarci su alcune creature comparse in Animali fantastici e dove trovarli e I crimini di Grindelwald.

.: FENICE :.

La fenice è il Patronus e l’animale da compagnia di Albus Silente. In ogni tempo e luogo è conosciuta per la sua natura immortale e per la sua capacità di risorgere dalle proprie ceneri.
La fenice è collegata all’idea di rinnovamento e di purificazione e alle pratiche alchemiche. La fenice si distrugge e si crea da sola e, di conseguenza, non riconosce l’autorità di nessuno. Da un punto di vista spirituale la morte e la rinascita della fenice rappresentano il processo di redenzione e purificazione di un’anima e il mutamento spirituale di una persona.

.: DRAGO :.

Il drago è uno di quei patronus più rari e non ha bisogno di presentazioni.
Animale mitologico per eccellenza: il drago è una creatura ricorrente in tutte le culture e le tradizioni del mondo e può vantare una lunga serie di significati, non che una più che nutrita letteratura.
Nella cultura occidentale, esso è spesso associato al serpente e, di conseguenza, all’idea di malvagità e pericolo.
Fin dagli albori della civiltà greca, è raffigurato come il mostro da cui salvare principesse e città e la sua cattiva reputazione si consolida nel medioevo dove viene spesso utilizzato come allegoria del diavolo, del peccato e anche del paganesimo.
Al contrario, presso i popoli dell’estremo oriente, il drago rappresenta il cosmo e l’ordine universale: è un simbolo buon auspicio ed è uno dei segni dello zodiaco cinese.
Il drago è l’animale che meglio incarna l’idea di forza e di totalità, infatti egli è considerato l’unione dei quattro elementi: corpo di rettile (terra), ali (aria), fuoco e tane costruite presso grotte umidi e paludi (acqua).

.: UNICORNO :.

L’unicorno è una delle immagini più ricorrenti nei bestiari medievali e da sempre stuzzica la fantasia di scrittori e sognatori.
Il timido cavallo con il corno in mezzo alla fronte è forse una delle creature che meglio incarna il concetto di “magia” e, di fatto, è uno degli animali più usati per rappresentare la letteratura fantastica.
La sua natura timida, mite e riservata hanno fatto sì che l’unicorno venisse associato all’universo femminile, ai suoi vizi e alle sue virtù: se infatti l’unicorno è simbolo di purezza (stando alla leggenda solo le vergini possono avvicinarlo), gentilezza e saggezza, è anche vero che è anche associato alla frivolezza e alla vanità.
In senso più lato l’unicorno racchiude in sé ideali di forza, energia, libertà, indipendenza, spiritualità e nobilità, motivo per cui esso compare, insieme al leone, nello stemma reale del Regno Unito.

.: CAVALLO ALATO :.

Il cavallo alato Pegaso è uno dei cavalli più famosi e affascinanti dell’universo fantastico.
Nato, secondo la tradizione, dal sangue di Medusa: questo animale è il degno compagno di dei ed eroi.
Stando alle leggende, domare un cavallo alato è un’impresa pressoché impossibile e proprio per questo motivo Pegaso incarna, come molti dei suoi parenti equini, ideali di libertà, indipendenza ed è un simbolo apprezzato anche da chi non ama adeguarsi al conformismo: infatti la sua rappresentazione più comune, rampante e con le ali spiegate, è un chiaro invito a cercare la propria strada e a puntare in alto.

.: SALAMANDRA :.

Simbolo alchemico per eccellenza la salamandra (o salamandra di fuoco) è un animale tutt’altro che scontato sospeso fra realtà e fantasia.
Raffigurata come una grossa lucertola (o un drago senza ali), essa è presente nei bestiari e nei libri di alchimia come animale legato al fuoco, al calore e, in ultimo, alla vita e, per questo, ricorre come allegoria di Cristo.
Tuttavia, la fama della salamadra di fuoco non si ferma al medioevo e anche nella letteratura contemporanea e nelle produzioni cinematografiche essa ricorre come simbolo del fuoco: i pompieri di Fahrenheit 451 la adottano come loro emblema per via della sua capacità di resistere alle fiamme e in Frozen – Il segreto di Arendelle, la regina Elsa doma lo spirito del fuoco incarnato in una salamadra color ceruleo.
Altra dote della salamadra, forse attribuitale per via dei suoi occhi grandi e sporgenti, è quello della profezia.
Come tutti gli anfibi, la salamandra si distingue per la sua vitalità (altro tratto in comune con il fuoco) e per la sua velocità: è per questo che, tra i suoi connotati troviamo, oltre alla vita e alla luce, anche la vivacità (sia fisica che intellettuale e spirituale), l’energia, la forza e la passione.

.: THESTRAL :.

Considerato un presagio di morte e di sventura, l’opinione pubblica sul thestral e la sua reputazione sono tutt’altro che lusinghiere.
Il thestral è il patrono degli incompresi e degli anticonformisti, di coloro che non si fermano alle apparanze ma indagano cercando di cogliere la vera essenza delle cose.
Pur non potendo contare su un aspetto particolarmente accattivante, il thestral ha uno spirito docile e gentile, protettivo e devoto nei confronti di coloro che riescono a guadagnarsi la sua fiducia. Come il cavallo alato, il thestral incarna ideali di dinamismo e libertà, ma ha anche un legame stretto con l’introspezione e denota un carattere leale.

.: IPPOGRIFO&GRIFONE:.

L’ippogrifo è forse una delle creature mitologiche più antiche e affascinanti: metà cavallo, metà leone e metà aquila; esso compare nelle leggende greche e romane e, attraverso il medioevo, viene consacrato quale cavalcatura di eroi e paladini.
I bestiari medievali consacrano l’ippogrifo, e il grifone (sua variante privo di caratteristiche equine), come il re di tutti gli animali perché nato dalla fusione di un leone (il re indiscusso della foresta e della terra ferma) e dell’aquila (la signora dei cieli).
Nonostante le numerose leggende che lo riguardano, il primo a darne una descrizione accurata è Ariosto che affianca questa creatura portentosa ai suoi paladini permettendogli così di compiere imprese leggendarie e viaggi impensabili per un uomo del rinascimento.
L’ippogrifo è un animale altero e nobile e, per questo, doppiamente pericoloso: di carattere indipendente, è tuttavia disposto a farsi domare solo da chi ne è veramente degno e, per questo, è spesso considerato il destriero di eroi, cavalieri e stregoni.

.: OCCAMY :.

Presentato nel film Animali fantastici e dove trovarli, l’occamy è una delle creature più affascinanti e allo stesso tempo pericolose del mondo magico: caratteristiche che si riscontrano anche nei patronus corporei che assumono questa forma.
Creatura dai natali orientali, nonostante la sua somiglianza con il serpente piumato delle civiltà mesoamericane, l’occamy è un gigantesco bipede con corpo da serpente e volto da uccello noto agli zoologi del mondo magico per la sua capacità di adattarsi perfettamente per riempire lo spazio circostante riuscendo così a modificare le proprie dimensioni a seconda della necessità.
La caratteristica che contraddistingue l’occamy è il suo istinto materno che lo spinge ad essere molto protettivo nei confronti di quelli che considera come parte della famiglia.

*Jo

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Il Sangue degli Elfi

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IL SANGUE DEGLI ELFI

Autore: Andrzej Sapkowski
Casa editrice: Nord
Anno di pubblicazione: 1994 (Italia – 2012)

.: SINOSSI :.

Il regno di Cintra è caduto. Dopo quattro giorni d’assedio, le truppe di Nilfgaard irrompono nel castello e massacrano l’intera famiglia reale. La principessa Ciri è l’unica che riesce a fuggire ma, all’improvviso, un cavaliere nemico le si para davanti e avanza minaccioso, brandendo un pugnale insanguinato… Ciri non ricorda cosa sia successo. Sa solo che ora è sana e salva, protetta dalla spada di Geralt di Rivia e dalle possenti mura di Kaer Morhen, la fortezza in cui si addestrano i giovani strighi, gli assassini di mostri. Anche Ciri vorrebbe diventare una di loro, così, se tornasse il cavaliere di Nilfgaard, lei non avrebbe più paura, anzi sarebbe pronta a combattere. Una sera, però, al termine di un’estenuante giornata di allenamento, la ragazza dimostra di possedere straordinarie capacità psichiche, così dirompenti da non lasciare adito a dubbi: è lei la Fiamma di Cintra di cui parlano le profezie, la forza che salverà i popoli del mondo dalla rovina. Il suo destino è quindi segnato: deve partire subito per EllandAer, dove una maga le insegnerà a controllare quell’immenso potere. Tuttavia, durante il viaggio, Ciri e Geralt dovranno stare molto attenti. Perché un sicario è già sulle loro tracce, disposto a tutto pur di eliminare la Fiamma di Cintra e scatenare il caos…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sapkowski è sempre una garanzia.
Il sangue degli elfi è il primo vero romanzo della raga di Geralt di Rivia, preceduto da due raccolte di racconti Il guardiano degli innocenti e La spada del destino.
La trama è semplice, è chiaro fin dalle prime pagine che questo romanzo è solo l’inizio di una storia molto più grande ed intrigante, tuttavia questa semplicità non toglie assolutamente nulla al romanzo che risulta interessante ed intrigante.
I personaggi, dal primo all’ultimo, hanno un carattere ben definito e pieno: non sono banali, sono realistici.
Nonostante si tratti di un fantasy, manca un vero e proprio eroe: Geralt, ossia il protagonista, non ha la presunzione del cavaliere senza macchia e senza paura. E’ pieno di dubbi, paure e preoccupazioni: non si sente sempre a suo agio con la propria condizione. L’arrivo della piccola Ciri lo destabilizza ancora di più inserendo nella sua vita una enorme preoccupazione: curarsi di lei.
Penso che la parte più bella del romanzo sia quando gli chiedono se la bambina è sua figlia e lui, senza neanche pensarci e sapendo benissimo di mentire, risponde di sì (Non è un gran spoiler, la cosa occupa all’incirca una riga)
Ciri è un’altra chicca del romanzo: piccola, insolente e con un carattere forte, sembra davvero di aver a che fare una ragazzina in pre adolescenza. Ha i suoi momenti in cui si sente padrona del mondo, in altri invece scivola nella paura e nel terrore lasciandosi cullare dagli amici.
Lo stile dell’autore è semplice ed incisivo, è capace di far ridere, preoccupare oppure anche piangere.

Il voto che mi sento di attribuire a questo romanzo è 9/10, rispetto alle due raccolte di racconti, mancava un po’ di azione e a volte la narrazione era statica e lenta per qualche pagina.
Lo consiglio a tutti gli amanti del buon fantasy, troveranno sicuramente pane per i loro denti!

*Volpe