Capita a volte che ti penso sempre

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CAPITA A VOLTE CHE TI PENSO SEMPRE

Autore: Gio Evan
Casa editrice: Fabbri editori
Anno di pubblicazione: 2017

.: SINOSSI :.

Dopo aver viaggiato in tutta Europa e in Sud America solo con la sua bicicletta, aver vissuto con gli sciamani e affrontato una profonda ricerca spirituale, è tornato in Italia per dedicarsi completamente alla vita di artista. Da anni incanta il pubblico in spettacoli di quella che lui stesso chiama “filosofia comica”, veri e propri happening in grado di avvicinare alla poesia piccole folle. È scrittore, performer e cantautore. Il suo stile non permette classificazioni: onirico, surreale, giocoso, ironico, è sempre un inno all’amore e alla vita. Questo è il suo quarto libro dopo La bella maniera, Teorema di un salto e Passa a sorprendermi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per la prima volta nella mia vita di recensore mi trovo davanti ad una difficoltà che non riesco in nessun modo a superare.
Mi trovo davanti a un libro di poesie dalla copertina azzurra, zeppo di piccole frasi significative, pieno di sentimenti belli che tutti noi proviamo ma solo pochi sono in grado di esprimere in modo così sentito.
Mi pare davvero di trovarmi davanti a un’anima e mi chiedo: chi sono io per valutare in modo obiettivo un’anima?
Certo, potrei fare un commento smontando punto per punto lo stile e appuntare che mancano gli endecasillabi o uno schema rimico e ritmico classico, ma a cosa porterebbe un’analisi simile se non a far capire a tutti che di poesia non ci capisco niente?
Preferisco lasciarmi trascinare dalle emozioni, in questo caso, e recensire la raccolta dicendovi punto per punto come mi ha fatto sentire.
Per una volta, non mi sento in colpa all’idea di aver sottolineato alcune frasi, di aver messo segni accanto alle poesie che mi sono piaciute di più (che sono in realtà la maggioranza) e di aver qua e là rubato una frase o due ed essermela segnata nel cuore da riutilizzare in caso di necessità. Se l’ho fatto, l’ho fatto per amore. L’ho fatto perché in quelle parole scritte con una semplicità disarmante ho visto me stessa e certi punti mi hanno portato ad un tale livello di commozione da farmi scoppiare in lacrime. Lacrime di gioia, intendiamoci, al limite lacrime di verità.
Le poesie hanno fatto pensare e mi hanno regalato momenti di serenità in una fase della mia vita in cui a volte mi sento persa. Ho odiato aver finito così presto la raccolta perché una volta terminate le parole mi è rimasto un lieve senso di vuoto e di vertigine: erano parole che mi avevano fatto stare troppo bene perché fossero già finite.

Lo stile, a mio avviso, è molto bello. Semplice per certi versi, ma di una creatività disarmante che lascia il lettore con un sorriso tenero in volto. Nasconde poco: l’autore ha deciso di voler essere sincero fino in fondo e mette ogni cosa di sé tra le pagine, lascia poco all’immaginazione o a quelle interpretazioni astruse di oggi giorno. Ciò che vuole comunicare è scritto nero su bianco e le sole cose in più che si possono ricavare sono emozioni e sentimenti.

Non posso dare un voto ad un’anima. La sola cosa che posso dire e che vale più di mille numeri è che le poesie di Gio Evan mi hanno fatto nascere dentro la voglia di scrivere.
Prima di lasciarvi del tutto, vi propongo la frase citata in retro copertina del libro: avrei voluto scegliere un’intera poesia, la mia preferita, ma non sono riuscita a scegliere.

Amo la persona
insicura di sé
perché non sa ancora niente
della meraviglia
che sta per combinare.

Buona lettura!

*Volpe

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Fiori, volti, emozioni – I vincitori

Si è conclusa domenica la seconda edizione del concorso fotografico “Fiori, volti, emozioni”.
Anche quest’anno ci sono stati diversi partecipanti, che hanno contribuito con i loro scatti a riempire la pagina di boccioli, pagine e sorrisi.
La competizione è stata vinta da Devyani Berardi, con un totale di 69 punti, seguita dallo scatto di Annrose Jones, con 68 punti, mentre il terzo posto è stato occupato dagli scatti di Rossana Omodeo Zorini e Unvialealberato, entrambi medaglia di bronzo con 67 punti.
Il premio del pubblico è andato a Rachele Spanu che ha ottenuto il maggior numero di “mi piace”.

Potete trovare le foto che hanno partecipato al concorso sul nostro sito o sulla nostra pagina Facebook nell’apposito album.

*Jo

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FIORI, VOLTI, EMOZIONI – SECONDA EDIZIONE

Sulla pagina la competizione legata al contest fotografico Fiori, Volti, Emozioni – Seconda Edizione è entrata nel vivo! Le foto partecipanti sono state caricate e le votazioni sono già cominciate.

Ovviamente anche voi potete partecipare! Di seguito troverete le foto in gara e cliccando su di esse potrete aprirle direttamente e votarle sulla nostra pagina Facebook.

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Foto di Alastor Maverick

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Foto di Alastor Maverick

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Foto di Giulia De Biasio

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Foto di Rossana Omodeo Zorini

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Foto di Rossana Omodeo Zorini

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Foto di Rachele Spanu

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Foto di Rachele Spanu

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Foto di Rita Di Terlizzi

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Foto di Sofia Montanari

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Foto di Unvialealberato.blogspot

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Foto di Annrose Jones

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Foto di Annrose Jones

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Foto di Devyani Berardi

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Foto di Devyani Berardi

II EDIZIONE DEL CONCORSO “Fiori, volti, emozioni”


Anche quest’anno torna il concorso fotografico a premi della pagina “Arcadia, lo scaffale sulla laguna” in occasione della primavera.
Anche quest’anno il tema del concorso sono i fiori, i lettori e le emozioni che i libri riescono a darci.
I partecipanti possono gareggiare con al massimo due foto che devono rispettare queste regole:

– In ogni immagine deve comparire almeno una PERSONA (non è importante che le si veda il volto), un FIORE o una PIANTA e un LIBRO.
– il fotomontaggio è consentito ma solo se leggero e se funzionale al miglioramento della foto.
– La foto deve essere scattata da voi (l’autoscatto è consentito).
– Non si possono ritrarre minori.
– I soggetti fotografati devono scrivere un messaggio alla pagina ed esprimere il loro consenso alla pubblicazione della foto.
– Le foto DEVONO ESSERE INVIATE TRAMITE MESSAGGIO ALLA PAGINA, per qualsiasi problema lo staff resta a disposizione per chiarimenti e aiuti.

Le foto che non rispetteranno questi punti verranno squalificate immediatamente.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina
– Le foto possono essere inviate alla pagina dal 24 marzo 2017 al 24 aprile 2017.

 

IL VINCITORE

– Il vincitore verrà scelto dai partecipanti che dovranno dare ad ogni foto un voto da 1 a 10, la foto che otterrà più “likes” verrà premiata con il “premio del pubblico”.
– TUTTI I PARTECIPANTI DEVONO VOTARE LE FOTO IN GARA O SARANNO SQUALIFICATI.
– Il vincitore sarà proclamato domenica 30 aprile ed entro quella data si potrà ancora votare la propria foto preferita.
– Il premio messo in palio è un libro, ma le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

Lo staff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna” resta a vostra disposizione per qualsiasi domanda e augura a tutti voi buona fortuna!

Link diretto all’evento:
https://www.facebook.com/events/170286163488587/

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Per chi suona la campana? Il lutto nei romanzi: identikit del personaggio feticcio.

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Nella stesura di una trama capita di trovarsi di fronte a quella che, per uno scrittore, è LA DOMANDA per eccellenza: come, quando e perché uccidere un personaggio?
La morte è un’esperienza traumatica nella vita di una persona, un evento che ci scuote nel profondo e ci costringe a misurarci con la fragilità della vita e con le questioni filosofiche, morali e religiose che, da quando si ha memoria, hanno interrogato l’uomo sul fragile binomio vita/morte.
Ovviamente anche la letteratura si confronta con questa delicata tematica e ogni autore, a modo suo, elabora nelle proprie opere il tema del lutto e della morte togliendo di mezzo in modo più o meno tragico un proprio personaggio, che puntualmente si rivela essere il nostro preferito.
Ma a quali regole si deve attenere uno scrittore per far sì che la morte dei propri personaggi avvenga esattamente al momento appropriato e susciti le giuste emozioni? Ovviamente le scuole di pensiero in questo senso sono tante e alcune anche in contraddizione tra loro.
In questa prima parte ci concentreremo sul personaggio feticcio: lo/a sfortunato/a che viene irrimediabilmente sacrificato sull’altare della letteratura e fa piangere i lettori fino a lasciarli senza lacrime.

Per me la morte di un personaggio deve essere qualcosa che brucia il cuore, non solo un mero step della storia[…]. La morte di una persona nel testo deve trasmettere emozione, far piangere, spaventare.
George R.R. Martin

La morte di un personaggio, maggiore o minore che sia, ha un impatto sull’intera storia e, anche se in minima parte, influenza gli eventi reindirizzandone il corso e tingendo di nuove sfumature la trama e i personaggi rimasti in vita.Un bravo scrittore ha a cuore le emozioni dei suoi personaggi e quelle del lettore perché sa che i sentimenti non sono giocattoli. Malgrado ciò, soprattutto nelle saghe contemporanee si 14408929_301217046908984_541498957_nevidenzia una tendenza a fare stragi di personaggi e per interi capitoli il lettore è costretto a sorbirsi agonie, morti e incidenti fatali che, puntualmente, colpiscono i beniamini, i suoi beniamini, causando la metamorfosi del romanzo da libro a proiettile scagliato contro la parete per la rabbia e la tristezza.

Severus Piton, il sinistro professore di “Harry Potter”, e Rue, la giovane tributo in “Hunger Games” sono solo due dei tanti personaggi immolati sull’altare della letteratura al solo fine di far sciogliere di lacrime i lettori. Queste reazioni sono più che comprensibili e ben note agli scrittori più sadici che, dopo averci presentato un personaggio, averlo sviluppato pienamente facendoci entrare in confidenza con lui come fosse il nostro migliore amico, decidono di eliminarlo dalla storia e ci lasciano con un palmo di naso.
Questa tecnica più che collaudata è usata da scrittori di grande calibro come J.K. Rowling, che soprattutto nell’ultimo capitolo della sua saga ha compiuto una vera e propria carneficina, G.R.R Martin, diventato un serial killer letterario, Suzanne Collins e molti altri apprezzati autori che si avvalgono di questi personaggi feticci per adescare lettori particolarmente sensibili e giocare con la loro emotività.
Un personaggio feticcio è una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma al momento della sua tragica scomparsa la sua scarsa importanza viene smascherata immediatamente da alcuni indizi. Alla sua dipartita, che si presume sia stata tanto straziante per il lettore quanto per i personaggi, la storia non cambia né si riscontrano particolari cambiamenti nei comportamenti dei sopravvissuti. Questo sisma emotivo scuote il lettore, di cui vengono stuzzicatala personalità, ma non ha alcuna conseguenza significativa per la storia.
Davanti a questo lutto, la cui emozione dura giusto il tempo di un capitolo, il lettore si domanda giustamente dove sia il sentimento e l’umanità dei personaggi rimasti in vita che, nel giro di poche pagine, sembrano dimenticarsi completamente del loro compagno d’avventure scomparso o che, cosa ancora più odiosa, ne rispolverano la memoria solo quando vedono minacciati i propri interessi e devono nuovamente convincere i propri alleati a seguirli in qualche assurda impresa.

In questo articolo abbiamo analizzato le caratteristiche del personaggio feticcio, tracciando un identikit utile agli scrittori e ai lettori stanchi di vedere il loro beniamino puntualmente ammazzato.

*Jo

L’Autobooks

Ci sono, al mondo, alcune piccole meraviglie di cui non si conosce l’esistenza fino a quando non ci si imbatte di persona, un po’ come il Carro Armato letterario di cui vi abbiamo già parlato.
Oggi vorrei parlarvi di un’altra di queste piccole chicche che, da quasi due anni, perlustra indisturbata le strade di Catania.

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L’Autobooks.
Si tratta di un veccho autobus ecologico dell’ATM, azienda di trasporto persone, ormai in disuso da parecchi anni che, però, grazie a una brillante intuizione dell’assessore al Sapere e alla Bellezza Condivisa Catanese di allora, non ha seguito il normale iter di rottamazione ma, al contrario, è stato trasformato in una meravigliosa biblioteca itinerante.
L’autobus è stato del tutto svuotato per far spazio agli scaffali in cui sono ordinatamete riposti i libri, è stato riverniciato e sistemato per essere agibile come piccola libreria. Sebbene non vi siano più posti a sedere, è possibile consultare tutti i libri che si desidera, sfogliarli e anche leggerli sul posto per farsi un’idea.
Non si possono comperare i libri che l’Autobooks trasporta, tuttavia si può fare qualcosa di meglio: l’Autobooks, infatti, è un mezzo innovativo per promuovere il BookSharing.
Se si desidera portare via con sé uno di quei libri, è bene sostituirlo con un altro, possibilmente in buone condizioni così che altri ne possano usufruire. Librincircolo-INTERNO
Trovo sia un modo particolarmente intelligente anche per promuovere la lettura: presentare un mezzo simile, infatti, la può rendere divertente agli occhi di chi, magari, ha sempre vissuto il leggere un libro come un obbligo scolastico. Per di più, l’apparenza moderna dell’autobus può trasmettere anche l’idea di qualcosa alla moda e quindi invogliare più facilmente quei giovani lettori che se ne sono tenuti alla larga per le loro motivazioni più o meno lecite.

Per chi, in questo periodo, ha in programma una gita a Catania ed ama i libri, credo sia una tappa piuttosto simpatica.
Attenzione però! Non lo troverete mai due volte nello stesso posto!

*Volpe

I CANI E I LUPI

i cani e i lupi

I CANI E I LUPI

Autore: Irène Némirovsky
Casa editrice: Adelphi
Anno: 1940
.: SINOSSI : .
Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzine Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.
. : Il nostro giudizio : .

La storia, devo ammetterlo, non è delle migliori, ma sarà sicuramente apprezzata dagli amanti del romanzo rosa.
L’intera vicenda ruota intorno ad Ada Sinner con cui ci si imbarca in un viaggio attraverso le tre fasi della vita: bambina a Kiev, giovane innamorata a Parigi, ed infine madre in una città indefinita dell’Europa orientale.
Attorno ad Ada, come tanti satelliti, ruotano personaggi che accompagneranno questa giovane ebrea senza mai uscire completamente dalla sua vita: protagonisti e spettri di un’esistenza tormentata dalla passione e dal rimorso.

La scrittura della Nemirovsky è poetica, quasi musicale, le descrizioni sono coinvolgenti e lo stile è elegante e raffinato e ben compensa una trama che, per quanto avvincente, potrebbe essere inserita tra i tanti romanzi rosa della letteratura contemporanea.
Le descrizioni sono perfette e le parole sono scelte con la stessa meticolosità con cui un compositore sceglie le note o un pittore le tinte da abbinare.
Forse il paragone più adatto è proprio quello con il mondo della pittura: se “Suite Francese” ci ha regalato pagine musicali, trame che sembrano le parti di un unica opera musicale; “I cani e i lupi” si propone come un ciclo di quadri che, con pennellate vivide e decise, trasportano il lettore ora a Kiev negli ultimi anni dell’ottocento, ora a Parigi nel corso della Grande Guerra e poi, come a chiudere il cerchio, di nuovo nell’Europa orientale dove si svolge l’epilogo della storia.
Il voto che mi sento di dargli è 9/10, l’unica pecca è la trama che, non essendo io un amante del genere rosa, non mi è piaciuta e che, proprio in virtù di questo, mi spinge a consigliare questo romanzo alle amanti del genere e a quanti vogliono perfezionare il loro stile di scrittura e imparare da una degna insegnante come fare delle belle descrizioni.

*Jo

“Fiori, volti, emozioni”

Sulla pagina la competizione legata al contest fotografico “Fiori, volti, emozioni” è entrata nel vivo! Le foto partecipanti sono state caricate e le votazioni sono già cominciate.

Ovviamente anche voi potete partecipare! Di seguito troverete le foto in gara e cliccando su di esse potrete aprirle direttamente e votarle sulla nostra pagina Facebook.

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Foto di Ines

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Foto di Silvia

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Foto di Silvia

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Foto di Adriana

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Foto di Un viale alberato

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Foto di Adriana

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Foto di Ines

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Foto di Dea

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Foto di Un viale alberato

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Foto di Rossana

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Foto di Sher

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Foto di Sher

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Foto di Annrose

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Foto di Francesca

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Foto di Annrose

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Foto di Rossana

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Foto di Devyani

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Foto di Devyani

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Foto di Ida

Per votare dovete CLICCARE SULLA FOTO e mettere “mi piace” alla foto inserita nell’album della pagina “Arcadia: lo scaffale sulla Laguna”

IL PESO DELLA FARFALLA

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IL PESO DELLA FARFALLA
Autore: Erri De Luca
Casa editrice: Feltrinelli Editore
Anno: 2009
.: Sinossi:.
Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” – per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l’abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. “In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.

. : Il nostro giudizio : .

Tre inverni sono accostati l’uno accanto all’altro in meno di 70 pagine.

Il primo inverno è quello della natura, l’inverno che porta la neve e che nasconde dietro di sé la rinascita del mondo.
Il secondo inverno è quello del re dei camosci che, dopo venti anni di regno, si sveglia con il peso e la stanchezza dell’età, sa che ormai è giunto il momento che non sia più lui a guidare il branco.
Il terzo e ultimo inverno descritto è quello del bracconiere, chiamato a sua volta “re dei camosci” per la quantità di  bestie uccise, più umilmente lui preferisce il titolo di “ladro di bestie”; anche lui sente forte, in una mattina d’inverno, il peso della vecchiaia e teme, come il Re dei Camosci, che quella sarà la sua ultima stagione di caccia.
Quello raccontato da De Luca è un duello che si consuma solo nelle ultime pagine, è costruito da descrizioni meravigliose e metafore quasi inimmaginabili che accompagnano il lettore a girovagare per le montagne dei camosci o nel villaggio e nella mente del bracconiere.
Magistrale anche l’introspezione dei due protagonisti che sono buoni e cattivi in egual misura e raccontano, tramite i propri pensieri di quella giornata di inizio inverno, esperienze di vita solitaria che li ha portati ad essere ciò che sono.
Lo stile è semplice, lineare, non lascia nulla indietro di non detto e anche dove sembra nascondere i pensieri dei personaggi con un po’ di ermetismo, subito scioglie ogni nostro dubbio e ci trascina con sé fino all’ultima riga.
Ma cosa c’entra, vi chiederete, in una storia di camosci e bracconieri il peso di una minuscola farfalla? Una farfalla bianca accompagna il re dei camosci per tutta la sua vita e pone sulle sue corna il proprio peso.
Un peso paragonabile a quello di una splendida corona. Il peso della regalità e dell’ammirazione.
Direi che, detto ciò, si può passare al voto.
La sola cosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca è stata la lunghezza, decisamente troppo corto!
Tuttavia, non è un peso grande e direi che questo bel libro si merita un bel 10/10.
*Volpe

Il linguaggio del ventaglio

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Quest’opera di Klimt introduce il tema di questo nuovo articolo dedicato al linguaggio. Dopo aver parlato del linguaggio dei fiori, è arrivato il momento di parlare del linguaggio del ventaglio: una lingua meno nota di quella dei fiori, ma altrettanto usata soprattutto nel ‘700 e nell’800 quando, come abbiamo già detto, i tête-à-tête tra uomini e gentil sesso erano assai rari e bisognava utilizzare messaggi in codice per far sapere al proprio spasimante la propria disponibilità ad un incontro. Un linguaggio silenzioso conosciuto, come quello dei fiori, sia dalle donne che dagli uomini.

Il ventaglio, soprattutto tra ‘700 e ‘800, aveva una funzione completamente diversa da quella che ci immaginiamo noi oggi ed era un accessorio usato tanto in estate, quando alla scomodità dei corsetti si aggiungeva il caldo, quanto in inverno dove centinaia di persone erano chiuse anche per diverse ore nella stessa stanza in cui il ricircolo d’aria era pressoché assente e respirare poteva diventare una vera e propria impresa. Lo sfarfallio dei regency-ball1ventagli era quindi uno spettacolo usuale, soprattutto nelle grandi corti, e non stupisce quindi che questi piccoli oggetti di stoffa e merletti siano diventati i discreti messaggeri di questi messaggi in codice. Inoltre il ventaglio era un’ottima maschera dietro la quale ci si poteva prontamente nascondere per celare agli altri il proprio viso e il proprio sguardo e non rendere così pubblici i propri sentimenti. Il ventaglio è sensualità, mistero, ma anche timidezza e riservatezza.

” Marietta, graziosa, fine, elegante, decolté, con le sue forti spalle muscolose, con un neo sul collo, si voltò subito verso Niehliudof ed indicandogli col ventaglio un posto dietro a lei, l’accolse con uno sguardo riconoscente e, come gli parve, pieno di sottintesi.”

(Anna Karenina, Lev Tolstoj)

E’ difficile fare un elenco di quelli che erano i messaggi più usati e non è altrettanto facile capire a quale movimento corrispondesse un determinato messaggio. Tuttavia, confrontando diverse interpretazioni, credo di essere riuscita a stilare una lista abbastanza attendibile di quelle che erano le comunicazioni più usate.

  • Ventaglio appoggiato vicino al cuore: Hai il mio amore/ Voglio parlarti
  • Ventaglio chiuso tocca l’occhio destro:  Quando posso vederti?
  • Il numero di stecche del ventaglio aperto indicava solitamente un orario
  • Movimenti minacciosi a ventaglio chiuso: Non essere imprudente!
  • Ventaglio mezzo aperto appoggiato alle labbra:  Ti concedo di baciarmi
  • Coprirsi l’orecchio sinistro con il ventaglio aperto: Non tradire il nostro segreto
  • Nascondere gli occhi con un ventaglio aperto:  Ti amo
  • Chiudere lentamente un ventaglio spalancato: Ti sposerò, te lo prometto
  • Far scivolare il ventaglio sugli occhi: Scusami
  • Ventaglio tenuto aperto a mani unite: Perdonami
  • Toccare con un dito la punta del ventaglio: Vorrei parlare con te
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia destra: Sì
  • Appoggiare il ventaglio sulla guancia sinistra: No
  • Aprire a chiudere più volte il ventaglio : Sei crudele
  • Lasciar cadere il ventaglio: Ti considero un amico/ Saremo amici
  • Sventolarsi lentamente: Sono sposata
  • Sventolarsi velocemente: Sono fidanzata
  • Appoggiare alle labbra il manico del ventaglio: Baciami
  • Aprire completamente il ventaglio: Aspettami
  • Mettere il ventaglio dietro la testa: Non ti scordare di me
  • Mettere il ventaglio dietro la testa con le dita tese: Arrivederci
  • Ventaglio nella mano destra davanti al viso: Vieni con me
  • Ventaglio nella mano sinistra davanti al viso: Desidero fare la tua conoscenza
  • Ventaglio tenuto sopra all’orecchio sinistro: Non voglio vederti più
  • Far scivolare il ventaglio sulla fronte: Sei cambiato/ Non sei più lo stesso
  • Rigirare il ventaglio nella mano sinistra: Ci guardano
  • Rigirare il ventaglio nella mano destra: Il mio cuore appartiene ad un altro/ Amo un altro
  • Portare il ventaglio aperto nella mano destra: Sei troppo irruente/ Sei troppo disponibile
  • Portare il ventaglio aperto nella mano sinistra: Vieni a parlare con me
  • Far scivolare il ventaglio attraverso la mano: Ti odio!
  • Fra scivolare il ventaglio lungo la guancia: Ti amo!
  • Presentare il ventaglio chiuso: Ho il tuo amore? / Mi ami?
*Jo
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